Posts from: dicembre 2012

Un’alba nuova

Scrive Alberta: Un anno fa ho subito un intervento al cuore importante. Dopo 61 anni aveva bisogno di una manutenzione straordinaria e per fortuna, e bravura dei medici, è andato tutto come previsto. Prima dell’operazione ero in preda all’ansia, anche se sono credente la fede non mi bastava per calmarmi, pensavo che la mia vita fosse  finita. Poi i primi mesi successivi all’intervento ero così debole che a malapena riuscivo a badare a me stessa. Quindi con pazienza le cose sono migliorate e le mie giornate hanno riacquistato un po’ di colore. I parenti mi hanno aiutato moltissimo e le amiche mi sono state sempre vicino e con il tempo ho potuto frequentarle di più. Una mattina di qualche mese fa mi sono svegliata e ho avuto un pensiero chiarissimo: “ma questa è un’alba nuova, è come se fossi nata un’altra volta!” Non sono mai stata particolarmente ottimista, più che altro realista, ma da allora tutto quello che faccio lo vedo in una luce positiva, mi sembra di ricevere quotidianamente un dono bellissimo. Appena posso faccio delle passeggiate nei parchi o nei boschi e il contatto con la natura mi riempie di gioia e di gratitudine. Evito gli sforzi pesanti e i pasti troppo impegnativi (adesso con il Natale devo stare attenta!) ma posso tranquillamente dedicarmi a cucinare che è una delle mie passioni e poi mangio le cose sane che ho preparato. Ogni tanto, accompagnata dalle mie amiche, mi permetto anche di uscire di sera per andare a qualche spettacolo. Cosa posso chiedere di più ?

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E se vivessimo tutti insieme ?

Il vivere insieme ad amici e conoscenti può essere un’alternativa abitativa per i senior ?

Il film E se vivessimo tutti insieme ? ha fatto diventare d’attualità la domanda. Nel film, cinque amici ultrasettantenni che si conoscono da più di quarant’anni decidono di andare a vivere sotto lo stesso tetto: un modo per continuare ad intrattenere rapporti umani e sociali soddisfacenti e per prepararsi all’ulteriore invecchiamento senza pesare sui figli ma anche senza assecondare le loro fantasie di case di riposo.

Oggi la grandissima parte dei senior preferisce immaginarsi il proprio invecchiamento in casa propria, in coppia o da soli che sia. Quando poi però succede che si perde la completa autonomia cominciano i dolori: per i figli cinquantenni e sessantenni che si fanno in quattro per capire come assistere i genitori ma anche naturalmente per i diretti interessati, i quali ad una fantasia positiva di sereno invecchiamento in casa propria vedono sostituirsi, nel migliore dei casi, la realtà di convivenza con badanti sconosciuti oppure di ricoveri in case di riposo, che non sono più i vecchi tetri ospizi di una volta ma che certo non rendono felici nessuno. Pensare per tempo a soluzioni alternative e, nel limite del possibile, soddisfacenti e gradevoli, può essere una scelta saggia.

Il “vivere insieme” ad altri che si sono scelti può essere un’alternativa. Il termine tecnico che descrive questa alternativa è cohousing.    Il cohousing è la condivisione di spazi e servizi in comunità residenziali abitate da persone che hanno scelto di vivere insieme. Il sito italiano www.cohousing.it lo descrive così: “è un nuovo modo di abitare con spazi e servizi condivisi tra persone amiche che avete scelto e con cui avete progettato la vostra comunità residenziale. Chi vive in cohousing - sono più di mille gli insediamenti di questo tipo nel mondo - vive una vita più semplice, meno costosa e meno faticosa decidendo innanzitutto cosa condividere: un micronido per i bambini, un orto o una serra, un living condominiale, un servizio di car sharing o una portineria intelligente che paga le bollette e ritira la spesa. Solo per fare qualche esempio”. Agli esempi potremmo sicuramente aggiungere dei servizi sanitari e assistenziali comuni.

