Posts Tagged: figli

Che strano!

Scrive Maretta: Storia classica, io 63 anni lui 66 se ne va con una straniera di 30 anni più giovane. 40 anni di matrimonio e mai una lite. Anzi risate e solidarietà. Poi ho capito, che strano. Ero solo io l’allegra e la solidale, quella che si faceva il mazzo al lavoro. che strano: mi si sono spalancati gli occhi dopo 40 anni! Ho vissuto con un ufo e mio figlio l’aveva capito da 20 anni, ora ne ha trentatré. Cari ragazzi di sessant’anni, ho vissuto in un mondo mio e non ho nemmeno sofferto alla scoperta di un’altra realtà come stupefatta di avere visto per la prima volta la luce. Uno squarcio nel sipario. Sono arrabbiata con me per avere sprecato parte della mia vita ma non per quello che questo matrimonio mi ha dato: un meraviglioso figlio che lui ha perso e mai capirà. Ciao al mondo nuovo. Foto di Paula Grenside

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Che soddisfazione i figli !

Scrive Paolo, padre di tre figli grandi: Si sa che noi uomini quando i figli sono ancora bambini non ci dedichiamo troppo a loro e solo quando crescono siamo più presi dal rapporto con loro. Forse per le generazioni dei genitori trentenni e quarantenni di oggi é un po’ diverso, ma io mi ricordo che il sottoscritto e anche i miei amici quando i figli avevano due o sei anni eravamo molto presi dal lavoro e dallo sport e davamo poco tempo ai figli. Adesso i miei figli sono adulti, la maggiore ha 32 anni, la seconda trenta e il terzo é un ragazzone di 25. Ognuno di loro si è fatto una famiglia o vive comunque in coppia e tutti e tre abitano in altre città, il terzo e andato a lavorare in Svizzera. In questi giorni abbiamo deciso di passare qualche giorno insieme in montagna. E’ bellissimo! Che soddisfazione vederli grandi, autonomi, adulti con cui posso parlare di tutto. Li abbiamo cresciuti noi così e vedere come sono diventati mi riempie di orgoglio. Non mi sentirò mai solo, anche se un giorno dovessi ritrovarmi solo, sapendo che loro esistono.

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Come un cerino

Scrive beppemolisano: Ho 63 anni ed ho la netta sensazione di avere bruciato la mia vita.
Non ho costruito niente. E’ vero, ho due figli bravissimi ed un nipote bellissimo, ma la mia condizione di separato mi fa vivere ai margini della sua: lo vedo soltanto una volta a settimana.

Con i figli ho un ottimo rapporto, ma loro hanno le loro vite, ed è giusto che sia così. Ed allora mi avvolgo nella mia solitudine, che neanche il lavoro riesce a colmare, quel lavoro che è sempre più scarso ed insoddisfacente. Ho rinunciato anche ai sogni d’amore dopo tanti schiaffi presi.
Va be’….si vede che doveva andare così…   In foto: Malinconia, di Edward Munch, 1894

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Donare è la cosa più bella

Da parte di Livia: Ciao a tutti. Non sono abituata a raccontare di me e quindi non so bene da dove iniziare. Scrivo perché vorrei condividere con più persone possibile un messaggio di ottimismo e la gioia che provo da quando dedico parte del mio tempo libero agli altri. Dunque: mi chiamo Livia, ho alle spalle 62 anni vissuti tra alti e bassi, come credo capita a tutti. Da ragazza ho studiato lingue e questo mi ha permesso di viaggiare e di fare dei lavori dove potevo utilizzare l’inglese e il tedesco. Ho incontrato mio marito quando avevo 25 anni e sembrava tutto perfetto. Poi è arrivata la prima curva della vita: ci siamo accorti che non potevamo avere figli. Noi dei figli li volevamo e così abbiamo iniziato la lunga trafila per adottarne. C’è voluto molto tempo e del coraggio, ma alla fine Silvia e Marco, che ormai adesso sono maggiorenni, sono entrati in famiglia. Sono contentissima della scelta fatta, ma non è stato tutto rose e fiori: alla distanza mio marito non ha retto la situazione (o forse non ha retto me) e dopo dieci anni è andato via di casa, anche se ha continuato a farsi carico dell’educazione e delle esigenze economiche dei figli. Io sono riuscita comunque a fare la mamma e a farmi una vita. Avevo la fortuna di non avere preoccupazioni economiche e un fratello splendido che mi è stato di appoggio per tutti questi anni, così ho potuto crescere i miei figli e anche mettermi a studiare una cosa tutta nuova, biologia, prendendo la laurea e lavorando poi qualche ora a settimana in un laboratorio di analisi. Quando Silvia e Marco sono diventati grandi e più autonomi, ho avuto un’altra fortuna, di incontrare un gruppo di persone che si dedicano da volontari ad assistere dei ragazzini immigrati con disagio. La ricchezza umana che provo con questa esperienza è immensa e ogni volta che conosco un nuovo ragazzino è come scoprire l’universo. Non so se tutti dovrebbero fare del volontariato o avere un impegno sociale, sarebbe bello ma le situazioni sono tanto diverse… sicuramente è nelle mie corde e spesso mi dico che io sono stata fortunata, è giusto che doni qualcosa ad altri.

