Posts from: gennaio 2013

Adesso mi sento realizzata

Scrive Silvana: Due pomeriggi alla settimana collaboro come volontaria di sostegno ai malati di Parkinson e ai loro familiari e tre mattine invece lavoro, sempre da volontaria, come custode in un museo che senza noi volontari in certe ore rimarrebbe chiuso. Considerando anche le riunioni di preparazione e coordinamento presso le associazioni che organizzano queste attività, l’impegno totale è abbastanza assorbente, ma l’ho cercato io convinta e sono pienamente soddisfatta di svolgerlo.
Ho lavorato per trent’anni in una struttura pubblica, in un ufficio di quelli dove si accumulavano le carte sul tavolo come nei film di Fantozzi e anche se in tutti i modi cercavo di trovare interesse in quel che facevo, riuscire ad arrivare a fine giornata era veramente sempre una pena. E’ completamente diverso da quando sono a casa e ho iniziato a fare la volontaria, mentre prima mi sentivo lontanissima da quel che facevo adesso sono completamente coinvolta. Finalmente faccio qualcosa di utile e che serve veramente a qualcuno. Capisci subito, quando vedi la reazione di un malato, se stai facendo la cosa giusta o sbagliata, se gli serve a farlo stare meglio o no. Anche al museo ho questa sensazione quando vedo le scolaresche che imparano cose nuove grazie alla nostra presenza.
Queste cose che sto provando quasi a sessant’anni si dovrebbero fare prima, senza buttar via un sacco di anni con cose inutili. Una volta, sul lavoro mi hanno spiegato che era importante realizzarsi con quello che si faceva e a me veniva da ridere. Adesso mi sento realizzata.

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Le start up dei senior

Chissà se ha trovato lavoro il mio coetaneo esodato che faceva da testimone in settembre nella trasmissione su La7 alla quale partecipavo anch’io per parlare de I ragazzi di  sessant’anni. Sembrava averle provate tutte, ma non era riuscito a trovare un vero lavoro e la giornalista mi incalzava chiedendomi che suggerimenti avevo da dargli.

Probabilmente pressati da domande dello stesso genere, dalla Commissione Europea stanno arrivando varie risposte, tra le quali una delle più importanti è quella che in inglese viene chiamata “senior entrepreneurship”, vale a dire la promozione delle iniziative imprenditoriali attivate dai senior.  Insieme all’OECD (l’Organizzazione internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), la Commissione, in uno studio che s’intitola appunto “Policy Brief on Senior Entrepreneurship”, raccomanda una serie di politiche per favorire le iniziative imprenditoriali dei senior, non solo di quelli esodati che è una particolarità tutta italiana, ma in generale di tutti coloro che possono permettersi ancora una vita attiva. Ad esempio, si raccomanda di assistere il 50-60enne che avvia una start up, aiutandolo nel trovare la rete di rapporti che gli servono o fornendogli la formazione di cui è carente sulle competenze necessarie alla nuova impresa. Oppure, di favorirgli il prestito finanziario per l’avvio della nuova attività o per l’acquisizione di una piccola attività imprenditoriale esistente. Suggerisce anche, questo studio, di incoraggiare i senior a creare imprese insieme a giovani, lavorando fianco a fianco oppure assumendo ruoli da business angels piuttosto che da mentori di giovani imprenditori.

Insomma, mancando opportunità di ricollocarsi in ruoli credibili come lavoratori dipendenti, le risorse che si possono mettere in campo sono le proprie idee, le proprie competenze e la propria iniziativa. Che poi il risultato sia positivo è tutto da vedere, perché il rischio di bruciare qualche risparmio messo da parte c’è. Non è una novità, se c’è impresa c’è rischio.

Con lo stesso spirito delle raccomandazioni della Commissione Europea, l’AARP (la più grande associazione americana degli over 50) propone a chi cerca di lavorare in proprio una lista ragionata dei costi da sostenere per avviare l’attività e sintetizza con una cifra media che si aggira intorno ai 25.000 euro la spesa per partire. Poi naturalmente le differenze sono grandissime da settore a settore e per i piccoli business, come ad esempio le attività da freelance, quelle svolte on line o quelle svolte da casa propria, l’impegno finanziario di partenza è molto più ridotto.

L’Italia è tradizionalmente ricchissima di piccole iniziative imprenditoriali e immaginare che da noi la “senior entrepreneurship”, soprattutto se di piccola taglia, possa attecchire è plausibile. Naturalmente contesto permettendo: in questo periodo in cui la morìa di piccole imprese è all’ordine del giorno per difficoltà di mercato e di credito, il progetto da cui si parte deve essere davvero convincente.

