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Il senior piace all’imprenditore

A Carlo, 65 anni, è stato chiesto di recente di continuare a lavorare nella piccola impresa dove ha speso quasi tutta la sua vita, benché già pensionato.  L’azienda ha valutato che la sua professionalità è ancora preziosa e al momento difficilmente sostituibile. E’ un caso non frequente in Italia, ma un segnale importante.

  In un periodo in cui sta diventando d’attualità parlare di valorizzazione dei senior e in cui le imprese italiane stano faticosamente cercando di gestire gli effetti della riforma Fornero, il tema della vita lavorativa dei 55-70enni comincia giustamente ad essere al centro dell’attenzione.   Senza scomodare come al solito le esperienze dei Paesi nordici come la Danimarca che ormai possono vantare pratiche di successo sull’argomento, arrivano più di recente notizie da alcuni distretti della Germania, di imprese che richiamano al lavoro ultrasessantenni già ritiratisi perché detentori di competenze che non si è riusciti a trasferire ai più giovani.

A questo proposito, sono interessanti i risultati di una recente indagine indipendente commissionata dalla nordamericana BMO Retirement Services, un istituto leader nei piani di pensionamento che fa parte di un importante e omonimo gruppo finanziario.

Su 412 imprenditori intervistati, quasi la metà dichiara di aspettarsi dei benefici dai baby boomers loro dipendenti che prolungano la carriera lavorativa anche oltre i 65 anni.  Più precisamente, solo il 4% degli imprenditori crede che i dipendenti che ritardano il pensionamento saranno un elemento negativo per l’azienda, mentre il 45% ritiene che le carriere protratte nel tempo condurranno ad un risultato positivo per l’impresa. Dichiara Todd Perala, un dirigente di BMO: “Molti imprenditori sono felici di trattenere in azienda i migliori. C’è un riconoscimento generale, nelle azienda americane, che i sessantenni possiedono un’ esperienza di gran valore.” Mentre una volta la persona di questa età veniva diffusamente considerata un peso sia per i suoi costi sia perche limitata nell’uso delle nuove tecnologie, oggi questi due punti deboli vengono superati, nella percezione collettiva, dalla constatazione che l’esperienza apporta comunque maggior valore.     Sempre secondo l’indagine BMO, la previsione degli imprenditori è che la percentuale di lavoratori che protrarranno il pensionamento si collocherà tra il 30% e il 50%.

Certo, gli americani sono abituati ai piani di pensionamento privati e questo condiziona il loro atteggiamento verso l’argomento. Fatto sta che nel mondo, di fianco ai vincoli di spesa pubblica che “obbligano” ad allungare l’età pensionabile, vi sono ragioni positive che fanno prevedere un’adesione crescente, sia di imprese sia di lavoratori, alle carriere lavorative prolungate.

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Per inerzia

Quando incontro Luca e Anna (personaggi veri, nomi di fantasia), sessantunenne lui, 59enne lei, mi faccio prendere da un senso di scoramento. Luca e Anna sono una coppia consolidata, sposata da più di trent’anni. Hanno un figlio ormai grande, che terminati gli studi se ne è andato all’estero a cercare prospettive più allettanti di quelle che si immaginava in Italia, quindi ora vivono soli.  Luca da giovane ha imbroccato una piccola attività autonoma di natura commerciale, che allora gli ha dato qualche soddisfazione, ma che ormai da un decennio continua a deperire e oggi è più fonte di preoccupazioni che di soddisfazioni. Anna ha lavorato solo in gioventù, prima di avere il figlio; successivamente la sua vita è trascorsa tra il fare la mamma, la moglie e la casalinga, con qualche sporadico interesse per un’attività di decorazioni d’interni, che in certi momenti si è trasformata in lavoro.  Non saprei dire se Anna è soddisfatta o no della sua vita, certo non se ne dimostra entusiasta.

