Nessun frutto

Scrive Marina: Mi presento: sono una donna di 62 anni, divorziata da molto tempo (non per mia scelta, esperienza per me drammatica), senza figli, senza famiglia, senza amici: quella che viene definita “una solitudine forzata”.

Il rapporto con una sorta di compagno annoso che ho, con il quale non vivo, si è trasformato in un mutuo soccorso, e forse un affetto a cui aggrapparsi per illudersi di non essere così soli. L’ho amato, ma ora non mi e gli chiedo più niente.
Oggi credo che potrebbe essere stato l’ultimo vampiro da cui diversi anni fa mi sono lasciata irretire. Gli voglio bene, ma tutto è offuscato da tanti problemi – di salute soprattutto suoi ed altri di entrambi – che ci siamo ritrovati a dover risolvere. Sempre più spesso mi sembra un altro lavoro: si parla solo di adempimenti, di doveri. Io non so più cosa mi piace, non me lo chiedo più. Avrà avuto il suo peso anche il fatto di aver seguito mia madre invalida per molti anni (cosa che rifarei mille volte). Comunque, doveri, doveri, sempre e solo doveri. I pochi momenti piacevoli stento a ricordarmeli.

Sicuramente ho fatto i miei errori relazionali, ma francamente, ripercorrendo le scelte – giuste o sbagliate – fatte nel tempo della mia vita e mettendo a fuoco i contesti in cui – vuoi con piena consapevolezza, vuoi d’istinto, le ho comunque ho fatte – e, avendo ben chiaro come ero nelle varie età, ho realizzato che non avrei mai potutto agire diversamente. Non ha senso dirsi “ah, se tornasssi indietro lo farei o non lo farei”. Bisogna capire se noi (non un altro diverso da noi) avremmo davvero potuto e/o essere davvero capaci di agire in modo diverso. Ebbene la mia risposta è no. Per cui bisogna accettarsi ed accettare come sono andate le cose.

Premesso questo, resta il fatto che oggi sono davvero troppo sola. Senza famiglia e senza amici.
Ho realizzato di essere stata vittima di affetti vampiri, quindi improntati all’egoismo e al sadismo, di essere di conseguenza cresciuta all’insegna del masochismo e, quando ne ho preso coscienza, ho fatto piazza pulita e mi sono ritrovata sola. E, nonostante questo, lo rifarei.

Però sono arrabbiata con la vita che mi ha fatto nascere da due pur amati genitori immaturi che mi hanno fatto scontare tutti i loro problemi senza pietà sin da piccola, instillandomi gocce quotidiane di sensi di colpa e di masochismo che devono aver inficiato tutte le mie “scelte” relazionali, vuoi d’amore che di amicizia.

Rinascere dalle propire ceneri come l’Araba Fenice a questa età è un’impresa davvero titanica. Bisogna essere realisti: è un’età la mia – avanzata, con tutti i pregiudizi e gli impedimenti che tale stato comporta – in cui lo spazio del futuro è angusto, già tutto invaso dal passato.

Ancora lavoro ed anche in questo contesto, da masochista feroce sono stata una lavoratrice indefessa, senza orari, senza limiti: una dedizione totale. Ora mi sono un pò ridimensionata, ma è un pò tardi anche per questo cambiamento, oltretutto parecchio osteggiato dopo l’imprinting proiettato all’esterno, ben definito da decenni.

Ed anche questo lavoro vampiro dal quale mi sono lasciata divorare mi ha di fatto impedito di capire quale vita relazionale (in senso lato) fosse più auspicabile non solo per me, ma per qualsiasi individuo quale ero e sono.

I vampiri hanno fiuto per individuare le loro vittime inconsapevoli che si ritrovano sempre nel solito girone infernale, convinte che sia un contesto vitale normale nel quale non si sanno orientare, colpevolizzandosi. Invece dovrebbero capire che non è il loro contesto di vita, che andrebbe ricercato altrove. Ma, per capire dove, bosognerebbe acquisirne consapevolezza in tempo utile di quel che ci si sa lasciando vivere passivamente: scelte altrui spacciate per nostre.

E così, quando – un pò tardi… – cominci a far luce su tutto questo, piano piano, fai strike di tutto e ti ritrovi sola, sola davvero.

Ho la netta percezione di una vita sbagliata, una vita non scelta, di essere sempre stata e di continuare ad essere sbagliata, nel posto sbagliato, nel momento sbagliato.

