Posts from: aprile 2013

A casa a far niente non mi ci vedo

Ciao. Mi chiamo Stella. Ho 61 anni e mi sto preparando ad un cambiamento importante. In pratica fra un anno dovrei andare in pensione, quindi smetterò di lavorare nell’azienda di gestione delle mense dove faccio l’impiegata. Non riesco proprio a vedermi a casa a fare niente, o peggio a fare commissioni e cose inutili senza uno scopo. Per questo ho cercato di capire come potrò impiegare bene il tempo che avrò a disposizione. Una collega mi ha parlato di un piccolo gruppo di persone che aiuta i ragazzini con problemi di studio e di famiglia a fare i compiti nel pomeriggio e a insegnargli delle cose pratiche, tipo falegnameria, un po’ di idraulica, curare l’orto e via dicendo. Io, anche se ho studiato solo fino al diploma, credo di poter aiutare questi ragazzi nei compiti e infatti ho già cominciato a frequentare questo gruppo per qualche ora per capire come funziona. Mi piace, mi sembra che sia una cosa utile e alla mia altezza e quindi ho deciso che questo sarà un programma a cui mi dedicherò quando smetterò di lavorare.

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I paradisi dove ricominciare

Ai nostri occhi italiani i posti segnalati da InternationalLiving.com suonano esotici e un po’ eccentrici. Quando fantastichiamo di qualche bel posto dove trasferirci, spesso ci vengono in mente méte mediterranee o piccoli paradisi italiani. Così sentirci proporre come prima destinazione l’Ecuador e come seconda Panama ci lascia un po’ interdetti. Eppure International Living, che –va detto- ha un punto di osservazione americano e che è un sito dedicato proprio ai senior che si vogliono trasferire in bei posti senza necessariamente essere ricchi, fa le cose per bene: hanno costruito il loro bell’indice per valutare 22 luoghi scelti come possibile destinazione e, utilizzando la loro rete di scrittori, editori e coetanei abitanti già nei Paesi esaminati, hanno espresso il loro parere prendendo in considerazione un ampio range di fattori: dalle condizioni climatiche al tenore di vita che si può permettere un occidentale, dalla facilità di fare amicizie locali al quanto ci si sente a proprio agio nel muoversi per strada o con i mezzi pubblici, dal quanto si può fare affidamento sulle cure mediche locali fino ai prezzi per l’eventuale acquisto o affitto di una casa in loco.

L’Ecuador, dunque. Ecco come International Living presenta entusiasticamente la sua prima scelta:  “La nostra vita in Ecuador è tutto quello che speravamo”, dice Mike Grimm, che è arrivato a Cuenca due anni e mezzo fa con la moglie Patty. “Siamo totalmente felici e programmiamo di vivere qui il resto della nostra vita.”
Continua International Living: “E’ comune sentire un apprezzamento così forte dal crescente numero di espatriati in Ecuador. Ecuador supera anche le più alte aspettative: può capitare di vivere accanto a un fiume che scorre dolcemente in una pittoresca vallata, di sperimentare lo stile di vita cosmopolita di città come Quito e Cuenca, o di rilassarsi in comunità più piccole come Cotacachi o Vilcabamba. E ovunque si vada, si incontra gente amichevole, felice di accogliervi nel loro bel paese.
E questo paese offre ottime opportunità immobiliari. Ma per molti, la vera attrazione è il clima perfetto. Ecuador si trova sull’equatore. Le spiagge sono tropicali, ma sulle Ande il clima è mite e primaverile tutto l’anno.

Le principali città dell’Ecuador hanno ottimi ospedali e medici ben addestrati. E tutti i residenti sono ammessi al sistema sanitario locale a fronte di premi mensili incredibilmente bassi.
Si può cenare al ristorante per $ 2.50, un’ora di massaggio per $ 25 una birra costa $ 0,85 e alcune coppie dicono che vivono con meno di 900 dollari al mese, esclusi i fitti.
E se uno desidera mantenersi occupato con il lavoro, è uno dei migliori paesi per un avviare una start-up da parte di uno straniero.”

Ah, dimenticavo: dopo Ecuador e Panama, gli altri tre Paesi segnalati sono Malesia, Messico e Costa Rica.

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I migliori anni della nostra vita

“Non ho motivo di lamentarmi. Lavoro che mi piace, una famiglia divertente con figli ancora giovani, sto studiando di nuovo per una seconda laurea. Non amo pensare al futuro con preoccupazione. Ho ancora troppo da fare e troppo entusiasmo.”

