Posts from: maggio 2012

Un sogno che si avvera

La storia di Gabriella: Da sempre ho amato i luoghi intimi, raccolti, in cui poter condividere con gli amici, con il partner, con la famiglia, il piacere di gustare dei buoni cibi. E piano piano ho cominciato a sognare di avere un posticino così, piccolo ma curatissimo nell’ambiente e nella cucina… Un sogno, visto che il lavoro in banca non lasciava spazio per nulla del genere… Poi un giorno mio figlio, il più piccolo, mi dice che lui, da grande, vuole fare il cuoco… aveva solo 12 anni, ma le idee molto chiare.. e così, oggi, a 61 anni, in pensione da un anno, il sogno si è avverato: c’è il ristorantino, c’è il cuoco che adesso ha dieci anni di più e il diploma della scuola alberghiera e ci sono io, che insieme a mio marito, ho costruito per mio figlio e per noi ragazzi sessantenni… un nuovo futuro…

Bello!  Spesso, quando dico che sono molte le persone della nostra età che riescono a reinventarsi una vita realizzando i propri sogni, mi sento chiedere dagli scettici delle dimostrazioni concrete: cara Gabriella, ti porterò sicuramente ad esempio di questa possibilità.  Sei riuscita a combinare insieme la passione per ciò che ti piace, gli affetti familiari e un impegno nuovo: complimenti !

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Il festival di Trento

Il Festival dell’Economia di Trento 2012, in programma da domani 31 maggio al 3 giugno, è dedicato al tema “Cicli di vita e rapporti tra generazioni”.     Tra i tanti incontri segnalo:

“Età della vita, età delle cose” – Remo Bodei

“L’età del bis” – Federico Rampini

“Reinventare l’età della pensione in tempi di grandi sfide” – Olivia S. Mitchell

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I vostri commenti

Confesso. Non ho seguito il consiglio di mio figlio ventunenne e della professionista ventottenne che mi stanno aiutando a capire i misteri della rete. Ieri alla pagina facebook “I ragazzi di sessant’anni”, collegata a questo blog, sono arrivati molti nuovi “mi piace” e parecchi dei nuovi arrivati hanno lasciato commenti.    “Non prendere troppo sul serio quel che viene scritto nei messaggi su facebook”. “Non c’è bisogno che rispondi”: questo era il consiglio dei giovani esperti di rete. Confesso, ho trasgredito e mi sono messo non solo a leggerli tutti, ma anche ad analizzarli. E il quadro che ne esce mi piace molto, se non altro mi ci ritrovo.  Vi ritorno quindi i commenti che mi avete lasciato, raccolti per parole e affermazioni chiave.

Innanzitutto “la gioia e la voglia di vivere”, che contano più del numero degli anni e del calo delle energie fisiche; il futuro può essere bellissimo se condito di ottimismo e di voglia di godersi questo tratto di vita.

Poi: “esperienza” e “vitalità” possono andare a braccetto.  Ne abbiamo passate tante e l’esperienza ci ha insegnato molte cose, ma il bagaglio di saggezza che ci viene dal passato non ci impedisce di vivere il futuro con un atteggiamento vitale e aperto al nuovo. Possiamo far convivere la serietà dell’esperienza con l’allegria della scoperta. Mentre si raccolgono i frutti, si seminano contemporaneamente nuove idee.

Attenzione però: a volte commettiamo l’errore di entrare nella nuova fase di vita convinti di essere già “attrezzati” alla nuova condizione, sul piano sia concreto che psicologico, e invece ci accorgiamo che non è così, che ci si reinventa meglio se ci siamo “preparati per tempo”.

Poi la raccomandazione più importante: ha sempre senso fare dei progetti, senza progetti si diventa vecchi davvero !

Infine, che male c’è in un poco di nostalgia e di orgoglio generazionale ? E quindi vai con “i favolosi sessantenni” e con “la meglio gioventù”.

Grazie per i vostri commenti.

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Sei rialzista o ribassista ?

