Posts from: febbraio 2013

Armonia e passioni

Da parte di Vinicio: Facevo l’autista di mezzi meccanici pesanti, il mio era un lavoro molto faticoso, quindi la pensione, che ho dovuto rincorrere per un po’, è stata molto agognata, ma una volta raggiunta ho potuto godermi di più la famiglia e dedicarmi alle mie passioni (la caccia, cercare funghi e lumache, riposarmi), che svolgevo saltuariamente.
Questo in teoria, perché invece i parenti (mamma, moglie, cognati, sorelle) mi hanno tempestato di richieste: chi doveva rifare il bagno, chi aveva una porta da aggiustare, l’orto da fare… sembrava che per anni avessero accumulato i lavori solo per quando sarei andato in pensione!
Avendo iniziato a lavorare presto, sono sempre stato abituato ad accontentarmi di quello che ho. Sono sempre per la vita semplice e decorosa. Anche adesso che sono in pensione non ho grandi aspettative, perché non mi interessa avere uno stile di vita diverso da quello che ho condotto finora. Mi basta solo vivere in armonia e potermi dedicare alla mia famiglia e alle mie passioni, tra cui la caccia, che mi impegna tre giorni alla settimana: il giovedì vado a caccia piccola, il sabato vado in montagna a preparare le postazioni da dare ai cacciatori per il giorno successivo, e la domenica vado a caccia grossa. L’impegno, essendo da anni capo caccia, tra le altre cose, consiste anche nel dover preparare e programmare il pranzo di fine battuta per tutti i cacciatori.
Un altro compito molto importante per i cacciatori è portare in montagna i cani e addestrarli, io sono molto orgoglioso dei miei cani da cinghiale, e guai a toccarli, quando si perdono sto giorni in montagna a cercarli. Da pensionato chiaramente ho più tempo da dedicarmi a loro.
Un’altra cosa che mi impegna molto è il mio orto, a cui dedico gran parte del mio tempo, così da avere sempre frutta e verdura fresca. Inoltre mi dedico alla raccolta dell’uva e delle olive per la produzione di vino e di olio.

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Alla guida

Uno studio condotto dal Transportation Reasearch Institute dell’Università del Michigan (si sa che gli Americani misurano tutto) ha contato il numero dei patentati e ha sondato quanto attrae ancora la guida di un’auto e quanto è alta l’aspirazione a conseguire la patente di guida. Il risultato è che pare ci siano più donne che uomini al volante, con un sorpasso avvenuto nel 2010. Non solo, è risultato anche che un numero sempre più basso di Americani è attratto dalla guida, soprattutto gli uomini si stanno disamorando, secondo i ricercatori perché trascorrono più piacevolmente il loro tempo tra internet e smartphone piuttosto che sull’asfalto.  Questo vale per tutte le fasce di età ? Non proprio: i senior ad esempio mantengono un’abitudine alla guida maggiore delle generazioni più giovani. Ad esempio, dal 1995 la percentuale di maschi patentati è in calo, ma per le fasce di età sotto i 60 anni, e nella seconda parte della vita le donne guidatrici sono costantemente più numerose dei coetanei maschi.

Siamo tantissimi, noi senior, e anche se apprezziamo tantissimo camminate e biciclettate, popoliamo strade e autostrade con le nostre auto (poi bisognerebbe anche capire, dalle nostre parti, che impatto ha e ha avuto la crescita del prezzo della benzina). Comunque, che significato ha, per un senior di oggi, guidare un’automobile ? Nel tempo sono stati attribuiti vari significati e funzioni: dal più scontato, quello di mezzo comodo di trasporto, a quello più simbolico di status symbol, fino ad arrivare a considerare la quattroruote come uno strumento di emancipazione, di autonomia e di indipendenza.  A me capita spesso di ascoltare donne e uomini di sessanta – settanta– ottant’anni che vivrebbero lo smettere di guidare come una riduzione secca della loro autonomia e una resa anticipata al tempo che scorre.  Non mi stupirei, il giorno che venisse fatta un’indagine da noi, se si scoprisse che le tante e i tanti senior che non smettono di guidare associano a questo un sentimento di vitalità e che il loro invecchiamento attivo passa anche attraverso il muoversi liberamente in auto.  In Europa hanno dato per sicuro che le strade saranno sempre più frequentate da persone in là con gli anni e per questo hanno lanciato un progetto, che si chiama “Sameru”, dedicato alla sicurezza stradale fra gli over 65. Ad esempio, nello scorso mese di dicembre si sono svolte, presso l’Autodromo di Modena, alcune attività sperimentali legate a questo progetto: i partecipanti over65 si sono cimentati con prove pratiche come frenate di emergenza, slalom, miniskid e giri in pista per migliorare la fluidità di guida, sempre assistiti da istruttori specializzati. “La terza età scopre all’autodromo di Modena la sicurezza stradale” hanno titolato i giornali. Il progetto, finalizzato alla riduzione degli incidenti stradali tra gli utenti più anziani in tutto il territorio dell’Unione, ha permesso ai guidatori senior di sperimentare tecniche di guida sicura e di conoscere le nuove normative inserite nel Codice della Strada.

