Le Vostre Storie

Ci sarà pure modo di cambiare…

Ecco la storia di Plutone, inviata lo scorso luglio: Ho, da pochissimi mesi, raggiunto i 50 anni d’età. Tre mesi prima del mio compleanno sono stato posto in congedo (sono un ex militare) per riforma, poiché alcune mie patologie non mi permettevano più di indossare una divisa e, soprattutto, di non poter più svolgere le mansioni inerenti le images-1mie specializzazioni. Mi arruolai a 16 anni, nel 1981 e, quindi, sono comunque andato “a riposo” con una discreta anzianità di servizio. Sono divorziato ed ho una figlia di 21 anni che vedo anche due volte la settimana. Sin dal 2004, anno in cui io e mia moglie ci lasciammo, ho avuto decine di storie; avventure, importanti e molto serie… ma oggi mi ritrovo single per scelta personale. Conosco varie donne, anche molto più giovani (italiane), alle quali interesserebbe instaurare un rapporto serio con me ma, ad oggi, il sol pensiero di dover ricominciare una storia, anche se con una donna che meriterebbe di farlo, mi mette i brividi. Nei tre mesi di pensione ho subito lavorato in un’azienda di un mio amico che, conoscendo le mie qualità, non ha esitato a volermi con lui. Ma il lavoro assegnatomi, seppur pieno di soddisfazioni e ben retribuito, mi occupava anche 12 ore al giorno, considerandone altre tre (tra andata e ritorno) di traffico. Alla fine mi sono conto che stavo male, sia fisicamente che moralmente; non avevo più nemmeno un’ora al giorno da dedicare a me stesso e, molto frequentemente, il sabato e la domenica lavoravo da casa.
Di carattere sono sempre stato un orso. Pochi amici (ma buoni), scarsi rapporti con la famiglia di origine e poca propensione ad uscire di casa per fare nuove amicizie. Per fortuna, conservo ancora oggi un ottimo rapporto con la mia ex moglie e, naturalmente, con la mia adorata figliola.
Ho viaggiato in ¾ di mondo ed economicamente sono abbastanza tranquillo.
Ma purtroppo riconosco cosa c’è in me che non mi fa star bene. Innanzi tutto sono completamente pigro. Malgrado il mio cervello viaggi a mille e mi vengano in mente svariate cose a cui dedicarmi… alla fine demordo. Per pigrizia. Eppoi, sono totalmente intollerante e più passano gli anni e più questa mia caratteristica si inasprisce. Mi dà fastidio l’ignoranza, la maleducazione, la strafottenza… ma il mio fastidio, talvolta, si tramuta in sonore litigate. E alla mia età, forse, dovrei iniziare a calmarmi (lo riconosco)… ma è più forte di me.
La mia vita attuale, in linee generali, è questa: sveglia (quando ne ho voglia), doccia e poi al bar per fare colazione. Quindi mi occupo di sbrigare eventuali servizi da fare (posta, banca, pratiche varie, spesa, etc.) e poi mi rinchiudo in casa magari con l’aria condizionata accesa (oggi qui dove abito sono 37C°). Adoro cucinare ma con il caldo, almeno a pranzo, mangio solo frutta e verdura. Dopodiché mi butto sul letto, al fresco, guardando – a volte – anche due film di seguito su Sky. Poi magari una mezz’oretta di sonno e giù sul computer per organizzarmi la serata partecipando a gare di Poker online (sono un discreto giocatore anche Live). Pausa per cena, e quindi di nuovo Poker fino a tarda notte. Sporadicamente esco con qualche amico ma poiché, uno solo di questi è single come me, finisce che esco quasi sempre con lui… ma sono sempre i soliti discorsi.
Una o due volte la settimana la trascorro con mia figlia. Spesso faccio un viaggetto (solo).
A cinquant’anni non voglio immaginare che tutto finisca così. Giorno dopo giorno mi chiedo, sempre più spesso, >. Il pensiero di dover vivere il resto dei miei giorni in questa maniera… mi angoscia non poco!

