Posts from: settembre 2012

Agli over 50 serve una lobby ?

Ha senso che le persone che condividono la stessa età, ad esempio le persone over 50 o quelle over 60, facciano associazioni che operano come una lobby e diventino un gruppo di pressione che cerca di influenzare le decisioni di chi fa le leggi e di chi governa  ?

La risposta alla domanda negli Stati Uniti è stata già data ed è affermativa.

La American Association of Retired Persons (AARP) è una associazione che raccoglie più di 37 milioni di iscritti negli USA.  Anche se non siete ancora “retired”, pensionati, ma semplicemente avete superato la boa dei 50 anni, pagando una abbordabile quota di iscrizione di 16 dollari l’anno, potete associarvi e godere di vari sconti, ad esempio quando andate a vedere uno spettacolo o per acquistare medicine. Iscrivendovi riceverete anche molte informazioni utili per chi ha questa età e vi potrete pure fare una assicurazione medica.  L’AARP dispone di una rivista, di un bollettino, di un sito, nonché di una televisione e di una radio nazionali. E’ evidente che si tratta di un’organizzazione potente.

Anche se si definisce un’organizzazione non profit, non partisan, dedicata unicamente a favorire l’indipendenza e le scelte virtuose degli over 50, è chiaro che se quest’organizzazione si muove verso il potere politico diventa una lobby potentissima. E così è stato negli ultimi anni, ad esempio nel dibattito, accesissimo in America, sui tagli o sulle estensioni della social security e del sistema Medicare, dove AARP si è battuta per evitare i tagli.  Capite che rappresentare 37 milioni di associati non può lasciare indifferente alcun politico !

In Italia non mi sembra che abbiamo qualcosa di analogo. Esistono sì associazioni nate con l’obiettivo di dedicarsi ai senior, così come riviste o giornali on line o siti o blog che hanno come loro missione l’occuparsi dei problemi delle persone over 50 e 60, ma niente di paragonabile ad una associazione – lobby come l’AARP.

E’ un bene o un male il fatto che in Italia non abbiamo niente di assimilabile all’AARP ? Difficile dare una risposta in assoluto. Dipende da come si caratterizzerebbe un’associazione del genere. Certo, in Italia la gerontocrazia è imperante e quindi manca più la voce influente delle generazioni giovani piuttosto che di quelle anziane. Però poi mi vengono in mente due casi che mi porterebbero a conclusioni opposte. Il primo caso riguarda la notizia – choc che nei patri tribunali ogni anno vi sono 30.000 (!!!) cause intentate da figli grandi (in media 29 anni, per il 70% studenti fuoricorso) nei confronti dei loro genitori (in media 59 anni) per continuare ad essere mantenuti, malgrado la volontà opposta dei loro genitori. In base ad una legge del 2006, i giudici danno quasi sempre ragione ai figli e quindi si sta diffondendo la prassi del trentenne che si fa mantenere a forza da genitori non consenzienti. In questo caso, una lobby di senior che premesse per buttare a mare quella legge e perché i giudici diano una interpretazione più restrittiva la vedrei assolutamente di buon’occhio.  Il secondo caso invece mi porta a vedere con timore  la nascita di una lobby di sessantenni: vi immaginate le barricate che una loby del genere avrebbe innalzato di fronte all’avanzare dell’età della pensione ?

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I ragazzi di sessant’anni fanno notizia

Nelle ultime due settimane sono state numerose le occasioni nelle quali mi è capitato di parlare in pubblico dei ragazzi di sessant’anni, segno di un interesse crescente verso il tema dell’ageing della società e della sorpresa diffusa nel trovarsi a che fare con milioni di cinquantenni, sessantenni e settantenni che, lungi dal considerarsi ai margini della vita attiva, occupano la scena con le loro iniziative, i loro problemi e le loro presenze.

  Il libro “I ragazzi di sessant’anni” è stato l’occasione, ad esempio, per parlare a Rai1Mattina di casi di genitori senior che mantengono loro figli ormai grandi, o per rispondere, durante la trasmissione Benfatto di Radio1, alla domanda su come il rinnovarsi a quest’età può aiutare il cervello a tenersi in forma.  Delle problematiche dei senior si è parlato durante l’affollata presentazione del libro a Roma, ad esempio cercando di mettere a fuoco le differenze tra esperienze maschili e femminili a quest’età. O ancora, focalizzandoci sui temi del lavoro,  di cinquantenni e sessantenni ne abbiamo discusso su La7, nella trasmissione L’aria che tira, insieme al Presidente dell’Inps, al prof Ichino e a un nutrito gruppo di esodati e di senior in cerca di lavoro.

