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Futuro misterioso e progetti di vita

“Si ha un bel dire: ricomincia !, reinventati !, inizia una nuova vita ! Facile a dirsi, meno facile a realizzarsi. Soprattutto chi ha percorso trenta o quarant’anni lungo dei binari dritti, senza aver bisogno di prodursi in molte giravolte, con lo stesso lavoro, gli stessi interessi, frequentando più o meno sempre le stesse persone, fa una fatica del diavolo a dare un nuovo senso alla propria vita quando cambiano tutte le coordinate e intorno non ritrovi più lo stesso panorama”. Questa è la riflessione che mi sono sentito fare recentemente da un conoscente, anni 64, che aveva interrotto dopo molti lustri l’attività professionale. Ragioni dell’interruzione: un calo improvviso del lavoro con i clienti che sembravano spariti nel nulla e in sovrappiù un intervento chirurgico – niente di grave ma quasi due mesi fuori gioco – che non gli avevano permesso di reagire come avrebbe voluto. Da lì la decisione, tanto drastica quanto obbligata: chiusura dello studio e inizio di una nuova esistenza. Nuova, ma mai immaginata, mai progettata fino a quel momento e proprio per questo misteriosa e un po’ paurosa.  Al di là delle circostanze specifiche, non è una situazione così isolata quella in cui mi sono imbattuto e che vi sto raccontando. E’ esperienza di molti che il disorientamento la può fare da padrone quando ci si trova a modificare i riferimenti della propria vita senza un minimo di preparazione.

E’ altrettanto vero che sono moltissimi coloro che trovano subito mille interessi e impegni che riempiono l’esistenza, così come sono numerosi anche coloro che si godono con il massimo piacere il dolce far niente, ma questo non elimina le difficoltà di chi è abituato ad una giornata cadenzata da orari, attività, relazioni  ben definite ed improvvisamente percepisce intorno a sé il vuoto. Scoprire per tempo le proprie passioni, i propri interessi e le proprie motivazioni, al di là del tran tran consolidato, è certamente una buona mossa per evitare di cadere nella trappola della “vita senza senso”, ma riuscirci non è da tutti.

Il punto poi è che le esperienze raccontate da tantissimi senior testimoniano dell’insufficienza di una attività di riprogettazione e di reinvenzione una volta per tutte. Al contrario pare – da molte testimonianze – che i nuovi progetti e interessi ai quali ci si dedica una volta raggiunti i cinquanta – sessant’anni abbiano delle caratteristiche di “transitorietà”. Sono pochi cioè i “progetti di vita” che riescono a durare per i due o tre decenni successivi, mentre è molto più probabile che i nuovi progetti, interessi e attività a cui ci si dedica abbiano una durata relativamente limitata, vuoi per motivi di salute, vuoi perché oggi tutto ciò che riguarda le nostre vite ha minore stabilità nel tempo. Ecco quindi che siamo chiamati a mettere in campo una capacità di rinnovamento continuo, a dimostrare – paradossalmente proprio quando l’età avanza – una disponibilità a rimetterci in gioco ogni poco, disponibilità che magari nel corso della precedente vita adulta non ci era stata richiesta.

    2 Comments

  1. 2013/06/02 at 21:02

    più che una ‘preparazione’ trovo che necessiti un ‘allenamento mentale’ alla gestione della ‘provvisorietà’ se non della precarietà di un progetto, di una fase. Ed è proprio la generazione degli anni 50 quella che ha cavalcato e vissuto il più grande sviluppo industriale del nostro Paese (e che probabilmente non si ripresenterà mai più). Si entrava in azienda a 18/23 anni e non se ne usciva più attendendo la pensione. Com’è possibile saper poi affrontare l’incognito quando si è vissuta una vita ripetitiva, programmata e assicurata da uno stipendio fisso? Così ci si siede e si attende… cosa non si sa.

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  2. Silvia Ghidinelli
    2013/06/03 at 19:16

    Secondo me occorre prestare più attenzione alla vecchiaia. Conosciamo tutti i riti di passaggio dall’infanzia all’adolescenza, alla giovinezza, ma non prestiamo alcuna attenzione a quei riti che dovrebbero accompagnare il passaggio dall’età adulta alla vecchiaia. E resta il fatto che ci sono diversi modi di invecchiare e che gli psicologi dovrebbero aiutarci. Hillman suggerisce il tempo libero dal lavoro, dagli impegni pressanti, dal fare per avere, come tempo per la cura di sè, del proprio mondo interiore, cura delle ” idee malate” con cui gli individui visualizzano se stessi e le fasi della loro vita. Socrate, sentendo da Cefalo le lagnanze sulla vecchiaia, lo interrompe dicendo che di tutti quei mali c’è sì un’unica causa, ma essa non è la vecchiaia, bensì il carattere dell’individuo. Abbiamo più tempo davanti per plasmare meglio il nostro carattere e la sua forza e inventarci così la vita. E’ ciò che tenta anche di fare questo blog, secondo me. Abbiamo bisogno di più consapevolezza.

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