Posts Tagged: benessere

Generazioni

  “Generazioni” è il titolo del volumetto curato da Stefano Palumbo e edito da Guerini,  in cui sono presentate le conclusioni di un’un’indagine previsionale sul rapporto tra giovani e anziani al 2020.

Frutto di opinioni di nove esperti (sociologi, demografi, economisti, consulenti d’impresa ed esperti di comunicazione) elaborate con il metodo Delphi,  il volume è stato utilizzato come base di discussione per il Festival delle generazioni dello scorso ottobre.

Le previsioni spaziano da “l’evoluzione dei consumi”, al “mercato del lavoro”, al “rapporto con la tecnologia”, fino ai cambiamenti nella famiglia ed altro.

Ecco un assaggio all’interno del capitolo sulle tendenze dei consumi:

“Nel 2020 gli anziani avranno una forza fisica maggiore di oggi, godranno di buona salute grazie alla loro capacità di autoregolamentarsi, a uno stile di vita più attento all’alimentazione, a una maggiore attenzione alla coltivazione del proprio benessere fisico. Ciò, unito all’aumento dei <giovani anziani> (sessantenni e dintorni) dotati di titoli di studio medio-alti, favorirà un aumento dei consumi culturali e dei viaggi internazionali.

Aumenterà quindi l’interesse degli anziani per i prodotti (medici, ma anche alimentari) e i servizi (ginnastica specifica, terapie, ma anche viaggi) dedicati a garantire un relativo benessere…”

Buone notizie !!!

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Vuoi stare bene? Ringrazia!

Da parte di malu48:  64 anni di vita piena di esperienze….lavori vari, amicizie, incontri, gioie e dolori, una bellissima famiglia problematica come tutte, un rapporto d’amore vero con mio marito che ancora dura dopo quasi 40 anni, una vita di insegnamento e di scambi di energia con i miei alunni dai quali apprendevo tanto oltre che dare il meglio di me. Da un anno in pensione, canto in un coro, con grande gioia, ballo la Zumba, faccio fitness open air tre volte alla settimana, seguo un corso di teatro e uno di pittura all’università del tempo libero e faccio volontariato….Non credo di avere altro da dire se non che mi voglio un gran bene e mi concedo due massaggi alla settimana! Grazie buon Dio per ogni giorno di vita!   In foto: Città della gioia, dipinto di Chiara Stevanelli

 

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Alla tua età dovresti restare a casa…

Dal web, in particolare da forum di siti di viaggi e turismo rivolti a over 50 e over 60:

“Io sono ormai over 60 ma adoro fare il viaggiatore (specifico: viaggiatore, non turista). Con amici ho condiviso il viaggio in borneo ed ora sto studiando qualcosa d’altro per il tardo autunno.”

“Posso fare un paio di viaggi all’anno anche per periodi lunghi, stando in budget limitati. Spero di poter trovare gruppetti di 4 viaggiatori che condividono una meta. Dico 4 perchè è il numero ideale per poter suddividere le spese di camere, auto, ecc. di più diventa complicata l’organizzazione faidate.”

“Sono amante dei viaggi, possibilmente non intruppati in un tour di massa (pardon, di gruppo).”

“Sono un’insegnante, con un figlio maggiorenne, e quindi ho molto tempo per viaggiare con amiche e amici.”

“Grazie ad internet conosco molti viaggiatori, e con alcuni di loro ho fatto viaggi, sono over 60 e sono pensionato, cerco di evitare viaggi nei periodi ferragosto/natale e simili in cui fai un viaggio e ne paghi 3. I nostri viaggi sono organizzati da noi stessi perche vogliamo fare 3 viaggi al prezzo di 1.”

“L’avete provato lo scambio casa ? Provatelo ! Io ho fatto due settimane in California senza pagare un centesimo d’albergo.”

