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Passaggi d’età

Per Vivian Diller, psicologa e autrice di “Face it”, una guida per donne alle prese con le emozioni che derivano da cambiamenti importanti del proprio aspetto fisico quando si invecchia, la crisi di mezza età è quella che compare quando il passare degli anni si combina con cambiamenti biologici e psicologici. Non se se oggi si possa ancora parlare di “mezza età”, visto che nessuno sa più dire con sicurezza a quale età arriverebbe questa benedetta età di mezzo, ma è certamente vero che, come suggerisce la Diller, il passaggio dai cinquanta e dai sessant’anni sono quasi sempre contrassegnati da cambiamenti del proprio aspetto fisico e del proprio assetto di vita (sia per le donne sia per gli uomini), cambiamenti che in molti casi producono una crisi. Se non una vera e propria crisi di identità, quantomeno un numero cospicuo di interrogativi intorno a se stessi e alle proprie scelte di vita.

I segni di una crisi di questo tipo possono essere molti e diversissimi da persona a persona: ad esempio, c’è chi fatica a riconoscersi e ad accettare le rughe e gli appesantimenti che vede allo specchio, chi si sente in declino e non riesce più a pensare ad un futuro soddisfacente, così come c’è chi si domanda se ce la farà a proseguire nelle relazioni e nelle attività che una volta erano fonte di molte soddisfazioni e ora invece non suscitano più un briciolo di entusiasmo. C’è anche chi, invecchiando, fantastica di palingenesi senza aver mai modificato di un millimetro i propri cinquanta o sessant’anni precedenti e chi si aggrappa disperatamente al presente puntando all’immobilità, propria e del mondo intero. Certamente, è anche vero che molti vivono con la massima serenità il passaggio dalla condizione di adulto nel pieno della maturità a quella di senior, ma chi sperimenta la crisi può stare veramente male e può correre il rischio di incupirsi, di perdersi o, come diceva una testimonianza pubblicata di recente proprio su queste pagine, può persino desiderare di immergersi in un letargo interminabile.

In questi casi prendere coscienza del fatto che stiamo vivendo una crisi legata al passaggio d’età è già un passo avanti: tra le reazioni più comuni infatti c’è la negazione, anche a noi stessi, di quel che sta succedendo. Far finta di niente, evitare di rifletterci, pensare che è solo una giornata storta, è quanto di più umano possa esserci, ma non aiuta.  Accettare che qualcosa sta cambiando è invece già un modo per affrontare il problema.

Per tornare alla Diller, i suoi suggerimenti sono di evidente buon senso: immaginate di guidare e di trovarvi in una rotonda senza sapere la direzione da prendere, propone la psicologa. Ebbene, alcuni comportamenti sono sicuramente sbagliati. Tra i più frequenti, il provare a tornare indietro sulla strada da cui siamo venuti, ma ahimé il portare all’indietro l’orologio non è un buon rimedio, anzi è proprio impossibile. Anche continuare a girare intorno alla rotonda aspettando che qualcosa succeda produce solo confusione e alla fine paralisi. La soluzione più facile potrebbe sembrare il far finta che la rotonda non esista e proseguire diritto nella stessa direzione, ma andare avanti in automatico senza emozioni fa solo aumentare il rischio di depressioni e quasi per certo produrrà sentimenti negativi di mancanza di senso. Alla fine, presi dalla disperazione, potremmo prendere la prima svolta che capita, ma sarebbe come giocare alla lotteria. Gli errori da evitare insomma sono chiari. Cosa suggerisce di fare allora la psicologa ? Le mosse giuste sarebbero di prendersi una pausa, non reagire immediatamente, pensar bene allo step successivo e confrontarsi con chi ci sta intorno. E poi agire, per non passar la notte all’incrocio.

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“I diari del viagra” e i libri per i senior

I guru delle grandi case editrici l’avevano preannunciato: è in arrivo un’ondata di pubblicazioni dedicate ai senior, scritte dai senior e con i senior come protagonisti. Puntuale, l’operazione sta effettivamente iniziando e sta prendendo la forma soprattutto del romanzo leggero. Se sarà poi un’operazione di qualità lo potremo valutare solo più avanti, anche se i primi segnali sono piuttosto deludenti.