Quando ci si avventura a parlare delle prospettive future, la conversazione ristagna e solo dopo aver superato una dose consistente di ritrosia, Luca ed Anna fanno capire che per loro il futuro non è un argomento, dato che non è minimamente nel loro orizzonte di immaginazione un qualche cambiamento rispetto alla vita di oggi.   La strada è stata segnata tanto tempo fa, quindi si prosegue sullo stesso sentiero senza porsi interrogativi fastidiosi. Forte delle mie argomentazioni sulle opportunità che può offrire la nuova vita dei senior, provo a sollecitarli sui vari fronti sui quali potrebbero sperimentare dei piccoli o grandi cambiamenti. Ma la loro risposta, nella sostanza, è che ritengono di non avere vere alternative a come hanno condotto la vita fino ad oggi.

L’atteggiamento di Luca ed Anna è, purtroppo, piuttosto diffuso tra i senior che si avvicinano a vivere la fase di “vita nuova”, cioè i quindici – vent’anni attivi prima della vecchiaia vera senza essere più nel pieno della maturità.

E’ un atteggiamento fondamentalmente di “inerzia”, che non conterrebbe nulla di male (anzi!) se il punto di partenza fosse di soddisfazione e vitalità che si mantengono inalterate per ciò che ha contraddistinto la vita fino a quel momento, ma che diventa invece un atteggiamento dannoso se è sinonimo del sentirsi in declino senza neppure la capacità di immaginarsi delle alternative.

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Irriducibili

Da qualche giorno mi sono spostato nella casa di campagna, dove trascorrerò parte di agosto. Come sempre, quando arrivo la prima cosa che faccio è controllare se tutto funziona a dovere e subito dopo stilo l’elenco delle manutenzioni necessarie. A volte si tratta di nuovi guasti, in altri casi di vecchi deterioramenti che attendono da mesi. Quest’anno, appena arrivato mi sono reso conto che alcune magagne risalivano addirittura all’estate dell’anno scorso: una finestra che non chiudeva bene, sportelli in legno che rimanevano sbilenchi, una porta anche lei in legno completamente fuori asse.  Tutti lavori che richiedevano il falegname. Oppure, in alternativa, che mi cimentassi io nel bricolage, ma conoscendo le mie scarsissime doti manuali, l’unica opzione valida era la prima. Era la stessa conclusione a cui ero giunto più volte nei mesi precedenti e altrettante volte avevo telefonato a G. (lo chiamerò così), il falegname di riferimento nella zona, che già in passato si era rivelato efficace nelle riparazioni e onesto nella parcella, ma che questa volta mi aveva rimandato e rimandato, fino a farmi pensare che i lavori che gli chiedevo gli fossero d’impiccio.

Dopo l’ennesima telefonata in cui gli ho supplicato il suo intervento, G. è improvvisamente comparso sulla soglia di casa e dopo avermi spiegato che aveva avuto tanto lavoro e che non gliene volessi per il ritardo, si è messo subito all’opera: in meno di due ore, con mano esperta ha aggiustato quasi tutto, mi ha spiegato cosa non valeva la pena di riparare e poi mi ha fatto il solito prezzo onesto.  Mentre lavorava, per la prima volta mi resi conto che G. non era più un giovanotto e che faceva una certa fatica fisica nello stare in certe posizioni inginocchiate o a sollevare degli ingombri pesanti.  Sono rimasto di sasso quando, alla mia domanda curiosa sulla sua età, mi ha detto di avere 73 anni. A G. non mancano le occasioni per fare altro: ad esempio, mi ha raccontato dei viaggi che fa periodicamente per andare a trovare il figlio che ora abita all’estero. Né certo starebbe senza compagnia o con le mani in mano se smettesse il suo lavoro. Il fatto è che il suo lavoro è la sua vita e allora magari si prendono meno impegni, ma finché si ha la forza per continuare, perché  smettere ?

P.S. Il falegname della foto l’ho trovato in internet, la didascalia dice che ha 85 anni.

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Tappabuchi o risorse ?

