Posts from: novembre 2014

Una vita non vissuta

La storia di Tari: Una storia d’amore finita 30 anni fa circa, un abbandono subito!!! E’ stato talmente lacerante che volutamente mi sono negata altre possibilità di coinvolgimento emotivo. La mia è una lunga storia…storia peraltro mai finita! Ho scelto la strada, quella che credevo la meno Rimpianto di Paolo Terdichdolorosa: non perdere di vista quella persona, così che gli ho permesso di ruotare intorno alla mia vita negando a me stessa la possibilità di vedere altro. Nessuno e niente era come lui!! Oggi posso dire che non era e non è assolutamente vero. Ho solo idealizzato una persona crudele che non mi ha mai lasciato andare via…..Ho amato tutto di lui: la sua cultura, la sua intellettualità e principalmente il rispetto verso gli altri. Questo non vuole dire che al mondo non ci siano persone come lui; no assolutamente no!! Sono io che non ho voluto vederle! Consapevolmente, ora che sono ormai grande, posso dire che sono sola e mi sento molto sola e di aver represso tutto di me: la mia femminilità, le mie emozioni e il mio modo di amare “appassionato”.   In foto: “Rimpianto” di Paolo Terdich

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Rientro in Italia

Scrive Corado: Sono nuovo nel target di questo blog, infatti ancora mi riconosco solo parzialmente nel punto di vista delle altre storie, o forse mi piace pensare che sia così ….. Dunque, sono partito dall’Italia alla fine del 2005, una bella occasione professionale e mia Giampaolo Talani - I viaggiatorimoglie ed io ci siamo trasferiti a Mosca con i nostri due figli che avevano appena 4 e 2 anni. Da lì l’inizio di un’avventura europea, un anno in Russia (Mosca è a volte affascinante ma certamente non facile, è una bella esperienza se si ha voglia di viverla) poi trasferimento a Bucarest, dove ci sembrava tutto molto più semplice e familiare e dove ho incontrato giovani con grandissima voglia e capacità professionali. E’ seguita Bruxelles, città con qualità della vita molto alta, internazionale ma non troppo grande, in origine città fiamminga, oramai città europea e prevalentemente francofona (meglio non dirlo alla nazionalista N-VA). Da ultimo Varsavia, viva, orgogliosa e in crescita.
Nel frattempo però mi sono reso conto che ero stanco di lavorare come facevo (in banca) e che il desiderio di lavorare e vivere diversamente si accompagnava a quello di vivere questo cambiamento di nuovo nel mio Paese. Quindi rientro in Italia: questo sì un bel cambiamento! Non più sotto l’ala protettiva di un datore di lavoro, mia moglie deve pensare a rimettersi in gioco, i figli per la prima volta studiano in Italiano (che difficile l’analisi logica!), il nuovo lavoro da far partire. Ci siamo stabiliti a Bologna, dove avevo studiato: la prima volta che scegliamo dove andare a vivere non per motivi professionali.
Poi tornare in Italia richiede di costruirsi un ombrello psicologico che ripari dalla pioggia di cattive notizie da cui siamo quotidianamente bombardati. All’estero era come vivere in un limbo previlegiato, ma qui bisogna erigere una paratia tra le notizie che si ricevono e lo spirito ed entusiasmo con cui iniziare le nuove giornate.
Tempo fa uno studioso tedesco affermò che l’Italia era nelle migliori condizioni per affermarsi nella globalizzazione, grazie alla sua fortissima identità; vivendo all’estero se ne ha una chiarissima visione. Questa sì un’idea da tenere sempre bene a mente!     In foto: “I viaggiatori” di Giampaolo Talani

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Ancora giovani per essere vecchi

Qualche giorno fa ho avuto la fortuna di moderare un incontro, organizzato dall’Associazione Nestore, con Carlo Vergani, notissimo medico geriatra, e con Giangiacomo Schiavi, scrittore e vicedirettore del Corriere della Sera, in cui si dibatteva il tema dell’invecchiamento prendendo spunto dal loro recentissimo libro “Ancora giovani per essere vecchi” (distribuito qualche settimana fa nelle edicole insieme al Corriere).

cover“Ancora giovani per essere vecchi” è un agile libro-intervista (ma forse sarebbe più appropriato definirlo un libro-dialogo fra i due autori), che ho molto apprezzato. Oltre ad offrire pagine di gradevole lettura, cosa che non fa mai male, lo snello volume riesce a proporre un panorama molto ampio delle problematiche dell’invecchiamento, coniugando precisione informativa e competenza specifica con un taglio divulgativo. L’approccio è multidisciplinare: i problemi vengono visti non solo sul piano fisico, medico, biologico, ma anche su quello demografico, sociologico e politico, e questo arricchisce. In più si capisce ad ogni pagina che il punto di vista è espresso sì da esperti, ma non distaccati, al contrario da esperti che partecipano intensamente a quanto vanno raccontando.