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Neo-padre e nonno a 64 anni

 Un grazie a Mario: ci siamo conosciuti qualche settimana fa, mi ha raccontato la sua storia e mi ha dato il permesso di raccontarla sul blog.

Mario ha 65 anni, è nato in un paese dell’Appennino e fin da quando era studente vive in una grande città del Centro Italia. Ha lavorato per più di trent’anni in una nota azienda, dove ha fatto carriera arrivando ad una posizione di tutto rispetto. Poi, come è successo a tanti altri, le vicende aziendali l’hanno portato a dimettersi quando era ancora 58enne e a quel punto si è reinventato, collaborando con uno studio professionale e sfruttando nel suo nuovo mestiere le competenze accumulate nel passato. Ad oggi, ancora lavora intensamente. Ma non è sul piano del lavoro che la sua storia mi ha colpito, bensì su quello della vita affettiva e familiare.

Mario è stato lasciato dalla moglie molti anni fa, era un matrimonio che a lui sembrava felice, con tre figli, oggi grandi e indipendenti. Dopo anni vissuti come di vero e proprio lutto, Mario ha iniziato un nuovo rapporto, con una donna di venticinque anni più giovane. La sua nuova compagna voleva da lui un figlio e lui, dopo numerosi tentennamenti, ha acconsentito, ridiventando padre per la quarta volta a 64 anni. Nello stesso periodo, anche uno dei suoi figli è diventato padre, con una donna con la quale aveva avuto un fugace rapporto. Il figlio non aveva voluto assumersi alcuna responsabilità per il piccolo, nel frattempo nato, mentre la madre sosteneva di non avere i mezzi per sostenerlo. Nella sorpresa generale, della sua nuova compagna e degli altri figli, Mario a questo punto ha insistito con la “nuora” per potersi occupare lui del nipote, dal punto di vista economico ed educativo. Soluzione che è stata prontamente accettata.

A questo punto, la vita di Mario è la seguente: continua a lavorare incessantemente, anche perché ci sono due bebè da mantenere; nel tempo libero si districa tra pannolini, carrozzine e pappine; soprattutto, a tempo pieno media tra i familiari, nessuno dei quali ha accettato fino in fondo le sue scelte. “Diventare padre a 64 anni e “adottare” di fatto mio nipote sono state decisioni dettate dal mio istinto, da un senso di generosità, di amore e di responsabilità”-  mi dice – “ma ora devo ammettere che non dormo più sonni sereni pensando al futuro”.

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Neo papà oltre i sessant’anni

Ad esempio, per stare alla cronaca rosa di questi giorni, Steve Martin che a 67 diventa padre per la prima volta o Enzo Paolo Turchi che, sessantatreenne, ha una figlia dalla over50 Carmen Russo. http://societa.panorama.it/gossip/Steve-Martin-e-Enzo-Paolo-Turchi-neo-papa-over-60

Ma non stiamo parlando di qualcosa che riguarda solo il mondo delle persone sotto i riflettori, la paternità in età avanzata, fenomeno che è sempre esistito sia pur in misura limitata, negli ultimi tempi si va sempre più diffondendo in tutta la società, soprattutto fra le neo coppie.

