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Senior che vivono insieme

Affollata conferenza-dibattito domenica scorsa, 12 ottobre, all’incontro sul “Cohousing Senior” svoltosi all’interno dell’ Experimentdays Milano 2014, “Fiera dell’Abitare collaborativo”. L’evento, ricco di due giorni di esposizioni e conferenze dedicate a nuovi modi di abitare la città, è arrivato in Italia dopo 10 anni di promozione di nuovi stili di vita legati all’abitare consapevole a Berlino e in Germania.

silversageEvidentemente le nuove formule abitative in vista dell’invecchiamento intercettano anche da noi la curiosità ed un bisogno diffuso dei senior di individuare soluzioni più accattivanti di quelle dell’abitazione monofamiliare a rischio solitudine o di scovare alternative, una volta persa l’autonomia, al rimedio della casa di cura o del badante.

Il dibattito dedicato alle “abitazioni collaborative per senior”, aiutato dal medico Pino Frau e dall’ architetto Francesco Cocco di Abitare Sociale, oltre che dai contributi di numerosi esperti, come ad esempio la svedese Kerstin Kårnekull autrice di un libro sui senior che vivono insieme o il madrileno Rogelio Ruiz, ha permesso di mettere in comune idee su quali sono i problemi più sentiti legati alla scelta di vivere in cohousing ad una certa età, ma anche i “sogni abitativi” per l’invecchiamento di più e meno giovani.

Qual è l’Eden più desiderato ? Vivere in luoghi belli, con spazi autonomi e indipendenti associati a parti comuni che forniscano non solo “servizi all’abitare” (il giardino, l’orto, la palestra, la lavanderia, ecc) e alla socialità (come sale comuni), ma anche servizi alla persona (ad esempio, assistenza e sostegno quando servono). La speranza è invecchiare adottando un modo di vivere che si è scelto e non è percepito come obbligato; l’ideale é evitare il ghetto per anziani, sostituito invece da presenze di persone di tutte le età: così si presenta il sogno di chi pensa al cohousing per la seconda parte della propria vita.

Realisticamente la conferenza ha evidenziato però che le distanze per realizzare il sogno sono grandi e numerose: economiche, psicologiche, di offerta del mercato immobiliare, di identificazione dei vicini cohousers, ma è soprattutto un cambiamento culturale quello che potrebbe avvicinare più persone a questa soluzione abitativa: infatti, anche solo immaginare che ci sono alternative alla casa di cura, alla badante, alla solitudine o, nella migliore delle ipotesi, alla famiglia tradizionale che torna ad allargarsi, potrebbe già essere un passo avanti.

    5 Comments

  1. Nicoletta
    2014/10/16 at 9:47

    A questo riguardo mi viene in mente un articolo recentemente letto sul sito 50epiu.it dove si racconta l’eperienza di venti donne over 65 impegnate a sostenersi l’una con l’altra e a condividere spazi comuni. Vite condivise e aperte alla comunità. Se vi interessa leggerlo questo è il link http://www.50epiu.it/Home/Notizie/tabid/63/ID/1858/language/it-IT/La-casa-delle-streghe.aspx

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  2. Mario
    2014/10/16 at 11:05

    Sarebbe il mio sogno….come posso trovare solidarietà e aiuto in una situazione simile!?!
    cerco contatti!
    Un abbraccio
    Mario

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    • 2014/10/18 at 14:21

      Gent.mo’ Sig. Mario

      Vivit ha realizzato un condominio leggero,collaborativo proprio come descritto nell’articolo.
      Tra l’altro eravamo presenti al dibattito in qualità di relatori/esperti .
      Ci troviamo a Fiorenzuola , in provincia di Piacenza e se lo vorrà potrà farci visita quando lo desidera .
      Aspettiamo un suo contatto diretto !

  3. danilo cesare
    2014/10/16 at 17:50

    messaggio per il sig.Mario
    io e altre persone stiamo organizzando una co-ho per over 60 anni. siamo ancora in una fase embrionale e il suo aiuto potrebbe essere importante. lascio il mio indirizzo e-m per contatti
    danilocesare@libero.it
    saluti danilo

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  4. rossella guarna
    2014/11/03 at 9:26

    messaggio per il sig. Danilo Cesare
    buongiorno,
    mi interessa il vostro progetto.
    In che località/città siete?
    Rossella

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