Il cohousing nasce in Scandinavia negli anni 60, ed è a oggi diffuso specialmente in Danimarca, Svezia, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone. Non è nella tradizione italiana che casomai prevede gli anziani genitori a pochi passi da casa dei figli: da noi si è cominciato a parlare della formula cohousing solo quattro-cinque anni fa ed esiste qualche prima realizzazione che finora ha coinvolto prevalentemente giovani coppie.

Riusciamo ad immaginarci dei senior italiani che progettano di andare a vivere insieme per vivere non solo serenamente ma anche piacevolmente il proprio invecchiamento?

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Ansie da prestazione

Mia moglie è una patita del ballo. Da anni una sera alla settimana frequenta un maestro e un gruppo di aspiranti ballerini, cimentandosi nelle danze più varie. Di fronte ai suoi inviti ad accompagnarla ho sempre fatto resistenza, finché un paio di mesi fa ho capitolato e mi sono presentato in pista cercando di ricordare i movimenti di quando da ragazzo andavo in balera. Era il momento del boogie-woogie. Faticosissimo ! oltre che difficile. Vale come dieci sessioni di palestra ! Comunque mi sono divertito e così sono ritornato. Settimana scorsa il maestro ha fatto le coppie della serata e io, 58enne, mi sono ritrovato con una ragazza di poco più di vent’anni che avevo già notato perché scatenata. Che dire ? Ce l’ho messa tutta, giravo vorticosamente, le gambe saltellavano, ero concentratissimo, e dopo dieci minuti così, mentre ormai ero in un lago di sudore e senza fiato, la fanciulla mi fa: “perché andiamo così al rallentatore?”. E allora io, punto sul vivo, ho provato ad accelerare ancora di più, ma dovevo avere un’espressione sofferente perché la sciagurata a quel punto mi ha detto: “forse è meglio se ci fermiamo”. E poi dicono le ansie da prestazione…

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Le buone pratiche dei ragazzi di sessant’anni

Cari amici de I ragazzi di sessant’anni, la nuova indagine che sto realizzando insieme ad alcuni di voi conosciuti in rete (Anna Maria da Roma, Bruna da Bologna, Carlo da Rimini, Gianna da Oristano, Giuseppe da Milano, Maria Cristina da Palermo e Silvia dalla zona di Cuneo) riguarda le “buone pratiche”, cioè le abitudini e i comportamenti che si sono rivelati di successo, delle persone tra i 55 e i 75 anni. Oltre alle “buone pratiche”, attraverso numerose interviste stiamo individuando anche le “cattive pratiche”: un modo per trarre insegnamento dall’esperienza di chi ci è passato o sta sperimentando questa fase di vita e i cambiamenti che si porta appresso.

Le buone e le cattive pratiche possono essere colte su un’infinità di fronti. Noi ne abbiamo scelti nove e per ciascuno di essi abbiamo messo a fuoco quali sono le esperienze che funzionano bene e quelle che funzionano male.

I nove fronti sui quali stimo raccogliendo le esperienze dei senior sono: 1) il lavoro e la pensione, 2) il fronte fisico e della salute, 3) l’alimentazione, 4) lo sport e il movimento, 5) il “come tenere in forma la mente”, 6) il volontariato e la cittadinanza attiva, 7) i viaggi e i divertimenti, ) le relazioni familiari e sociali, 9) la vita spirituale.

In gennaio pubblicherò su questo blog le principali conclusioni che emergono da queste interviste. Ma parlare di conclusioni non è corretto, perché questo sarà solo il punto d’arrivo della prima fase dell’indagine e il punto di partenza della seconda fase. A quel punto infatti vi chiederò di aggiungere, integrare, correggere, in modo interattivo sul blog e sulla base della esperienza di ciascuno di voi, quel che è emerso dalle prime interviste.

