Posts from: marzo 2013

Problema o risorsa ?

Più l’opinione pubblica si sensibilizza al tema dell’impetuosa crescita numerica dei baby boomers, più si divide tra chi ci considera un grande problema e chi invece ci tratta da risorsa preziosa. Qui oggi vorrei parlare della dimensione pubblica del fenomeno, non dei vantaggi e degli eventuali svantaggi che sul piano individuale vengono dall’allungamento della vita e dalle migliori condizioni di salute prima della “vecchiaia vera”.

E’ abbastanza evidente perché l’invecchiamento della società spaventa: circa 20 milioni (già oggi) di over55, destinati ad aumentare e ad ingrossare le fila dei percettori di pensioni pubbliche e dei destinatari di prestazioni sanitarie con i soldi pubblici, non lascerebbero tranquillo neanche il più incosciente degli amministratori e dei cittadini. A maggior ragione noi senior siamo percepiti come un problema se, come nel nostro caso italiano, le nuove leve (i giovani) sono molto meno numerose di quelle dei padri. E se, come molto probabile, i nostri figli avranno i loro bei problemi a cavarsela da sé, figuriamoci a produrre risorse per sostenere genitori e nonni.

Se l’argomento “rivoluzione demografica” e aumento dei baby boomers lo vediamo solo da questa prospettiva, non c’è dubbio che quel che si vede è solo buio pesto.  Ma guardare contemporaneamente pure all’altra faccia della medaglia è anch’esso un esercizio istruttivo. Infatti, noi senior possiamo ben essere considerati anche una risorsa preziosa. Una risorsa che contribuisce già ora al benessere comune e che potenzialmente potrebbe essere ulteriormente valorizzata, sol che si sia capaci di uscire dagli stereotipi del sessantenne visto come anziano e “fardello della società”.

Siamo già oggi una risorsa preziosa, se solo pensiamo all’importante contributo che i senior danno nelle famiglie e, in misura crescente, nel volontariato. In famiglia, i senior spesso “producono servizi” di enorme valore sociale nella cura alle persone: basti pensare ai nonni che accudiscono i nipotini e che sgravano i figli di costi d’asilo e baby-sitteraggio altrimenti poco sostenibili, o ai figli 50-60enni che si occupano, in maniera altrettanto preziosa, dei genitori ormai non più autosufficienti. Per non parlare del sostegno economico che genitori vissuti nel periodo della crescita spesso riescono a dare ai figli, ormai grandi ma ancora bisognosi. Anche le attività di volontariato stanno coinvolgendo sempre più i senior e, come calcolato da molti di recente, si sa che il risultato di questo tipo di attività ha ormai un valore economico enorme.

Ma si potrebbe fare di più per valorizzare il possibile contributo dei senior alla società. Non mi riferisco tanto all’allungamento della vita lavorativa attiva, che ormai è nelle leggi. Mi riferisco soprattutto all’enorme patrimonio di esperienza, saggezza, competenze, saperi, mestieri, di cui i baby boomers sono portatori e che potrebbero essere o ancora utilizzati direttamente o trasferiti alle giovani generazioni. Se è vero che alcune competenze sono diventate obsolete e superate dalla tecnologia o dal modo di lavorare, è parimenti vero che un patrimonio altrettanto ricco rimane molto spendibile anche oggi. Nelle imprese ci si potrebbe attrezzare per organizzare questo trasferimento, nel mondo associativo si potrebbe favorire lo scambio con i più giovani, da parte dell’amministrazione pubblica si potrebbe evitare la dispersione di mestieri ancora utili.

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Con i giovani

Scrive Claudio: Secondo me uno dei segreti per non diventare un vecchio noioso e insopportabile è stare con i giovani e avere un continuo confronto con loro. Io ho avuto la fortuna di fare l’insegnante e quindi con i ragazzi ci ho passato una vita intera. Naturalmente ci sono state le giornate che tornavo a casa da scuola di pessimo umore perché mi avevano fatto dannare, ero stanchissimo e mi sembrava che non imparassero niente, però non ho mai perso di vista la grande opportunità che mi era data dal potermi confrontare quotidianamente con loro. Combattere i conformismi (quanti ce n’è fra i giovani !), ascoltare idee nuove e rivoluzionarie, contenere e scambiare emozioni…insegnare era anche tutto questo. Che bel lavoro ho fatto ! Adesso che ho passato la sessantina e sono in pensione, voglio continuare a poter comunicare con i ragazzi e lo sto facendo da volontario: insieme a degli ex colleghi abbiamo dato disponibilità a seguire degli allievi che devono recuperare o altri che vogliono approfondire determinati argomenti in orario extra-scolastico. Non siamo in competizione con la scuola o con i loro insegnanti, siamo solo un supporto a disposizione di chi ne sente la necessità.
Questa attività e questi rapporti mi fanno stare proprio bene, sento il sangue che circola di più, il cervello che gira più veloce, vedo il mondo che s’allarga invece che chiudersi e sono sicuro di portare un po’ di questo vento fresco quando poi torno a parlare con i miei coetanei.  In foto: un insegnante con due ragazzi

