Fatti ed Opinioni

Una fase di transizione

Tiziana qualche giorno fa ha inviato al blog questo commento: “Devo compiere 59 anni a settembre e ho bisogno di aiuto nel traghettarmi dalla sponda del lavoro attivo, iperattivo, alla riva della pensione fra circa 3 anni- credo sia necessario prepararsi in tempo per non ritrovarsi senza motivazioni”.  Penso che Tiziana sia sulla pista giusta. La fase di vita che sta  per intraprendere è una fase di transizione e di cambiamento e, come tutte le transizioni, richiede di fare il tagliando delle proprie esigenze e motivazioni, per poi  indirizzarsi verso gli equilibri che meglio rispondono alla nuova situazione.

Effettivamente tra i cinquanta e i settanta (l’inizio della fase di vita nuova può essere molto diverso da persona a persona) ci si imbatte in un numero elevato di cambiamenti e trasformazioni. Dopo un lungo periodo di sostanziale stabilità ci si accorge che delle novità sono alle porte. Infatti, dopo la lunga fase dell’adulto maturo, quella in cui di solito si è inseriti nei ritmi organizzativi del lavoro e della famiglia con figli da far crescere e durante il quale ci si è assestati in un equilibrio al quale ci si è abituati, si entra in una fase in cui il segno della vita che scorre è sperimentabile su vari fronti: quello fisico, quello familiare e quello lavorativo.

Qualcuno sperimenta tutti e tre i tipi di cambiamento nello stesso periodo, qualcun altro ci arriva con più gradualità.    Un nuovo equilibrio fisico è quello che tiene conto dei nuovi limiti imposti dal nostro corpo. Un nuovo equilibrio familiare è, ad esempio, quello che sperimentano coloro che hanno figli grandi che man mano si rendono autonomi. Un nuovo equilibrio sul fronte delle attività svolte è quello che può portare a un diverso impegno lavorativo (per tempo dedicato, per energia immessa) o più classicamente che prevede il passaggio dal lavoro full time alla pensione.

Per tutti e tre questi cambiamenti, l’annullamento improvviso o lo svanire graduale dell’equilibrio precedente non è sostituito immediatamente da una nuova condizione armonica ed equilibrata. Come tutte le transizioni della vita il processo è spesso costellato di crisi, di sperimentazioni, di insoddisfazioni, di scoperte, di prove ed errori; insomma, è appunto una transizione, in cui quando cominci non sai quale sarà esattamente il punto d’arrivo.

Anche coloro che affrontano questi cambiamenti con spirito ottimista e positivo devono fare i conti con un periodo di esplorazione. Ad esempio, molti genitori che vedono uscire di casa i figli diventati grandi, associano ad un senso di libertà ritrovata un più o meno angosciante sentimento da “nido vuoto” e prima di dare un nuovo senso compiuto agli spazi e ai tempi liberati devono sperimentare nuovi equilibri.   La transizione più conosciuta è sicuramente quella dal lavoro alla pensione. Addirittura, ci sono associazioni che propongono corsi per imparare a gestire questo passaggio. A Milano, per fare un esempio, l’Associazione Nestore è nata esattamente con la missione di studiare questo fenomeno e di sostenere i neo pensionati nel passaggio.  In questo caso, mettere a fuoco i propri desideri attuali e riallargare lo sguardo pensando a quali sono tutti i possibili progetti alla propria portata è un passaggio fondamentale per prepararsi adeguatamente alla nuova condizione.  E soprattutto, per evitare quel che teme Tiziana (“ritrovarmi senza motivazioni”), è fondamentale stare alla larga da un atteggiamento “al ribasso”, lasciandosi andare a routine che non si sono scelte, per mettersi invece in una prospettiva “di rilancio”, in cui si ha ancora il controllo della propria vita e si possono coltivare progetti e passioni.

Le Vostre Storie

Generazione fortunata

Scrive Riccardo: I sessantenni di oggi sono sicuramente quelli che da giovani,con le inevitabili eccezioni,hanno avuto vita più facile e condizioni sociali più favorevoli rispetto alle generazioni che li hanno preceduti ma oggi io,quasi sessantenne,mi trovo a condividere con mia figlia maggiore,quasi trentenne,le stesse preoccupazioni di lavoro e le stesse ansie per il futuro come se fossimo “coetanei” .E’ una situazione paradossale che se però sfruttata al meglio,contribuisce a migliorare il rapporto genitori figli.Certo,non è gratificante per un trentenne non avere la possibilità di rendersi economicamente autonomo ma non sarà che per loro forse è meno urgente di quanto non lo fosse per noi? magari anche per colpa nostra!

