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Tempo di bilanci e nuovi progetti

Scrive Salvatore: Ho superato i 60, dopo oltre 40 anni di lavoro (sempre nella stessa azienda) ho maturato una discreta pensione prima delle ultime sfavorevoli modifiche.
Durante gli ultimi anni di lavoro mi sono preparato un angolo di pace in campagna, dove ora trascorro gran parte del tempo disponibile, fantasticando su nuove iniziative da realizzare (quasi tutte alla fine sono bocciate). Una scelta positiva è stata frequentare la palestra, ci ho guadagnato in salute.
Oltre che giocare con i cani e gatti, curare l’orto e le piante, mi rimane del tempo per leggere e navigare in internet, riesco ad organizzarmi nei minimi dettagli due viaggi all’anno sfruttando i periodi di bassa stagione (molti altri restano solo nella fantasia).
La maggior parte del tempo è orientato ai piccoli progetti di oggi e di domani, solo in qualche occasione mi guardo indietro e scaturiscono i bilanci:
- ho sempre rimpianto la sospensione degli studi a 18 anni ma ad oggi è stata la mia fortuna, non sarei andato in pensione con le vecchie regole
- il percorso lavorativo è stato molto positivo e pieno di soddisfazioni
- un grosso merito dei miei risultati è da attribuire a mia moglie che da 40 anni mi sostiene ed ora insieme cerchiamo di goderci la situazione
- unico cruccio la precarietà economica della figlia che a 34 anni deve fare affidamento sulla pensione di papà.
In conclusione nessun rimpianto, obiettivo goderci la vita con quanto ad oggi abbiamo a disposizione finchè la salute ce lo permette.                                                                                                                                Un sereno pensionato.
Salvatore

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Le droghe dei senior e la memoria

In teoria l’avanzare dell’età dovrebbe portare con sé la saggezza, un po’ di serenità e un modo di rapportarsi al mondo meno angosciato e stressato di quello che si sperimenta nei decenni precedenti. Parlare di droghe dei senior quindi può apparire a prima vista come un controsenso, un fenomeno così limitato e sporadico che non vale la pena interessarsene. E invece alcuni numeri che recentemente si leggono fanno intuire che il fenomeno non è da prendere sottogamba.  Ad esempio, come riferisce Michela Dell’Amico su wired.it dello scorso 8 maggio, si parla di 10mila senior italiani che consumano cocaina, marijuana e anfetamine e, stando agli ultimi rapporti di Osservasalute, la tendenza è che gli italiani alla droga fanno sempre più ricorso: in dieci anni le dosi giornaliere consumate sono quadruplicate. Dal 2000 al 2008, l’aumento è stato del 310%.  Anche i dati europei dicono che l’utilizzo di droghe in Italia è in crescita per tutte le fasce di età, ma questo non attenua la sorpresa di vederla in aumento anche per le persone più anziane. Il punto è che nell’universo genericamente denominato “droghe” si possono tranquillamente includere anche una serie di sostanze che non sono né cocaina né cannabis. Ad esempio, possono essere fatti rientrare nella categoria tutta una serie di prodotti antidepressivi e psico-stimolanti, ma anche gli ansiolitici, i tranquillanti e i sonniferi, quando vengono presi a ripetizione. Fino naturalmente ad arrivare al fumo incallito, ai dieci caffè al giorno e all’eccesso di alcool.

Chi sono i principali utilizzatori di droghe in età avanzata e da cosa dipende l’aumento del consumo?  Pare che i principali consumatori stiano soprattutto nelle fasce alte maschili: dirigenti, manager, politici, operatori finanziari, e più in generale coloro che portano sulle spalle elevate responsabilità e per questo diventano depressi, stressati, iperattivi. Ma non scherzano neppure molte donne ultra cinquantenni che ci danno dentro con il Lexotan e con il Valium.

