Posts from: dicembre 2013

Che soddisfazione i figli !

Scrive Paolo, padre di tre figli grandi: Si sa che noi uomini quando i figli sono ancora bambini non ci dedichiamo troppo a loro e solo quando crescono siamo più presi dal rapporto con loro. Forse per le generazioni dei genitori trentenni e quarantenni di oggi é un po’ diverso, ma io mi ricordo che il sottoscritto e anche i miei amici quando i figli avevano due o sei anni eravamo molto presi dal lavoro e dallo sport e davamo poco tempo ai figli. Adesso i miei figli sono adulti, la maggiore ha 32 anni, la seconda trenta e il terzo é un ragazzone di 25. Ognuno di loro si è fatto una famiglia o vive comunque in coppia e tutti e tre abitano in altre città, il terzo e andato a lavorare in Svizzera. In questi giorni abbiamo deciso di passare qualche giorno insieme in montagna. E’ bellissimo! Che soddisfazione vederli grandi, autonomi, adulti con cui posso parlare di tutto. Li abbiamo cresciuti noi così e vedere come sono diventati mi riempie di orgoglio. Non mi sentirò mai solo, anche se un giorno dovessi ritrovarmi solo, sapendo che loro esistono.

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Una proposta di cohousing – 2a puntata

Il primo pezzo proposto da Danilo sul cohousing, pubblicato su questo blog lo scorso 26 novembre, ha suscitato interesse. Pubblico quindi volentieri una “2a puntata” in cui sono approfonditi alcuni aspetti della vita in cohousing.

Scrive Danilo: “Il primo inserto sul cohousing su questo blog ha suscitato un certo interesse che, unitamente ad altri  sviluppi attuati in interventi e incontri da me organizzati in altre aree,  penso meriti  la ripresa dell’argomento.  Le informazioni richieste sono tante e principalmente legate alla ubicazione del cohousing  e al caso di malattia di un ospite (cohouser).  Vediamo di dare una sintetica risposta ai questi due quesiti.

Per quanto riguarda la localizzazione esiste solo la regola della vivibilità dell’ambiente interno ed esterno.  Può andare bene sia la città (sconsiglierei  la periferia più lontana di una grande città) che una posizione vicino alla città (distante al max una ventina di chilometri), un luogo turistico, climatico, termale, etc. Basta che l ‘ubicazione soddisfile esigenze delle persone coinvolte.

Le considerazioni sulla scelta ottimale si basano essenzialmente, oltre a quanto detto poc’anzi, sulla capacità di garantire  dei vantaggi per gli ospiti rispetto alla situazione attuale e quindi la valutazione dei costi di  acquisto o di ristrutturazione dell’immobile (che si ripercuotano sulla retta mensile) , la vicinanza a servizi  (sia socio-sanitari che rete di trasporti) e la necessità di avere spazi verdi interni  alla struttura.   In modo particolare rispondo volentieri ad una persona e qui confermo che anche un  Comune (inteso proprio come Ente pubblico) o Enti ecclesiastici potrebbero essere interessati a partecipare al cohousing  magari dando in dotazione  edifici di proprietà e forse ora vuoti.  Due sono le condizioni  basilari  : la gestione del  cohousing  deve essere attuata in forma  indipendentee la durata dell’affitto non può essere di certo il 6+6.

Per quanto riguarda il caso di malattie distinguerei fra malattie ”passeggere” (mali stagionali, influenza, etc) dove il comportamento è come quello di una normale famiglia , vale a dire che bisogna aderire a principi attivanti di aiuto e di socialità e di compagnia; l’ospite può farsi aiutare anche da famigliari/amici al di fuori del contesto cohousing e, se lo ritiene opportuno, può recarsi a casa di questi. Nel caso di malattia grave che comporti l’ospedalizzazione, il gestore si incarica di attuare e di seguire tutto l’iter amministrativo dal ricovero alla dimissione e alla eventuale riabilitazione , a meno che l’ospite decida diversamente.  Se ci fossero altre domande e interesse sull’argomento non esitate a contattarmi all’indirizzo <danilocesare@libero.it>

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Premio “Vivere meglio e più a lungo”

Cari amici de I ragazzi di sessant’anni, cosa ne dite di partecipare insieme al progetto “Vivere meglio e più a lungo” ?