Silvia frequenta il blog da settimane e si è accorta che spesso parlo del volontariato come di una delle soluzioni scelte dai senior per dare maggior senso alla propria vita. Mi ha contattato e negli ultimi giorni abbiamo avuto uno scambio di messaggi. Il tema che abbiamo discusso è la sua perplessità rispetto all’organizzazione del volontariato, alle cui strutture dedicano tanto tempo molti cinquanta-settantenni. Il timore di Silvia è che chi si dedica al volontariato non venga considerato come  una risorsa da valorizzare ma come un tappabuchi.  Le ho proposto di raccontare la sua esperienza a riguardo e la ringrazio per averlo fatto. Di seguito la sua storia e le sue considerazioni.

Salve Enrico. Sono Silvia e rispondo alla sua richiesta rispetto alla mia esperienza di volontariato. Premetto che sono stata insegnante di Italiano nella Scuola Primaria per 40 anni, pubblico da 30 anni libri scolastici con una nota Casa editrice bresciana e ho al mio attivo un diploma di Counsellor conseguito nel 2003, per mio interesse personale. Sono Bresciana in esilio volontario (per godere figlia e nipoti) a Fossano, provincia di Cuneo.
Sono in pensione da due anni. Il primo anno ho partecipato ad un Volontariato per aiutare a fare i compiti ragazzi stranieri delle Medie ed Elementari, che non hanno la possibilità a casa di aiuti da parte dei genitori, presi anch’essi dalla difficoltà del lavoro e spesso isolati anche da un uso scorretto dell’Italiano. I ragazzi erano una trentina, noi pochi, problemi di disciplina e per me era come gettare acqua nel mare. Alla fine ho visto che bastavano brave signore con la quinta elementare per aiutare i ragazzi ….. Io avrei voluto vedere dei risultati, dei progressi, così, dato che c’erano 2 ragazzi, uno Cinese e uno Senegalese in Italia da pochi mesi, ho proposto alla Preside delle Medie di curare l’Italiano con loro, alla mattina, a scuola, 2 volte alla settimana e così è stato e dato che far leggere e scrivere è il mio mestiere mi è sembrato di aver fatto qualcosa di più. ( A fine anno nessun ringraziamento da nessuno, nessuna valutazione dell’intervento, nessun discorso se si sarebbe potuto fare di più, diversamente o come con i docenti, per un intervento l’anno successivo, perciò la mia esperienza è finita lì )
Quest’anno mi sono offerta per fare volontariato in una struttura religiosa privata, per ragazzi ultrasedicenni che devono ancora conseguire la licenza Media. Mi hanno affidato una ragazza marocchina e un’ Indiana, con difficoltà di lingua, da affiancare di Italiano e Storia, una volta/due alla settimana da gennaio a maggio, per prepararle all’esame. Chadia e Sandeep hanno avuto la licenza Media, ma poco fa ho dovuto chiamare io la prof per sapere i risultati, l’Istituto non mi ha comunicato nulla. Ho chiamato anche Chadia e Sandeep per augurare loro buone vacanze. Per il resto qui ho lavorato con soddisfazione per preparare le tesine dei Paesi d’origine, i nodi della seconda Guerra Mondiale , strutturare un tema…. Ho conquistato l’affetto di Chadia.
Nel frattempo ho consultato un Centro d’ascolto in un paese vicino, per donne che hanno subito violenza, dando la mia disponibilità di ascolto come Counsellor, ma qui il mio diploma era quasi un impaccio.. “ ci vuole disponibilità di 24 ore per andare anche in Ospedale….sì, c’è l’ascolto ma noi facciamo dei corsi per l’ascolto, non importa il diploma..” Una disponibilità settimanale per l’ascolto telefonico non serviva, ci voleva uniformità…loro si conoscevano tutte….
Quest’anno ho fatto anche un’ esperienza con L’Università della terza età di Fossano, offrendo un “Corso di lettura oltre la trama” , pochi allievi ma molto interessati e ho avuto molta soddisfazione. Per l’anno prossimo ne ho proposti due.
Sembrerebbe questa la mia strada ma gli allievi disposti a mettersi in gioco sono pochi, io propongo attività di laboratorio, mentre i più amano sonnecchiare a lezioni frontali in sale in penombra, cullati dalla voce del relatore…..
Sono io troppo esigente?
Io al volontariato voglio dare, ma anche ricevere, cioè essere impegnata come risorsa per le mie competenze, forse sbaglio ma a me sentirmi buona non basta…….