Un recente interessante servizio della statunitense AARP – forse sollecitato anche dal sondaggio per cui per la prima volta da 40 anni a questa parte gli Americani sono favorevoli alla liberalizzazione della marjiuana (vedi<http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20130405_074227.shtml>) - ha messo in luce le conseguenze che l’uso di droghe (nella sua accezione più ampia) può avere anche sul decadimento cognitivo, e in particolare sull’accelerazione della perdita di memoria. “Per molto tempo – dice la rivista on line dei senior americani – i medici hanno considerato le dimenticanze e la confusione mentale come una componente normale dell’invecchiamento. Ma gli scienziati oggi hanno appurato che la perdita di memoria non è inevitabile con il procedere dell’età. Il cervello può produrre nuove cellule cerebrali e creare nuove connessioni”. Prosegue la rivista: “Molti sanno che tra i fattori che peggiorano la memoria vi possono essere l’alcool, l’abuso di droghe, il fumo accanito, l’insonnia, gli stress importanti,  la mancanza di vitamina B12, la depressione e l’Alzheimer, ma non tutti sono consapevoli del fatto che anche parecchi medicinali tra quelli più prescritti hanno degli impatti sulla memoria”. E viene proposto l’elenco dei drugs a cui fare attenzione da questo punto di vista: ansiolitici, anticolesterolici, dimagranti, antidepressivi, sonniferi, medicinali per il Parkinson e per l’incontinenza, antiipertensivi, antistaminici. Complicato trovare il giusto equilibrio !

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Come un palloncino…

Anche stamattina mi sveglio.. e sono stanca. Comincio a vedere i miei sessant’anni all’orizzonte eppure continuo ad essere ancora in quella fase di ‘nuovi progetti’.. E’ più forte di me, farà parte del mio dna, non fermarmi mai, pensare sempre a cosa farò da grande (…) e buttarmi a capofitto come quando avevo vent’anni. Poi però mi accorgo che non ho più quell’energia e mi affloscio come un palloncino… ma tant’è..
Sono così testarda da non mollare mai la presa. Devo esserne costretta altrimenti la battaglia continua, ogni giorno, per raggiungere l’obiettivo. Leggo di queste vite tranquille, finalmente ripagate delle fatiche vissute, godersi la vita con un libro, la pittura, il teatro. Tutte cose che io amo tantissimo ma per le quali non ho mai avuto, né avrò mai, il tempo. Se ripercorro la mia vita partendo dal suo inizio ‘lavorativo’ mi vedo in quella grande azienda dove, dopo dieci anni, ho maturato la mia discreta esperienza per una professione che ha poi tracciato tutto il percorso della mia vita. Mi occupavo di eventi, corsi di formazione organizzati per i dipendenti. L’incontro con il mondo degli alberghi e del turismo mi ha affascinato subito scoprendo però poi anche la frustrazione del vivere i dieci metri quadri d’ufficio. Così ho mollato tutto ed iniziato la mia vita un po’ anarchica di un lavoro vissuto viaggiando.. Non mi preoccupavo minimamente della pensione, vivevo la giornata perché un giorno ero a Sydney.. il giorno dopo chissà… Ho una figlia fantastica che oggi ha più di trent’anni e mi somiglia. E’ in carriera, piena di energia vitale, milanese. Io invece vivo ad un’ora d’auto, sulle colline dell’oltrepò pavese, non troppo lontano da lei. Da dieci anni le mie maniche sono rimboccate, le mie mani un po’ acciaccate, la schiena non parliamone.. Ma vivo in un paradiso.. che ancora non è finito. Era una vecchia decrepita casa sommersa dalla vegetazione; come Indiana Jones ho vissuto con il macete facendomi strada tra le sterpaglie. L’acqua del pozzo, la stufa a legna, fuori la notte buia, silenziosa. Se ripenso a quel tempo mi viene la pelle d’oca ma io ero felice lontana dallo stress e dalla competizione sfrenata. Oggi, dopo più di dieci anni, la mia casa è un bed&breakfast, il giardino un’oasi ancora da finire ma c’è il laghetto con le mie anatre selvatiche, i miei gatti alla finestra ad osservare le cincie mangiare le molliche di pane sul davanzale, il mio ultimo cucciolo bianco che diventa ogni giorno più grande..
Il mio motto è sempre stato ‘chi mi ama mi segua’, perché non mi sono mai preoccupata di partire sola, ho sempre fatto da testa d’ariete, da avamposto alla scoperta di nuove mete. Così ho un compagno fantastico ma vive fuori casa dieci e più ore al giorno con il suo lavoro.. ed io qui, con le maniche rimboccate, le ossa indolenzite, lo sguardo un po’ assonnato che vorrebbe svegliarsi un giorno e vedere intorno tutto in ordine e già fatto, almeno una volta.
Con questa nuova crisi sono scoperta, non ho reti protettive perché i lanci nel vuoto sono la mia specialità. Così mi lamento che ancora una volta, come nel ’93 a Milano, la crisi mi sorprende fragile e con scarse risorse per affrontarla. Ma la verità non è il destino beffardo, semplicemente è la mia vita che è sempre vissuta così, sull’onda.
E mentre intorno a me le mie amiche cominciano a godersi la vita da ‘pensionate’ io sono ancora qui a fare i conti con i miei limiti, misurati sempre un po’ oltre la linea di demarcazione.

