Posts Tagged: generazioni

200 !

Cari amici de “I ragazzi di sessant’anni”,

vorrei fare un brindisi virtuale con tutti voi, perché siamo arrivati a 200.

E’ il numero che è comparso questa mattina sul pannello di controllo del blog www.iragazzidisessantanni e che mi ricorda quanti articoli ho finora pubblicato: 200, più o meno metà scritti da me e metà vostre storie.  Un’attività continua e intensa, da fine aprile ad oggi, sul blog e sulla pagina facebook collegata, che ha accompagnato l’uscita del libro, che mi ha entusiasmato e che è stata possibile grazie alla vostra partecipazione, fatta di attenzione, di commenti e delle storie che mi inviate.

E si profila una novità: una nuova indagine, sulle “buone e cattive pratiche dei 55-75enni”, è in corso di realizzazione grazie alle interviste che stanno svolgendo in varie parti d’Italia alcuni amici conosciuti virtualmente proprio grazie al blog e alla pagina facebook. I risultati saranno resi noti e messi al vaglio di tutta la nostra community, ormai composta di alcune migliaia di persone. Vi terrò aggiornati. Grazie a tutti. Enrico

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Generazioni

  “Generazioni” è il titolo del volumetto curato da Stefano Palumbo e edito da Guerini,  in cui sono presentate le conclusioni di un’un’indagine previsionale sul rapporto tra giovani e anziani al 2020.

Frutto di opinioni di nove esperti (sociologi, demografi, economisti, consulenti d’impresa ed esperti di comunicazione) elaborate con il metodo Delphi,  il volume è stato utilizzato come base di discussione per il Festival delle generazioni dello scorso ottobre.

Le previsioni spaziano da “l’evoluzione dei consumi”, al “mercato del lavoro”, al “rapporto con la tecnologia”, fino ai cambiamenti nella famiglia ed altro.

Ecco un assaggio all’interno del capitolo sulle tendenze dei consumi:

“Nel 2020 gli anziani avranno una forza fisica maggiore di oggi, godranno di buona salute grazie alla loro capacità di autoregolamentarsi, a uno stile di vita più attento all’alimentazione, a una maggiore attenzione alla coltivazione del proprio benessere fisico. Ciò, unito all’aumento dei <giovani anziani> (sessantenni e dintorni) dotati di titoli di studio medio-alti, favorirà un aumento dei consumi culturali e dei viaggi internazionali.

Aumenterà quindi l’interesse degli anziani per i prodotti (medici, ma anche alimentari) e i servizi (ginnastica specifica, terapie, ma anche viaggi) dedicati a garantire un relativo benessere…”

Buone notizie !!!

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Un futuro di over 65enni

“Nel 2030 gli ultra 65enni nella Penisola saranno il 40% della popolazione e nel 2060 non saranno distanti dal 60%, il doppio rispetto ad oggi. In Giappone gli over 65 sfioreranno il 70% tra cinquant’anni e in Germania saranno il 60%.”  E questa sarà la ragione principale, secondo l’Ocse, della bassissima crescita economica (lo riporta Corriere Economia http://www.corriere.it/economia/12_novembre_09/studio-ocse-pil-italia_ba3f2b52-2a5c-11e2-9b66-000110c153a4.shtml).

Chi ha 60 anni oggi ha discrete possibilità di vedere come si sarà trasformato il mondo nel 2030. Per vederlo nel 2060 bisognerebbe arrivare intorno ai 110 anni e questo, per quanto ottimisti, rimane piuttosto difficile.  Sarà un’esperienza che vivranno soprattutto i nostri figli.

Il mondo sarà tutto diverso da come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi; la rivoluzione dell’invecchiamento della società non avrà conseguenze solo economiche, ma in tutte le sfere della vita: il paesaggio sarà di capelli grigi, la prevenzione e la cura delle malattie diventerà una delle occupazioni principali, la pacatezza e i ritmi lenti saranno dominanti rispetto agli entusiasmi e all’irruenza giovanile, il lavoro sarà necessariamente prolungato fino a tardissimo, e così via. Vivere più a lungo è sicuramente una conquista dell’umanità, ma chissà se vivere in una società così invecchiata sarà meglio o peggio per il nostro benessere.

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Il posto in autobus

Ti aspetti che ti cedano il posto in autobus ?   Magari ti potrebbe capitare quel che è successo al 65enne Michael Strauss.

Michael Strauss sul New York Times di qualche giorno fa.:  “Più o meno un mese fa, ero in metropolitana sulla linea 1. Stavo leggendo un libro sul mio Kindle usando un’app per iPhone, e mi sentivo perfettamente al passo coi tempi e in forma.

