Posts from: luglio 2013

Manutenzione mentale “fai da te”

Si fa fatica a tener dietro alle tante notizie giornalistiche e ai numerosissimi articoli scientifici che si occupano della memoria, dell’invecchiamento e più in generale di cosa mantiene in buone condizioni le capacità cognitive anche con il passar degli anni. Evidentemente il gran numero di senior (solo in Italia gli over 55 siamo più di 20 milioni), insieme alle paure legate al declino cognitivo, rendono l’argomento di grande interesse per i diretti interessati, ma lo rendono di primaria importanza anche per le strutture pubbliche che dovranno garantire il welfare, così come per le aziende che vedono nei senior il mercato più promettente per il futuro. Senza contare che il mondo scientifico trova proprio nelle neuroscienze e nello studio del cervello uno dei terreni più fertili di nuove scoperte. Insomma, c’è una convergenza di interessi per cui in tutto il mondo avanzato le ricerche e gli studi sull’argomento si arricchiscono giorno dopo giorno.

Però, come ho già avuto modo di scrivere, se ad oggi sono stati individuati molti fattori ambientali che aiutano nel “mantenere in forma la mente”, nessuno sa seriamente dire come prevenire le malattie mentali della senilità. Notizie come quella che ho riportato ieri sulla pagina facebook collegata a questo blog (per cui alla maggiore longevità sembrerebbe associarsi una maggiore lucidità mentale) fanno ben sperare, ma ci dicono di un risultato positivo senza spiegarci esattamente da cosa esso è dipeso. E anche notizie come quella per cui la perdita di memoria tra i senior risulterebbe assai più frequente negli uomini che nelle donne (è  la conclusione di uno studio di un gruppo di ricercatori della Mayo Clinic di Rochester, USA, pubblicato sulla rivista Neurology), a parte gettare nello sgomento noi maschi che già facciamo una certa fatica ad accettare una speranza di vita di cinque anni inferiore a quella delle donne, non ci aiuta a capire né perché questo succede, né quali sono i rimedi .

Non rimane quindi che provare a seguire qualche regola di “buona manutenzione” del cervello, sapendo che nessuna previene con sicurezza malattie future e dosando a piacimento tra le svariate raccomandazioni che finora vengono proposte, tutte peraltro con un qualche retroterra scientifico. La lista prevede: una base di “allenamento mentale” (“il cervello è come un muscolo che deve essere tenuto tonico” dicono i fautori di questo approccio), una razione di esercizio fisico meglio se quotidiano (“l’esercizio fisico è in grado di modificare in modo permanente l’efficienza dei nostri neuroni e migliorare la plasticità cerebrale”), una dose abbondante di conversazione e di rapporti umani che rinsaldi la socialità (“fattori ambientali di tipo sociale e affettivo hanno un impatto fondamentale sul nostro cervello”), senza dimenticare una spruzzata di musica a basso volume durante il sonno profondo per chi vuole conservare la memoria seguendo le ultime scoperte dei ricercatori dell’Università di Tubingen. Ma l’ulteriore ingrediente su cui le raccomandazioni si sprecano è l’alimentazione: salute del cervello e dieta – sono convinti in molti – sono legati a filo doppio e quando si va a leggere come preservare la memoria attraverso quel che si mangia, si scopre che si apre un nuovo universo. Ho provato a consultare quattro siti (tre americani e uno italiano) che si propongono come specializzati nel suggerire la dieta migliore per preservare la memoria e ritardare l’invecchiamento cognitivo e, a parte un comune favore per la dieta mediterranea e una comune avversione per un eccesso di carne rossa, i menu proposti contengono ricette fra loro piuttosto diverse, con alcuni ingredienti prevedibili, come olio d’oliva, pesce, frutti di bosco e verdure a foglia verde, ma anche altri inaspettati come frutta secca, semi di girasole, barbabietole, avocado, noccioline, vino rosso, patate e orzo. Con il dito accusatore puntato di volta in volta sui troppi latticini, o sui cibi conservati, oppure sul sale in eccesso o sui troppi zuccheri. Non voglio certo banalizzare il lavoro di chi sta studiando questo approccio, ma per chi, come il sottoscritto, non è né medico né esperto nutrizionista, scegliere tra una dieta e l’altra appare come il dover aderire un po’ fideisticamente ad una religione piuttosto che ad un’altra.