Ebbene sì, viaggiare è una delle più diffuse passioni di cinquantenni, sessantenni e settantenni.  E anche degli ottantenni, finché il fisico lo consente.   Magari non tutti amano il fai da te e preferiscono una solida organizzazione alle spalle, ma il viaggio è un must.   Non rinunciare alla scoperta, confrontarsi con mondi diversi, mettersi ancora alla prova, realizzare un sogno, ma anche ricerca di relax, di benessere e di socialità: sono queste le molle che spingono il senior a mettere da parte, appena può, qualche soldo per viaggi e vacanze.

Gli operatori turistici amano alla follia i nuovi senior, soprattutto quelli che sono liberi da vincolanti impegni lavorativi.  Sono tanti e viaggiano in tutti i periodi dell’anno, approfittando il più possibile dei prezzi di bassa stagione.    Lo scorso 4 e 5 novembre a San Marino si è svolta con successo la Borsa del Turismo della Terza Età. Gli organizzatori, soddisfatti per la crescita di questo settore, hanno sintetizzato così: “Gli anziani hanno più tempo e aumentano le loro vacanze, per socializzare, per realizzare i sogni di viaggi e soggiorni. Ma vogliono costi certi, organizzazione, luoghi di storia ma anche di gastronomia e tipicità, con attenzione alla natura, alle terme e alle beauty farm.”     Insomma, turismo si coniuga con viaggi, ma va a braccetto anche con benessere.   In foto: sopra, coppia in viaggio; sotto, workshop alla borsa del turismo della terza età.

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Invecchiare lavorando

Studi dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) hanno evidenziato che un astronauta in orbita in soli sei mesi “invecchia” l’equivalente di dieci anni a terra.  Il fisiologico invecchiamento deve cioè fare i conti con le condizioni di contesto. In altre parole, se un sessantenne oggi dimostra vent’anni meno di una volta, in condizioni difficili può in breve tempo dimostrarne ottanta.

Che “invecchiare lavorando” sia una faccenda un po’ diversa dall’ “invecchiare tout court” ?  L’interrogativo in Italia se lo stanno ponendo in molti. In particolare i neo-sessantenni e le imprese che si domandano quali effetti produrrà l’allungamento dell’età lavorativa verso i 67 anni sullo stato psico-fisico delle persone e sul modo di organizzare il lavoro.

  A questo proposito, una triplice distinzione è d’obbligo: un conto è la parte alta della piramide sociale (imprenditori, liberi professionisti, manager), per cui il lavoro è soprattutto intellettuale e le attività lavorative sono più facilmente compatibili con un fisico da sessanta-settantenne. Diverso è il caso di uomini e donne che svolgono compiti impiegatizi, in cui il problema è spesso di tenuta motivazionale dopo tanti anni di lavoro più che di tenuta fisica. Un terzo caso ancora è quello di chi svolge lavori che richiedono molta energia fisica e molto movimento, come ad esempio gli operai in una fabbrica o in un cantiere, i venditori che guidano per decine di migliaia di chilometri l’anno, quelli che stanno tutto il giorno ad uno sportello affollato, gli autisti di un autobus, eccetera. E’ in questo terzo caso che servono le maggiori cure per conciliare salute psico-fisica delle persone e prestazioni lavorative.

A sentire lo studioso finlandese Ilmarinen (e i finlandesi sull’argomento vanno ascoltati perché sono abituati da tempo a lavorare fino a tarda età), “promuovere l’invecchiamento attivo sul lavoro” si può fare attraverso la riduzione del carico di lavoro, l’introduzione di brevi pause tra una fase di lavoro e un’altra, turni non troppo ravvicinati e dando la possibilità di “trasferire” il bagaglio delle proprie conoscenze e competenze professionali acquisito con gli anni alle nuove generazioni.