Di che si tratta ? Si tratta di un premio che Axa Italia e Swiss Re Foundation, insieme a Impact Hub Milano, hanno lanciato per startup che rispondano alle sfide poste dall’incremento delle aspettative di vita e dall’invecchiamento demografico.   Il nome dell’iniziativa è “Impact Hub Fellowship for Longer Lives” (non spaventatevi per il nome, le istruzioni si leggono tutte in italiano, il concetto è proprio quello dell’avere idee per soluzioni che consentano di vivere meglio e più a lungo) ed è per l’appunto un programma internazionale di incubazione per startup, che possono essere formate sia da giovani, sia da senior http://milan.impacthub.net/fellowship_longer_lives/

Quali i campi a cui si potrebbero dedicare le nuove imprese (start up) che partecipano al premio ? In generale, prodotti e servizi capaci di produrre cambiamento nelle pratiche o nei comportamenti dei senior in almeno uno dei seguenti ambiti: l’organizzazione della vita familiare, l’educazione, la vita economica e di lavoro, i servizi pubblici.

Come ad esempio ha fatto una start up inglese, che si è inventata un servizio locale per gli over 50, co-disegnato insieme agli utenti: i membri della community hanno accesso a persone dello stesso quartiere che possono aiutare nelle commissioni, a attività ricreative di gruppo e a una linea telefonica dedicata per consigli e informazioni di qualunque genere.

O come è stato il caso di www.sielbleu.ie, un’organizzazione no profit che ha realizzato programmi flessibili di attività fisica preventiva per migliorare e mantenere la salute delle persone senior e combattere problemi come la dipendenza e l’isolamento: questo progetto è presente in Francia e in Irlanda e ha vinto lo European Social Innovation nel 2010.

La condivisione di saperi e di esperienze tra generazioni, così come nuovi servizi per la famiglia e progetti nel campo del turismo e dell’offerta culturale, sono tra i temi di cui si é più parlato al workshop che Impact Hub Milano ha appena tenuto per prepararsi a partecipare al premio.

Chi vuole può presentare le proprie idee e la propria proposta entro il 4 gennaio. A quel punto, Impact Hub Milano, insieme ad AXA Italia e Swiss Re Foundation, valuteranno le idee migliori e più innovative, che meglio rispondano alle sfide poste dall’incremento delle aspettative di vita e dall’invecchiamento demografico.

Per chi si sente ancora desideroso di cimentarsi in una start up, o ha un figlio o nipote che voglia provarci, può essere un’opportunità.  Anche come www.iragazzidisessantanni.it potremmo partecipare. Che ne dite ? Attendo i vostri commenti e le vostre idee. Enrico

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Dopo trent’anni

Scrive Vittoria: “Ci siamo ritrovati dopo trent’anni: eravamo amici e ragazzi un po’ timidi; ora lui è diventato un uomo vero, ma purtroppo sposato e deciso a mantenere saldo il suo matrimonio, nonostante la moglie sia diventata una sorella per lui.

Io sono sola e constato che c’è in lui un affetto sincero. Viviamo a 30 km di distanza, ci sentiamo ogni giorno al telefono e ci vediamo una sola volta alla settimana per due ore. Abbracciarci e baciarci e anche qualcosa in più è bellissimo per entrambi, ma io, sola per il resto del tempo, soffro e vivo nell’incertezza e nel timore che una fine prossima di tutto cio’ mi possa fare molto male. Che fare? Non ho mai capito prima d’ora un rapporto con un uomo sposato. Eppure ad entrambi un rapporto cosi sincero ed appagante anche nel dialogo non era mai capitato. Vorrei opinioni sincere da persone sensibili.”   In foto: Renoir, “Gli amanti”, 1875

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Stili di vita all’insegna del benessere

I risultati di un’indagine GfK Eurisko sui Nuovi Senior.

“Generazione Senior – I nuovi stili di vita all’insegna del benessere” è il titolo dell’indagine commissionata dall’Osservatorio Yakult (l’azienda che fa probiotici) a GfK Eurisko. I risultati dell’indagine sono stati presentati e commentati mercoledì sera nel corso di un evento a Milano: al tavolo dei relatori, moderati dalla giornalista Cecilia Ranza, oltre al sottoscritto che raccontava de I ragazzi di sessant’anni e delle trasformazioni nei modelli di comportamento delle generazioni dei 55-75enni, sedeva Isabella Cecchini, direttrice del Dipartimento di ricerche sulla salute di GfK Eurisko.