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Spero che continui così

Scrive Daniele: Mi considero fortunato. Ma proprio tanto ! Una di quelle fortune più uniche che rare ! Se mi chiedi perché, ecco il motivo: ho 62 anni e tutti me ne danno cinque – dieci di meno, da tre anni godo di una pensione non da ricconi ma che mi permette di vivere tranquillamente. In più ho messo da parte qualcosa mentre lavoravo e ho comprato un appartamentino in un paese di montagna dove vado molto spesso, perché abito a un’ora dai monti e sciare mi piace ancora da morire. Una giornata sulla neve, col sole, una bella discesa, una polenta al rifugio, se capita innaffiata da una bevuta con gli amici, ma cosa vuoi di più dalla vita? Guardi il panorama dalla cima delle montagne e rimarresti lì incantato tutto il giorno. Le ossa e i muscoli ancora funzionano a dovere, la testa anche (mi sembra). A sciare posso permettermi di andare nei giorni che c’è poca gente e infatti evito i weekend, nei quali invece mi rintano in casa a leggere. Ogni tanto ho anch’io i miei problemi e i miei pensieri ma poi basta una giornata sui monti perché mi torni il buonumore. Qualche volta, molto di rado, mi vengono anche dei sensi di colpa pensando a tutti quelli meno fortunati di me, però, sono sincero, mi passano subito…

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Lunga vita! Che sia anche buona

Ogni secondo sul pianeta due persone festeggiano il loro sessantesimo compleanno e un individuo su nove oggi ha superato i 60 anni, percentuale che entro il 2050 arriverà a uno su cinque.   L’allungamento della vita è un fenomeno mondiale, non riservato solo a pochi paesi occidentali.  In Cina, il paese più popoloso del mondo con il suo miliardo e 354 milioni di abitanti, la popolazione in età lavorativa nel 2012 è calata in termini assoluti per la prima volta da un lungo periodo di tempo, mentre gli over60 crescono di numero e sono diventati 194 milioni. Nel rapporto internazionale “Invecchiare nel XXI secolo” si legge che “la speranza di vita alla nascita è attualmente di oltre 80 anni in trentatre paesi”, mentre cinque anni fa le nazioni che avevano raggiunto questo obiettivo erano solo diciannove.  Confermano il fenomeno i demografi Golini e Rosina: “Se ancora all’inizio del XX secolo meno di una persona su dieci arrivava a superare gli 80 anni, all’inizio del XXI secolo questa meta è diventata, per la prima volta nella storia dell’umanità, un’impresa alla portata dei più”. E alcuni studiosi sostengono che non è finita qui: a metà di questo secolo la maggioranza dei futuri inquilini del pianeta potrebbero, alla nascita, aspettarsi di vivere fino a 100 anni.

Insomma, siamo nel pieno di una rivoluzione demografica e come tutte le rivoluzioni trascina con sé enormi cambiamenti sociali, economici, umani.  Vivere più a lungo è una grande conquista. Poter vivere in tanti con buona o discreta salute decenni che una volta erano riservati solo a rarissimi fortunati è un progresso dell’umanità. Le opportunità potenziali sono innumerevoli e in queste pagine quotidianamente si cerca di metterle in evidenza. Attenzione però a non dare per scontata l’equivalenza: lunga vita uguale a miglioramento delle condizioni umane. Perché questo si avveri dovremo capire quanta pena porteranno con sé gli inevitabili malanni fisici in aumento, dovremo essere capaci di trovare risorse per garantire la dignità degli anni in più e  dovremo trovare il senso da dare alla porzione di esistenza aggiuntiva che alle nostre generazioni è stata regalata.

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Sognavo un’altra vita

Da parte di Anna: Sono una donna che ha avuto una vita senza troppi scossoni, che per anni ha rasentato la monotonia, con figli da crescere e tutto quanto programmato. Dopo gli studi ho lavorato come sarta per poco tempo, perché poi mi sono sposata giovanissima. Ho aiutato mio marito in un’attività di commercio, che è stata però interrotta dalla nascita delle mie due figlie, fino a quando sono cresciute. Quindi nella mia vita sono stata principalmente mamma e casalinga.

