Posts from: novembre 2012

Amo i progetti…

Io: Amo i progetti, mi danno una prospettiva interessante sul futuro. E sposo una visione di società aperta e delle opportunità, dove la responsabilità individuale e le libere scelte rispetto alla propria vita sono una componente fondamentale. Penso quindi che si possano immaginare (sognare?) varie opzioni riguardo a come vivere la fase di vita nuova, quella da senior, quella in cui non si è più nel pieno della maturità ma non si è ancora anziani “veri”.  Non mi piace quando – e capita anche a me – si fanno prevalere i vincoli sulle opportunità e ci si blocca di fronte a qualche avversità. Non sono cieco di fronte ai vincoli. Li vedo: quelli economici, quelli di salute, quelli pensionistici, quelli culturali, eccetera, ma sono convinto che all’interno di questi vincoli ci sia la possibilità per tutti, chi più chi meno, di scegliere tra diverse opzioni.

L’altro: Ti avrei dato ragione qualche anno fa, ma oggi come puoi sostenere ancora questo ? Non vedi che la crisi economica sta chiudendo tutte le strade ? Il pensionato di 58 o 60 anni, con un po’ di soldi da parte e con la possibilità di godersela, è una razza in via di estinzione. La pensione ce la stanno portando a 70 anni: altro che opzioni, devi continuare a lavorare altri dieci anni per portare a casa lo stipendio. E quelli che rimangono senza lavoro e senza stipendio non riescono a trovarne un altro. La via è obbligata: se sei fortunato, continui a lavorare come hai fatto fino ad oggi, se invece sei sfortunato fai la fame.

Io: La solita esagerazione, e la consueta mistificazione di come è fatta la società oggi: lo sai che tra i 55 e i 64 anni, più della metà non lavora, non perché espulso ma per scelta ? Sì, l’età della pensione si sta allungando ma non penserai davvero che fino a poco tempo fa tutti avessero in mente di smettere di lavorare a 60 anni ? Forse dimentichi che tantissimi artigiani, commercianti, professionisti, manager, professori e anche impiegati, hanno voglia di continuare a lavorare. E tra gli uomini, da un pezzo si sapeva che non si andava più in pensione a 60 anni.  Comunque è un errore pensare che le opzioni di vita dei cinquanta- sessantenni siano legate solo al lavoro e alla pensione. A quell’età non devi fare più il genitore a tempo pieno, puoi guardare alla carriera con più distacco, puoi regolare di più i tuoi tempi. Pensa a quante possibilità hai di dedicarti ad altre attività o a passioni non lavorative che ti hanno sempre preso. Non si tratta di passare tutto il giorno a giocare a carte o a tennis (che comunque non ci sarebbe niente di male), ma di dare un senso diverso alla propria vita.

L’altro: Benissimo, vuoi parlare di cose diverse dal lavoro ? Ecco: ti faccio l’esempio di un mio amico, che a 59 anni ha avuto una malattia che lo costringe a camminare con fatica, altro che viaggi ! O di un altro amico di 64 anni la cui principale preoccupazione è di arrivare a fine mese con i 600 euro di pensione che riceve. O di un altro ancora che ha perso la serenità per via del figlio ormai trentenne che non riesce a trovare uno straccio di lavoro e con cui convive con difficoltà. Questa è la realtà !

Io: Sono d’accordo che “anche” questa è la realtà. Tu mi porti sempre degli esempi sfortunati. Ma anche in questi casi gli spazi per vedere il bicchiere mezzo pieno ci sono. Le malattie ci sono sempre state, però è innegabile che oggi si vive di più e che i tanto bistrattati medici ci rimettono in sesto più di quel che succedeva una volta. E il tuo amico con la pensione bassa, nessuno nega che dovrà fare i salti mortali per la spesa quotidiana, ma magari può trovare ora il tempo per avere soddisfazioni nei rapporti familiari o in qualche giro di amici o in una passione che fino ad oggi non aveva potuto coltivare come avrebbe voluto. Sulla preoccupazione per i figli ti capisco molto, anch’io sono preoccupato per il futuro, come credo che oggi lo siano tutti i genitori di figli grandi, d’altra parte la nostra generazione è stata tra le più fortunate della storia dell’umanità, più che lamentarci dovremmo interrogarci su cosa abbiamo sbagliato per consegnare un futuro così incerto alle generazioni più giovani.