Allora penso che sì, adesso sì, vorrei qualcuno con cui condividere questo progetto, anche per avere il tempo e il modo di godermelo almeno un poco. Mi piacerebbe molto che fosse una donna, un’amica, irrequieta come me, piena di entusiasmi infantili come me, un po’ colta come me, un po’ matta.. proprio come me.
Per piantare un nuovo fiore, creare un nuovo angolo nel verde, inventare e progettare, eventi per gli ospiti-amici da organizzare in questa oasi di ventimila metriquadri di boschi, prati ed un laghetto. In rete ho messo il mio B&B latorrettadisotto.it creato anch’esso da me, grazie al mio essere stata, anche, una consulente in marketing turistico internazionale. Forse è questa la nuova fase della mia vita: essere partecipata.. Se leggendomi senti un piccolo sobbalzo del cuore, scrivimi!    In foto: il giardino per la colazione della casa di Patrizia

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Un po’ di esercizio tutti i giorni

Ci sono rimasto male quando ho letto, nelle graduatorie europee sull’invecchiamento attivo dei senior, che risultiamo in fondo alla classifica per lo sport e l’esercizio fisico. Ma come? Tutti i cinquantenni, sessantenni e settantenni tricolori che testimoniano di fare camminate, biciclettate, nuotate, dove sono finiti ? Eppure i numeri europei parlano chiaro. E allora bisogna farsene una ragione e capire un po’ di più il fenomeno.

Nell’indagine “Vita da senior” svolta recentemente da I ragazzi di sessant’anni emergeva che lo spirito con cui i senior approcciano il movimento fisico è che esso dà energia invece che toglierla. Malanni fisici e obesità possono creare problemi, ma non sono un ostacolo assoluto al fare sport e movimento. Secondo le evidenze di questa indagine, quando si dedicano a qualche sport e fanno movimento, i senior sembrano mossi principalmente dalla speranza di mantenere o recuperare una discreta forma fisica, che consenta di rimanere il più a lungo possibile in buona salute e autonomi. L’atteggiamento verso l’esercizio fisico dunque sembrerebbe positivo e probabilmente sono noti ai più i danni derivanti dall’inattività fisica.

Per l’Organizzazione mondiale della Sanità la vita sedentaria è una delle prime dieci cause di morte e di inabilità, l’inattività fisica provocherebbe addirittura più di 2 milioni di morti l’anno.  Per il nostro Ministero della Salute, come recita il suo portale alla sezione “Sport e attività fisica”: “L’organismo umano non è nato per l’inattività: il movimento gli è connaturato e una regolare attività fisica, anche di intensità moderata, contribuisce a migliorare tutti gli aspetti della qualità della vita.  Al contrario, la scarsa attività fisica è implicata nell’insorgenza di alcuni tra i disturbi e le malattie oggi più frequenti: diabete di tipo 2, malattie cardiocircolatori (infarto, miocardico, ictus, insufficienza cardiaca), tumori”.  Senza contare che una moderata attività fisica consente di mantenere nel tempo una vita indipendente e attiva nella propria comunità.

Diciamoci la verità: chi di noi, passata la quarantina, non si è sentito dire dal proprio medico di base che un po’ di sano movimento fisico avrebbe aiutato ? Insomma, tutti sappiamo che ci farebbe bene e che ci eviterebbe qualche guaio. E molti non si sottraggono, per dire, a una sgambata, a un po’ di palestra, o a un po’ di giardinaggio che mette alla prova schiena e muscoli. I problemi dunque non nascono dall’ignoranza sul tema, ma si presentano quando si comincia a parlare di frequenza dell’esercizio fisico e della sua continuità nel tempo. Si legge sempre sul portale del Ministero della Sanità: “In Italia il 30% degli adulti tra 18 e 69 anni svolge, nella vita quotidiana, meno attività fisica di quanto è raccomandato e può essere definito sedentario. In particolare, il rischio di sedentarietà aumenta con il progredire dell’età, ed è maggiore tra le persone con basso livello d’istruzione e difficoltà economiche…”.

