Posts from: gennaio 2015

Realtà in cambiamento

Dei cambiamenti per un po’ se ne parla, qualcuno li teme, qualcuno li auspica, e però spesso succede che per un lungo periodo se si guarda alla realtà di novità se ne vedono poche e i cambiamenti rimangono solo un’ipotesi. Poi ad un certo punto, quando quasi tutti hanno cominciato a non crederci più o comunque sono esausti di chiacchiere, ecco che i numeri D5577A-worker_2636418bentrano prepotenti in campo ed improvvisamente ti dimostrano che sì…. eppur si muove! E’ quel che sta succedendo nel mondo del lavoro e delle organizzazioni. Da tre anni almeno in Italia si racconta che l’universo del lavoro avrebbe dovuto fare i conti con l’invecchiamento e con l’allungamento dell’età della pensione, ma è stato assai difficile in questo periodo riconoscere pratiche diverse nel modo in cui le organizzazioni hanno gestito la variabile dell’età, sotto il profilo delle condizioni di lavoro, degli orari, dei tempi di carriera, o anche del rapporto tra le generazioni degli over55 iper-esperti e quella dei 25enni per lo più stagisti. La ribalta, se mai questo cambiamento voleva essere tenuto in considerazione, è stata presa dal problema degli esodati, che – per quanto delicato e importante – era sempre un modo di affrontare il problema senza domandarsi cosa sarebbe dovuto cambiare in futuro. Negli ultimi tempi invece è apparso qualche numero che sta rendendo obbligatorio interrogarsi su questo aspetto. E se non bastassero i numeri italiani ci penseranno quelli di altri a farci capire che ora qualcosa deve cambiare per forza.

Ad esempio, in Italia il tasso di inattività delle persone tra i 55 e i 64 anni, che era intorno al 62% ancora nel 2010, nella seconda parte del 2014 si è posizionato tra il 50 e il 51% e il trend non può che continuare nella stessa direzione. Al di là dell’evidente impatto di questo dato sul modo di gestire le organizzazioni, questo tra l’altro vuol anche dire che l’esperienza di vita di una gran numero di cinquanta – sessantenni di oggi è profondamente diversa da quella fatta dalla larga maggioranza dei loro fratelli di soli cinque o dieci anni più anziani.

In Germania, dove pure hanno previsto la possibilità di smettere di lavorare a 63 anni, già da un po’ i tedeschi over 60 che lavorano sono numerosi. Nel loro caso, una metà circa delle persone tra i 60 e i 64 anni risultano ancora in servizio attivo, mentre nel 2005 erano poco più di uno su quattro.

E vale la pena ricordare anche una notizia che si legge in questi giorni: e cioé l’accordo della Toyota con i sindacati, che prevede anche la riassunzione su base volontaria di pensionati over60 particolarmente qualificati, in grado di trasmettere know-how e conoscenze ai nuovi arrivati.  Un sintomo di come cambiamenti della realtà impongono anche cambiamenti nei modi di gestire il mondo del lavoro.  E’ il momento dei cambiamenti, non più delle chiacchiere.

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Appunti di viaggio per i miei sessant’anni