Ero in piedi di fronte a due ventenni seduti. Uno dei due mi ha offerto il posto a sedere. Io l’ho ringraziato, ma ho rifiutato. Era un’offerta gentile, ma di questa offerta la mia autostima ne ha un po’ risentito e, a dire il vero, ne sono rimasto un po’ disturbato.

Lo scorso weekend ero di nuovo sulla linea 1, questa volta insieme a mia moglie e ad alcuni nostri amici. Ero seduto e stavo chiacchierando con un amico anche lui seduto di fianco a me.

Un giovane uomo, mentre usciva dalla carrozza, ci ha apostrofato così: “Alla vostra età, le buone maniere dovreste averle imparate !”

Anche il mio amico aveva sentito quel commento, ma nessuno dei due aveva capito a cosa si riferisse. Quando siamo scesi, ho riferito a tutti gli altri amici cosa era successo e uno di loro mi ha detto che di fronte a noi, in piedi, c’era una donna anziana che cercava di comunicarci con delle occhiate che avrebbe desiderato il nostro posto a sedere. Né io, né il mio amico però l’avevamo notata.

Imbarazzante avere 65 anni come il sottoscritto e viaggiare in metropolitana ! “

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Cosa fare (e cosa evitare) con i figli grandi

Cari ragazzi di sessant’anni, tra i commenti che mi inviate al blog e alla pagina facebook il posto d’onore è riservato all’argomento “rapporto con i figli grandi”. Le storie che raccontate sono molto varie e gioie e dolori si equivalgono. Ma in tutte le vostre riflessioni scorre un filo comune che definirei di preoccupazione e di dubbio su come affrontare, da 50enni, 60enni e 70enni, il rapporto con i figli 20 e 30enni.  Dubbi che una volta erano meno diffusi: a 20 o 30 anni le persone erano donne e uomini fatti e finiti e casomai la domanda era inversa: cosa potevano fare i figli di quell’età per madri e padri che, a sessant’anni, erano ormai anziani. Oggi come sappiamo non è più così.

Mi sono permesso di scrivere sei “pillole” su cosa, secondo me, possiamo fare oggi per i nostri figli grandi. Ogni ulteriore consiglio lasciato nei commenti è il benvenuto.

  1. Quando si decidono a prendere la loro strada allontanandosi da te è il momento di essere contento, non triste: stanno crescendo e forse vuol dire che hai contribuito anche tu alla conquista da parte loro di un bene essenziale come l’autonomia
  2. Se poi vai in depressione per la loro lontananza e soffri il nido vuoto, pensa che è il momento in cui puoi guardarti intorno ed esplorare le tante opportunità che oggi la vita offre ad un senior; ricordati che un po’ di lontananza non equivale necessariamente a mancanza di una forte relazione affettiva
  3. Se invece rimangono in casa più di quanto avresti desiderato e magari sono loro un po’ depressi (non riescono a trovare il lavoro, non ce la fanno a recidere il cordone ombelicale, non sanno bene che direzione prendere, ecc.) non fare pressioni perché “si diano una mossa”, è controproducente.
  4. In caso di coabitazione è vietato: stirar sempre loro le camicie senza mai chiedere che anche loro ogni tanto lo facciano, non farsi aiutare mai nell’apparecchiare e sparecchiare tavola, far finta di niente se il pargolo si sveglia regolarmente a mezzogiorno ed è un NEET (not in education, employment or training, cioè non studia, non lavora né cerca lavoro)
  5. Le nostre generazioni hanno sperimentato la crescita economica, loro ahimè stanno iniziando a sperimentare il declino: se nella vita sei riuscito a mettere da parte qualcosa, prevedi che a loro probabilmente potrà servire un tuo aiuto anche in futuro, non basta prevedere quel che servirà a noi quando non saremo più autosufficienti
  6. Probabilmente è vero quel che scrive Alessandro Rosina nel suo “L’Italia non è un Paese per giovani”, però tocca principalmente a loro conquistarsi il futuro; quel che possiamo fare noi è di non arroccarci tutte le volte che vengono messi in discussione i trattamenti favorevoli che molti delle nostre generazioni hanno avuto; questo naturalmente a patto che la riduzione di qualche nostro diritto vada in maniera diretta a favore delle giovani leve.
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Antonio e Laura

Si è conclusa oggi a Firenze la tre giorni del Festival delle generazioni, primo esperimento in Italia di un evento che ha cercato, attraverso convegni, musica, dibattiti e spettacolo, di  individuare le possibili alleanze tra le generazioni dei senior e quelle dei giovani.

Decine e decine gli appuntamenti interessanti, migliaia i partecipanti, moltissimi gli artisti e i relatori (tra i quali anch’io), ma quel che più mi ha colpito sono stati Antonio e Laura.

Antonio e Laura, che potete vedere in foto, sono due dei più di cento volontari che hanno consentito al Festival di funzionare, garantendo tutta la logistica e l’organizzazione.  Secondo me, questi volontari sono stati i veri protagonisti dell’evento.

