Posts from: aprile 2012

Una nuova opportunità

I 50-70enni di oggi sono i primi a godere consapevolmente di un’opportunità che le generazioni precedenti non avevano: 15-20 anni di vita attiva in più rispetto al passato.  Le persone di queste generazioni hanno una speranza di vita più lunga, possono essere più a lungo attive e in buona salute e sono consapevoli di questa opportunità.

I cinquanta- sessant’anni non sono più la premessa della “vecchiaia vera”, ma la premessa di una fase di “vita nuova” – una finestra diversa da persona a persona, che può iniziare tra i 55/65 anni e terminare verso i 75/80 anni -  tutta da inventare, sia a livello di modello sociale sia a livello di progetto individuale.

La nuova fase di vita può essere affrontata facendo un salto di qualità positivo, soprattutto se siamo consapevoli di quali sono le sfide che incontreremo, sul fronte lavorativo, economico, della nostra motivazione, della nostra identità, dell’uso del tempo, delle soluzioni abitative, dei rapporti di coppia maturi, del rapporto con i figli ormai grandi, e così via.

Ti interessa capire come le persone stanno approcciando questa fase di “vita nuova”, diversa sia da quella adulta classica sia dalla “vecchiaia vera”, e come la stanno reinventando ? Come stanno superando i problemi o godendo delle opportunità che ai nuovi cinquanta-settantenni sono proposte ? In questo blog cercheremo risposte a queste domande. Potrai anche confrontare la tua situazione personale e i tuoi problemi con le storie e le vicende dei tuoi coetanei.

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Un figlio adolescente a 28 anni

Nicoletta scrive: Ho due figli, entrambi maschi. Il primo, 30 anni, ha un lavoro decoroso, è autonomo e un paio di anni fa è andato a vivere per conto suo. Il secondo invece, che è più giovane di due anni, ha concluso l’università in ritardo e con fatica, e adesso non riesce a trovare lavoro. Dopo ripetuti tentativi falliti, adesso si è chiuso in se stesso e sta passando una brutta depressione. Ovviamente io e mio marito lo dobbiamo ancora mantenere economicamente e non ci sono le condizioni perché vada a vivere per conto suo. Lo vorremmo entrambi aiutare, ma come dice il medico deve risolversela da solo, e poi non sapremmo nemmeno bene come fare. Questa situazione mi mette in ansia anche per il mio futuro. Fino a quando durerà ? Alla mia età, mi sto avvicinando ai sessanta, pensavo di potermi godere un po’ di serenità, invece è come avere ancora un figlio adolescente.

Cara Nicoletta, l’esperienza di genitori ultrasessantenni che non smettono di farsi carico dei propri figli ormai grandi è sempre più diffusa.  Parte dei giovani, come il tuo primo figlio, se la cavano da soli, mentre un numero crescente di altri soffre le difficoltà di questo periodo, basta guardare i dati sulla disoccupazione giovanile. Secondo me c’è una paradossale distanza, da una parte tra il sostegno economico e la vicinanza psicologica che di solito i genitori italiani nel privato generosamente non smettono di dare ai propri figli anche quando crescono (come stai facendo tu) e, dall’altra parte, l’incapacità di darci delle regole collettive che ribilancino onori ed oneri tra le generazioni e a cui spesso noi senior egoisticamente ci opponiamo.

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La fase migliore della mia vita ?

Scrive Piero: In questo periodo sono tutti arrabbiati con la Fornero e con le sue nuove regole sulle pensioni. Io mi ritengo fortunato perché ho 63 anni e sono già in pensione da qualche anno. Incontro un sacco di persone che mi chiedono se non mi annoio e se non mi sento inutile in questa condizione. A tutti rispondo che no, non mi annoio per niente. Faccio molte attività e soprattutto mi sento libero di realizzare quelle cose che ho sempre sognato di poter fare con più tempo libero a disposizione. Qualcuna è utile, ad esempio mi piace armeggiare con il legno e sono diventato il falegname di fiducia di tutti gli amici e i parenti, qualcun’altra utile non lo è (lo confesso, mi piacciono i tornei di biliardo). Non vorrei esagerare, ma mi sembra che sto vivendo la fase migliore della mia vita.

Caro Piero, la tua soddisfazione è la conferma di quanto vanno raccontando negli ultimi anni ricercatori di tutto il mondo: che la felicità va a picco durante la seconda fase di vita, quella della maturità, e riprende a salire dai cinquanta in poi, fino a quando la salute regge.  Da questa età cresce il bisogno di leggerezza, che però rimane associato al rimanere attivi: molti continuano a lavorare (per scelta o per obbligo) e il lavoro rimane l’attività prevalente, altri trovano spazio per vecchie e nuove passioni, altri ancora si dedicano a cose utili (ad esempio l’aiuto in famiglia o in associazioni di volontariato).

 

 

 

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