Gli appunti di viaggio di Gennaro: Sei volte ho contato le dita di queste mani, ho trattenuto pochi stracci di speranza, ho visto sfuggire come sabbia le ambizioni e i progetti… ma sento ancora il calore di amicizie preziose e l’emozione di un attimo di comunione con l’altro. Possa io continuare a sfiorare i capelli dei miei figli, che cominciano a rincorrere i loro sogni, e la cvr_12_1419886836pelle della mia donna che ogni giorno ho voglia di ritrovarmi accanto. Possa avere sempre la forza di stringere le mani, per non fermarmi e ricominciare ogni giorno, ed ogni volta come una prima volta, pronto a riprendere il cammino, magari anche con veste nuova,
Pure a costo di sentirmi alla mia età ancora come un catecumeno nel nartece, ma sempre pronto a farmi sorprendere nudo dalla vita, anche quando mi ritrovo con occhi gonfi di tristezza e solitudine amara in fondo al cuore.
Ma la mia storia è scritta nell’unica conquista che ho saputo raccogliere, cioè la voglia di rispettare la parola, di dare un senso anche ad un pensiero spontaneo, di non sprecare mai neppure un accento, facendomi custode di parole, forse inutili per gli altri, ma feconde di nuovi percorsi, per me. Perché anche il dio in cui ho creduto è stato, prima di tutto, parola creatrice. Ed è mia questa missione: ritrovare e reinventare le parole e restituire dignità alle parole. Parole nuove o rinnovate, che nascono dall’antica rassegnazione che si fa lotta e conquista. Le parole… la parola… La parola: quel che resta all’uomo d’oggi. La parola e il coraggio di viverla.

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Facciamo due conti

Roberto lo conosco da tempo. Ha 62 anni, mi dice che ha concordato con l’azienda dove lavora un’uscita anticipata che lo porterà fino alla pensione. I soldi che riceverà dall’azienda copriranno il mancato stipendio per un paio d’anni. Poi, quanto riceverà di pensione non è Senior couple looking at bills, sitting at dining table. Image shot 2009. Exact date unknown.riuscito ancora a capirlo esattamente, ogni volta gli dicono cifre diverse; quel che gli è chiaro è che con la pensione al massimo potrà coprire le spese quotidiane di ordinaria amministrazione sue e di sua moglie, la quale ha smesso di lavorare da più di dieci anni e al momento non ha un reddito proprio, se non quel che le viene dall’affitto di un appartamento ricevuto tempo fa in eredità. Hanno un figlio che ha finito gli studi, sta facendo uno stage dove gli danno 600 euro al mese e vive ancora con i genitori, anche se spera di rendersi velocemente autonomo e andare a vivere con la sua compagna. Roberto è soddisfatto dell’accordo fatto per la sua uscita dal lavoro, ma quando ci incontriamo mi si para davanti con foglio e penna perché vuole condividere le sue preoccupazioni economiche: ci penso su e mi rendo conto che è la prima volta che lo fa da quando lo conosco. La domanda di uno come Roberto, che ha sempre lavorato con discreti stipendi, che è stato capace di risparmiare e con il mutuo si è comprato la casa dove vive, che ha sempre avuto un tenore di vita che definirei da “classe media”, senza farsi mancare nulla ma senza particolari ambizioni economiche, è molto semplice: “ce la farò a mantenere in futuro lo stesso tenore di vita di oggi ?”

Pare che riuscirci sia molto difficile, anche se la risposta dipende da mille fattori e anche gli esperti di pensioni e di finanza, posti di fronte alla stessa domanda, faticano a dare risposte sicure. Ovviamente ognuno parte da proprie condizioni particolari e il contesto non permette di fare previsioni realmente attendibili. Ma non c’è dubbio che la domanda posta da Roberto attraversa la mente di milioni di senior: le aspettative sono di una vita sempre più lunga, avremo abbastanza risorse e opportunità per viverla decentemente ?

Di recente Jo Ann Jenkins, Presidente della potente American Association of Retired People, ha parlato di “resilienza finanziaria”, facendo riferimento alla capacità sia della società sia dei singoli senior di creare le condizioni perché appunto il progresso dato dal prolungamento dell’aspettativa di vita sia coniugato con la presenza di risorse finanziarie che evitino il deterioramento del tenore di vita all’avanzare dell’età.

Molto dipende dalle scelte che vengono compiute a livello politico e pubblico, ma molto dipende anche dalla capacità dei singoli di pensare con lungimiranza al proprio futuro finanziario.