L’asticella posta nell’indagine svolta a livello europeo e dalle Nazioni Unite sull’invecchiamento attivo dice che un’attività fisica moderata richiederebbe comunque di praticarla cinque volte la settimana: che non vuol dire che mi devo fare dieci chilometri a piedi ogni giorno dal lunedì al venerdì, ma più semplicemente che ogni giorno trovo l’occasione di muovermi, una volta camminando da un posto ad un altro, una seconda volta lavorando alle piante del giardino, una terza facendo lo sport che preferisco per un’oretta o facendo le scale a piedi evitando l’ascensore, e così via.  Questo anche perché, se il movimento fisico e lo sport sono inseriti nella vita quotidiana e non richiedono particolari strutture o attrezzature, è pure più probabile che le pigrizie saranno superate con maggior facilità.

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Iniziative locali – news

Le iniziative a favore dei senior o che li vedono protagonisti sono numerosissime e si svolgono in tutta Italia. Manifestazioni, convegni, fiere, corsi, spettacoli, scambi, viaggi, iniziative pubbliche e private sono lì a testimoniare che i senior oggi sono diventati una realtà importante e che raccoglie molta attenzione. Quel che stupisce particolarmente è quanto queste iniziative siano diffuse e capillari in tutti gli angoli della penisola.

Chi, come il sottoscritto, cerca di tenersi informato su cosa succede intorno al mondo dei senior, non può non notare la crescita esponenziale di notizie riguardanti eventi che mettono al centro dell’attenzione i senior e che provengono sia dalle grandi città sia dalla provincia, sia dal Nord e dal Centro che dal Sud.  D’accordo, non avranno una rilevanza nazionale eventi come il salone “pescaraseniorcity” che si terrà appunto a Pescara, o il gemellaggio coristico delle Università della Terza Età di Frosinone e di Perugia, piuttosto che l’iniziativa dei Comuni irpini per ridurre il digital divide che penalizza chi è più avanti nell’età, ma sicuramente iniziative come queste sono la testimonianza di come si sta trasformando nei fatti la vita dei senior.

A partire da oggi “I ragazzi di sessant’anni” segnaleranno, sulla pagina facebook collegata al blog, anche le notizie locali di questo tipo con il titolo “Iniziative locali – news”

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L’età dell’assaporare

Maria ha raccontato la sua storia con grande sincerità. Ho concordato con la protagonista della storia di non usare il suo nome vero, ma un nome di fantasia, Maria appunto.

“In pensione da qualche anno, ho svolto un lavoro di responsabilità, complesso e delicato, che mi ha portato ad impegnare tutta la mia intelligenza e caparbietà e a raggiungere significative realizzazioni personali all’interno di una carriera pesante per una donna, ma gratificante.
In gioventù sono stata una giovane signora graziosa e appetibile, non gratificata da un marito che non accettava le mie capacità, non era attratto e palesemente rifiutante; secondo lui, le mie qualità avrebbero dovuto rimanere su un piano ideal-teorico, ma non essere impegnate nella realtà. Negli anni queste divergenze sostanziali hanno portato a crescite personali separate e poi al divorzio.
Sono stata tormentata da una sessualità esuberante e non appagata, che mi ha indotto talora a cercare altrove conferme, commettendo sciocchezze e innamorandomi anche di uomini regolarmente sposati, che mi davano piuttosto l’impressione di usarmi per tenere in piedi i loro fragili matrimoni.
Da senior, divorziata da molto tempo, mi sono ritrovata, improvvisamente libera dalla mia libido, che mi condizionava a competere, a piacere, a cercare di sedurre e conquistare, anche se non era certamente la via per raggiungere l’affetto nella forma che desideravo.
Per me, l’arrivo della piena maturità, che mi ha regalato tra l’altro la cessazione delle poussée ormonali, è giunto come una liberazione da impulsi e conflittualità che mi facevano assumere comportamenti, che poi mi ritornavano in negativo, che mi complicavano la vita e soprattutto mi davano molta sofferenza, con ricaduta sull’autostima e sull’insicurezza.
Trovo che la terza età, che segue l’epoca del fare e dell’avere per soddisfare, rappresenti la stagione dell’assaporare. Ora assaporo una vita meno faticosa, con meno lavoro, meno responsabilità, meno competizione. Ora posso godere le amicizie vere e scelte e non, come spesso accade, quelle imposte dal lavoro o da altre convenienze contingenti. Mi è sempre piaciuto cucinare, invitare, ma, col mio lavoro impegnativo, facevo la spesa alle sette di sera e cucinavo di notte per la sera successiva, con l’ansia incalzante della prestazione, come in qualunque campo, e con la preoccupazione del giudizio. Ora, posso dedicare tempo a cucinare in serenità, a invitare gli amici, a fare la spesa, senza sottrarre, per questo, tempo al mio sonno. Mi è sempre piaciuto leggere, ora continuo a leggere di notte per scelta come momento di personale raccoglimento.
Quando ormai non me lo aspettavo più, la vita mi ha regalato l’incontro con un uomo maturo che riesce a valorizzarmi, sa sorvolare i miei lati meno positivi e ora è il mio compagno. Durante una recente malattia ho potuto apprezzare la sua capacità di accettare le modificazioni della mia persona, nell’aspetto, nella efficienza, la diminuzione delle energie, ed anche dell’appetito sessuale: scoprire che i limiti, non chiamiamoli difetti, vengono accettati e visti come quello che si è e non un’altra immaginata, è un bel regalo della vita.
Ho fatto una scelta egoistica, in linea con altre scelte importanti della mia vita, in cui ho chiari i miei bisogni ed i miei limiti, di non vivere insieme, ma di continuare a stare in città diverse, di stare insieme a periodi, quando possiamo condividere l’amore per l’Arte, la musica, i viaggi, e i tempi per coltivarli insieme. E assaporo tutto questo…..la terza età è una stagione della vita veramente a sorpresa, interessante, con meno tensioni e molto più spazio per sé, compresi i propri difetti.”