Scalpore hanno fatto anche alcune esperienze tedesche. Scriveva Il Sole24ore qualche mese fa parlando di lavoratori anziani: “Le scarpe di un dipendente sono per molte aziende l’ultimo dei problemi. Non per la società tedesca BorgWarner. Il produttore di turbocompressori propone ai propri lavoratori, in fabbrica o in ufficio, otto diversi tipi di calzature. «Il nostro obiettivo – spiega Tanja Romboy, responsabile della sicurezza sul posto di lavoro – è di far sì che i nostri impiegati stiano comodi e non si stanchino troppo»”. Soprattutto, che con l’età non cresca l’assenteismo per malattie legate a problemi muscolari o della colonna vertebrale.  Poi hanno introdotto sulle catene di montaggio sollevatori, tapis-roulant e dispositivi che, inclinando i contenitori, evitano che l’operaio si debba piegare per prendere i pezzi necessari alle varie lavorazioni.   Citatissima è anche l’innovazione BMW, che ha “invecchiato” artificialmente un intero reparto con una quota elevata di ultracinquantenni e lì ha sperimentato nuove soluzioni ergonomiche, di rotazione delle mansioni e di gestione delle pause.    Le soluzioni insomma ci sono, si tratta di capire se si ha voglia di adottarle.

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Una donna non va mai in pensione

Scrive Elsa: Fino al momento della pensione il lavoro occupava gran parte della mia giornata. Lavoravo come infermiera coordinatrice e le responsabilità mi procuravano tanto stress. Ora, ho 61 anni, la mia vita è più serena e tranquilla, anche se sono ancora tanto indaffarata. Sono convinta che una donna non va mai in pensione! Mi occupo di tante cose…… resto pur sempre un’infermiera, pertanto, se qualcuno ha bisogno di me non so rifiutare il mio aiuto. La mia è una famiglia numerosa, pertanto fra tanti parenti c’è sempre qualcuno che ha bisogno del tuo aiuto e quando non è un parente è l’amico o il vicino a cercarti.
Comunque adesso riesco a stare di più con mio marito, abbiamo fatto qualche viaggio, i nostri rapporti sono sicuramente migliorati. Anche il rapporto con mio figlio è migliorato, riusciamo a dialogare di più e cerco di recuperare il tempo perso a causa di troppi impegni. Poi mi occupo di giardinaggio, faccio delle belle passeggiate, leggo, scrivo. Quando posso mi reco a fare la spesa a piedi, mi godo il paesaggio che mi circonda; assaporo il piacere di guardare la natura, il ciclo delle stagioni. E sono convinta che adesso curo di più l’alimentazione mia e dei miei familiari.    In foto, un’infermiera.

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La qualità dei rapporti umani

Chi, come il sottoscritto, ha corso per tutta la vita ventre a terra, destreggiandosi tra impegni di lavoro, responsabilità familiari e incombenze quotidiane che toglievano il respiro, quando entra in una fase di vita un po’ più rilassata scopre che può tornare a valorizzare ed apprezzare l’autenticità dei rapporti umani.

Ritmi meno stringenti e una dose inferiore di stress consentono di prestare più attenzione agli altri, altri con cui non vi sono necessariamente rapporti di lavoro o rapporti stretti familiari: ci si accorge di cosa dicono persone a cui avevamo prestato pochissima attenzione, di quali esigenze hanno, a volte persino si scopre della loro esistenza quando fino a poco tempo prima li avevamo ignorati. Non sono tutte sorprese positive, ma in molti casi sì.

Soprattutto, i rapporti umani più genuini e meno strumentali ci fanno vivere meglio. E’ vero che chi transita da una situazione di vita pienissima di obblighi e basata su criteri di efficienza ad una condizione di maggiore libertà di movimento, prova all’inizio una sensazione di straniamento e di perdita di punti di riferimento, ma poi si scopre che esistono tantissime altre situazioni in cui si può coltivare la qualità dei rapporti sociali e che questo fa la qualità della vita.

C’è chi prova questa esperienza partecipando all’attività di associazioni di volontariato, chi scopre o riscopre questa dimensione andando a vivere in località a misura d’uomo dove il senso di comunità è ancora forte, chi migliora la qualità dei rapporti partecipando a gruppi che condividono le medesime passioni (sportive, musicali, di viaggio, politiche, eccetera), così come chi lo fa rinvigorendo i rapporti con i propri amici.  Quel che accomuna tutte queste esperienze è la migliore qualità dei rapporti umani.