Insomma, per la “buona manutenzione” del cervello, in attesa di regole risolutive, bisogna sapersi districare tra giochi mnemonici, esercizi cognitivi, camminate, nuotate, musica in cuffia mentre si dorme e uscite con gli amici evitando però di andarci a cena perché se cominci a ordinare solo barbabietole, broccoli e semi di girasole ti guarderebbero male. 

Non siamo all’anno zero, ma di strada da fare ce n’è ancora tanta. Per il momento il “fai da te” impera.

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Nonna part time

Quest’estate, dopo tre anni che praticamente mi inventavo scuse, ho detto di sì a mia figlia che mi chiedeva di tenere i nipotini al mare in luglio per quindici giorni. Adesso che sta finendo devo dire che non è andata male… i due pargoli si fanno voler bene e mi sollecitano una gran tenerezza, poi a otto e sei anni non sono nemmeno più da seguire ogni secondo. Però che faticaccia ! Non mi ricordavo più cosa vuol dire star dietro a dei bambini: evitare che si prendano un’insolazione, controllare quando fanno il bagno, far giocare quello più timido e stare attenti a quello più disinvolto che sparisce in continuazione, sedare le risse fra loro, raccattare tutti i pezzi ogni volta che ci si muove, consolarli nelle malinconie serali, e così via…
Oltre a tutto non sai mai se stai facendo le cose giuste, quelle che approverebbe anche la loro madre. Io non sono mai stata una supermamma, figuriamoci una supernonna. I bambini mi sono sempre piaciuti e penso di essere stata promossa all’esame di mamma, però beh… non mi hanno mai preso tutta l’attenzione, come vedevo che succedeva ad alcune mie amiche quando avevamo trent’anni di meno. Do affetto, amore, vicinanza, ma ho anche bisogno di poter respirare senza farmi soffocare da un rapporto assoluto, senza intervalli. Era il mio modo di fare la mamma e anche adesso che sono nonna non sono cambiata. I bambini secondo me capiscono e sono contenti di sentire vicino una persona che li ama e di non avere vicino una persona che finge. Comunque, adesso che ho fatto la nonna a tempo pieno per due settimane, sta finendo. Ho creato un bel rapporto con i miei nipoti e sono pronta per andare a fare una vacanza vera con le mie amiche, destinazione Portogallo.

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Il tira e molla sulle pensioni

Trovo ormai insopportabile il tira e molla sulle pensioni a cui siamo sottoposti da molti anni e che ci viene riproposto nuovamente in questi giorni.

Cosa sta succedendo ? Succede che in Parlamento è ripartita la sarabanda per modificare ancora una volta il sistema pensionistico e le regole per accedervi. Ci saranno anche mille buoni motivi per pensare a delle modifiche, ma quel che mi sembra insopportabile è che i tantissimi cinquantenni e sessantenni che sono stati toccati un anno e mezzo fa dalla riforma Fornero, anche coloro che hanno considerato un’ ingiustizia l’allungamento dell’età pensionabile, nel frattempo hanno rivisto i loro programmi e progetti di vita e in molti casi se ne sono fatti di nuovi. Come si può, ogni anno o due anni, continuare a rovesciare le regole creando una situazione di incertezza continua nella vita dei diretti interessati ? Lo dico da persona convinta che la pensione non è più come una volta lo spartiacque unico tra una fase e l’altra della vita; una volta era così: prima della pensione era vita adulta, dopo invece entravi nella categoria dell’anziano pensionato. Oggi è sicuramente diverso, le transizioni da una fase ad un’altra della vita sono molto più sfumate, legate a tanti fattori oltre al ricevere una pensione e soprattutto molto più dipendenti dai percorsi di vita individuali. Ma ciò detto, resta il fatto che il percepire o no l’assegno dell’Inps per un numero elevatissimo di senior italiani resta una variabile che condiziona tantissimo le proprie scelte. D’accordo che oggi è richiesta flessibilità in tutto, ma se avessi un socio che ogni momento mi cambia le carte in tavola, di quel socio ne farei a meno…peccato che il socio Stato non si possa scegliere.

Detto quindi che a mio parere sarebbe meritorio se i parlamentari la smettessero con il tira e molla, vediamo cosa c’è in campo.

Il tema principale che è in discussione (che è in campo oggi, poi magari fra un mese nessuno se ne ricorda più e tutti a rincorrere un’altra palla, come quasi sempre succede…) è quello del riabbassamento dell’età per la pensione di vecchiaia e del ripristino di fatto delle pensioni di anzianità, vale a dire il cuore della riforma di un anno e mezzo fa. 

