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Esercizio mentale o fisico ?

Diciamoci la verità. Su come si fa a proteggere il nostro cervello dall’invecchiamento e a prevenire le malattie mentali brancoliamo ancora nel buio. L’interesse per il tema è crescente, i senior cercano di tenersi aggiornati sul punto in modo sempre più attento e contemporaneamente crescono a dismisura le “ricette” suggerite per mantenere alte le nostre capacità cognitive anche in età avanzata. Ma per il momento sia nel mondo scientifico sia tra il grande pubblico si ascoltano soluzioni tra loro discordanti e pochissimo confermate.  E’ sicuramente un bene che il mondo della ricerca scientifica si adoperi non solo per capire meglio da cosa dipende il possibile decadimento cognitivo, ma anche per trovare rimedi e accorgimenti preventivi. Però bisogna essere degli inguaribili ottimisti per pensare che a breve vengano dette delle parole risolutive sull’argomento. 

Ad oggi, le proposte più frequenti riguardano sicuramente gli esercizi di allenamento della mente. Esercizi che ricordano, ad un profano della materia come il sottoscritto, i videogiochi e che stimolano a pensare velocemente, a fare associazioni veloci fra oggetti diversi, a concentrarsi su ciò che interessa senza farsi distrarre da altri stimoli, a sviluppare la capacità di reazione, a migliorare la capacità di processare mentalmente ciò che vediamo e sentiamo per ricordarlo nel tempo, a considerare contemporaneamente più dati per giungere a conclusioni, eccetera. Per chi vuole farsene un’idea, la seguitissima rivista dell’American Association of Retired Persons ne offre un assaggio nel suo sito, alla pagina http://brain.aarp.org/    Ed è sull’onda di queste proposte che si stanno moltiplicando di numero coloro che dedicano parte del loro tempo all’esercizio mentale, anche perché questi esercizi, pur avendo alle spalle un retroterra scientifico, si presentano quasi sempre come dei giochini divertenti.

Poi però ogni tanto compaiono le conclusioni di altri ricercatori che mettono seriamente in dubbio la capacità di questi stimoli di dare benefici in termini di prevenzione dalle malattie mentali degenerative legate all’età. E’ il caso, per fare un esempio, della ricerca svolta dal Dr. Alan J. Gow dell’Università di Edinburgo, pubblicata sulla rivista scientifica Neurology e ripresa dal New York Times sulle sue pagine dedicate alla salute http://well.blogs.nytimes.com/2012/10/26/exercise-may-protect-against-brain-shrinkage/ : ciò che fa la differenza, secondo questo studio, è l’attività fisica. Dopo aver seguito un ampio gruppo di senior nelle loro attività quotidiane sia fisiche, sia intellettuali, sia sociali, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che è proprio l’esercizio fisico il mezzo che può servire per proteggere il cervello dall’invecchiamento e che invece le stimolazioni date dalle attività intellettuali e sociali al massimo possono favorire il benessere e la qualità della vita, ma non aiutano a proteggere il cervello dalla degenerazione. 

In aggiunta a tutto ciò, se la maggior parte di coloro che si occupano dell’argomento prendono in considerazione l’esercizio mentale, l’esercizio fisico e le frequentazioni sociali, non mancano neppure coloro che mettono al centro dell’attenzione la corretta alimentazione, ipotizzando un rapporto stretto tra come mangiamo e l’efficienza del nostro cervello nel tempo.

Come comportarsi di fronte a queste diverse conclusioni ? Difficile rispondere, in mancanza di un consolidamento delle evidenze scientifiche.  D’accordo, gli esercizi mentali ci aiutano a tenere in forma il cervello, ma non è chiaro se è possibile prevenire le patologie, e nel caso come farlo.  Intanto, per non sbagliare e per dare un ruolo anche al nostro buonsenso e alle nostre esperienze, non ci resta che dedicarci alle buone letture, non smettere di studiare ciò che ci piace, applicarci a qualche attività, fare quotidianamente qualche camminata o biciclettata, non rinunciare a frequentare gli amici e perseverare nella nostra amata cucina mediterranea.