E’ un segno di vitalità, non c’è dubbio. Cosa più di un figlio avuto da senior ti fa guardare in avanti e ti fa pensare ai successivi lustri in termini vitali ? Però avere un bebé da sessantenne ti carica anche di responsabilità nuove che non ti abbandoneranno per almeno altri vent’anni: al netto della carica affettiva che riuscirà a trasmettere, ce la farà il padre attempato ad assolvere adeguatamente le sue funzioni educative e di guida ?

Sono i quesiti posti dalle paternità in età avanzata.  Devo dire che i neo papà sessantenni che conosco sono felici della loro condizione e hanno una marcia in più nel tenersi attivi e impegnati. Anche se le loro preoccupazioni sono maggiori di quelle dei loro coetanei: “Riuscirò a tenermi in salute per poter continuare a lavorare e a mantenerlo ?”, oppure “Quando sarà adolescente, io vicino agli ottanta avrò abbastanza energia per capirlo, fronteggiarlo e sostenerlo ?”. Sì, perché nel tempo essere padri è diventato un lavoro sempre più impegnativo e di responsabilità, e nessuno ti sconta nulla solo per l’età.    In foto: Steve Martin

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Senza fine

Scrive Anna: Ciao enrico sono anna, grazie di cuore. ora fate parte della mia vita. Sono una sessantenne. impegnatissima. La mia storia mi sembra infinita,,,,ma l’amore che riesco a trasmettere agli altri mi ricompensa. Solare, sempre pronta per tutti…ma quando sono sola rifletto molto, ho una fonte di energia, una grande fede. In questi giorni ho ripreso in casa mia figlia, con mia nipote sedicenne, per iniziare un nuovo passaggio…spero di avere tanta salute e forza per poter affrontare il tutto. Un abbraccio, alla prossima.  In foto: tre generazioni di donne

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Sognavo un’altra vita

Da parte di Anna: Sono una donna che ha avuto una vita senza troppi scossoni, che per anni ha rasentato la monotonia, con figli da crescere e tutto quanto programmato. Dopo gli studi ho lavorato come sarta per poco tempo, perché poi mi sono sposata giovanissima. Ho aiutato mio marito in un’attività di commercio, che è stata però interrotta dalla nascita delle mie due figlie, fino a quando sono cresciute. Quindi nella mia vita sono stata principalmente mamma e casalinga.

  Sono una tipa tranquilla, non chiedo nulla e tutti decidono per me, e avendo un marito molto forte e vulcanico è stato naturale che lui prendesse tutte le decisioni, anche se poteva sembrare che a decidere fossimo in due. Con l’arrivo della seconda giovinezza, dato che i figli erano già grandi, avrei potuto coltivare di più le mie passioni, come scrivere racconti e dedicarmi alla pittura, visto che sono piuttosto brava, essendomi sempre rifugiata in queste solitarie attività, a causa della mia vita poco brillante. Invece mio marito senza neanche interpellarmi apre un ristorante su prenotazione, e in cucina chi ci mette? La sottoscritta! Ho dovuto imparare tutto, non solo a cucinare ma anche a gestire e tenere i ritmi, cosa non facile non essendo del mestiere. E che dire poi del lavorare col proprio marito?

Quello che avrei dovuto fare da giovane l’ho fatto da vecchia, ho invertito i tempi, ma non certo per piacere, ancora una volta hanno deciso per me. Volevo e sognavo un’altra vita.

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Prendere il bello e il brutto che viene

Da parte di Fernando: Mi chiamo Fernando, vado per i 57 anni e la mia professione è di macchinista ferroviere, una attività che naturalmente mi porta lontano da casa.
Nell’ambito del lavoro tutto procede come prima, a parte i miglioramenti tecnologici e i corsi da frequentare e seguire con sempre più fatica, data l’età.
Sono fortunato perché ho sempre lavorato, ho una bella famiglia che amo (ho tre figli, 29, 23 e 20 anni), ma il destino è sempre in agguato. Un paio di anni fa uno dei miei figli ha avuto un brutto incidente: tuffandosi in mare è rimasto paralizzato e attualmente è costretto sulla sedia a rotelle. Perciò, anche se continuo a lavorare e a viaggiare, anche per poter vivere e far vivere il ragazzo serenamente e normalmente, al primo posto c’è lui, accompagnarlo fuori e altro.
Si fanno tanti progetti per la seconda giovinezza, a volte riescono a volte no, basta organizzarsi e cercare di andare avanti. È un lusso piangerci addosso, nonostante tutto continuiamo a fare progetti serenamente, perché la vita va avanti.
Anche per questo mi sono avvicinato all’associazione “Oftal”, per seguire questi ragazzi che hanno la sfortuna di avere questi problemi.
Non è cosi che sognavo la mia vita da adulto, ma bisogna prendere il bello e il brutto che ci viene, ringraziando anche Dio che mio figlio sia qui.
In foto: un macchinista ferroviere ai comandi del treno

