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L’estate dei record

E’ stata l’estate dei record atletici dei sessantenni. Molti dei quali non si sono limitati ad un po’ di sano movimento fisico per tenersi in forma, ma si sono cimentati in veri e propri exploits che hanno dell’incredibile. Gli esempi si sprecano e sono stati ampiamente riportati dai media.

Un caso eclatante è quello di  Marco Olmo, 65enne piemontese che ama correre sulle montagna e nei deserti. Si allena camminando e correndo per almeno un’ora e mezzo al giorno, incrementando fino a cinque ore quando è in prossimità di maratone impegnative. Già vincitore di due edizioni, nel 2006 e 2007, della più sfibrante competizione di corsa in montagna, l’ Ultra Trail du Mont Blanc, anche quest’anno, indifferente all’età che avanza, Olmo ha partecipato alla micidiale gara. Per dare un’idea, si tratta di una corsa alpina di 168 chilometri che attraversa Italia, Francia e Svizzera e che non può essere portata a compimento in più di 46 ore (per la cronaca, il venticinquenne francese che ha vinto l’edizione di quest’anno conclusasi pochi giorni fa ha impiegato circa venti ore e mezza, mentre Olmo quando vinse da quasi sessantenne ne impiegò poco più di ventuno).

Non meno impressionante è stata la performance di Diana Nyad, 64enne nuotatrice di fondo statunitense. L’intrepida Diana settimana scorsa è stata la prima persona al mondo a riuscire a fare a nuoto la traversata tra Cuba e la Florida senza gabbia protettiva. Per intenderci, questo vuole dire sfidare squali, meduse e tempeste mantenendo un incredibile sangue freddo. La Nyad, che era al suo quinto tentativo e che dopo l’impresa ha ricevuto pure i complimenti di Obama, è partita dallo Yatch Club dell’Avana ed è approdata a Key West, in Florida, dopo 53 ore di bracciate. Intervistata, ha detto: “Compiuti i 60 anni, volevo darmi una lezione di vita, che non si molla!”

Un altro esempio è quello di Paolo Bartolozzi, 60 anni, origini toscane e oggi abitante ad Ivrea, che si è specializzato nella disciplina del duathlon (prima frazione di corsa di 5 chilometri, seconda in bici di venti e terza di nuovo di corsa per gli ultimi 2 chilometri e mezzo) e che quest’estate ha vinto l’oro ai World Masters Games, tenutisi a Torino. Da sempre sportivo vero, il neo campione del mondo della categoria over 60 si cimentava per la prima volta in questa competizione, ha vinto e ora non ha alcuna intenzione di smettere.

Complimenti a tutti questi campioni ! Ma come leggere queste imprese e questi record, che colpiscono immediatamente per l’età dei protagonisti ? Naturalmente, anche se gli esempi sono numerosi e il fenomeno è in crescita, stiamo parlando di casi eccezionali, di persone dotate di enormi risorse fisiche e sorrette da una passione fuori dal comune. Le sfide che vanno cercando e che vincono sono probabilmente una benzina potente per scaldare i loro animi. Ma anche se parliamo della punta di un iceberg, queste imprese producono fortissima la sensazione che esistono grandi potenzialità sul fronte fisico per tutti i senior, anche per quelli che non hanno coltivato in modo particolare il proprio corpo nel corso degli anni. Sono potenzialità a cui non eravamo abituati a pensare.

L’importante è che la sfida fisica non si trasformi in un’ossessione o persino in illecito. Fa un po’ tristezza la notizia, anch’essa di quest’estate, di ciclisti amatoriali di una certa età trovati positivi al doping. E’ il caso, stando ai resoconti giornalistici, di uno stimato dentista bolognese di 60 anni, che ha partecipato al Giro delle Dolomiti e che a luglio all’antidoping è stato trovato positivo con tracce di eritropoietina e gonadotropina. Caso che è solo l’ultimo di una serie di altri riscontrati nel corso dell’anno e che hanno sempre come protagonisti ciclisti agés: un’architetta di Catania, un funzionario di Pavia, una casalinga di Trento. Molto meglio di questo allora rimanere un po’ pigri, ma soprattutto fare sport dosando in modo intelligente gli sforzi sulla base delle nostre naturali risorse fisiche.