Sotto la bandiera della maggiore “flessibilità” nel definire l’età pensionabile (maggiore scelta individuale nel decidere quando pensionarsi tra i 62 e i 70 anni, a fronte di possibili riduzioni o incrementi della pensione riconosciuta) si ritrovano quasi tutti, e anche al sottoscritto sembra un buon princìpio. Quando però si entra nei particolari le proposte divergono tra coloro che “smonterebbero” di molto la riforma precedente rendendo più accessibile e favorevole l’anticipo (ad esempio questa è la posizione del presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano, PD, che ha ottenuto l’assenso della vicepresidente della stessa Commissione, Renata Polverini, PdL, la quale a sorpresa ha aderito a posizioni che non sono mai state del suo partito) e chi contrasta un’interpretazione eccessiva di flessibilità che porterebbe a veder svanire i benefici sulle finanze pubbliche della principale riforma del Governo Monti (è il caso di Pietro Ichino, ex PD, e di Giuliano Cazzola, ex PdL, oggi entrambi di Scelta Civica). In mezzo c’è il Ministro del Lavoro Giovannini, che ha fatto le sue proposte, sempre all’insegna della flessibilità, anche se la sensazione è che al momento la partita su questo terreno sembra giocarsi più a livello parlamentare che per guida governativa. 

Ad ogni modo sarebbe troppo semplice pensare che le proposte dei politici citati siano le posizioni ufficiali dei partiti, perché sull’argomento opinioni diverse, a volte anche molto diverse, si trovano in ogni partito. La confusione quindi rimane grande…

Con qualche domanda che fa da sfondo al dibattito: i 300 miliardi di risparmio per lo Stato previsti nei prossimi quarant’anni a seguito dell’ultima riforma delle pensioni sono una cifra troppo grossa o al contrario guai a riaumentare la spesa ? E’ stata più un’ingiustizia allungare l’età pensionabile a chi pensava di esserci vicino o l’ingiustizia consisteva nel fatto che le generazioni dei cinquantenni e sessantenni potevano andare in pensione più presto e a condizioni molto più vantaggiose rispetto a quanto era permesso alle nuove generazioni ? E ancora: la pratica dei prepensionamenti dei cinquantenni, per quanto più costosa per la collettività, è ancora tutto sommato una soluzione accettabile oppure è necessario perseguire politiche attive per aumentare il tasso di occupazione degli over55 ?

Domande importanti e lecite, naturalmente. Ma chi ha la responsabilità politica di dare delle risposte non dovrebbe mai dimenticarsi che un valore importante per chiunque è poter fare delle previsioni per il proprio futuro, senza ritrovarsi tra capo e collo continui cambiamenti e marce indietro che condizionano le scelte di vita.

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Adesso basta !

Da parte di Viola: Mia nonna mi diceva sempre che noi donne dobbiamo essere capaci di tirar fuori le unghie quando serve… però dopo sei figli ha continuato ad obbedire a mio nonno che era un tipetto autoritario e a servire i figli maschi come se fosse una cameriera. Io a 61 anni non ho ancora trovato l’uomo della mia vita, non ho fatto figli, però devo avere un qualche gene familiare per cui la do sempre vinta agli uomini con cui ho una storia importante e questo è sempre stato un problema. Sono accondiscendente, ho la tendenza a mettere da parte le mie esigenze e a darla vinta alla persona a cui tengo anche quando non mi va di fare qualcosa. A lungo questo sfianca, ci si sente male… a volte mi sento una nullità. Pensavo che questo riguardasse solo la mia vita affettiva, invece mi sono resa conto che è un mio atteggiamento che ho dappertutto… sul lavoro i capi e i colleghi la mia opinione l’ascoltano, non dico di no, ma non la tengono in considerazione e alla fine devo fare cose di cui non sono convinta completamente, diverse da quelle che volevo.. e io naturalmente abbozzo. Questa cosa mi dà particolarmente fastidio perché sono la più anziana del gruppo, la più esperta, e invece di dar retta a quel che dico vanno avanti per la loro strada. E’ un comportamento molto frequente con le donne della mia età che ancora sono al lavoro, non siamo tenute nella giusta considerazione e si pensa che tanto siamo docili e non faremo del male a nessuno. E invece adesso basta ! basta sopportare e dire di sì… è ora di tirare fuori le unghie come diceva mia nonna e farsi sentire !

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Perché i senior fanno volontariato ?

