Posts Tagged: esperienza

Voglio scendere

Lo sfogo di Marco: Consigli cercasi ! Io non ne posso più di essere un sessantenne attivo, impegnato, responsabile, eccetera eccetera. Ho fatto la mia parte, adesso voglio scendere dalla giostra e sparire in qualche posto sperduto fuori dal mondo. Un posto dove non devo più preoccuparmi di portare a casa i soldi per la mia famiglia. Dove non mi rompono i cosiddetti ogni momento con le tasse da pagare, dato che non sono mai stato un dipendente. In un posto dove quelli di 30 anni si fanno carico della loro vita e non mi vengono a raccontare ogni giorno che sono io e quelli della mia età che devono occuparsi di loro. Dove non arrivano giornali, internet e le notizie maleodoranti sull’Italia. Dove posso tirare un sospiro di sollievo.
Lo so che un posto così non esiste, ma allora cosa posso fare? Io non mi sono mai tirato indietro: ho sempre lavorato, ho messo su famiglia e voluto dei figli, mi sono indebitato per vent’anni per avere una casa e non ho mai sgarrato una rata, quando c’è stato bisogno di impegnarsi per le esigenze del quartiere dove abito l’ho fatto, non mi sono tirato indietro di fronte ad amici che avevano bisogno…ma ci sarà un momento che uno può dire: adesso basta, il ciuco è stanco, non ce la fa più !   In foto: uomo stanco e con preoccupazioni.

Read more

La voglia d’imparare che non finisce mai

La saggezza popolare l’ha sempre sostenuto: “rimani curioso se non vuoi diventare vecchio !” Quante volte l’abbiamo sentito dire e naturalmente anche questa, come tutte le massime popolari, contiene una parte importante di verità.  Se diamo per scontato di conoscere tutto quello che c’è d’importante da sapere per vivere e se non proviamo nessuna attrazione per ciò che ci è sconosciuto abbiamo sicuramente alte probabilità di atrofizzarci nel nostro bozzolo, il che è forse rassicurante, ma sicuramente è una resa che ci impedisce di cogliere tutte le opportunità della vita.  D’altra parte, l’implicito della raccomandazione “rimani curioso se non vuoi diventare vecchio !” è che la propensione naturale degli esseri umani sarebbe, con il procedere degli anni, proprio verso una diminuzione di curiosità, di desiderio di conoscere, di interesse ad esplorare.  La realtà che oggi abbiamo sotto gli occhi mi sembra che ribalti invece questo implicito. La maggior parte dei senior che conosco non è per niente paga di ciò che sa e che conosce, ma cerca al contrario tutte le occasioni possibili per ampliare ulteriormente il proprio raggio di esperienze  e di conoscenze. Che l’occasione sia un libro, un viaggio, una mostra, un convegno, uno spettacolo, una conversazione con altre persone, o persino un interessante documentario televisivo, la voglia di apprendere non manca di certo neppure passati i 50 e i 60 anni.  E se si sta al boom delle Università della Terza Età diffusesi in tutta Italia e agli innumerevoli corsi su tutte le materie che queste Università propongono, si ha la riprova di quanto sia diventato importante, anche per i più maturi, continuare ad apprendere, spaziando anche su territori che non sono stati oggetto del proprio lavoro o dei propri studi d’origine.  Che dire di Roberto, dentista 58enne, che si appassiona durante i weekend allo studio della storia medievale ? O di Paola, 64enne in pensione, che si è iscritta ad un corso di tecniche di restauro dopo aver fatto l’insegnante per tutta la vita ? O di Claudia e Maurizio, coppia 65enne che prepara i propri viaggi studiando a fondo i paesi che andranno a visitare e organizzando a casa loro degli incontri con viaggiatori che hanno già visitato quei paesi e quando gli riesce persino con persone native dei luoghi che intendono visitare ? Per non parlare dell’aggiornamento a cui, un po’ per dovere professionale, un po’ per inesausta curiosità, si attengono tutti coloro che da senior continuano a lavorare.