Prendo a prestito un gergo borsistico (rialzisti e ribassisti) per ragionare di un atteggiamento psicologico.

Laura, cinquantasettenne che ha sempre lavorato, pensa che il suo futuro non porterà nulla di buono, che il meglio di se l’ha già dato e che i momenti più belli della vita sono già alle spalle. Sul lavoro fatica a tenere i ritmi che le sono richiesti e non riesce più a trovare dentro di se la spinta di una volta. Continuerà a lavorare per parecchi anni, ma non è una prospettiva che le piace. In famiglia prosegue il tran tran abituale, gli affetti rimangono saldi, ma anche qui Laura pensa che i momenti più intensi e gratificanti siano acqua passata. La salute tiene, ma si rende conto di un graduale e inarrestabile declino fisico. E dentro di sé non trova qualcosa che illumini il futuro.

Cerca qualche spunto dalle sue due amiche coetanee, Beatrice e Silvia, che riconosce invece essere molto più ottimiste di lei. Beatrice, ad esempio, pensa che alcuni aspetti del suo lavoro continueranno ad interessarle e le piace la prospettiva di potersene occupare ancora per un po’. Inoltre le piace molto l’idea che, con il tempo che si libererà, potrà dedicarsi di più al giardino della sua casa di campagna e alla fotografia che è sempre stata la sua passione. Silvia, dal canto suo, è convinta che il rapporto con suo marito, neo pensionato, possa vivere ora una fase di riscoperta insieme e accarezza l’idea, lei che ha sempre lavorato in un negozio, di lanciarsi in una nuova impresa commerciale, piccola ma che secondo lei ha buone possibilità di successo.

Laura affronta la nuova fase di vita al ribasso, Beatrice e Silvia al rialzo.    Il ribassista pensa che la situazione gli stia sfuggendo di mano e che la sua vita non possa che essere declinante. Il rialzista, al contrario, vede le opportunità insite nella nuova fase di vita e si pone con l’atteggiamento di chi ancora governa la situazione e sa cogliere le cose belle che ne possono venire.

Non c’è dubbio che vivrà meglio la sua nuova fase di vita il senior capace di porsi in una prospettiva al rialzo e al rilancio, invece che con un atteggiamento di inevitabile ribasso.

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A capofitto nel volontariato

Sono Chiara, sono in pensione da sette anni. Mi sono dedicata quasi subito al volontariato in due campi diversi: aiutare tanta gente a sfamarsi e aiutare gli anziani a districarsi nella burocrazia.
Mi sono buttata a capofitto in queste attività – come è nel mio carattere – tanto che mi pare di essere più occupata di quando avevo un lavoro a tempo pieno. Anche perché il volontariato ti coinvolge molto anche emotivamente. Sicuramente serve molto di più a chi lo svolge.

Cara Chiara, la tua testimonianza è un’ulteriore riprova del fatto che le attività di volontariato, e più in generale le attività di “servizio utile agli altri”, ricoprono un posto importante tra le sfere di interesse dei senior.  E’ bello quel che metti in evidenza, e cioè che si fa qualcosa di utile per gli altri e contemporaneamente questo può essere utilissimo anche a chi l’opera di volontariato la svolge. Essere attivi facendo cose utili, stare in contesti che ti coinvolgono anche emotivamente, pensare ogni giorno che hai dato un senso alla tua giornata: sembrerebbe una ricetta facile…

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Che soluzioni per i ragazzi di 50-60 anni ?

Negli ultimi giorni, in occasione dell’uscita del libro “I ragazzi di sessant’anni”, sono stato intervistato da alcuni giornalisti.  La domanda più gettonata è: “quali soluzioni adottano i ragazzi di sessant’anni per vivere al meglio la loro età ?”.