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La mia travagliata vita!

Scrive Laila: Sono una donna di 55 anni con un vissuto a dir poco travagliato; madre di 4 figli, due storie importanti ma distruttive e nonna di tre nipoti. Il mio sogno era di costruire una famiglia solida e di condividere con il partner, i figli e gli amici una vita serena ! Mi è sempre piaciuto viaggiare ma ancora adesso non mi è possibile. Faccio il resoconto della mia vita e mi rendo conto che delle donne alla mia età si sono già realizzate, mentre io sono qui ancora che combatto con sempre meno grinta e positività. Scusate, il mio è uno sfogo pessimistico ma ora è questo che sto provando!

Ieri sul blog ho pubblicato la storia di Anna che a 65 anni, dopo mille traversìe, finalmente si sente sè stessa e si considera realizzata. Oggi pubblico la tua, cara Laila, che invece ti senti in uno stato d’animo da sfogo pessimistico. “Sono ancora qui che combatto…” dici. Temo che questo ci accomuni tutti: tutti continuiamo a combattere le nostre battaglie quotidiane anche da senior, il paradiso dorato fatto di serenità costante è solo nel mondo dei sogni e naturalmente alla nostra età le energie non sono proprio le stesse di una volta (ma la saggezza forse è cresciuta e ci permette di combattere facendoci meno male). A 55 anni hai ancora la possibilità di pensare a come realizzarti nei prossimi venti, non è solo un momento di bilancio rispetto ai sogni passati. Magari scopri di avere nuovi sogni, ma mi raccomando non sognare solo di mari placidi e sereni !

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Finalmente me stessa

Ecco la storia di Anna: Ho 65 anni appena compiuti, e se mi guardo indietro ho vissuto almeno 3, 4 vite! Solo ora però mi sento finalmente realizzata! Laureata in Medicina e chirurgia a 25 anni, subito a lavorare in un grande Ospedale, mentre mi specializzavo (erano altri tempi). Poi il matrimonio, far coincidere il lavoro ospedaliero con la famiglia… finisce che lascio l’ospedale e mi adatto a fare la moglie, relegando alla professione solo un po’ di attività privata e l’insegnamento a corsi per infermieri! 10 anni fa inizia una serie ininterrotta di lutti…mio marito, mia sorella, mio padre! Alla fine il bivio: sopravvivere o vivere? Decido di vivere!!! Scopro il piacere della fotografia, tengo un corso presso una “Libera Università per adulti”, mi faccio nuovi amici, riprendo a viaggiare e da un anno torno a frequentare la mia amata Corsia Ospedaliera come consulente Internista presso una grande struttura Psichiatrica della mia zona!!! Sotto voce , ogni tanto mi dico che sono una donna fortunata…i colpi della vita invece che abbattermi, mi hanno fatto crescere.

Quando leggo le storie di vita come la tua, cara Anna, mi rafforzo nella convinzione che i percorsi individuali sono più forti di qualunque classificazione o regola sociale. La tua storia è bellissima, il tuo percorso, ricco di svolte, gratificazioni e dolori, mi fa pensare ad una donna che può vivere ancora intensamente il presente appoggiandosi ad un patrimonio unico  di esperienze.  Su tutto, un aspetto mi colpisce: oggi sei tornata alla passione di partenza, la corsia ospedaliera, ma ci sei arrivata dopo aver dimostrato, nel corso della vita, una flessibilità notevole (siamo capaci, noi uomini, di giocarci l’esistenza con la stessa flessibilità?)

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Un brindisi !

Cari amici, un brindisi virtuale ci sta !