C’è una disciplina – si chiama educazione degli adulti – che si occupa proprio dell’apprendimento quando non si è più giovani studenti. E’ una disciplina che tendenzialmente si è sempre preoccupata delle persone nel pieno della maturità più che dei senior, ma mi sembra che alcuni princìpi su cui si basa valgano perfettamente anche per chi è più in là con gli anni. Dice ad esempio questa disciplina che l’adulto impara molto più dalla rielaborazione dell’esperienza che non dal mero assorbimento di informazioni e teorie: a queste ci si arriva ma sono molto più accettate e digerite se si parte da un confronto con ciò che si è sperimentato nella vita. Beh, se c’è qualcosa che il sessantenne può mettere in campo è esattamente l’esperienza ! Per stare all’esempio di prima, le informazioni sul paese che andrò a conoscere rimarranno sicuramente più salde nella memoria se farò un costante confronto con esperienze di viaggio precedenti. Altri due prìncipi mi sembrano completamente utilizzabili anche per l’apprendimento dei senior: “si impara dallo scambio” è il primo e “le passioni sono la benzina dell’apprendimento” è il secondo.  Lo scambio è quello che si manifesta non solo tra chi insegna e chi impara, ma anche tra persone, tutte in apprendimento, che hanno alle spalle esperienze, idee, convinzioni e cognizioni da mestieri diversi e che si confrontano tra loro per metterle in comune e per assorbire meglio le novità che vengono loro proposte. Quanto poi alle passioni come benzina dell’apprendimento, qui siamo proprio al cuore dell’argomento, cioè alle motivazioni che spingono un sessantenne a gettare lo sguardo fuori dalla finestra e dai confini conosciuti. Le passioni fanno il paio con la curiosità: non accontentarsi di quel si sa e si sa fare neppure dopo un’ intera vita si sposa certamente in modo virtuoso con la possibilità di coltivare le proprie passioni. Perché mai il mio conoscente Piero, 70enne, dovrebbe dedicare ore ed ore a compulsare libri di giardinaggio e addirittura a “stare in affiancamento”, se così posso dire, ad un vivaista compiacente se non fosse forte in lui la passione per i fiori ?  E come mai migliaia di coristi non professionisti over50 dovrebbero dedicare molte delle loro serate a studiare e studiare spartiti se insieme al desiderio di imparare cose nuove non ci fosse anche una passione forte per il canto ?

Ma c’è un aspetto ulteriore su cui si può giocare l’apprendimento dei senior ed è la possibilità di scambiarsi nei ruoli di docente e di discente: “tu insegni a me una cosa che sai e io ne insegno a te una che so io”. E’ un modo ulteriore di fare scambio, basato sul fatto che spesso da senior si è portatori non solo di esperienza ma anche di competenze molto consolidate. E la motivazione che si scopre quando viene messo in pratica anche questo tipo di scambio non è da meno di quella che viene abbinata alla possibilità di coltivare le proprie passioni.

La voglia di imparare che non finisce mai è dunque una grandissima risorsa che abbiamo a disposizione e che nei senior viene valorizzata soprattutto quando si coniuga con il confronto con l’esperienza, con lo scambio con altri senior, con le proprie passioni e con la possibilità di variare tra il ruolo di chi impara e quello di chi insegna.

Read more

Inventarsi il lavoro da senior

I 55-75enni che vogliono continuare ad essere attivi (attivi in senso generale) sono la quasi totalità e quelli che con invecchiamento attivo intendono anche il proseguire un’attività di natura lavorativa sono una nutrita schiera, anche se probabilmente non la maggioranza, soprattutto tra gli over60.  Essere attivi e lavorare sono comunque due dimensioni ben presenti nella realtà dei sessantenni, anche per via delle nuove norme pensionistiche. Però all’interno di queste fasce di età vi sono delle differenze significative per cui il tema che propongo a molti risulterà estraneo, per altri invece di attualità.

Ad esempio, tra i sessantenni e i settantenni di voi che hanno già interrotto il lavoro da tempo e che percepiscono la pensione sarà probabilmente difficile capire perché propongo questo argomento, dell’inventarsi un nuovo lavoro; allo stesso modo, il tema è poco d’attualità per coloro che proseguono con successo l’attività artigianale, commerciale o professionale di sempre o per coloro che in attesa della pensione proseguono nello stesso posto di lavoro.  D’altra parte, vi è un numero crescente di cinquantenni e sessantenni che devono o vogliono avviare una nuova attività o trovare un nuovo lavoro. Eccone qualche esempio.