Ancora, è di questi giorni una puntata dedicata a “I ragazzi di sessant’anni” della trasmissione radiofonica “Un libro per l’Europa”, di iniziativa della Commissione Europea, in cui la prospettiva con cui si guarda a queste generazioni è non solo psicologica, ma soprattutto di impatto sociale e politico (per ascoltare l’intera puntata il link è http://ec.europa.eu/italia/studio_europa/un_libro_it.htm#1 , oppure http://ec.europa.eu/italia/audio/libropereuropa20120928.mp3).

Insomma, l’interesse per l’argomento è vivo e crescente. Tutti si stanno rendendo conto della novità di una fase di “vita nuova”, per la quale mancano ancora modelli di riferimento e soluzioni consolidate, ma che pure è ricca di opportunità.

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Cambiamento

Scrive Gianna: Mi chiamo Gianna, ho 56 anni, la mia voglia di cambiare è iniziata dopo due attacchi di panico che volevano farmi capire che…BASTA! Dopo un anno e mezzo di psicoterapia inizio a capire che la Gianna di 56 anni si è allontanata troppo da quella che era e che voleva essere. Senza accorgermene subivo troppe situazioni! Voglia non di cambiare ma di tornare ad essere me stessa! Auguri a me!

Essere se stessi! Una parola!  

Quanti percorsi introspettivi per riuscire a capire cosa si è e cosa si vuole veramente, magari per togliersi la maschera che si è portata per tanto tempo senza troppa convinzione !

Ricostruire o rinnovare la propria identità lo si può fare anche da cinquantenne o da sessantenne (se non sbaglio Carl Rogers diceva che si può affrontare la psicanalisi anche a 75 anni), non è troppo tardi; anzi, per tantissimi diventa un’operazione inevitabile, perché di fianco a possibili percorsi individuali e psicologici ci sono anche le pressioni sociali che ti fanno capire che sei entrato in una fase di vita diversa e ti spingono fortissimamente a rivedere la tua identità sociale oltre a quella individuale.

Auguri Gianna!

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Due proteste di segno opposto

Quando arriva l’autunno i temi del lavoro assumono un’importanza ancora maggiore di quella che già ricevono durante tutto l’anno. Le persone che cercano occupazione si danno da fare più che in altri momenti, i confronti sindacali si infittiscono e i media accendono i riflettori sull’argomento più del solito. Quest’anno poi, che la disoccupazione è in crescita, l’argomento è giustamente all’ordine del giorno in quasi tutti i dibattiti.

Una novità è che sempre più frequentemente i problemi del lavoro sono discussi con riferimento alle generazioni e alle classi di età. E su questo fronte i senior sono sempre più nell’occhio del ciclone.  E’ giusto o no che lavorino fino a tarda età ? Come possono favorire, o per lo meno non ostacolare, l’occupazione giovanile ? Che possibilità hanno, se vengono espulsi anzitempo e vogliono / debbono continuare a lavorare, di ricominciare una nuova attività lavorativa ?

Benché tutte le ricerche psicologiche concordino che dai cinquanta in avanti inizia un periodo di ricrescita della felicità e malgrado il fatto che le opportunità avute dai senior di oggi nel corso della loro vita siano state tra le più ricche e fortunate nella storia dell’umanità, sono ben presenti, anche se non riguardano la maggioranza dei senior, due tipi di protesta e di disagio, paradossalmente fra loro opposti.

  Da una parte vi sono coloro che sono stati espulsi presto, più presto di quanto non volessero, dall’organizzazione dove lavoravano: è il caso tipicamente di quelli, spesso cinquantenni, che fino a pochi mesi fa venivano mandati in prepensionamento, o degli autonomi che non reggono il calo del loro mercato, fino agli esodati che hanno concordato un’uscita ma che ora temono un periodo senza reddito prima di raggiungere l’età pensionabile. Più in generale, si tratta di chi, per necessità o motivazione, vorrebbe un’0ccupazione e non la trova. L’affermazione in buona sostanza di questo gruppo di persone è: vogliamo lavorare ancora ma il lavoro non ce l’abbiamo più e siamo troppo vecchi per trovare dell’altro. Secondo l’Istat, il tasso di disoccupazione nella fascia di età 55-64 anni nei primi sei mesi del 2012 è stato del 5,4%. Quindi il dato non è allarmante in assoluto, soprattutto se confrontato con il 24 e passa percento della fascia 18-29 anni, anche se le singole vicende possono essere di forte disagio, soprattutto quando il senior rimasto senza lavoro e senza entrate è ancora il sostentamento della famiglia.

