Posts from: dicembre 2014

Tanta voglia di socialità

Care amiche e cari amici de I ragazzi di sessant’anni, ricevo ogni tanto qualche messaggio, inviato alla rubrica “Le vostre storie”, in cui viene espresso il desiderio di conoscere altre persone della comunità che frequenta questo blog. Purtroppo però I ragazzi di sessant’anni non é un blog pensato per favorire le nuove amicizie e lo scambio di indirizzi e, se anche lo fosse, pablo picasso_amicizia-1908aspetti di sicurezza sconsiglierebbero di diventarlo.
E’ però un peccato non far conoscere le testimonianze di chi ha scritto anche con questo forte desiderio di socialità. Di seguito quindi pubblico gli estratti di alcune di queste testimonianze.  Enrico

Grazia: Ho 56 anni, ho attraversato tutte le fasi della vita ed ora ho tempo per me per vivere e trovare ciò che ancora mi può regalare il destino. Mi piace l’aria aperta gli animali correre camminare giocare a carte cucinare ed ho tanta voglia di ridere e viaggiare, conoscere nuove persone. Ancora lavoro. Vorrei conoscere persone nuove per condividere pensieri tempo libero e tante risate.

Lidia: Sono una signora di 63 anni, sono di Napoli e sono pensionata. Avevo una famiglia bellissima, 4 figli e un marito splendido, poi tutto é cambiato, i figli tutti laureati vivono all’estero ed io ho perso il mio compagno di vita a luglio 2013. Sono rimasta da sola, però grazie al mio carattere estroverso, gioviale ed ottimista non mi sono mica avvilita!!! Ho cominciato a viaggiare da sola. Ora però preferirei viaggiare con un gruppo della mia età e fare nuove esperienze di viaggio tipo: Cina, Russia, ed altro ancora. Ho ripreso in mano le redini della mia vita. Sono di aspetto giovanile e sportiva, inoltre me la cavo in inglese e francese.

Luciana: Sono vittima di un doloroso abbandono, causa l’innamoramento senile da parte del mio compagno settantenne per una bella signora sposata di cinquanta anni, che ora si sta separando dal marito… Pertanto sono in uno stato di sofferenza indicibile, per la delusione che mi ha provocato, dopo quasi sedici anni di relazione serena, in cui abbiamo condiviso tutto…. L’abbandono coincide altresì con il mio pensionamento da una professione totalizzante e piena di responsabilità. Ignara di quello che sarebbe accaduto, pregustavo un futuro di vacanze, viaggi e quant’altro insieme a lui naturalmente, invece….Ora sento acuirsi il senso di solitudine. Ormai sono convinta che bisogna vivere in compagnia di persone in totale sintonia e in amicizia, per condividere tutte quelle occasioni culturali che ci possiamo permettere. Spero di incontrare tante amiche e amici di viaggio in senso reale e metaforico….

Patrizia e Piero: abbiamo sempre viaggiato sia in Italia che all’estero, ma poi questa crisi, i problemi di salute in famiglia, i lutti, ci hanno buttato a terra. Il lavoro che ti impegna tanto essendo artigiani e di questi tempi é veramente dura e ora vorremmo riprovare ad avere amici veri, con cui trascorrere il tempo libero per una pizza, un caffè ,una gita fuori porta…

In foto: Pablo Picasso – Amicizia – 1908

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Senior nel mirino della aziende

A New York nel 2015 aprirà i battenti il primo Longevity Center, seguito da altri nove che vedranno la luce in tutto il mondo, tra cui Hong Kong e San Paolo nel Brasile. Si tratta di un’iniziativa del dipartimento del colosso Nestlè che si occupa della salute della pelle.

Il Longevity Center sarà una sorta di “centro benessere per la longevità” il cui nemico dichiarato sarà l’eccessiva secchezza e la perdita d’elasticità della pelle da cui è difficile sfuggire dopo i 60 Shopping timeanni. D’altra parte, l’iniziativa non é isolata: già da qualche anno L’Oréal propone come ambasciatrice dei propri prodotti di cosmetica il mito Jane Fonda, non esattamente una giovincella ma sempre affascinante icona nell’immaginario di ogni 60-70enne.

Cambiando settore, le aziende farmaceutiche stanno affilando le armi da tempo e prevedono un incremento forte delle vendite di tutti farmaci che contrastano le malattie tipiche dei senior. Se poi si ascolta cosa dicono alla Borsa del Turismo della Terza Età, lì non hanno dubbi sul fatto che il segmento di mercato maggiormente in crescita sia quello dei senior, così le offerte progettate per questo target cominciano ad abbondare, dalle evergreen excursions alle crociere fuori stagione. E anche la moda terza età comincia ad avere la sua importanza e il suo spazio.