Serena ha 58 anni e abita a Parma. Per vent’anni ha portato avanti con soddisfazione un negozio di abbigliamento: clientela abbastanza danarosa e fedele, un’immagine di negozio che non rifila merce scadente, unita a un discreto savoir faire anche con le clienti più difficili. Poi ad un certo punto i conti del negozio non sono più tornati. Per un paio d’anni Serena ha stretto la cinghia, ma al terzo ha dovuto alzare bandiera bianca e accettare l’idea della chiusura. Era un anno fa, Serena da 57enne senza figli e senza essersi mai sposata aveva ben chiaro che avrebbe dovuto mantenersi da sola per il resto della vita. Che m’invento ? si è chiesta. Un amico l’ha introdotta presso una compagnia assicurativa che organizzava corsi per chi volesse prepararsi a fare una sorta di consulenza e vendita telefonica sui prodotti assicurativi. Serena ci ha messo dei soldi suoi e dopo sei mesi ha iniziato a svolgere questo nuovo lavoro. Lo fa da casa, ad orari meno duri di quelli richiesti da un negozio, con più libertà ma ancora non ha capito quanto guadagnerà perché le prime entrate stanno arrivando solo ora.  Ad ogni modo Serena è uscita da un insuccesso e si è reinventata. Secondo lei sono stati fondamentali non solo la sua intraprendenza ma anche l’aver avuto da parte qualche risparmio che le è servito per il periodo di traghettamento e per il piccolo investimento che ha dovuto fare.

La storia di Carlo è diversa, ma anche nel suo caso si è trattato di un grosso cambiamento lavorativo. Carlo, 60 anni tondi, ha sempre lavorato per un’azienda privata di prodotti elettromeccanici come venditore e grazie alle sue competenze tecniche e al giro di conoscenze sviluppato in tanti anni ha sempre ottenuto buoni risultati e stipendi più che decenti, sufficienti a far vivere con agio la sua famiglia. Negli ultimi anni però ha sofferto sempre di più la vita aziendale: differenze di vedute e di carattere con il suo capo, unite ad un clima aziendale che si faceva sempre più pesante con l’arrivo di una nuova direzione, l’hanno portato ad accarezzare l’idea di mettersi in proprio sfruttando la sua rete di relazioni . Detto, fatto. Si è dato qualche mese per preparare il terreno con i clienti e con le aziende che gli avrebbero fornito i prodotti, ha trovato un piccolo ufficio in uno stabile a poche decine di metri da casa sua e con un collega un po’ più giovane diventato suo socio ha iniziato a fare l’agente nello stesso settore dove ha sempre lavorato. Dopo circa un anno, l’impresa resiste e anche se Carlo dice che ad un certo punto si è trovato in difficoltà perché lui e il suo socio non avevano predisposto un piano finanziario, la sua soddisfazione per l’autonomia conquistata è palpabile e testimoniata dall’entusiasmo con cui si dedica per dieci ore al giorno alla nuova impresa.

Infine Umberto, ex quadro 63enne con una lunga esperienza in diverse aziende dell’immobiliare e della gestione dei servizi per le imprese. Ad un certo punto Umberto viene lasciato a casa. Con nessuna intenzione di rimanere inoperoso e con la prospettiva di una pensione comunque allontanatasi nel tempo, decide di mettere a frutto la sua esperienza di gestione amministrativa di stabili, studia per diventare amministratore di condomini e si appoggia ad uno studio per l’appunto di amministrazione stabili, dove gli danno da lavorare per quattro ore al giorno. Mi dice che è una strada che avrebbe dovuto intraprendere prima e, malgrado non sia di primo pelo, accarezza l’idea di avviare uno studio proprio. L’unico vero problema è un fastidioso disturbo di salute che periodicamente gli toglie le forze e con cui i suoi sogni devono fare i conti.