“Vivere a lungo, vivere bene” è il titolo di uno dei capitoli e, direi, il cuore del messaggio del libro. La massima di Seneca riportata nel libro: “quello che conta è come si vive, non quanto” è facilmente condivisibile, ma subito si porta appresso una serie di interrogativi: come si fa a cogliere appieno l’opportunità di una maggiore longevità che ormai è nei fatti ? quali sono i “segreti” per realizzare l’obiettivo della longevità coniugata con una vita di qualità ? ci sono le condizioni oggi in Italia perché questa aspirazione possa essere realizzata ?

La risposta a queste domande ha naturalmente molte sfaccettature e il dibattito dell’altro giorno è stato ricco di spunti. Ad esempio, è stato detto che conta tantissimo la salute percepita: la qualità della vita, soprattutto durante l’invecchiamento, è spesso più legata al proprio disagio interiore che alle condizioni oggettive; non che acciacchi e malattie non abbiano il loro peso ma innanzitutto conta come ci si sente dentro nel vivere il processo di invecchiamento. O ancora: bisogna uscire dal paradigma finora dominante del vecchio inutile e non più attivo, la longevità va resa attiva, ad esempio attraverso l’esercizio della cosiddetta “cittadinanza attiva”. E per quanto riguarda le condizioni del sistema sanitario, è auspicabile una nuova medicina, una medicina che si occupi delle situazioni croniche e non solo degli stati acuti delle malattie, così come un sistema assistenziale e medico che raggiunga gli anziani fragili nelle loro case e che non sia concentrato solo negli ospedali.

“Vivere a lungo, vivere bene” è un messaggio che per paradosso porta anche a pensare al fine vita. Che fare se si vive a lungo, ma “male”, magari perdendo anche la propria dignità ? E qui, di fronte ad uno dei temi a cui la nostra coscienza oggi è più sensibile, alla domanda posta da Schiavi nel libro: “E’ favorevole all’eutanasia attiva ?”, la risposta di Vergani è precisa: “No, lasciar morire non significa far morire.”

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Ho iniziato per un disagio generazionale

Il sessantenne Marco Martini mi ha inviato, come sua storia, il testo di una intervista che gli è stata fatta dopo aver vinto il “Traders’ Cup”, un campionato di trading con denaro reale, organizzato da Traders’ Magazine Italia in collaborazione con Borsa Italiana.  Pubblico un estratto di questa intervista.

sfondo campanileDice Marco: “Sono un sessantenne. Sono artigiano, commerciante e tecnico.  Ho fatto la scuola dell’obbligo e ho delle abilitazioni tecniche per il mio lavoro.
Ho una compagna e sono padre di un trentunenne, nato da una precedente relazione.
Vivo in Liguria. West Liguria. Una terra unica. A Bussana Vecchia. Tra i ruderi di un sogno hippy”.
Qual è, chiede l’intervistatore, il suo percorso di formazione nel trading finanziario ? “Ho iniziato per un disagio generazionale. Io nasco in provincia nei primi anni della seconda metà del secolo scorso, con le prime TV nelle case, le bombole del gas invece di legna e fascine, la plastica , il Moplen. Il primo telefono era in duplex. Il primo fax sono andato, incredulo, a vederlo arrivare in una ditta di fiori.
Poi, superati i quarant’anni, come uno schiaffo, la fantascienza diventa inesorabilmente realtà. Cervelli elettronici, PC portatili, telefoni cellulari, ADSL, Internet, comunicazione, new economy (cioè soldi dai soldi). Tanto da imparare, e a me piace.
con graficiCon Mauro, amico e bravo informatico, ci procuriamo dei software, un tipo ci vende lo scibile sul trading a 125 euro (correva l’anno 2003). Avevamo tutti i software esistenti… un centinaio… Resto folgorato, mi piace. A 50 anni appartengo a questo tempo, decido che  mi sarei formato un poco anche  in questa disciplina. Leggo un gran numero di libri e teoremi, mi piace; così lontano dal mio quotidiano. Vivo le varie teorie, approcci e matematiche come se fossero romanzi. Ed eccomi qua….