Insomma, i ragazzi di sessant’anni diranno cosa insegna loro l’esperienza per vivere al meglio la vita da senior.

Con questo spero per il momento di aver sollecitato la vostra curiosità.

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Questa è la mia giornata

Mi chiamo Benedetta. Ho 59 anni. Vivo in provincia di Verona. La mia giornata è fatta così: mi alzo alle sei e mezza, alle sette e un quarto sono da mia madre, non più autonoma, che vive insieme alla badante che fa la notte con lei per vedere che tutto va bene e per fortuna abita vicino, alle 8 e un quarto sono sul posto di lavoro, faccio l’impiegata nei servizi di un ospedale e lì rimango fino alle quattro e mezza del pomeriggio. A quel punto ritorno da mia madre e resto sola con lei, le preparo la cena e quando ha finito, verso le sette e mezza / otto, riprendo la via di casa. Ogni tanto mio marito mi fa trovare pronto qualcosa, ma di solito arrivo e mi metto a preparare da mangiare. Ci sono giorni che vorrei scappare, soprattutto quando penso che davanti ho ancora tanti anni tutti uguali così. E che quando cambierà qualcosa sarà il mio turno di non essere più indipendente e di dovermi far aiutare. Per fortuna ho anche delle giornate di buon umore e in queste occasioni penso a come realizzare il mio sogno: di avere una casa grande, di quelle di una volta dove si viveva tutti insieme, ma anche con le famiglie di amici, con anziani, gente della mia età, giovani e bambini e condividere le fatiche ma anche le cose belle.     In foto: una donna con madre anziana

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Sentirsi liberi

Luca non ha voluto scrivere la propria storia, ha preferito raccontarmela: oggi, a 62 anni, si  trova improvvisamente in una dimensione di vita tutta nuova rispetto al suo percorso precedente. Da una parte deve decidere cosa fare della sua attività professionale a cui si dedica da più di 30 anni ma che è arrivata ai minimi termini per via della crisi economica, dall’altra parte sta ri-sperimentando da poco tempo una vita a due con sua moglie dopo che il secondo dei figli se ne è andato di casa e si è reso autonomo anche economicamente. Che per Luca sia un momento di  cambiamenti importanti è fuor di dubbio, d’altra parte è consapevole che è arrivata un’età che offre ancora tanto ma che difficilmente si ripropone come la semplice continuazione degli anni precedenti. Luca si interroga sul proprio futuro e sta pian piano mettendo a fuoco una straordinaria verità: che non è “costretto” a vivere nel modo in cui ha vissuto fino ad oggi, né in un altro modo che qualcuno gli impone, ma che ha al contrario la grande opportunità, per la prima volta da tanto tempo, di reimpostare la propria vita in base alle proprie esigenze. Semplicemente, è libero di scegliere. Certamente Luca è un fortunato: della moglie con cui vive è ancora innamorato, i figli se la cavano da soli e, pur non essendo ricco, le sostanze che ha messo da parte negli anni della sua attività professionale, lo lasciano abbastanza tranquillo per i prossimi anni. Quindi Luca in questo  momento è in fase di elaborazione di idee su cosa vuole fare del suo futuro. Sta valutando se rimanere a vivere nella stessa città, se regalarsi un lungo periodo di vacanza, se proseguire nella sua attività professionale da solo o con altri più giovani, se riprendere la sua vecchia passione di lavorare con i motori. E soprattutto sta all’erta: perché le idee ti vengono se sei capace di ascoltare le occasioni.

I senior che si trovano ad una svolta della propria vita hanno la possibilità di vedere e di cogliere le opportunità che il futuro può loro offrire. Non c’è dubbio che le opportunità cambiano da persona a persona a seconda di una serie di risorse personali (capacità, relazioni, salute, risorse economiche, ecc,) e di condizioni esterne (dove si vive, contesto familiare e altro), ma nell’insieme prevale la possibilità di sentirsi liberi di scegliere, di non vivere il resto della propria esistenza come un destino ineluttabile e di immaginarsi dei futuri compatibili con le proprie esigenze.