Dall’altra parte, ci sono coloro che pensavano di andare in pensione quest’anno o nel prossimo futuro, al compimento del sessantesimo anno o raggiunto un certo numero di anni di anzianità, e invece, in base alle nuove regole pensionistiche, continueranno a lavorare per un po’ di anni ancora. Qui l’affermazione è di segno opposto a quella precedente e in buona sostanza diventa: vorremmo smettere di lavorare o lavorare meno, ma siccome la pensione è ritardata siamo costretti a continuare. Su questo, è utile ricordare che il dato sul tasso di inattività per la fascia di età 55-64 anni nel corso dell’ultimo anno è sceso dal 61 al 58%, ma che rimane sempre altissimo se paragonato con quello dei Paesi europei più virtuosi.

Insomma, da un lato la protesta da disoccupazione, dall’altro la protesta di chi il lavoro lo vorrebbe lasciare. All’origine di entrambe le proteste naturalmente ci sono le nuove regole che impediscono di continuare a scaricare sui conti pubblici tutti i costi del welfare per i senior cinquanta-sessantenni. Siccome il dato di realtà è che queste spese pubbliche non potranno essere sostenute neppure in futuro, ecco che per i senior, e per le organizzazioni che li fanno lavorare, diventa fondamentale trovare nuovi modi di pensarsi attivi lavorativamente in questa fase della vita.

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Ponte generazionale

Ponte generazionale fra lavoratori senior e risorse junior. Il lavoratore in uscita assumerà, per un tempo determinato e in part-time, il potenziale ruolo di tutor per la nuova risorsa, che ne risulta avvantaggiata: così riporta oggi Il Sole24ore riguardo a uno degli aspetti del nuovo contratto collettivo nazionale per il settore chimico – farmaceutico firmato ieri.

Aspettiamo di capire i dettagli, ma se è proprio così mi sembra un’importante novità e un’ottima notizia !

 

 

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Anziano non mi sta bene

Scrive Lucio:  Buongiorno Enrico. Non so se la mia è una storia, più che altro è uno sfogo.
Qualche giorno fa ero alla filiale di una banca, ho chiesto un’informazione a una giovane impiegata, questa si è allontanata e si è rivolta ad un suo collega (ma io l’ho sentita) dicendo: “quel signore anziano vorrebbe sapere eccetera eccetera…” Ci sono rimasto male che mi dava dell’anziano. Io ho 63 anni, a casa sono ancora quello che porta i soldi in attesa che mio figlio finisca di studiare, mi faccio ancora in quattro tutti i giorni lavorando, ho qualche capello grigio ma non dimostro più dei miei anni. E allora perché mi chiamano anziano, che di solito è come si chiamano quelli che devono essere assistiti ? Dopo l’episodio dell’impiegata ci ho fatto caso: un sacco di volte le persone come me vengono chiamate così. Ma è giusto che quando parlano di me e dei miei coetanei ci chiamano anziani o, se vogliono essere spiritosi, “vecchietti” ?

Caro Lucio, situazioni nuove, parole vecchie… e chi ci rimette è la nostra identità.

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Presentazione del libro a Roma

 

Cari amici di Roma e dintorni,  lunedì prossimo alle 18.00 alla Libreria Feltrinelli di via V.E. Orlando 78 presenterò il libro “I ragazzi di sessant’anni”.

Insieme a me interverranno i giornalisti Federico Fazzuoli e Arturo Zampaglione.

Vi aspetto.

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Reinventarsi la quotidianità

Di sovente la vita ci sorprende. In positivo talvolta, ma ahimè spesso anche in negativo. Anche se conosciamo in anticipo cosa può succedere andando avanti con gli anni, quando capita a noi ne rimaniamo sorpresi. Talvolta poi i cambiamenti sono così radicali e ravvicinati nel tempo da lasciarci senza fiato.

Così ad esempio è successo a Piera, che – per lo meno tra le persone di cui conosco la storia – colleziona il numero più alto di cambiamenti traumatici in un breve lasso di tempo.