Capita anche di incrociare pubblicità di tablet pensati apposta “per persone anziane, con un interfaccia semplificata ed icone di dimensioni molto più grandi rispetto allo standard”, perché ormai anche gli over 60 si sono digitalizzati. Continuando con gli esempi, Heineken, non paga di catturare i bevitori di birra più giovani, ha lanciato in rete qualche tempo fa 60+Challenge, una richiesta alle persone di questa fascia di età di fornire idee per il lancio di una birra dedicata alle loro generazioni.

Se poi sto alle mie esperienze personali, mi è capitato di essere consultato da aziende dei settori più svariati, dai superalcoolici, ai probiotici, agli occhiali, che mi ponevano la domanda: quali sono le esigenze dei senior a cui dobbiamo essere sensibili se vogliamo proporre i nostri prodotti anche a questa fascia di mercato ?

Non c’è da stupirsi che i senior siano nel mirino delle aziende. Bastano pochi dati per capire come mai moltissime di loro stanno orientando le strategie verso il mondo senior. La società, in tutto il mondo, invecchia: un miliardo di persone oltre i 60 anni nel 2020 e, solo in Italia, nel 2030 due persone su cinque saranno over65, in pratica stiamo parlando della fetta di mercato più grande, ma anche di quella più succosa, dato che il portafoglio dei senior è di solito meglio rifornito di quello dei giovani.

L’attenzione delle aziende non si limita però soltanto al guardare il mondo senior come un mercato. Sta crescendo l’interesse anche per ragioni interne al funzionamento delle organizzazioni: il pensionamento dei dipendenti arriva sempre più tardi e gli “scivoli” dei tardo-cinquantenni verso l’uscita anticipata dal lavoro, che sono stati diffusissimi negli scorsi vent’anni, oggi sono un po’ meno convenienti e meno facili. Con un’espressione anglofila si va facendo strada nelle aziende la tematica del cosiddetto “age management”, che significa poi riconoscere anche dentro le mura delle organizzazioni la rivoluzione demografica in corso e imparare a gestire i sessantenni, tenendo conto  della loro esperienza, dei loro limiti e delle loro motivazioni.

Insomma: senior come grande mercato e contemporaneamente come risorse da gestire con una particolare attenzione. Il mondo delle aziende sta riconoscendo forse con un certo ritardo le opportunità e i cambiamenti legati all’invecchiamento della società, ma ormai il treno è in corsa e di questa nuova attenzione ce ne accorgeremo in modo massiccio nel prossimo futuro, da quel che troveremo nei negozi, alla pubblicità che vedremo in televisione, fino al modo in cui verrà trattato chi da sessantenne continuerà a lavorare in un’organizzazione.

In foto: donna over55 alle prese con lo shopping

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Che cosa ho sbagliato

Da parte di Francesco:

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA1973 entro in azienda morto mio padre, un mondo nuovo
un mio zio mi diceva impara e dopo puoi parlare.
Anni di grande voglia di fare anche con momenti difficili
1985 i nostri clienti piu grandi cominciano a delocalizzare.
Crolla il ns fatturato. Resistiamo fino al 1999, chiudiamo il primo capitolo della ns.ditta e ricominciamo.
Momenti duri, 2007 intervento al cuore, un altro mondo
piu umano e molto sereno.Ritorno in azienda ma non sono piu io…..2014 ho fermato la mia azienda e ogni mattina quando apro quel portone mi chiedi……..in che cosa ho sbagliato.

In foto: particolare dell’”Albero della  vita” di Klimt

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Una fotografia in chiaroscuro

Connessi e solidali, ma timorosi del futuro.

Una fotografia in chiaroscuro quella sui senior italiani illustrata venerdì scorso dal Censis nel suo 48° Rapporto sulla situazione sociale del Paese.
Come al solito i dati e le riflessioni del Rapporto richiederanno uno studio attento, ma alcuni aspetti già comunicati balzano subito agli occhi.
pensioni-638x425Ad esempio: i senior sono sempre più solidali e fungono da perno familiare: circa 4 milioni e mezzo di over65 si prendono cura di altre persone anziane non autosufficienti e di queste quasi 1 milione lo fa in modo regolare. Per non parlare dei 3,2 milioni che si prendono regolarmente cura dei nipoti e dei 5,7 milioni che lo fanno di tanto in tanto; oltre al milione e mezzo che contribuisce regolarmente con i propri soldi alla famiglia di figli o nipoti e ai 5,5 milioni che lo fanno di tanto in tanto.
I senior sono anche sempre più connessi in rete: che il trasporto verso i social network fosse inarrestabile lo si sapeva, ma colpisce comunque la dimensione del fenomeno: gli utenti facebook over55 sono aumentati del 405 (quattrocentocinque)% in cinque anni.
Questi forti segni di vitalità non portano però ad una visione ottimistica. Infatti, tra le generazioni a cavallo tra i maturi e i senior, sono tantissimi coloro che temono il futuro, come è testimoniato dal 64% dei 45-64enni che ha paura di finire in povertà.
E la situazione lavorativa ed occupazionale è decisamente in chiaroscuro. Se da una parte si rileva il boom di occupati over50 registrato dal 2011 a oggi (+19,1%), anche come effetto dello spostamento in avanti dell’età del ritiro dal lavoro, o se colpiscono i 2,7 milioni di persone over65 che svolgono ancora attività lavorativa (regolare o in nero), dall’altra parte rimane alto il numero d’inattivi over50 (oltre 17 milioni) e la grande maggioranza di essi (circa 14 milioni) non cerca lavoro e si dichiara indisponibile a lavorare. In foto: un senior al computer.

