Posts from: settembre 2014

Scrivere di sé

Ecco un articolo di Patrizia Belleri, psicologa psicoterapeuta che già in passato ha inviato suoi contributi a I ragazzi di sessant’anni:

TagebuchC’è un momento nella vita in cui si sente l’esigenza di scrivere la propria storia e spesso questo momento coincide con l’età dei bilanci, ma anche della voglia di misurarsi con nuove esperienze.

Perché scriviamo? Per esprimere le nostre emozioni, per fugare paure, per condividere; la psicologia ci insegna che scrivere è anche terapeutico.

Giovanna ha iniziato a prendere appunti dopo ogni seduta di psicoterapia. Pensieri, riflessioni, sogni hanno pian piano preso forma, fino a diventare un libro: la storia di un percorso, e la testimonianza di come si può uscire da un disagio. Oggi quel libro è per lei il simbolo della conquista di una vita nuova, anche a sessant’anni.

Marta è giunta in psicoterapia con una richiesta drammatica: elaborare il lutto del suo unico figlio, morto improvvisamente a 36 anni. L’età, la difficoltà a comunicare con il marito chiuso nel proprio dolore, la distanza geografica dalla nuora e dalla nipotina contribuivano a imprigionare Marta in un limbo di dolore e solitudine senza via di uscita. Un giorno mi espresse il rammarico per il fatto che la sua nipotina, rimasta orfana ad appena quattro anni, non avrebbe mai saputo nulla del padre e anche la mamma le avrebbe raccontato ben poco, avendolo incontrato poco prima della sua nascita. Le proposi di scrivere. Avrebbe potuto raccontare la storia di suo figlio, lei che lo aveva conosciuto meglio di chiunque altro, e il suo scritto sarebbe stato un dono da lasciare alla nipote: la biografia del suo papà. Marta accolse con riluttanza la mia proposta, ma poi il progetto prese forma e, pagina dopo pagina, avvenne un piccolo miracolo: far rivivere attraverso la scrittura il figlio perduto dette significato a una vita che sembrava ormai priva di speranza.

Le esperienze di scrittura introspettiva sono numerose e l’avvento di internet ne ha favorito l’evolversi grazie ai blog. Maria Cristina, una frequentatrice de I ragazzi di sessant’anni, nel suo blog Le parole per dirlo, parla di letteratura, delle sue passioni e anche della malattia: “finalmente sono riuscita a venir fuori dal silenzio e a parlare del mio cancro, un’avventura iniziata nell’autunno del 2011.”

Molte persone come Maria Cristina trovano conforto nella scrittura e condividono la propria sofferenza con altri nelle medesime condizioni. Sonia Scarpante, autrice di diversi libri autobiografici, ha fatto della sua malattia oncologica un punto di partenza per dar vita a numerose attività di supporto e di cura per mezzo della scrittura terapeutica.

Numerose sono le esperienze di approfondimento e di sensibilizzazione della scrittura introspettiva, attraverso corsi e scuole specifici.

In Italia, Duccio Demetrio ha fondato la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, una fucina di idee e iniziative, punto di riferimento autorevole sull’argomento.

Specificatamente dedicati ai Senior sono i Laboratori di Narrazione tenuti da Stefania Freddo presso l’Associazione Nestore.

Scrivere, dunque, può rappresentare una risorsa di cui i Senior possono far tesoro per valorizzare e approfondire la conoscenza di sé e anche affinare la capacità di ascolto e condivisione con gli altri.

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Come faccio a riconvertirmi sul lavoro ?

Da parte di Lucia: Sono Lucia, ho 58 anni e sono architetto. Da un anno non mi entra più un lavoro con la crisi che c’è, peraltro dal 2010 sono sola a condurre casa e due figli che studiano a woman-grey-hair-office-co-workersFirenze e non lavorano, con un ex-marito disoccupato che quindi delega tutto a me, fin tanto che ho lavorato. Adesso sono nel panico perche vista l’età, non riesco a ri-convertirmi in altro modo.
Ho fatto la cuoca, la cameriera, la sommelier…ma sono state tutte situazioni molto momentanee. Adesso non ho niente per le mani…e non so come fare.  In foto: una donna senior al lavoro

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Il salvadanaio delle famiglie

Tutte le indagini mettono in evidenza che il principale ammortizzatore sociale di questi anni di crisi sono state le famiglie. All’interno delle famiglie, a fronte dei redditi dei più giovani che senior-coppia-e-felice-un-sacco-di-soldispesso non consentono l’autonomia, i redditi e i risparmi degli over50 (fino agli ottantenni e oltre) sono quelli che più contribuiscono alla gestione economica familiare, costituendo il vero salvadanaio delle famiglie. Si sta però facendo strada una preoccupazione crescente sulla capacità di mantenere nel tempo questa “riserva”, sia tra i già pensionati (anche tra coloro che hanno goduto di un discreto benessere ma che negli ultimi anni hanno visto assottigliarsi il patrimonio), sia tra coloro che inizieranno a percepire l’assegno pensionistico dopo i 65 anni. Fino a quando i senior potranno funzionare da “salvadanaio delle famiglie” ?

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L’emigrazione dei capelli grigi

Notizia Ansa del 21 agosto 2014, sotto il titolo: “Non solo fuga giovani, nuova emigrazione ha capelli grigi”:

aereo 3“Nel periodo 2007-2013, dall’Italia sono emigrati all’estero in 620mila, quasi il doppio rispetto ai 7 anni precedenti. Solo nel 2013 hanno varcato i confini oltre 125mila adulti. Diversamente dal passato però, il nuovo boom di espatri è trainato da emigrati con i ‘capelli grigi’: negli anni della crisi l’incremento degli espatriati italiani con un’età tra 40 e 49 anni è stato pari al 79,2%. +51,2% nella fascia 50-64 anni. Emerge da una ricerca del Centro studi Cna”.

Da capire se si tratta più di un’emigrazione lavorativa (ad esempio, il tecnico specializzato che viene inviato dall’azienda a lavorare all’estero) o più di un’emigrazione dei pensionati che, come illustravano alcuni dati dell’Inps di mesi fa, si trasferiscono all’estero e lì si fanno inviare la pensione (scelta di vita spesso condizionata da ragioni economiche ma anche dal piacere di trovare luoghi piacevoli dove vivere). In entrambi i casi, testimonianza non solo del periodo di crisi, ma anche della nuova mobilità e iniziativa dei senior.

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E sogno ancora

Scrive Nina: Ci siamo conosciuti nel 2000 ma non ho creduto alle sue parole. Cinque anni dopo mi sono resa conto che era tutto ciò che avrei mai potuto desiderare dalla vita; abbiamo avuto una Julie-De-Waroquier-Un-raggio-di-sole-300x300stupenda storia d’amore che lui ha voluto troncare in giugno quando mi ha detto che per me non c’era più tempo. Ora non vivo più e cerco di darmi una motivazione per aprire gli occhi la mattina ed affrontare il mio mondo: i nipotini, i figli, i miei genitori, il mio lavoro ma soprattutto la mia solitudine. E’ come se il tempo fosse scaduto e rimane solo una ingombrante solitudine da vivere e non ho più la forza di guardare avanti. Riesco solo a piegarmi su me stessa cercando di andare avanti. Di amici alla mia età è difficile trovarne, condividere interessi senza essere fraintese , quasi impossibile. Spero in un raggio di sole.  In foto: Juile De Waroquier: Un raggio di sole

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