Le Vostre Storie

Ripartire

Scrive Maria Luigia: “Care amiche e cari amici,
sono Maria Luigia, sono da poco sessantenne e questa età richiede qualche riflessione in piu’… Affermata professionalmente sto pensando ora a come reinventarmi quando mi si propetterà la pensione.”  In foto: donna senior – foto tratta da: Les nouveautés pour les retraités en 2015 – Tout sur la retraite
retraite-senior-1“Continuo a sentire una grossa responsabilità nei confronti delle generazioni a venire visto che la nostra, di generazione, davvero non lascia loro in eredità un paese “normale”. Per questo vorrei trovare un modo per mettere a disposizione la mia esperienza professionale, scientifica e culturale. Ma quali le vie, quali gli strumenti?
Io spero che questo blog riesca a fare rete anche delle persone che hanno suggerimenti o proposte in tal senso.
Un caro saluto a tutti.”


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Tanta voglia di socialità

Care amiche e cari amici de I ragazzi di sessant’anni, ricevo ogni tanto qualche messaggio, inviato alla rubrica “Le vostre storie”, in cui viene espresso il desiderio di conoscere altre persone della comunità che frequenta questo blog. Purtroppo però I ragazzi di sessant’anni non é un blog pensato per favorire le nuove amicizie e lo scambio di indirizzi e, se anche lo fosse, pablo picasso_amicizia-1908aspetti di sicurezza sconsiglierebbero di diventarlo.
E’ però un peccato non far conoscere le testimonianze di chi ha scritto anche con questo forte desiderio di socialità. Di seguito quindi pubblico gli estratti di alcune di queste testimonianze.  Enrico

Grazia: Ho 56 anni, ho attraversato tutte le fasi della vita ed ora ho tempo per me per vivere e trovare ciò che ancora mi può regalare il destino. Mi piace l’aria aperta gli animali correre camminare giocare a carte cucinare ed ho tanta voglia di ridere e viaggiare, conoscere nuove persone. Ancora lavoro. Vorrei conoscere persone nuove per condividere pensieri tempo libero e tante risate.

Lidia: Sono una signora di 63 anni, sono di Napoli e sono pensionata. Avevo una famiglia bellissima, 4 figli e un marito splendido, poi tutto é cambiato, i figli tutti laureati vivono all’estero ed io ho perso il mio compagno di vita a luglio 2013. Sono rimasta da sola, però grazie al mio carattere estroverso, gioviale ed ottimista non mi sono mica avvilita!!! Ho cominciato a viaggiare da sola. Ora però preferirei viaggiare con un gruppo della mia età e fare nuove esperienze di viaggio tipo: Cina, Russia, ed altro ancora. Ho ripreso in mano le redini della mia vita. Sono di aspetto giovanile e sportiva, inoltre me la cavo in inglese e francese.

Luciana: Sono vittima di un doloroso abbandono, causa l’innamoramento senile da parte del mio compagno settantenne per una bella signora sposata di cinquanta anni, che ora si sta separando dal marito… Pertanto sono in uno stato di sofferenza indicibile, per la delusione che mi ha provocato, dopo quasi sedici anni di relazione serena, in cui abbiamo condiviso tutto…. L’abbandono coincide altresì con il mio pensionamento da una professione totalizzante e piena di responsabilità. Ignara di quello che sarebbe accaduto, pregustavo un futuro di vacanze, viaggi e quant’altro insieme a lui naturalmente, invece….Ora sento acuirsi il senso di solitudine. Ormai sono convinta che bisogna vivere in compagnia di persone in totale sintonia e in amicizia, per condividere tutte quelle occasioni culturali che ci possiamo permettere. Spero di incontrare tante amiche e amici di viaggio in senso reale e metaforico….