Alle attività di volontariato si dedicano molti senior, in numero crescente nel tempo, partecipando ad associazioni o praticandole per conto proprio. Le attività che vengono considerate di volontariato dai diretti interessati sono estremamente varie ed è difficile enumerarle tutte (vedi ad esempio su questo blog l’esito dell’indagine “vita da senior” proprio su questo argomento http://iragazzidisessantanni.it/vita-da-senior/fronte-volontariato-e-cittadinanza-attiva/volontariato-buone-pratiche/). Quel che però vorrei esplorare qui oggi non è tanto in cosa consiste il volontariato praticato dai senior, quanto piuttosto quali sono le motivazioni che spingono così tanti cinquantenni, sessantenni e settantenni a dedicare parte del loro tempo a queste attività. Quali molle scattano nell’animo e nella mente del senior quando decide, ad esempio, di offrire aiuto e compagnia a malati od anziani che ne hanno bisogno, di assistere dei giovani nel loro percorso scolastico, di prestare gratuitamente la propria opera professionale in centri di accoglienza o di partecipare alle iniziative della protezione civile ? Probabilmente le motivazioni sono tante quante le persone che al volontariato si dedicano, ma mi sembra che alcune siano più diffuse di altre.

La premessa per arrivare ad individuare le principali ragioni che spingono a queste attività è che chi fa volontariato ritiene di fare qualcosa di utile, qualcosa che ha valore per chi riceve le prestazioni del volontario, qualcosa che serve agli altri o all’intera società. Se si perde di vista questo punto, diventa difficile inquadrare l’argomento.

Ma mettere a disposizione il proprio tempo per fare qualcosa che è utile per gli altri, dipende sempre da uno slancio interiore di generosità, di altruismo, di donazione ? Probabilmente no. Sicuramente ci sono tante persone che, per convinzione religiosa, per propria personalità altruistica, per sensibilità agli altri, trovano soprattutto in questo la spiegazione del loro dedicarsi agli altri (spesso sono persone che non aspettano di essere senior per seguire questa strada), ma sono ben diffuse anche altre motivazioni.

Ad esempio, non sono pochi coloro che si avvicinano al volontariato per senso di riconoscenza, non tanto verso una specifica persona, quanto piuttosto riconoscenti del fatto che la vita ha offerto loro delle opportunità e delle soddisfazioni e può anche arrivare il momento in cui si ricambia: “La vita è stata generosa con me, ora posso essere generoso io con gli altri e la società”.  Allo stesso modo è abbastanza facile trovare senior che fanno volontariato soprattutto per una sorta di senso civico, per cui la solidarietà è parte integrante dell’essere buon cittadino e dedicare parte del proprio tempo a queste iniziative è un modo per rispondere ai propri doveri sociali. Slancio generoso, senso di riconoscenza e spirito solidale possono essere dunque importanti “molle” che spingono a fare il volontario.

Ma la motivazione che va capita meglio penso che sia quella di chi si avvicina al volontariato soprattutto per dare un senso ad una fase della vita, quella del senior, che non ha ancora dei canoni ben codificati. In generale, vivere più a lungo di per sé pare non accontenti più nessuno. La longevità risulta un valore positivo se è accompagnata da una salute che consente di non perdere la dignità, ma ancor di più l’idea della maggiore longevità ci piace se nel periodo prima della “vecchiaia vera”, cioè quando possiamo essere ancora attivi, autonomi e decentemente in salute, riusciamo a dar un senso all’esistenza. Da questo punto di vista, fare qualcosa di utile per gli altri e per la società è sicuramente un modo intelligente per dare un senso alla propria vita. Il volontario con questa forte motivazione presta dunque la sua opera pensando di ricevere lui stesso un grosso beneficio da quel che fa: si arricchisce umanamente, trova la ragione per cui vale la pena di vivere ancora intensamente la propria vita, sa spiegare a se stesso il valore della propria quotidianità. Naturalmente questa è una motivazione che si trova maggiormente tra coloro che hanno liberato del tempo dagli impegni più gravosi dell’età adulta e che magari sperimentano un senso di “vuoto”, ma può benissimo essere una molla importante anche per chi, pur continuando ad avere forti impegni lavorativi o familiari, non trova in quegli ambiti abbastanza soddisfazioni.

Personalmente, non credo che una motivazione sia più valida di un’altra e sicuramente nella stessa persona spesso convivono più motivazioni. Però ritengo che i senior che fanno volontariato soprattutto per dare un senso alla propria esistenza devono essere onesti con se stessi e domandarsi se questa loro spinta può essere compatibile con lo svolgere adeguatamente nel tempo prestazioni che con grande probabilità richiederanno forte dedizione agli altri.