Per la verità è stata Hollywood per prima ad accorgersi del “mercato” costituito dai baby boomers, producendo film a loro rivolti e adottando interpreti della medesima generazione. Ora tocca all’editoria libraria. Per capire cosa sta succedendo è utile ricordare le parole del magazine on line “Libreriamo”, che propone un parallelo tra la letteratura per i senior e quella per gli young adults:  “Quest’ultima, nata negli anni ‘70 grazie all’enorme ondata di lettori boomers, allora adolescenti interessati a identificarsi nei personaggi dei libri, ha riscosso un enorme successo e resta, ancora oggi, una categoria molto forte dell’industria del libro. Come la letteratura young adult si occupa di protagonisti adolescenti alle prese con le difficoltà e le situazioni che li porteranno a vivere il passaggio all’età adulta, così la letteratura baby boomers si focalizza su un’altra grande transizione: il passaggio alla terza età. I lettori vogliono sentirsi rappresentati, vogliono opere letterarie e personaggi nei quali identificarsi in questo delicato momento della loro vita”.

Un esempio eclatante di questo fenomeno editoriale è “I diari del viagra”, volume in uscita in Italia in queste settimane nella collana Rizzoli Max, scritto dalla californiana Barbara Rose Brooker (in foto, ripresa a casa sua nel 2010) e che ha come protagonisti la 65enne Anny  e il settantenne Marv. Tradotto in molte lingue, il libro ha già avuto un buon successo negli Stati Uniti e sta diventando anche una serie televisiva. L’autrice, nativa di San Francisco che è anche il palcoscenico del suo romanzo, scrive, dipinge, tiene seminari, è un’attivista per i diritti umani e da anni lotta contro la discriminazione legata all’età. E’ lei la promotrice della prima age march della storia, per l’orgoglio dell’età e contro la age discrimination, che si è tenuta sulle sponde del Pacifico l’8 agosto del 2010.  “I diari del viagra” sono dunque l’opera di una persona che conosce da vicino le tematiche dei senior, a cui si appassiona. Nel romanzo, la protagonista Anny è giornalista di mestiere e pittrice per hobby, è separata, ha una figlia grande dalle stucchevoli premure nei suoi confronti e da parecchi anni non ha rapporti con l’altro sesso. Però non è per niente disponibile ad accettare una vita solitaria e quando la sua caporedattrice le fa pressione per trovare qualcosa di nuovo che catturi i lettori della sua rubrica, Anny si inventa in un sol colpo due grosse novità che le cambiano la vita: si iscrive a un sito di appuntamenti on line e si getta a capofitto in una serie di incontri da cui trae ispirazione per i suoi pezzi giornalistici. Naturalmente, tra tanti uomini insignificanti incrocia anche Marv, il suo nuovo principe azzurro. Anny racconta con dovizia di particolari gli appuntamenti con Marv nella sua rubrica, che a questo punto sfonda e raccoglie consensi unanimi. Nel rapporto con il prestante Marv, Anny si rimette in gioco, con tutte le paure che si possono avere alla sua età. D’altra parte, riscoprire emozioni, sesso, amore, così come esplorare le diffidenze reciproche e le difficoltà di comunicazione con il nuovo tipo antropologico del maschio settantenne che fa uso del viagra, sono insieme il premio e la fatica per chi non vuole perdere le opportunità di questo tratto di vita. Queste, in sintesi, sono la trama e l’ispirazione de “I diari del viagra”. Il tema è interessante, siamo al cuore di una parte importante della “vita nuova” dei senior. Il modo in cui viene affrontato invece è piuttosto deludente, anche se mi rendo conto che l’obiettivo è una lettura leggera sotto l’ombrellone. Saturo di tic americani, con dialoghi che ondeggiano tra la telenovela e il fotoromanzo, oberato da un eccesso di tacco 12 e di prestazioni sessuali, il libro si propone dichiaratamente come “il Sex and the City di una generazione che continua ad amare ed osare”: sicuramente una buona premessa per il successo commerciale, ma non cercate qui la letteratura !

P.S. di domenica 7 luglio: quando la reltà nostrana supera la fiction: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_luglio_6/stalker-70enne-denunciato-amore-online-2222026134808.shtml

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Inventarsi il lavoro da senior

I 55-75enni che vogliono continuare ad essere attivi (attivi in senso generale) sono la quasi totalità e quelli che con invecchiamento attivo intendono anche il proseguire un’attività di natura lavorativa sono una nutrita schiera, anche se probabilmente non la maggioranza, soprattutto tra gli over60.  Essere attivi e lavorare sono comunque due dimensioni ben presenti nella realtà dei sessantenni, anche per via delle nuove norme pensionistiche. Però all’interno di queste fasce di età vi sono delle differenze significative per cui il tema che propongo a molti risulterà estraneo, per altri invece di attualità.

Ad esempio, tra i sessantenni e i settantenni di voi che hanno già interrotto il lavoro da tempo e che percepiscono la pensione sarà probabilmente difficile capire perché propongo questo argomento, dell’inventarsi un nuovo lavoro; allo stesso modo, il tema è poco d’attualità per coloro che proseguono con successo l’attività artigianale, commerciale o professionale di sempre o per coloro che in attesa della pensione proseguono nello stesso posto di lavoro.  D’altra parte, vi è un numero crescente di cinquantenni e sessantenni che devono o vogliono avviare una nuova attività o trovare un nuovo lavoro. Eccone qualche esempio.