Lo studio presentato dalla Cecchini è stato svolto a livello nazionale su 1000individui senior con reddito familiare mensile netto di 1500 euro e oltre. I ricercatori hanno indagato per capire chi sono i NUOVI SENIOR, cosa fanno, perché sono più felici dei senior tradizionali, a cosa aspirano, e, soprattutto, che cosa desiderano fare nella seconda metà della loro vita. Le conclusioni di GfK Eurisko sono che I Nuovi Senior in Italia sono 2.400.000 (sui circa 13-14 milioni di Italiani tra i 55 e i 75 anni), sono persone attive e soprattutto sono dedite alla cura di sé: fanno sport, sono attenti a quello che mangiano, utilizzano le ultime tecnologie per comunicare, vanno spesso a teatro e al cinema e ad eventi culturali, hanno una vita sentimentale e sessuale soddisfacente. Rispetto ai cosiddetti senior tradizionali si sentono molto più in forma, hanno più amicizie, più interessi e progetti, meno paura di ammalarsi e meno paura del futuro.

Isabella Cecchini ha accettato di rispondere ad alcune domande che le ho posto su aspetti specifici dell’indagine e sui comportamenti di questa robusta “avanguardia senior”.

In che modo si esprime la maggiore attenzione alla cura di sé da parte dei cosiddetti Nuovi Senior ?

“I Nuovi Senior curano se stessi molto di più rispetto ai senior tradizionali facendo attenzione alla propria bellezza e alla propria salute (più del doppio, 74% vs 33%) praticando sport (vanno in palestra molto di più, con un rapporto di 12 a 1). Inoltre rivolgono grande attenzione all’alimentazione, che viene percepita come elemento fondamentale di prevenzione: il 73% infatti riduce zuccheri, sale, grassi e alcool.”

Cosa caratterizza i Nuovi Senior nell’utilizzo del tempo libero ?

“Amano trascorrere il proprio tempo libero cercando stimoli sempre diversi in ambito culturale. Frequentano cinema, teatro e musei: ci vanno il triplo rispetto ai senior tradizionali (73% vs 28%), e leggono tanto (più del doppio rispetto ai senior tradizionali) a scapito della tv, che guardano la metà del tempo rispetto ai coetanei più tradizionali”

E che rapporto hanno con la tecnologia ?

“Sono anche molto attivi nell’uso delle tecnologie e dei social network: ad esempio negli ultimi tre mesi si sono collegati il doppio a internet rispetto ai senior tradizionali (51% vs 27%) e usano il triplo i social network 22% vs 7%)”.

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Accettare i propri limiti…

… e scendere qualche gradino senza farsi male.

Di momenti in cui la scala va percorsa in discesa, nel corso della vita ne sperimentiamo tanti. Sarà sicuramente successo a tutti di rendersi conto che la strada ad un certo punto ha preso a scendere e che, abituati alla pianura o alla salita, non sappiamo come affrontarla rischiando di franare rovinosamente. Nel passaggio verso la fase di vita da senior la discesa di qualche gradino é un’esperienza inevitabile e quindi è importante attrezzarsi per affrontarla al meglio.

Sto parlando di una condizione che non sperimenta solo chi ha raggiunto alte vette di successo e di notorietà e ad un certo punto si rende conto che le ciambelle non vengono più tutte col buco come al solito o che la propria presenza, di solito circondata di attenzione e di plauso, improvvisamente diventa indifferente ai più. Al contrario sto parlando di una condizione che sperimenta chiunque di noi si accorga nella normalissima vita quotidiana che le proprie prestazioni fisiche non sono più quelle di una volta, che il proprio contributo non è più considerato così fondamentale da chi ci sta intorno o che si è meno pronti di un tempo a fronteggiare con sicurezza situazioni nuove e difficili.

Ci sono tempi della vita in cui le parole chiave sono crescere, salire, espandersi, puntare in alto, conquistare il mondo, o detto più prosaicamente, migliorare le proprie condizioni economiche, avere una casa più bella, costruire una bella famiglia, avere successo, dimostrare a sé e al mondo che si esiste e che non si è niente male.