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Felici più di prima ?

Poco più di due anni fa, nell’aprile 2011, provocò un certo scalpore la presentazione alla londinese Royal Economic Society annual conference di una ricerca, condotta da studiosi dell’università di Maastricht, sulla felicità nelle diverse età anagrafiche: la scoperta che veniva presentata era sintetizzabile nell’affermazione che a sessant’anni si è felici più di prima. La notizia mi sembrò così rilevante che la presi a riferimento di un intero capitolo del mio libro “I ragazzi di sessant’anni”. Poco prima, un altro studio (indagine Gallup-Healthways, 340.000 persone intervistate), condotto dal prof. Arthur A. Stone della Stony Brook University di New York, era arrivato alle medesime conclusioni: l’andamento del livello della felicità al variare degli anni lo si capisce secondo un curva ad U, dove il primo estremo in alto della U corrisponde ai vent’anni, mentre il secondo estremo lo si raggiunge oltre i sessanta, eguagliando più o meno a quell’età il livello di felicità vissuto a venti. In mezzo c’è una grande caduta, che procede inesorabile al traguardo dei trenta, poi dei quaranta e che toccherebbe il punto di minima alla soglia dei cinquant’anni, seguita da una ripresa che durante i cinquanta si fa più veloce fino ai livelli di felicità massimi oltre i sessanta e poi nei settanta.

Si potrebbe discettare per ore su cosa s’intende per felicità, se è possibile misurarla e quanto è determinata dalle condizioni di contesto e dai percorsi di vita individuali. Fatto sta che queste due ricerche, riprese in seguito da altri studi che non smentivano i primi risultati, hanno messo in seria discussione il luogo comune del sessanta- settantenne tristemente in declino e hanno invece contribuito non poco all’idea di una fase di vita nuova, quella dei senior, prodiga di soddisfazioni.

Perché stress, ansia, rabbia e tristezza, quell’insieme di sentimenti negativi che fanno l’infelicità, una volta superati i cinquanta comincerebbero a diminuire ? La spiegazione più ragionevole è che quando sei giovane prendi decisioni che sono guidate da aspirazioni per il tuo futuro. Cioè, punti a raggiungere qualcosa nella vita. E questo può significare che in quel momento non ti stai veramente focalizzando sul tuo benessere. Quando invece sei invecchiato, ormai lo sai cosa sei stato nella vita.  La smetti di guardare sempre avanti e cominci a dare attenzione a cose più piccole.  Non significa non avere obiettivi o ambizioni, ma riuscire a guardare le cose con più distanza. Con gli anni poi diventiamo più accomodanti verso noi stessi, la saggezza ci consente di accettare con meno paure le nostre debolezze e tendiamo a smussare i comportamenti più competitivi.  E’ vero che iniziano a calare le aspettative sul futuro e che vengono ridimensionate le ambizioni, ma proprio questo crea le condizioni per vivere con più serenità. Insomma, da senior si può essere più felici perché impariamo ad esserlo con ciò che abbiamo, senza puntare a méte troppo difficili o impossibili.  Contemporaneamente, abbiamo la consapevolezza che gli anni prima della “vecchiaia vera” sono ancora ricchi di possibili opportunità o, quanto meno, che le condizioni fisiche e mentali ci consentono di prospettare ancora un periodo vitale. E’ così che benessere, serenità e consapevolezza di opportunità aiutano a far crescere soddisfazione e felicità. E’ questo il meccanismo virtuoso che le ricerche hanno suggerito e che effettivamente può essere testimoniato da molte persone che hanno sperimentato su di se questa evoluzione.