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In mare

Ringrazio Beppe che mi ha permesso di raccontare la sua storia, dato che lui non ha tempo di scriverla visto che è troppo preso da altre faccende.
Beppe tutte le mattine si alza alle cinque. Una volta non era così, anche lui dormiva fino a tardi, capace di domenica di svegliarsi alle dieci, adesso invece dopo cinque – sei ore di sonno è sveglio come un grillo e sa che è inutile provare a riaddormentarsi. D’altra parte ora ha anche una motivazione forte a non perdere le ore del mattino: all’alba si pesca meglio e lui da qualche anno è diventato un patito della pesca, ma forse più che della pesca dell’andare in mare con la sua piccola, piccolissima barca. Beppe di anni ne ha 64, da quando è andato in pensione – ormai sette anni fa – gli è venuta questa passione. Nato e vissuto in una cittadina sulla costa (non vuole che si sveli il posto preciso, per dare un riferimento diciamo che siamo sulla costa marchigiana), ha un rapporto molto stretto con il mare, anche se fino a qualche anno fa l’aveva frequentato poco perché il suo lavoro era sulla terraferma. Munito di secchio, canna, ami, esche e tutto l’armamentario del buon pescatore, se ne va al porticciolo e nel giro di mezz’ora è in mare. “Vado in mare e mi piace, i colori che trovo quando sono in acqua non li trovo da nessun’altra parte, un po’ di solitudine fa bene e io tutti i giorni mi gusto un pezzetto di libertà”. Difficile che torni a casa senza aver pescato nulla e, come mi dice, “per non dar troppo noia alla moglie” pulisce lui le sue prede e le cucina. E c’è anche l’aspetto salutare ed economico della faccenda: “Se si va al ristorante e si ordina il pesce si spende una cifra e lo si può fare solo una volta al mese, io mangio pesce tutti i giorni, che fa bene ed è buonissimo, e sono sicuro che quel che mangio è sano perché so io cosa metto in padella”.
Nel pomeriggio Beppe si dedica ai nipotini, tre tutti insieme, che porta al parco a giocare. Inoltre qualche giorno alla settimana si presenta alla Misericordia locale per dare una mano. Una vita senza sussulti, quella del Beppe ultrasessantenne, ma piena di piccole soddisfazioni e di tanta serenità. Invidiabile…

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Piccoli trucchi di memoria per la vita quotidiana…

…soprattutto quando l’età avanza.

La memoria cala con gli anni, ma la vita quotidiana prosegue come al solito. E alcune situazioni, per via del calo di memoria, per i senior si fanno fastidiose, perditempo, per non dire imbarazzanti.  Possibile che sempre più di frequente non riesca a trovare le chiavi di casa ? Che mi prepari di tutto punto per uscire scorrendo mentalmente se ho preso tutto e poi pochi passi dopo il portone mi viene in mente che ho dimenticato qualcosa ? E che rabbia quando c’è nebbia totale sul nome del nuovo vicino che mi è stato presentato da poco o quando dimentico gli orari dell’ufficio pubblico dove devo tornare e che l’impiegato mi ha appena sgranato.  Magari sono problemi che ho sempre avuto, ma con gli anni che passano si sono acuiti.

Ok, è normale: alla nostra età, quando non prestiamo completa attenzione il ricordo rimane debole e abbiamo serie difficoltà a rammentare quel che ci interessa, anche a distanza di poco tempo.  Proviamo però a vedere quali sono le situazioni fastidiose più frequenti e se c’è qualche semplice accorgimento per eliminare o almeno ridurre la noia di queste situazioni, soprattutto ora che l’età avanza.  Io ne provo ad elencare cinque e per ciascuna di esse un semplice accorgimento che mi sembra funzioni. Se volete, aggiungete le vostre situazioni e i vostri trucchi.

Ricordare i nomi delle persone – Me ne avevano parlato nominandolo solo per cognome, quando l’ho conosciuto di persona ci siamo invece presentati col nome di battesimo. Dopo poche ore lo rincontro e mi fa: “Ciao Enrico”, io provo a rispondere “Ciao…” ma mi fermo incerto perché il suo nome di battesimo non l’ho mai veramente registrato nella mente.  Eppure, in altri casi ho verificato che funziona il seguente trucco: quando incontro qualcuno lo guardo in faccia, ascolto il suo nome, mi faccio un’immagine mentale, un’istantanea, che colleghi il nome e il viso. Ad esempio: ecco Chiara, ha un viso innocente, non posso non ricordarmi “acqua azzurra, acqua chiara” di Battisti. Se mi presentano Roberto Rossi, immagino che ho la fortuna di stringere la mano contemporaneamente a due comici famosi, al “Robberto” nazionale e a Paolo Rossi. Insomma, mi sembra che siamo più dotati nel ricordare immagini e collegamenti che singoli dati.

