Posts from: maggio 2013

Reinventarmi è quel che so fare

Da parte di Susy: Reinventarmi è tutta la mia vita. L’ho sempre fatto, è stato il mio modo di vivere e di sopravvivere e adesso che ho superato i sessanta non vedo altro modo per guardare avanti.
Nella mia prima vita ero una creativa che lavorava in un’agenzia di pubblicità, era il periodo che la pubblicità era ancora un mondo di sogni e di grande fascino, ti facevano lavorare fino a tardi la sera ma l’ambiente ti teneva viva. Ero a contatto con molte aziende e quando ti riusciva una campagna ti sentivi contenta. Dopo qualche anno però non ne potevo più dell’ambiente, mi sentivo vuota e volevo cercare di più me stessa.
Così ho lasciato la pubblicità e ho cominciato a girare per il mondo, mi fermavo qualche mese nei paesi dove andavo, campavo insegnando l’italiano cercando quei pochi che lo volevano imparare e io studiavo la lingua locale: è così che ho imparato un po’ l’inglese, il portoghese, lo spagnolo. A volte facevo l’accompagnatrice di viaggi organizzati e anche questo era un modo per girare il mondo. Questa seconda vita l’ho fatta per quasi cinque anni, finché ho incontrato quel che è diventato mio marito. L’ho conosciuto in Italia, anche se lui è francese. Aveva un lavoro per cui si doveva trasferire per la sua compagnia per dei periodi lunghi in paesi diversi e io, terzo cambiamento!, ho cominciato a fare la moglie devota che lo seguiva dovunque andasse. Sono diventata madre di due marmocchi, li ho cresciuti e facevo qual che fanno le mamme, con l’aggiunta che cercavo di farli sentire a loro agio anche se continuavano a cambiare città, lingua e amici. Mi dedicavo anche a cucinare e cercavo di imparare i piatti locali. Quando dovevo organizzare delle cene a casa nostra, mi esibivo in sofisticate combinazioni italiane e del Paese che ci ospitava in quel momento e l’effetto era sempre notevole.
Ad un certo punto ho capito che il mio matrimonio non stava più in piedi e mi sono ritrovata nuovamente a reinventarmi. I ragazzi erano diventati abbastanza grandi e una sera, quando un’ospite si è complimentata per la mia cucina e mi ha proposto di unirmi a lei in un’impresa di catering, non ci ho pensato due volte. Le ho detto subito di sì, ho cercato un appartamento dove andare a vivere e mi sono buttata nel mio nuovo lavoro, che per fortuna ha avuto successo e che ho continuato per quasi dieci anni. Finché dall’Italia non mi sono arrivate brutte notizie sulla salute dei miei genitori e insieme una grande improvvisa nostalgia delle origini. Ho mollato tutto e sono tornata per prendermi cura di loro. Sto cercando di convincere anche i miei figli che l’Italia può essere un bel posto dove vivere. Sono pronta per reinventarmi ancora. Qui mi sto rendendo conto che di stranieri che hanno bisogno di imparare l’italiano ce n’è tanti e non è escluso che mi dedichi ad insegnare loro la nostra lingua, però questo si vedrà, intanto mi guardo intorno, pronta a reinventarmi ancora.

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Senior beauty

Quanto tempo passate ogni giorno davanti allo specchio per farvi belli e di fronte al guardaroba per scegliere cosa indossare ? E’ lo stesso tempo che dedicavate vent’anni fa o oggi per “mettervi in ordine” ve la prendete più comoda ? O al contrario prestate sempre meno attenzione alla vostra estetica ?

C’è un indicatore, il consumo dei prodotti di bellezza, che fa pensare che la cura del proprio aspetto fisico sia sempre più importante andando avanti con l’età e che quindi probabilmente il tempo che vi si dedica è in aumento: infatti, negli ultimi anni vi è stata una forte crescita dei consumi di creme per la pelle e dei prodotti di bellezza venduti ai senior. Non solo delle creme dedicate al pubblico femminile, ma anche dei prodotti acquistati per uso maschile.