 

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Vietato invecchiare

Senectus ipsa est morbus. Perdonate il latinorum, ma l’antica sentenza di Terenzio Afro, per cui “la vecchiaia è per se stessa una malattia”, rappresenta troppo bene una convinzione ancora assai diffusa per non ricordarla quando si cerca di parlare di invecchiamento. La vecchiaia nei secoli è stata associata al declino dei sensi, alla perdita delle capacità mentali, al deterioramento fisico, fino a considerarla una vera e propria malattia, invece che una fase evolutiva della vita. Adesso poi che l’esistenza si è allungata e la medicina ha fatto passi da gigante, la rimozione della possibilità stessa di invecchiare ha preso il sopravvento. Tutti noi schiviamo il più possibile l’essere definiti “vecchi” e la notizia (vera) che nuove fasi di vita si sono aggiunte a quelle tradizionali in uno sconvolgimento esistenziale e demografico senza precedenti, ci incentiva a considerare ancor di più l’invecchiamento come una patologia.

Nel dibattito a cui ho partecipato domenica mattina scorsa su Rai1Mattina parlavamo di baby boomers: il professor De Masi ha lanciato nel corso della trasmissione un’idea suggestiva e paradossale, una provocazione per certi versi opposta a quella tradizionale: ci dobbiamo considerare vecchi solo quando ci mancano due anni alla fine della vita, non prima, e siccome non sappiamo quando sarà la fine il concetto stesso di vecchiaia non sta più in piedi.  Condivido l’atteggiamento ottimistico che sprona a vivere fino in fondo gli anni in cui possiamo essere ancora attivi, ma davvero godiamo di un beneficio psicologico nell’evitare l’idea stessa di vecchiaia ? Parte della psicologia, quella che si identifica nella cosiddetta psicologia del ciclo di vita, è convinta che non vi sia un periodo di maggior splendore e poi uno di decadimento, ma che tutto l’arco della vita sia da vedersi come uno sviluppo, un’evoluzione, una crescita.  Insomma, anche per questa branca della psicologia viene rovesciato lo stereotipo di Terenzio Afro.  Ma non sarà che queste nuove prospettive (l’invecchiamento attivo, l’invecchiamento come sviluppo), di per sé giuste, ci portano un po’ a fingere, come se la vecchiaia non esistesse ?

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Esercizio fisico antiaging

In un recente articolo sui “segreti per vivere bene e a lungo” Guidalberto Guidi, cardiologo nonché specialista in medicina preventiva e del benessere, ha elencato una serie di comportamenti e stili di vita che sono comuni alle persone longeve e che sono invecchiate bene. Scrive Guidi: “Parliamo…di segreti, quelli che ogni essere longevo ha provato su se stesso raggiungendo l’obiettivo di vivere bene, sano e a lungo.  Quale «segreto» custodirà quel giovanotto torinese di 93 anni che andrà in orbita per fare la cavia degli esperimenti spaziali ? E quale altro segreto consente all’ottantaquattrenne Big Jim americano di sfoggiare linea perfetta , muscoli tonici, articolazioni elastiche, polmoni di subacqueo ? E i longevi e sani abitanti di Campodimele? (ndr: gli abitanti di Campodimele hanno tassi particolarmente bassi di “colesterolo cattivo”) Ancora una volta dobbiamo constatare che vi è convergenza quasi assoluta sullo stile di vita”.

Tra i comportamenti elencati dal dr. Guidi, alcuni alimentari e altri legati al non fumare e all’essere attivi, spicca l’importanza dell’attività fisica: “Tutti svolgono attività fisica regolare, meno intensa ma prolungata i più anziani, lavorare l’orto per esempio, più dinamica ed intensa quelli che vogliono conservare una adeguata massa muscolare.”

Che l’esercizio fisico sia cruciale per prevenire le malattie e per ritardare l’invecchiamento è ormai convinzione comune anche dei diretti interessati, cioè dei senior quando arrivano ad interrogarsi su come fronteggiare l’inevitabile declino fisico. Anzi, che molto movimento e una vita non troppo sedentaria facciano bene non è neppure più un segreto; il vero “segreto” da carpire è come riuscire a mettere in pratica con costanza questo proposito senza farsi vincere dalla pigrizia.