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Esercizio fisico antiaging

In un recente articolo sui “segreti per vivere bene e a lungo” Guidalberto Guidi, cardiologo nonché specialista in medicina preventiva e del benessere, ha elencato una serie di comportamenti e stili di vita che sono comuni alle persone longeve e che sono invecchiate bene. Scrive Guidi: “Parliamo…di segreti, quelli che ogni essere longevo ha provato su se stesso raggiungendo l’obiettivo di vivere bene, sano e a lungo.  Quale «segreto» custodirà quel giovanotto torinese di 93 anni che andrà in orbita per fare la cavia degli esperimenti spaziali ? E quale altro segreto consente all’ottantaquattrenne Big Jim americano di sfoggiare linea perfetta , muscoli tonici, articolazioni elastiche, polmoni di subacqueo ? E i longevi e sani abitanti di Campodimele? (ndr: gli abitanti di Campodimele hanno tassi particolarmente bassi di “colesterolo cattivo”) Ancora una volta dobbiamo constatare che vi è convergenza quasi assoluta sullo stile di vita”.

Tra i comportamenti elencati dal dr. Guidi, alcuni alimentari e altri legati al non fumare e all’essere attivi, spicca l’importanza dell’attività fisica: “Tutti svolgono attività fisica regolare, meno intensa ma prolungata i più anziani, lavorare l’orto per esempio, più dinamica ed intensa quelli che vogliono conservare una adeguata massa muscolare.”

Che l’esercizio fisico sia cruciale per prevenire le malattie e per ritardare l’invecchiamento è ormai convinzione comune anche dei diretti interessati, cioè dei senior quando arrivano ad interrogarsi su come fronteggiare l’inevitabile declino fisico. Anzi, che molto movimento e una vita non troppo sedentaria facciano bene non è neppure più un segreto; il vero “segreto” da carpire è come riuscire a mettere in pratica con costanza questo proposito senza farsi vincere dalla pigrizia.

Anche nell’indagine “Vita da senior” che I ragazzi di sessant’anni hanno appena concluso emerge elevata l’attenzione ai regimi di vita, e in particolare alle attività fisiche che favoriscono la prevenzione delle malattie. L’esperienza delle “buone pratiche” dei 55-75enni prevede che si facciano frequentemente lunghe camminate o nuotate, che si usi la bicicletta per spostarsi, che si vada con regolarità in palestra, che non si interrompano gli sport che si amano. Ma anche che si conduca una vita attiva con impegni, praticando attività che sollecitino insieme corpo e mente: da una parte, dedicarsi ad attività che assorbono aiuta i processi biochimici cerebrali a mantenere vivace il ragionamento e positivo l’umore, dall’altra il movimento fisico associato ad una attività mentale coinvolgente ha più probabilità di essere praticato. E’ proprio questo probabilmente il “segreto” per non lasciare che il corpo si deteriori senza far nulla e per praticare con costanza il movimento del corpo: riuscire a trovare attività fisiche (sportive o non) che ci piacciano di per sé, che ci assorbano anche la mente, che ci siano utili per la realizzazione dei nostri interessi.

 

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Arrendersi mai!