Brava, amica baby boomer ! Il “francobollo” che ci hai inviato mi piace. Spero che il tuo ottimismo e la tua vitalità ci contagino

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L’Italia e l’invecchiamento attivo

In che Paesi europei si dovrebbe vivere per essere sicuri di sperimentare un invecchiamento attivo ? Innanzitutto in Svezia, ma anche in Danimarca, nel Regno Unito, in Irlanda e in Olanda. L’ Italia è a metà classifica. E’ quanto emerge dalla prima misurazione fatta dall’Unione Europea sulla base dell’ AAI (Active Ageing Index), l’indicatore sintetico che misura quanto sono effettivamente realizzate le politiche e le prassi per l’invecchiamento attivo nei diversi Paesi dell’Unione.

Qualche giorno fa descrivevo su questo blog quali sono i fattori da cui è composto questo indice sintetico, che si riferisce alla popolazione tra i 55 e i 74 anni. In sintesi, le quattro macro aree di cui è composto sono: il “livello di occupazione”, il “grado di partecipazione nella società”, il “quanto si vive questa fase di vita in salute e in modo indipendente e sicuro”, infine la “capacità di invecchiare attivamente”. (Rimando al precedente articolo per capire meglio quali sono i fattori considerati all’interno di ciascuna macro area.)

La nostra posizione di metà classifica (l’Italia è al 15° posto su 27 Paesi) non è omogenea nelle quattro macro aree: difatti, siamo messi maluccio rispetto all’ “indipendent, healthy and secure living” (19° posto, al primo c’è la Danimarca) e ancora peggio riguardo al “livello di occupazione” (22° posto, qui il primo posto se lo aggiudica la Svezia), mentre possiamo andar fieri di un brillante 2° posto per quanto riguarda il “grado di partecipazione sociale” (davanti a noi c’è solo l’Irlanda).

Da cosa dipende questo risultato così divaricato nelle diverse macro aree ? Lo si capisce prendendo la lente d’ingrandimento e guardando ai singoli fattori.

Ad esempio, il 2° posto che ci guadagniamo nel “livello di partecipazione sociale” è tutto da attribuire al fattore “prendersi cura dei figli e dei nipoti”. E’ un’attività che nell’indagine viene presa in considerazione se svolta almeno una volta alla settimana e su questo non ci batte nessuno: siamo al primo posto e l’indicatore che la misura ci attribuisce un vantaggio di più di venti punti rispetto alla media di tutti i Paesi (53,7 vs 32,4). Siamo sopra la media anche nel “prendersi cura degli anziani e dei parenti non più autosufficienti”, ma in questo caso risultiamo solo secondi (dopo la Finlandia) e non di molto sopra la media (16,9 vs. 12,8). Nello svolgimento di attività di volontariato, un altro fattore che compone il “livello di partecipazione sociale”, siamo invece perfettamente in media (14,9), ma dopo Paesi come l’Austria o l’Olanda che raggiungono livelli sopra il 30.

Dove invece risultiamo in grande ritardo rispetto all’invecchiamento attivo ? Sempre la lente d’ingrandimento ci dice che dovremmo preoccuparci di tre aspetti: l’esercizio fisico, la dimestichezza con le tecnologie informatiche e il life long learning.  Anche se in Italia sta crescendo tantissimo in questi ultimi anni l’attenzione dei senior per queste attività, abbiamo ancora molto da fare se vogliamo raggiungere gli standard europei. Il divario è eclatante se si guarda all’ esercizio fisico, dove otteniamo un misero 1,6 (penultimi seguiti solo dai bulgari) rispetto ad una media di 11,0 e a Paesi come la Svezia o l’Irlanda che sono oltre il 20. D’altra parte, quanti di noi supererebbero l’asticella utilizzata, che è fare esercizio fisico o sport almeno 5 volte la settimana ?  Anche nel life long learning (misurato dal criterio: percentuale di 55-74enni che nelle ultime quattro settimane hanno ricevuto training, formazione, partecipato a corsi, ecc) siamo ampiamente sotto media (1,8 vs 4,7), così come nell’ uso di internet almeno una volta la settimana (22,0 vs 38,3).

Per finire, ma questo è un fenomeno arcinoto, il livello di occupazione italiano (dati 2010) risulta di una decina di punti più basso della media nella classe di età 55-64 anni e addirittura con differenze fino a 40 punti rispetto ai Paesi in cima alla classifica per la classe di età 60-64 anni.