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I ragazzi di 60 anni all’Università Bicocca di Milano

  Seminario (a cura di)

                           Micaela Castiglioni                      

Presentazione del libro di Enrico Oggioni

      “I ragazzi di sessant’anni”

                 lunedì 3 dicembre, Aula R.Massa, ore 15-18

Introduce Micaela Castiglioni: Le transizioni nell’età adulta

Intervengono

Ottavia Albanese Sviluppo e invecchiamento

Dante Bellamio Ponti, guadi, traghetti

Barbara Mapelli Ragazze e ragazzi di sessant’anni. Ma le storie sono le stesse?

Sergio Tramma L’educazione informale all’invecchiamento

Mauro Vaiani Verso il pensionamento: evasione o liberazione ?

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E’ meglio vivere ora o tra dieci anni?

Scrive Maurizio: Buona giornata a tutti i coetanei che navigano su questo sito. Mi chiamo Maurizio, ho 57 anni, sono un giornalista e fotografo (mi piace viaggiare e fotografare le nuvole www.cielienuvole.it), lavoro come dipendente nell’ufficio stampa del Comune di Milano.
Non pensavo che, quasi in vista della pensione (che, ringraziando la Fornero, arriverà però solo tra dieci anni), sarei dovuto ripartire di nuovo da zero. Vendere la casa? Cambiare o inventarmi una nuova occupazione? Espatriare per ritornare in Italia a 67 anni, perché grande è la delusione che attualmente sto vivendo nell’ambiente del lavoro ?
Per fortuna non sono sposato e quindi sono più indipendente per attuare una eventuale scelta, anche radicale, gli affetti parentali tipici e qualche amicizia seria, con la salute che al momento è ancora salda. Il mio vuole essere uno sfogo, per mettere in rete la mia esperienza e, perché no, chiedere ai lettori eventuali consigli, per evitare errori e per inviarmi proposte: una sorta di blog tematico su come cambiare la vita e per trovare nuovi stimoli.
Primo dubbio. Io andrò in pensione con quella di vecchiaia: se continuo a lavorare per altri dieci anni, prenderò 1.050 euro al mese, oltre a una pensione integrativa dell’associazione e dell’assicurazione. Invece, se i prossimi dieci anni li vivrò come voglio io, tra dieci anni prenderò 800 euro al mese.
Secondo dubbio. Per mantenermi potrei vendere la casa (130 mila euro) oppure comperare un camper o andarmene all’estero.
Terzo dubbio. Nonostante le leggi e che io sia un dipendente comunale, mentre l’amministrazione di destra della Moratti mi ha permesso di fare il praticantato e di diventare giornalista professionista (inutilmente) l’amministrazione di sinistra di Pisapia, nonostante abbia dichiarato che vuole valorizzare il personale, non riconosce l’attività giornalistica svolta, anzi, con la conseguente mia delusione e voglia di cambiare lavoro.
Che fare? Qualcuno di voi ha già vissuto qualcosa di simile? Si è inventato qualcosa per evitare spiacevoli illusioni? Reputa che il mio sia uno sfogo futile, con tutti i problemi più seri che ci sono in giro ? Lascio il mio contatto: m.battello@tiscali.it. Grazie.           In foto: Discesa su Stoccolma, da www.cielienuvole.it

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Unitre: fervono i lavori

Fervono i lavori nelle Università della Terza Età !

Sono tante, tantissime, e in questo periodo danno fuoco alle polveri.  Ho l’avventura di venire informato quando compare una notizia riguardante un’ Università della Terza Età. E riuscire a tener dietro ai messaggi in entrata non è impresa da poco.  Perchè – giustamente – tutte, grandi e piccole, metropolitane e di provincia, pubblicizzano le loro iniziative.  Sì, anche piccole e di provincia, non solo le blasonate e storiche di Torino, Roma o Milano.

Un po’ di esempi, raccolti in questi giorni:

Inaugurato il 24 novembre l’Anno accademico dell’ Università della Terza Età di Frosinone.

A Trieste: L’Università della Terza età festeggia i suoi primi 30 anni.   Domenica alla sala Tripcovich lo spettacolo di cabaret con danza, musica e canti. E i laboratori artistici realizzeranno dei souvenir per celebrare il compleanno.

Castelvetrano (Trapani) – Sabato scorso un nutrito gruppo di persone, in particolare docenti ed ex docenti, ha costituito anche in città una sezione dell’Università Unitre della terza età.

Dal Comune di Arco (Trento): Accanto alle lezioni, come tradizione l’Università della terza età e del tempo disponibile propone anche durante l’anno accademico 2012/2013 una serie di conferenze sugli argomenti più vari.

Comune di Arbus – Provincia del Medio Campidano:  Università Terza Età – Incontro Istitutivo Gruppo Promotore – Venerdì 16 Novembre 2012, Ore 16.45 – Sala Comunale.