In foto: Alessio Boni, Alessandro Haber e Gigio Alberti. protagonisti dello spettacolo teatrale ART, sulla fragilità dei rapporti umani maschili

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Lavoro e ballo

Da parte di Cosimo: Due giorni fa ho compiuto sessant’anni e un’amica mi ha detto di andare a vedere questo sito. Ho guardato, adesso faccio parte anch’io della famiglia e così mi aspetto gli auguri anche da voi… Però dico la verità: io non ci penso proprio ai miei sessant’anni, sono così preso da cose da fare che non mi pongo proprio il problema dell’età o di cambiare qualcosa. Lavorare, continuo a lavorare, ho una piccola attività nel ramo trasporti che di solito mi occupa tutta la giornata, e anche quando non lavoro la testa è lì perché le preoccupazioni non sono poche. Però devo essere onesto, nel lavoro ci sono anche le soddisfazioni. Nel poco tempo libero mi è sempre piaciuto andare a ballare, mia moglie è ancora più sfegatata di me per il ballo e non molliamo di sicuro la presa adesso. Chiaro, non riusciamo più a stare in pista tre ore di fila come una volta e qualche doloretto si fa sentire, però facciamo ancora la nostra figura. Dormire, dormo ancora come un ghiro, mi dicono che con l’età viene l’insonnia, io invece mi faccio ancora le mie belle otto ore senza svegliarmi. Forse dipende dal fatto che sono uno regolare, alimentazione sana senza strafare e a letto presto (quando non si balla). Non lo so, comunque i miei propositi sono di ritrovarmi alla 61esima candelina ancora come sono adesso. Ciao, Cosimo

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A tavola !

Secondo il guru dello slow food Carlo Petrini – glielo ho sentito dire qualche giorno fa ad un convegno – non si è mai parlato tanto di cibo come in questo periodo (libri di ricette, diete raccomandate sulle riviste, programmi televisivi dove tutti spadellano, chef diventati celebrità, medici che sempre più rilasciano interviste sull’alimentazione) e paradossalmente in contemporanea mai l’agricoltura è stata trattata peggio (remunerazione bassissima dell’agricoltore e poca attenzione alla terra).

  E’ un paradosso pericoloso anche per il futuro della nostra cucina italiana, ha ragione Petrini. Fatto sta che l’attenzione, le raccomandazioni, i buoni consigli rispetto a come mangiare e bere, davvero non sono mai stati così numerosi come oggi.

In particolare mi sembra che si stia affollando il gruppo di chi suggerisce ai senior le buone abitudini alimentari per un sereno invecchiamento e per conquistare la longevità. Una pietra miliare sull’argomento l’ha posta qualche anno fa una francese, Dominique Lanzmann-Petithory, autrice de “La dietetica della longevità”, libro che affronta appunto l’argomento delle diete anti-età.  A seguire, i cultori della materia sono stati a centinaia. D’altra parte, se tanti propongono i loro consigli, deve ben esserci una domanda ampia da parte di noi “consumatori” su questo argomento.

Personalmente, sono convinto che la richiesta dei consumatori sia indirizzata soprattutto a capire come sia possibile, attraverso il cibo, raggiungere e mantenere benessere più che non una vita ultracentenaria, così come avere nell’alimentazione un alleato per affrontare le attività in cui siamo occupati anche dopo la piena maturità piuttosto che utilizzarla per sfidare i limiti biologici dell’esistenza. Ma evidentemente c’è un mercato anche per il fascino dell’eternità, o giù di lì, non solo per il wellness e per il gusto.

Auspicando che lo sforzo degli addetti ai lavori vada nella direzione che ho indicato, mi resta da constatare, lo dico da “semplice consumatore”, che i tanti suggerimenti corrono il rischio di frastornare più che di aiutare.  Non essendo un esperto della materia, dopo aver letto di tutto e di più sui siti, nei periodici, negli inserti dei quotidiani dedicati al cibo, dopo aver ingurgitato una dose massiccia di pubblicità televisiva a base di yogurt che irrobustisce i fianchi della Sandrelli e di merendine che piacciono anche ai nonni, le idee le avevo molto confuse.  Forse un consiglio ricorrente però c’è. Ed è la dieta mediterranea.