Insomma, se l’obiettivo è l’invecchiamento attivo i punti forti e quelli di recupero sono chiari.

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Futuro

Da parte di Nicola: La scorsa notte non ho dormito, avevo troppi pensieri per la testa, un misto di preoccupazioni e di idee sul mio futuro che sono rimaste lì a mezz’aria, senza riuscire a farle precipitare in qualcosa di concreto. Il problema è che poi è diventato giorno e il cervello non mi si è snebbiato, tutto è rimasto in sospeso e mi sento come sull’orlo di un precipizio senza sapere ancora che direzione prendere. Mi spiego: ho 58 anni, da moltissimi anni lavoro in una media casa editrice e mi occupo della vendita dei libri. E’ un settore che mi piace. Mi piace il prodotto oggetto del mio lavoro, mi piace parlare con i librai e ho fatto una discreta carriera stimato da capi, colleghi e clienti. Però, se c’è un settore che soffre la crisi è proprio quello dell’editoria, sembra che nessuno voglia comprare più libri, le librerie chiudono e sono già due anni che ogni tanto gira la voce che anche noi non ce la faremo. Finora è rimasto tutto a livello di paura, ma negli ultimi giorni la situazione è precipitata e ho capito che devo prepararmi a non avere più un lavoro. Non so esattamente cosa succederà, se chiuderemo o se ci sarà una riduzione di personale, ma in entrambi i casi io ne sarò coinvolto e questa partita sarà chiusa. Ho 58 anni e come leggo anche su questo sito la vita davanti a me è ancora lunga (si spera…)
E allora che fare? Non è solo una questione di pensione lontana (a occhio, credo che mi manchino ancora nove anni), c’è anche la preoccupazione economica ma non è solo questo. Il punto è cosa sarà il Nicola prossimo venturo.
Adesso ruota tutto intorno al mio lavoro, alla professionalità che ho costruito per tanti anni, ma poi? Ho degli hobby, degli interessi (modestamente, sono un buon “pollice verde” e suono bene la chitarra, sono capace di stare ore in giardino a curare le piante e passo intere serate con la chitarra in mano), ma chiaramente non posso immaginare la mia vita futura fatta solo di queste cose. Posso trasformare questi miei interessi in lavoro? Non so, mi sembra molto difficile, anche se non scarto l’ipotesi. Posso trovare un nuovo lavoro usando la mia professionalità nell’editoria? Vista la crisi di settore mi sembra ancora più difficile. Posso evitare di cercare un nuovo lavoro usando i risparmi messi da parte? Anche riducendo il tenore di vita, penso che mi potranno bastare per qualche anno, non per la vecchiaia, e se poi mi succede qualcosa di grave? La mia indole è ottimista e quindi sono portato a pensare che scoprirò strada facendo delle occasioni su cui costruirmi un nuovo futuro, però per ora la nebbia è fitta.

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Lutti, nuovi amori e figli

Mi capita sempre più spesso negli ultimi tempi di sentire di conoscenti over60 che avviano una nuova relazione sentimentale.  Qualche volta si tratta di persone che in passato sono state single, più frequentemente sono uomini e donne che hanno alle spalle rapporti di coppia lunghi che ad un certo punto sono finiti. Ci sono anche, tra questi ultimi, coloro che hanno conosciuto il grande dolore della morte del partner e che dopo un periodo più o meno lungo di lutto e di sofferenza, si sono riaffacciati alla  vita e hanno trovato un nuovo compagno o una nuova compagna, di cui si sono innamorati o comunque con cui hanno deciso di trascorrere un pezzo della vita.  Nelle due storie che conosco di Cristina e di Renzo (entrambi nomi di fantasia), uno dei problemi più sentiti in quanto nuova coppia senior con alle spalle un matrimonio finito con la morte di uno dei partner, è la difficile reazione dei figli grandi.

I sentimenti dei figli di fronte ad un nuovo rapporto di uno dei genitori sono sempre un tasto delicato, qualunque sia la loro età e l’età dei loro genitori, ma la faccenda pare complicarsi ulteriormente se il genitore è un senior e se l’altro genitore è morto.