  Sono una tipa tranquilla, non chiedo nulla e tutti decidono per me, e avendo un marito molto forte e vulcanico è stato naturale che lui prendesse tutte le decisioni, anche se poteva sembrare che a decidere fossimo in due. Con l’arrivo della seconda giovinezza, dato che i figli erano già grandi, avrei potuto coltivare di più le mie passioni, come scrivere racconti e dedicarmi alla pittura, visto che sono piuttosto brava, essendomi sempre rifugiata in queste solitarie attività, a causa della mia vita poco brillante. Invece mio marito senza neanche interpellarmi apre un ristorante su prenotazione, e in cucina chi ci mette? La sottoscritta! Ho dovuto imparare tutto, non solo a cucinare ma anche a gestire e tenere i ritmi, cosa non facile non essendo del mestiere. E che dire poi del lavorare col proprio marito?

Quello che avrei dovuto fare da giovane l’ho fatto da vecchia, ho invertito i tempi, ma non certo per piacere, ancora una volta hanno deciso per me. Volevo e sognavo un’altra vita.

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L’attività fisica consigliata ai senior

Secondo molti addetti ai lavori, ad esempio l’ACSM (American College of Sport Medicine) o esperti personal trainer laureati in scienze motorie, un buon allenamento per una persona senior può essere costituito da:

attività aerobica: 150 minuti a settimana di attività aerobica moderata, come camminare, correre, ballare, nuotare, jogging, acquafitness, bicicletta, tennis, da svolgere divisi in 30 minuti per 5 giorni (nel caso non si riesca a svolgere 30 minuti continuativi si potrebbero dividere ulteriormente in sessioni di 10 minuti per 3 volte) oppure 20 minuti al giorno di attività aerobica elevata (7-8 su scala di 10) per 3 giorni a settimana.

attività di forza e resistenza muscolare: sono indicate attività come esercizi con macchinari e/o pesi, Tai Chi, esercizi callistenici (cioè esercizi di movimenti semplici e spesso ritmici fatti senza l’uso di strumenti), da svolgere con 2 sessioni di allenamento a settimana con 8 a 10 esercizi di 10-15 ripetizioni che coinvolgano i principali gruppi muscolari.

attività di mobilità articolare: occorrerebbe eseguire esercizi di stretching e movimenti che permettano di raggiungere la massima escursione articolare con frequenza di almeno 2 giorni a settimana e intensità moderata, con movimenti statici anziché balistici.

Come si vedrà su questo stesso blog fra qualche giorno (in occasione della presentazione dei dati dell’indagine sulle buone e cattive pratiche dei senior realizzata da “I ragazzi di sessant’anni”) le attività fisiche che i senior da parte loro ritengono più efficaci sono innanzitutto le camminate e le pedalate.

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Da senior ho trovato l’anima gemella

Scrive Teresa: Sono in pensione da molti anni. Il mio lavoro di medico ospedaliero mi ha costretta per 34 anni a dei turni molto pesanti, in situazioni molto stressanti, perciò sentivo di aver concluso una fase della vita, che pure mi ha dato molta soddisfazione e che rifarei. Ho continuato a svolgere la mia professione di medico privatamente, ma il mio desiderio di tempo libero mi ha pian piano allontanato dal lavoro e mi sono pian piano riappropriata della mia vita assecondando i miei desideri e i miei gusti.
Durante la mia vita da senior ho incontrato la mia anima gemella. Ci ha unito la condivisione di interessi, viaggi, mostre, concerti e la presenza di quest’uomo ha vivificato la mia vita, come era mio desiderio. Ci siamo sposati dopo qualche anno di frequentazione, ma abbiamo continuato a mantenere le nostre case individuali, anche dopo il matrimonio, per rispettare le nostre abitudini e i nostri spazi. Ora abbiamo scelto di abitare vicini, ma sempre in case separate. Questo non vuol dire che non condividiamo felicemente, anche nelle cose pratiche, la maggior parte del tempo. Ci piace molto seguire le stagioni concertistiche, andare al mare d’inverno, visitare mostre d’Arte in varie città e frequentare amici.
Inoltre, tengo molto ai rapporti famigliari: offro aiuto concreto per i piccoli di casa, che sono la mia gioia e il” dessert della mia vecchiaia”. Ho anche dato per molti anni la mia disponibilità a prestare la mia opera professionale di volontariato in una struttura di accoglienza di bambini e di madri in difficoltà e attualmente vengo chiamata per consulenze.  In foto: medico donna con paziente

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Aggiustamenti della propria vita