Anche nell’indagine “Vita da senior” che I ragazzi di sessant’anni hanno appena concluso emerge elevata l’attenzione ai regimi di vita, e in particolare alle attività fisiche che favoriscono la prevenzione delle malattie. L’esperienza delle “buone pratiche” dei 55-75enni prevede che si facciano frequentemente lunghe camminate o nuotate, che si usi la bicicletta per spostarsi, che si vada con regolarità in palestra, che non si interrompano gli sport che si amano. Ma anche che si conduca una vita attiva con impegni, praticando attività che sollecitino insieme corpo e mente: da una parte, dedicarsi ad attività che assorbono aiuta i processi biochimici cerebrali a mantenere vivace il ragionamento e positivo l’umore, dall’altra il movimento fisico associato ad una attività mentale coinvolgente ha più probabilità di essere praticato. E’ proprio questo probabilmente il “segreto” per non lasciare che il corpo si deteriori senza far nulla e per praticare con costanza il movimento del corpo: riuscire a trovare attività fisiche (sportive o non) che ci piacciano di per sé, che ci assorbano anche la mente, che ci siano utili per la realizzazione dei nostri interessi.

 

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I piaceri della mente allenata

“Io ho 61 anni e sto studiando adesso La Divina Commedia…ho iniziato per una sfida con me stessa, adesso vedo che quella che doveva essere una semplice sfida, mi sta insegnando tante cose. Ho più paura dell’invecchiamento della mente che di quello del corpo”. Così scrive Lucia commentando l’indagine “Vita da senior” nella parte dedicata al come tenere in forma la mente.

Tutti i senior sperano di mantenere lucidità e buona efficienza mentale il più a lungo possibile, senza arrivare a soffrire di malattie mentali che – come dice Lucia – sono oggi più temute persino delle malattie fisiche in senso stretto.

Di conseguenza, trovare i modi più efficaci per “tenere in forma la mente” è considerato da tutti di grande importanza. Diciamo subito che per ottenere lo scopo non è indispensabile ingaggiarsi in imprese come lo studio della Divina Commedia, che può essere di grande piacere, ma che per molti rischia di essere troppo impegnativo o di relativo interesse.

L’esperienza dei senior, così come emerge dalle buone e cattive pratiche emerse nell’indagine appena conclusa, è innanzitutto all’insegna della varietà dei mezzi impiegabili per tenere la mente allenata.  Così come nell’utilizzare i media risultiamo essere la fascia di età con la “dieta mediatica” più varia (non solo tv, non solo internet, ma anche i mezzi a stampa che altre generazioni abbandonano), allo stesso modo facciamo scelte di varietà quando decidiamo la nostra “dieta mentale”. E’ lontano infatti il tempo in cui la mente veniva sollecitata soltanto dallo schermo televisivo o da qualche trasmissione radiofonica, a cui si accompagnava solo qualche stimolo da parte dei familiari, magari di quelli più giovani. Per carità, oggi seguire qualche buona trasmissione di aggiornamento e di informazione è ancora visto come un modo per non mettere a riposo le facoltà cerebrali, però sono molto più gettonate le pratiche in cui si è protagonisti attivi. Ad esempio, usare il computer e navigare in internet è ormai un esercizio efficace molto praticato. Così come leggere rimane un piacere e un’attività utile per molti senior. E senza dimenticare i più o meno tradizionali esercizi di enigmistica, che impegnano molti senior.

Ma se la varietà dei mezzi è la prima caratteristica che emerge dall’indagine, un’altra e più significativa è quella del connubio forte tra allenamento della mente da una parte e piacere dall’altra. Intendo dire che se a tante attività viene riconosciuta la capacità di far bene alla mente, non basta comunque solo questo perché venga praticata. Innanzitutto deve essere una attività piacevole e motivante: ben venga se poi è anche un aiuto per la sanità mentale. In questa chiave non sorprende allora ritrovare pratiche che vanno dal continuare a studiare qualcosa che interessa all’ascoltare musica, dall’imparare una lingua che non si conosce al dedicarsi ad attività creative ed artistiche e a tante altre.

Infine, un capitolo a sé merita il rapporto tra lucidità mentale e rapporti umani. Quanto è rilevante per la nostra mente il coltivare le relazioni con gli altri e il fare vita sociale ? Si sa che in generale l’isolamento sociale senza confronto non aiuta la brillantezza mentale e anche molti senior non riescono ad immaginare una mente tenuta viva senza dialogo, comunicazione, scambio con altri. Ancor meglio, se i flussi di comunicazione sono corredati da flussi di affettività.