Caro Riccardo, sono totalmente d’accordo con te che le nostre generazioni, cioè di quelli che erano bambini o ragazzi nel periodo del miracolo economico, sono generazioni fortunate (niente guerre, condizioni di vita mediamente buone, lavoro che si trovava facilmente, istruzione più diffusa, ecc), anche se le ansie sulle incertezze lavorative di oggi non consentono di avere sempre l’animo sereno.  Noi siamo quelli del boom demografico, siamo quindi molto numerosi e  pare che ci sia già stato il sorpasso sulle giovani generazioni. Leggi qui: “…all’epoca del passaggio tra la Prima e la Seconda Repubblica, i rapporti di forze erano a favore dei giovani. La fascia 16-30 contava quasi 13 milioni e mezzo di persone nel 1991. Mentre la fascia 60-74, già in ascesa, era comunque sensibilmente meno consistente, arrivando a poco più di 8 milioni. Oggi il rapporto di forze si è rovesciato a favore dei più anziani. La fascia 16-30 è scesa a 9,7 milioni, quella tra i 60 e i 74 anni è invece salita a quasi 10 milioni”.  E’ di questo che parlano domani ad un convegno in cui si domandano “come dare piu’ peso al futuro nelle scelte di oggi”. Se ti interessa, qui trovi i dettagli  <http://www.pianetauniversitario.com/index.php?option=com_content&view=article&id=2358%3Acome-dar-peso-al-futuro-far-contare-di-piu-il-voto-dei-giovani&catid=37%3Aseminari-e-convegni&Itemid=69>

 

Fatti ed Opinioni

Chi ci vede vecchi a 50-60 anni

“Chiamarmi oggi vecchia è come dire bionda a me che sono mora !” esclama risentita la tinta cinquantacinquenne Luisa.  “Vecchio proprio non mi sento, se me lo dicono lo accetto, ma non è proprio una categoria in cui mi riconosco” conferma il sessantaquattrenne Luigi.

Difficile oggi trovare qualcuno tra i 50 e i 70 anni che si senta “vecchio” e che si ritrovi in questo appellativo.  Il vecchio è considerato senza energie e con l’occhio rivolto all’indietro, mentre in quella fascia di età siamo di solito ancora con tanta voglia di fare e capaci di guardare in avanti.

Allora tutti d’accordo ? La smettiamo di considerare vecchio il cinquanta-sessantenne di oggi ? Nemmeno per sogno ! Sono almeno due le categorie che vedono vecchie le persone di questa fascia di età e che non smettono di sbandierarlo.

La prima categoria è quella delle organizzazioni dove si lavora, che a quell’età ti fanno capire chiaramente che sei sotto osservazione per via della tua età e che da un momento all’altro potrebbero liberarsi di te. Ce la fai ad essere produttivo come prima ? Se occupi una posizione di responsabilità, sei in grado di giocare la partita con la stessa prontezza ed energia che hai dimostrato da più giovane ? Fino a poco tempo fa, le leggi e gli incentivi che favorivano gli “scivoli” creavano una condizione perfetta per far sentire vecchio il cinquantenne: l’azienda si liberava di una risorsa costosa, i soldi pubblici garantivano una pensione precoce e i diretti interessati si ritrovavano la giornata libera e qualche soldo in tasca. Oggi la situazione è paradossale: l’età pensionabile si è allontanata, i soldi pubblici sono sempre meno, ma le organizzazioni continuano a vedere vecchio il cinquantenne e, quando devono tagliare, lo prendono ancora di mira. Se poi sei nei sessanta inoltrati e hai per caso ancora voglia di continuare, devi comunque fare i conti con le regole aziendali che a quell’età prevedono, anche per incarichi manageriali, l’uscita.

La seconda categoria di quelli che vogliono far vedere vecchio il 50-60enne è composta da coloro usano la propria età per piangersi addosso e cercare commiserazione. “Sono vecchio, non ce la faccio più, a me dovrebbero pensare gli altri” (sottinteso i figli o lo Stato). Non sto parlando di quelli che il fisico gli ha già ceduto per davvero, ma di quelli che pensano che il mondo sia fermo a mezzo secolo fa, quando a 55 anni cominciavi a pensare (allora a ragione) che stava iniziando l’ultima puntata prima di passare a miglior vita.

