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Le rose che non colsi

Ricevo e pubblico volentieri questa recensione di Patrizia Belleri all’ultimo libro di Gianna Schelotto sulla psicologia del rimpianto.

“Non amo che le rose che non colsi / Non amo che le cose che potevano essere e non sono state” (Guido Gozzano).

Scrive Patrizia Belleri: “Con il suo ultimo libro dal titolo suggestivo – Le rose che non colsi. Psicologia dei rimpianti (Mondadori) – la Psicoterapeuta Gianna Schelotto riflette sulla  memoria del passato: può essere utile e funzionale all’adattamento al nuovo, o, al contrario, diventare una trappola per chi non riesce a distaccarsene, e pensa alla propria vita come a un susseguirsi di occasioni perdute, a tante rose non colte.

I “passatisti”, come li chiama la Schelotto, hanno difficoltà a vivere il presente, sempre voltati indietro a ripensare ai momenti salienti del proprio percorso di vita, nella convinzione che, se solo avessero intrapreso strade differenti, oggi sarebbero più appagati.

La Schelotto ci fa intendere che il tentativo di far rivivere il passato spesso delude, e le storie che racconta lo dimostrano: come la vicenda della Fabbrica delle Nuvole, la casa magica dove Marion ha trascorso l’infanzia e dove torna da adulta per cercare l’amore mai vissuto di due adolescenti che ormai non esistono più.

E altre storie ancora, come quella di Elvira, che rinunciò da giovane al sogno di diventare pianista perché il Maestro, idealizzato e amato in segreto, si innamorò della sua migliore amica, anche lei musicista. Mentre Elvira viveva una vita “normale”, l’amica mieteva allori nel mondo della musica, fino a diventare famosa in tutto il mondo. Solo alla fine del percorso, agli 80 anni di entrambe, le ex ragazze si ritrovano e Elvira scopre che le cose non sono andate affatto come lei credeva.

Un tempo, quando ci chiedevamo che fine avessero fatto le persone con cui abbiamo condiviso periodi significativi della vita, eravamo sicuri che sarebbe stata una domanda senza risposta, e, tutto sommato, non cercavamo altro: ci bastava sapere che una parte di loro era rimasta nella nostra memoria e nel nostro cuore.

Oggi non è più così: i nuovi mezzi di comunicazione hanno permesso di realizzare con apparente facilità qualcosa che era impensabile fino a pochi anni fa. Internet rende  possibile ritrovare l’amore dell’adolescenza, l’amicizia interrotta dopo l’esame di maturità, le relazioni che non hanno retto alle vicissitudini della vita. Ma se queste relazioni si sono interrotte a un certo punto del nostro percorso, e mai più abbiamo avuto il desiderio di riallacciarle, ci sarà una ragione?

Gianna Schelotto ci racconta di Giulia, professionista affermata, moglie appagata, madre orgogliosa di due figli quasi grandi. Un giorno Giulia riceve la richiesta di amicizia su Facebook dal suo primo amore, una relazione giovanile che non ha superato la prova della distanza, quando il ragazzo si trasferì all’estero. All’inizio, Giulia gli risponde mossa dalla curiosità, ma poi chattare la sera quando tutti dormono  diventa un’abitudine che la intriga e la tormenta. Si sente di nuovo giovane e mette  in discussione la sua vita, fino a decidere di uscire dalla dimensione virtuale per confrontarsi realmente con l’amore di un tempo: le conseguenze non saranno indolori.

Tentare di recuperare il passato e i suoi abitanti porta solo delusione e rimpianto?

Non è detto: succede anche che gli anni e l’esperienza ci migliorino, rendendo possibile stabilire relazioni nuove, più autentiche e mature, sulla base di un affetto antico. Ma di queste vicende si sente parlare poco: come fa notare la  Schelotto, i protagonisti delle storie a lieto fine non approdano negli studi degli psicologi!”

    2 Comments

  1. Patrizia
    2015/08/06 at 12:33

    “le rose che non colsi” ormai sono appassite. Non avrebbe senso cercare di coglierle. Ammesso di trovarle ancora, non sarebbero le “stesse”.

    Gli “eventi” passati sono la nostra Storia attuale.

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  2. Giò
    2016/10/11 at 14:17

    Tutto si perde, tutto si confonde nell’indistinto racchiuso tra le pieghe del tempo. La nostalgia è una gran puttana, ruffiana quano basta per far dimenticare com’era veramente la Realtà da te vissuta. Occorre essere onesti invece, e recuperare gli stati d’animo di allora col senno di poi : solo così avremo coscienza. E consapevolezza, ma quella giusta, buona, magari dura ma sincera. Perché alla fine non ti resta niente, solo ricordi sbiaditi che cerchi di rinfrescare ripercorrendo luoghi antichi, ri-calpestando le vecchie orme lasciate. E ci si intossica così di rimpianti, vecchi rancori, parole non dette, carezze non date, scelte sbagliate ma che allora parevano appropriate.
    Mai, mai, e ripeto mai struggersi innanzi a luoghi e contesti legati ad un passato che “non passa mai”, immediatamente la nostra mente verrà invasa da fantasmi, volti, situazioni assopite in qualche vecchio archivio della nostra memoria. Perpetuando il dolore di ciò che non ritornerà più, di ciò che abbiam vissuto come meglio potevamo..ma sempre in difetto da quello che desideravamo. Che fare allora ?
    L’ideale sarebbe avere amicizie vere e di lunga data che sappiano ascoltare senza giudicare..ma è misera utopia in un mondo completamente connesso dove si “comunica” il proprio vuoto personale e dove mai come oggi le solitudini collettive urlano il loro imperio, spaventando chi non è in grado di affrontare i propri demoni, cioè la totalità o quasi di tutti noi.

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