Per chi è interessato a leggere tutte le pratiche emerse nel corso dell’indagine “Vita da senior”, si possono trovare a questo link

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Socievoli e non

Sei un tipo socievole ? Se, ad esempio, sei il tipo che in qualunque situazione attacca bottone con lo sconosciuto di turno o si rifà vivo con le vecchie conoscenze dopo anni in cui ci si era persi di vista, la socievolezza dovrebbe essere un tuo punto forte. Se invece all’inizio di un lungo viaggio in treno ti si siede di fronte un altro passeggero e tu lo eviti con lo sguardo e ti immergi nella lettura di qualunque cosa ti capiti per le mani, allora mi sa che il punteggio di socievolezza che totalizzi non è il massimo. Così come quando ti annunciano che verranno a cena una decina di amici e tu, la prima reazione che hai, è di pensare a quante fastidiose faccende ci saranno da sbrigare per tenerli tutti a bada.

Il tipo socievole è avvantaggiato durante tutta la vita rispetto all’ “orso sociale”, ma in particolare lo è se mantiene questa sua caratteristica invecchiando. Sì, perché è acclarato che i rapporti sociali fanno bene sempre, ma in particolare aiutano durante l’invecchiamento su un gran numero di piani: dal punto di vista dell’allenamento mentale, da quello dell’equilibrio psicologico e naturalmente dal punto di vista affettivo.

Anche nell’indagine “Vita da senior” che “I ragazzi di sessant’anni” hanno svolto di recente emergono le virtù benefiche del coltivare le relazioni con gli altri. Sulla base delle esperienze dirette dei senior che sono stati intervistati o che hanno espresso la loro opinione on line, emerge che le migliori “pratiche” consistono a quest’età nel coltivare i rapporti con gli amici, nel mantenere i rapporti con i buoni conoscenti, ma anche nell’ aprirsi a nuove relazioni interpersonali.

Naturalmente il capitolo più ricco è quello degli amici, magari frequentati poco quando si era focalizzati di più sul lavoro e sui figli da far crescere, e ad un certo punto invece riscoperti. Avere una cerchia di amici cari e frequentarli con assiduità, senza alcun intento strumentale, è essenziale. E’ più facile che a questa età le amicizie siano di vecchia data, ma perché escludere anche nuove amicizie, pure con persone di età diversa dalla tua ? Con gli amici si condividono esperienze e racconti, ci si confida il bello e il brutto, si vivono insieme momenti di divertimento e di relax, si scambiano idee ma soprattutto ci si può lasciare andare confidando i propri dubbi e i propri timori. Allargando l’orizzonte, in generale tutti i conoscenti sono importanti per la nostra vita sociale perché ci consentono di evitare la fossilizzazione sulle nostre abitudini e sulle nostre convinzioni: farsi contagiare dalla passione per interessi e attività a cui da soli non saremmo arrivati, confrontarsi mettendo alla prova le nostre convinzioni, ascoltare punti di vista non necessariamente uguali ai nostri, sono tutti esempi di come la frequentazione di conoscenti può aiutare nel tenerci vivi.

Guai insomma, se ti riconosci come una persona poco socievole, ad assecondare questa tua inclinazione perché ti condurrà ad irrigidirti e ad una solitudine poco sopportabile nel tempo.

In dettaglio, i comportamenti emersi come migliori pratiche secondo l’esperienza dei ragazzi di sessant’anni sono:

- coltivare i rapporti con gli amici (avere una cerchia di amici cari, frequentare gli amici di vecchia data, comportarsi da buon amico, sentire e vedere frequentemente gli amici di sempre, godere dell’amicizia che altri ti donano, dar valore alle amicizie non superficiali, non dimenticare i vecchi rapporti, condividere esperienze e racconti, avere amici di tutte le età, avere con gli amici momenti di divertimento e di relax, condividere con gli amici il bello e il brutto, ecc)

- mantenere rapporti con buoni conoscenti (avere buoni conoscenti nei luoghi frequentati per diletto o per studio, frequentare conoscenti per svolgere attività di comune interesse o passare una serata in allegria, incontrarsi con buoni conoscenti con cui abbandonarsi a giovialità e risate, frequentare conoscenti per giocare a carte, vedere conoscenti e parlare di politica, mantenere nel tempo rapporti cordiali)

- aprirsi a nuove conoscenze (ad esempio: aprirsi senza essere eccessivamente selettivi purché vi siano interessi comuni e dialogo vero, relazionarsi e comunicare con tutti quelli con cui è possibile, conoscere molte persone eterogenee e fare nuove amicizie, intessere nuovi rapporti con compagni di viaggio, ecc)

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Siamo diventati di moda

Fino a un paio di anni fa, quando dicevo che mi occupavo dei senior e della loro nuova vita, vita non più da piena maturità ma non ancora da veri vecchi, metà di quelli che mi ascoltavano non capivano subito di cosa stessi parlando e distoglievano l’attenzione, l’altra metà mi considerava un po’ eccentrico ad occuparmi di un argomento così di nicchia e ascoltava con sufficienza.  Poi, mese dopo mese, l’attenzione è cresciuta, noi senior siamo diventati d’attualità e ormai, negli ultimissimi mesi, si può ben dire che ci hanno trasformato in oggetto di moda.