Cristina ha 65 anni, suo marito è spirato due anni fa dopo una lunga malattia e lei gli è stata vicino fino all’ultimo. Dopo circa un anno un coetaneo ha iniziato a corteggiarla discretamente e lei non è rimasta insensibile ai modi di questa persona. Tra mille dubbi, ha avviato questa nuova relazione e ora, a distanza di mesi, pensa di aver fatto la cosa giusta. I suoi tre figli sono tutti autonomi e hanno una loro famiglia. Però quando Cristina ha comunicato loro, tra mille imbarazzi, l’esistenza del suo nuovo compagno, la reazione è stata prima di incredulità, poi di opposizione crudele. Compatti, hanno preso le distanze, l’hanno fatta sentire in colpa e hanno diradato al minimo indispensabile le comunicazioni. Per la prima volta si sono occupati seriamente del patrimonio familiare e hanno invitato la madre, senza troppi giri di parole, a non frequentare con il suo nuovo partner la casa di campagna di famiglia, che sarebbe servita a loro e ai loro bebè nei weekend e durante le vacanze.

Anche nella storia di Renzo la reazione dei figli è stata un problema. Renzo è più anziano di Cristina, ha 77 anni e sua moglie è morta quando lui ne aveva 73. Gli anni precedenti erano stati di faticosa e penosa assistenza alla moglie malata, che lui aveva sempre amato con passione. I primi due anni successivi alla scomparsa della moglie Renzo era inconsolabile e i suoi due figli quarantenni sono subentrati nel compito di assistenza, questa volta a favore del padre che sembrava non farcela a superare il trauma. Poi, durante una vacanza estiva, è comparsa una signora di dieci anni più giovane, per cui Renzo ha subito provato simpatia, ricambiata, e nel giro di qualche settimana è nata una nuova coppia. Hanno adottato una regola per cui ciascuno mantiene la propria abitazione, ma la frequentazione è quotidiana e non c’è dubbio che la vita ora l’affrontano insieme. Figli contenti che il padre avesse ripreso vitalità ? Nemmeno per sogno. Uno ha impiegato un anno prima di accettare di conoscere la nuova compagna del padre e l’altro appena può esprime un giudizio morale negativo verso il proprio genitore.

Per fortuna, sia Cristina sia Renzo non hanno rinunciato alle loro nuove storie d’amore, ma certamente la serenità di entrambi è stata intaccata da come i figli hanno reagito.

Ormai si può tranquillamente sostenere che il pregiudizio negativo nei confronti dell’amore e dell’innamoramento dei senior sia stato superato, ma non è per niente da sottovalutare la psicologia dei figli nati da precedenti coppie, specialmente se alle spalle c’è il lutto per uno dei genitori.

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Sentimenti contrastanti

Da parte di Ludovica: Settimana scorsa mio figlio ha annunciato che si sposa e che andrà a vivere in Germania, dove abita la sua futura moglie. Una notizia improvvisa, non me l’aspettavo e in questi ultimi giorni non riesco a pensare ad altro, oscillo tra stati d’animo opposti, di felicità e di spavento, di realizzazione e di vuoto. Io ho 59 anni, mio marito anche e abbiamo due figli. L’altra figlia è più piccola, il primogenito, quello che sta per spiccare il volo, ha 26 anni, si è laureato in informatica e ha iniziato a lavorare, per sua fortuna senza troppi problemi nel trovare un’occupazione dove può applicare quel che ha studiato. Anch’io lavoro e credo di avere trasmesso ai miei figli l’importanza sia di studiare, sia del lavoro. Adesso però la vera notizia è che se ne va, si sposa e va ad abitare lontano. Quando era piccolo, ma anche dopo quando cresceva, ho sempre cercato di renderlo autonomo e sono sempre stata fermamente convinta che da ventenni si sta meglio se si diventa autonomi, con una propria famiglia e con il proprio lavoro. E’ proprio quel che mio figlio sta facendo, quindi dovrei essere solo contenta. Da un certo punto di vista effettivamente lo sono, è come se vedessi portata a compimento la mia missione di genitore, ma dall’altra parte mi ritrovo anche un po’ “mammona” italiana, con mille preoccupazioni che mi assalgono: e chi sarà questa tedesca ? il disgraziato non me l’ha mai presentata e così mi faccio solo delle fantasie. E come sarà d’ora in avanti il rapporto con lui, che sarà completamente assorbito dalla sua nuova vita e che giustamente non avrà un minuto per pensare a casa sua, figuriamoci se gli passerà per la testa di prendere l’aereo e tornare qui? Succede che si avvera quel che volevo per lui (un ragazzo realizzato, autonomo e felice) e malgrado ciò sono percorsa da un filo di infelicità. Mah…

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Chi invecchia meglio in Europa?