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Crisi e baby boomers

Un nuovo contributo di Giada Nolasco, responsabile dell’Osservatorio 65 Plus, per I ragazzi di sessant’anni:  

“Baby boomers. Recentemente mi sono soffermata a riflettere su questo concetto: generazione che è riuscita ad accumulare un patrimonio maggiore rispetto alle generazioni successive, in conseguenza alle maggiori possibilità di risparmio caratteristiche del particolare momento storico ed economico in cui si è trovata quand’era nel pieno dell’attività lavorativa.

Ma la crisi c’è e si ripercuote su tutti.    Mi sono chiesta, quindi, come si caratterizza questa generazione in un momento di crisi generale. Ho chiamato Paolo, un amico di famiglia di 60 anni, e gli ho fatto tre domande sulla sua situazione attuale per capire se i suoi comportamenti sono influenzati dalle sue caratteristiche generazionali. Prima, però, ho cercato dei dati statistici di Eurisko per poter confrontare le sue risposte.

Innanzitutto gli ho domandato se ha mai fatto ricorso a prestiti personali. Paolo non lo ha mai fatto, come circa il 75% dei senior, ma ha specificato che lo farebbe se ne avesse bisogno. Gli ho chiesto, poi, se riesce  a risparmiare mensilmente un po’ della sua pensione e la risposta è stata affermativa, come circa il 65% del campione della ricerca. Infine, gli ho domandato se ha intaccato il suo patrimonio oppure se riesce ad incrementarlo. Qui i dati statistici sono orientati ad un 50% e Paolo appartiene alla prima metà. Mi ha confessato di averlo intaccato proprio di recente per togliersi qualche sfizio e per aiutare la figlia in un acquisto.

Da questi dati emerge, però, una generale diminuzione del reddito risparmiato rispetto al passato, nonostante la maggioranza del campione non arrivi a spendere l’intera somma del reddito mensile. Infatti, è sicuramente caratteristica la propensione al risparmio, in continuità all’atteggiamento tipico di questa generazione e nonostante la situazione di crisi economica attuale.  Giada Nolasco”

 

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I paradisi dove ricominciare