Fatti ed Opinioni

Luci e ombre

I numeri che riguardano i senior devono essere aggiornati in continuazione. Chi si ritrova spesso a presentarli in pubblico sa che bisogna controllarli prima di ogni occasione. Noi senior siamo ormai studiati e monitorati con grande attenzione e infatti quasi settimanalmente esce qualche nuovo dato che ci riguarda.

images30Proviamo allora a fare il punto, che è fatto di luci ed ombre.

Intanto l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha accreditato di recente noi Italiani di un’aspettativa di vita di 80 anni per gli uomini e di 85 per le donne e di una aspettativa di vita in buona salute salita mediamente fino a 73 anni. Numeri che ormai non sorprendono più, ma è significativo che anche istituzioni importanti lo certifichino: siamo più longevi e riusciamo a stare in buona salute più a lungo che in passato. E il trend non accenna a modificarsi.  Inoltre, un numero sempre maggiore di senior fa controlli preventivi sulla propria salute e naturalmente la maggiore prevenzione va a favore di un maggior benessere complessivo: è quanto emerge dall’indagine sui “nuovi senior” descritta da Isabella Cecchini su Osservatorio Senior.

Più in generale, i costumi e gli stili di vita dei senior stanno cambiando in modo prepotente: ci teniamo ad essere in forma fisica, in forma mentale e “in forma sociale”.

Che la forma fisica interessi un numero crescente di senior lo testimoniano i dati sulla frequenza a palestre e a corsi di fitness, così come il successo dei tanti trattamenti, cosmetici e non, che ritardano l’invecchiamento; senza contare l’avvento di una pubblicità commerciale che rappresenta sessantenni e settantenni in aspetto smagliante.

La “mente in forma” è un altro must ben presente oggi ad ogni senior: un po’ che gli over55 sono molto più scolarizzati che in passato; un po’ per via degli interessi culturali coltivati per tutta la vita e l’abitudine a lavori spesso a contenuto intellettuale; un po’ per la paura delle malattie di decadimento cognitivo; fatto sta che il senior di oggi si prende molto cura della propria mente e non smette di essere curioso e di imparare: basterebbe il dato sulla diffusione delle università della terza età e delle migliaia di corsi e attività culturali offerti ai senior per dimostrarlo.

A noi senior di oggi poi è stato spiegato che nell’invecchiamento è importante anche la socialità e tendiamo a non farci mancare nulla neppure sotto questo profilo: tenersi in “forma sociale” significa continuare a coltivare le relazioni con gli altri e in Italia questo spesso si traduce da una parte nella crescita dell’associazionismo e del volontariato senior, dall’altra nel dedicare tempo ed energie all’aiuto familiare. E’ attraverso queste modalità che prevalentemente ci si mantiene vivi anche come “animali sociali”.

I dati più recenti ci raccontano anche di un mondo senior che sta sempre di più al lavoro: sarà per la legge sull’età pensionabile, sarà per il cambiamento di abitudini di vita, sarà per la necessità dei sessantenni di mantenere un reddito da lavoro e per alcune imprese l’opportunità di mantenere al lavoro competenze utili, sta di fatto che gli occupati tra i 55 e i 64 anni sono aumentati e il tasso di inattività per questa fascia di età è andato sotto il 50%, dal 62% di quattro anni fa.

E chi si occupa di patrimoni cosa ci racconta? Su questo fronte, fondamentalmente si registra una continuità: i senior di oggi rimangono le generazioni con il portafogli più rifornito, anche se sta aumentando l’ansia sulla possibilità di mantenere nel tempo lo stesso tenore di vita.

Le luci, insomma, sono tante: noi senior viviamo più a lungo e in buona salute, facciamo più prevenzione e otteniamo maggior benessere, ci teniamo in forma fisica, mentale e sociale; inoltre siamo le generazioni che meno soffrono i problemi della disoccupazione e della crisi economica.

Tutto bene dunque? Naturalmente no. Tutta una serie di aspetti sono problematici e direi collegati alla nuova condizione psicologica e sociale dei senior.

Ad esempio sono numerosi i casi di solitudine, psicologica e non, di sessantenni e settantenni, solitudine che spesso si affianca alla fatica nel comprendere il passaggio di età e la transizione da una fase della vita ad un’altra. E’, questa, una fatica che non raramente sfocia anche in depressione.

