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Problema o risorsa ?

Più l’opinione pubblica si sensibilizza al tema dell’impetuosa crescita numerica dei baby boomers, più si divide tra chi ci considera un grande problema e chi invece ci tratta da risorsa preziosa. Qui oggi vorrei parlare della dimensione pubblica del fenomeno, non dei vantaggi e degli eventuali svantaggi che sul piano individuale vengono dall’allungamento della vita e dalle migliori condizioni di salute prima della “vecchiaia vera”.

E’ abbastanza evidente perché l’invecchiamento della società spaventa: circa 20 milioni (già oggi) di over55, destinati ad aumentare e ad ingrossare le fila dei percettori di pensioni pubbliche e dei destinatari di prestazioni sanitarie con i soldi pubblici, non lascerebbero tranquillo neanche il più incosciente degli amministratori e dei cittadini. A maggior ragione noi senior siamo percepiti come un problema se, come nel nostro caso italiano, le nuove leve (i giovani) sono molto meno numerose di quelle dei padri. E se, come molto probabile, i nostri figli avranno i loro bei problemi a cavarsela da sé, figuriamoci a produrre risorse per sostenere genitori e nonni.

Se l’argomento “rivoluzione demografica” e aumento dei baby boomers lo vediamo solo da questa prospettiva, non c’è dubbio che quel che si vede è solo buio pesto.  Ma guardare contemporaneamente pure all’altra faccia della medaglia è anch’esso un esercizio istruttivo. Infatti, noi senior possiamo ben essere considerati anche una risorsa preziosa. Una risorsa che contribuisce già ora al benessere comune e che potenzialmente potrebbe essere ulteriormente valorizzata, sol che si sia capaci di uscire dagli stereotipi del sessantenne visto come anziano e “fardello della società”.

Siamo già oggi una risorsa preziosa, se solo pensiamo all’importante contributo che i senior danno nelle famiglie e, in misura crescente, nel volontariato. In famiglia, i senior spesso “producono servizi” di enorme valore sociale nella cura alle persone: basti pensare ai nonni che accudiscono i nipotini e che sgravano i figli di costi d’asilo e baby-sitteraggio altrimenti poco sostenibili, o ai figli 50-60enni che si occupano, in maniera altrettanto preziosa, dei genitori ormai non più autosufficienti. Per non parlare del sostegno economico che genitori vissuti nel periodo della crescita spesso riescono a dare ai figli, ormai grandi ma ancora bisognosi. Anche le attività di volontariato stanno coinvolgendo sempre più i senior e, come calcolato da molti di recente, si sa che il risultato di questo tipo di attività ha ormai un valore economico enorme.

Ma si potrebbe fare di più per valorizzare il possibile contributo dei senior alla società. Non mi riferisco tanto all’allungamento della vita lavorativa attiva, che ormai è nelle leggi. Mi riferisco soprattutto all’enorme patrimonio di esperienza, saggezza, competenze, saperi, mestieri, di cui i baby boomers sono portatori e che potrebbero essere o ancora utilizzati direttamente o trasferiti alle giovani generazioni. Se è vero che alcune competenze sono diventate obsolete e superate dalla tecnologia o dal modo di lavorare, è parimenti vero che un patrimonio altrettanto ricco rimane molto spendibile anche oggi. Nelle imprese ci si potrebbe attrezzare per organizzare questo trasferimento, nel mondo associativo si potrebbe favorire lo scambio con i più giovani, da parte dell’amministrazione pubblica si potrebbe evitare la dispersione di mestieri ancora utili.

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Scrivere che passione!

Lo spunto per questo articolo me lo dà la notizia pubblicata da Mauro Corso sul suo blog, in cui  riferisce di un concorso letterario riservato ai residenti della regione Lazio dai 65 anni in su http://www.maurocorso.it/scrittura/perche-un-concorso-letterario-per-la-terza-eta/.   D’accordo che i senior sono diventati di moda, ma il connubio invecchiamento-scrittura deve avere qualche cemento particolare, la cui chimica è ancora da scoprire, perché addirittura si arrivi a pensare un concorso letterario per over65.

  Però forse non dovrei nemmeno stupirmi troppo: sono tantissimi i segnali di un desiderio di scrivere diffuso tra i senior, così come sono numerosi coloro che, a contatto con le persone avanti negli anni, mettono in luce i benefici che derivano da una attività di scrittura.