Inventarsi un lavoro da senior dunque è difficile ma ci si può riuscire. Con tutta  probabilità chi ci prova non ritrova situazioni di impiego fisso stabile, ma si possono avviare piccole attività o trovare impieghi di breve durata. E’ necessario mettere in campo tutta la propria intraprendenza, le relazioni che si sono sviluppate negli anni e una forte disponibilità ad apprendere competenze nuove. E non bisogna dimenticare di valutare attentamente se il nuovo che si sta iniziando è alla portata dei propri risparmi e delle proprie condizioni di salute. Da senior si può ancora re-iniziare, ma è necessario che mente, corpo, spirito e risorse vadano nella stessa direzione.

Read more

Ricordi e sogni

Scrive Annalisa: Ma sarà normale ? Capita anche a voi che sempre più spesso affiorano dalla memoria dei ricordi vivi di quando si era bambini e che i sogni sono popolati da personaggi dell’infanzia ?
E’ una cosa che mi succede via via più intensamente da qualche anno. Finché lavoravo e avevo le giornate strapiene la mia mente non aveva proprio nessuno spazio per aprirsi a ricordi e quando andavo a letto non facevo in tempo ad appoggiare la testa sul cuscino che già dormivo, di un sonno pesante di stanchezza, in cui nemmeno i sogni me li ricordavo al risveglio la mattina. Da quando ho smesso di lavorare invece la mente è più libera sia di giorno che di notte e si affolla di cose antiche. Mio nonno che mi accompagna al parco a raccogliere le foglie e le castagne. Lo spazio dove andavo a giocare con le altre bambine dell’isolato, che ogni tanto si riempiva di pecore, mentre adesso credo che nello stesso posto ci sia una mezza autostrada. Persino la mia bambola preferita, che ci portavamo via a vicenda io e mia sorella. E soprattutto, ricorrente, il sogno di un’altalena, anzi di me che mi dondolo sull’altalena: me la ricordo quell’altalena, tutta cigolante, su cui ero capace di rimanere per ore.
Bello, bellissimo, ma sarà normale ? Capita anche a voi ? Un po’ mi preoccupo che mi vengono fuori solo questi sguardi all’indietro e nessuna fantasia in avanti.

Read more

Uomini, donne e denaro

Giada Nolasco, responsabile dell’Osservatorio 65Plus, ci parla questa volta delle differenze di genere nell’atteggiamento verso il denaro.

Esiste una correlazione tra denaro e genere (maschio/femmina)? I comportamenti “finanziari” di uomini e donne sono equiparabili oppure si discostano? Un recente articolo dell’Università Vita-Salute San Raffaele ha affrontato proprio questo tema, ponendo l’accento sulle differenze tra uomini e donne nella gestione del proprio denaro e nella percezione delle questioni finanziarie. In particolare, sono stati analizzati quattro punti focali, considerati significativi per la valutazione del rapporto con i “soldi”. Il campione di riferimento è costituito da persone con alle spalle un’esperienza di gestione del denaro, prevalentemente baby boomers.

Innanzitutto è stata analizzata la percezione della propria situazione finanziaria passata, presente e futura: uomini e donne risultano abbastanza omogenei anche se le prime risultano, in generale, meno ottimiste nel confronto del proprio patrimonio con quello di altre persone, mentre negli uomini prevale un sentimento di inferiorità in tale paragone. In entrambi i casi si evince un atteggiamento “negativo” nel paragone con i comportamenti finanziari tenuti da persone conosciute, ma cambia la connotazione psicologica: pessimismo in un caso, senso di inferiorità nell’altro.

La preoccupazione è il secondo punto focale: le donne si preoccupano della propria condizione finanziaria ma ciò difficilmente si ripercuote sulle relazioni interpersonali e sul quotidiano, come avviene, invece, per gli uomini. Questi ultimi sono molto influenzati dalla preoccupazione per le proprie finanze, al punto di sfogarsi sulle persone care. Mi rivolgo, ora, ai lettori uomini: tale fonte di nervosismo, non costituisce l’unica spiegazione dei litigi coniugali del dopocena, per cui non adducetela come scusa questa sera (specie se avete letto entrambi questo articolo).