Non scordarsi i pezzi – Vietato andare al mercato senza la lista, ovviamente. Ma è ad alto rischio anche scriverla di getto prima di uscire di casa. Più sicuro costruirla nei giorni precedenti, man mano che si nota che manca qualcosa. Quando esco per mezza giornata, per un giorno intero, per un weekend, devo avere con me tutto quel che mi serve. La probabilità di dimenticare qualche pezzo è elevata. Farmi un film mentale in anticipo di tutto il percorso di solito mi aiuta nel raccattare gli oggetti che mi serviranno senza dimenticanze. Degli amici mi hanno detto che a loro funziona anche quest’altro trucco, ma io non l’ho mai provato: far la lista (ad esempio degli oggetti che si vuol comprare) e costruire intorno ad essa una storia. Ad esempio: un pollo stava mangiando dell’insalata quando si avvicinò al pollaio un camion carico di concime per le piante…

Ricordare le password – Ormai se navighi in internet la password te la chiedono per tutto. Usare sempre la stessa non è così sicuro e se le annoti su un quadernetto devi solo sperare che nessuno te lo porti via (o peggio, che tu non ti dimentichi dove l’hai messo). Un’alternativa ? Creare uno schema in cui inserire ricordi lontani nel tempo per te indelebili. Ad esempio, puoi iniziare con una combinazione di numeri e lettere che ha senso per te, per dire: Marta06, il nome della tua prima maestra e dell’età che avevi quando l’hai incontrata, più le prime due lettere di chi ti sta chiedendo la password, ad esempio “Li” per Libero, per ottenere alla fine Marta06Li.

Ricordarsi i titoli dei film o il nome di un attore – E’ una delle situazioni per cui faccio più brutta figura. Troppo spesso mi capita di avere il nome del film o dell’attore sulla punta della lingua, ma niente da fare, non mi viene in mente, e più mi accanisco nel tentativo di ricordare, più la risposta si allontana. Adesso sto provando un trucco che, mi hanno spiegato, si basa sul seguente princìpio: il cervello organizza i ricordi in files, quindi se vuoi recuperare un singolo elemento, quando ne sei venuto a conoscenza devi collocarlo nei files giusti. Per esempio, vuoi ricordarti del film “Rain Man” ? Mettilo nei files dei film con Dustin Hoffman, dei film sui rapporti tra fratelli (Tom Cruise) e in quello sulle disabilità e le malattie (l’autismo).

Ritrovare la macchina dove la si è parcheggiata – Non c’è bisogno di arrivare nello smisurato parcheggio di Mont Saint-Michel (uno dei siti turistici più visitati d’Europa) per non ritrovare più l’auto parcheggiata: lì chiunque ha delle difficoltà. A volte il problema c’è anche nel parcheggio del supermercato o in quello dello scambio con la metropolitana. Senza contare le volte che non ci si ricorda più dove si è parcheggiata l’auto la sera prima. Personalmente, non avendo un box né un posto fisso per l’auto, tutte le volte che esco di casa e ne ho bisogno devo fare un grande sforzo di concentrazione per ricostruire in quale delle via adiacenti l’ho lasciata l’ultima volta e in molte occasioni mi ritrovo a battere tutte le vie intorno all’isolato prima di recuperarla. Anche qui il trucco sarebbe semplice: quando si parcheggia non bisogna scappar via subito, bisogna concedersi un altro mezzo minuto, prender nota dei riferimenti (la via, il numero della fila del parcheggio) e guardar bene cosa c’è tutto intorno.

Quali sono le vostre situazioni fastidiose e i vostri trucchi ?    In foto: coppia senior al cinema, fra tre ore si ricorderanno ancora il titolo del film ?