Scrive Daniela: Ho 60 anni, donna, niente mariti e niente figli (più per caso che per scelta). Ho lavorato per oltre 20 anni come dipendente in medie aziende (responsabile comunicazione). Poi, a 54 anni vengo licenziata….azienda in crisi…esodata ante litteram! da circa 6 anni lavoro per conto mio, imprenditrice individuale…Ce l’ho fatta mi dico, sono riuscita a ricollocarmi con la mia professionalità….ma arriva la riforma Fornero e….dovrò lavorare fino ai 67 anni per avere la pensione! Ce la farò ad arrivarci viva? e per viva intendo con voglia di vivere, di socializzare, di viaggiare etc? Non voglio morire di Fornero…accetto suggerimenti! P.S. le donne come me sono veramente senza tutele, se mi ammalo non posso lavorare e dunque guadagnare quel che mi serve…inoltre il mio é un settore in continua evoluzione tecnologica…faticoso da seguire…Tutte queste difficoltà messe insieme possono diventare un’opportunità???? Vorrei addormentarmi senza paura…vorrei una finestra nella riforma previdenziale anche per gli autonomi a 64 anni….insomma vorrei vivere!!!!! In foto: una lavoratrice senior

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I piaceri della mente allenata

“Io ho 61 anni e sto studiando adesso La Divina Commedia…ho iniziato per una sfida con me stessa, adesso vedo che quella che doveva essere una semplice sfida, mi sta insegnando tante cose. Ho più paura dell’invecchiamento della mente che di quello del corpo”. Così scrive Lucia commentando l’indagine “Vita da senior” nella parte dedicata al come tenere in forma la mente.

Tutti i senior sperano di mantenere lucidità e buona efficienza mentale il più a lungo possibile, senza arrivare a soffrire di malattie mentali che – come dice Lucia – sono oggi più temute persino delle malattie fisiche in senso stretto.

Di conseguenza, trovare i modi più efficaci per “tenere in forma la mente” è considerato da tutti di grande importanza. Diciamo subito che per ottenere lo scopo non è indispensabile ingaggiarsi in imprese come lo studio della Divina Commedia, che può essere di grande piacere, ma che per molti rischia di essere troppo impegnativo o di relativo interesse.

L’esperienza dei senior, così come emerge dalle buone e cattive pratiche emerse nell’indagine appena conclusa, è innanzitutto all’insegna della varietà dei mezzi impiegabili per tenere la mente allenata.  Così come nell’utilizzare i media risultiamo essere la fascia di età con la “dieta mediatica” più varia (non solo tv, non solo internet, ma anche i mezzi a stampa che altre generazioni abbandonano), allo stesso modo facciamo scelte di varietà quando decidiamo la nostra “dieta mentale”. E’ lontano infatti il tempo in cui la mente veniva sollecitata soltanto dallo schermo televisivo o da qualche trasmissione radiofonica, a cui si accompagnava solo qualche stimolo da parte dei familiari, magari di quelli più giovani. Per carità, oggi seguire qualche buona trasmissione di aggiornamento e di informazione è ancora visto come un modo per non mettere a riposo le facoltà cerebrali, però sono molto più gettonate le pratiche in cui si è protagonisti attivi. Ad esempio, usare il computer e navigare in internet è ormai un esercizio efficace molto praticato. Così come leggere rimane un piacere e un’attività utile per molti senior. E senza dimenticare i più o meno tradizionali esercizi di enigmistica, che impegnano molti senior.

Ma se la varietà dei mezzi è la prima caratteristica che emerge dall’indagine, un’altra e più significativa è quella del connubio forte tra allenamento della mente da una parte e piacere dall’altra. Intendo dire che se a tante attività viene riconosciuta la capacità di far bene alla mente, non basta comunque solo questo perché venga praticata. Innanzitutto deve essere una attività piacevole e motivante: ben venga se poi è anche un aiuto per la sanità mentale. In questa chiave non sorprende allora ritrovare pratiche che vanno dal continuare a studiare qualcosa che interessa all’ascoltare musica, dall’imparare una lingua che non si conosce al dedicarsi ad attività creative ed artistiche e a tante altre.

Infine, un capitolo a sé merita il rapporto tra lucidità mentale e rapporti umani. Quanto è rilevante per la nostra mente il coltivare le relazioni con gli altri e il fare vita sociale ? Si sa che in generale l’isolamento sociale senza confronto non aiuta la brillantezza mentale e anche molti senior non riescono ad immaginare una mente tenuta viva senza dialogo, comunicazione, scambio con altri. Ancor meglio, se i flussi di comunicazione sono corredati da flussi di affettività.