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Non è ancora finita

Scrive Valentina: Ho cresciuto mia figlia da sola. Mi sono sposata molto presto, a 18 anni, e dopo due anni ero già separata di fatto. Mi sono fatta una nuova vita con un altro compagno con cui abbiamo avuto nostra figlia ma purtroppo anche questo rapporto dopo un po’ è finito. Così è andata a finire che la bambina è crescuita da sola con me, l’ho educata, accudita e seguita giorno dopo giorno. Oggi la mia adorata figlia ha 22 anni e sta terminando il triennio universitario, ha studiato Lettere e ha sempre preso buoni voti. Tutte e due però siamo molto preoccupate per il futuro lavoro che dovrà trovare, le sue amiche di università di qualche anno più avanti non lo trovano e di fatto continuano ad essere a carico dei genitori. Io, arrivata vicino ai sessant’anni, a questo punto speravo proprio di non dovermi più preoccupare economicamente anche di mia figlia, ma temo di dovermene fare carico ancora per un po’ e questa cosa è pesante anche per lei perché sa che mi chiede una cosa che non avrebbe mai voluto chiedermi. Dovrò tenermi ben stretto il lavoro che per fortuna ho perché senza i soldi che arrivano da lì non si andrebbe avanti.  In foto: una mamma con sua figlia

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I senior e gli orti

Per fronteggiare la crisi gli italiani non si limitano piu’ a risparmiare lasciando l’auto a riposo, riprendendo a pedalare e cuocendo il pane nel forno di casa: hanno cominciato anche in tantissimi – 2,7 milioni –a coltivare in proprio frutta e verdura da consumare ogni giorno. Lo afferma il Censis nel suo rapporto annuale presentato settimana scorsa dal titolo “L’Italia alla prova della sopravvivenza”.

Per gli orti è vero boom.  In campagna non è mai scomparsa l’abitudine di coltivarsi un pezzetto di terra per farci crescere pomodori, fagiolini e lattuga. Ma la principale novità sono gli orti urbani, per i quali qualcuno evoca un ritorno agli “orti di guerra”: si tratta di microappezzamenti talvolta concessi a pensionati e appassionati gratuitamente dai Comuni, che di fatto costituiscono le trincee verdi al carovita. Secondo un recente sondaggio Nomisma in un caso su cinque si fa l’orto per risparmiare sulla spesa alimentare. Ma la coltivazione di radicchio, patate e carote sembra essere soprattutto un bisogno ecologico e di benessere: il 60,2% degli interpellati da Nomisma si e’ fatto prendere dall’ortomania ”per consumare prodotti genuini”, mentre il 54% ama coltivare per rilassarsi e stare all’aria aperta.

In questo boom degli orti i senior la fanno da protagonisti: da sempre nelle periferie delle grandi città si vedono signori di una certa età che zappettano e in parecchi centri urbani le aree coltivabili vengono assegnate a pensionati che hanno voglia di cimentarsi con insalate e verze. Per non parlare di iniziative come quella di Bologna dove sono stati organizzati dei corsi per aspiranti ortolani, nella convinzione che la maggior parte dei sessantenni cittadini la terra e le sementi non le hanno mai toccate http://www.lastefani.it/archivi/893-gli-aspiranti-ortolani-a-lezione-di-biologico.html

Il WWF porta ad esempio il suo presidente e fondatore  Fulvio Pratesi, 78 anni, “che nell’orto di casa all’Oasi WWF di Pian Sant’Angelo, nel viterbese, coltiva filari lussureggianti di insalata e carote, cipolle, cavoli, zucchini, cetrioli, melanzane, peperoni e finocchi, dominati dalle incannucciate gravide di pomodori di tante varietà diverse, fagioli e piselli rampicanti, sedano, prezzemolo, cespugli di salvia e rosmarino, un melo cotogno e due olivi. Ma che non rinuncia all’orto nemmeno in città, e nei pochi metri quadri del suo terrazzo romano ha cresciuto pomodori, piante aromatiche come alloro, rosmarino e prezzemolo, un limone, un arancio amaro, un melo, un albicocco, due nespoli e un fico di cui contende i frutti con le cornacchie”.