Inoltre, le graduatorie internazionali, come il Global Age Watching Index sulla qualità della vita, relegano noi Italiani senior nelle posizioni medie della classifica e, andando su aspetti specifici, in posizione infima quando ci viene chiesta la nostra percezione di libertà su cosa fare del futuro.

A questi disagi e a queste insoddisfazioni spesso si aggiunge la fatica nel trovare occupazioni quotidiane che interessino e soprattutto a dare un senso al lungo futuro che ci attende. Problema, quest’ultimo, più frequente tra chi era molto impegnato sul lavoro e con responsabilità.

Ma l’ombra che sovrasta le altre riguarda la nebulosa che avvolge i rapporti con le generazioni più giovani e che si nutre di contraddizioni fortissime: su questo le generazioni senior appaiono in bilico tra generosità (talvolta persino eccessiva) quando si parla di rapporto privato e familiare nei confronti dei figli, ma che si trasforma spesso in difesa dei propri privilegi quando ci si sposta sul piano pubblico.

Un mondo, quello dei senior, caratterizzato dunque da molte luci, in primis la consapevolezza delle molte opportunità, ma anche da alcune ombre che richiedono attenzione.

Questo articolo é pubblicato anche su Osservatorio Senior

Fatti ed Opinioni

Vecchia o young old ?

Pubblico volentieri questo articolo scritto da Silvia Ghidinelli, della serie “Appassire con stile”:    “Si chiama Vittoria. E’ un’amica di mia zia, ha settantacinque anni, è vispa e in gamba, ha superato un cancro anni fa, ha curato il marito e l’ha accudito fino alla sua morte. Si presenta vestita con cura, con orecchini fiori d'acquapendenti sempre diversi, sbandiera una bella chioma bianca con un taglio impeccabile. E’ un’insegnante in pensione, ha delle figlie, un giovanissimo nipote, è una grande lettrice.

Parliamo dei nuovi senior, gli ever green di ora, quando la vedo inalberarsi: – A me non chiamatemi senior o della terza età, per carità…. Sono vecchia, chiamatemi vecchia. Non ho paura! Sono fiera di essere vecchia!- esclama con enfasi.

-Ma perché Vittoria? I vecchi di oggi sono diversi da quelli della generazione passata. Sono più vispi, più in gamba, hanno un’alta aspettativa di vita. Hanno a disposizione più cure, medicine, nuovi interventi chirurgici. C’è più cultura e perciò più cura di sé: per la propria alimentazione, per tenere in forma il proprio fisico e la propria mente. Non è giusto chiamarli vecchi, come un tempo. C’è bisogno di termini nuovi per identificare questi nuovi personaggi. Infatti la stampa ha coniato nuovi termini : li chiama young old ( giovani vecchi), senior, della terza età…e usano anche molti altri termini… – sostengo io convinta.

Ma non c’è niente da fare…non riesco a convincerla. Dice che bisogna dire pane al pane e vino al vino e che lei è vecchia e che al giorno d’oggi nessuno più vuole essere vecchio, mentre lei ne è orgogliosa.

L’incontro mi lascia pensierosa. Ritrovo, nei meandri della mia mente il mio filosofo/psicologo preferito: James Hillman, grande studioso della vecchiaia come momento di vita in sé, liberato dalla morte: il diventar vecchi come scoperta di un valore, dato alla natura umana e a tutte le cose esistenti.

E allora pensiamo a vecchi libri, vecchi manoscritti, vecchi giardini…che sono resi preziosi dalla qualifica di “ vecchio”.

Gli Inglesi usano il temine old, (vecchio) molto più di noi. Anche solo per chiedere l’età a qualcuno sia esso bambino, ragazzo, trentenne, anziano usano la nota frase:- How old are you? ( Quanto vecchio sei?)

E ci si può sentir rispondere:- I am seven years old. ( Sono vecchio di sette anni ). Pensate! Quindi, a qualsiasi età, senza timore, gli Inglesi si qualificano con la “vecchiezza”.

E che dire della mia vecchia poltrona, dove il termine vecchia sta ad indicare la mia affezione…il fatto che era appartenuta a mia madre, ad esempio. Ma, ancora, le cose vecchie hanno una patina, un fascino, una storia; hanno carattere. Un vecchio castello ha più storia, più fascino, più cose da dire di un nuovo edificio, ad esempio.