Soverato (Catanzaro) – Nell’ambito degli “Incontri culturali del venerdì” organizzati dell’Università della Terza Età e del Tempo Libero “Magno Aurelio Cassiodoro” di Soverato, il 30 novembre alle ore 18 verrà presentato il libro di Antonio Fiorita “Furono e non furono…S’inda ‘nventaru così…ma tanti si scordaru”.

Milazzo, 27 novembre 2012 – Nell’ambito delle iniziative programmate dalla Libera Università della Terza Età di Milazzo gli incontri del venerdì denominati “I Venerdì della LUTE” stanno riscuotendo particolare successo e partecipazione di pubblico . Venerdì prossimo 30 Novembre il tema della conferenza sarà incentrato sulla figura di Stefano Cartesio, già per lunghi anni sindaco della Città e scomparso nel 2011.

L’ Università della Terza Età continua a caratterizzarsi come uno dei più importanti punti di riferimento della Provincia di Foggia. Al via l’anno accademico.

I puristi lamenterebbero che non tutte sono propriamente attività da università. A me sembra che il fermento sia comunque un gran bel segno di come si può dare risposta a bisogni di acculturamento, di socialità e di aggiornamento.

 

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200 !

Cari amici de “I ragazzi di sessant’anni”,

vorrei fare un brindisi virtuale con tutti voi, perché siamo arrivati a 200.

E’ il numero che è comparso questa mattina sul pannello di controllo del blog www.iragazzidisessantanni e che mi ricorda quanti articoli ho finora pubblicato: 200, più o meno metà scritti da me e metà vostre storie.  Un’attività continua e intensa, da fine aprile ad oggi, sul blog e sulla pagina facebook collegata, che ha accompagnato l’uscita del libro, che mi ha entusiasmato e che è stata possibile grazie alla vostra partecipazione, fatta di attenzione, di commenti e delle storie che mi inviate.

E si profila una novità: una nuova indagine, sulle “buone e cattive pratiche dei 55-75enni”, è in corso di realizzazione grazie alle interviste che stanno svolgendo in varie parti d’Italia alcuni amici conosciuti virtualmente proprio grazie al blog e alla pagina facebook. I risultati saranno resi noti e messi al vaglio di tutta la nostra community, ormai composta di alcune migliaia di persone. Vi terrò aggiornati. Grazie a tutti. Enrico

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Se non mi appassiono non mi diverto

Scrive Cecilia: Io la pensione non la prenderò mai ma di sicuro non mi faccio fermare da questo, ho tutta l’intenzione di godermi comunque la mia prossima vita da sessantenne. Chi l’ha detto che non posso godermi i vantaggi dei sessant’anni anche continuando a lavorare ?
A 60 anni, se guardo indietro vedo una ragazza un po’ scapestrata che ha cambiato tre attività professionali, due mariti e che poi finalmente verso i quarant’anni ha trovato l’uomo giusto, è diventata mamma ed è riuscita a consolidare una professione nel mondo dell’arredamento.
Tutti anni belli e intensi, io non riesco a vivere se non mi appassiono a quello che faccio.
E ho l’intenzione di fare cose appassionanti anche in futuro.
Ora il ragazzo si è fatto grande e ha deciso di andare a tentar fortuna all’estero seguendo le orme di suo padre. Da quando è partito ho cominciato a frequentare di più le amiche riscoprendo rapporti che avevo trascurato e persino uscendo di più la sera o per qualche aperitivo. Le mie amiche sono delle grandi: ogni volta che le vedo mi propongono qualche spettacolo o qualche viaggio, non è che posso fare tutto, ma è bello avere qualcuno che ti stimola ! Il lavoro che faccio mi prende ancora tanto, è un lavoro in cui ogni giorno metto alla prova la mia creatività e fatico ad immaginare un’attività che mi darebbe più soddisfazione. Oltretutto quelli con cui lavoro mi riconoscono l’esperienza e mi chiedono sempre consiglio su cosa è meglio fare, e questo è un vantaggio dell’età. In passato non mi sono stati pagati i contributi previdenziali, per questo la pensione non la prenderò mai, ma che devo fare ? recriminare su un’ingiustizia passata ? no, meglio darci dentro, gustarsi tutte le soddisfazioni che si trovano e guardare avanti.

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Vivere da soli: i luoghi comuni da evitare

Recentemente in Italia un’indagine (il Libro bianco 2012 sulla salute e l’invecchiamento) ha fotografato una realtà in cui sono molti gli ultrasessantacinquenni che vivono da soli: il 15 % degli uomini e il 38% delle donne. Percentuale in assoluto elevata, si scende un po’ quando si guarda a chi di anni ne ha 60 o 55 e la percentuale invece cresce quando si va verso gli 80 e oltre; in ogni caso un fenomeno importante e in crescita.