La curva ad U di Stone ha avuto un immediato successo ed oggi è così tanto riproposta dai media che ormai è diventata prossima a ribaltare il luogo comune tradizionale, quello del sessantenne intristito e declinante. Ma proprio adesso che la curva ad U si sta affermando come nuovo paradigma credo che valga la pena interrogarsi sulla sua attualità: al di là degli aspetti psicologici, che per certi versi hanno caratteristiche universali, continuano a permanere le condizioni di contesto che ne consentono la sua validità?  Le condizioni di contesto non sono così irrilevanti, come è stato già dimostrato da quegli altri studiosi che hanno esaminato 27 diversi Paesi e che hanno rilevato come la famosa curva ad U si presenta ovunque, ma che le età di picco (all’insù e all’ingiù) possono variare moltissimo: ad esempio, il punto di risalita verso la felicità avverrebbe solo a 62 anni per gli Ucraini, mentre i lesti Svizzeri lo sperimenterebbero già a 35.  In particolare, la disponibilità di tempo non stressato e di risorse economiche sufficienti a non impensierirsi sono sicuramente anch’esse delle pre-condizioni per una psicologia più serena. Da questo punto di vista, converrà verificare se gli attuali cinquantenni, a differenza dei loro fratelli maggiori, di dieci-quindici anni più anziani, possono godere delle stesse condizioni favorevoli allo sperimentare la ricrescita della felicità o se le nuove condizioni, economiche e lavorative, non abbiano spostato in avanti il momento della risalita.

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Nonna part time

Quest’estate, dopo tre anni che praticamente mi inventavo scuse, ho detto di sì a mia figlia che mi chiedeva di tenere i nipotini al mare in luglio per quindici giorni. Adesso che sta finendo devo dire che non è andata male… i due pargoli si fanno voler bene e mi sollecitano una gran tenerezza, poi a otto e sei anni non sono nemmeno più da seguire ogni secondo. Però che faticaccia ! Non mi ricordavo più cosa vuol dire star dietro a dei bambini: evitare che si prendano un’insolazione, controllare quando fanno il bagno, far giocare quello più timido e stare attenti a quello più disinvolto che sparisce in continuazione, sedare le risse fra loro, raccattare tutti i pezzi ogni volta che ci si muove, consolarli nelle malinconie serali, e così via…
Oltre a tutto non sai mai se stai facendo le cose giuste, quelle che approverebbe anche la loro madre. Io non sono mai stata una supermamma, figuriamoci una supernonna. I bambini mi sono sempre piaciuti e penso di essere stata promossa all’esame di mamma, però beh… non mi hanno mai preso tutta l’attenzione, come vedevo che succedeva ad alcune mie amiche quando avevamo trent’anni di meno. Do affetto, amore, vicinanza, ma ho anche bisogno di poter respirare senza farmi soffocare da un rapporto assoluto, senza intervalli. Era il mio modo di fare la mamma e anche adesso che sono nonna non sono cambiata. I bambini secondo me capiscono e sono contenti di sentire vicino una persona che li ama e di non avere vicino una persona che finge. Comunque, adesso che ho fatto la nonna a tempo pieno per due settimane, sta finendo. Ho creato un bel rapporto con i miei nipoti e sono pronta per andare a fare una vacanza vera con le mie amiche, destinazione Portogallo.

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In mare

Ringrazio Beppe che mi ha permesso di raccontare la sua storia, dato che lui non ha tempo di scriverla visto che è troppo preso da altre faccende.
Beppe tutte le mattine si alza alle cinque. Una volta non era così, anche lui dormiva fino a tardi, capace di domenica di svegliarsi alle dieci, adesso invece dopo cinque – sei ore di sonno è sveglio come un grillo e sa che è inutile provare a riaddormentarsi. D’altra parte ora ha anche una motivazione forte a non perdere le ore del mattino: all’alba si pesca meglio e lui da qualche anno è diventato un patito della pesca, ma forse più che della pesca dell’andare in mare con la sua piccola, piccolissima barca. Beppe di anni ne ha 64, da quando è andato in pensione – ormai sette anni fa – gli è venuta questa passione. Nato e vissuto in una cittadina sulla costa (non vuole che si sveli il posto preciso, per dare un riferimento diciamo che siamo sulla costa marchigiana), ha un rapporto molto stretto con il mare, anche se fino a qualche anno fa l’aveva frequentato poco perché il suo lavoro era sulla terraferma. Munito di secchio, canna, ami, esche e tutto l’armamentario del buon pescatore, se ne va al porticciolo e nel giro di mezz’ora è in mare. “Vado in mare e mi piace, i colori che trovo quando sono in acqua non li trovo da nessun’altra parte, un po’ di solitudine fa bene e io tutti i giorni mi gusto un pezzetto di libertà”. Difficile che torni a casa senza aver pescato nulla e, come mi dice, “per non dar troppo noia alla moglie” pulisce lui le sue prede e le cucina. E c’è anche l’aspetto salutare ed economico della faccenda: “Se si va al ristorante e si ordina il pesce si spende una cifra e lo si può fare solo una volta al mese, io mangio pesce tutti i giorni, che fa bene ed è buonissimo, e sono sicuro che quel che mangio è sano perché so io cosa metto in padella”.
Nel pomeriggio Beppe si dedica ai nipotini, tre tutti insieme, che porta al parco a giocare. Inoltre qualche giorno alla settimana si presenta alla Misericordia locale per dare una mano. Una vita senza sussulti, quella del Beppe ultrasessantenne, ma piena di piccole soddisfazioni e di tanta serenità. Invidiabile…