Insomma: tanti senior motorizzati in circolazione, che non vogliono perdere l’autonomia e l’indipendenza offerta dal guidare l’auto, ma che saranno chiamati a fare sempre più attenzione alla sicurezza.

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Ritorno alle origini

La storia di Arduino raccontata in un’intervista: Sono andato in pensione a 59 anni dopo 40 anni passati nell’Esercito in cui ero entrato volontario a 20 anni come soldato semplice. Con impegno costante e forza di volontà ho fatto una carriera completa concludendola col grado di Generale di Brigata. Mi sono sposato a 40 anni e nell’arco di sette anni sono nati tutti i miei cinque figli. Nonostante i molteplici impegni di lavoro ho sempre cercato di essere un padre presente ed affettuoso anche se rigido. Una volta andato in pensione ho riscoperto l’amore per la terra, legato alle mie origini contadine. Provengo infatti da una famiglia della Ciociaria e, fino alla partenza per il militare, ho sempre aiutato mio padre nel lavoro dei campi. La possibilità di dedicarmi alla campagna, sia al paese che vicino casa, ha fatto sì che trovassi un nuovo modo di sentirmi utile. Oltre ai lavori che periodicamente vado a fare al mio Paese, ho un piccolo orto vicino casa dove, quasi quotidianamente, passo alcune ore a coltivare le verdure di stagione. Quest’attività, oltre a farmi bene fisicamente, mi rasserena nella contemplazione della natura che sempre si rinnova in ogni stagione. Ho varie malattie, ipertensione, diabete, miastenia, ma le tengo sotto controllo con i farmaci in modo abbastanza soddisfacente. Sono molto attaccato alla mia famiglia, mia moglie, i miei figli, i miei cinque nipotini e spero di essere riuscito a trasmettere loro quegli stessi principi di appartenenza e di solidarietà familiare ereditati dai miei genitori. In foto: due uomini nei campi.

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Senior e spiritualità

Sarà vero che con il passar degli anni si è più portati a vivere una vita di introspezione e di riflessione interiore ? Che si va alla ricerca di un proprio percorso spirituale, non necessariamente basato su un retroterra religioso, ma anche laico ? Che si è meno indifferenti di fronte al tema della morte e del fine vita ?

Sicuramente sarà capitato a tutti, magari dopo un periodo di malattia o di profonda crisi, di ripensare al proprio percorso di vita e di porsi domande sulla propria esistenza e sui misteri del dopo.  Le forme con cui si manifesta il bisogno di spiritualità, insisto: sia quella religiosa sia quella laica, sono numerose ed è difficile immaginare che per un sessantenne si presenti allo stesso modo che per un trentenne.  Per queste ragioni, nell’indagine “Vita da senior” sulle buone e cattive pratiche dei 55-75enni si è voluto inserire un capitolo dedicato alla spiritualità. Apprezzare le bellezze del mondo, i colori, i tramonti, i fiori, gli animali, i grandi spazi, sono forme di spiritualità ? Provare attenzione ed empatia per chi ha disagio, dolore e sofferenza è anch’essa un’apprezzabile manifestazione di spiritualità ? O la vita spirituale richiede la frequentazione della comunità religiosa di cui si condivide la fede? E ancora: cosa, oltre ad una maggiore sensibilità ai misteri della morte e del “dopo”, rende la spiritualità dei senior specifica rispetto alle età precedenti ?

Le 45 persone che sono state intervistate nell’indagine “Vita da senior” hanno raccontato la loro esperienza e detto la loro opinione. In altra parte del blog   si trovano le risposte sintetiche e si può aggiungere la propria opinione. Il tema è complesso e delicato, ma vale la pena di mettere in comune le proprie opinioni anche su questo.

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Sogni e realtà

Da parte di Vittoria: Ho lavorato per tanto tempo facendo un lavoro che chiedeva sacrifici e quindi quando è arrivata la pensione qualche anno fa mi è sembrata una specie di liberazione. Poi però le cose non sono andate come speravo, di fare qualche bel viaggio, di passare i pomeriggi con le amiche a chiacchierare e di imparare a suonare il pianoforte, che è una fissa che ho fin da quando ero bambina e non ci sono mai riuscita, anzi non ci ho proprio mai provato. E’ andata che mio marito, che è oltre la settantina, si è ammalato e ha avuto bisogno di molti mesi prima di rimettersi un po’ in forze. E subito dopo mia figlia, da cui ho un bel nipotino, mi ha fatto capire che lei e suo marito stavano tirando la cinghia e non sapevano proprio come fare per il bambino quando usciva dall’asilo. Di baby sitter non se ne parlava nemmeno. Così mi sono ritrovata, come è successo a tante altre donne della mia età che conosco, che via un lavoro ne è iniziato un altro, in famiglia. A essere onesta, è meglio di prima perché stare con mio nipote mi piace e poi ho molta più libertà di usare il mio tempo e la fatica è meno. Però certo la realtà non è il sogno dorato che facevo. Dentro mi rimane comunque la fiammella: queste benedette lezioni di pianoforte prima o poi devo iniziare a prenderle.    In foto: di Poul Friis Nybo, Woman playing piano

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Vuoi stare con il partner ?