La mia vita è stata, questa è l’età in cui bisognerebbe raccoglierne i frutti e non ritrovarsi a seminare: e che potrebbe nascere ora, fuori età, fuori tempo? E il terreno davanti a me non lo vedo fertile, ma piuttosto una landa desolata, arida, che non mi è consentito aggirare, ma viene ignorata ed evitata da tutti nella più totale indifferenza.

Forse la verità è dolorosamente una soltanto: non sono stata in grado di coltivare il mio terreno vitale e ne sto pagando lo scotto……

In foto: Rican, “Solitudine allo specchio”

    13 Comments

  1. anna
    2014/05/29 at 9:24

    impressionante …mi ritrovo in tutto quello che dice Marina….io ne ho 61 di anni e la mia vita è molto simile alla sua….!!!! cosa dire dobbiamo farci forza e contare solo su di noi…cercare di rinascere da qui….da questi anni e andare avanti con coraggio e determinazione ..!!!

    Rispondi
  2. 2014/05/29 at 10:20

    Buona giornata “classe” purtroppo abbiamo dedicato molto tempo al lavoro e non al sociale, così che a 62 anni ci troviamo spaesati tra la differenza dei giovani (mentalità) e noi che disponiamo ancora di poche occasioni. Cerchiamo di sfruttare quanto più si può avere…un forte abbraccio Valerio

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  3. danilo
    2014/05/29 at 10:52

    Carissima Marina, dopo la sua sincera riflessione/confessione nella quale ha evidenziato le sue “debolezze” mi permetto di spronarla al cambiamento. Ha ancora tanti anni davanti a sé. Non si chiuda nuovamente. Esca di casa e pensi anche a lei ( e questo non è egoismo).
    Un saluto Danilo

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  4. giovanna
    2014/05/29 at 12:12

    Forse è la nostra generazione che ha dato tanto, tutto, ma non continuiamo a sbagliare, bisogna guardare avanti, solo avanti,senza recriminare .
    Io sono vedova da 6 anni, ho lasciato che tutto mi crollasse addosso, poi, ho iniziato a volermi bene, mi sono iscritta ad associazioni, ho creato gruppi, nel giro di pochi anni, ho creato nuovi interessi ed una nuova vita.Non è stato sempre facile,i condizionamenti mentali riaffiorano, sempre, bisogna tenerli sotto controllo.
    Nulla è inrreparabile se non lo si vuole.
    Un abbracio, forza e coraggio.

    Rispondi
  5. Ida
    2014/05/29 at 13:33

    si fa presto a dire esci di casa ,se non si hanno amici che si fa e a sessantanni se non ci sono non si fanno ,ci sono i nipoti ma non bastano c’è solo tanto vuoto …..colpa mia che non ho coltivato …ma non potevo farlo……..

    Rispondi
    • 2015/11/28 at 16:35

      D’accordissimo .

  6. Marina
    2014/05/30 at 0:33

    Cara classe (come simpaticamente ci chiama Valerio), vi ringrazio di avermi letto e risposto con tanta partecipazione. Sono racconti che non posso neanche provare ad accennare a qualcuno, senza riscontrare fastidio o indifferenza (forse un modo di reagire alla paura di invecchiare e della solitudine?).
    Evidentemente la “classe” non è acqua! :)
    Vi abbraccio tutti.

    Rispondi
  7. giuseppe de biasi
    2014/05/30 at 20:58

    Marina sono Peppe quello della storia scritta su questo sito “la lentezza” che ti prego di leggere. Io ti ho letto con attenzione e sono senza parole, ti auguro solo che possa accadere un giorno, che tu stia in un posto senza desiderare di trovarti altrove, accanto ad una persona senza pensare ad un’altra, che non abbia paure, ma la tua porta aperta ad ogni futuro. Che sia sempre te stessa fino in fondo e che accetti tutto quello che è successo, ti sta succedendo e ti succederà. Ti auguro soprattutto di non sprecare ogni istante desiderandolo diverso. Che possa accadere un giorno che tu sia al posto giusto al momento giusto con la compagnia giusta e sorridere al domani. Un abbraccio di cuore Peppe De Biasi