Il sessantenne Antonio è della provincia di Firenze e, come mi ha raccontato, fa il volontario dando assistenza alle persone che ne hanno bisogno nel suo paese, ma si presta anche in situazioni festose come questa, dove c’è bisogno del suo supporto. “Il volontario lo fai per gli altri, perché è giusto dare una mano a chi ne ha bisogno, ma un po’ lo fai anche per te stesso” è la semplice verità di Antonio.

La giovane Laura viene dalla provincia dell’Aquila, da giovedì scorso e fino a domani è impegnata full time nei compiti che le sono stati assegnati dall’organizzazione del festival.  E’ laureata, studia ancora, lavora, ma ha trovato anche il tempo di venire a fare volontariato.

Cosa meglio di Antonio e Laura che fanno i volontari insieme è testimonianza di una alleanza tra generazioni ?

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Rapporti fra generazioni

Qualche giorno fa Ileana ha inviato un commento ad un articolo apparso sul blog sul tema del rapporto con le giovani generazioni. Con il suo consenso pubblico il suo commento anche nella rubrica “Le vostre storie”.   In foto donne di quattro generazioni insieme.

Dice Ileana: In cerca di spunti per un’attività di volontariato (non certo la prima nella mia vita) mi sono trovata a leggere i vostri commenti. Mi trovo nella duplice figura di “anziana” e madre di giovani appena entrati nel mondo del lavoro. Lo scontro generazionale è inevitabile. Mia madre, per esempio, ha 84 anni, ha versato solo la volontaria, ha lavorato in casa (e oserei dire come molte sarte, senza pagare alcuna tassazione sui suoi introiti), sta percependo una pensione minima che aggiunta alla reversibile di mio padre, le permette di vivere dignitosamente, senza chiedere nulla a me. Ogni generazione si deve arrangiare come può, è triste doverlo dire. Noi baby boomers non abbiamo fatto fatica a trovare un posto di lavoro, ma ora molti di noi sono nella categoria “esodati”. Anche i miei figli (uno ha provato a lavorare in proprio e faticosamente sta a galla, l’altra dopo alcuni contratti a tempo è stata finalmente assunta) hanno lottato ma ora sembrano avviati. Di fare una pensione volontaria non se ne parla, non basterebbe lo stipendio! Quindi ancora noi dobbiamo aiutarli nel presente, nel futuro non so! Trovo esecrabile comunque chi è andato in pensione con 19 anni sei mesi e un giorno, sono quelli che vedi nei viaggi organizzati che, grazie alla buona salute e a non aver lavorato quasi mai, si permettono di godere la loro vecchiaia in pienezza. Quindi mi sento molto più vicina ai giovani e non lamentiamoci se hanno qualche riserva nei nostri confronti!!!!

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Festival delle generazioni

Come evolverà il rapporto tra giovani e anziani da qui al 2020 ?

E’ da una ricerca intorno a questa domanda che prende spunto il “Festival delle generazioni”, che si terrà a Firenze il prossimo fine settimana, da venerdì 12 a domenica 14 ottobre.

E’ il primo evento del genere in Italia, in cui momenti di   riflessione si intrecceranno con momenti di svago, tra Palazzo Vecchio, Piazza Santa Croce, Le Murate e i caffè storici di Firenze.

La manifestazione, organizzata da S3.Studio e promossa da FNP CISL,  è articolata in due convegni, quattro rassegne stampa, tre concerti, una grande mostra fotografica, sei incontri con scrittori, sei incontri con esperti, un mercato delle idee, oltre a cinema, videoclip ed eventi speciali. Moltissimi i nomi noti al grande pubblico.

In un incontro si parlerà anche de “I ragazzi di sessant’anni”: domenica mattina alle 10.30 a Palazzo Vecchio, Enrico Oggioni e Franco Moschini (Presidente di Poltrona Frau), intervistati da Manuela Rafaiani, converseranno di lavoro e fasi della vita.

Per vedere l’intero programma del Festival e per prenotarsi ai vari incontri il link è http://www.festivaldellegenerazioni.it/

 

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Agli over 50 serve una lobby ?

Ha senso che le persone che condividono la stessa età, ad esempio le persone over 50 o quelle over 60, facciano associazioni che operano come una lobby e diventino un gruppo di pressione che cerca di influenzare le decisioni di chi fa le leggi e di chi governa  ?

La risposta alla domanda negli Stati Uniti è stata già data ed è affermativa.