Sono certa che è in questo senso che Vittoria intende la parola VECCHIA. Sono vecchia, sono preziosa, sono qualcosa da tener caro, ho una storia. E ho anche carattere, perché posso permettermi di chiamarmi vecchia senza sentirmi sminuita.

Come vorrebbe invece il linguaggio corrente, che conosciamo bene, e che usa il termine vecchio per togliere valore, squalificare, sminuire. Forse spetta anche a noi dare nuove valenze ai vecchi termini?”

Questo articolo é stato pubblicato anche su Osservatorio Senior.

Le Vostre Storie

Vivere giorno per giorno?

Da parte di Simone: E’ una lotta quotidiana contro la depressione. Ci sono giorni che vinco e giorni che perdo. Sono di più i giorni che non accetto di rimanere steso al tappeto, nel senso che al tappeto ci sono finito ma cerco tutte le energie che mi sono rimaste nel corpo e nell’anima perché non voglio credere che il sottoscritto, fino poco tempo fa considerato bell’uomo (così mi dicevano), di discreto uomo solo altramontosuccesso, con delle belle qualità, adesso annaspo. Le donne mi guardano ormai come si guarderebbe un paracarro e d’altra parte non è che le fantasie sessuali abbondino. Lasciamo perdere… Sono separato da tanti anni e ho avuto altre relazioni, anche importanti, ma adesso la sola idea di impegnarmi in un nuovo rapporto mi mette il prurito. Pensavo che la mia professionalità costruita in tanti anni di lavoro in una grande azienda mi avrebbe permesso di dare un contributo da volontario in qualche associazione, ma ho scoperto con grande delusione che queste associazioni sono un mondo di potere dieci volte peggiore di quello aziendale e oltretutto meno organizzato. Ci riproverò, ma ormai senza grandi attese… Il momento più difficile è quando mi rendo conto di essere insignificante agli occhi degli altri. Un caro amico mi dice sempre che adesso che siamo in pensione è il momento di vivere giorno per giorno quel che succede godendo delle piccole cose e senza fare programmi. Probabilmente ha ragione lui, anzi sicuramente ha ragione lui perché lo vedo sempre sereno, ma per me è davvero difficile mettermi in questa prospettiva. Io senza qualcosa che mi prende, che mi interessa, che mi chiede di tirar fuori le mie capacità, non sono soddisfatto. Non do la colpa a nessuno. Se alla mia età non sono in pace con me stesso è solo responsabilità mia. E comunque bisogna guardare avanti.  Questa storia é pubblicata anche su Osservatorio Senior.

Le Vostre Storie

Non ho mai preso in analisi il mio futuro

Da parte di Annapaola: A ormai 64 anni, guardandomi indietro, vedo un gran casino….vi prego di passarmi il termine. Separata a 30, al momento vivo in casa mia, da 24 anni con un inglese più giovane di me di diciotto. Ho una figlia di quasi 40 anni, un rapporto piuttosto difficile che da qualche tempo futuro presente passatosembra volgere al buono… insomma sto descrivendo una vita abbastanza standard, qualche picco in su, alcuni in giù. Il mio cervello non pensa al domani, si rifiuta addirittura, come non dovesse esistere… Ho trovato sul sito un interesse per il futuro, oserei dire morboso… vorrei poter porre una domanda a tutti gli amici lettori: ” Ma a cosa serve preoccuparsi di qualche cosa al momento in cui non sappiamo se, come, quando, forse avverrà ?” Non è più semplice un bel testamento biologico e al momento in cui qualcosa non va, porre fine all’enigma della vita? Lo so, nessuno vuole affrontare l’argomento, ma non sarebbe meglio vivere con alcuni punti fissi basici che ti permettano di vivere serenamente tutto il resto?  Personalmente, applico questo da sempre, e per me funziona.

Questa storia é pubblicata anche su Osservatorio Senior.