    Rispondi
    • Marina
      2014/06/01 at 10:41

      Caro Peppe,capisco che davanti alla mia storia tu rimanga senza parole: succede anche a me quando la ripenso o la rileggo e mi riconosco in ogni parola che ho scritto: è vero, accidenti, purtroppo la mia storia è proprio questa.
      Avevo letto il tuo scritto e mi aveva colpito molto, soprattutto la terribilmente veritiera frase finale che riporti, nella quale pure mi sono riconosciuta.
      La tua storia è bella, è quella che chiunque persona, raggiunta la nostra età della vita, vorrebbe potersi raccontare.
      Purtroppo la mia esperienza mi ha insegnato e contiuna ad insegnarmi che nessun impegno è sufficiente per costruire qualcosa di buono se chi ti sta intorno e magari anche chi ti è più vicino rema contro, polverizzando sul nascere ogni cosa che stai cercando di realizzare, fregandosene delle tue rimostranze e del male che ti procura.
      Nella vita l’impegno in nessun caso può essere solo tuo: ci vuole una concreta condivisione, non solo a chiacchiere.
      Come sai, è fin troppo facile e disimpegnato dire: fai bene o ti voglio bene e poi…girare le spalle lasciandoti sola con quell’eco di parole svuotate del loro significato.
      Ti senti come un burattino che deve dimostrare quant’è bravo a ballare da solo: bravo, bravo! Ed ora ti senti meglio ? O hai finalmente capito che è una fatica inutile! E tutto continua nell’indifferenza più totale come se non fosse successo niente.
      Credimi, odio fare la vittima e chi la fa, ma accidenti, in ogni settore questo a me è capitato, a dispetto dell’impegno, della stima, dell’autostima e bla bla bla.
      Nessuna cara, amata mano (d’amore o d’amicizia) che dia un senso al mio passato, al mio presente, al mio futuro. E, sicuramente, in qualche modo, non devo essermela meritata.
      Ho ballato su un ritmo che non mi appartiene, forse un ritmo stonato o forse stonata io: ci vuole orecchio …
      Grazie, caro Peppe, per i tuoi auspici: scriverò senz’altro se riuscirò ad evitare il naufragio alla mia zattera malridotta.
      Un abbraccio anche a te e permettimi una carezza a quella preziosa mano che ti è accanto.

  8. alex
    2014/06/07 at 19:22

    Gentile Marina,
    ho letto con molto interesse il tuo sfogo. Solitudine… brutta bestia. Che dire? Forse meglio sarebbe “non dire” limitandosi, leggendo, ad ascoltare il disagio dell’altro con una sorta di empatia e un sorriso incredibilmente complice pur tra persono che non si conoscono personalmente… perchè viviamo sofferenze simili che ci fanno sentire naviganti sulla stessa barca e nello stesso mare. In fondo ognuno di noi che legge e scrive qui, ha bisogno di comunicare ciò che vive dentro l’animo perchè si sente solo. E’ un modo che tutti noi abbiamo per esorcizzare questa bella signora che si chiama solitudine. Eppure anche lei ha un senso, diverso per ognuno di noi, ma un senso c’è, ed è per questo che non va maledetta ma accolta e sfruttata a nostro vantaggio perchè ci sta insegnando qualcosa. A patto, però, di non crearsi dei sensi di colpa per aver fatto o non fatto questo o quello, pensando che se si fosse coltivato a suo tempo il campo oggi si avrebbe il raccolto. Non credo sia così. Il campo, vivendo, s’è coltivato comunque e il raccolto ottenuto è quello che ci serve per capire e imparare, anche se pensiamo che non è ciò che vorremmo. E torno al tuo caso personale quando scrivi di aver fatto il vuoto intorno a te, quando hai realizzato di avere vicino persone che non erano (più) in sintonia con te stessa, anche se oggi la cosa ha portato solitudine. Tagliare i rami secchi è fondamentale, quando davvero siamo convinti che lo siano. I vampiri, come li chiami, vanno giustamente allontanati quando si è convinti che è giunto il momento di chiudere, così come sono stati accolti quand’era il momento di accoglierli, perchè prima quello ci serviva e di quello avevamo bisogno. Ecco perchè sono convinto che le nostre scelte sono sempre importanti anche quando sembra che abbiano portato poco di ciò che oggi vorremmo avere, anche quando riteniamo che siano state scelte sbagliate. Non esiste la vita sbagliata, non esiste la vita non scelta, la vita si sceglie sempre, forse a volte la scelta è inconsapevole ma c’è sempre. Il problema nasce quando questo non si accetta, e così la nostra sofferenza non serve a noi ma è contro di noi. Quand’è così non si vince mai, ma noi dobbiamo vincere. E’ vero che ogni scelta fatta in passato determina il nostro presente, ma alla fin fine tutto va sempre come deve andare, nel bene e nel male, che poi male non è mai perchè tutto serve per il nostro percorso evolutivo. La vita ci porta sempre dove dobbiamo andare, dobbiamo lasciar fare alla nostra vita. E dunque la solitudine va utilizzata a nostro vantaggio, non è per niente facile ma per niente impossibile, ed è l’unica strada che può portarci un futuro sereno. Dobbiamo abbracciarla per esorcizzarla, senza avercela nè con lei nè con noi stessi nè con gli altri coi quali abbiamo condiviso la vita. Dobbiamo solo accettare la nostra vita vissuta e presente. Dobbiamo essere consapevoli di respirare e sentirci vivi e sorridere alla vita anche se ci sentiamo soli. Accettare per guarire. Non c’è un’altra strada.