Una volta, invecchiando era normale accettare di avere sul proprio corpo i segni del tempo che passa: i capelli meno forti e grigiastri, la pelle un po’ rugosa, qualche macchia sulle mani, i denti che tirano al giallognolo, gli occhi strizzati quando si legge, un abbigliamento un po’ démodé.  Oggi invece la normalità è che si vuole essere sempre “a posto” e si fa di tutto per coprire i segni del tempo e per risultare sempre piacenti.

Si può liquidare l’argomento dicendo che è soltanto uno spazio in più conquistato dal consumismo, ma forse vale invece la pena di esplorare le ragioni di questo fenomeno.

Probabilmente è il normale corollario del miglior invecchiamento in salute: come mente e corpo si preservano più a lungo, così anche l’aspetto estetico vuole la sua parte. Ma c’è chiaramente qualcosa di più anche sul piano psicologico.

E’ un segno della voglia di continuare a piacere a se stessi ?

E’ l’effetto del voler mantenere una vita sociale attiva in cui si può ancora piacere agli altri e ci si vuole far trovare gradevoli agli occhi degli altri ?

O invece è la manifestazione evidente della rimozione dell’invecchiamento e la predisposizione ad accettare qualunque patto col diavolo pur di sembrare più giovani ?

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Sul luogo del delitto

Scrive Silvia: Trentacinque anni fa una studentessa piena di belle speranze fece un viaggio che considerava molto avventuroso attraversando l’Inghilterra in lungo e in largo. L’accompagnava un ragazzo che parlava poco ma che le piaceva molto e insieme passavano da un treno all’altro con il sacco a pelo sulle spalle, cercando di districarsi in un mondo che allora, per due italiani, era diversissimo e un po’ mitico. Quella ragazza ero io e il giovane taciturno è poi diventato mio marito. Di acqua sotto i ponti ne è passata tantissima, ma quel viaggio è sempre rimasto indelebile nella nostra mente. Abbiamo girato per quasi un mese, un po’ foraggiati dai soldi dei genitori e ogni tanto con qualche soldino che guadagnavamo in lavoretti improbabili.
Qualche mese fa ci siamo detti: ma perché non proviamo a ripetere quell’esperienza. Detto, fatto. Fra pochi giorni partiamo e ripercorreremo più o meno lo stesso viaggio, però in dieci giorni, con la carta di credito in mano e prendendo l’aereo e poi un’auto a nolo. Lo so che lo spirito non è più quello del viaggio misterioso, ma mi piace comunque tantissimo l’idea di vedere come sono cambiati i posti dove siamo stati e di tornare sul “luogo del delitto” con il mio “ragazzo” dopo così tanti anni.

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In tournée

Non è necessario essere artisti professionisti per andare in tournée. Può capitare anche a degli appassionati: è il caso del gruppo canoro di cui faccio parte, CantiCorum, che sta per intraprendere un tour scozzese per esibirsi a Edinburgo e nella vicina ex capitale Dunfermline nel corso del weekend. Siamo un gruppo di cinquantenni e sessantenni amanti della musica, canteremo Vivaldi e abbineremo ai concerti un po’ di turismo accompagnato, of course, da qualche bevuta di whisky.

Questo è anche il motivo per cui nei prossimi giorni farò una prova di astinenza da internet e non potrò alimentare il blog. Sarà dura vivere qualche giorno non connesso, ce la farò ?

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Carta di credito o contante ?

 Ecco il nuovo contributo di Giada Nolasco di Osservatorio 65Plus:

Secondo una recente indagine Doxa, 6 italiani su 10 di età compresa tra i 18 ed i 75 anni, utilizzano normalmente il denaro contante preferendo la moneta elettronica solo per le spese più consistenti in negozi e supermercati (questo succede in particolare per le persone di età compresa tra i 40 ed i 60 anni). Utilizzano esclusivamente il contante le persone di età compresa tra i 65 anni ed i 75, residenti in piccoli centri abitati del Sud e delle Isole. Viceversa, risulta marginale la percentuale di persone che utilizzano esclusivamente la moneta elettronica. Si abbassano tutte le percentuali analizzando il pagamento del casello autostradale: solo 3 italiani su 10 usano carte di credito e bancomat. Siamo, in generale, ben lontani dai dati inglesi e francesi, dove anche il pane ed il caffè vengono pagati con tali tessere.