Sul primo fronte pensiamo ad aspetti come la sostenibilità della spesa pensionistica pubblica, l’allungamento dell’età pensionabile, l’utilizzo e l’incentivazione dei fondi pensionistici integrativi privati, il mantenimento di un sistema sanitario pubblico, o pensiamo anche alla prevenzione delle frodi che sono particolarmente accentuate nei confronti delle persone in età avanzata.

Ma anche il ruolo di ciascun individuo è fondamentale. A 60 anni la “speranza di vita residua” è di più di venti anni (e di più di 25 per le donne): in quanti siamo abituati a fare una previsione delle risorse che avremo a disposizione nei prossimi venti anni?, a fare una stima delle spese che sosterremo?, in quanti abbiamo un’educazione finanziaria che ad esempio ci consenta di valutare quanto ancora dobbiamo risparmiare per fronteggiare i momenti più bui di salute ?

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Ripartire

Scrive Maria Luigia: “Care amiche e cari amici,
sono Maria Luigia, sono da poco sessantenne e questa età richiede qualche riflessione in piu’… Affermata professionalmente sto pensando ora a come reinventarmi quando mi si propetterà la pensione.”  In foto: donna senior – foto tratta da: Les nouveautés pour les retraités en 2015 – Tout sur la retraite
retraite-senior-1“Continuo a sentire una grossa responsabilità nei confronti delle generazioni a venire visto che la nostra, di generazione, davvero non lascia loro in eredità un paese “normale”. Per questo vorrei trovare un modo per mettere a disposizione la mia esperienza professionale, scientifica e culturale. Ma quali le vie, quali gli strumenti?
Io spero che questo blog riesca a fare rete anche delle persone che hanno suggerimenti o proposte in tal senso.
Un caro saluto a tutti.”


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Invecchiare bene

Le statistiche sull’allungarsi della vita media e sull’invecchiamento della società ormai ci sommergono: un fenomeno che fino a poco tempo fa era materia per addetti ai lavori nel volgere di pochi anni è diventato di dominio comune. La vera sfida non sembra neppure più quella di riuscire a vivere a lungo, ma di invecchiare rimanendo vivaci di testa, di gambe e di cuore.

_DSC0397Al senior cui piace questa prospettiva, la scienza offre dei formidabili agganci per affrontare il resto della propria vita con ottimismo. Ad esempio, una disciplina che negli ultimi anni si sta rivelando fertilissima, le neuroscienze, ha portato alla luce, tra le tante scoperte, che il nostro cervello ha una grande capacità di rigenerarsi e un’insospettata capacità di apprendere, di adattarsi e di svilupparsi, anche ad età avanzata. La persona che invecchia bene può, tra le tante intelligenze di cui potenzialmente dispone (c’è chi ne ha individuate nove: ad esempio, l’intelligenza linguistica, quella cinestesico-corporale, quella visivo-spaziale, quella logico-razionale, ecc) non smettere di coltivare quelle per cui è maggiormente portata, senza farsi troppi crucci se altre intelligenze per cui è meno votata declinano rapidamente. E sempre le neuroscienze avvertono che quando manifestiamo pensieri, immagini, emozioni, sensazioni, vi è una modificazione dell’attività del cervello, il quale é stimolato non solo da esperienze mentali ed affettivo-emotive (fenomeno che tutto sommato già sapevamo) ma pure da esperienze fisico- corporali. Insomma, una bella passeggiata stimola il nostro cervello non meno di un incontro carico di emozioni con un vecchio amico o di una lettura interessante.

Un grande degli studi sull’invecchiamento, Marcello Cesa-Bianchi, ha scritto: “Da vecchi e longevi è sempre possibile imparare, fare nuove esperienze, conoscere qualcosa di sé che per tutta la vita era sfuggito, dare un senso diverso ai giorni che si vivono”.

Le scienze ci dicono che ci sono le possibilità per un buon invecchiamento. La saggezza che il buon invecchiamento lo troviamo anche nell’introspezione e nella serenità dentro noi stessi.

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