Patrizia e Piero: abbiamo sempre viaggiato sia in Italia che all’estero, ma poi questa crisi, i problemi di salute in famiglia, i lutti, ci hanno buttato a terra. Il lavoro che ti impegna tanto essendo artigiani e di questi tempi é veramente dura e ora vorremmo riprovare ad avere amici veri, con cui trascorrere il tempo libero per una pizza, un caffè ,una gita fuori porta…

In foto: Pablo Picasso – Amicizia – 1908

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Che cosa ho sbagliato

Da parte di Francesco:

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA1973 entro in azienda morto mio padre, un mondo nuovo
un mio zio mi diceva impara e dopo puoi parlare.
Anni di grande voglia di fare anche con momenti difficili
1985 i nostri clienti piu grandi cominciano a delocalizzare.
Crolla il ns fatturato. Resistiamo fino al 1999, chiudiamo il primo capitolo della ns.ditta e ricominciamo.
Momenti duri, 2007 intervento al cuore, un altro mondo
piu umano e molto sereno.Ritorno in azienda ma non sono piu io…..2014 ho fermato la mia azienda e ogni mattina quando apro quel portone mi chiedi……..in che cosa ho sbagliato.

In foto: particolare dell’”Albero della  vita” di Klimt

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Una vita non vissuta

La storia di Tari: Una storia d’amore finita 30 anni fa circa, un abbandono subito!!! E’ stato talmente lacerante che volutamente mi sono negata altre possibilità di coinvolgimento emotivo. La mia è una lunga storia…storia peraltro mai finita! Ho scelto la strada, quella che credevo la meno Rimpianto di Paolo Terdichdolorosa: non perdere di vista quella persona, così che gli ho permesso di ruotare intorno alla mia vita negando a me stessa la possibilità di vedere altro. Nessuno e niente era come lui!! Oggi posso dire che non era e non è assolutamente vero. Ho solo idealizzato una persona crudele che non mi ha mai lasciato andare via…..Ho amato tutto di lui: la sua cultura, la sua intellettualità e principalmente il rispetto verso gli altri. Questo non vuole dire che al mondo non ci siano persone come lui; no assolutamente no!! Sono io che non ho voluto vederle! Consapevolmente, ora che sono ormai grande, posso dire che sono sola e mi sento molto sola e di aver represso tutto di me: la mia femminilità, le mie emozioni e il mio modo di amare “appassionato”.   In foto: “Rimpianto” di Paolo Terdich

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Rientro in Italia

Scrive Corado: Sono nuovo nel target di questo blog, infatti ancora mi riconosco solo parzialmente nel punto di vista delle altre storie, o forse mi piace pensare che sia così ….. Dunque, sono partito dall’Italia alla fine del 2005, una bella occasione professionale e mia Giampaolo Talani - I viaggiatorimoglie ed io ci siamo trasferiti a Mosca con i nostri due figli che avevano appena 4 e 2 anni. Da lì l’inizio di un’avventura europea, un anno in Russia (Mosca è a volte affascinante ma certamente non facile, è una bella esperienza se si ha voglia di viverla) poi trasferimento a Bucarest, dove ci sembrava tutto molto più semplice e familiare e dove ho incontrato giovani con grandissima voglia e capacità professionali. E’ seguita Bruxelles, città con qualità della vita molto alta, internazionale ma non troppo grande, in origine città fiamminga, oramai città europea e prevalentemente francofona (meglio non dirlo alla nazionalista N-VA). Da ultimo Varsavia, viva, orgogliosa e in crescita.
Nel frattempo però mi sono reso conto che ero stanco di lavorare come facevo (in banca) e che il desiderio di lavorare e vivere diversamente si accompagnava a quello di vivere questo cambiamento di nuovo nel mio Paese. Quindi rientro in Italia: questo sì un bel cambiamento! Non più sotto l’ala protettiva di un datore di lavoro, mia moglie deve pensare a rimettersi in gioco, i figli per la prima volta studiano in Italiano (che difficile l’analisi logica!), il nuovo lavoro da far partire. Ci siamo stabiliti a Bologna, dove avevo studiato: la prima volta che scegliamo dove andare a vivere non per motivi professionali.
Poi tornare in Italia richiede di costruirsi un ombrello psicologico che ripari dalla pioggia di cattive notizie da cui siamo quotidianamente bombardati. All’estero era come vivere in un limbo previlegiato, ma qui bisogna erigere una paratia tra le notizie che si ricevono e lo spirito ed entusiasmo con cui iniziare le nuove giornate.
Tempo fa uno studioso tedesco affermò che l’Italia era nelle migliori condizioni per affermarsi nella globalizzazione, grazie alla sua fortissima identità; vivendo all’estero se ne ha una chiarissima visione. Questa sì un’idea da tenere sempre bene a mente!     In foto: “I viaggiatori” di Giampaolo Talani