Si è sbagliato chi pensava che finito il 2012, l’anno dedicato all’invecchiamento attivo, l’Unione Europea si considerasse appagata.  In tutti i Paesi dell’Unione l’anno scorso sono stati numerosissimi gli incontri, le manifestazioni, gli articoli e gli eventi mediatici tesi a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di pensare all’invecchiamento in modo diverso dal passato. Ma questa campagna, giustamente, non poteva essere che l’inizio di un percorso. E infatti, dopo avere sintetizzato a fine 2012 le principali conclusioni delle tantissime idee circolate sull’argomento, a distanza di qualche mese dalla chiusura dell’anno la UE ha presentato un nuovo strumento che serve per misurare e monitorare il grado di invecchiamento attivo nei vari Paesi membri.

Lo strumento si chiama Active Aging Index (AAI), è un indice statistico ed è ad opera non solo della Ue, ma anche della Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite. Questo strumento sarà un po’ il modo attraverso il quale verrà monitorata l’applicazione delle politiche di invecchiamento attivo e verranno date le pagelle ai vari paesi europei in questo campo.

I primi dati sono già disponibili, ma prima ancora che guardare ai dati (ne parlerò in un prossimo articolo) mi sembra interessante capire come è stato costruito questo indice, cioè quali sono gli aspetti presi in considerazione per dire se l’invecchiamento sta avvenendo in modo sufficientemente attivo e con un buon livello di qualità.

L’indice generale è composto di quattro capitoli: 1. il tasso di occupazione tra i 55 e i 75 anni, 2. il grado di partecipazione nella società, 3. quanto si vive questa fase di vita in salute e in modo indipendente e sicuro, 4. la capacità di invecchiare attivamente.

A loro volta, ognuno dei quattro capitoli contiene una serie di voci più specifiche:

1. Il “tasso di occupazione” è il parametro più chiaro ed è a sua volta distinto per quattro fasce di età: dai 55 ai 59 anni, dai 60 ai 64, dai 65 ai 69, dai 70 ai 74.

2. A partire dal secondo capitolo, la misurazione diventa più difficile. Infatti, il “grado di partecipazione” comprende aspetti fra loro diversi, e precisamente: le attività di volontariato (la percentuale di popolazione over 55 che lavora in modo volontario e non retribuito in associazioni e organizzazioni), il prendersi cura di figli e nipoti (è misurata la frequenza, ed è curioso leggere che curare i nipoti meno di una volta la settimana vale come zero), il prendersi cura dei grandi anziani (stesso criterio di frequenza del parametro precedente) e infine la partecipazione politica o sindacale (misurata in base alla partecipazione ad iniziative di questa natura nel corso dell’ultimo anno).

3. Il terzo capitolo, in inglese definito “indipendent, healthy and secure living” mette sotto osservazione questi altri aspetti: l’esercizio fisico (percentuale di over55 che fanno dell’esercizio fisico almeno 5 volte a settimana), l’accessibilità alle cure sanitarie e dentistiche (domanda: quante volte ne hai necessità e non sei in grado di ricevere le cure che ti servono?), la possibilità di vivere in modo indipendente a casa propria da single o in coppia, l’adeguatezza del reddito disponibile per gli ultra65enni e la percentuale di over65 che sono a rischio povertà o che sono costretti a deprivazioni materiali.

4. L’ultimo capitolo, la “capacità di invecchiare attivamente” è il più eterogeneo e comprende: l’aspettativa di vita residua a 55 anni, l’aspettativa di vita residua in salute a 55 anni, il benessere mentale (misurato anche attraverso l’autopercezione dei diretti interessati riguardo a propri sentimenti e stati d’animo), l’uso delle tecnologie informatiche (percentuale di senior 55-75enni che usano internet almeno una volta alla settimana), il grado di socialità (inteso come percentuale di over55 che “scelgono” di incontrare altre persone – amici, parenti, colleghi – più volte la settimana), il livello di istruzione raggiunto oltre la scuola dell’obbligo.

Per ogni fattore considerato, e per ognuno dei quattro capitoli, avviene una misurazione ed è dunque disponibile un numero che consente sia di controllare l’andamento nel tempo, sia di confrontare ciascun Paese con tutti gli altri.  A questo scopo non mancano neppure le classifiche comprendenti tutti i 27 Paesi dell’Unione.