Qualche giorno fa ho partecipato ad un convegno di esperti di consumi, organizzato da Retail Watch e da CDV Conference Management, in cui l’universo femminile, con le sue esigenze e i suoi orientamenti, era al centro dell’attenzione. Se vuoi conquistare la consumatrice donna, era questa la filosofia da cui prendevano spunto gli interventi, devi conoscere bene cosa è per lei importante.

Tra i tanti dati interessanti ascoltati, uno in particolare ve lo ripropongo. La domanda: quanto ci tengono uomini e donne a stare con il proprio partner ?  Intuitivamente la risposta è: ci tengono molto. L’amore, la coppia, la famiglia costruita insieme, sono dimensioni da sempre centrali nella vita, quindi nessuna sorpresa che mantengano un’importanza significativa. Eppure le ricerche (in questo caso mi rifaccio ai numeri proposti nel convegno da Rosanna Savoldelli di GFK Eurisko) dicono che le risposte non sono così lineari: per le donne giovani sotto i trent’anni “stare con il partner” è una méta rilevante nella vita ed è assai più importante che per i coetanei maschi (56 a 46); poi, durante la maturità le risposte tra uomini e donne si equivalgono, mentre quando si arriva agli over 60 i desideri si rovesciano: il 59% degli uomini desidera stare con il partner, a fronte di un misero 37% delle donne !

Meditate, cari ragazzi (maschi) di sessant’anni, meditate ! Come (ri)conquisteremo le nostre mogli e compagne, che evidentemente con l’età si stufano un po’ di noi ?

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Viaggiare!

Scrive Renza: Salve! Leggo sempre le vostre storie e mi ritrovo in molte delle situazioni descritte. Ho 64 anni, mio marito ne ha 74: ci occupiamo dei nostri nipotini che vivono vicini a noi, oltre a tante altre cose tipo letture cinema viaggi ecc. Abbiamo però anche una figlia che vive negli USA e che ha un bimbo, siamo stati da lei già altre volte, in occasione del parto anche 2 mesi, ma ora mio marito è timoroso ad andare fuori dell’Europa perché, essendo più anziano, teme che un malore improvviso possa crearci problemi gravi visto il tipo di sanità che c’è in USA. Noi abbiamo sempre fatto un’assicurazione privata (Europeassistance) e non ne abbiamo avuto mai bisogno, ma….C’è qualcuno che malauguratamente si è trovato in situazioni di malattia e come si sono comportate le assicurazioni? e il SSN non interviene in alcun modo? non vorrei rinunciare a vedere il nipotino americano nonché figlia e genero solo per questo timore! Qualcuno mi può dare lumi? grazie infinite Renzina Iorio

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Nipoti professionali

Nel mondo delle aziende sta finalmente iniziando – lentamente – il dibattito su quali soluzioni sono possibili per valorizzare sul lavoro gli over 55 e gli over 60.  Qualche manager più illuminato degli altri, qualche direzione del personale non votata solo alla riduzione degli organici, qualche società di consulenza che organizza convegni sul tema, cercano di uscire dal riflesso condizionato degli ultimi vent’anni, secondo il quale il prepensionamento del cinquantacinquenne è il rimedio “normale” se l’organizzazione ha necessità di ridurre costi e personale.

Allungamento della vita, stato di salute medio non comparabile con quello di vent’anni fa, attivismo dei ragazzi di sessant’anni, età pensionabile spostata in là nel tempo, sono tutti fattori che portano anche le imprese a confrontarsi con l’argomento.

I sessantenni sono una ricchezza, si comincia a dire; una ricchezza di competenza e di esperienza e non sfigurano nemmeno quando si parla di produttività.  Ancora non sono state messe a fuoco bene le esigenze di questa nuova figura, il sessantenne al lavoro (ad esempio il maggior bisogno di “leggerezza” pur rimanendo attivi o le necessità ergonomiche di questa età), ma almeno si inizia a parlarne.

Tra le prime soluzioni che si sperimentano, una che accoglie un discreto favore sia da parte degli individui sia da parte delle aziende, consiste nel riservare al senior un ruolo da tutor, da coach, da mentore, nei confronti di quelli più giovani, non necessariamente giovanissimi.

