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La mia memoria sarà normale ?

Lo dichiaro da subito: il calo della memoria è una delle cose che mi mettono più in apprensione. Non che non sia abituato a dimenticare in fretta date e nozioni, questo mi è sempre successo, anche da ragazzino mandare a memoria le poesie o ricordare le date delle battaglie non è mai stato il mio forte, ma è innegabile che da un po’ di tempo a questa parte i buchi di memoria diventano più frequenti. Mi consolo un po’ quando vedo che più o meno tutti i miei coetanei sono alle prese con lo stesso problema, ma il punto è proprio questo: sarò nella norma? c’è modo di capire se le mie capacità mnemoniche stanno declinando prima del dovuto ? e in ogni caso come si fa a rimediare o almeno a rallentare il declino ?

Naturalmente non sto parlando dei ricordi di vecchia data. Quelli sono ancorati e saldi nella mente: sono capace di ricordare nel minimo dettaglio una conversazione importante avvenuta vent’anni fa e di ricostruire ambiente, fatti e personaggi di episodi lontanissimi che per me hanno avuto un significato particolare o che mi avevano emozionato. Non sto parlando di questo, ma della memoria a breve termine, di quelle centinaia di informazioni che costellano la nostra esistenza quotidiana e che, non appena voltato lo sguardo altrove, abbiamo già scordato. Ad esempio, se tra il lusco e il brusco ti chiedono: “titolo, regista e principali attori degli ultimi tre film che hai visto ”, rispondi subito o cominci a fare giri di parole per prendere tempo ? “Come si chiamavano le cinque principali località del posto che hai visitato sei mesi fa?” (Londra o Berlino non valgono, contano solo i nomi di quelle cittadine che prima del viaggio non avevi mai sentito nominare). E se poi a cena non ti ricordi più cosa hai mangiato a pranzo, o la maggior parte delle volte che ti sposti da una stanza all’altra a metà percorso non sai più perché lo stai facendo, allora la cosa comincia  a farsi seria. 

Mi ha colpito – sarà per questa mia apprensione che dicevo prima – l’esperienza di una editor americana, Lisa Davis, che ha raccontato di recente in un articolo apparso sulla rivista dell’AARP la sua visita al Neurology Institute for Brain Health and Fitness vicino a Baltimora, con l’obiettivo di farsi misurare la memoria e di avere suggerimenti su come migliorarla e conservarla. Non so se mi sottoporrei alla medesima visita, ma mi sembra comunque interessante sapere che si stanno sviluppando pratiche di questo genere. Nel suo resoconto di un giorno e mezzo di visita, la Davis racconta di diagnosi multidisciplinari, tutte basate sul princìpio sostenuto dal guru dell’istituto, Majid Fotuhi, secondo il quale sono soprattutto gli stili di vita e le routine quotidiane a condizionare le nostre menti, e quindi a spiegarci eventuali problemi di memoria; meglio quindi occuparsi di essi piuttosto che solo delle componenti fisiologiche del cervello.  L’assessment a cui si è sottoposta la Davis è iniziato da una verifica dei riflessi fisici e del vigore complessivo. Poi è proseguito con il parlare di sé e con la ricostruzione della propria storia medica. Non sono mancate domande sul livello di colesterolo, sulle abitudini di esercizio fisico, sul sonno e sui livelli di stress a cui si è sottoposti. Queste domande sono legate alla convinzione che alcune condizioni di contesto producono effetti sul funzionamento del cervello: ad esempio, l’obesità e la pressione alta, ma anche la carenza di sonno e gli stati depressivi, favorirebbero il declino mentale.  Naturalmente nell’assessment cognitivo non potevano mancare dei test di memoria, che alla Davis hanno ricordato i test attitudinali a cui veniva sottoposta alle scuole elementari. E infine la ricognizione si è allargata ad un esame radiologico e alla verifica di come fluisce il sangue nelle arterie che alimentano il cervello.  Un assessment completo, non c’è che dire ! Al termine, la Davis è stata rassicurata sull’ottimo livello delle sue capacità cognitive e sul perfetto flusso sanguigno e le è stato raccomandato un percorso di tre mesi a base di esercizio fisico, meditazione e giochi al computer. Soprattutto, le hanno spiegato che il cervello va considerato come un muscolo: va tenuto in esercizio e tonico, se no si immiserisce  e diventa inutile.    “La memoria umana, melmosa e parziale, sfugge a qualsiasi tentativo di contenerla” così ha scritto un commentatore del famoso dipinto di Salvador Dalì “La persistenza della memoria”. Chi avrà ragione ?

    3 Comments

  1. silvia
    2013/06/13 at 12:30

    Io mi fido di più della scienza…………L’Arte è un’impressione…un’emozione…..quindi mutevole e passeggera….

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  2. paola
    2013/06/14 at 0:31

    perché non consigliate qualche al computer per mantenere in esercizio la memoria?

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  3. 2013/06/15 at 12:17

    Per approfondire l’argomento, e soprattutto per guardare avanti con ottimismo, consiglio il libro di Barbara Strauch, I tuoi anni migliori devono ancora venire. Le sorprendenti risorse del cervello di mezz’età, Mondadori.
    Patrizia

    Rispondi

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