Le Vostre Storie

Il sessantesimo compleanno

Scrive Irene: Per me il sessantesimo compleanno è stato il più significativo della mia vita, lo spartiacque assoluto. La cosa più difficile è ricollocarmi nella percezione di me stessa. Per una vita ho considerato le ultrasessantenni donne ai margini, quasi asessuate, magari ancora “in gamba” ma inesorabilmente vecchie (la foto che amo di più di mia nonna con la crocchia bianca è stata fatta quando lei aveva 57 anni), mentre io mi sento talmente diversa che temo il ridicolo. Adesso anche se so che ho una speranza di vita attiva che può superare i 25 anni, ho dovuto comunque introdurre il concetto della data di scadenza e questo che può da una parte sembrare negativo in effetti relativizza e alleggerisce tutti i problemi. Io che sono sempre stata una macchina da lavoro ”prima il dovere e poi il piacere” sto girando un pochino il timone senza grandi sensi di colpa. Certo ho la fortuna di essere in pensione, di avere dei figli che stanno iniziando a camminare da soli e, per ora, di stare bene, ma l’essermi separata dopo quasi 40 anni di matrimonio è sintomatico di una voglia di vita nuova, e quel poco di saggezza che l’esperienza mi ha dato mi porta ad apprezzare le piccole felicità di giornata senza più attendere cose grandiose dal domani.

Fatti ed Opinioni

Ma è davvero un’opportunità ?

La signora seduta di fronte a me sull’autobus deve essere vicino ai sessanta. Alla sua amica con cui sta viaggiando dice: “A me è chiaro cos’è successo. Che la vita di oggi, lavoro in ufficio e occuparmi a casa di marito e figli, continuerà ancora per un bel po’ di anni. E poi, quando sarò in pensione e i figli se ne saranno andati, mi dovrò occupare dei vecchietti di casa che a quel punto non ce la faranno più da soli, finché anch’io avrò bisogno dell’assistenza di altri”.

Le statistiche dicono che oggi a sessant’anni la speranza di vita residua è intorno a 21 anni e mezzo per gli uomini e a 26 per le donne.  Sempre le statistiche dicono che il rischio di incorrere in situazioni di non autonomia si alza di molto dopo gli 80 anni. Dunque, la signora dell’autobus ha probabilmente ragione: per i prossimi quattro o cinque anni, stante le nuove pensioni, continuerà a lavorare in ufficio e in casa come sempre, poi genitori e suoceri che avranno passato da un po’ l’ottantina le chiederanno aiuto e se in seguito è fortunata ce la farà in autonomia fino alla fine, se no avrà bisogno anche lei di qualche sostegno.

Tante altre situazioni sono più rosee: c’è chi non vive negativamente il lavorare ancora per qualche anno e anzi considera il lavoro l’attività ancora più motivante che non smetterebbe mai, chi può permettersi la badante per la cura quotidiana dei parenti anziani non autosufficienti e chi ha interessi e progetti coltivati o accarezzati da tempo che possono appassionare anche a questa età.  Ma anche se stiamo alla prospettiva grigia della signora dell’autobus, davvero non vogliamo considerare una clamorosa opportunità la finestra di vita in più che ci è stata regalata ?

Ad ogni età corrisponde una fatica e le diseguaglianze sociali si presentano sia da bambino, sia da adulto, sia da senior; ma preferiremmo forse scambiare la prospettiva di altri 20 anni attivi da esplorare in salute con una fotografia di cinquant’anni fa, in cui vecchio a sessant’anni lo eri senza ombra di dubbio, in cui il “meritato riposo” significava appassire seduto su una panchina e in cui dopo la pensione ti restavano pochi anni ancora da vivere ?

Eventi

The big shift in Europe

Il 10 maggio a Berlino conferenza dal titolo “The big shift in Europe – preretirement counselling – a shortcut to active ageing”. E’ la conclusione del progetto europeo Grundtwig, che ha esplorato come avviene l’invecchiamento attivo in cinque Paesi: Danimarca, Germania, Grecia, Polonia e Italia.  Per la parte italiana, il progetto è stato seguito dall’ Associazione Nestore e un’anteprima è stata presentata lo scorso marzo presso la sede della Commissione Europea a Milano: i principali relatori sono stati Francesco Marcaletti dell’Università Cattolica e Paul Tindback, capofila danese del progetto.

Fatti ed Opinioni

Una nuova opportunità

I 50-70enni di oggi sono i primi a godere consapevolmente di un’opportunità che le generazioni precedenti non avevano: 15-20 anni di vita attiva in più rispetto al passato.  Le persone di queste generazioni hanno una speranza di vita più lunga, possono essere più a lungo attive e in buona salute e sono consapevoli di questa opportunità.