Le abitudini di spesa, invece, sempre secondo l’indagine citata, confermerebbero uno dei più diffusi luoghi comuni: le donne sono più  “spendaccione” degli uomini. Le prime sembrerebbero maggiormente propense ad acquisti non programmati e non necessari, considerandoli come una gratificazione o come una consolazione.

Infine, gli uomini risultano maggiormente soddisfatti del proprio modo di gestire il denaro rispetto alle donne, soprattutto in relazione alla pianificazione nel tempo ed al risparmio. Gli uomini, quindi, sembrerebbero più lungimiranti ed indirizzati alla possibilità di fronteggiare le emergenze rispetto al gentil sesso (essendo, tuttavia, costantemente preoccupati).

Questa ricerca, ovviamente, non vuole dare una spiegazione in termini assoluti dei comportamenti finanziari dei due sessi, è possibilissimo che vi siano esperienze discordanti. Voi vi rispecchiate in questi quattro punti?

Read more

Sul luogo del delitto

Scrive Silvia: Trentacinque anni fa una studentessa piena di belle speranze fece un viaggio che considerava molto avventuroso attraversando l’Inghilterra in lungo e in largo. L’accompagnava un ragazzo che parlava poco ma che le piaceva molto e insieme passavano da un treno all’altro con il sacco a pelo sulle spalle, cercando di districarsi in un mondo che allora, per due italiani, era diversissimo e un po’ mitico. Quella ragazza ero io e il giovane taciturno è poi diventato mio marito. Di acqua sotto i ponti ne è passata tantissima, ma quel viaggio è sempre rimasto indelebile nella nostra mente. Abbiamo girato per quasi un mese, un po’ foraggiati dai soldi dei genitori e ogni tanto con qualche soldino che guadagnavamo in lavoretti improbabili.
Qualche mese fa ci siamo detti: ma perché non proviamo a ripetere quell’esperienza. Detto, fatto. Fra pochi giorni partiamo e ripercorreremo più o meno lo stesso viaggio, però in dieci giorni, con la carta di credito in mano e prendendo l’aereo e poi un’auto a nolo. Lo so che lo spirito non è più quello del viaggio misterioso, ma mi piace comunque tantissimo l’idea di vedere come sono cambiati i posti dove siamo stati e di tornare sul “luogo del delitto” con il mio “ragazzo” dopo così tanti anni.

Read more

Lavoro e dintorni

L’imbianchino che si è presentato a casa mia ieri mattina per tinteggiare un paio di stanze sicuramente non ha meno di sessant’anni. Doveva essere aiutato dal figlio, che però non stava bene ed è rimasto a casa. Da solo, se l’è cavata comunque egregiamente, ha fatto un buon lavoro e ha completato l’opera nei tempi concordati.  Gli ho chiesto se pensava di smettere di lavorare e di passare la palla al figlio. “No – mi ha risposto – è un lavoro che faccio volentieri, i soldi servono e poi fare le cose insieme a mio figlio mi piace”.

Gli over65 che continuano a lavorare sono prevalentemente nel commercio, nelle professioni, nei lavori artigianali, nei servizi educativi e nella cura delle persone.  Spesso sono persone che svolgono un mestiere autonomo, che hanno rinverdito nel tempo le loro competenze e che operano in settori previsti in crescita (ad esempio, la cura dei grandi anziani) o dove la domanda di lavoro è più forte dell’offerta.

“Io sono a spasso da un anno – mi dice invece il 57enne Massimo – faccio manutenzione informatica e avevo due rapporti di lavoro abbastanza stabili con due aziende che però hanno entrambe deciso che costava meno rivolgersi a dei giovani. D’altra parte nel mio settore i giovani sanno fare le stesse cose che faccio io, anzi forse più velocemente di me, e non avevo nessuna possibilità di discutere. Adesso di essere assunto da qualcuno non se ne parla, cerco altri clienti ma c’è una grande concorrenza. L’unica strada che penso di battere è di trovare una nicchia di specializzazione nel mio campo e di rimettermi a studiare. I soldi messi da parte mi bastano per un paio d’anni, speriamo per allora di aver trovato una soluzione”. Molti disoccupati over50 hanno necessità di guadagnare, sono senza protezioni e vedono come sbocco possibile – a mio avviso a ragione – il riprogettarsi mettendosi ad imparare cose nuove che rendano aggiornate e appetibili le loro competenze di sempre.