    Ecco… volevo “non dire” e poi invece ho detto :-)

    p.s. in bocca al lupo!

    Rispondi
  9. raffaele
    2014/06/26 at 20:44

    Ciao Marina. Sono Raffaele . Anni 65. La tua storia mi ha trafitto,la mia storia si specchiava come la tua fino a quando un angelo mi ha preso per mano e mi ha portato sulla giusta via, per questo ti chiedo ti avere fede e determinazione su quello che potrebbe essere il tuo futuro , a 62 anni si può creare una vita più piena di colori e serenità .Mi permetti di darti una piccola scrollatina? La vita può essere capita solo all’ indietro, ma deve essere vissuta in avanti . Tante volte abbiamo pensato: mi sento bene perché il mondo va bene. Cara Marina é SBAGLIATO. Perché il mondo va bene perché io mi sento bene. Ecco questo é quello che devi ripeterti all’infinito. Cara Marina la tua storia mi porta direttamente Neruda con le sue odi alla vita. BELLISSIME E RIFLESSIVE:muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle ” i “, piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quello che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre di essere vivo, richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità. BELLISSIMO. Io, cara Marina, ti auguro con tutto il cuore di incontrare quell’angelo che ho incontrato io e ti tendo una mano. Forza Marina, il mondo va bene perché tu ti senti bene. Ciao Marina.

    Rispondi
  10. Marina
    2014/06/29 at 13:43

    Carissimi Alex e Raffaele,
    ho letto solo poco fa le vostre risposte, così sinceramente partecipi del mio stato d’animo e di vita: la cosa mi ha fatto un piacere immenso e mi ha anche sorpreso. Ma, certo, questo in cui scriviamo è un rifugio di nicchia che non trova riscontro nel mondo reale in cui viviamo, nel quel nessuno è interessato ad ascoltare e ancor meno a partecipare.
    Come avete detto: siamo qui proprio perchè siamo o comunque in qualche modo ci sentiamo soli.
    Tutta la vita ho ripetuto a me stessa e al mio prossimo che non esistono eventi negativi, perchè questi automaticamente diventano positivi, nel momento in cui ci insegnano qualcosa di nuovo che non avremmo mai conosciuto diversamente. Poi è arrivato un momento in cui mi sono stancata di fare la diligente e sottomessa allieva della vita, soprattutto perchè a un certo punto mi sono accorta che tutti i miei momentanei interlocutori al massimo si sentivano autorizzati a far da maestri sommari, senza possibilità di contraddittorio.
    Vi rispondo solo ora perchè da tempo ho ripreso il lavoro dopo un periodo di convalescenza post- operatorio. Mi alzo alle 6 e lavoro spesso tutto il giorno: purtroppo non ho alternative. Il tempo che mi rimane è occupato da altre incombenze seguite da un crollo psico – fisico totale. Così ogni giorno.
    Ma sono avvilita, perchè il mio lavoro così coinvolgente è soprattutto una guerra che si ripete ogni giorno senza possibilità di conseguire alcun risultato positivo se non – nella migliore delle ipotesi – limitato alla giornata stessa. In ogni caso, l’indomani si riparte da zero. Nel contesto è inevitabile che sia così. E già questo ti stronca. Tantopiù che non sono certo un’imprenditrice, ma solo una dipendente della famigerata P. A., per cui non c’è guadagno, nè – a dispetto dei tanti nauseanti bla- bla – non c’è meritocrazia. E chi lavora sul campo, almeno in taluni settori, non ha tregua. Ti dicono che sei dirigente quando ti devono affidare…ops…affibbiare mansioni ingrate, ma ti bacchettano se proponi qualche iniziativa coraggiosa ma “scomoda”.
    “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”
    Il mio privato lo conoscete. Sicuramente è troppo sacrificato. Lo so, è la logica del gatto che si morde la coda.
    Un mondo affettivo aiuta molto, è fondamentale. Bastava solo pensarlo e già ti sentivi un leone! Ora questa fonte insostituibile di energia non c’è più. Reggere la situazione in totale solitudine è molto faticoso, perchè devi trovare le energie solo in te stessa. Con questo non voglio certo dire che gli affetti siano solo la benzina per lavorare! Gli affetti sono la benzina della vita stessa. E, nel mio caso, la benzina non c’è e devo trovare un pozzo inesauribile solo dentro di me, per ogni cosa.
    Un giorno non lontano andrò anch’io in pensione e non so cosa riuscirò a fare delle mie giornate, ora così piene di impegni e di tanta negatività da contrastare.
    Grazie, Raffaele, per il tuo Augurio. Solo un Angelo che mi tendesse la sua mano – come è successo a te – potrebbe trascinarmi fuori da questo tunnel di cui non riesco a vedere l’uscita. Devo confessarti che dentro di me sento che per me non ci saranno Angeli. Io dovrò essere angelo di me stessa. Perchè? Non lo so, forse perchè mi sembra che sarebbe un pò come credere nella manna dal cielo. Troppo comodo! Se dovesse arrivare, però, io sono qui :)