Questi dati, probabilmente, sono dovuti alla convinzione che l’utilizzo dei contanti sia più sicuro rispetto alla “moneta elettronica”. Tuttavia ciò non è del tutto vero.

Innanzitutto, numerosi sono gli accorgimenti adottati dalle banche per garantire la sicurezza di tali strumenti (sistemi di criptaggio e di protezione dei dati) e dagli stessi esercenti (richiesta di esibizione della carta di identità al momento dell’utilizzo della carta). Gli istituti bancari offrono una serie di servizi particolarmente utili:

-     Avviso tramite SMS ad ogni movimento della carta di credito. Con questo servizio potrete notare immediatamente eventuali anomalie nell’utilizzo della carta.

-        Possibilità di fissare dei plafond mensili per il prelievo di denaro. Non sarà possibile “perdere” più di tale somma.

-        Carte di credito ricaricabili. Queste limitano la somma di denaro disponibile e, quindi, i danni conseguenti ad una clonazione.

Ecco comunque qualche consiglio se decidete di usare una carta. È fondamentale, ovviamente, prestare particolare attenzione quando si preleva del denaro presso gli sportelli bancomat: coprire sempre il tastierino numerico quando si digita il pin, controllare di non essere osservati (nel dubbio, non prelevare) e, comunque, evitare di servirsi di sportelli posizionati in zone isolate.

La clonazione presso gli sportelli bancomat è una delle principali modalità di truffa: verificate sempre che il tastierino numerico e la fessura in cui inserite la tessera siano ben saldi e, qualora oscillassero, non prelevate e avvertite un funzionario della banca (potrebbe trattarsi di una manomissione volta a consentire l’appropriazione dei dati della carta e del relativo PIN). Un’altra forma di clonazione consiste nella manomissione dello sportello affinchè trattenga la tessera e presuppone la presenza del truffatore sul luogo. Questi si avvicina al malcapitato e suggerisce di ri-digitare il PIN, garantendo la restituzione della carta da parte dello sportello (e consentendogli di apprendere il codice). Ovviamente, questa non viene restituita ma verrà presa dal truffatore appena la vittima si allontanerà.

In caso di furto o smarrimento della carta di credito o del bancomat è fondamentale telefonare tempestivamente al numero verde fornito dalla banca e bloccare la carta. Questa telefonata vi fornirà, anche, un numero di identificazione che dovrà essere consegnato alla banca insieme alla denuncia di smarrimento fatta presso le forze dell’ordine (per le carte di credito occorre attendere la conferma della denuncia mediante raccomandata) . Questa procedura garantisce contro eventuali spese effettuate da terzi da quel momento in poi. E’ opportuno annotarsi il numero verde ed il numero della banca e portarli sempre con se. Ovviamente è buona norma non tenere mai i codici delle tessere insieme alle tessere stesse. Molte banche prevedono la possibilità di limitare entro un certo importo eventuali sottrazioni indebite di denaro.

In conclusione, non demonizzate carte di credito e bancomat: sono strumenti sicuri, basta solo un po’ di attenzione. La stessa attenzione, in realtà, che risulta necessaria nell’utilizzo di denaro contante ma con il vantaggio di poter limitare i danni in caso di furto. Pensate ad  un borseggio: non recupererete i soldi, ma potrete bloccare le carte ed evitare ulteriori danni.