L’intervistatore chiede a Marco anche come si svolge la sua giornata.
“Non ho una giornata tipo, il trading é un hobby. Rilassante ed eccitante, più del tresette o del poker al bar. Ma con un potenziale enorme. Quando sono alla piattaforma osservo, valuto e a volte opero. Comunque se cominci alle 8 ti prepari. Alle 8,30 – 9 partono le banche Europee, poi notizie sui vari partecipanti alla bagarre. C’é di che divertirsi”.  In foto: Marco Martini

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Apprendere una nuova vita tecnologica

Sabato pomeriggio. Due ore libere da impegni in cui mi ritrovo seduto in salotto con Daniela. Potremmo chiacchierare un po’, invece lei mi dice che vorrebbe iscriversi ad uno dei nuovi servizi di car sharing che stanno prendendo piede in città e che potremmo farlo ora insieme. Digital_marketing_senior_citizenl-300x199Nostra figlia, che già se ne serve, ci ha detto che è molto comodo e facile da usare. Per niente convinto, mi siedo di fianco a lei e insieme ci cimentiamo con il primo passo: l’iscrizione. La prima schermata del sito che offre il servizio dice che bastano pochi minuti, noi – imbranati digitali che di fronte alla app da scaricare facciamo un gran casino tra tablet suo, smartphone mio, computer comune e carte di credito non abilitate – riusciamo ad avere la conferma che siamo riusciti ad iscriverci solo dopo un’ora e mezza abbondante. A quel punto, sfiniti ma desiderosi di verificare come funziona davvero il giocattolo, facciamo subito una prenotazione con l’intenzione di un giro in centro: siamo fortunati, troviamo un’auto vicino a casa e nessun ostacolo sin quando dobbiamo lasciare la vettura: a quel punto non c’è verso di riuscire a lasciare chiuse a chiave le portiere e passano minuti e minuti (ogni minuto costa) in cui affannosamente ci dimeniamo tra interpretazioni di cosa dice il computer di bordo, sms alla società fornitrice e connessione la più veloce possibile al sito del fornitore del servizio per rileggersi il regolamento. Alla fine ce la facciamo. Poco dopo telefona un amico e quando gli raccontiamo le peripezie per riuscire nell’impresa, arriva la sentenza: “Ma alla vostra età ? Lasciate queste cose a quelli più giovani che con le app ci sono nati !”

Le news in internet in tempo reale, l’acquisto di beni e servizi in rete, l’assistenza tecnica richiesta attraverso messaggi lasciati sui siti dei fornitori, le comunicazioni attraverso i social network, l’uso di smartphone, app e tablet, sono tutte tessere di un mosaico di abitudini quotidiane che stravolge routine consolidate in decenni di esperienza e che mette a dura prova l’autostima di un senior.

Riportava pochi giorni fa La Stampa (naturalmente la notizia l’ho trovata on line) alcuni dati di giugno di comScore, un’organizzazione che si propone come leader mondiale nella misurazione del mondo digitale. Secondo questa fonte “è intensa l’attività digitale di coloro che hanno superato i 55 anni oggi, gli anziani digitali di domani. Sono, infatti, 5,1 milioni gli utenti di Internet che fanno parte di questa fascia d’età…” Gli over 55 sono quelli che registrano i più alti livelli di crescita nell’accesso ai social network e ai siti, ad oggi sono 4,4 milioni… Di questi 3,6 milioni sono su Facebook e 600 mila su Twitter. In 4,5 milioni frequentano siti di news e informazione…”  In foto: due senior al computer

Per quanto riguarda poi l’uso di telefoni cellulari o smartphone i numeri sono ancora più consistenti: “la base di utenti mobile over 55 è pari a poco più di 15 milioni (48 milioni la base utenti complessiva mobile). In questa fascia d’età, il 55% possiede uno smartphone (8,5 milioni di persone)… Le attività principalmente svolte tramite app o siti `mobile´ sono: consultare il meteo (oltre il 40% degli over 55 con un telefono), utilizzare piattaforme come WhatsApp (31% over 55 vs 54% media totale utenti mobile), mandare e-mail (33% degli over 55 mobile vs 52% degli utenti mobile totali), utilizzare social network (25% degli over 55 contro il 46% del totale degli utenti mobile)”

I senior oggi non si rassegnano ad essere esclusi dall’uso dei nuovi mezzi tecnologici, ma quanta fatica e quanta flessibilità sono richieste per apprendere come si vive nel nuovo mondo digitale !

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