Ai nostri occhi italiani i posti segnalati da InternationalLiving.com suonano esotici e un po’ eccentrici. Quando fantastichiamo di qualche bel posto dove trasferirci, spesso ci vengono in mente méte mediterranee o piccoli paradisi italiani. Così sentirci proporre come prima destinazione l’Ecuador e come seconda Panama ci lascia un po’ interdetti. Eppure International Living, che –va detto- ha un punto di osservazione americano e che è un sito dedicato proprio ai senior che si vogliono trasferire in bei posti senza necessariamente essere ricchi, fa le cose per bene: hanno costruito il loro bell’indice per valutare 22 luoghi scelti come possibile destinazione e, utilizzando la loro rete di scrittori, editori e coetanei abitanti già nei Paesi esaminati, hanno espresso il loro parere prendendo in considerazione un ampio range di fattori: dalle condizioni climatiche al tenore di vita che si può permettere un occidentale, dalla facilità di fare amicizie locali al quanto ci si sente a proprio agio nel muoversi per strada o con i mezzi pubblici, dal quanto si può fare affidamento sulle cure mediche locali fino ai prezzi per l’eventuale acquisto o affitto di una casa in loco.

L’Ecuador, dunque. Ecco come International Living presenta entusiasticamente la sua prima scelta:  “La nostra vita in Ecuador è tutto quello che speravamo”, dice Mike Grimm, che è arrivato a Cuenca due anni e mezzo fa con la moglie Patty. “Siamo totalmente felici e programmiamo di vivere qui il resto della nostra vita.”
Continua International Living: “E’ comune sentire un apprezzamento così forte dal crescente numero di espatriati in Ecuador. Ecuador supera anche le più alte aspettative: può capitare di vivere accanto a un fiume che scorre dolcemente in una pittoresca vallata, di sperimentare lo stile di vita cosmopolita di città come Quito e Cuenca, o di rilassarsi in comunità più piccole come Cotacachi o Vilcabamba. E ovunque si vada, si incontra gente amichevole, felice di accogliervi nel loro bel paese.
E questo paese offre ottime opportunità immobiliari. Ma per molti, la vera attrazione è il clima perfetto. Ecuador si trova sull’equatore. Le spiagge sono tropicali, ma sulle Ande il clima è mite e primaverile tutto l’anno.

Le principali città dell’Ecuador hanno ottimi ospedali e medici ben addestrati. E tutti i residenti sono ammessi al sistema sanitario locale a fronte di premi mensili incredibilmente bassi.
Si può cenare al ristorante per $ 2.50, un’ora di massaggio per $ 25 una birra costa $ 0,85 e alcune coppie dicono che vivono con meno di 900 dollari al mese, esclusi i fitti.
E se uno desidera mantenersi occupato con il lavoro, è uno dei migliori paesi per un avviare una start-up da parte di uno straniero.”

Ah, dimenticavo: dopo Ecuador e Panama, gli altri tre Paesi segnalati sono Malesia, Messico e Costa Rica.

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Chi invecchia meglio in Europa?

Si è sbagliato chi pensava che finito il 2012, l’anno dedicato all’invecchiamento attivo, l’Unione Europea si considerasse appagata.  In tutti i Paesi dell’Unione l’anno scorso sono stati numerosissimi gli incontri, le manifestazioni, gli articoli e gli eventi mediatici tesi a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di pensare all’invecchiamento in modo diverso dal passato. Ma questa campagna, giustamente, non poteva essere che l’inizio di un percorso. E infatti, dopo avere sintetizzato a fine 2012 le principali conclusioni delle tantissime idee circolate sull’argomento, a distanza di qualche mese dalla chiusura dell’anno la UE ha presentato un nuovo strumento che serve per misurare e monitorare il grado di invecchiamento attivo nei vari Paesi membri.

Lo strumento si chiama Active Aging Index (AAI), è un indice statistico ed è ad opera non solo della Ue, ma anche della Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite. Questo strumento sarà un po’ il modo attraverso il quale verrà monitorata l’applicazione delle politiche di invecchiamento attivo e verranno date le pagelle ai vari paesi europei in questo campo.

I primi dati sono già disponibili, ma prima ancora che guardare ai dati (ne parlerò in un prossimo articolo) mi sembra interessante capire come è stato costruito questo indice, cioè quali sono gli aspetti presi in considerazione per dire se l’invecchiamento sta avvenendo in modo sufficientemente attivo e con un buon livello di qualità.

L’indice generale è composto di quattro capitoli: 1. il tasso di occupazione tra i 55 e i 75 anni, 2. il grado di partecipazione nella società, 3. quanto si vive questa fase di vita in salute e in modo indipendente e sicuro, 4. la capacità di invecchiare attivamente.

A loro volta, ognuno dei quattro capitoli contiene una serie di voci più specifiche:

1. Il “tasso di occupazione” è il parametro più chiaro ed è a sua volta distinto per quattro fasce di età: dai 55 ai 59 anni, dai 60 ai 64, dai 65 ai 69, dai 70 ai 74.