Nella scalata ad un certo punto ci si stabilizza: qualcuno raggiunge quote collinari, qualcun altro arriva a 1300 metri, i più fortunati giungono alle vette dei 3000 o addirittura sull’Everest. Ognuno, raggiunta la propria quota, nel tempo si adatta e si affeziona allo standard di vita corrispondente.  Poi passano gli anni e ad un certo punto succede qualcosa per cui rimanere a vivere a quell’altitudine diventa un problema.

Ad esempio, succede che sul lavoro ci si accorge che il rischio di obsolescenza è diventato reale, che ci sono bravi e rampanti trentenni e quarantenni che si domandano per quale ragione tu cinquanta-sessantenne devi godere di più responsabilità e privilegi di loro; succede che anche tu cominci a chiederti con ansia la stessa cosa e che l’azienda magari ti fa capire che se c’è qualche esubero, considerata la tua età, sei tra i primi della lista; così la reazione umana che ti viene è di avvinghiarti alla poltrona e di prepararti ad una guerriglia di resistenza che però sai già in anticipo che ti vedrà presto o tardi perdente.

E nella vita privata arriva il momento in cui qualcuno, magari anche un amico benintenzionato, ti segnala che hai messo su troppa ciccia, o all’opposto che ti stai rimpicciolendo e restringendo come un frutto un po’ avvizzito, e magari ti aggiunge che “forse non ci senti più benissimo, l’hai fatta una visita audiometrica ?”.  E quando ti accorgi che i figli non solo ce la possono fare senza di te, ma cominciano loro a raccomandarti di essere prudente, invece che tu a loro, allora capisci che sei a una svolta.

Ti rendi conto che se prima ti sentivi l’hub intorno al quale girava tutto il traffico non solo della tua vita ma anche di quella di tanti altri, ebbene ora sei in procinto di diventare uno scalo periferico.   E’ in questo frangente che bisogna tirar fuori la propria cifra e il proprio stile.

Guai a ergere barricate ridicole e antistoriche, guai a far finta di niente negando anche a se stessi che la situazione è cambiata, guai a buttarsi in picchiata presi da improvvisi istinti masochistici ! Questo è il momento invece in cui bisogna riallargare lo sguardo su terreni nuovi e imparare a scendere qualche gradino senza farsi male, con il miglior savoir-faire di cui si é capaci e consapevoli che la serenità e l’autorealizzazione le si possono trovare anche qualche gradino più in basso, che la fase di vita da senior é piena di opportunità diverse da quelle precedenti. E’ il momento di saper accettare i propri limiti e di dimostrare che si è in grado di governare la discesa, non solo di arrampicarsi in salita.

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Famiglie allargate e disperse

Scrive Margherita: Dunque, questa è la mia situazione familiare: vivo nella zona di Perugia con il mio nuovo compagno (nuovo si fa per dire, stiamo insieme da più di dieci anni), il mio ex marito è rimasto ad abitare a Torino e anche lui ha una nuova compagna. Ci siamo conosciuti tutti al matrimonio di nostro figlio (nostro nel senso di mio e del mio ex marito), due anni fa. Mio figlio sta a Bologna, dove ha studiato, ha trovato lavoro e anche moglie, che adesso é incinta (evviva! sto per diventare nonna!). La secondogenita, ventitreenne, da qualche mese sta facendo un erasmus a Siviglia e nelle ultime chiacchierate via skype mi ha parlato di un certo Carlos che mi vorrebbe presentare… Anche il mio nuovo compagno ha un figlio ventenne dal precedente matrimonio, che abita vicino a noi e che è l’unico che vediamo spesso.
Poi ci sono i nonni e le nonne. Famiglia di gente longeva la mia. Mettendo insieme i genitori miei, quelli del mio attuale compagno e la madre del mio ex marito con cui sono sempre rimasta in ottimi rapporti, arriviamo a ben quattro ultraottantenni, tutti ancora belli vispi.
Perché racconto tutto questo? Perché quest’anno ho avuto l’idea di invitare tutti qui a Perugia per le feste natalizie. Penserete: questa qui ha tendenze masochistiche… Ma no, solo che sono stufa di non riuscire a ricomporre almeno per un momento i pezzi della mia famiglia e le feste di Natale sono la migliore occasione. “Non puoi invitare solo i tuoi figli ? così, per rendere le cose un po’ più semplici…” mi ha chiesto preoccupatissimo il mio compagno. “E poi sei sicura che anche a loro farebbe piacere?” ha incalzato più realista del re. Ho fatto un po’ di telefonate di sondaggio e, guarda guarda, erano tutti d’accordo, anche la compagna del mio ex marito che in teoria mi sembrava lo scoglio più duro da superare. Loro si fermeranno in zona solo una notte (va bene così). Invece mio figlio, che è contento di non dover scegliere se fare il Natale con suo padre o con sua madre, passerà a prendere i nonni a Torino e poi ci raggiungeranno qui per rimanere qualche giorno. Anche mia figlia verrà, se con lo spagnolo o no sarà la sorpresa dell’ultimo minuto… Poi, se sarò sopravvissuta, vi racconterò com’è andata.

