Maledetti!

Scrive Nicoletta: Mi chiamo Nicoletta e, ad un anno della pensione, mi hanno lasciata a casa dal lavoro senza peraltro alcuna motivazione: “quanto vuole per andare via?”. L’azienda per la quale lavoravo aveva meno di 35 dipendenti quindi mi sono presa le mie cinque mensilità come da legge e…mi sono ritrovata in mezzo alla strada! Ho inviato tantissimi cv ovunque ma, come immaginavo, ho troppa esperienza e sono troppo “grande” (oggi pare si dica così) per essere assunta. Ma mi manca tanto un lavoro…mi manca la sfida, il contatto con le persone, mi mancano le soddisfazioni, gli obbiettivi….e mi mancano anche i miei soldi, ovviamente! Le giornate sono diventate lunghissime e stupide perchè il mio lavoro era tutta la mia vita. Mi sento giovane, oggi ho 61 anni, e non voglio nè mettermela via nè tantomeno trovarmi degli “interessi” per colmare questo vuoto abissale. Voglio essere ancora parte attiva di un mondo che mi è stato tolto e sono ogni giorno più depressa!!! Risorgerò, come la Fenice, dalle ceneri o devo solo aspettare la fine della mia vita???  In foto: donne in ambiente di lavoro

    2 Comments

  1. 2013/10/17 at 15:49

    Ciao. Ho letto la tua storia e poiché per certi versi mi tocca, ti dedico questa mia poesia.

    L’ARABA FENICE
    Vorrei bruciare, stasera,
    in un rogo di vita nuova
    che elèva fiamme al cielo,
    nel fomento di un fuoco
    che arde lieto e conscio
    di dare luce a nuove membra
    ancor più salde e belle,
    dai purpurei colori accese,
    come d’Araba che s’alza in volo e va,
    simile ad aquila, in cima al monte.
    Bruciare d’amore quando l’amor muore,
    è l’immenso dono che dall’alto scende
    per assieparsi in un cuore ancora vivo,
    che anela riproporsi in tappe di vita
    percorse e ripercorse, alla ricerca d’ori
    ancor non trovati, perché stipati ad arte
    in paradisi irraggiungibili al vil mortale
    che, si sa, d’essi preferisce i bagliori
    del vivido colore, che ristorano tanto,
    ma solamente tasche, per mondana gloria.
    Io cerco la vita nel rogo che uccide;
    In quel rogo, una ad una le mie penne getto,
    intrise di vecchio e di squallori accatastati
    e come mistico rito d’antica specie riaffiorato,
    tra silenzio e parola lieve pronunciata al vento,
    dalle ceneri raccolgo penne e cuore d’uccello savio,
    rigenerato per carpire segreti e misteri d’esistenza
    da raccontarsi al mondo, nell’intento d’offrire incensi
    che profumino di verità, nascoste tra le pagine ingiallite
    di un inaccessibile libro, che solo la Fenice sa dove sia.

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  2. 2013/10/17 at 17:47

    Cara Nicoletta, per chi come te – e me – ha lavorato con piacere per una vita, ritrovarsi improvvisamente senza far nulla è davvero uno choc! È vero che ci sono tante cose da fare, ma non è la stessa cosa. Tu parli giustamente di sfida, di obiettivi, di soddisfazioni, tutte cose che ho provato anch’io per tanti anni, l’impegno quotidiano che ti fa sentire parte del mondo che gira sia pur vorticosamente. Ma la realtà ci chiede di fare i conti con quella che è la nostra situazione attuale, con l’età che sembra diventata per le aziende (private e pubbliche) un ostacolo insormontabile. E allora, tira pure fuori la rabbia ma guardati intorno, anche un po’ dentro te stessa e vedi questa tua parte di vita come puoi riorganizzarla. Cambierà la percezione del tempo, vedrai persone e situazioni che hanno bisogno di te, ti accorgerai di cose che prima non vedevi perché presa dalla routine del lavoro. Non devi riempire il tempo, ma metterti alla ricerca di ciò che ti piace e che ti può arricchire, vedrai che dopo il periodo di disorientamento piano piano troverai una nuova dimensione di te e del tuo posto nel mondo. Non è semplice, ma a te non piacciono le sfide?
    In bocca al lupo, Nicoletta cara!

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