    Caro Alex, hai ragione: bisogna accettare ciò che incontriamo lungo il percorso in cui ci incanala la vita. Difficile o meno che sia, non ci sono alternative. Motivarsi a farlo è un problemaccio costante. Forse dovrebbe bastare il fatto che siamo vivi e ancora abbastanza sani. E forse non è poco.
    Grazie ancora a tutti Voi.

    Rispondi
  11. 2015/02/15 at 16:02

    Ciao Marina. Sono nuova di qui ma provo a lasciarti due righe.
    Ho 66 anni e nelle tue righe mi sono ritrovata in molte cose. Una madre da seguire fino alla fine con anni infernali e infondo i miei più belli. Ero già divorziata e potevo essere libera di rifarmi una vita. Con lei fatta com’era non era fattibile. Poi è morta ma ero con lei. Non è morta sola e io ci ho messo anni a elaborare il lutto perchè madri così presenti tutta la vita sono distruttive. Ma oggi come oggi c’è un pensiero su tutti: non ho sensi di colpa. Anzi… dopo un po’ di anni, sono contenta di esserci stata e se ho perso quel che ho perso pazienza. Non so vivere nei sensi di colpa.
    Poi c’è stata la solitudine pesante ma voluta. Sono venuta a vivere nella sua casa di vacanza perchè piccola e qui in fondo, eravamo stati tutti felici.
    Dieci anni se ne sono andati tra neve da spalare e fiori in giardino e il mio cane. Il più bel aiuto alla mia solitudine ma d’altronde sono cresciuta con un cane accanto.
    E’ arrivato internet 4 anni fa e lì ho trovato l’amore.
    Sono aperta di mente, mi aggiorno e qui in paese non c’era nessun uomo interessante. E non ero certo tipo per andare con chiunque.
    Posso solo dirti che esiste un momento dove torna l’autostima, il volerci bene, la serenità ritrovata che incomincia a spingerci verso altri.
    E il lutto è passato. Ci siamo solo noi e rivivere il passato con i se e i ma… non serve.
    Certo, non è facile trovare un uomo serio nei siti di single ma impari a capire, a scegliere e a intuire chi è stupido e chi no.
    Esci e li incontri in luoghi pubblici ( visti i tempi) e a volte fai due incontri a volte una e poi basta.
    Conta essere sincere con noi stesse e con loro, senza elemosinare altro che rispetto.
    Io oggi ho 66 anni… quindi la mia ricerca è iniziata attorno alla tua età
    Per me serve il liberarsi di ciò che non va, storia con quel signore in primis.
    Resettare tutto per ripartire.
    Poi si sa… io ho trovato un metodo tra tanti per ripartire da me.
    La nostra storia sta’ vivendo una crisi e a 66 anni è dura ma se mi capita una nuova occasione non sarà un sentimento spento a trattenermi.
    Un interesse, un lavoro, un amore o Amore… può esistere sempre.
    Siamo fortunate ad avere la salute, ad essere una generazione giovane quando i nostri erano vecchi dentro e fuori. Perchè sprecare il tempo che abbiamo nell’insoddisfazione e da sole?
    Un caro saluto…

    Rispondi

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