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L’amore a settant’anni

Ospito volentieri questo articolo di Patrizia Belleri che commenta il bel libro “L’amore a settant’anni” di Vanna Vannuccini.

C’è un limite di età per innamorarsi e per vivere una sessualità libera e appagante? C’è sempre tempo per amare, ma soprattutto per vivere con significato tutte le stagioni della nostra vita, anche quando si è “vecchi abbastanza da scambiarci gli occhiali al ristorante per leggere il menu”.

Vanna Vannuccini, giornalista attenta alla questione femminile, fondatrice negli anni 70 della rivista Effe, la prima testata femminista in Italia, affronta l’argomento con un tocco lieve, sempre attenta a non scivolare in prese di posizione definitive. 

Questo libro nasce da un incontro tra vecchie amiche, entrambe giornaliste, in una spiaggia toscana, a chiacchierare del tempo che passa e delle amiche comuni, fino a scoprire che molte di loro stanno vivendo amori appassionati e appaganti esperienze sessuali.  Da qui, l’idea di far parlare donne diverse per età, cultura e ceto sociale, raccogliendone le testimonianze. Fanno parte della generazione di donne che per prime hanno studiato e hanno conquistato un posto nel mondo produttivo. Sono state protagoniste di tante rivoluzioni culturali e sociali, hanno scelto il partner con cui condividere la vita e molte hanno avuto anche il coraggio di por fine a  relazioni ormai prove di significato.   Oggi si sono affrancate da una antica abitudine: valutare se stesse attraverso lo sguardo di un uomo.

L’Autrice racconta vicende a lieto fine, o sfociate in cocenti delusioni, e anche contrastate: sì, perché il pregiudizio è duro a morire e spesso i figli, o l’ambiente circostante, giudicano sconveniente l’amore maturo e lo ostacolano.

C’è chi ritrova l’amore dell’adolescenza e scopre una magia: una sorta di “doppia visione”, come la chiama la sessuologa Judith Wallerstein, grazie alla quale si sovrappongono la visione idealizzata dei ragazzi di allora con quella della donna e dell’uomo maturi di oggi: accade a Phil e Sally, che si sono amati cinquant’anni fa e oggi si ritrovano, forti dell’amore di allora, temprati dalle vicende della vita: “Ricominciamo da qui, tutti e due abbiamo il nostro passato, questo è un nuovo inizio per entrambi”. E che importa se i figli li prendono benevolmente in giro.

Non mancano le delusioni, come accade a Caterina. Poco avvezza a padroneggiare il forte impatto emotivo della comunicazione on line, vive una storia d’amore virtuale, fatta di palpitazioni, tormentate attese di e-mail che non arrivano, fino al crollo finale delle illusioni.   E c’è anche chi non riesce a sottrarsi alla potenza del pregiudizio che si fa crudeltà, anche da parte dei figli.  Accade a Domenica, contadina della campagna ciociara, che  vede sfumare da ragazza il sogno del matrimonio per amore e che, quando questo sogno di profila di nuovo a ottant’anni, viene bruscamente riportata alla realtà dai figli ottusi e insensibili.

Le storie parlano dell’amore tra uomini e donne che hanno saputo guardare oltre il pregiudizio secondo cui le rughe e il corpo che cambia non sono compatibili con la voglia e il diritto di amare ed essere amati. Si può riscoprire una nuova stagione dell’amore, soprattutto se questa è sostenuta anche da valori forti, quali la stima, la complicità, la curiosità intellettuale. E’ una stagione tanto più bella e struggente poiché si ha la consapevolezza che il tempo che rimane è poco, e va vissuto significativamente.

