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Siamo quel che mangiamo

Per i baby boomers l’alimentazione è legata a filo doppio al benessere e alla propria identità personale.

Dato che siamo figli di una stagione che ha permesso di cibarci in abbondanza per tutta la vita (niente carestie, niente guerre, soldi a sufficienza per colazione pranzo e cena tutti i giorni) oggi l’alimentarsi per un cinquanta-settantenne italiano è da vedersi come un bisogno primario solo nei relativamente pochi casi d’indigenza. Per la maggioranza, mangiare e bere sono un piacere e una fonte di benessere.

Abbiamo la fortuna di vivere nel Paese invidiato da tutto il mondo per come si mangia, dunque non è difficile capire perché il mettersi a tavola è una festa e perchè rimane uno dei piaceri a cui rinunciamo meno volentieri e uno dei tratti nazionali che ci caratterizzano e su cui c’è continuità di generazione in generazione.

Però a questa valenza di piacere se ne è associata pian piano nel tempo un’altra, che oggi è probabilmente diventata persino più importante. Il cibo, per un senior di oggi, deve essere anche produttore di benessere: qual che mangiamo e beviamo tutti i giorni deve favorire lo star bene fisico e mentale e il farci sentire sempre in forma.

Benché le statistiche ci dicano che tra i 65 e i 74 anni gli obesi sono oltre il 50% (ma si sa, il criterio per misurare l’obesità è opinabile…), l’attenzione a mangiare sano ed equilibrato è altissima. Tenere a bada la pancetta e i cuscinetti di grasso, verificare spesso l’esito della bilancia (“specchio, specchio delle mie brame, avrò perso i tre chili di troppo che avevo?”), tenersi aggiornati sulle ultime novità in fatto di diete, farsi quella cultura alimentare che la scuola ai nostri tempi non dava, conoscere a menadito gli effetti sul nostro corpo di ogni cibo che ingeriamo, controllare che la quantità di alcool bevuta in compagnia non produca eccessive perdite di lucidità mentale e non annulli i benefici ottenuti con sacrificio con l’ultima dieta, sono tutte attenzioni che il senior ormai normalmente ha.

Quel che mangiamo, quanto mangiamo e come lo mangiamo deve farci star bene. Deve farci star bene ogni giorno e anche pensando al futuro.  Se vivremo altri vent’anni attivi, vogliamo creare le condizioni perché il nostro corpo sia in grado il più possibile di reggere in salute la sfida del tempo.

Uno degli aspetti che accomuna i sessantenni di oggi è il voler continuare ad essere attivi e l’essere attivi prevede, tra le altre cose, l’attività fisica: fare del movimento, fare sport, non lasciare che il proprio corpo vada alla deriva senza qualche tentativo di manutenzione. L’attività fisica è parente stretta dell’attenzione alimentare: entrambe hanno come scopo il benessere e il tenersi in forma.

La cura attenta a quel che mangiamo e beviamo è, dicevo all’inizio, collegata a filo doppio anche alla nostra identità. L’età dei senior è, spesso, un’età di difficile definizione (non più adulti maturi, non ancora veramente vecchi, e guai a parlare di terza età che piace pochissimo). Per molti è un momento di ridefinizione, non facile e non scontata, della propria identità (ad esempio lavorativa o familiare) e anche vedere il proprio corpo che cambia è ragione di messa in discussione della propria identità. Sarebbe bello ancorarsi almeno alla nostra identità fisica, ma non ci si riesce neppure col bisturi, e allora cerchiamo almeno di veder trasformato il nostro corpo in qualcosa in cui ci riconosciamo ancora volentieri. Ecco quindi che ritorna ancora l’importanza del come ci alimentiamo: siamo quel che mangiamo e allora controlliamo per bene che quel che mangiamo non ci conduca ad un corpo in cui faremmo fatica a riconoscerci.

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