Vivere da soli o da single che dir si voglia è, nella nostra cultura, immediatamente associato alla solitudine e, soprattutto quando si fa riferimento ai senior e agli anziani, anche ad una condizione non piacevole, non scelta e meno preferibile di altre.

  Ma è proprio così ? Non circolano un po’ troppi luoghi comuni intorno a questa convinzione ?  Davvero il vivere da soli è sinonimo di frammentazione sociale, di solitudine o all’opposto, se si parla di persone più giovani, di narcisismo individuale ?

Un confronto con un’altra realtà sociale, quella americana, molto distante dalla nostra imperniata sulla solidarietà familiare, può esserci di aiuto non certo per copiare un modello che non ci appartiene, ma per capire un fenomeno esplorando le sue caratteristiche là dove si manifesta al massimo. Eric Klineberg, autore del libro Going Solo: The Extraordinary Rise and Surprising Appeal of Living Alone, mette in fila una serie di luoghi comuni legati alla condizione del single e li controbatte.   Ad esempio:

Vivere da soli è l’ultima scelta. Non è vero, dice Klineberg: sono tantissime le persone, di qualunque età, che fanno la scelta di vivere da sole non appena se lo possono permettere, i single sono cresciuti di numero persino durante l’ultima crisi economica.

Le persone anziane vorrebbero vivere insieme ai loro figli. Falso: quel che gli anziani preferiscono è non perdere il contatto e il rapporto continuativo con i figli, ma tenendoli a una ragionevole distanza, che permetta autonomia di movimento.

Le donne di una certa età preferirebbero risposarsi. Proprio per niente, sostiene Klineberg, sono moltissime le vedove che hanno trascorso la vita accudendo un marito e che rifiutano proposte di matrimonio o che comunque non si vedono proprio a vivere con un altro uomo.

E ancora: i senior che vivono da soli sono isolati e più infelici dei loro coetanei che vivono diversamente. Macchè! Klineberg a questo proposito ricorda che uno studio su 3000 americani tra i 57 e gli 85 anni ha rivelato che i single hanno più probabilità di fare vita sociale con gli amici e con i vicini di quanto non l’abbiano i loro coetanei che vivono in coppia.

La realtà che osserva Klineberg, lo ripeto, è ben diversa dalla nostra e i valori di solidarietà di cui siamo portatori in Italia sono ben più radicati di quanto non lo siano negli Stati Uniti; ciò detto, sarebbe forse ora di guardare con un occhio meno stereotipato alla condizione del vivere da soli dei senior: non è una condizione necessariamente negativa e subita. Cerchiamo piuttosto di distinguere tra la condizione dell’anziano in grado di badare a se stesso e quella del suo coetaneo non più autosufficiente per il quale sì, il vivere da solo significa una vera menomazione.

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Generazioni

  “Generazioni” è il titolo del volumetto curato da Stefano Palumbo e edito da Guerini,  in cui sono presentate le conclusioni di un’un’indagine previsionale sul rapporto tra giovani e anziani al 2020.

Frutto di opinioni di nove esperti (sociologi, demografi, economisti, consulenti d’impresa ed esperti di comunicazione) elaborate con il metodo Delphi,  il volume è stato utilizzato come base di discussione per il Festival delle generazioni dello scorso ottobre.

Le previsioni spaziano da “l’evoluzione dei consumi”, al “mercato del lavoro”, al “rapporto con la tecnologia”, fino ai cambiamenti nella famiglia ed altro.

Ecco un assaggio all’interno del capitolo sulle tendenze dei consumi:

“Nel 2020 gli anziani avranno una forza fisica maggiore di oggi, godranno di buona salute grazie alla loro capacità di autoregolamentarsi, a uno stile di vita più attento all’alimentazione, a una maggiore attenzione alla coltivazione del proprio benessere fisico. Ciò, unito all’aumento dei <giovani anziani> (sessantenni e dintorni) dotati di titoli di studio medio-alti, favorirà un aumento dei consumi culturali e dei viaggi internazionali.

Aumenterà quindi l’interesse degli anziani per i prodotti (medici, ma anche alimentari) e i servizi (ginnastica specifica, terapie, ma anche viaggi) dedicati a garantire un relativo benessere…”

Buone notizie !!!