Un terzo caso è quello di Roberta, che ha 62 anni, lavorava in banca, adesso riceve una discreta pensione, ma vorrebbe trovare un’altra occupazione part time che integri il volontariato a cui già si dedica: le interessa non perdere di vista la sua professione “storica” e soprattutto le serve guadagnare ancora qualcosa perché teme le spese, tutte sulle sue spalle, per la sua vecchiaia, per i suoi genitori ormai molto anziani eper suo figlio che deve ancora studiare.  “Chi sa fare contabilità come me trova sempre qualcosa” racconta “anche se certo, dove vado a presentarmi sono molto guardinghi, mi guardano come se fossi un animale un po’ strano, si chiedono perché non me ne sto tranquilla a casa”. Non è facile per un disoccupato cinquantenne trovare una nuova occupazione, ma neppure per un pensionato ritornare al lavoro quando lo desidera.

Infine Antonio, 63enne, un passato da operaio in un’industria: è stato accompagnato alla pensione otto anni fa, abita in un paesino di campagna ed è il lavoro a cercare lui, non il  contrario: infatti, in paese tutti lo cercano per vari lavoretti di manutenzione, un po’ fa il falegname, un po’ l’idraulico, un po’ aiuta a sgomberare case. “Vorrei seguire di più il mio orto – mi dice – ma non riesco a trovare il tempo”. 

Il tasso di inattività degli Italiani tra i 55 e i 65 anni rimane alto, intorno al 57%, e quello degli over65 altissimo, oltre il 95%, ma dietro a questi numeri statistici si celano tante situazioni concrete diverse, in cui il desiderio di essere attivi si coniuga ancora con la dimensione del lavoro.

Read more

Non sto più a galla, nuoto libera

Scrive Marialaò: Over 60. Il primo figlio durante l’università, la seconda 18 mesi dopo. Quanta incoscienza, quanta fatica, QUANTA GIOIA.  20anni di alti e bassi economici con un marito sognatore sempre un metro sopra le nuvole.   Poi lavoro, lavoro, lavoro. I ragazzi cresciuti splendidi nonostante tutte “le discese ardite e le risalite”.  Poi…quando tutto sembrava scorrere placido…a 42 anni ZACCHETE è arrivato un terzo figlio. Smarrimento intimo per 48h dissipato subito e compensato con gioia dal resto della famiglia.     Ora sono nonna di 3 splendide bimbe e ci godiamo l’entusiamante giovinezza del terzo figlio ormai 22enne che studia all’estero e ci riempie di soddisfazioni. QUANTA FATICA E QUANTAMMMMORE mi sono serviti. Ora sono in pensione e sono placida.

Read more

Sessantenni produttivi

Sono pronto a scommettere che la cassiera del supermercato dove vado ogni tanto a fare la spesa è mia coetanea. La osservo nei suoi comportamenti, se non altro per deformazione mentale visto che ormai i senior sono al centro della mia attenzione. Un po’ come tutte le altre sue colleghe più giovani dei banchi vicini ha i gesti automatici uniti all’espressione assente. Però il ritmo che tengono io lo riuscirei a reggere per non più di un quarto d’ora e lei, anche se ha vent’anni più delle altre, tiene con disinvoltura lo stesso passo. Quando poi il lettore automatico si inceppa e non legge il codice a barre sulla confezione (irritazione immediata di tutti, clienti e personale!) lei si spazientisce meno degli altri, sa perfettamente come affrontare la situazione e risolve velocemente il problema. Insomma, la mia coetanea non mi sembra affatto meno produttiva delle altre cassiere più giovani. Mi immagino che la sera sarà più stanca delle sue colleghe e che malgrado questo magari la sua giornata lavorativa proseguirà con le faccende domestiche, ma dal punto di vista della prestazione lavorativa l’azienda che la impiega può tranquillamente contare su di lei.