Anche nell’indagine “Vita da senior” che ho svolto nei mesi scorsi e i cui risultati sono descritti in questo blog, è emerso che scrivere è un’occupazione che piace a moltissime persone. Tutte le espressioni della scrittura sono coltivate: racconti, poesie, romanzi, autobiografie, saggi, relazioni, articoli. E si può scrivere per se stessi, lasciando classicamente nel cassetto la propria produzione letteraria, oppure si cerca di renderla pubblica, proponendosi a giornali, riviste e case editrici.  Ma perché questo desiderio di scrivere? E perché un’attenzione specifica alla scrittura per la terza età ?

Intervistando l’ideatrice del concorso laziale, Maria Assunta Salvatore, il blogger Corso prova a capire cosa spinge a progettare un’iniziativa così specifica e quali possono essere le esigenze di chi a questa età si cimenta con la scrittura. Di ragioni ce n’è più d’una. Se da una parte – dice l’intervistata – può essere utile per tutti  “raccogliere e ascoltare storie che vengono da lontano e che costituiscono la nostra memoria collettiva”, dall’altra parte il senior può trovare nel testo scritto la risposta ad una sua esigenza di “avere un progetto, di lavorare per uno scopo preciso in un’età che alcuni credono priva di fini ultimi”. A queste due ragioni ne aggiungerei altre, che ricorrono spesso nelle testimonianze degli over60. A questa età si entra in una fase di vita in cui si ha alle spalle una lunga esperienza da raccontare e contemporaneamente, forse complice anche una maggiore flessibilità nell’uso del tempo, pensieri e fantasie scorrono liberi: scrivere diventa così un modo per dare forma al volteggiare dei pensieri e contemporaneamente un canale per lasciare testimonianza della propria esperienza e, perché no?, anche dei propri insegnamenti.  Ma per tanti la scrittura è anche un modo per sfidarsi in qualcosa considerato “nobile”, su cui in passato non ci si è mai cimentati: in questo caso, non si ambisce tanto alla qualità letteraria dell’opera, quanto al riuscire nell’impresa in sé. Non dimentichiamoci poi che per molti senior il por mano alla penna, o alla tastiera del pc, è visto anche come un modo per tenere in allenamento le proprie capacità intellettive, di curiosità, di concentrazione o di logica. Infine, non sono pochi coloro che scrivono per puro piacere di farlo, ma forse in questi casi siamo di fronte a persone che non hanno atteso i 65 anni per mettersi alla prova.

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Cosa dare ai giovani ?

Scrive Fiorenza: Sono reduce da una esperienza che al momento mi ha lasciato avvilita e che poi mi ha fatto riflettere. Nella mia vita ho sempre insegnato e quindi sono sempre stata a contatto con i ragazzi, non credo di essere presuntuosa se dico che so fare una lezione e che ho sempre saputo creare un rapporto con loro. Adesso sono in pensione, ma degli amici mi hanno chiesto se davo una mano in un corso di formazione professionale rivolto a dei futuri elettricisti. Mi immaginavo che le cose che dovevo insegnare non fossero di loro particolare interesse perché un po’ teoriche rispetto ai loro interessi pratici, ma è andata anche peggio… Il problema è che facevo proprio una gran fatica a trovare un modo di comunicare con loro, le mie parole sembravano vuote, il ritmo troppo lento e la incontrollabile voglia di maneggiare ad ogni istante smartphone o telefonino sembrava l’unico modo che avevano per prendere contatto con il mondo. All’inizio ero anche un po’ irritata, poi ho riflettuto e mi sono detta che era un problema mio se non trovavo il modo per comunicare adatto a loro, a quel modo di percepire la realtà. E che cosa potevo mai trasferire loro, in termini di conoscenze, di esperienze e di saggezza se l’abc del rapporto di comunicazione era saltato ?