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Piccoli trucchi di memoria per la vita quotidiana…

…soprattutto quando l’età avanza.

La memoria cala con gli anni, ma la vita quotidiana prosegue come al solito. E alcune situazioni, per via del calo di memoria, per i senior si fanno fastidiose, perditempo, per non dire imbarazzanti.  Possibile che sempre più di frequente non riesca a trovare le chiavi di casa ? Che mi prepari di tutto punto per uscire scorrendo mentalmente se ho preso tutto e poi pochi passi dopo il portone mi viene in mente che ho dimenticato qualcosa ? E che rabbia quando c’è nebbia totale sul nome del nuovo vicino che mi è stato presentato da poco o quando dimentico gli orari dell’ufficio pubblico dove devo tornare e che l’impiegato mi ha appena sgranato.  Magari sono problemi che ho sempre avuto, ma con gli anni che passano si sono acuiti.

Ok, è normale: alla nostra età, quando non prestiamo completa attenzione il ricordo rimane debole e abbiamo serie difficoltà a rammentare quel che ci interessa, anche a distanza di poco tempo.  Proviamo però a vedere quali sono le situazioni fastidiose più frequenti e se c’è qualche semplice accorgimento per eliminare o almeno ridurre la noia di queste situazioni, soprattutto ora che l’età avanza.  Io ne provo ad elencare cinque e per ciascuna di esse un semplice accorgimento che mi sembra funzioni. Se volete, aggiungete le vostre situazioni e i vostri trucchi.

Ricordare i nomi delle persone – Me ne avevano parlato nominandolo solo per cognome, quando l’ho conosciuto di persona ci siamo invece presentati col nome di battesimo. Dopo poche ore lo rincontro e mi fa: “Ciao Enrico”, io provo a rispondere “Ciao…” ma mi fermo incerto perché il suo nome di battesimo non l’ho mai veramente registrato nella mente.  Eppure, in altri casi ho verificato che funziona il seguente trucco: quando incontro qualcuno lo guardo in faccia, ascolto il suo nome, mi faccio un’immagine mentale, un’istantanea, che colleghi il nome e il viso. Ad esempio: ecco Chiara, ha un viso innocente, non posso non ricordarmi “acqua azzurra, acqua chiara” di Battisti. Se mi presentano Roberto Rossi, immagino che ho la fortuna di stringere la mano contemporaneamente a due comici famosi, al “Robberto” nazionale e a Paolo Rossi. Insomma, mi sembra che siamo più dotati nel ricordare immagini e collegamenti che singoli dati.