Il blog “I ragazzi di sessant’anni” ha superato i mille visitatori (per l’esattezza ad oggi siamo 1197) e la pagina facebook collegata al blog è animatissima, con più di 1800 iscritti, centinaia di commenti e un forum spontaneo. Inoltre sto ricevendo sul blog molte vostre storie.

Siete sorprendenti, non solo perché state partecipando così numerosi, ma anche per il tono dei commenti che state postando.

Che la nostra sia un’età dove c’è spazio per la felicità lo dicono le ricerche di mezzo mondo e lo sostengo anch’io nel mio libro, ma l’ottimismo che sprigiona dalla grandissima parte dei vostri commenti davvero non me l’aspettavo così robusto.

Ecco le parole che usate quando parlate dei vostri anni: entusiasmo, gioia, contentezza, voglia di vivere, curiosità, voglia di imparare, spirito giovane, mente fresca, leggerezza, libertà di inventarsi, rinascere, ricominciare, giocare, godersi l’oggi, star bene con se stessi. E poi: anni belli, anni movimentati, essere attivi, continuare ad esserlo, usare l’esperienza passata e fare esperienze nuove.

Qua e là qualcuno (per fortuna) ricorda che il mondo anche a questa età non può essere tutto rosa, e allora timidamente solleva qualche domanda: ce la farò ad invecchiare dignitosamente?, e se il mio corpo e la mia mente invecchieranno spaiati come me la caverò ?, come posso prepararmi per placare l’apprensione che ogni tanto mi prende pensando al futuro ? e ce la farò a reggere altri anni di lavoro ? (se lo chiede chi avrebbe voluto smettere), oppure: come me la caverò se il lavoro svanisce come neve al sole ? (se lo chiede chi vorrebbe continuare).

Complimenti per i vostri messaggi e auguri a tutti di buona “vita nuova” !

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I vostri commenti

Confesso. Non ho seguito il consiglio di mio figlio ventunenne e della professionista ventottenne che mi stanno aiutando a capire i misteri della rete. Ieri alla pagina facebook “I ragazzi di sessant’anni”, collegata a questo blog, sono arrivati molti nuovi “mi piace” e parecchi dei nuovi arrivati hanno lasciato commenti.    “Non prendere troppo sul serio quel che viene scritto nei messaggi su facebook”. “Non c’è bisogno che rispondi”: questo era il consiglio dei giovani esperti di rete. Confesso, ho trasgredito e mi sono messo non solo a leggerli tutti, ma anche ad analizzarli. E il quadro che ne esce mi piace molto, se non altro mi ci ritrovo.  Vi ritorno quindi i commenti che mi avete lasciato, raccolti per parole e affermazioni chiave.

Innanzitutto “la gioia e la voglia di vivere”, che contano più del numero degli anni e del calo delle energie fisiche; il futuro può essere bellissimo se condito di ottimismo e di voglia di godersi questo tratto di vita.

Poi: “esperienza” e “vitalità” possono andare a braccetto.  Ne abbiamo passate tante e l’esperienza ci ha insegnato molte cose, ma il bagaglio di saggezza che ci viene dal passato non ci impedisce di vivere il futuro con un atteggiamento vitale e aperto al nuovo. Possiamo far convivere la serietà dell’esperienza con l’allegria della scoperta. Mentre si raccolgono i frutti, si seminano contemporaneamente nuove idee.

Attenzione però: a volte commettiamo l’errore di entrare nella nuova fase di vita convinti di essere già “attrezzati” alla nuova condizione, sul piano sia concreto che psicologico, e invece ci accorgiamo che non è così, che ci si reinventa meglio se ci siamo “preparati per tempo”.

Poi la raccomandazione più importante: ha sempre senso fare dei progetti, senza progetti si diventa vecchi davvero !

Infine, che male c’è in un poco di nostalgia e di orgoglio generazionale ? E quindi vai con “i favolosi sessantenni” e con “la meglio gioventù”.

Grazie per i vostri commenti.

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