Ripiego e ribilanciamento sono due soluzioni molto diverse, ma tutte e due sono degli aggiustamenti della propria vita che molti senior sperimentano.  Provo a spiegarmi.  E il modo migliore per spiegarsi, come sempre, è raccontare dei casi concreti, in questa occasione i casi di Lorenza e di Paolo, entrambi intorno ai sessanta.    Lorenza sta sperimentando delle novità significative nella propria vita, innanzitutto sul fronte familiare e affettivo. E’ stata felicemente sposata per tanti anni, poi il suo matrimonio si è incrinato, lei l’ha lasciato sopravvivere in stato vegetativo per molto tempo, quindi del tutto inaspettatamente, quando ormai credeva di essere fuori tempo massimo, si è innamorata, ricambiata, di un altro uomo. I suoi due figli sono ormai adulti autonomi e la scelta di separazione per lei è stata dolorosa ma non drammatica. Il suo nuovo compagno abita lontano, in un’altra città e non è pensabile far vivere il nuovo rapporto mettendo di mezzo troppi chilometri. Così Lorenza sceglie di trasferirsi in una città che non conosce, insieme fiduciosa e paurosa di ciò che l’aspetta. Il suo cambiamento (compagno di vita e città di residenza) è significativo, ma ci sono altri aspetti sui quali Lorenza non cambia la propria vita. In primo luogo il suo lavoro, che non prevede un ufficio fisso, ma di lavorare al computer e di viaggiare nelle diverse località dove ci sono i clienti da visitare: così per lei dal punto di vista del lavoro è indifferente abitare in una città o in un’altra, e decide di continuare a lavorare come prima. Anche il rapporto con i figli non si modifica di molto rispetto a prima. Si tenevano in contatto telefonicamente, con le email e incontrandosi più o meno ogni due o tre settimane: ora gli spostamenti sono un po’ più lunghi ma proseguono con questa frequenza. Nell’insieme Lorenza è soddisfatta dal suo nuovo equilibrio. Ha fatto un cambiamento importante su alcuni aspetti della propria vita ma non su tutti, in questo senso il suo è stato un aggiustamento e non una cesura totale, e soprattutto vede un futuro promettente grazie sia alle novità che ha introdotto sia al proseguimento di alcune attività e relazioni di sempre: da questo punto di vista il suo è un ribilanciamento, cioè un cambiamento parziale dell’equilibrio preesistente associato a un sentimento di rilancio ottimista della propria vita.

L’altro caso che racconto è quello di Paolo, che pure sta sperimentando un aggiustamento della propria vita, ma percepito in termini di ripiego. Paolo è sempre stato un compagnone e insieme un gran lavoratore. Il meglio l’ha sempre dato nella sua professione e nelle uscite con gli amici: al ristorante, nell’organizzare viaggi, gite, grigliate, grandi bevute. La sua bella carriera e i suoi chili di troppo sono i testimoni di queste preferenze.  Negli ultimi due anni però non tutto è andato per il verso giusto. Prima un ricovero d’urgenza per un problema cardiaco, poi dei continui malanni digestivi, l’hanno obbligato a limitare le uscite sociali. Quasi contemporaneamente, dove lavora gli hanno detto senza molti complimenti che se voleva restare gli avrebbero dovuto ridimensionare il ruolo. In realtà, pur con queste limitazioni, Paolo ha una vita piena: i problemi di salute non hanno completamente tarpato le ali alle sue uscite con gli amici, deve solo starci più attento; e sul lavoro, dato che il problema riguarda anche tanti altri, non ha perso la faccia e finché dura può mantenere lo stesso tenore di vita di prima. Senza contare che Paolo ha una moglie che gli è sempre stata vicino e a cui anche lui vuole bene.  Il punto è che Paolo vive quel che gli sta succedendo con un sentimento di ripiego: gli sembra di non avere più sotto controllo la situazione e si aggrappa a quel che gli rimane (oggettivamente ancora tanto) pensando che l’importante per il futuro è solo di non farsi travolgere e di evitare peggioramenti.

Lorenza e Paolo sperimentano entrambi degli aggiustamenti, cioè dei cambiamenti parziali dei loro equilibri precedenti, ma la prima li sperimenta in termini di ribilanciamento positivo, il secondo invece con un atteggiamento di ripiego.  I cambiamenti e le transizioni di quando si entra nella fase di vita da senior possono essere su molti fronti (lavoro, figli, coppia, salute, danaro, abitazione, ecc), ma sono sicuramente più numerosi i casi di aggiustamento di quelli di cesura totale con il passato. E certamente gli aggiustamenti sono più numerosi anche rispetto ai casi di ricerca di continuità totale con la vita di sempre. E’ vero che eventi più o meno fortunati che esulano dalla nostra volontà possono condizionare molto la qualità dei nostri aggiustamenti, ma per quel che è nelle nostre mani sicuramente atteggiamenti di rilancio a favore di un ribilanciamento sono molto più saggi di atteggiamenti che portano a sentimenti di ripiego.