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Tempo di bilanci e nuovi progetti

Scrive Salvatore: Ho superato i 60, dopo oltre 40 anni di lavoro (sempre nella stessa azienda) ho maturato una discreta pensione prima delle ultime sfavorevoli modifiche.
Durante gli ultimi anni di lavoro mi sono preparato un angolo di pace in campagna, dove ora trascorro gran parte del tempo disponibile, fantasticando su nuove iniziative da realizzare (quasi tutte alla fine sono bocciate). Una scelta positiva è stata frequentare la palestra, ci ho guadagnato in salute.
Oltre che giocare con i cani e gatti, curare l’orto e le piante, mi rimane del tempo per leggere e navigare in internet, riesco ad organizzarmi nei minimi dettagli due viaggi all’anno sfruttando i periodi di bassa stagione (molti altri restano solo nella fantasia).
La maggior parte del tempo è orientato ai piccoli progetti di oggi e di domani, solo in qualche occasione mi guardo indietro e scaturiscono i bilanci:
- ho sempre rimpianto la sospensione degli studi a 18 anni ma ad oggi è stata la mia fortuna, non sarei andato in pensione con le vecchie regole
- il percorso lavorativo è stato molto positivo e pieno di soddisfazioni
- un grosso merito dei miei risultati è da attribuire a mia moglie che da 40 anni mi sostiene ed ora insieme cerchiamo di goderci la situazione
- unico cruccio la precarietà economica della figlia che a 34 anni deve fare affidamento sulla pensione di papà.
In conclusione nessun rimpianto, obiettivo goderci la vita con quanto ad oggi abbiamo a disposizione finchè la salute ce lo permette.                                                                                                                                Un sereno pensionato.
Salvatore

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Le droghe dei senior e la memoria

In teoria l’avanzare dell’età dovrebbe portare con sé la saggezza, un po’ di serenità e un modo di rapportarsi al mondo meno angosciato e stressato di quello che si sperimenta nei decenni precedenti. Parlare di droghe dei senior quindi può apparire a prima vista come un controsenso, un fenomeno così limitato e sporadico che non vale la pena interessarsene. E invece alcuni numeri che recentemente si leggono fanno intuire che il fenomeno non è da prendere sottogamba.  Ad esempio, come riferisce Michela Dell’Amico su wired.it dello scorso 8 maggio, si parla di 10mila senior italiani che consumano cocaina, marijuana e anfetamine e, stando agli ultimi rapporti di Osservasalute, la tendenza è che gli italiani alla droga fanno sempre più ricorso: in dieci anni le dosi giornaliere consumate sono quadruplicate. Dal 2000 al 2008, l’aumento è stato del 310%.  Anche i dati europei dicono che l’utilizzo di droghe in Italia è in crescita per tutte le fasce di età, ma questo non attenua la sorpresa di vederla in aumento anche per le persone più anziane. Il punto è che nell’universo genericamente denominato “droghe” si possono tranquillamente includere anche una serie di sostanze che non sono né cocaina né cannabis. Ad esempio, possono essere fatti rientrare nella categoria tutta una serie di prodotti antidepressivi e psico-stimolanti, ma anche gli ansiolitici, i tranquillanti e i sonniferi, quando vengono presi a ripetizione. Fino naturalmente ad arrivare al fumo incallito, ai dieci caffè al giorno e all’eccesso di alcool.

Chi sono i principali utilizzatori di droghe in età avanzata e da cosa dipende l’aumento del consumo?  Pare che i principali consumatori stiano soprattutto nelle fasce alte maschili: dirigenti, manager, politici, operatori finanziari, e più in generale coloro che portano sulle spalle elevate responsabilità e per questo diventano depressi, stressati, iperattivi. Ma non scherzano neppure molte donne ultra cinquantenni che ci danno dentro con il Lexotan e con il Valium.