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Nuova vita a 60

Scrive Sergio: I cani da guardia del mercato del lavoro hanno un nemico giurato: il cinquantenne. Appena ne fiutano uno procedono alla sua eliminazione. Stavo precipitando in questa scomoda posizione quando una coppia di amici decise di investire denaro, energie, speranze e attitudini professionali in una nuova start-up, un sito internet per prenotazioni di visite mediche online: Idoctors. Gli inizi furono terribili ma poi il vento cominciò a girare. Fu così che una mattina bussarono alla mia porta: con la cautela e il tatto che solo il sentimento dell’amicizia sa cavar fuori dalle parole e dai gesti di chi ti vuole aiutare, cominciarono a parlare di sviluppo, nuovi orizzonti, contatti con i media, filmati, gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa. Nella mia condizione di uomo invisibile e inservibile non li feci neanche finire. Dissi sì. Oggi mi trovo a far parte di un progetto in pieno sviluppo, coi conti a posto e prospettive rosee. Lavoro (per la maggior parte del tempo dal pc di casa), dando il mio contributo e sperando di aiutare a crescere l’impresa sempre più velocemente. La maggior parte dei colleghi sono più giovani e più bravi di me col pc, ma le mie idee e i miei progetti vengono discussi e vagliati come quelli di tutti gli altri e, sembrerà strano ai solerti cani da guardia, talvolta anche accettati e realizzati. Peccato sia solo la storia di un vecchio sessantenne, altrimenti varrebbe quasi la pena di raccontarla… In foto: un senior che ha trovato un nuovo lavoro

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Esperienze di volontariato over55

Pino, 58 anni, dedica due sere alla settimana all’associazione che supporta i familiari dei malati di Parkinson. A Lella, 59, si sono liberati i pomeriggi e per tre volte la settimana, su indicazione della fondazione benefica di cui fa parte, accompagna i disabili quando devono uscire di casa. Vincenza invece, da quando è in pensione riutilizza le sue competenze di insegnante e segue dei giovani alunni nel loro percorso scolastico. Anche Massimo, 66enne, mette a frutto la sua precedente esperienza professionale di medico e si rende disponibile per un centro di accoglienza. Alessandro, 62, è poi orgoglioso di continuare ad essere socio volontario del soccorso e di partecipare alle iniziative della protezione civile. Per Sandra infine, volontariato significa andare una volta al giorno dalla sua vicina di casa novantenne per vedere se ha bisogno di qualcosa.

I senior sono tra i principali protagonisti del volontariato, un fenomeno in crescita a tutte le età ma che in particolare riguarda gli over55 e gli under25.  Secondo i più recenti dati dell’Istat, In Italia la partecipazione ad attività di volontariato in poco meno di vent’anni è passata dal 6,9% al 10%. Nel 2011, secondo le stime dell’Istituto di statistica, sono più di 5 milioni gli italiani che hanno svolto una qualche attività gratuita presso un’associazione di volontariato e il valore economico delle attività volontarie in Italia è stimato intorno agli 8 miliardi di euro. Tra i 55 e i 64 anni la partecipazione ad attività di volontariato è sopra la media, in particolare tra i neo sessantenni raggiunge quasi il 13%, a fronte del misero 5,2%, che era il dato nel 1993.

I numeri sembrano precisi, in realtà il volontariato è un oggetto che sfugge come un’ameba.  Innanzitutto non sai mai bene cosa rientra nella definizione volontariato: è solo quello che transita attraverso un’associazione o è anche l’atto generoso spontaneo di una persona verso il prossimo, come quello di Sandra che va ad assistere la sua vicina di casa ? E partecipare, per fare degli esempi, ad associazioni come le pro-loco o le cooperative abitative locali, è anch’esso volontariato ? O ancora: essere attivi senza ricompensa in associazioni culturali, prestare gratuitamete servizio di sorveglianza in un museo, cucinare gratis alla sagra del paese o fare donazioni ad associazioni benefiche rientrano o no nel perimetro delle attività di volontariato ? Molti cinquanta-sessantenni, vogliosi di avvicinarsi a questo mondo, si domandano quali sono le modalità più efficaci, sia per fare cose utili, sia contemporaneamente per trovare una fonte di arricchimento morale e personale, che dia senso alla loro “vita nuova”. Le possibilità sono molte: per questo nell’indagine “vita da senior” abbiamo chiesto agli stessi senior quali sono le pratiche più efficaci che hanno sperimentato quando si sono dedicati al volontariato. I risultati si possono leggere a questo link, dove si possono anche aggiungere le considerazioni che vengono dalla propria esperienza.