 

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Gli over55 fanno reggere l’occupazione

A leggere i commenti seguiti agli ultimi dati Istat sulla disoccupazione e sul lavoro, quelli relativi al 3° trimestre,  c’è il rischio di perderci la testa.  Sta o no crescendo la disoccupazione? E come va sul fronte lavoro per gli over 55 ?

  Mi sembra che una sintesi estrema, riferita a tutte le classi di età, potrebbe essere la seguente: il numero degli occupati nel 3° trimestre è rimasto sostanzialmente stabile su base annua; il numero degli inattivi (cioè di coloro tra i 15 e i 64 anni che non lavorano o non cercano lavoro per le più svariate ragioni) è in calo; il tasso di disoccupazione (che tiene conto di quanti sono coloro che si mettono sul mercato del lavoro ma il lavoro non lo trovano) è in aumento, collocandosi nel 3° trimestre al 9,8% rispetto al 7,6% dell’equivalente trimestre 2011.

Il dato più significativo è la riduzione degli inattivi: questo dato non solo spiega in buona misura anche gli altri numeri, ma è strettamente legato alla condizione dei senior.

“Si riduce la popolazione inattiva (-4%, pari a -601.000 unità),- dice l’Istat <http://www.istat.it/it/archivio/75865>   principalmente a motivo della discesa di quanti non cercano e non sono disponibili a lavorare. All’aumentata partecipazione delle donne e dei giovani si accompagna la riduzione degli inattivi tra 55 e 64 anni, presumibilmente rimasti nell’occupazione a seguito dei progressivi maggiori vincoli introdotti per l’accesso alla pensione”.     Commenta ad esempio L’Unità del 30 novembre: “…rispetto a ottobre 2011 i senza lavoro in più sono 644.000 (+28,9%). Il dato è il risultato del calo degli inattivi…pari a 611.000 unità a livello tendenziale… I dati su occupazione e disoccupazione risentono fortemente della permanenza al lavoro degli occupati più anziani grazie all’inasprimento delle regole per l’accesso alla pensione (per ora solo quelle delle riforme Damiano-Sacconi mentre per la riforma Fornero gli effetti si sentiranno dal 2013)”.

Il tasso di inattività dei 55-64enni è dunque il dato da guardare con più attenzione: se fino all’anno scorso era sopra il 60% (dato che faceva inorridire qualunque commentatore, specialmente quando confrontato con i partner stranieri), quest’anno ha iniziato una graduale discesa e l’ultima rilevazione lo colloca al 57,1%. Senior sempre più attivi e al lavoro dunque.

Attenzione però a non generalizzare. Più o meno contemporaneamente ai dati Istat si leggeva di situazioni locali in cui il maggiore svantaggio lo trovano proprio le persone di questa età (vedi la notizia del Piccolo di Trieste: “…viene in luce come a soffrire maggiormente sia la fascia di età più adulta, gli over-55 in cerca di un posto sono cresciuti del 24%…” http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2012/11/26/news/sempre-piu-over-55-in-cerca-di-lavoro-calano-le-assunzioni-1.6090715 ), oppure le conclusioni dell’Eurobarometro, secondo cui nel 2012 la maggior parte degli Europei pensa che per chi cerca lavoro l’avere più di 55 anni sia un fattore di svantaggio. Lo pensa così il 54% degli intervistati, contro il 40% che pensa che lo svantaggio derivi da una disabilità, o il 39% che lo vede nel colore della pelle o nell’origine etnica (vedi http://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=it&catId=89&newsId=1738&furtherNews=yes)

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