Le Vostre Storie

Ora ho deciso di lottare veramente

Scrive Piera: Sono Piera, abito a Roma, ho 56 anni. Ho un diploma di ragioniera ma non per mia scelta purtroppo, io avrei voluto fare ben altro a suo tempo. Avevo la passione per le scienze e la matematica e il sogno di diventare medico ma una mentalità retrograda, per il solo fatto di essere donna me lo ha impedito nonostante il mio cervello fosse stato giudicato in grado di farlo egregiamente. Per iniziare a lavorare mi sono trasferita in una grande città come Roma con tanti sogni da realizzare e tante fiore giallosperanze per il mio futuro. Ho conosciuto mio marito.Un ragazzo della mia stessa età e ci siamo innamorati. Ho messo da parte i miei sogni, ho iniziato a lavorare e dopo qualche anno ci siamo sposati. Sono nati due splendidi figli. Ma dentro di me era sempre forte il desiderio di fare qualche cosa in più’ così mi sono buttata nel campo della moda vista anche la mia passione per tutto ciò che e’ bello e ricercato. Così ho ripreso a studiare e ho conseguito un diploma di stilista di alta moda, purtroppo ero già’ troppo grande per questo settore e per inseguire i miei sogni mi sarei dovuta trasferire in una grande città’ del nord o magari all’estero ma avevo una famiglia e non potevo abbandonarla. Però nel frattempo lavoravo, studiavo e provvedevo a loro. Ho provato a realizzare questo mio sogno a Roma insieme a due colleghi stilisti ma ancora una volta è stato solo un sogno e niente più. Però la vita ad un certo punto mi ha aperto una nuova finestra e ho ripreso a studiare ma per conseguire l’abilitazione come consulente del lavoro e ci sono riuscita solo con le mie forze ed anche con ottimi voti. E’ stata per me una grande soddisfazione quasi una rivincita verso quella laurea in medicina che tanto sognavo. Mi sentivo forte e sicura che questa volta avrei tirato fuori il meglio di me….ma ahime’ cosi’ non è stato nonostante ci abbia messo il cuore ma forse per quel tipo di mestiere non ci vuole cuore ma solo ed esclusivamente cervello ed io sono per entrambe le cose e così ancora una volta è andato tutto a farsi benedire. Poi però la vita ti chiude anche tutte le finestre. Quando pensi che in fondo tutto procede per il meglio anche se i sogni sono in un cassetto ti trovi a lottare con la malattia, di mio marito, anni di sofferenze e tantissimi problemi. Ti senti sola ma lotti con tutte le tue forze, ne vieni fuori, mio marito guarisce e riprende la sua vita ma con uno spirito diverso, sempre più’ egoista ed egocentrico ed ora sono io che lotto con il male, il male fisico e quello dell’anima. Il corpo si indebolisce, non ho la forza fisica e la mente e lo spirito vanno di pari passo……..lascio quello straccio di lavoro che mi è rimasto perché non ho più la forza di farlo, non mi dà più niente , mi sento sopraffatta. Ormai sono circa due anni, sono ancora malata fisicamente ma piano piano guarirò’. Ho capito che per guarire il corpo ho bisogno prima di guarire lo spirito e la mente ed e’ ciò che farò… non posso abbandonare i miei sogni perché loro sono la mia speranza e saranno la mia salvezza… ora voglio diventare naturopata e mi iscriverò ad una scuola, ora lo faccio solo per me, per guarire il mio corpo, la mia mente ed il mio spirito perché ho deciso di volermi bene.

Questa storia é pubblicata anche su Osservatorio Senior

Fatti ed Opinioni

La cura di sé: buone pratiche

Ricevo da Silvia Ghidinelli e volentieri pubblico: “Ho raccolto alcune testimonianze, intervistando senior nell’Università della terza età della mia città, sul tema della cura di sé.     Che cosa è utile fare da parte di noi senior?

Innanzitutto si ha più tempo a disposizione, perciò si può lasciare la macchina e spostarsi di più a 27341822-senior-donna-spazzolare-i-denti-davanti-allo-specchiopiedi per andare in centro o a fare commissioni; fare delle camminate o continuare a fare gli sport a cui siamo abituati, senza esagerare negli sforzi…

Si ha più tempo a disposizione e perciò sarebbe più facile la cura della propria persona, ma è bene prendere coscienza che spesso ci invade una certa pigrizia, che sopravviene perché c’è meno il confronto con gli altri nell’ambiente di lavoro, meno lo stimolo a vestirsi e a truccarsi, sollecitato anche dall’incontro con i colleghi più giovani. Allora che fare?