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Peggio dei genitori e preoccupati per i figli

Pierpaolo Molinengo ha proposto, su CasablogXP, una sintesi dell‘indagine 2012 sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani, realizzata da Doxa ad inizio anno e promossa dal Centro Einaudi in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Quest’anno l’indagine si è focalizzata sui baby boomers.

Tra i tanti dati interessanti, vi è la conferma che i baby boomers sono preoccupati per i figli, che rimangono la vera priorità del loro risparmio, e la mezza sorpresa che sono di più coloro che ritengono di essere regrediti nei confronti dei genitori (condizioni di salute a parte) rispetto a quelli che pensano di essere progrediti.

Dall’articolo di Molinengo:  “Nel confronto con la generazione dei genitori, i boomie che ritengono di essere regrediti (40,9 per cento) nel reddito superano quelli che si giudicano progrediti (20,2 per cento). Questo vale per tutti gli aspetti della vita materiale, salvo che per le condizioni di salute, giudicate comparativamente migliori.
A dichiarare di non essere stati toccati dalla crisi sono il 17,3 per cento degli early boomie, il 17,1 dei median e il 15,6 per cento dei late boomie (la quota sul campione generale è lievemente inferiore: 15,2 per cento). I meno colpiti sono stati i single senza figli (21,2 per cento quelli non toccati), i più colpiti i single con figli (8,6 per cento appena i non toccati). L’1,1 per cento dei boomie ha perso il lavoro nell’ultimo anno.
La vera priorità del loro risparmio sono i figli, i quali nel caso degli early e median boomer si avviano alla vita autonoma. Cominciando dagli early, il 3,2 per cento risparmia per lasciare un’eredità ai figli, il 6,3 per la loro istruzione e il 9,5 per aiutarli nei primi anni di vita autonoma: il motivo ereditario nel suo complesso vale dunque il 19 per cento per questo sottogruppo; sale poi al 20,9 per cento fra i median boomie e scende al 9,3 fra i late, che risparmiano soprattutto per l’istruzione dei figli, ancora in età scolare. 
I non risparmiatori sono il 60,1 per cento (contro 61,3 nel campione generale). I baby boomer risparmiatori sono quindi il 39,9 per cento. Il numero di figli a carico incide sulla capacità di risparmio: i risparmiatori sono il 43,7 per cento fra coloro che non hanno figli. La nascita di un figlio riduce di circa 3 punti la percentuale (da 43,7 a 40,3); il secondo figlio fa perdere altri 4 punti (36,2), ma la vera e propria caduta, di oltre 21 punti rispetto al gruppo precedente, arriva con il terzo figlio (14,6)”.

Un’avvertenza: questa indagine considera baby boomers quelli nati tra il ’51 e il ’76. Per confrontarla con dati americani (che considerano ufficialmente baby boomers quelli nati tra il ’46 e il ’64) e con le classi di età cui si rivolge questo blog, bisogna utilizzare solo i dati riferiti a quelli che vengono chiamati early boomie.

Per chi vuole leggere l’intero articolo http://www.casaxp.it/news/2012/06/21/indagine-sul-risparmio-e-sulle-scelte-finanziarie-degli-italiani-2012/

Il rapporto dell’indagine, a cura di Giuseppe Russo e pubblicato dal Centro Einaudi in giugno, è scaricabile in pdf andando su http://www.centroeinaudi.it/indagine-sul-risparmio/book/17-rapporto-sul-risparmio/8481-indagine-sul-risparmio-e-sulle-scelte-degli-italiani-2012.html

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