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Voglio scendere

Lo sfogo di Marco: Consigli cercasi ! Io non ne posso più di essere un sessantenne attivo, impegnato, responsabile, eccetera eccetera. Ho fatto la mia parte, adesso voglio scendere dalla giostra e sparire in qualche posto sperduto fuori dal mondo. Un posto dove non devo più preoccuparmi di portare a casa i soldi per la mia famiglia. Dove non mi rompono i cosiddetti ogni momento con le tasse da pagare, dato che non sono mai stato un dipendente. In un posto dove quelli di 30 anni si fanno carico della loro vita e non mi vengono a raccontare ogni giorno che sono io e quelli della mia età che devono occuparsi di loro. Dove non arrivano giornali, internet e le notizie maleodoranti sull’Italia. Dove posso tirare un sospiro di sollievo.
Lo so che un posto così non esiste, ma allora cosa posso fare? Io non mi sono mai tirato indietro: ho sempre lavorato, ho messo su famiglia e voluto dei figli, mi sono indebitato per vent’anni per avere una casa e non ho mai sgarrato una rata, quando c’è stato bisogno di impegnarsi per le esigenze del quartiere dove abito l’ho fatto, non mi sono tirato indietro di fronte ad amici che avevano bisogno…ma ci sarà un momento che uno può dire: adesso basta, il ciuco è stanco, non ce la fa più !   In foto: uomo stanco e con preoccupazioni.

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Essere attivi da casa

Quando gli telefono, il mio amico Aldo coglie l’occasione per lamentarsi un po’: “Ma tu quando sei a casa riesci a concentrarti su quel che hai da fare ? Per me è difficilissimo, io sono sempre stato abituato ad avere un ufficio, non importa se nella stessa stanza c’erano altri che lavoravano, era il posto dove ci si poteva concentrare, tenere le proprie carte, c’erano tutti gli strumenti che ti servivano, i colleghi con cui scambiare le idee. Qui in casa lavoro ad una piccola scrivania che però non è isolata, c’è il passaggio continuo di mia moglie che tra l’altro fa una gran fatica a sopportare la mia presenza e io finisco con il distrarmi ogni minuto…”. Aldo in passato ha lavorato in università e poi in azienda, adesso ha 70 anni, è in pensione e quando dice “lavoro” intende l’attività di studio che non ha mai interrotto, oltre a quella che svolge per l’associazione di cui fa parte: in pratica legge dei documenti, scrive, fa delle telefonate. Appena può corre alla sede dell’associazione che però ha un’unica stanza dove si affollano decine di persone e così sconsolato se ne torna a casa.

Cristina invece da quando può svolgere parte del lavoro da casa, lei lo chiama teleworking, ha fatto bingo. Cinquantottenne, si occupa di assistenza alla clientela per l’azienda per cui lavora e la sua attività consiste in molte telefonate, molte email, scrivere dei rapporti, qualche visita diretta ai clienti e qualche riunione interna. Ha ottenuto dal suo capo e dalla sua azienda di non dover stare fisicamente sempre in ufficio per svolgere le sue incombenze. Di fatto si concede di stare a casa tre o quattro mezze giornate a settimana, durante le quali sbriga il lavoro al telefono, per email e al computer, avendo cura invece di essere in ufficio quando sono fissate delle riunioni e senza perdere appuntamenti presso i clienti. “Aria di libertà! – mi dice – Lei non ha idea di come ci si sente più liberi a far le cose da casa: niente divisa da lavoro e niente trucco, ritmi che decido io, e poi impiego la metà del tempo a fare le stesse cose perché in ufficio c’è sempre un milione di interruzioni inutili, mentre in casa di giorno sono da sola. Contenta io e contenta l’azienda !”

Anche Simone vede i lati positivi dello svolgere la sua attività da casa. La sua è una storia diversa da quella di Cristina, perché lui ad un certo punto, quando aveva 57 anni, il lavoro l’aveva perso e aveva necessità di trovarne un altro. Si è reinventato, nel senso che mentre prima lavorava nel mondo delle costruzioni, quando è rimasto a spasso ha pensato di mettere a frutto il suo interesse per il mondo della finanza e, dopo un periodo formativo, una società ha accettato di fargli fare il promotore finanziario telefonico: “Contatto dei possibili clienti, cerco di capire le loro esigenze e propongo dei prodotti finanziari. Se sono interessati un collega li incontra. Le soddisfazioni non sono molte, ma meglio che niente”. E’ un’attività che viene svolta tutta da casa, con una totale libertà di orario, cosa che a Simone fa molto comodo: “Pur avendo 61 anni, ho un figlio ancora dodicenne che va seguito. Mia moglie è molto più giovane di me ed è fuori tutto il giorno per il suo lavoro, sono io che me ne occupo e stando a casa è più facile”.