Cambiamo mondo e genere: l’aggiustatore di sedie thonet che da sempre ha la bottega con una luce che dà sui Navigli a Milano, sta chiudendo. Più vicino ai settanta che ai sessanta, mi ha dato la ferale notizia (adesso a chi porto le sedie da aggiustare e impagliare ?) spiegandomi che chiude perché non ha trovato nessun giovane che sia contemporaneamente interessato a rilevare l’attività e capace di fare quel mestiere, o per lo meno disposto ad impararlo. Alla sua età ha voglia di riposarsi un po’, e chi può dargli torto ? Però non riesco a farmene una ragione: il lavoro non mancherebbe, la bottega è sempre stracolma di sedie in riparazione e quando lo vedo all’opera ancora per l’ultima volta la sapienza di mestiere è sempre tutta lì da ammirare. Come succede per tante professioni artigianali, il ricambio manca e il rischio di disperdere le competenze è alto, ma anche da settantenne il nostro potrebbe, se ne avesse ancora la motivazione, continuare a svolgere il suo mestiere in modo eccellente e produttivo.

Infine, volo Delta tra l’Italia e gli Stati Uniti: aereo stracolmo ed equipaggio di bordo prevalentemente americano. Con mia sorpresa, parecchie delle hostess sono coi capelli grigi, non solo la capo equipaggio ma anche quelle che fanno il servizio ordinario durante il volo. Un po’ in contrasto con l’immagine della sosia di Angelina Jolie che la compagnia utilizza nel video con le spiegazioni di sicurezza, le hostess senior sono però perfettamente a loro agio nel ruolo. Professionali e rassicuranti insieme, spesso parlano più lingue e prestano un’attenzione alle richieste dei viaggiatori meno impersonale delle colleghe e dei colleghi più giovani. Che questa dominanza di grigio sia la conseguenza di un blocco delle assunzioni o che dipenda dalla convinzione della compagnia aerea che l’esperienza soprattutto sulle tratte lunghe è vincente, comunque anche queste hostess sono la dimostrazione vivente che i senior quando lavorano possono non solo essere produttivi come i colleghi più giovani, ma anche giocare brillantemente la carta dell’esperienza: un’esperienza che viene alla luce sia nell’abilità di mestiere sia nella qualità del rapporto umano.

Read more

Pranzo pasquale

Da parte di Viviana: Era il 1970 e io avevo diciott’anni. Mia mamma il giorno di Pasqua faceva da mangiare per tutta la famiglia: mio papà, me, i miei fratelli e sorelle, ma anche zii, nipoti, cognati, cognate e qualche suocero. Una volta sono arrivata a contare diciotto persone. Un’impresa titanica. Qualche volta era gran festa, qualche volta musi lunghi, la religiosità non era di casa. Io non ero presente proprio tutti gli anni, cercavo di darmela appena possibile e anche quando c’ero mi organizzavo per scappar via il pomeriggio, quando gli altri uscivano a fare la passeggiata digestiva. Mia madre sembrava contenta anche se non capivo perchè.
Poi nel corso degli anni successivi la tradizione si è persa, ognuno a Pasqua se ne stava a casa sua oppure si faceva qualche viaggio o si spostava nella casa al mare. Giusto una telefonata per farsi gli auguri e niente di più.
Quest’anno invece, dopo tantissimo tempo e con mia grande sorpresa, si è ripetuta la tradizione. Sarà che di spostamenti non se ne fanno in questo periodo di pochi soldi, saranno state le previsioni di tempo brutto, fatto sta che qualche giorno prima di Pasqua i miei figli mi hanno telefonato e mi hanno chiesto “cosa ne pensi se a Pasqua veniamo da voi ?”. Così mi sono ritrovata a spadellare per dodici persone, ma ero molto contenta del clima di festa che c’era e anche del fatto che i maschi hanno dato una mano in cucina, che è l’unica novità rispetto a come ricordavo le adunate familiari di quando ero giovane. Anche mio marito era molto contento, anche se nella parte del capofamiglia non sapeva bene cosa fare e ci è poco portato. Quando ero una ragazza questi pranzi dei giorni di festa mi sembravano una cosa senza senso, adesso mi commuovono.

Read more