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Senior, case e generazioni

Durante le mie indagini sulle attività e gli stili di vita dei senior, quando mi ritrovo a domandare al cinquantenne o sessantenne che ho di fronte “cosa farà da grande”, non riesco mai ad evitare l’argomento “casa”. E’ un “tema sensibile”, capace di suscitare emozioni, fantasie e timori. E’ un argomento assolutamente intrecciato con le riflessioni degli intervistati sui propri progetti di vita, wqtm_famiglia-x-coversu quelli del proprio partner, sul destino dei figli e persino sul valore dell’autonomia e della libertà di movimento. Non appena ad un senior ancora autonomo parli del dove abiterà negli anni a venire gli si drizzano le orecchie, perché sa che sta parlando di uno dei terreni fondamentali su cui si giocherà la qualità della sua vita futura.

I senior non vogliono immaginare il loro futuro né con badanti né in case di riposo. E anche immaginarsi la solitudine della propria casa mette paura. Sono tantissimi i 50-60-70enni che si stanno chiedendo come e dove abiteranno nei prossimi anni e il momento giusto per porsi la domanda è proprio quando sei ancora abbastanza in forze. Quando invece l’autonomia è venuta meno e dipendi dal prossimo di solito é ormai troppo tardi e tocca adattarsi a soluzioni decise da altri.

Le storie che raccolgo da tempo raccontano tante situazioni diverse: si va da chi progetta un cambio di casa e residenza per tornare al paese d’origine dove troverà solidarietà familiare, a chi fa la scelta del cosiddetto downshifting, lasciando un appartamento grande e andando a vivere in uno più piccolo ma più consono alle proprie nuove esigenze personali; da chi, in condizioni privilegiate, può permettersi di godere come mai ha fatto in precedenza la seconda casa, a chi cerca di tenersi ben stretto il piccolo appartamento dove é in affitto sperando di farcela economicamente a sostenere la spesa con la pensione. Non mancano neppure testimonianze di chi ha adottato la soluzione sofisticata del prestito vitalizio ipotecario, prevista per legge per gli over65, dando in garanzia la propria abitazione per finanziare gli studi del nipote o di chi, in misura sempre più consistente, è attratto da esperienze di coabitazione e da formule di cohousing. 5-generazioni-insieme-300x224Ma le soluzioni di gran lunga più gettonate, per lo meno nelle testimonianze che ricevo, sono quelle che si intrecciano con l’abitazione dei figli ormai grandi e dei genitori over80. Sono soluzioni che prevedono, se non il vivere sotto lo stesso tetto, almeno l’abitare a non troppa distanza dai familiari in maniera da darsi aiuto vicendevole quando serve: è il modo, tutto italiano, di realizzare la solidarietà tra generazioni. La cosiddetta “generazione sandwich”, quella dei cinquanta-settantenni che spesso da una parte hanno figli grandi ma non ancora autosufficienti dal punto di vista economico e dall’altra parte genitori longevi ma spesso bisognosi di assistenza, è una generazione che tocca con mano quotidianamente cosa significa la solidarietà intergenerazionale e che spesso cerca nella vicinanza delle abitazioni il modo per rendere meno gravoso il proprio impegno familiare.

I “ragazzi di sessant’anni” di oggi hanno alcune straordinarie opportunità che le generazioni precedenti non hanno mai sperimentato, ad esempio sul piano della salute, delle possibilità di apprendimento, delle esperienze sociali ed affettive, eccetera. Al contempo sperimentano delle responsabilità e delle incombenze che in passato a questa età non erano più richieste. In questo senso sono degli “apripista”, alla ricerca di nuove modalità per vivere bene questa fase della vita e, in questa ricerca, una parte di rilievo sicuramente è assegnata al trovare le migliori soluzioni abitative e al mantenere saldi i rapporti tra generazioni. In foto: 5 generazioni insieme.    Questo articolo é stato pubblicato anche su abitaresociale.net

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