Certo, era un po’ difficile mantenere l’indifferenza di fronte alla moltitudine che rappresentiamo nelle società di oggi: solo in Italia 14 milioni di persone tra i 55 e i 75 anni, destinati a rapidissima crescita. Un enorme mix di nuovo petrolio da valorizzare per l’economia e di spesa spaventevole per il futuro welfare che non poteva passare inosservato. E infatti…  Dipartimenti universitari che vi si dedicano, saggi e romanzi che aprono un nuovo filone dedicato a questa età, film che hanno per protagonisti attori senior e che sviluppano trame intorno ai sessantenni, spot pubblicitari che dopo aver sempre evitato di mostrare facce e fisici agés adesso cominciano a popolarsi di figure in là con gli anni, convegni di aziende di beni di consumo in cui ci si interroga su come approcciare questo mercato, istituti finanziari che capiscono che le esigenze dei senior sono specifiche e propongono prodotti ad hoc, società di consulenza che danno consigli su come gestire cinquantenni e sessantenni in azienda, associazioni di volontariato specializzate nell’aiuto da senior a senior, politici che elaborano disegni di legge specifici per questa fase di vita, Unione Europea che celebra l’anno dell’invecchiamento attivo, moltiplicarsi delle iniziative di Comuni grandi e piccoli a sostegno degli over60, esplosione delle Università della terza età, ecc.  Ecco, le UTE sono proprio un buon esempio per capire come si stia espandendo il fenomeno: avendo l’avventura di ricevere degli alert quando compaiono delle notizie sugli over 55, posso testimoniare che le notizie riguardanti iniziative delle UTE non sono mai, ogni giorno, meno di una decina, distribuite in tutta Italia.

Alle nostre generazioni, che nella vita si sono trovate a fare da apripista in mille occasioni, non fa molto effetto essere di nuovo sotto i riflettori. E quindi anche questa volta riusciremo a vivere l’attenzione ricevuta senza scomporci più di tanto. Però dovremo allenarci a capire quando si tira la corda.  Sulla pagina facebook collegata a questo blog ho appena riportato (ironicamente, spero che si capisse) un annuncio che pubblicizza “corsi di autodifesa per la terza età”: ma chi sente davvero il bisogno di un corso di questo genere ? Nel marketing non c’è niente di male, ma come reagiremo quando ci inviteranno a frequentare “supermercati dedicati ai senior” o a “bere in tazzine di caffè disegnate appositamente per gli over 65” ?

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Non ho l’età…

Il mondo dei senior sta cambiando ad una velocità sorprendente e in maniera altrettanto veloce si sta diffondendo la percezione dell’importanza che le generazioni degli over 55 hanno e sempre più avranno nella nostra società.  Contemporaneamente, si stanno modificando l’atteggiamento mentale con cui si guarda a questa età e gli obiettivi che ci si pone, a livello sia individuale sia pubblico, su come affrontare questa fase della vita.

Il cambiamento in corso è tanto quantitativo che qualitativo. Non sono più solo pochi inascoltati demografi a segnalare che siamo di fronte ad una rivoluzione. Ormai, di fronte all’evidenza di 11 milioni di donne sopra i 55 anni e di 9 milioni di loro coetanei maschi (per stare solo all’Italia), tutti ci siamo accorti che qualcosa di profondo si sta modificando. Se poi a questo dato aggiungiamo la proiezione che dice che nel 2030 due persone su cinque avranno più di 65 anni, è facile prevedere che ai senior della terza e della quarta età saranno riservate nei prossimi anni attenzioni molto forti.  Questo riguarda il cambiamento sul piano quantitativo, ma forse ancor più significativa è la trasformazione sul piano qualitativo.