“L’immagine che questi rapporti ci richiamano alla mente è quella del raggio verde – quell’ellisse, quel fascio di luce brillante che compare qualche volta sopra il sole al tramonto – visibile per pochi secondi mentre il sole scende sotto l’orizzonte e cade l’oscurità. Ma forse non è solo l’ultimo raggio del sole che tramonta, hanno detto alcune delle donne intervistate: potrebbe essere il primo di un nuovo sole, che illumini rapporti diversi tra uomo e donna. (pag.16).”

Nell’illustrazione: la copertina del libro di Vanna Vannuccini, L’amore a settant’anni, Feltrinelli, 2012.

Questo articolo viene pubblicato anche su http://www.patriziabelleri.it/ e nel blog “I nuovi senior” dell’International Business Times http://it.ibtimes.com/blogs/i-nuovi-senior/

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Tutto é possibile

Perché censurarsi e vedere sempre innanzitutto le difficoltà e i limiti legati all’età?

In questi due brevi messaggi Luisella e Anonimo ci raccontano i loro progetti di viaggio e vacanza: tutto è possibile !

Scrive Luisella1951: “Il viaggio in India lo accarezzo da quando ero giovane ma per una ragione o per l’altra non sono mai riuscita a realizzarlo. Quelle terre, quella gente, quella cultura, continuano ad essere un mio sogno e mi spiace troppo l’idea di rinunciare a conoscerle. Adesso però ci riuscirò, sembra assurdo che organizzi questo viaggio proprio ora che faccio un po’ fatica  a camminare, ma mi rimarrebbe un rimpianto troppo forte se rinunciassi. Quindi partirò, in fin dei conti ce la posso fare, non va bene mettersi da sola dei limiti, se troverò un’amica che ha voglia di viaggiare con me sarà meglio, se no mi infilerò in qualche gruppo e me la caverò. Luisella1951″ In foto: Judi Dench e Celia Imre nel film Marigold Hotel.

Scrive Anonimo: “Sono pensionato, appassionato di vela e viaggi. Ho un catamarano di 12 mt e vorrei organizzare un gruppo di otto persone per navigare in Grecia da Giugno a Settembre cambiando vita anche per soli 4 mesi. Rispondete. Sono in pensione da poco.”

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Il rinnovo della patente

Per la prima volta ho dovuto rinnovare la patente con scadenza cinque anni e non dieci, un segnale inconfondibile che devo cambiare la prospettiva con cui guardo al futuro. L’esame per il rinnovo l’ho fatto venerdì scorso. Io ci vedo e ci sento ancora discretamente, gli occhiali li devo usare solo per leggere e la tv l’ascolto con tacca 20, quindi sarei dovuto andare al rinnovo nella massima tranquillità; invece un po’ di irrazionale inquietudine prima della visita c’era.  Non era solo l’esame per la patente, nell’intimo mi sembrava anche un check su come sto invecchiando…  Arrivato all’agenzia presso la quale si teneva la visita, ho trovato davanti a me tre persone con cui, nell’attesa, ho fatto due chiacchiere per scoprire che l’inquietudine non era solo mia. C’erano: un 63enne dall’aria giovanile e spavalda che si esercitava nel leggere a distanza di quattro metri i santi del calendario appeso al muro, una signora che direi sulla settantina che chiedeva lumi se era meglio o no dichiarare al medico esaminatore un po’ di problemi artritici condizionanti il movimento e un signore sicuramente over80 accasciato su una sedia che diceva di aver avuto il rinnovo due anni fa. Costui era il primo della fila, e anche se tutti facevamo rumorosamente il tifo per lui, però a occhio nudo si capiva che la sua sarebbe stata un’impresa disperata. Infatti, quando l’hanno chiamato ha avuto bisogno del sostegno degli altri per alzarsi dalla sedia, si è mosso con gran fatica e non dava segno di sentire il vicino che lo sollecitava: “Avanti, tocca a lei!”  E’ tornato sui suoi passi dopo pochi istanti, il medico non aveva avuto dubbi nel negargli il rinnovo e stringeva il cuore sentirlo borbottare: “E adesso come faccio a muovermi da casa?”  A me e agli altri due in attesa invece è andata liscia, per qualche altro anno potremo guidare. Che poi io utilizzo l’automobile sempre meno, più passa il tempo più preferisco i mezzi pubblici. Però in certe occasioni l’auto serve proprio e non fatico ad immaginare il senso di menomazione che si deve provare il giorno che ti tolgono il permesso di guidarla.

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