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Nipoti professionali

Nel mondo delle aziende sta finalmente iniziando – lentamente – il dibattito su quali soluzioni sono possibili per valorizzare sul lavoro gli over 55 e gli over 60.  Qualche manager più illuminato degli altri, qualche direzione del personale non votata solo alla riduzione degli organici, qualche società di consulenza che organizza convegni sul tema, cercano di uscire dal riflesso condizionato degli ultimi vent’anni, secondo il quale il prepensionamento del cinquantacinquenne è il rimedio “normale” se l’organizzazione ha necessità di ridurre costi e personale.

Allungamento della vita, stato di salute medio non comparabile con quello di vent’anni fa, attivismo dei ragazzi di sessant’anni, età pensionabile spostata in là nel tempo, sono tutti fattori che portano anche le imprese a confrontarsi con l’argomento.

I sessantenni sono una ricchezza, si comincia a dire; una ricchezza di competenza e di esperienza e non sfigurano nemmeno quando si parla di produttività.  Ancora non sono state messe a fuoco bene le esigenze di questa nuova figura, il sessantenne al lavoro (ad esempio il maggior bisogno di “leggerezza” pur rimanendo attivi o le necessità ergonomiche di questa età), ma almeno si inizia a parlarne.

Tra le prime soluzioni che si sperimentano, una che accoglie un discreto favore sia da parte degli individui sia da parte delle aziende, consiste nel riservare al senior un ruolo da tutor, da coach, da mentore, nei confronti di quelli più giovani, non necessariamente giovanissimi.

Nella versione più classica, al senior, portatore di esperienze e competenze che l’azienda avrebbe un danno se andassero disperse, viene affidato un ruolo di accompagnamento del giovane, che a sua volta apporta idee nuove, studi recenti, creatività e che contemporaneamente beneficia dei suggerimenti sui “trucchi del mestiere” offerti dal senior, con il quale può anche confrontarsi e sviluppare insieme nuovi modi di affrontare il lavoro.

Ma ci sono anche testimonianze di aziende, attente al rapporto con la comunità del territorio dove operano, che cercano di costruire delle accoppiate senior – giovani coinvolgendo pure le persone già in pensione. E’, ad esempio, il caso della Loccioni, azienda leader nelle macchine per i sistemi di misura, con il suo progetto “silverzone”: dopo la pensione, i manager di maggior successo si mettono a disposizione dei più giovani per condividere competenze e formarli nel lavoro.

 

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Ricordi e progetti

Capita a tutti di aprire un cassetto chiuso da tanto tempo e veder saltar fuori un oggetto che ci riporta immediatamente indietro di parecchi anni, rinnovando con nostalgia un bel ricordo o con pena un episodio doloroso. Di cassetti rimasti chiusi per molto tempo, che quando li riapriamo ci riservano sorprese, ce n’è davvero tanti. Magari succede nel momento in cui smetti di lavorare, vuoi buttare le vecchie carte e invece di fare il terminator delle scartoffie ti ritrovi con tua stessa sorpresa a trascorrere delle ore a sfogliare vecchi documenti e appunti sgualciti, a ripassare mentalmente delle vicende che nemmeno ricordavi più di aver vissuto. Oppure se ne va il figlio da casa e non trovi di meglio da fare che aprire l’album delle fotografie di quando lo portavi in spalla e avevi trent’anni di meno. Per non parlare del momento doloroso di quando ad andarsene è un genitore e allora i cassetti che apri sono i suoi e ripercorri in una prospettiva inaspettata la sua esistenza e la tua infanzia.  Naturalmente i ricordi affiorano alla mente anche come momenti allegri e sereni, magari rivissuti insieme a vecchi amici o a fratelli e sorelle. Talvolta i ricordi si colorano di rimpianto o di rimorso, altre volte ci portano a credere che “allora” eravamo davvero bravi, belli e coraggiosi.  Ricordi…ricordi normali…in fin dei conti, la nostra identità sono anche i nostri ricordi.

La faccenda comincia però a farsi delicata se la vita si va riempiendo soprattutto di memoria del passato e quasi per niente di presente e di futuro. Se ci si anima solo quando si volge lo sguardo all’indietro e invece non c’è niente di quel che si sta facendo oggi che accende lo spirito. Se ogni accadimento è letto in termini di confronto con i nostri ricordi del tempo che fu e non si trova piacere nel leggere quel che succede adesso con degli occhiali contemporanei. Se ci si rifugia nei ricordi perché solo lì si trova un se stesso soddisfacente e non si pensa invece che si ha ancora da giocare delle belle partite. Allora, in tutti questi casi, si è sì davvero vecchi, perché la memoria diventa un veleno silenzioso e ad effetto lento che ci seppellisce prima del tempo.