Andare regolarmente dal parrucchiere per la tinta o per un buon taglio, se si è deciso di essere delle “pantere grigie”, cioè di sbandierare con grinta la propria chioma naturale. Il parrucchiere di fiducia è un luogo dove si incontrano persone varie, si ha a che fare con professionisti che non ci fanno sentire fuori dal mondo, si sfogliano giornali di moda e di mondo….

Vestirsi senza spendere una fortuna… C’è più tempo per cercare tra i saldi qualche capo insolito, qualche colore allegro…Di certo noi senior privilegiamo il capo “caldo”, pratico, le scarpe comode, ma attenzione che la praticità non sia a scapito della bellezza e della gradevolezza. Da giovani si deve piacere, ma da senior non si deve dispiacere…- diceva una mia cara zia.

Hillman, uno psicologo e filosofo che si è occupato della Terza età, ci esorta a curare il nostro gusto estetico . “Il compito della terza età è l’esercizio del gusto, perché troppo spesso si evidenzia un declino estetico: ci si veste come capita, con volgarità nella scelta dei colori, sensibilità rozza. Il declino verso un’estetica da centro commerciale e da fast food non è dovuto del tutto alla depressione economica o psicologica, né ai farmaci con i quali ci instupidiamo. La mancanza di gusto deriva anche dal fatto di trascurare l’anima più profonda, la quale, al di là della gratificazione fisica, ha bisogni estetici. Senza immagini e sensazioni di bellezza, l’anima appassisce.”

Ecco allora, come ha proposto una delle mie intervistate, che è bene, fin dal mattino, lavarsi, vestirsi, truccarsi pettinarsi e mettersi persino gli orecchini, in modo da essere presentabili sia se qualcuno passa a casa a trovarci, sia se decidiamo improvvisamente di uscire. Da bandire invece, l’uso della tuta in casa, che contribuisce a renderci sciatti e pigri….

Ma, naturalmente, la cura di sé diventa anche cura e attenzione al proprio lato spirituale, per lasciarsi invadere dalla bellezza dell’arte, della musica, della poesia. Abbiamo più tempo a disposizione, per andare a concerti o a visitare chiese, musei, mostre, o, finalmente, mostrare attenzione ai palazzi, architetture, piazze, portali: l’arte gratuita a kilometro zero.

E’ anche l’occasione per riscoprire o scoprire i propri talenti: le abilità culinarie, di cucito, ricamo, pittura, strumento musicale, scrittura….che mettono in gioco il bello: belle immagini e realizzazioni armoniose.

Ecco un haiku scritto dal poeta Seiju a settantacique anni:

Nemmeno per un attimo

le cose sono ferme – guarda

i colori degli alberi.”

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Le Vostre Storie

Mi sento un equilibrista

Scrive Bruno: Mi sento come un equilibrista sul filo. Mi rendo conto che sta per finire tutto quello che è stato la mia vita passata (però ci sono ancora dentro) e che sta per iniziare un mondo nuovo (però ancora non so cos’è e se mi piacerà). Moglie, lavoro, città, tutto è in bilico e in cambiamento.
Con mia moglie ci stiamo lasciando. Dopo trent’anni di matrimonio, gli ultimi anni tra noi sono stati Equilibrista450veramente difficili, lei ha incontrato un nuovo compagno e anch’io ho una nuova compagna, di qualche anno più giovane (io ho appena compiuto i fatidici sessanta, lei ne ha 53). Ci sono momenti di grande delusione per la fine del mio matrimonio ma anche tante energie perché mi sono nuovamente innamorato e questo mi fa sentire come rinato.
Insieme a questo è successo che in azienda mi hanno fatto fuori. Quando a un dirigente gli tolgono la sedia, le responsabilità, le persone e lo lasciano a marcire nel suo ufficio, non ci vuole un genio per capire che ti hanno fatto fuori, che non ti vogliono più, che devi andartene. Alla mia età è inutile cercare di recuperare le posizioni e sperare che il vento torni a tuo favore. L’unica cosa che hai da fare è cercare di proteggerti il più possibile, contratto alla mano. Comunque la trafila la conosco, ho già visto anche con altri cosa succede: devi star lì ancora per un po’ e poi esci e ti porti a casa una buonuscita. Quanto durerà questo però non lo so, lo stress è tanto e non mi sento né dentro né fuori. Io adesso vivo in Veneto e la mia nuova compagna è di Roma, quindi sto cominciando a capire se a Roma potrei viverci e starci bene: anche questo è un mistero. Mi sa che di misteri ne ho un po’ troppi…