Un recente interessante servizio della statunitense AARP – forse sollecitato anche dal sondaggio per cui per la prima volta da 40 anni a questa parte gli Americani sono favorevoli alla liberalizzazione della marjiuana (vedi<http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20130405_074227.shtml>) - ha messo in luce le conseguenze che l’uso di droghe (nella sua accezione più ampia) può avere anche sul decadimento cognitivo, e in particolare sull’accelerazione della perdita di memoria. “Per molto tempo – dice la rivista on line dei senior americani – i medici hanno considerato le dimenticanze e la confusione mentale come una componente normale dell’invecchiamento. Ma gli scienziati oggi hanno appurato che la perdita di memoria non è inevitabile con il procedere dell’età. Il cervello può produrre nuove cellule cerebrali e creare nuove connessioni”. Prosegue la rivista: “Molti sanno che tra i fattori che peggiorano la memoria vi possono essere l’alcool, l’abuso di droghe, il fumo accanito, l’insonnia, gli stress importanti,  la mancanza di vitamina B12, la depressione e l’Alzheimer, ma non tutti sono consapevoli del fatto che anche parecchi medicinali tra quelli più prescritti hanno degli impatti sulla memoria”. E viene proposto l’elenco dei drugs a cui fare attenzione da questo punto di vista: ansiolitici, anticolesterolici, dimagranti, antidepressivi, sonniferi, medicinali per il Parkinson e per l’incontinenza, antiipertensivi, antistaminici. Complicato trovare il giusto equilibrio !

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Ritorno a casa ?

Scrive Serena: Io e mio marito siamo nati in Puglia, nella zona di Brindisi, siamo andati a scuola e siamo cresciuti da quelle parti. Quando ci siamo conosciuti avevamo vent’anni, io aiutavo in un negozio e lui, che era diventato geometra, non era contento di quel che faceva lì e voleva trasferirsi. Allora ha deciso di venire a Torino e io, che non ero per niente convinta, però l’ho seguito anche se di malavoglia. Qui però devo essere onesta le cose sono andate bene, lui ha trovato un lavoro che gli piaceva, anch’io ho continuato a lavorare facendo quel che sapevo fare cioè aiutando in un negozio di abbigliamento, ma intanto sono nati due figli, bellissimi, e ormai sono anche nonna da qualche mese di una stupenda nipotina. Adesso sento che casa mia è qui. Però mio marito è uno inquieto e adesso che sta smettendo di lavorare continua a ripetermi che tornare in Puglia adesso sarebbe la cosa migliore, che là c’è una casa che ci aspetta e della terra che vorrebbe lavorare.
Noi in Puglia ci siamo tornati ogni anno d’estate e ci hanno sempre accolto a braccia aperte e anche ai miei figli è sempre piaciuto molto andare da quelle parti. Purtroppo i genitori miei e di mio marito non ci sono più, però ci sono ancora tanti parenti. Mio marito è il solito schiacciasassi che non sente ragioni, si è messo in testa questa cosa e io come al solito sono qui che non dico né sì né no e intanto mi chiedo come starei in un posto tutto diverso e lontano da figli e nipoti. Tornare a casa in Puglia vuol dire ricominciare una cosa tutta diversa, magari bella ma magari anche brutta. Devo decidermi se mi va di ricominciare da capo come quando avevo vent’anni.

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Come ci vedono i giovani

Non mi sono lasciato scappare l’occasione. Ieri avevo di fronte un gruppo di 25 giovani interessati a sapere qualcosa da me sull’universo dei baby boomers e ne ho approfittato per farmi dire da loro come ci vedono. Ora vi riferisco.

A parlare delle generazioni dei baby boomers mi ha chiamato una grande azienda multinazionale del settore delle bevande alcooliche, che ha raccolto intorno al tavolo tutti i suoi specialisti di marketing, la gran parte ragazzi italiani istruiti tra i 25 e i 35 anni, con una minoranza tra i 35 e i 45. Una platea di giovani, dunque.  Ad un certo punto ho chiesto a ciascuno di loro di esprimere una risposta a queste due domande, con una modalità che impedisse, nel rispondere, di influenzarsi a vicenda:  1) come definiresti le persone tra i 55 e i 75 anni ? e 2) a cosa le associ ?