Non scordarsi i pezzi – Vietato andare al mercato senza la lista, ovviamente. Ma è ad alto rischio anche scriverla di getto prima di uscire di casa. Più sicuro costruirla nei giorni precedenti, man mano che si nota che manca qualcosa. Quando esco per mezza giornata, per un giorno intero, per un weekend, devo avere con me tutto quel che mi serve. La probabilità di dimenticare qualche pezzo è elevata. Farmi un film mentale in anticipo di tutto il percorso di solito mi aiuta nel raccattare gli oggetti che mi serviranno senza dimenticanze. Degli amici mi hanno detto che a loro funziona anche quest’altro trucco, ma io non l’ho mai provato: far la lista (ad esempio degli oggetti che si vuol comprare) e costruire intorno ad essa una storia. Ad esempio: un pollo stava mangiando dell’insalata quando si avvicinò al pollaio un camion carico di concime per le piante…

Ricordare le password – Ormai se navighi in internet la password te la chiedono per tutto. Usare sempre la stessa non è così sicuro e se le annoti su un quadernetto devi solo sperare che nessuno te lo porti via (o peggio, che tu non ti dimentichi dove l’hai messo). Un’alternativa ? Creare uno schema in cui inserire ricordi lontani nel tempo per te indelebili. Ad esempio, puoi iniziare con una combinazione di numeri e lettere che ha senso per te, per dire: Marta06, il nome della tua prima maestra e dell’età che avevi quando l’hai incontrata, più le prime due lettere di chi ti sta chiedendo la password, ad esempio “Li” per Libero, per ottenere alla fine Marta06Li.

Ricordarsi i titoli dei film o il nome di un attore – E’ una delle situazioni per cui faccio più brutta figura. Troppo spesso mi capita di avere il nome del film o dell’attore sulla punta della lingua, ma niente da fare, non mi viene in mente, e più mi accanisco nel tentativo di ricordare, più la risposta si allontana. Adesso sto provando un trucco che, mi hanno spiegato, si basa sul seguente princìpio: il cervello organizza i ricordi in files, quindi se vuoi recuperare un singolo elemento, quando ne sei venuto a conoscenza devi collocarlo nei files giusti. Per esempio, vuoi ricordarti del film “Rain Man” ? Mettilo nei files dei film con Dustin Hoffman, dei film sui rapporti tra fratelli (Tom Cruise) e in quello sulle disabilità e le malattie (l’autismo).

Ritrovare la macchina dove la si è parcheggiata – Non c’è bisogno di arrivare nello smisurato parcheggio di Mont Saint-Michel (uno dei siti turistici più visitati d’Europa) per non ritrovare più l’auto parcheggiata: lì chiunque ha delle difficoltà. A volte il problema c’è anche nel parcheggio del supermercato o in quello dello scambio con la metropolitana. Senza contare le volte che non ci si ricorda più dove si è parcheggiata l’auto la sera prima. Personalmente, non avendo un box né un posto fisso per l’auto, tutte le volte che esco di casa e ne ho bisogno devo fare un grande sforzo di concentrazione per ricostruire in quale delle via adiacenti l’ho lasciata l’ultima volta e in molte occasioni mi ritrovo a battere tutte le vie intorno all’isolato prima di recuperarla. Anche qui il trucco sarebbe semplice: quando si parcheggia non bisogna scappar via subito, bisogna concedersi un altro mezzo minuto, prender nota dei riferimenti (la via, il numero della fila del parcheggio) e guardar bene cosa c’è tutto intorno.

Quali sono le vostre situazioni fastidiose e i vostri trucchi ?    In foto: coppia senior al cinema, fra tre ore si ricorderanno ancora il titolo del film ?

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Salute, prevenzione e stili di vita

Quale delle due ? Siamo diventati ossessionati dalla prevenzione dalle malattie e dall’attenzione alla nostra salute oppure invece finalmente abbiamo fatto nostro un valore positivo, quello della cura di sé e degli stili di vita salutisti, tanto da poter definire una conquista questo nuovo atteggiamento ? 

Tutte le statistiche, le indagini e i dati di mercato segnalano che i comportamenti dei senior vanno nella direzione di prendersi sempre più cura del proprio corpo, di fare in modo sempre più regolare controlli periodici, di non lasciare niente al caso se ci sono di mezzo la salute, il benessere fisico e l’aspetto estetico. “Se l’invecchiamento è inevitabile, cerchiamo di ritardarlo e comunque di viverlo nelle migliori condizioni!” questo sembra essere il messaggio che mandiamo.