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Le Vostre Storie

Voglio la macchina del tempo

Da parte di Maria: Da giovane ho avuto dei sogni che si sono infranti quando mi sono accorta che le paure erano più forti dei desideri. Ho accettato il primo impiego che sono riuscita a trovare: nella pubblica amministrazione. Non avevo ancora 22 anni e avevo già rinunciato alla realizzazione di me stessa. L’ipocondria non mi dava tregua, la volontà latitava, i rapporti con gli altri erano superficiali. In sostanza non vivevo. A 24 anni mi sono laureata. Ho fatto carriera. Ho “bluffato” di continuo, non gatto_computersul piano della competenza che mi è stata sempre riconosciuta, ma della capacità di essere leader di cui difettavo completamente. Intanto mi facevo elettrocardiogrammi. Ancora peggio andavano le cose sul piano sentimentale. Baciavo rospi che non si trasformavano, ma se avessi incontrato il principe non mi avrebbe voluto! Passavo da una storia all’altra senza partecipazione. Al massimo un anno e scappavo o mi facevo lasciare. I soli piaceri erano i viaggi, il cinema, l’arte, la lettura. A più di 40 anni mi sono innamorata del computer e soprattutto di internet. Ho creato diversi blog. Ne ho ancora due. Poi sono diventata dipendente di Facebook e Twitter. Ho interrotto l’ultimo rapporto “parasentimentale”, 4 anni fa, cambiando il mio stato su Facebook. Da allora sono fidanzata con il mio gatto che peraltro è un lascito del mio ex, insieme a una pianta di more. In quello stesso anno mi hanno demansionato sul lavoro. Sono ancora in causa. Finalmente a gennaio, a 61 anni e 7 mesi, sono andata in pensione. Pensavo che sarei stata meglio, che avrei avuto tanto tempo per dedicarmi ai miei interessi, per rilassarmi, per viaggiare, per scrivere. Invece il corpo manda segnali preoccupanti, devo badare a mia madre centenaria, ho un trasloco in corso che mi sta succhiando le ultime energie. E poi l’angoscia per il tempo buttato, per la vita buttata, mi opprime. Non dormo la notte pensando alla vecchiaia. Voglio la macchina del tempo! O un portale per passare in un universo parallelo.  Questa storia é pubblicata anche su Osservatorio Senior.

Le Vostre Storie

Se piangi, se ridi…

Scrive Antonio: Se piangi, se ridi…. comincio con il titolo di una canzone cantata qualche sera fa da Boby Solo nella trasmissione di Vespa che lo festeggiava per il suo compleanno. Titolo in sintonia con l’altalenante successione della nostra vita, tra successi e fallimenti, vittorie e sconfitte, che 06-una_pellicola_di_ricordihanno caratterizzato anche il nostro percorso lavorativo.
Tanti avvenimenti li ricordiamo perchè sono legati alle canzoni che hanno costituito la colonna sonora della nostra vita.
Ma non dobbiamo rimanere prigionieri dei nostri ricordi, se pur belli. Anche la vecchiaia è bella, peccato che duri poco. Essa va vissuta in maniera consapevole, vivace e partecipe. In qualche modo e nella giusta misura da protagonisti. Nessuna paura. Finalmente non abbiamo più nulla da perdere.
E se “saper invecchiare significa trovare un accordo decente tra il tuo volto da vecchio e il tuo cuore e cervello da giovane” bene, evitiamo di guardarci spesso allo specchio.  Questa storia è pubblicata anche su Osservatorio Senior