La risposta che mi sembra più veritiera è che le soluzioni adottate sono molto variegate: non esistendo più un modello consolidato e buono per tutti, ciascuno va alla ricerca della propria strada.  Le storie che ho raccolto e che continuo a raccogliere raccontano, ad esempio, di persone che hanno fatto della continuità della vita lavorativa di sempre la loro scelta: come se gli anni non passassero mai, queste persone continuano con lo stesso assetto di vita di quando avevano quarant’anni, finché le forze e le condizioni esterne lo permettono.  Di fianco ai “continuisti” si trovano coloro che mantengono un focus alto su un’attività lavorativa, ma diversa rispetto a quella di sempre: è il caso, per fare degli esempi, di chi – uscito anzitempo dall’azienda dove lavorava come impiegato o operaio – si reimpiega in settori che tirano di più, come quelli dell’ assistenza alla persona o dell’impiego amministrativo; o di chi si cimenta in nuovi lavori che lasciano più tempo libero di prima o che possono essere svolti da casa. Poi ci sono coloro che danno la priorità ad attività non remunerate: sono ad esempio numerosi quelli che danno senso alla loro esistenza coltivando passioni che smuovono energia e motivazione. Qui gli esempi sono infiniti: si va da chi ha vocazioni artistiche (come teatro, musica, canto, pittura, fotografia, danza), a chi predilige usar le mani (ad esempio: attività di bricolage, cura dell’orto e del giardino, giocare coi motori, lavorar di ceramica), fino ai campi più disparati: creare un blog di critica politica, studiare  e approfondire una materia che ha sempre appassionato,  collezionare libri antichi, eccetera.

Infina, una percentuale significativa dei cinquanta- sessantenni che reinventano la propria quotidianità si dedica a servizi utili agli altri e non remunerati. In questo gruppo rientrano fondamentalmente due categorie: coloro che fanno attività di volontariato in una delle tante associazioni no profit in circolazione e coloro che si dedicano alla famiglia (i nonni che si prendono cura dei nipoti o i figli sessantenni che si prendono cura dei genitori non più autosufficienti), unendo così al servizio utile una forte dimensione affettiva.

Siamo generazioni – apripista, senza modelli consolidati da copiare. E in questo contesto ognuno sceglie la strada che gli è più congeniale e che meglio risponde alle proprie condizioni.

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Non sparate sugli anziani

Scrive Pino: Per poter uscire da una grave depressione, causata da fatti imprenditoriali, non inconsueti in questi ultimi anni, su incitamento di una persona molto acculturata e di una umanità molto rara, mi sono deciso a scrivere una autobiografia. Essendo in possesso di una memoria molto valida sono partito dal 1942, con i primi bombardamenti su Milano. Sfollamenti vari e fine della guerra, morte del padre a soli 43 anni, inizio lavoro a 13 anni, scuole serali, fine 1959 inizio attività in proprio con socio svedese, uscita del socio nel 1966 e proseguo con la partecipazione al miracolo economico italiano. Costruzione di un bellissimo stabilimento, esportazioni in tutto il mondo per la qualità degli strumenti che in parte sono stati modificati con la mia fantasia e per esigenze di mercato. Tutto questo anche grazie a dei collaboratori che mi hanno seguito con passione. Giugno 2010, dopo 52 anni, imposizione di porre fine all’avventura imprenditoriale, crisi finanziaria ed altro. La mia autobiografia, abbastanza complessa per vicende giovanili di lavoro ed altro, è stata giudicata favorevolmente da molte persone, anche qualche giornalista. Ho scritto il mio percorso di vita per i miei due nipoti, che sappiano come era la nostra Patria nel dopoguerra, i sacrifici fatti da quelle generazioni, e se ora i giovani hanno un futuro precario, non devono prendersela con i diversamente giovani, quindi NON SPARATE SUGLI ANZIANI.

Uno spettro s’aggira tra i senior: la grafomania.  Temo, caro Pino, che tu ed io entrambi siamo affetti da questa malattia, visto che tu hai scritto un’autobiografia e io ho appena pubblicato un libro. La mia non è solo una battuta: si stanno diffondendo pratiche e corsi che favoriscono la scrittura tra i senior.  Fatti un giro in rete e scoprirai quante sono le offerte di questo tipo. Senza contare il metodo della narrazione autobiografica, che è una cosa seria. Anche le indagini sulle attività svolte da quelli in là con gli anni prevedono sempre una voce che è “tempo dedicato alla scrittura”.