Così ci sottoponiamo volentieri all’appuntamento periodico dal medico di base per un controllo anche se non ci sono malanni in corso, alle analisi del sangue e agli accertamenti standard così da prendere per tempo rimedi contro eventuali malattie serie, alla visita periodica dal dentista per lo meno per una pulizia dei denti preventiva: insomma, ogni centimetro del nostro corpo è tenuto sotto stretta osservazione anche se non siamo malati (pare che solo gli occhi, e la relativa visita dall’ottico o dall’oculista, sfuggano a questa regola, chissà perché…). E non si tratta soltanto di controlli in ambito medico-sanitario. Altrettanto diffusa è l’attenzione agli stili di vita: guai ad esempio ad impigrirsi in abitudini troppo sedentarie che peggiorano la condizione muscolare, a non dormire un numero di ore sufficienti per ristorarsi o a prendere l’ascensore per fare solo un piano di scale quando invece, come si sa, salire a piedi farebbe tanto bene al cuore. E non parliamo dei regimi e delle scelte alimentari: dopo migliaia di apparizioni televisive della 67enne Sandrelli, tutte le senior italiane sono diventate sensibili al giusto apporto di calcio che è necessario al corpo e le vendite del famoso yogurt che rinforza le ossa vanno alla grande. Ma anche chi è poco condizionato dalle sirene pubblicitarie, è comunque altamente consapevole degli effetti provocati sul proprio corpo da ciò che mangia e beve: sappiamo che alla nostra età è dannoso, oltre che fonte di pesanti sensi di colpa, esagerare con le quantità, cedere alla doppia porzione di dolce, farsi la pasta asciutta tutti i pasti, e via dicendo; così, ligi al dovere, teniamo la contabilità di vitamine, proteine e carboidrati che ingeriamo, cercando il più possibile di gustare i sapori di una cucina genuina, casalinga e dagli ingredienti doc.

Peraltro, non è detto che controlli sanitari periodici, stili di vita controllati e alimentazione salutare siano abitudini che pesano, anzi molti ne sono rassicurati e sono felici di godere, come conseguenza, di un benessere fisico che si ripercuote positivamente anche sul fronte dell’umore.

Le nuove abitudini dunque possono essere tutt’altro che una fatica o un’ossessione. Anzi, possono essere nuove routines che rendono più armonico il rapporto tra corpo e mente e che si sposano perfettamente con i propri valori e stili di vita più complessivi. E’ quando su tutto prevale invece la paura di invecchiare che le nuove abitudini sanitario-alimentari possono trasformarsi in ossessione. Perché se ci si fa prendere da un deleterio giovanilismo e da un’utopistica speranza di fermare il tempo, allora ogni prevenzione sanitaria, ogni abitudine quotidiana salutista, ogni alimento benefico, si trasformano immediatamente in una prigione in cui si siamo cacciati da soli.

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In motocicletta

Scrive Giuliano: Di solito quando lo racconto a persone che conosco da poco tempo non mi credono. Mi guardano, vedono un signore abbondante di quasi cento chili e con almeno sessanta primavere sulle spalle e pensano che sto raccontando una balla. Invece no, è tutto vero: io le vacanze le faccio girando il mondo con il mio Vespone (oddio, il mondo fino a un certo punto, diciamo che le mete distano qualche centinaia di chilometri da Verona dove abito). E’ un’abitudine che ho da qualche anno: insieme al mio amico Giorgio, anche lui un bel tardone con venti chili meno di me, in primavera ci mettiamo a studiare i possibili itinerari, facciamo la manutenzione delle moto e poi a luglio via, si parte ! Infatti tra poco partiamo, quest’anno il giro prevede la Croazia (in onore dell’entrata nell’Europa), viaggio lungo la costa fino a Spalato e Dubrovnik e, se ci riusciamo, salto di confine e puntata a Sarajevo. Poi ritorno, il tutto in quindici giorni, una media di 100-150 chilometri al giorno, abbastanza per fare dei bei giri e per non arrivare a sera troppo stanchi. In passato abbiamo fatto dei viaggi attraversando gli Appennini in lungo e in largo fino ad arrivare all’Aquila, un anno invece siamo andati su verso Innsbruck, Salisburgo e Monaco. La vacanza in moto mi piace perché ti consente dei ritmi umani, vedi bene quel che attraversi, ti fa sentire libero e ti sembra che gli anni non passino. Lo so, lo so che passano, ma dài, per quindici giorni fatemi pensare che non è così…

