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Il tempo da reinventare

Se gli studi sulla felicità dicono che a quarant’anni ce n’è poca, è anche perché a quell’età il proprio tempo lo si percepisce più pilotato da altri e dal contesto che non da sé stessi. Infatti quella non è solo l’età in cui sei nel mezzo del cammin della carriera lavorativa, ma anche l’età in cui le responsabilità verso la famiglia sono all’apice e i tempi dei figli sono prevalenti sui tuoi.

La vita adulta é molto pressante sui tempi, sia per come é organizzato il lavoro sia per la cura e l’educazione dei figli. Sarebbero sufficienti queste due dimensioni per capire come mai la sensazione diffusa a quell’età è che ti manchi il respiro e che non ci sia mai tempo per te stesso.  Come se non bastasse, a completare il quadro delle situazioni ruba-tempo vanno aggiunti gli spostamenti: appuntamenti e viaggi di lavoro, accompagnamenti di figli e familiari nei posti più disparati, commissioni e acquisti che richiedono ore in auto… Insomma, per molti anni l’organizzazione del lavoro, i figli piccoli e gli spostamenti sono un grande vincolo per l’autodeterminazione dei propri tempi di vita.

Poi ad un certo punto capisci che c’è una svolta: sul fronte delle attività che svolgi, sei tu che scegli a cosa vuoi ancora dedicarti, quali sono le altre attività che sono di tuo interesse e lo fai cercando le modalità e i ritmi che ti sono più consoni; sul fronte della famiglia, i figli sono diventati più grandi e più autonomi, spesso se ne sono andati di casa o se ancora vivono in casa fanno vite molto indipendenti.  Anche gli spostamenti sono diversi, perché non si caratterizzano più come il quotidiano tran tran degli orari comandati dalle convenzioni sociali e i momenti di viaggio non devono più essere necessariamente costretti nei periodi di alta stagione.

Tutti questi cambiamenti sono anche segnali di una diversa possibilità di uso del tempo: hai finalmente liberato del tempo prima vincolato e condizionato da altri e lo puoi regolare e dosare di più tu secondo i tuoi ritmi, le tue esigenze e le tue preferenze.

Dopo trenta o quarant’anni ampiamente condizionati dagli impegni sociali lavorativi e familiari, in cui se eri bravo al massimo riuscivi a negoziare qualche minuscolo spazio per fare altro e in cui ti sentivi dentro un tunnel da cui non era previsto il riemergere a breve, finalmente puoi gustare il sapore di un tempo usato in modo più flessibile e più vicino alle tue esigenze del momento.

Inizia una stagione in cui puoi imparare a riprendere il possesso del tuo tempo e a non farti vincere dall’inerzia delle abitudini e degli stili di vita. Un po’ questo spaventa, il rischio di  vivere la nuova opportunità come un abisso di vuoto e di insignificanza c’é. Ma di gran lunga prevalgono le opportunità. E poi puoi sempre decidere in base alle tue priorità di prenderti qualche impegno vincolante, ma l’importante è non ributtarti in un tunnel cieco solo per paura di non sapere come passare la giornata.

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