Ad esempio l’Epic, l’organismo europeo che investiga il rapporto tra cancro e alimentazione, sostiene che gli over 60 che prediligono la dieta mediterranea, e cioè frutta, verdura, legumi e cereali non raffinati, che consumano molto pesce e poca carne e formaggi, condendo sempre con olio di oliva, si assicurano in media un anno in più di vita.  Un noto nutrizionista italiano, Mauro Mario Mariani, ricorda che la dieta mediterranea è la più potente medicina contro le malattie degenerative e che il medico statunitense Keys nel suo lavoro sulle “sette nazioni” la valutò come la dieta migliore, e addirittura l”Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità, la promuove da 25 anni e nel 2010 l’Unesco l’ha dichiarata patrimonio dell’umanità.

Addirittura, di recente il Dipartimento di Epidemiologia e di Salute Pubblica dell’University College di Londra avrebbe scoperto che sulle persone oltre la mezza età una dieta di “whole food” (basata su frutta, verdura e pesce, come quella mediterranea) diminuirebbe il rischio di depressione rispetto ad una dieta composta invece di “processed food” (basata su dolci trattati, cibo fritto, carne preparata industrialmente, cereali raffinati e in generale cibi grassi).

Questa dieta mediterranea, insomma, è ormai un’icona che ci darebbe vita più lunga e meno malattie fisiche e mentali.  In attesa delle prossime scoperte scientifiche, tra una carota e un merluzzo, da questa dieta cerchiamo di cavarci anche il massimo benessere e il massimo gusto.

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Riappropriarsi del tempo

Tempo vincolato, tempo libero e tempo vuoto.  Il tempo è uno, ma i modi di intenderlo sono tanti.

“Ho troppi impegni, sono sempre di corsa, non ho un attimo libero, dalla mattina alla sera sono senza un minuto libero, sono troppo programmato”: chi non ha sentito affermazioni di questo tipo ?  Chi non si è espresso in questo modo in qualche momento della propria vita ?     Il tempo vincolato è di chi percepisce il tempo in questo modo. L’orario dell’ufficio, gli appuntamenti presi, le incombenze dei figli e della famiglia, gli impegni – anche quelli piacevoli – che da scelta iniziale sono diventati vincoli che costringono. Quando si pensa alla propria giornata in questo modo significa che si è dominati da una concezione del tempo come “tempo vincolato”.

Il tempo libero dovrebbe essere, al contrario, quello non vincolato dal contesto in cui si vive, ma lasciato a disposizione delle libere scelte dell’individuo. Chi per molto tempo ha sperimentato il tempo vincolato ambisce al tempo libero. E’ così che nel pieno della maturità molti vagheggiano la libertà dei weekend e delle ferie senza orari e ritmi di lavoro, o le sere di luglio senza gli impegnativi figli piccoli mandati al mare coi nonni. E’ così che chi è dentro una normale vita di lavoro mitizza il tempo della pensione come momento in cui sparirebbero i vincoli. Poi però succede che anche nel cosiddetto tempo libero si diventa preda di chi offre servizi appunto per il tempo libero e magari le ore non lavorative diventano più cariche d’impegni delle altre. Il tempo liberato dai vincoli è una cosa, il cosiddetto tempo libero dell’industria del tempo libero è un’altra.

Senza contare che tanti, soprattutto quelli che hanno trasformato la propria passione in lavoro, non riescono a spiegarsi tanto bene cosa è vincolo e cosa è libertà, perché quando lavorano fanno ciò che gli piace e si sentono già liberi di usare il tempo come più gli aggrada.