I cinquanta- sessant’anni non sono più la premessa della “vecchiaia vera”, ma la premessa di una fase di “vita nuova” – una finestra diversa da persona a persona, che può iniziare tra i 55/65 anni e terminare verso i 75/80 anni -  tutta da inventare, sia a livello di modello sociale sia a livello di progetto individuale.

La nuova fase di vita può essere affrontata facendo un salto di qualità positivo, soprattutto se siamo consapevoli di quali sono le sfide che incontreremo, sul fronte lavorativo, economico, della nostra motivazione, della nostra identità, dell’uso del tempo, delle soluzioni abitative, dei rapporti di coppia maturi, del rapporto con i figli ormai grandi, e così via.

Ti interessa capire come le persone stanno approcciando questa fase di “vita nuova”, diversa sia da quella adulta classica sia dalla “vecchiaia vera”, e come la stanno reinventando ? Come stanno superando i problemi o godendo delle opportunità che ai nuovi cinquanta-settantenni sono proposte ? In questo blog cercheremo risposte a queste domande. Potrai anche confrontare la tua situazione personale e i tuoi problemi con le storie e le vicende dei tuoi coetanei.

Le Vostre Storie

Un figlio adolescente a 28 anni

Nicoletta scrive: Ho due figli, entrambi maschi. Il primo, 30 anni, ha un lavoro decoroso, è autonomo e un paio di anni fa è andato a vivere per conto suo. Il secondo invece, che è più giovane di due anni, ha concluso l’università in ritardo e con fatica, e adesso non riesce a trovare lavoro. Dopo ripetuti tentativi falliti, adesso si è chiuso in se stesso e sta passando una brutta depressione. Ovviamente io e mio marito lo dobbiamo ancora mantenere economicamente e non ci sono le condizioni perché vada a vivere per conto suo. Lo vorremmo entrambi aiutare, ma come dice il medico deve risolversela da solo, e poi non sapremmo nemmeno bene come fare. Questa situazione mi mette in ansia anche per il mio futuro. Fino a quando durerà ? Alla mia età, mi sto avvicinando ai sessanta, pensavo di potermi godere un po’ di serenità, invece è come avere ancora un figlio adolescente.

Cara Nicoletta, l’esperienza di genitori ultrasessantenni che non smettono di farsi carico dei propri figli ormai grandi è sempre più diffusa.  Parte dei giovani, come il tuo primo figlio, se la cavano da soli, mentre un numero crescente di altri soffre le difficoltà di questo periodo, basta guardare i dati sulla disoccupazione giovanile. Secondo me c’è una paradossale distanza, da una parte tra il sostegno economico e la vicinanza psicologica che di solito i genitori italiani nel privato generosamente non smettono di dare ai propri figli anche quando crescono (come stai facendo tu) e, dall’altra parte, l’incapacità di darci delle regole collettive che ribilancino onori ed oneri tra le generazioni e a cui spesso noi senior egoisticamente ci opponiamo.

Le Vostre Storie

La fase migliore della mia vita ?

Scrive Piero: In questo periodo sono tutti arrabbiati con la Fornero e con le sue nuove regole sulle pensioni. Io mi ritengo fortunato perché ho 63 anni e sono già in pensione da qualche anno. Incontro un sacco di persone che mi chiedono se non mi annoio e se non mi sento inutile in questa condizione. A tutti rispondo che no, non mi annoio per niente. Faccio molte attività e soprattutto mi sento libero di realizzare quelle cose che ho sempre sognato di poter fare con più tempo libero a disposizione. Qualcuna è utile, ad esempio mi piace armeggiare con il legno e sono diventato il falegname di fiducia di tutti gli amici e i parenti, qualcun’altra utile non lo è (lo confesso, mi piacciono i tornei di biliardo). Non vorrei esagerare, ma mi sembra che sto vivendo la fase migliore della mia vita.

Caro Piero, la tua soddisfazione è la conferma di quanto vanno raccontando negli ultimi anni ricercatori di tutto il mondo: che la felicità va a picco durante la seconda fase di vita, quella della maturità, e riprende a salire dai cinquanta in poi, fino a quando la salute regge.  Da questa età cresce il bisogno di leggerezza, che però rimane associato al rimanere attivi: molti continuano a lavorare (per scelta o per obbligo) e il lavoro rimane l’attività prevalente, altri trovano spazio per vecchie e nuove passioni, altri ancora si dedicano a cose utili (ad esempio l’aiuto in famiglia o in associazioni di volontariato).