Sicurezza, benessere e opportunità sono le tre parole-chiave per comprendere l’evoluzione qualitativa in corso e come sta cambiando l’atteggiamento verso questa stagione della vita.  Il pensiero tradizionale dice che all’avanzare dell’età le opportunità diminuiscono ed aumentano invece i rischi. Sulla base di questo assioma, i primi sistemi di welfare, dedicati innanzitutto a pensioni e assistenza medica, hanno cercato (e in buona misura ci sono riusciti) di dare sicurezza alla persona “anziana”, proteggendola quanto più possibile dai rischi di povertà e di malattia in una fase della vita in cui le chances di farcela da soli diminuirebbero. Naturalmente, anche se il contesto in cui sono sorti non è più lo stesso, i sistemi di welfare sono ancora importantissimi e non è certo venuta meno la loro funzione protettiva originaria, di garanzia per il futuro, soprattutto in periodi di vacche magre.  Ma già svariati decenni fa, per lo meno nei Paesi più ricchi tra cui anche il nostro, alla ricerca di protezione e sicurezza si è aggiunta la ricerca di benessere. Una fase della vita chiamata “pensione” stava diventando prevalente e non era più sufficiente evitare povertà e abbandono; con il tempo è diventato un must anche far sì che il pensionato si potesse godere il meritato riposo, aiutandolo ad adattarsi alla nuova condizione e cercando, per gli anni rimanenti della vita, di trovare una condizione di benessere.

Oggi siamo di fronte ad un nuovo passaggio: sicurezza e benessere rimangono importanti, ma quel che sta accadendo è che la maggior parte dei senior fa fatica ad accettare di essere definita in base all’età, come se l’anagrafe determinasse dei modelli sociali da seguire, delle scelte obbligate da fare, degli stili di vita da seguire. In numero sempre più significativo, i “ragazzi di sessant’anni” non vogliono vivere con la paura che le loro speranze, i loro sogni, obiettivi e desideri vadano in soffitta unicamente per via dell’età. Non si tratta di non essere realisti o di non accettare l’invecchiamento, ma al contrario di riconoscere una nuova realtà in cui, arrivati a questa età e anche oltre, il film della propria vita può scorrere in modo molto “personalizzato” e non determinato solo dal dato anagrafico.

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Armonia e passioni

Da parte di Vinicio: Facevo l’autista di mezzi meccanici pesanti, il mio era un lavoro molto faticoso, quindi la pensione, che ho dovuto rincorrere per un po’, è stata molto agognata, ma una volta raggiunta ho potuto godermi di più la famiglia e dedicarmi alle mie passioni (la caccia, cercare funghi e lumache, riposarmi), che svolgevo saltuariamente.
Questo in teoria, perché invece i parenti (mamma, moglie, cognati, sorelle) mi hanno tempestato di richieste: chi doveva rifare il bagno, chi aveva una porta da aggiustare, l’orto da fare… sembrava che per anni avessero accumulato i lavori solo per quando sarei andato in pensione!
Avendo iniziato a lavorare presto, sono sempre stato abituato ad accontentarmi di quello che ho. Sono sempre per la vita semplice e decorosa. Anche adesso che sono in pensione non ho grandi aspettative, perché non mi interessa avere uno stile di vita diverso da quello che ho condotto finora. Mi basta solo vivere in armonia e potermi dedicare alla mia famiglia e alle mie passioni, tra cui la caccia, che mi impegna tre giorni alla settimana: il giovedì vado a caccia piccola, il sabato vado in montagna a preparare le postazioni da dare ai cacciatori per il giorno successivo, e la domenica vado a caccia grossa. L’impegno, essendo da anni capo caccia, tra le altre cose, consiste anche nel dover preparare e programmare il pranzo di fine battuta per tutti i cacciatori.
Un altro compito molto importante per i cacciatori è portare in montagna i cani e addestrarli, io sono molto orgoglioso dei miei cani da cinghiale, e guai a toccarli, quando si perdono sto giorni in montagna a cercarli. Da pensionato chiaramente ho più tempo da dedicarmi a loro.
Un’altra cosa che mi impegna molto è il mio orto, a cui dedico gran parte del mio tempo, così da avere sempre frutta e verdura fresca. Inoltre mi dedico alla raccolta dell’uva e delle olive per la produzione di vino e di olio.

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I tenaci

I tenaci sono una legione piuttosto numerosa ed agguerrita. Li riconosci perché ti guardano male se gli fai notare che invecchiare capita a tutti e scantonano quando, ad un certo punto della conversazione, tra coetanei ci si confronta sulle abbondanti sfumature di grigio che ornano le capigliature.