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Programmi per l’estate

Com’era facile fino a qualche anno fa raccontare dei programmi per l’estate ! Esodi e rientri di massa concentrati per tutti negli stessi giorni dell’anno. Un numero crescente di persone di tutte le età che si stavano abituando all’idea della vacanza e del viaggio, alla ricerca di un “altrove” rispetto alle mura domestiche e al tran tran del resto dell’anno. Mare, montagna, collina, lago, città d’arte, capitali straniere, luoghi esotici e viaggi avventurosi: la vacanza sembrava alla portata di tutti e ognuno poteva scegliere la destinazione preferita.

Da qualche anno invece le agenzie che raccolgono i numeri degli italiani in viaggio e in vacanza suonano il de profundis. Per dare un’idea, mi limito a ricordare la sequenza proposta dall’Istat relativa al “numero di viaggi di vacanza effettuati” dagli italiani. Nel 2008: 90 milioni, nel 2009: 82 milioni, nel 2010: 71 milioni, nel 2011:  59milioni. Per il 2012, anche se la flessione è stata meno marcata di quella registrata l’anno precedente, vi è stato comunque un calo ulteriore del 5,3%.  E per stare all’anno in corso, tutti ricorderemo che durante l’ultimo periodo pasquale si sono sollevati alti i lamenti degli operatori turistici. D’altra parte, nulla fa presagire che l’estate 2013 sarà migliore e possa invertire la tendenza al calo.

Insomma, anche se spulciando i dati qualche segno positivo si trova (ad esempio i viaggi verso i paesi extra europei sono in aumento) il dato di fondo è che non si può più raccontare l’estate così come si faceva qualche decennio fa, e cioè tutti in partenza per mete vacanziere per lunghi periodi. 

In questo contesto, i senior come se la cavano ? Da una parte è proprio tra i senior che si trova ancora un numero consistente di vacanzieri e viaggiatori che si possono permettere la spesa , dall’altra parte sono sempre i senior, a mio parere, a proporre più di altri una visione del periodo estivo innovativa.   Che i baby boomers (parlo di medie) dispongano di più risorse economiche di altre fasce di età anche in questi anni di vacche magre è cosa nota e quindi non è sorprendente scoprire che tra loro sono ancora in molti a trovare le sostanze per un viaggetto (ad esempio, una regione europea non ancora conosciuta, un Paese lontano che ha sempre fatto fantasticare, un tour insieme agli amici di un qualche gruppo associativo, un posto di mare che consente anche turismo, eccetera) o per un periodo di vacanza (una o più settimane in una struttura ricettiva o anche un periodo lungo a godersi la seconda casa). Inoltre, più tempo libero rispetto alle persone più giovani e un desiderio mai sopito di viaggiare che ha caratterizzato le nostre generazioni si aggiungono alle disponibilità economiche e fanno il resto.

Ma i senior sono anche portatori di nuove abitudini su come trascorrere  l’estate. Intanto, e questo è confermato da tutti gli operatori turistici, le vacanze e soprattutto i viaggi vengono spalmati su tutto l’anno e non concentrati solo nelle settimane estive di alta stagione. Questa tendenza sta riguardando tutte le fasce di età, però non c’è dubbio che i senior su questo sono da sempre i battistrada. Ma oltre a questa diversa articolazione dei tempi di vacanza, c’è un’ulteriore differenza qualitativa. Ed è il farsi strada di una convinzione, di un atteggiamento, che rovescia il modo di concepire questa stagione. Secondo questo approccio, l’estate non è necessariamente il momento del “tutto diverso” dal resto dell’anno, il momento dell’evasione, lo spazio da riempire con un “fare” vacanziero. E’ una stagione da godersi per i suoi colori, per i suoi profumi, per le bellezze che offre solo in queste settimane dell’anno, ma può essere vissuta anche con tanti elementi di continuità con la normalità della vita quotidiana. Per chi ancora lavora non c’è dubbio che rimane un fondamentale momento di stacco, di riposo e di recupero, ma per tutti può essere un periodo punteggiato dalle piccole cose quotidiane, svolte con maggior rilassatezza e serenità.