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Il cammino continua

Racconta Costantino: Nato da una famiglia della borghesia triestina, la scomparsa di mio padre ha comportato una dura attività lavorativa da parte di mia madre. Sono stato uno studente piuttosto diligente senza essere un’ eccellenza. Finito il liceo mi sono laureato in lettere classiche.
Da studente ho anche lavorato in una ditta commerciale conoscendo più da vicino il mondo operaio e impiegatizio ed economico in generale. Ho insegnato tutta la vita in licei diversi affinando così conoscenze e competenze mirate su obiettivi specifici in rapporto alle scolaresche dei differenti indirizzi. A suo tempo ho lavorato anche in scuole private con risultati soddisfacenti specie sul piano umano ma ho fatto pure una significativa esperienza come produttore assicurativo sul territorio in cui ora vivo, la Romagna, negli anni settanta mentre negli anni ottanta ho collaborato insieme ad altri con il circondario riminese nel campo dell’orientamento scolastico e professionale. Sono stato fortunato sul piano affettivo per avere conosciuto una famiglia, quella di mia moglie, di grande umanità e generosità e devo a mia moglie gran parte di quello che sono ora, ma il cammino continua…
Il passaggio dalla vita lavorativa a quella da pensionato non è stata traumatica personalmente ma per un delicato intervento subito da mia moglie. Del resto non sono certo mancate e non mancano le occasioni di incontro, di crescita culturale e affettiva, di formazione permanente attraverso letture che mantengano vivo il contatto con la realtà in divenire in un continuo presente e guardando al futuro e alla conservazione delle amicizie e delle conoscenze. Per altro verso, le sofferenze e i lutti dell’ultimo decennio mi hanno portato a riflettere sul tempo la cui inafferrabile velocità appare evidente solo in età avanzata. Così ti rendi conto della inconsistenza e della inutilità di certa conflittualità passata sia sul lavoro sia nel contesto familiare e amicale e del conseguente male involontario che fai a te stesso e agli altri. Ma anche del bene il cui raggiungimento non è sempre scontato né facile ma proprio per questo quanto mai stimolante e affascinante, nonché gratificante nel momento in cui si ottiene il risultato sperato. Ed esiste un bene che va oltre la tua dimensione terrena. Quest’ultima è la più impegnativa e meno scontata per tutti. Ma ci provo.   In foto: una persona in cammino

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In aumento le violenze over 60 ?

Negli ultimi mesi nelle pagine di cronaca sono stati riportati, come mai prima d’ora, casi di violenza che hanno riguardato persone oltre i 60 anni.  Per lo più si era abituati a sentire di persone anziane che subivano furti o rapine, raramente si aveva notizia di reati più gravi. E quasi sempre la persona di una certa età risultava vittima e non responsabile di questi reati.

Si legge invece a ritmo crescente di casi di omicidio, percosse e maltrattamenti in cui il senior compie il reato, non lo subisce soltanto.   Abituati all’idea che con l’età diminuiscono sia le forze sia lo spirito per essere aggressivi, siamo un po’ stupiti quando leggiamo di questi casi. Forse però non poteva che succedere così: i senior aumentano di numero, sono protagonisti di una mutazione per cui risultano ancora attivi su tutti i fronti e quindi anche le azioni criminali e violente dovevano aumentare.

L’attenzione anche mediatica degli ultimi tempi sulla violenza alle donne ha poi portato in evidenza che anche a questa età le vittime più frequenti di questi reati sono le donne, molto spesso in ambito familiare.  A questo proposito, ecco un’opinione che rimbalza da Pescara della presidente del Centro Antiviolenza Ananke, pubblicata dal quotidiano on line Il Centro:  «L’età non conta, anzi, più si va avanti e più i difetti emergono, esasperati anche dalla costrizione all’intimità, allo stare insieme imposto dalla vita da pensionati. Tant’è che da due anni a questa parte i dati sulle violenze over 60 di donne che si sono rivolte a noi sono aumentati… A quest’età la violenza si scatena perché, quando le donne diventano più grandi arrivano alla consapevolezza di volere un rapporto diverso, non vogliono più accettare delle cose, non vogliono più aspettare. E a quel punto si scatena la dinamica della violenza che non ha niente a che fare con il dramma della gelosia, come vengono erroneamente definite queste tragedie: è la violenza dell’uomo che considera la donna proprietà privata».  In foto: Schizzi di Penzo e Fornasier

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