Lo strumento Active Aging Index è sicuramente complesso, ma è una vera miniera di informazioni utili per chi è convinto che l’invecchiamento attivo sia una rivoluzione sociale e che nel prossimo futuro sarà uno dei principali fenomeni con cui tutti saremo chiamati a confrontarci.

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Giornate di libertà

Ciao, sono Sabrina, 63 anni. Finalmente la bella stagione! E’ primavera ma fa così caldo che sembra estate e dopo mesi di pioggia, pioggia, pioggia (almeno qui dalle mie parti, zona prealpina) qualche bella giornata di sole ci voleva! Molte mie amiche mi stanno tentando proponendomi dei weekend in qualche città europea, chi dice andiamo a Lisbona, chi andiamo a Dublino e hanno ragione perché questo è il momento migliore per andare a fare dei viaggetti. Una mi ha proposto di andare in crociera, secondo lei è il momento migliore anche per le crociere, almeno per i prezzi. Io in crociera non ci sono mai andata e un po’ mi attira ma credo che dirò di no a tutte perché alla fine la cosa che mi piace di più è di prendermi delle giornate di libertà da tutto e fare delle belle gite in bicicletta stando fuori tutto il giorno. Non preoccupatevi, non sto parlando di maratone ciclistiche pedalando per troppi chilometri, ma un po’ di allenamento ce l’ho e senza strafare un’ora all’andata e un’ora al ritorno ce la faccio e senza rimanere poi a letto tutto il giorno dopo. E’ bellissimo trovare qualche strada poco battuta dalle macchine e poi fermarsi in una radura o in qualche bosco, quando sono in vena mi porto anche il pranzo al sacco. Non mi avventuro mai da sola e la cosa più bella è proprio condividere con altri le sensazioni che ti danno l’aria di primavera, la natura e la vita sana. Quello che spero davvero è di tenere ancora le forze per gli anni a venire e di poter ancora continuare a fare queste gite.

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Riallargare lo sguardo

Qualche giorno fa, era il momento di pausa di un incontro in cui si parlava proprio di baby boomers, un coetaneo 57enne (lo chiamerò Roberto) mi si avvicina e inizia a mettermi a parte delle preoccupazioni che ha per il suo futuro prossimo e lontano. Mi dice che fa da sempre un lavoro autonomo, fornisce servizi logistici alle imprese, anche se in realtà è sempre stato legato a pochi clienti e quindi il suo destino è   molto condizionato dalle loro sorti. Sorti che non sembrano affatto essere rosee; anzi, pare che alcuni dei suoi clienti storici abbiano già dovuto chiudere i battenti e il suo reddito ne ha risentito immediatamente. Roberto vede sì i suoi 57 anni come l’inizio di una fase di vita nuova, ma di una fase di disgrazie e peggioramenti più che di opportunità. Gli piacerebbe rimanere attivo, trovare nuovi modi di vivere e di lavorare, ma fa fatica a concepirli.  E’ alla fine della nostra breve conversazione che mi confida la frase rivelatrice: “Fossi capace di immaginarmi qualcosa di diverso! Ma non ci riesco. Mi viene in mente quello che ho fatto in passato ma faccio fatica ad immaginarmi qualcosa di nuovo!”. Roberto l’ha capito da solo: chiaro che la crisi economica generale e la sua in particolare hanno la loro parte nel determinare la situazione, ma il punto è proprio questo, che se continui ad usare le stesso navigatore che hai usato nei trent’anni precedenti di vita e non lo riprogrammi  e non resetti, prima ancora che dalle condizioni esterne sarai frenato dagli schermi posti dal tuo passato.

Fortunati coloro che possono continuare a vivere come hanno sempre vissuto e non sentono alcun bisogno di dare una registrata alla loro esistenza, ma per tutti gli altri diventa importante interrogarsi su domande di questo tipo: sono in grado di pensare in modo immaginativo il periodo tra la vita di mezzo e quella veramente anziana, allontanandomi dalla tirannia delle abitudini, delle idee che ormai adesso non sono più attuali, dai modelli basati su quello che sapevo fare bene ma che non è detto adesso funzioni ancora?  Sono capace di riallargare lo sguardo per capire se c’è la possibilità di costruire un nuovo equilibrio, un nuovo assetto di vita, facendomi guidare da nuovi sogni e progetti, facendo propri dei nuovi criteri per definire cosa è di successo e cosa no ?

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