L’antidoto è tanto semplice, quanto difficile da trovare per chi si è avvelenato: è il godere del presente e il pensarsi nel futuro. Dopo decenni vissuti intensamente, qualche altro lustro di pari intensità ma di qualità diversa ci è consentito: senza scomodare le ricerche che testimoniano di una ritrovata felicità a partire da quando si attraversano i cinquanta, vivere con gusto il presente da senior lo si può fare abbinando a una vita attiva una nuova serenità. E guardare in avanti con dei progetti ci dà il segno di una vita possibile ancor densa di senso.

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Volontari delle competenze

Giuliano, che ha quasi 70 anni, dedica parte del suo tempo a far fare i compiti ad un ragazzino immigrato, figlio di vicini di casa: lo fa senza essere membro di alcuna associazione, è una sua iniziativa di cui va particolarmente orgoglioso. Elisa, che è stata insegnante prima di andare in pensione, mette le sue conoscenze e la sua capacità didattica a disposizione di una università della terza età, i cui dirigenti sono ben lieti di utilizzarla per lezioni di geografia.  Renata invece a 60 anni ha già alle spalle dieci anni di volontariato nel sostegno ai parenti di malati di Parkinson e la fondazione per la quale opera ha chiesto a lei, ormai la più esperta del gruppo, di occuparsi di preparare al difficile compito i nuovi volontari che si affacciano alla fondazione.

  Tra i tantissimi modi che i senior scelgono per prestare servizi utili di volontariato, uno dei più interessanti è quello legato alla trasmissione di competenze e al mettere a disposizione della comunità la propria esperienza lavorativa.   In una delle puntate di Report di dicembre è andato in onda un bel servizio, firmato da Luca Chianca, in cui si vedevano volontari sessantenni e settantenni di varia estrazione lavorativa che fornivano servizi utili, centrati sulla trasmissione delle competenze: dirigenti d’azienda che spiegavano a studenti delle superiori come avviare un’impresa, oppure artigiani che insegnavano il mestiere praticato per anni a giovani che avrebbero potuto continuare nell’esercizio dell’arte.

Naturalmente perché la cosa abbia un senso si deve trattare di competenze professionali spendibili. Una competenza professionale è spendibile quando è utilizzabile per produrre prodotti o servizi che diano valore alla collettività o all’organizzazione che li fornisce (ad esempio, ex infermieri o medici che prestano servizi sanitari, ex insegnanti che prestano servizi nei musei, ecc). Oppure è spendibile quando si tratta di una competenza professionale non obsoleta trasferibile a giovani, come nel caso del servizio televisivo citato.

I volontari delle competenze riescono a combinare in modo virtuoso utilità sociale, propria realizzazione e valorizzazione del bagaglio di competenze che hanno accumulato durante la vita. Si possono ben definire risorse non solo ancora attive, ma anche molto utili alla società.

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Non si tratta solo di memoria

Memoria, soluzione di problemi, duttilità nell’affrontare situazioni nuove: in cosa un senior può far bene quanto un giovane ? Difficile dare oggi una risposta sicura: siamo su un terreno che la scienza (soprattutto la neuroscienza) sta esplorando. Qualche prima evidenza però c’è.

Molti addetti ai lavori amano utilizzare due categorie introdotte dallo psicologo Raymond Cattell: quella dell’intelligenza fluida e quella dell’intelligenza cristallizzata, perché pare che le prestazioni dei senior siano ben diverse se si considera l’uno o l’altro tipo di intelligenza.

L’intelligenza cristallizzata si riferisce alla capacità di utilizzare le conoscenze acquisite così come le esperienze compiute nel corso della vita. Si riferisce anche alla capacità di comprendere i messaggi che vengono comunicati, di esprimere giudizi in situazioni quotidiane, di ragionare usando parole e numeri. In un certo senso, l’intelligenza cristallizzata è il frutto dell’esperienza educativa e culturale di una persona. Non è equiparabile tout court alla memoria o alla conoscenza, anche se il suo operato le permette di accedere alle informazioni dalla memoria a lungo termine. In base ai dati delle ricerche l’intelligenza cristallizzata non declina fino ad età avanzate.