Era solo un piccolissimo campione, ma quel che hanno detto lo trovo comunque interessante. Ecco dunque come questi giovani ci definiscono: ben 9 di loro ci chiamano “maturi” o “neo-maturi”: questa è stata la definizione di gran lunga più gettonata. A seguire tanti altri modi per indicarci: “senior” (3 risposte), “esperti” (1), “signori” (1),  “baby boomers” (1), “ragazzoni” (1), “i ragazzi di oggi” (1), “non più giovani” (1), “inseguitori” (del tempo che passa) (1), “runners” (1), “cariatidi” (1), “croste” (1).  Risposte che hanno poco a che spartire con le definizioni più tradizionali (“terza età”, “anziani”, “pensionati”, “vecchi”), con quelle dei demografi (“giovani anziani”) o con quelle create dai media (tipo “grey panthers”, “diversamente giovani”, “golden age” e altre).

Ma ancora più interessanti sono le risposte ricevute alla domanda: “a cosa associ le persone di 55-75 anni ?”.  Ebbene, qui le associazioni che evocano aspetti positivi o neutri sono state leggermente superiori a quelle negative, che però non sono mancate. Tra le prime: “tempo libero” e “tempo rilassato” (4 risposte), ma anche “persone soddisfatte” (2) e “persone realizzate” (2), seguite da “spensieratezza” (1), “calma” (1), “achievement” (1), “voglia di rimanere attivi” (1), “esperienza” (1) e “buona educazione” (1).  Contemporaneamente a queste associazioni tutto sommato positive ecco quelle meno lusinghiere: “Italia e politica” (3 risposte, da intendersi come critica alle nostre generazioni per le condizioni attuali italiane), “potere” (1), “status” (1), “corruzione” (1). Su un piano diverso: “rughe” (1), “finti teen-agers” (1), “confusi” (1), “in crisi” (1), “in perdita di autorità” (1).

Era solo un piccolissimo campione, ma queste risposte a loro volta qualche domanda la sollecitano. Ad esempio, percezioni come quelle che ho riportato sono una  premessa per la solidarietà o per l’antagonismo intergenerazionale ?      In foto: tre generazioni.

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Me ne sono fatto una ragione

Da parte di Renato: Mi chiamo Renato e ho compiuto 60 anni da poco. Lavoro in una nota azienda internazionale, ci lavoro da sempre e ho la responsabilità di progetti piuttosto consistenti. Qualche anno fa, conti alla mano, ero convinto che adesso sarei andato in pensione e mi ero già fatto un sacco di fantasie su come avrei impiegato il tempo: la montagna che adoro, il mitico viaggio nel sud est asiatico che vagheggio da anni, le partite a basket a cui non ho mai smesso di giocare… Poi è arrivata la riforma delle pensioni e mi hanno detto che non se ne parla per ancora tanti anni. Adesso leggo che forse l’età per la pensione si abbasserà di nuovo ma rinunciando a un pezzo dell’assegno…vedremo. Siccome intanto la vita va avanti e tutte le mattine prendo la mia borsa e vado a lavorare come al solito, me ne sono fatto una ragione e, da bravo pragmatico, ho fatto le seguenti riflessioni: 1° per fortuna lo stipendio lo porto ancora a casa, 2° il mio lavoro non è affatto brutto, c’è stato anche un tempo in cui mi appassionava, adesso non mi sorprende più niente ma lo trovo ancora interessante, 3° i quarantenni che mi guardano male perché speravano che me ne andassi per prendere il mio posto, beh non so cosa farci, se ne faranno anche loro una ragione, 4° mi affatico sempre più in fretta, il ritmo dieci ore di lavoro + quasi due di viaggio da/verso casa ogni giorno ormai mi sfianca, ho deciso di non andare oltre le otto ore e di delegare di più, 5° il lungo viaggio nel sud est asiatico me lo organizzo lo stesso, 6° devo fare del training autogeno quando mi faccio la barba appena sveglio: non farsi riempire la mente subito di prima mattina dei problemi di lavoro ma progettare le prossime scalate in montagna. Funzionerà ? Non lo so, ve lo dirò alla prossima puntata.

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