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Non è una guerra

Scrive Gennaro: Qualche sera fa ho visto in televisione una trasmissione sui rapporti tra “anziani” (così venivamo chiamati) e giovani. Se non erro, si chiamava “la guerra dei mondi”. L’obiettivo di tutta la trasmissione era di trovare degli spunti per mettere in conflitto le due generazioni. Queste trasmissioni vivono solo se riescono a creare della polemica e naturalmente a chi tentava un minimo di ragionamento veniva subito tolta la parola per incalzare con nuove polemiche. Io, che ho quasi settant’anni, francamente non riesco a guardare come a una guerra ai rapporti con i miei figli più giovani trentenni e con il mio nipote più grande diciottenne. Che la vita per un ragazzo oggi si presenti più in salita di come è stato per noi è probabile, basta pensare alla difficoltà di trovare lavoro, anche se anch’io da giovane mi sono dovuto fare la mia bella gavetta con dei turni massacranti e sempre sfavorito rispetto ai colleghi più anziani. Però sono convinto che un ventenne di oggi riceva di più di quello che riceveva un ventenne cinquant’anni fa: più istruzione, più beni materiali, più possibilità di viaggiare e di conoscere altri mondi, più libertà. Nel mio piccolo, io sono stato contento quando ai miei figli ho dato la possibilità di studiare fino alla laurea, quando li ho foraggiati anche finanziariamente se volevano viaggiare e andare a studiare le lingue e ho dato loro la possibilità di vivere con agio. E da loro sento di ricevere un sentimento di riconoscenza per questo. Se provo a fotografare il rapporto tra me e i miei figli la foto che mi viene fuori è di solidarietà, altro che guerra. Ma non credo che la mia sia un’isola felice, anche in tante altre famiglie che conosco l’aria che si respira è questa. Grazie dell’ospitalità. Gennaro      In foto: un senior e un giovane.    Clicca qui per il link al video con cui è stata lanciata la trasmissione tv “La guerra dei mondi”

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Senior beauty

Quanto tempo passate ogni giorno davanti allo specchio per farvi belli e di fronte al guardaroba per scegliere cosa indossare ? E’ lo stesso tempo che dedicavate vent’anni fa o oggi per “mettervi in ordine” ve la prendete più comoda ? O al contrario prestate sempre meno attenzione alla vostra estetica ?

C’è un indicatore, il consumo dei prodotti di bellezza, che fa pensare che la cura del proprio aspetto fisico sia sempre più importante andando avanti con l’età e che quindi probabilmente il tempo che vi si dedica è in aumento: infatti, negli ultimi anni vi è stata una forte crescita dei consumi di creme per la pelle e dei prodotti di bellezza venduti ai senior. Non solo delle creme dedicate al pubblico femminile, ma anche dei prodotti acquistati per uso maschile.

Una volta, invecchiando era normale accettare di avere sul proprio corpo i segni del tempo che passa: i capelli meno forti e grigiastri, la pelle un po’ rugosa, qualche macchia sulle mani, i denti che tirano al giallognolo, gli occhi strizzati quando si legge, un abbigliamento un po’ démodé.  Oggi invece la normalità è che si vuole essere sempre “a posto” e si fa di tutto per coprire i segni del tempo e per risultare sempre piacenti.

Si può liquidare l’argomento dicendo che è soltanto uno spazio in più conquistato dal consumismo, ma forse vale invece la pena di esplorare le ragioni di questo fenomeno.

Probabilmente è il normale corollario del miglior invecchiamento in salute: come mente e corpo si preservano più a lungo, così anche l’aspetto estetico vuole la sua parte. Ma c’è chiaramente qualcosa di più anche sul piano psicologico.

E’ un segno della voglia di continuare a piacere a se stessi ?

E’ l’effetto del voler mantenere una vita sociale attiva in cui si può ancora piacere agli altri e ci si vuole far trovare gradevoli agli occhi degli altri ?

O invece è la manifestazione evidente della rimozione dell’invecchiamento e la predisposizione ad accettare qualunque patto col diavolo pur di sembrare più giovani ?

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