Per chi è interessato a leggere tutte le pratiche emerse nel corso dell’indagine “Vita da senior”, si possono trovare a questo link

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Una donna …semplice

Scrive Nonnarita: Mi presento? Ho 62 anni, sono qui davanti al pc e ho raccolto l’invito a raccontare la mia storia. Non è facile in 20 righe, ma ci proverò.
Sono nata a Perugia,una splendida città di provincia dove sono cresciuta e dove ho vissuto la mia gioventù. Vita semplice, studentessa responsabile, ma non secchiona, belle amicizie e vita spensierata. Poi è arrivato il primo vero innamoramento, mi sono perduta, mi sono poi sposata con lui e abbiamo creato una bella famiglia con tre figli sani e belli, bella professione, sono un medico. Avevo tutto e pensavo che la felicità mi era quasi dovuta e che non potesse mai finire. Poi il terremoto, un problema serio di un figlio, mio marito è scappato dalle responsabilità, se ne è andato con un’altra. Dopo 25 anni di matrimonio, il mondo non aveva più colore, ma ho resistito, ho lottato, cresciuto i miei figli, da sola. Il dolore era urente, si era spezzato il mio sogno e credevo che ormai la vita senza di lui non avesse più un senso.Poi, piano piano, la mia vita è cambiata, mi sono sentita sempre più forte e sicura, buone amicizie e sono andata avanti, cominciando ad apprezzare la mia indipendenza e la mia libertà. Ho lavorato molto, ma con soddisfazione. Poi la perdita di mio padre adorato, ma è stato un dolore dolce, perchè gli sono stata vicina sempre e ora so che lui mi guarda. Vita ora tranquilla: amici, casa, nipotini, burraco. A questa età all’improvviso mi sono innamorata perdutamente di una persona, e ho capito che così non avevo mai amato, con gioia e freschezza. Mi sono sentita ridicola e mi dicevo: “ma alla tua età”. Ma continua e lo voglio vivere senza paura.E’ una storia semplice, di una donna semplice, con una vita un po’ complicata.  In foto: una nonna con nipote.

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Visti da chi fa ricerche di mercato

Vincenzo Ricca è un 42enne, account manager presso la società multinazionale di ricerche di mercato TNS e studia il fenomeno dei senior. Gli pongo alcune domande a margine del convegno CDV / Retail Watch su “senior e consumi”, dopo averlo sentito parlare dell’ “inarrestabile ascesa dei baby boomers nello scenario dei consumi”.

Dr. Ricca, Lei parla dei senior come di persone con ancora “sete di vita”. Cosa intende ?

Con “sete di vita” intendo il desiderio di rimettersi in gioco, di godere della seconda opportunità data dalla nuova fase di vita prima che cali il sipario. Il tramonto vero avviene solo quando vengono meno le forze. La “sete di vita” è anche la voglia di ricominciare, che emerge da tutte le ricerche, sia sul piano lavorativo che della vita privata.

Un’altra caratteristica che riconosce ai baby boomers consiste nel “desiderio di protagonismo”. Può spiegare di che si tratta ?

In generale i senior vogliono continuare ad essere al centro dell’attenzione, sono stati protagonisti già in passato e non vogliono smettere di esserlo, insomma non vogliono mollare.

Ad esempio, anche nelle aziende non mollano lo scettro; è vero che se lo conquistano quotidianamente con grandi sforzi soprattutto per non rimanere indietro sul fronte tecnologico, ma appunto si sottopongono a questi sforzi pur di rimanere protagonisti.

D’altra parte, non è solo una questione di potere. Emerge forte anche l’istanza del voler continuare a piacere: ne è una testimonianza, per fare un esempio, l’incremento forte in questa fascia di età del consumo di creme di bellezza rispetto agli anni passati.

Chi fa marketing e ricerche di mercato è molto attento a capire l’utilizzo del web fatto dai baby boomers. Dal suo osservatorio, quali sono gli utilizzi che nota di più ?

Sicuramente, per comunicazione (ed i Social Network confermano), entertainment ed informazione. In quest’ambito si leggono notizie anche su prodotti e servizi: per esempio viaggi, tecnologia, assicurazioni e film sono le categorie più ricercate e spesso più acquistate sul web (fonte TNS MobileLife 2012).

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Spiritualità ed empatia

Caterina è stata intervistata da una frequentatrice del blog e qui è riportata una sintesi dell’intervista. La storia di Caterina non è come le altre storie. La tensione spirituale tradotta in opere che si coglie nelle sue parole ne fanno una testimonianza fuori dal comune. Il titolo di questa storia l’ho scelto io.

