Trent’anni dopo

Qualche buona ragione per non rivedere i vecchi amici dopo 30 anni che non li frequentate.

Apri la casella di posta e trovi, tra i tanti, un messaggio proveniente da un nome che ti dice qualcosa, ma che non riesci subito a mettere a fuoco. Sei tentato di buttare subito nel cestino degli spam, poi però all’improvviso ti ricordi che quello che vedi scritto sono il nome e cognome di Ale, un vecchio amico dato per disperso, che non si sa bene perché chiamavate tutti così, anche se il suo vero nome era un altro, appunto quello che adesso compare in casella. Prima di aprire il messaggio fai due conti veloci: “caspita ! non lo sento da 34 anni, che vorrà mai ?” Il mistero è presto svelato: intraprendente come allora, Ale sta tentando di organizzare una rimpatriata tra vecchi amici, più o meno tutti scomparsi nella disgregazione che ha colpito il tuo gruppo di quando eravate ventenni. Impieghi un giorno intero per decidere se rispondere o no, poi colpito dalla tenerezza dell’iniziativa e da un briciolo di curiosità ti dai disponibile. Non hai particolari nostalgie di quel periodo però i ricordi belli prevalgono su quelli brutti e in fin dei conti che sarà mai una serata amarcord. Meglio rivedersi così che aspettare che ti avvisino del giorno del funerale di qualcuno di loro e peggio ancora se il funerale fosse il tuo.

Così, la sera fatidica ti presenti un po’ dubbioso e te li ritrovi tutti davanti, ma bastano pochi minuti per renderti conto che il tuffo nel passato non è indolore. Ci fossero già state altre occasioni di frequentarsi durante gli anni trascorsi, probabilmente prevarrebbe la sensazione di essere invecchiati un po’ insieme e questo sarebbe persino consolante. Qui invece è calato il sipario per decenni e decenni senza che nessuno sentisse la necessità di sentirsi e vedersi e l’immediata sensazione è di un incontro tra estranei che faticano a ricomporre i ricordi del passato con le facce del presente.

Incroci visi che hanno un che di familiare, ma con qualcuno passa qualche secondo di troppo prima di riuscire a collegare un volto a un nome e di essere sicuro che non stai scivolando in una gaffe da scambio di persone. Dalle tenebre della memoria ricompaiono immagini che pian piano vanno a fuoco, ma che subito ritornano sfocate non appena le confronti con la faccia attuale di chi ti sta davanti. In quel preciso momento hai la certezza che anche loro stanno combattendo la stessa battaglia tra visioni del passato e del presente e che avrebbero preferito mantenere il ricordo di trent’anni prima.  Questa consapevolezza non aiuta a risollevarti l’umore.

Un po’ di curiosità reciproca è innegabile, qualche domanda ti viene di farla, ma la conversazione è posticcia e inceppata e se proprio ti avventuri nel rispondere alla domanda: “Ma cosa hai fatto in tutto questo tempo?”, ti rendi conto in un batter d’occhio che stai banalizzando in due o tre eventi la complessità della tua vita sentimentale, familiare, lavorativa, insomma la bellezza del tuo mondo e la fatica della tua esistenza. Anche gli altri semplificano a dismisura e probabilmente tutti si domandano perché devono raccontare la propria vita a degli estranei (perché tali ormai si é da decenni), senza essere nemmeno ad un colloquio di selezione.

Anche se non riesci a staccare gli occhi dai visi segnati, dai rigonfi eccessivi, dai capelli incanutiti, dalle spalle cadenti, per quale atto di gratuita cattiveria dovresti far capire loro che si vede che sono terribilmente invecchiati ? E quando tutti vi lanciate nel raccontare le disgrazie di salute in cui vi siete imbattuti, è tutto un minimizzare “perché guarda comunque sei proprio rimasto lo stesso”. Per fortuna però come tu non dici loro davvero come li vedi  anche loro ti risparmiano commenti sul tuo stato fisico e sulle differenze abissali rispetto a com’eri trent’anni fa. In fin dei conti ti basta l’immagine che riflette lo specchio di casa tutte le mattine, non c’è bisogno di uno specchio collettivo che sveli impietoso tutte le magagne che conosci già.

I tratti di personalità di ciascuno pian piano riaffiorano immutati, ma come velati da più pacatezza, da una maggiore distanza dalle cose della vita; era il pathos delle vostre conversazioni e l’entusiasmo nell’affrontare le situazioni quel che ricordavi in modo più vivido, lo cerchi disperatamente per tutta la serata ma non ne trovi più traccia e adesso ti sembra che anche il ricordo si sia un po’ annebbiato.

Vi salutate ripromettendovi di rivedervi presto, in realtà sapete tutti che non succederà. Molto meglio conservare nitido il ricordo di quel che vi faceva star bene insieme un tempo piuttosto che tentare di ravvivare un fuoco ormai spento !  In foto: “Amicizia” di Guerrero Iori

    3 Comments

  1. Anna
    2013/11/04 at 10:32

    Nulla da aggiungere, se non che la stessa cosa capito’ a me qualche anno fa. La delusione fu talmente grande che i ricordi piacevoli (pochi per la verita’, se messi a confronto con quelli degli anni universitari) rischiarono di svanire del tutto!!! Non ressi, prima della fine della cena, con una scusa me ne andai. L’unica cosa buona di quella serata….riuscii a rintracciare la mia amica del cuore dei tempi del Liceo…incomprensioni abbastanza banali ci avevano fatto allontanare…40 anni prima. Ebbene, ebbi il n. del suo cell., la chiamai, ci scrivemmo ( abitiamo in due citta’ diverse), ci vedemmo, passammo un fine settimana insieme, stemmo sveglie fino alle 4 di mattina a parlare….in quache modo ci ritrovammo! 2 Signore abbastanza avanti negli anni, che malgrado le batoste, anche brutte e pesanti, erano ancora capaci di sorridere e sperare. Ora, ci sentiamo su Skype, ci scriviamo e ogni tanto riusciamo anche a vederci….non spessissimo, ma quanto basta per non spezzare quel FILO sottile che ci ha tenuto unite, malgrado gli anni.

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  2. silvia
    2013/11/04 at 15:47

    Io sto per organizzare un incontro a 50 anni dal diploma ma mi accingo all’incontro con animo semplice: so che la giovinezza ci ha disperso verso le nostre incombenti realizzazioni sentimentali e di lavoro e ora possiamo fermarci un momento a guardarci e confrontarci. Vedremo!

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  3. egidio
    2013/11/04 at 19:43

    Quel che scrive Enrico è sacrosanto, purtroppo. L’ho fatto anchio, qualche anno fa, e dopo ben 40 anni dal nostro diploma. Mio Dio, le macerie del passato ! E la consapevolezza che anche loro pensavano la stessa cosa di me è stata spiacevole. E’ stata una rimpatriata che, non so perchè, mi sembrava opportuna, forse addirittura necessaria; però : mai più.

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