La American Association of Retired Persons (AARP) è una associazione che raccoglie più di 37 milioni di iscritti negli USA.  Anche se non siete ancora “retired”, pensionati, ma semplicemente avete superato la boa dei 50 anni, pagando una abbordabile quota di iscrizione di 16 dollari l’anno, potete associarvi e godere di vari sconti, ad esempio quando andate a vedere uno spettacolo o per acquistare medicine. Iscrivendovi riceverete anche molte informazioni utili per chi ha questa età e vi potrete pure fare una assicurazione medica.  L’AARP dispone di una rivista, di un bollettino, di un sito, nonché di una televisione e di una radio nazionali. E’ evidente che si tratta di un’organizzazione potente.

Anche se si definisce un’organizzazione non profit, non partisan, dedicata unicamente a favorire l’indipendenza e le scelte virtuose degli over 50, è chiaro che se quest’organizzazione si muove verso il potere politico diventa una lobby potentissima. E così è stato negli ultimi anni, ad esempio nel dibattito, accesissimo in America, sui tagli o sulle estensioni della social security e del sistema Medicare, dove AARP si è battuta per evitare i tagli.  Capite che rappresentare 37 milioni di associati non può lasciare indifferente alcun politico !

In Italia non mi sembra che abbiamo qualcosa di analogo. Esistono sì associazioni nate con l’obiettivo di dedicarsi ai senior, così come riviste o giornali on line o siti o blog che hanno come loro missione l’occuparsi dei problemi delle persone over 50 e 60, ma niente di paragonabile ad una associazione – lobby come l’AARP.

E’ un bene o un male il fatto che in Italia non abbiamo niente di assimilabile all’AARP ? Difficile dare una risposta in assoluto. Dipende da come si caratterizzerebbe un’associazione del genere. Certo, in Italia la gerontocrazia è imperante e quindi manca più la voce influente delle generazioni giovani piuttosto che di quelle anziane. Però poi mi vengono in mente due casi che mi porterebbero a conclusioni opposte. Il primo caso riguarda la notizia – choc che nei patri tribunali ogni anno vi sono 30.000 (!!!) cause intentate da figli grandi (in media 29 anni, per il 70% studenti fuoricorso) nei confronti dei loro genitori (in media 59 anni) per continuare ad essere mantenuti, malgrado la volontà opposta dei loro genitori. In base ad una legge del 2006, i giudici danno quasi sempre ragione ai figli e quindi si sta diffondendo la prassi del trentenne che si fa mantenere a forza da genitori non consenzienti. In questo caso, una lobby di senior che premesse per buttare a mare quella legge e perché i giudici diano una interpretazione più restrittiva la vedrei assolutamente di buon’occhio.  Il secondo caso invece mi porta a vedere con timore  la nascita di una lobby di sessantenni: vi immaginate le barricate che una loby del genere avrebbe innalzato di fronte all’avanzare dell’età della pensione ?

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I ragazzi di sessant’anni fanno notizia

Nelle ultime due settimane sono state numerose le occasioni nelle quali mi è capitato di parlare in pubblico dei ragazzi di sessant’anni, segno di un interesse crescente verso il tema dell’ageing della società e della sorpresa diffusa nel trovarsi a che fare con milioni di cinquantenni, sessantenni e settantenni che, lungi dal considerarsi ai margini della vita attiva, occupano la scena con le loro iniziative, i loro problemi e le loro presenze.

  Il libro “I ragazzi di sessant’anni” è stato l’occasione, ad esempio, per parlare a Rai1Mattina di casi di genitori senior che mantengono loro figli ormai grandi, o per rispondere, durante la trasmissione Benfatto di Radio1, alla domanda su come il rinnovarsi a quest’età può aiutare il cervello a tenersi in forma.  Delle problematiche dei senior si è parlato durante l’affollata presentazione del libro a Roma, ad esempio cercando di mettere a fuoco le differenze tra esperienze maschili e femminili a quest’età. O ancora, focalizzandoci sui temi del lavoro,  di cinquantenni e sessantenni ne abbiamo discusso su La7, nella trasmissione L’aria che tira, insieme al Presidente dell’Inps, al prof Ichino e a un nutrito gruppo di esodati e di senior in cerca di lavoro.

Ancora, è di questi giorni una puntata dedicata a “I ragazzi di sessant’anni” della trasmissione radiofonica “Un libro per l’Europa”, di iniziativa della Commissione Europea, in cui la prospettiva con cui si guarda a queste generazioni è non solo psicologica, ma soprattutto di impatto sociale e politico (per ascoltare l’intera puntata il link è http://ec.europa.eu/italia/studio_europa/un_libro_it.htm#1 , oppure http://ec.europa.eu/italia/audio/libropereuropa20120928.mp3).

Insomma, l’interesse per l’argomento è vivo e crescente. Tutti si stanno rendendo conto della novità di una fase di “vita nuova”, per la quale mancano ancora modelli di riferimento e soluzioni consolidate, ma che pure è ricca di opportunità.

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