2. A partire dal secondo capitolo, la misurazione diventa più difficile. Infatti, il “grado di partecipazione” comprende aspetti fra loro diversi, e precisamente: le attività di volontariato (la percentuale di popolazione over 55 che lavora in modo volontario e non retribuito in associazioni e organizzazioni), il prendersi cura di figli e nipoti (è misurata la frequenza, ed è curioso leggere che curare i nipoti meno di una volta la settimana vale come zero), il prendersi cura dei grandi anziani (stesso criterio di frequenza del parametro precedente) e infine la partecipazione politica o sindacale (misurata in base alla partecipazione ad iniziative di questa natura nel corso dell’ultimo anno).

3. Il terzo capitolo, in inglese definito “indipendent, healthy and secure living” mette sotto osservazione questi altri aspetti: l’esercizio fisico (percentuale di over55 che fanno dell’esercizio fisico almeno 5 volte a settimana), l’accessibilità alle cure sanitarie e dentistiche (domanda: quante volte ne hai necessità e non sei in grado di ricevere le cure che ti servono?), la possibilità di vivere in modo indipendente a casa propria da single o in coppia, l’adeguatezza del reddito disponibile per gli ultra65enni e la percentuale di over65 che sono a rischio povertà o che sono costretti a deprivazioni materiali.

4. L’ultimo capitolo, la “capacità di invecchiare attivamente” è il più eterogeneo e comprende: l’aspettativa di vita residua a 55 anni, l’aspettativa di vita residua in salute a 55 anni, il benessere mentale (misurato anche attraverso l’autopercezione dei diretti interessati riguardo a propri sentimenti e stati d’animo), l’uso delle tecnologie informatiche (percentuale di senior 55-75enni che usano internet almeno una volta alla settimana), il grado di socialità (inteso come percentuale di over55 che “scelgono” di incontrare altre persone – amici, parenti, colleghi – più volte la settimana), il livello di istruzione raggiunto oltre la scuola dell’obbligo.

Per ogni fattore considerato, e per ognuno dei quattro capitoli, avviene una misurazione ed è dunque disponibile un numero che consente sia di controllare l’andamento nel tempo, sia di confrontare ciascun Paese con tutti gli altri.  A questo scopo non mancano neppure le classifiche comprendenti tutti i 27 Paesi dell’Unione.

Lo strumento Active Aging Index è sicuramente complesso, ma è una vera miniera di informazioni utili per chi è convinto che l’invecchiamento attivo sia una rivoluzione sociale e che nel prossimo futuro sarà uno dei principali fenomeni con cui tutti saremo chiamati a confrontarci.

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Giornate di libertà

Ciao, sono Sabrina, 63 anni. Finalmente la bella stagione! E’ primavera ma fa così caldo che sembra estate e dopo mesi di pioggia, pioggia, pioggia (almeno qui dalle mie parti, zona prealpina) qualche bella giornata di sole ci voleva! Molte mie amiche mi stanno tentando proponendomi dei weekend in qualche città europea, chi dice andiamo a Lisbona, chi andiamo a Dublino e hanno ragione perché questo è il momento migliore per andare a fare dei viaggetti. Una mi ha proposto di andare in crociera, secondo lei è il momento migliore anche per le crociere, almeno per i prezzi. Io in crociera non ci sono mai andata e un po’ mi attira ma credo che dirò di no a tutte perché alla fine la cosa che mi piace di più è di prendermi delle giornate di libertà da tutto e fare delle belle gite in bicicletta stando fuori tutto il giorno. Non preoccupatevi, non sto parlando di maratone ciclistiche pedalando per troppi chilometri, ma un po’ di allenamento ce l’ho e senza strafare un’ora all’andata e un’ora al ritorno ce la faccio e senza rimanere poi a letto tutto il giorno dopo. E’ bellissimo trovare qualche strada poco battuta dalle macchine e poi fermarsi in una radura o in qualche bosco, quando sono in vena mi porto anche il pranzo al sacco. Non mi avventuro mai da sola e la cosa più bella è proprio condividere con altri le sensazioni che ti danno l’aria di primavera, la natura e la vita sana. Quello che spero davvero è di tenere ancora le forze per gli anni a venire e di poter ancora continuare a fare queste gite.

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