A 57 anni Piera era una lavoratrice complessivamente soddisfatta del suo impiego in un grande negozio e, da madre e moglie, perno di una famigliola apparentemente felice. Godendo di buona salute, si faceva delle belle biciclettate e riusciva ad organizzarsi dei viaggi di piacere.

A 58 anni Piera è rimasta senza lavoro dato che il negozio dove lavorava ha chiuso, la figlia è andata ad abitare in un’altra città con il nuovo fidanzato, il marito le ha comunicato che aveva una relazione con un’altra donna e la gioviale Piera si è ritrovata a combattere una brutta depressione.

  In un caso come questo reinventarsi è una necessità se non si vuole soccombere. Ma senza arrivare alla situazione davvero limite di Piera, nessuno sfugge, direi tra i 55 e i 65, a qualche evento che segna il passaggio ad una fase nuova in cui reinventarsi la quotidianità è sicuramente la dote-chiave. Ad esempio, i figli crescono: che se ne vadano da casa o che rimangano seppur raggiunta la maggiore età, la vita quotidiana familiare va ripensata con diversi equilibri affettivi e con un’organizzazione degli spazi e dei tempi differente. Oppure, per fare un altro esempio, quando si interrompe il lavoro che ci  ha accompagnato per tanti anni, trovare delle attività e dei progetti che interessino e che diano senso alle giornate è un cambiamento che impone di revisionare il modo quotidiano di vivere.

Reinventarsi la quotidianità può essere piacevole. Sogni, progetti, fantasie, passioni irrompono nella nostra mente e ci consentono di allargare lo sguardo per scoprire prospettive che avevamo dimenticato esistessero. Ripiegarsi sul passato invece certamente non aiuta.

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Sfruttati dai giovani???

Capita a tutti una prima volta in uno studio televisivo. A me è capitato oggi partecipando al programma “Storie vere” di Rai1Mattina. Esperienza molto interessante ma non sto qui ad annoiarvi sulle mie sensazioni da neofita della tv.  Vorrei invece riflettere sulle storie che sono state raccontate e sui temi del dibattito: a cominciare dal titolo che all’ultimo momento la redazione ha scelto, e cioè “I giovani sfruttano gli anziani?”   Caspita, no di sicuro ! è stata la mia reazione quando ho letto l’interrogativo del titolo. Non credo che sia vero neppure il contrario, e cioè che gli anziani sfruttano i giovani, ma insomma anche solo ipotizzare che in Italia l’alta disoccupazione giovanile sia spiegabile con il poco impegno dei giovani a trovar lavoro e con la “fannullaggine” consentita da genitori e nonni babbei che poveretti continuano a faticare, mi sembra davvero una forzatura della realtà ! E se esistono situazioni vere, come sono state raccontate nella trasmissione di oggi, di settantenni e sessantenni che lavorano per mantenere ancora la famiglia o per dare una mano ai figli nell’avvio di un’attività, non per questo si può certo parlare di sfruttamento di questi ultimi verso i genitori.  Ogni caso fa a sé. C’è chi continua a lavorare anche in là con gli anni per necessità economica (propria o dei figli), chi lo fa perché non smette di essere gratificato dall’attività lavorativa e chi (ricordiamoci che è la larga maggioranza) tra i 55 e i 65 anni ha smesso di lavorare e fa altro.

Per vedere la puntata del 18 settembre di “Storie Vere”, clicca qui.

 

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Piena di forza ma …

… con la solitudine accantoCosì racconta la sua storia Ivana:  Sono una 65enne piena di forze, fisiche e intellettuali. Sono andata in pensione tre anni fa, contentissima e sicura che mi sarei rifatta del tempo perduto. Il destino è stato all’erta e mi ha aspettato al varco…si, perchè mio marito si è subito ammalato e dopo tre anni di una grave e brutta malattia mi ha lasciata proprio 4 mesi fa. Lo sconforto mi ha preso totalmente, mi ha ferita dentro e fuori e ho perso il mio solido equilibrio…Ora sono qui, serena, a raccontarlo grazie al mio riacquistato ottimismo e grazie alla mia forza interiore che è riaffiorata, ma guardandomi attorno e frequentando il mondo mi sono accorta che intorno c’è molta solitudine…e io non vorrei ricadere ancora nel baratro…sono certa che metterò in atto tutta la mia volontà per cercare ancora e poi ancora quel qualcuno o qualcosa che mi faccia ritrovare la voglia di andare avanti…grazie

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