Fanno una certa fatica ad accettare l’idea che il tempo passa e che è saggio prepararsi ad affrontare i cambiamenti dell’età, comunque ci pensano il meno possibile e i loro sforzi sono concentrati soprattutto sul riuscire a mantenere in tutti i campi le stesse performance degli anni precedenti. Un mix di volontà e desiderio posti al servizio del perpetuare il presente.

Sul lavoro, il tenace dice con orgoglio che morirà con la testa che gli cascherà sulla scrivania. Nel frattempo tiene duro, nei momenti in cui deve dare prova di sé è concentratissimo e dosa con precisione da farmacista le sue energie e la sua esperienza. Effettivamente gli si scalda ancora il cuore quando risolve un problema lavorativo o dà una buona prestazione e considera impensabile che qualcuno più giovane possa pareggiarlo in bravura. Se poi pensa che qualcuno gli minacci la posizione, il senior tenace diventa spietato.  I segni del suo successo sono tutti ben in evidenza e l’idea di rinunciarvi anche in parte gli toglie il sonno.

Il tenace tiene molto anche alla propria forma fisica e al proprio aspetto. Beh, tutti ci teniamo, ma il tenace ne fa un punto d’orgoglio. Lo sport e il movimento che decide di praticare non sono solo attività che gli piacciono e che evitano ossa scricchiolanti e grasso di troppo, ma anche un modo per dimostrare a se stesso e agli altri che si sta vincendo la sfida con il tempo. Nella sessione di jogging tiene il ritmo di quelli di vent’anni più giovani, nello spogliatoio dopo la partita a tennis è gratificato quando gli amici commentano che il suo scatto è sempre vincente e la biciclettata gli si trasforma subito in una scommessa su quanti chilometri riuscirà a percorrere.

Il tenace fa anche una certa fatica ad andare dal medico, visto un po’ come termometro della propria sfida con gli anni che passano. Ricorrervi frequentemente è sconveniente e quindi il tenace è riottoso agli inviti fatti da chi gli vuol bene ad andare a farsi visitare. Solo quando i segnali diventano incontrovertibili, prende l’appuntamento col medico.

Vita dura, quella del senior che non molla. Gli amici lo aiuterebbero se gli facessero capire che ogni fase della vita porta con sé piaceri diversi.

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Tenere mente e fisico attivi

Da parte di Sergio: Sono in pensione da 11 anni . Ho sempre occupato con soddisfazione incarichi di grande responsabilità nell’azienda dove lavoravo, ma negli ultimi anni si era molto deteriorato l’aspetto umano, per cui il pensionamento è stata la naturale conclusione. Ho curato tuttavia un distacco graduale dal lavoro perché per 5 anni ho continuato a mantenere un’attività di consulenze private finché, sei anni fa, ho interrotto completamente ogni attività lavorativa.
Ora amministro il mio tempo libero mantenendomi attivo, perché l’attività che mi occupa la mente e il fisico è per me basilare. All’inizio dell’anno scorso sono stato operato di cancro alla gola: il buon esito dell’operazione e i periodici controlli ai quali mi sottopongo mi inducono a vivere con maggior consapevolezza e pienezza la vita.
Mi occupo di giardinaggio, seguo l’arredamento e la manutenzione di casa, mi dedico molto alla lettura e sono un appassionato di viaggi (5 o 6 all’anno), che preparo con cura, documentandomi sui luoghi: mi dà molta soddisfazione prepararmi non solo con le classiche guide, ma anche con la lettura di romanzi, racconti e poesie, che parlano dei luoghi e dei popoli che intendo visitare. Mi appassiona anche l’arte, visito mostre in varie città d’Italia, in compagnia di mia moglie, che mi segue sempre. Inoltre, pratico ancora alcuni sport come motociclismo, tennis e sci. Sono gli sport che mi mantengono in forma fisica e in particolare lo sci mi costringe a diete ipocaloriche all’inizio di ogni anno, per essere sufficientemente agile sulle piste. Infine, da diversi anni dedico buona parte di tempo all’attività di consigliere comunale e dell’Unione del Fossanese, senza percepire compenso alcuno. Così come mi gratifica molto seguire scolasticamente alunni stranieri e mantenere aiuti umanitari e affettuosi rapporti con persone con cui siamo stati in contatto durante la guerra nei paesi dell’ex Jugoslavia.

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