Sono in pensione da 13 anni, dopo aver lavorato come insegnante, e subito ho accettato l’incarico di diventare Amministratore Unico in una Residenza per Anziani. Qui ho dato impulso alla struttura secondo principi di alta qualità della vita, nei quali credo fermamente. Ho messo l’ospite al centro di ogni attività interna, curando particolarmente i rapporti con le Operatrici Socio – Sanitarie e con i Volontari che vi operavano. Inoltre ho ritenuto basilare l’ampliamento della Residenza, che ho seguito in ogni dettaglio.
Io provengo da una famiglia religiosa e sono una donna di fede: la relazione col Divino che vedo nella natura e nelle persone mi porta ad una preghiera continua e automatica di partecipazione e gratitudine. Tuttavia nella mia vita ho desiderato che il campo della fede e della vita pratica non fossero separati ed è per questo che nel quotidiano cerco di usare il tempo secondo i miei principi di spiritualità nei quali l’Amore ha una parte principale: ecco perché il bene dell’altro è per me molto gratificante ed è quello che rappresenta la mia crescita. In passato ho accettato degli incarichi di volontariato impegnativi perché rispondevano ad uno slancio interiore di donazione agli altri.
Ora offro ogni giorno aiuto e compagnia a mia sorella, ospite nella Residenza Anziani di cui sono stata Amministratore. L’incarico l’ho lasciato cinque anni fa per seguire le terapie dopo un’operazione di cancro. Però ho fondato da poco un’Associazione di Volontariato locale della quale sono Presidente e che mi richiede molte energie; offro aiuto e compagnia ad alcune persone.
L’empatia che provo per gli altri, la tenerezza che sento per chiunque ha un disagio o un dolore, il desiderio di vedere la scintilla di gratitudine nei loro occhi e l’arricchimento che me ne deriva, mi hanno sempre guidata in queste scelte. Ma è sempre quest’empatia che mi impedisce di dire di no e perciò il percorso che seguo mi porta spesso a dimenticare me stessa e le mie esigenze. Per fortuna ho parenti e amici che mi conoscono e mi invitano imperiosamente a condividere con loro momenti distensivi che mi ricaricano.
Comunque, spero di avere” tempo” per crescere ancora sul piano umano e spirituale.

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Socievoli e non

Sei un tipo socievole ? Se, ad esempio, sei il tipo che in qualunque situazione attacca bottone con lo sconosciuto di turno o si rifà vivo con le vecchie conoscenze dopo anni in cui ci si era persi di vista, la socievolezza dovrebbe essere un tuo punto forte. Se invece all’inizio di un lungo viaggio in treno ti si siede di fronte un altro passeggero e tu lo eviti con lo sguardo e ti immergi nella lettura di qualunque cosa ti capiti per le mani, allora mi sa che il punteggio di socievolezza che totalizzi non è il massimo. Così come quando ti annunciano che verranno a cena una decina di amici e tu, la prima reazione che hai, è di pensare a quante fastidiose faccende ci saranno da sbrigare per tenerli tutti a bada.

Il tipo socievole è avvantaggiato durante tutta la vita rispetto all’ “orso sociale”, ma in particolare lo è se mantiene questa sua caratteristica invecchiando. Sì, perché è acclarato che i rapporti sociali fanno bene sempre, ma in particolare aiutano durante l’invecchiamento su un gran numero di piani: dal punto di vista dell’allenamento mentale, da quello dell’equilibrio psicologico e naturalmente dal punto di vista affettivo.

Anche nell’indagine “Vita da senior” che “I ragazzi di sessant’anni” hanno svolto di recente emergono le virtù benefiche del coltivare le relazioni con gli altri. Sulla base delle esperienze dirette dei senior che sono stati intervistati o che hanno espresso la loro opinione on line, emerge che le migliori “pratiche” consistono a quest’età nel coltivare i rapporti con gli amici, nel mantenere i rapporti con i buoni conoscenti, ma anche nell’ aprirsi a nuove relazioni interpersonali.