L’intelligenza fluida invece è la capacità di pensare logicamente e risolvere i problemi in situazioni nuove, indipendentemente dalle conoscenze acquisite. È la capacità di analizzare situazioni sconosciute e identificare soluzioni usando la logica. Comprende le abilità naturali che non derivano dall’esperienza acquisita. Riguarda, per esempio, il riconoscimento delle relazioni spaziali o il ragionamento, cioè capacità di base indipendenti dalla cultura e dall’esperienza. L’intelligenza fluida sembrerebbe declinare prima di quella cristallizzata.

Alla conferenza 2012 della Cognitive Neuroscience Society, Kacey Ballard del Dipartimento di Psicologia della Stanford University ha sostenuto non solo che vi sono differenze nella velocità di declino delle capacità che si riferiscono ai due tipi di intelligenza, ma anche che un allenamento regolare può influire molto sul livello posseduto anche in età avanzata.  Secondo la Ballard, le prove che mettono in gioco la capacità di risolvere problemi inediti e di adattarsi a sfide nuove calano abbastanza significativamente con l’età perché si basano sull’intelligenza fluida, mentre nelle prove in cui si richiede buona verbalizzazione e risoluzione di problemi grazie all’utilizzo di conoscenze e di esperienza, il calo con l’età è molto meno significativo perché si può far leva sull’intelligenza cristallizzata.

L’esercizio continuo, come detto, può servire. Ma, sempre secondo la Ballard, con risultati diversi a seconda della capacità in gioco: ad esempio la working memory, cioè la memoria operativa a breve, può migliorare molto con l’esercizio, mentre la spatial memory, la memoria sui riferimenti spaziali, anche con l’allenamento può migliorare di poco.

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Qui ci sarà lavoro per gli over 55

Cose d’oltre Oceano: il Wall Street Journal suggerisce dove troveranno lavoro gli over 55.

In un bell’articolo pubblicato ieri a firma di Andrea Coombes,  il Wall Street Journal segnala i settori più promettenti negli USA per un over 55 che cerca lavoro.

Cose solo d’oltre Oceano ? Certamente almeno una delle due condizioni da cui prende le mosse la giornalista americana, la demografia, ha una forte similitudine anche con la nostra realtà.  Infatti, tanto negli USA che in Europa, il grosso dell’incremento demografico viene dalla crescita di numero di quelli che sono ormai nella seconda parte della vita. La combinata: maggiore longevità + baby boomers arrivati a cinquanta- sessant’anni, sta producendo i suoi effetti su entrambe le sponde dell’Oceano.    La seconda condizione segnalata dal WSJ, e cioè un atteggiamento più favorevole degli imprenditori nei confronti dei lavoratori anziani, è invece tutta da verificare dalle nostre parti: probabilmente da noi il pregiudizio legato all’età non è tra i più forti al mondo, e sono molti coloro che apprezzano l’esperienza e le competenze accumulate dai senior, ma la sensazione di fondo è che, dopo la riforma Fornero, le imprese siano state colte di sorpresa e non sappiano bene cosa fare di fronte alla necessità di impiegare gli ultra-sessantenni.  Senza contare che da noi, quando si parla di lavoro per le persone della fascia di età 55-64 anni, si trovano almeno quattro gruppi ben distinti di persone: 1) la maggioranza (poco meno del 60%) che sono già pensionati o che non cercano lavoro (ad esempio le casalinghe); 2) quelli che continuano a lavorare volentieri; 3) quelli che si sentono obbligati a continuare a lavorare fino all’età pensionabile spostata recentemente in avanti e infine 4) quelli che vorrebbero lavorare, ma non trovano (a fine giugno il tasso di disoccupazione per questa età era il 5,4%).

Ciò detto, quali sarebbero i settori nei quali negli USA i senior in cerca di lavoro lo troveranno ? Il WSJ ne elenca alcuni: la scuola, le banche, le assicurazioni, il mondo della sanità e della cura alle persone, i servizi professionali e in generale i lavori fortemente professionalizzati.

Difficile immaginare che in Italia la scuola, le banche e le assicurazioni, mondi dove si apprestano a riduzioni generalizzate, siano approdi futuri per i senior in cerca di lavoro. Più realistico pensare che lo possano diventare il mondo della sanità, i servizi di cura alla persona, i servizi professionali e alcune nicchie dove si possono spendere competenze tecniche molto specifiche.

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