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Seguo le mie passioni

Scrive Rino: Ho 59 anni, provengo dalla Calabria, ma mi sono trasferito in Sardegna, dove vivo ancora, per amore. Ho cominciato a lavorare presto, e all’età di 26 anni sono entrato nel sindacato, dove ho ricoperto anche la carica di segretario provinciale.
Dopo anni di lavoro nel 2009 vado in pensione.
Certo, a quel punto la mia vita è cambiata: trovarmi a casa dopo tutto quel tempo e riorganizzarmi le giornate, riscoprire il tempo per sé e riattivare le amicizie magari poco frequentate per il poco tempo a disposizione… i primi giorni si è euforici, quasi increduli, poi subentra quasi la noia, ci vuole tempo anche per abituarsi all’idea. Dopo i primi momenti per occuparsi del disbrigo burocratico delle pratiche le giornate sono monotone, anche perché la mia pensione non coincide con la pensione di mia moglie, e i miei figli essendo grandi sono fuori casa, perciò la casa è vuota. Però poi con il tempo ho imparato.
Ad esempio, ho delle forti passioni che ho sempre seguito, come il disegno, la musica e i concerti, e fortunatamente con la pensione ho potuto trovare il tempo per dedicarmici maggiormente. Amo la pesca e possiedo una barca. Così a volte passo giornate intere al mare con i miei amici, praticando con successo la pesca a strascico. Ho anche comprato una grossa moto, e quando mia moglie è libera facciamo insieme delle belle scorrazzate.
Avrei pure un orto con piante di frutta e olive, ma dopo l’euforia dei primi tempi non la seguo più di tanto, vado praticamente solo per la raccolta.
Cerco di mantenere le vecchie abitudini, come gli incontri con gli amici per l’aperitivo o per vedere le partite al bar, l’orario del caffè e la lettura dei giornali. E cerco anche di essere di supporto per i colleghi ancora in servizio per consigli e pratiche sindacali. Non mi tiro mai indietro, anche perché essendo abituato a stare in mezzo alla gente mi gratifica sapere che i miei colleghi hanno ancora considerazione e fiducia nel mio operato.    Foto: amici in mare

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La deprimente telenovela

Chi ha seguito nel corso del mese di novembre la vicenda esodati non ha potuto evitare di deprimersi.  Gli esodati, per i pochi che ancora non lo sanno, sono i lavoratori dipendenti, per lo più ultracinquantenni, che   hanno firmato un accordo per mettersi in mobilità prima della pensione e che dopo la riforma Fornero rischiano di rimanere senza lavoro e senza pensione a causa dell’allungamento dell’età pensionabile. La tutela di queste persone comporta un rilevante esborso di soldi pubblici (finora siamo tra i 9 e i 10 miliardi di euro), per questo adesso se ne parla in coincidenza con la legge di stabilità finanziaria.

Nel corso del mese di novembre, dai parlamentari che si occupavano del problema sono state annunciate a più riprese soluzioni, smentite il giorno successivo, che prevedevano un allargamento della tutela ad ulteriori 10.000 esodati, che si sarebbero aggiunti ai 120.000 per i quali si era già provveduto nei mesi scorsi.  Probabilmente, ora che la legge di stabilità è in via di approvazione, questa telenovela avrà un momento di intervallo, ma dato che pare non siano ancora stati coperti tutti coloro che si vengono a trovare nella condizione di cui sopra, fra poco dovremo sorbirci un’altra puntata.

Peraltro, fosse stato solo per le smentite quotidiane dell’annuncio fatto il giorno prima, o per la consapevolezza che il tormentone ci accompagnerà ancora per un po’, la pellaccia dura del cittadino italiano abituato a ben altro avrebbe resistito e questo da solo non sarebbe stato sufficiente a creare l’effetto deprimente.  La goccia che fa traboccare il vaso sono i discorsi che si sentono fare (e si leggono) ad opera di alcune imprese, di alcuni sindacati e  di alcuni politici (vedi ad esempio le idee che vengono dalle Banche), che ricominciano a parlare di prepensionamenti per i cinquantenni (anche per coloro che di accordi pre-Fornero non ne avevano sottoscritti), invece di mettersi di lena per riprogettare i sistemi di lavoro e di produzione in modo che il sessantenne possa essere attivo sul lavoro in modo coerente con la sua età.

Ma come, abbiamo sopportato e stiamo sopportando i sacrifici della riforma Fornero per l’unica vera ragione di non pesare troppo sui conti pubblici e non scaricare sui nostri figli solo debiti ed oneri, e dopo nemmeno un anno c’è già chi tenta di “cronicizzare” la figura dell’esodato, cioè di scaricare sulle casse pubbliche i costi pur di non cambiare le vecchie micidiali abitudini del prepensionamento e non rinunciare ai propri privati vantaggi ?

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