Il tempo liberato dai vincoli dovrebbe rendere più felici. Sicuramente è quel che succede immediatamente dopo la “liberazione”. Però è sempre in agguato un piccolo mostro che mette paura a tanti: il tempo vuoto. “Cosa c’è di più bello del tempo vuoto?” – potrà domandarsi qualcuno. Fatto sta che la paura del vuoto, della mancanza di contenitori che strutturano la tua vita, e quindi anche il tuo tempo, manda tanti fuori di testa.

Il pieno stanca, ma il vuoto spaventa.  “Mi ritrovo con le giornate vuote, non so bene cosa fare, faccio questa cosa perché mi annoiavo troppo a non fare niente”. Il fatto è che quando mancano i vincoli, il senso del come si impiega il tempo lo devi trovare tu, minuto dopo minuto: il vincolo ti costringeva, ma era allo stesso tempo molto rassicurante.

Quando si entra nella fase di vita nuova, cioè quando qualche evento indica che si sta passando dalla fase della piena maturità ad una fase da senior, in cui si sta invecchiando ma si è ancora lucidi e potenzialmente attivi, si è di solito di fronte ad una bella opportunità: quella di riappropriarsi del proprio tempo.  Spesso ci sono le condizioni per ridurre il “tempo vincolato” (i figli sono cresciuti e meno impegnativi, se ancora si lavora si sa come ritagliarsi maggiori libertà, se si è smesso di lavorare si aprono orizzonti sconosciuti) e aumenta la possibilità di autodeterminare l’impiego del proprio tempo.  A questo punto riappropriarsi del proprio tempo significa non cadere inconsapevoli nelle braccia dell’industria del tempo libero, né farsi prendere dall’angoscia del tempo vuoto, ma capire quali, tra le possibili attività fisiche, manuali, intellettuali, riflessive, danno più senso al nostro futuro.

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In palestra

Ieri sono riuscito ad andare in palestra. Mi sono ripromesso di fare un po’ di esercizio almeno due volte alla settimana, ma quando sono bravo riesco ad andarci una volta, perché c’è sempre qualcos’altro all’ultimo minuto che mi fa rinviare. Ieri ho tenuto duro e alle 11 mi sono presentato davanti a cyclette, spin bike, tapis roulants con cardiometro, tensionatori e a un vasto assortimento di pesi e macchine: per gli addominali, per i bicibiti, per l’interno coscia, per i glutei, e chi più ne ha più ne metta. Una volta uno faceva ginnastica tirando su e giù a ritmo le braccia, adesso è una scienza e se sgarri un movimento il personal trainer è subito lì a correggerti. Pare che sia uno dei pochi settori che tira (Tecnogym docet), dato che adesso tutti ci siamo convinti che è un disonore il non essere in forma.

Dicevo che mi sono presentato alle 11: non è la mia ora abituale, di solito ci vado a cavallo dell’ora di pranzo perché combina meglio con i miei impegni. Mi aspettavo di trovare la palestra semivuota e invece ecco la sorpresa: non uno, ma addirittura due trainer; non la solita decina di ginnasti ma più di venti signore e signori desiderosi di fitness. Per non parlare del fatto che la sala di fronte alla palestra, di solito inutilizzata, era anche lei invece popolata di un certo numero di volenterose amanti dell’aerobica.

Non serviva un occhio sociologico per farsi un’idea del come mai questo boom di presenze: era l’ora dei senior ! bastava guardare il colore dei capelli: tutte le sfumature del grigio e del tinto, dal quasi bianco al color nebbia, dalle striature bionde su radici candide al nero pece che la natura ancora non l’ha inventato.  Pancette poche, a dir la verità. E per forza, con tutto quel saltellare da cardiofitness, vorrei anche vedere che ci venisse la pancetta !

“Le donne sono più serie – mi ha detto il trainer – quando iniziano un percorso lo seguono. Gli uomini di quest’età invece vogliono a far da sé e sbagliano”. Vero, quando entro in palestra cerco un angolo dove posso fare ginnastica a piacer mio e se il trainer si avvicina abbasso lo sguardo. Che sarà ? Resistenza maschile ad avere un trainer a questa età?

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