La propria casa eletta a luogo dove si svolgono le proprie attività è una realtà per molti senior, sia per coloro che hanno terminato l’attività lavorativa retribuita e sono in pensione, sia per coloro che ancora lavorano. Ovviamente lo è sempre stata anche per le tante casalinghe che della propria abitazione hanno fatto per decenni il loro centro di gravità. Anzi, fino a non molto tempo fa era vincente lo stereotipo tradizionale: quello della moglie casalinga, regina della casa, che ad un certo punto, quando il marito andava in pensione, se lo ritrovava tra i piedi a tutte le ore e sperava che continuasse a trovare qualcosa da fare altrove. E lui, disorientato dalla perdita dei ritmi e dei luoghi lavorativi, si sentiva come un pesce fuor d’acqua, senza saper bene neppure dove sedersi a casa propria. Forse è un affresco troppo caricaturale, però è anche una realtà tuttora diffusa. A cui si sta accostando l’idea che, sia prima sia dopo la pensione, tra le mura domestiche si può continuare ad essere attivi.

Ad esempio, la propria abitazione può diventare il luogo dove dedicarsi alle proprie passioni artistiche o il laboratorio dove sperimentare le proprie abilità artigianali, ma soprattutto da casa tutti possono svolgere, grazie alle tecnologie attuali, molte attività, soprattutto quelle web-based, siano esse di natura lavorativa o no.

Anche se in Italia il lavorare da casa è un fenomeno ancora marginale (una quota, nel 2012, compresa fra il 2,3% secondo i dati Dasytec il 5% secondo i dati Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano), è immaginabile che questa formula incontrerà sempre di più il favore delle imprese e dei lavoratori più avanti negli anni, oltre che delle lavoratrici mamme. Su questi terreni è sempre bene guardare a quel che succede oltreoceano, perché spesso là questi tipi di fenomeni sono anticipati: ebbene, il Bureau of Labor Statistics sostiene che un quarto degli impiegati americani lavora da casa qualche ora ogni settimana e, secondo il Family and Work Institute, nel 2012 il 63% dei datori di lavoro ha dato la possibilità ai propri dipendenti di lavorare da casa. E in molti casi sono i senior a sfruttare questa opportunità.

Avere a casa propria uno spazio riservato dove poter stare connessi ad internet in tutta tranquillità sembra dunque essere una nuova esigenza da soddisfare.   Rimanere attivi anche da senior e stare a casa propria non sono più necessariamente condizioni tra loro incompatibili. Tutti vogliamo rimanere attivi: oggi si può farlo anche da casa.

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Donare è la cosa più bella

Da parte di Livia: Ciao a tutti. Non sono abituata a raccontare di me e quindi non so bene da dove iniziare. Scrivo perché vorrei condividere con più persone possibile un messaggio di ottimismo e la gioia che provo da quando dedico parte del mio tempo libero agli altri. Dunque: mi chiamo Livia, ho alle spalle 62 anni vissuti tra alti e bassi, come credo capita a tutti. Da ragazza ho studiato lingue e questo mi ha permesso di viaggiare e di fare dei lavori dove potevo utilizzare l’inglese e il tedesco. Ho incontrato mio marito quando avevo 25 anni e sembrava tutto perfetto. Poi è arrivata la prima curva della vita: ci siamo accorti che non potevamo avere figli. Noi dei figli li volevamo e così abbiamo iniziato la lunga trafila per adottarne. C’è voluto molto tempo e del coraggio, ma alla fine Silvia e Marco, che ormai adesso sono maggiorenni, sono entrati in famiglia. Sono contentissima della scelta fatta, ma non è stato tutto rose e fiori: alla distanza mio marito non ha retto la situazione (o forse non ha retto me) e dopo dieci anni è andato via di casa, anche se ha continuato a farsi carico dell’educazione e delle esigenze economiche dei figli. Io sono riuscita comunque a fare la mamma e a farmi una vita. Avevo la fortuna di non avere preoccupazioni economiche e un fratello splendido che mi è stato di appoggio per tutti questi anni, così ho potuto crescere i miei figli e anche mettermi a studiare una cosa tutta nuova, biologia, prendendo la laurea e lavorando poi qualche ora a settimana in un laboratorio di analisi. Quando Silvia e Marco sono diventati grandi e più autonomi, ho avuto un’altra fortuna, di incontrare un gruppo di persone che si dedicano da volontari ad assistere dei ragazzini immigrati con disagio. La ricchezza umana che provo con questa esperienza è immensa e ogni volta che conosco un nuovo ragazzino è come scoprire l’universo. Non so se tutti dovrebbero fare del volontariato o avere un impegno sociale, sarebbe bello ma le situazioni sono tanto diverse… sicuramente è nelle mie corde e spesso mi dico che io sono stata fortunata, è giusto che doni qualcosa ad altri.

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