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Ho iniziato per un disagio generazionale

Il sessantenne Marco Martini mi ha inviato, come sua storia, il testo di una intervista che gli è stata fatta dopo aver vinto il “Traders’ Cup”, un campionato di trading con denaro reale, organizzato da Traders’ Magazine Italia in collaborazione con Borsa Italiana.  Pubblico un estratto di questa intervista.

sfondo campanileDice Marco: “Sono un sessantenne. Sono artigiano, commerciante e tecnico.  Ho fatto la scuola dell’obbligo e ho delle abilitazioni tecniche per il mio lavoro.
Ho una compagna e sono padre di un trentunenne, nato da una precedente relazione.
Vivo in Liguria. West Liguria. Una terra unica. A Bussana Vecchia. Tra i ruderi di un sogno hippy”.
Qual è, chiede l’intervistatore, il suo percorso di formazione nel trading finanziario ? “Ho iniziato per un disagio generazionale. Io nasco in provincia nei primi anni della seconda metà del secolo scorso, con le prime TV nelle case, le bombole del gas invece di legna e fascine, la plastica , il Moplen. Il primo telefono era in duplex. Il primo fax sono andato, incredulo, a vederlo arrivare in una ditta di fiori.
Poi, superati i quarant’anni, come uno schiaffo, la fantascienza diventa inesorabilmente realtà. Cervelli elettronici, PC portatili, telefoni cellulari, ADSL, Internet, comunicazione, new economy (cioè soldi dai soldi). Tanto da imparare, e a me piace.
con graficiCon Mauro, amico e bravo informatico, ci procuriamo dei software, un tipo ci vende lo scibile sul trading a 125 euro (correva l’anno 2003). Avevamo tutti i software esistenti… un centinaio… Resto folgorato, mi piace. A 50 anni appartengo a questo tempo, decido che  mi sarei formato un poco anche  in questa disciplina. Leggo un gran numero di libri e teoremi, mi piace; così lontano dal mio quotidiano. Vivo le varie teorie, approcci e matematiche come se fossero romanzi. Ed eccomi qua….

L’intervistatore chiede a Marco anche come si svolge la sua giornata.
“Non ho una giornata tipo, il trading é un hobby. Rilassante ed eccitante, più del tresette o del poker al bar. Ma con un potenziale enorme. Quando sono alla piattaforma osservo, valuto e a volte opero. Comunque se cominci alle 8 ti prepari. Alle 8,30 – 9 partono le banche Europee, poi notizie sui vari partecipanti alla bagarre. C’é di che divertirsi”.  In foto: Marco Martini

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Esperienza …buttata !