Sul merito di quanto scrivi, francamente non vedo motivi di temere che qualcuno “spari sugli anziani” in quanto tali (capisco bene che sei un settantenne ?)  Forse si potrebbe sperare in maggiori risorse pubbliche destinate al welfare, ma nelle ristrettezze attuali io penso che chi ha più diritto di preoccuparsi siano le generazioni più giovani, non quelle che hanno vissuto lunghi periodi di crescita.  Infine, una preghiera: non usare “diversamente giovani”: è terribile!

 

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Progetti di vita a 50-60 anni

Ha senso fare dei progetti di vita per un cinquantacinquenne, un sessantacinquenne, un settantacinquenne ?

Le ricerche sugli atteggiamenti verso il futuro delle persone di queste età indicano un forte cambiamento di prospettiva nel corso degli anni.  Una volta, la persona che stava abbandonando l’età matura sapeva che stava entrando filata nella fase della vecchiaia e che in questa fase il modello sociale di riferimento era quello del pensionato che tirava i remi in barca e si godeva il meritato riposo.  Oggi il senior sa che dopo la maturità ha ancora davanti ha sé altri quindici- venti anni di vita potenzialmente attiva prima di diventare davvero vecchio.

Avrebbe quindi senso per il senior, all’approssimarsi di questa fase, costruirsi dei film che prevedano un futuro soddisfacente e predisporre dei progetti conseguenti, anche di lunga durata.  A parte coloro che in tutta la loro vita hanno sempre preferito vivere alla giornata e decidere momento per momento il da farsi, per tutti gli altri invece, quelli che si sono sempre posti delle méte e si sono organizzati per raggiungerle, sarebbe naturale pensare al resto dell’esistenza attraverso dei progetti di medio-lungo termine.

Invece, quel che emerge dalle ricerche, e così è stato anche l’esito della mia indagine sulla “vita nuova” dei senior “privilegiati”, è un po’ diverso.

Il futuro sembra più affrontato “a progetti” che non con un progetto di vita.

Molto spesso le persone descrivono il film del loro futuro attraverso racconti di progetti: di lavoro, familiari, basati su divertimento, passioni o aiuto agli altri. Ma questo viene manifestato contemporaneamente alla constatazione che non si è in grado – o non si vuole -  mettersi in una prospettiva di lungo termine.

“Vediamo cosa succede a fine anno” è un’affermazione frequente. “Costruisco il mio futuro con un progetto di vita” è al contrario un atteggiamento quasi del tutto assente.  Progetti e impegni fino a due-tre anni sono accettati e ricercati, visioni di lungo termine molto meno, malgrado un’elevata aspettativa di vita residua attiva e in salute.

Come mai ? La spiegazione che mi sembra più convincente è che queste sono età in cui il desiderio di rimanere attivi con impegni e progetti si deve combinare con un crescente bisogno di respirare il “profumo della leggerezza” e quindi si va alla ricerca di formule più libere, flessibili e leggere, senza troppe ipoteche sul futuro.

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Reinventarsi un’altra attività

Il prossimo 24 maggio pomeriggio, a Roma, presso lo Spazio Europa, in via IV Novembre 149, piano terra,  si terrà una conferenza organizzata da Aiace Italia (Association Internationale des Anciens des Communautés Européennes), dal titolo: “Rimanere attivi per sconfiggere l’età e abbattere le barriere tra generazioni”.  Testimonieranno alcuni soci di Aiace che, dopo il pensionamento, si sono reinventati un’altra attività, fanno volontariato, svolgono attività culturali impegnative o attività artistiche e creative.  Maggiori informazioni e programma sul sito della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia http://ec.europa.eu/italia/attualita/eventi/roma_24maggio2012_it.htm

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