Nella versione più classica, al senior, portatore di esperienze e competenze che l’azienda avrebbe un danno se andassero disperse, viene affidato un ruolo di accompagnamento del giovane, che a sua volta apporta idee nuove, studi recenti, creatività e che contemporaneamente beneficia dei suggerimenti sui “trucchi del mestiere” offerti dal senior, con il quale può anche confrontarsi e sviluppare insieme nuovi modi di affrontare il lavoro.

Ma ci sono anche testimonianze di aziende, attente al rapporto con la comunità del territorio dove operano, che cercano di costruire delle accoppiate senior – giovani coinvolgendo pure le persone già in pensione. E’, ad esempio, il caso della Loccioni, azienda leader nelle macchine per i sistemi di misura, con il suo progetto “silverzone”: dopo la pensione, i manager di maggior successo si mettono a disposizione dei più giovani per condividere competenze e formarli nel lavoro.

 

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L’ amore della mia vita attuale

Scrive Lora, la cui gioia deriva dai nipotini e dalla fede religiosa: Dopo tante sofferenze della mia vita tortuosa, da sola con un bambino da crescere, ho ricevuto un amore più grande che avrei potuto avere, l’amore di Dio l’ho sempre avuto dalla nascita Lui si è preso cura di me, e non ha smesso.
Adesso vivo un amore indescrivibile, una felicità immensa, quella di avere 2 nipotini che mi amano, io li adoro quando sto con loro quasi ogni giorno, l’amore che mi trasmettono nonostante piccoli riempiono tutti i vuoti che hanno accompagnato la mia esistenza. Non avrei mai immaginato che essere nonna mi avrebbe dato queste sensazioni stupende, grazie a Dio che mi ha concesso questo dono della vita sia prolungandomi i miei giorni, perchè per vari incidenti potevo non esserci da tempo, sia la gioia della grazia di Dio nella mia vita, che fa sì che il mio cuore trabocchi d’amore per tutti, sono disponibile ad aiutare chi ha bisogno perchè ho conosciuto il bisogno, sono molto felice della mia vita attuale, fino a quando Dio vorrà va bene così. In foto: una nonna con nipote

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I tenaci

I tenaci sono una legione piuttosto numerosa ed agguerrita. Li riconosci perché ti guardano male se gli fai notare che invecchiare capita a tutti e scantonano quando, ad un certo punto della conversazione, tra coetanei ci si confronta sulle abbondanti sfumature di grigio che ornano le capigliature.

Fanno una certa fatica ad accettare l’idea che il tempo passa e che è saggio prepararsi ad affrontare i cambiamenti dell’età, comunque ci pensano il meno possibile e i loro sforzi sono concentrati soprattutto sul riuscire a mantenere in tutti i campi le stesse performance degli anni precedenti. Un mix di volontà e desiderio posti al servizio del perpetuare il presente.

Sul lavoro, il tenace dice con orgoglio che morirà con la testa che gli cascherà sulla scrivania. Nel frattempo tiene duro, nei momenti in cui deve dare prova di sé è concentratissimo e dosa con precisione da farmacista le sue energie e la sua esperienza. Effettivamente gli si scalda ancora il cuore quando risolve un problema lavorativo o dà una buona prestazione e considera impensabile che qualcuno più giovane possa pareggiarlo in bravura. Se poi pensa che qualcuno gli minacci la posizione, il senior tenace diventa spietato.  I segni del suo successo sono tutti ben in evidenza e l’idea di rinunciarvi anche in parte gli toglie il sonno.

Il tenace tiene molto anche alla propria forma fisica e al proprio aspetto. Beh, tutti ci teniamo, ma il tenace ne fa un punto d’orgoglio. Lo sport e il movimento che decide di praticare non sono solo attività che gli piacciono e che evitano ossa scricchiolanti e grasso di troppo, ma anche un modo per dimostrare a se stesso e agli altri che si sta vincendo la sfida con il tempo. Nella sessione di jogging tiene il ritmo di quelli di vent’anni più giovani, nello spogliatoio dopo la partita a tennis è gratificato quando gli amici commentano che il suo scatto è sempre vincente e la biciclettata gli si trasforma subito in una scommessa su quanti chilometri riuscirà a percorrere.

Il tenace fa anche una certa fatica ad andare dal medico, visto un po’ come termometro della propria sfida con gli anni che passano. Ricorrervi frequentemente è sconveniente e quindi il tenace è riottoso agli inviti fatti da chi gli vuol bene ad andare a farsi visitare. Solo quando i segnali diventano incontrovertibili, prende l’appuntamento col medico.

Vita dura, quella del senior che non molla. Gli amici lo aiuterebbero se gli facessero capire che ogni fase della vita porta con sé piaceri diversi.

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