Naturalmente il capitolo più ricco è quello degli amici, magari frequentati poco quando si era focalizzati di più sul lavoro e sui figli da far crescere, e ad un certo punto invece riscoperti. Avere una cerchia di amici cari e frequentarli con assiduità, senza alcun intento strumentale, è essenziale. E’ più facile che a questa età le amicizie siano di vecchia data, ma perché escludere anche nuove amicizie, pure con persone di età diversa dalla tua ? Con gli amici si condividono esperienze e racconti, ci si confida il bello e il brutto, si vivono insieme momenti di divertimento e di relax, si scambiano idee ma soprattutto ci si può lasciare andare confidando i propri dubbi e i propri timori. Allargando l’orizzonte, in generale tutti i conoscenti sono importanti per la nostra vita sociale perché ci consentono di evitare la fossilizzazione sulle nostre abitudini e sulle nostre convinzioni: farsi contagiare dalla passione per interessi e attività a cui da soli non saremmo arrivati, confrontarsi mettendo alla prova le nostre convinzioni, ascoltare punti di vista non necessariamente uguali ai nostri, sono tutti esempi di come la frequentazione di conoscenti può aiutare nel tenerci vivi.

Guai insomma, se ti riconosci come una persona poco socievole, ad assecondare questa tua inclinazione perché ti condurrà ad irrigidirti e ad una solitudine poco sopportabile nel tempo.

In dettaglio, i comportamenti emersi come migliori pratiche secondo l’esperienza dei ragazzi di sessant’anni sono:

- coltivare i rapporti con gli amici (avere una cerchia di amici cari, frequentare gli amici di vecchia data, comportarsi da buon amico, sentire e vedere frequentemente gli amici di sempre, godere dell’amicizia che altri ti donano, dar valore alle amicizie non superficiali, non dimenticare i vecchi rapporti, condividere esperienze e racconti, avere amici di tutte le età, avere con gli amici momenti di divertimento e di relax, condividere con gli amici il bello e il brutto, ecc)

- mantenere rapporti con buoni conoscenti (avere buoni conoscenti nei luoghi frequentati per diletto o per studio, frequentare conoscenti per svolgere attività di comune interesse o passare una serata in allegria, incontrarsi con buoni conoscenti con cui abbandonarsi a giovialità e risate, frequentare conoscenti per giocare a carte, vedere conoscenti e parlare di politica, mantenere nel tempo rapporti cordiali)

- aprirsi a nuove conoscenze (ad esempio: aprirsi senza essere eccessivamente selettivi purché vi siano interessi comuni e dialogo vero, relazionarsi e comunicare con tutti quelli con cui è possibile, conoscere molte persone eterogenee e fare nuove amicizie, intessere nuovi rapporti con compagni di viaggio, ecc)

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Viaggione

Scrive Adriana: In questi ultimi giorni io e mio marito ci siamo messi a parlare seriamente di un sogno che coltiviamo da anni: fare un lunghissimo viaggio nei paesi del nord europa. Quando dico lunghissimo intendo davvero tanto tempo, tipo un anno. L’idea è di prendere un camper spazioso e affidabile e di usare quello per spostarsi e dormire. Un piccolo camper l’abbiamo già avuto da giovani e siamo capaci di usarlo. Poi andremmo in posti dove i camper sono ben accetti e ci sono le strutture per accoglierli. Ogni tanto questa idea del viaggione ritorna e i nodi sono sempre stati due: staccare dal lavoro per tanto tempo e i soldi necessari per coronare il sogno. Adesso il primo nodo si sta sciogliendo: mio marito, che ha 65 anni, ha finalmente trovato una persona che lo affiancherà in negozio e che dovrebbe sostituirlo, così fra qualche mese dovrebbe essere libero. Io sono più giovane ma sono tra le fortunate che sono andate in pensione qualche anno fa e quindi ho il tempo libero per permettermi un viaggio. Abbiamo un figlio, ma è andato a vivere lontano ed è completamente autonomo, vincoli particolari non ce n’è. Rimane il problema soldi: comprare un camper bello costa e stare in giro per un anno anche di più. Che fare ? Usare tutti i risparmi ? ma poi quando torniamo se ce n’è bisogno che facciamo ? Chiedere un prestito per questa ragione non se ne parla, figuriamoci se ci indebitiamo per una cosa che alla fin fine non è una necessità. Alla fine di molti ragionamenti, visto che abbiamo la casa dove viviamo e anche due piccoli box, ci stiamo orientando per vendere i box, l’auto e per affittare per un anno la casa, anche se c’è il rischio di dover tornare prima di un anno e di essere senza abitazione. Qualcuno ha idee migliori ?

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