Scrive Guido: Mi sono occupato di interior design per quarant’ anni, spaziando per ogni dove, una vita lavorativa intensa e piacevole. Poi mio malgrado ho dovuto (!? ) interrompere l’attività per la crisi in atto. Mi ritrovo esodato e disoccupato. Preoccupato per un futuro incerto in assenza di un MODEL RELEASED, Plumber and apprenticequalsiasi lavoro ( a 63 anni chi ti vuole! ) lontano da una misera pensione e alle spalle di una famiglia che stenta a sopravvivere. Non era il futuro che immaginavo. Rammaricato per un bagaglio di conoscenze da gettare nel bidone dei rifiuti. Tanta esperienza che potrei trasmettere ai giovani del settore abbreviando notevolmente i tempi di formazione ” pratica ” che la scuola italiana non fornisce . Il tirocinio o praticantato è insufficente e spesso necessitano anni per assicurarsi l’indipendenza.
Potrebbe essere occasione di guadagno e sicuramente di soddisfazione per sentirsi ancora utili.  In foto: un apprendista con un senior tutor.

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Vagabonda

image4Scrive Spyros: Ho lasciato l’Italia a Marzo 2007 e non sono piu tornata.
Ho vissuto a Shanghai per quasi tre anni lavorando.
Qualche mese a Dubai, un mese a Maracaibo, una schifezza.

Ora sono cinque anni che vivo in Finlandia, mi trovo molto bene anche se l’inverno è lungo e freddo ma l’estate è meravigliosa, il sole non tramonta mai.

 

image1Un paese sicuro, tranquillo, molto attenti agli anziani e disabili. Qui l’età per lavorare non la guardano, gli interessa la tua capacita. Io ho 62 anni, lavoro e me lo sono inventato, ora faccio la pasticcera.

Spyros in una foto che ci ha inviato, sullo sfondo un lago finlandese. In basso una torta preparata da Spyros.

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Rigenerarsi

Scrive Carlo: Un paio di anni fa ho smesso di praticare la mia attività di medico e da allora ho ricominciato a fare il medico. Mi spiego: era arrivata l’età della pensione ma non avevo alcuna voglia di mettere in un cassetto la mia professione. Non dover più combattere con la burocrazia Medici+Africasanitaria e non essere più ossessionato dagli orari, a questo sì ho rinunciato volentieri ed ero contento di togliermi queste scocciature dai piedi. Ma il rapporto con i pazienti è sempre stata la mia vita e a quella non volevo rinunciare. Alcuni amici che lavorano in un’organizzazione di volontariato e che conoscevano questo mio desiderio mi hanno proposto di trascorrere due periodi l’anno in posti del mondo dove c’è un gran bisogno di medici e ci sono centri di questa organizzazione. All’inizio ero molto perplesso, non solo perché temevo di non essere in grado di reggere la fatica fisica imposta da questi luoghi disagiati, ma anche perché la mia filantropia non era arrivata ad immaginare una sfida del genere. Alla fine mi sono fatto convincere e ci ho provato. E’ stata un’esperienza indescrivibile: molto dura ma anche emozionante, con emozioni che non provavo da tanto tempo. Mi sono sentito utilissimo, ho toccato con mano le differenze del mondo, ho conosciuto realtà che mai avrei immaginato esistessero e persino sul lato professionale mi sono accorto che avevo bisogno di migliorarmi, di studiare cose che non conoscevo. Dopo due esperienze di questo genere posso dire che è stato un vero modo per rigenerarmi, non avrei potuto immaginare un passaggio migliore verso la mia stagione da pensionato.  In foto: medici in Africa

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Come faccio a riconvertirmi sul lavoro ?

Da parte di Lucia: Sono Lucia, ho 58 anni e sono architetto. Da un anno non mi entra più un lavoro con la crisi che c’è, peraltro dal 2010 sono sola a condurre casa e due figli che studiano a woman-grey-hair-office-co-workersFirenze e non lavorano, con un ex-marito disoccupato che quindi delega tutto a me, fin tanto che ho lavorato. Adesso sono nel panico perche vista l’età, non riesco a ri-convertirmi in altro modo.
Ho fatto la cuoca, la cameriera, la sommelier…ma sono state tutte situazioni molto momentanee. Adesso non ho niente per le mani…e non so come fare.  In foto: una donna senior al lavoro

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