Lavoro e dintorni

L’imbianchino che si è presentato a casa mia ieri mattina per tinteggiare un paio di stanze sicuramente non ha meno di sessant’anni. Doveva essere aiutato dal figlio, che però non stava bene ed è rimasto a casa. Da solo, se l’è cavata comunque egregiamente, ha fatto un buon lavoro e ha completato l’opera nei tempi concordati.  Gli ho chiesto se pensava di smettere di lavorare e di passare la palla al figlio. “No – mi ha risposto – è un lavoro che faccio volentieri, i soldi servono e poi fare le cose insieme a mio figlio mi piace”.

Gli over65 che continuano a lavorare sono prevalentemente nel commercio, nelle professioni, nei lavori artigianali, nei servizi educativi e nella cura delle persone.  Spesso sono persone che svolgono un mestiere autonomo, che hanno rinverdito nel tempo le loro competenze e che operano in settori previsti in crescita (ad esempio, la cura dei grandi anziani) o dove la domanda di lavoro è più forte dell’offerta.

“Io sono a spasso da un anno – mi dice invece il 57enne Massimo – faccio manutenzione informatica e avevo due rapporti di lavoro abbastanza stabili con due aziende che però hanno entrambe deciso che costava meno rivolgersi a dei giovani. D’altra parte nel mio settore i giovani sanno fare le stesse cose che faccio io, anzi forse più velocemente di me, e non avevo nessuna possibilità di discutere. Adesso di essere assunto da qualcuno non se ne parla, cerco altri clienti ma c’è una grande concorrenza. L’unica strada che penso di battere è di trovare una nicchia di specializzazione nel mio campo e di rimettermi a studiare. I soldi messi da parte mi bastano per un paio d’anni, speriamo per allora di aver trovato una soluzione”. Molti disoccupati over50 hanno necessità di guadagnare, sono senza protezioni e vedono come sbocco possibile – a mio avviso a ragione – il riprogettarsi mettendosi ad imparare cose nuove che rendano aggiornate e appetibili le loro competenze di sempre.

Un terzo caso è quello di Roberta, che ha 62 anni, lavorava in banca, adesso riceve una discreta pensione, ma vorrebbe trovare un’altra occupazione part time che integri il volontariato a cui già si dedica: le interessa non perdere di vista la sua professione “storica” e soprattutto le serve guadagnare ancora qualcosa perché teme le spese, tutte sulle sue spalle, per la sua vecchiaia, per i suoi genitori ormai molto anziani eper suo figlio che deve ancora studiare.  “Chi sa fare contabilità come me trova sempre qualcosa” racconta “anche se certo, dove vado a presentarmi sono molto guardinghi, mi guardano come se fossi un animale un po’ strano, si chiedono perché non me ne sto tranquilla a casa”. Non è facile per un disoccupato cinquantenne trovare una nuova occupazione, ma neppure per un pensionato ritornare al lavoro quando lo desidera.

Infine Antonio, 63enne, un passato da operaio in un’industria: è stato accompagnato alla pensione otto anni fa, abita in un paesino di campagna ed è il lavoro a cercare lui, non il  contrario: infatti, in paese tutti lo cercano per vari lavoretti di manutenzione, un po’ fa il falegname, un po’ l’idraulico, un po’ aiuta a sgomberare case. “Vorrei seguire di più il mio orto – mi dice – ma non riesco a trovare il tempo”. 

Il tasso di inattività degli Italiani tra i 55 e i 65 anni rimane alto, intorno al 57%, e quello degli over65 altissimo, oltre il 95%, ma dietro a questi numeri statistici si celano tante situazioni concrete diverse, in cui il desiderio di essere attivi si coniuga ancora con la dimensione del lavoro.

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