Serena ha 58 anni e abita a Parma. Per vent’anni ha portato avanti con soddisfazione un negozio di abbigliamento: clientela abbastanza danarosa e fedele, un’immagine di negozio che non rifila merce scadente, unita a un discreto savoir faire anche con le clienti più difficili. Poi ad un certo punto i conti del negozio non sono più tornati. Per un paio d’anni Serena ha stretto la cinghia, ma al terzo ha dovuto alzare bandiera bianca e accettare l’idea della chiusura. Era un anno fa, Serena da 57enne senza figli e senza essersi mai sposata aveva ben chiaro che avrebbe dovuto mantenersi da sola per il resto della vita. Che m’invento ? si è chiesta. Un amico l’ha introdotta presso una compagnia assicurativa che organizzava corsi per chi volesse prepararsi a fare una sorta di consulenza e vendita telefonica sui prodotti assicurativi. Serena ci ha messo dei soldi suoi e dopo sei mesi ha iniziato a svolgere questo nuovo lavoro. Lo fa da casa, ad orari meno duri di quelli richiesti da un negozio, con più libertà ma ancora non ha capito quanto guadagnerà perché le prime entrate stanno arrivando solo ora.  Ad ogni modo Serena è uscita da un insuccesso e si è reinventata. Secondo lei sono stati fondamentali non solo la sua intraprendenza ma anche l’aver avuto da parte qualche risparmio che le è servito per il periodo di traghettamento e per il piccolo investimento che ha dovuto fare.

La storia di Carlo è diversa, ma anche nel suo caso si è trattato di un grosso cambiamento lavorativo. Carlo, 60 anni tondi, ha sempre lavorato per un’azienda privata di prodotti elettromeccanici come venditore e grazie alle sue competenze tecniche e al giro di conoscenze sviluppato in tanti anni ha sempre ottenuto buoni risultati e stipendi più che decenti, sufficienti a far vivere con agio la sua famiglia. Negli ultimi anni però ha sofferto sempre di più la vita aziendale: differenze di vedute e di carattere con il suo capo, unite ad un clima aziendale che si faceva sempre più pesante con l’arrivo di una nuova direzione, l’hanno portato ad accarezzare l’idea di mettersi in proprio sfruttando la sua rete di relazioni . Detto, fatto. Si è dato qualche mese per preparare il terreno con i clienti e con le aziende che gli avrebbero fornito i prodotti, ha trovato un piccolo ufficio in uno stabile a poche decine di metri da casa sua e con un collega un po’ più giovane diventato suo socio ha iniziato a fare l’agente nello stesso settore dove ha sempre lavorato. Dopo circa un anno, l’impresa resiste e anche se Carlo dice che ad un certo punto si è trovato in difficoltà perché lui e il suo socio non avevano predisposto un piano finanziario, la sua soddisfazione per l’autonomia conquistata è palpabile e testimoniata dall’entusiasmo con cui si dedica per dieci ore al giorno alla nuova impresa.

Infine Umberto, ex quadro 63enne con una lunga esperienza in diverse aziende dell’immobiliare e della gestione dei servizi per le imprese. Ad un certo punto Umberto viene lasciato a casa. Con nessuna intenzione di rimanere inoperoso e con la prospettiva di una pensione comunque allontanatasi nel tempo, decide di mettere a frutto la sua esperienza di gestione amministrativa di stabili, studia per diventare amministratore di condomini e si appoggia ad uno studio per l’appunto di amministrazione stabili, dove gli danno da lavorare per quattro ore al giorno. Mi dice che è una strada che avrebbe dovuto intraprendere prima e, malgrado non sia di primo pelo, accarezza l’idea di avviare uno studio proprio. L’unico vero problema è un fastidioso disturbo di salute che periodicamente gli toglie le forze e con cui i suoi sogni devono fare i conti.

Inventarsi un lavoro da senior dunque è difficile ma ci si può riuscire. Con tutta  probabilità chi ci prova non ritrova situazioni di impiego fisso stabile, ma si possono avviare piccole attività o trovare impieghi di breve durata. E’ necessario mettere in campo tutta la propria intraprendenza, le relazioni che si sono sviluppate negli anni e una forte disponibilità ad apprendere competenze nuove. E non bisogna dimenticare di valutare attentamente se il nuovo che si sta iniziando è alla portata dei propri risparmi e delle proprie condizioni di salute. Da senior si può ancora re-iniziare, ma è necessario che mente, corpo, spirito e risorse vadano nella stessa direzione.

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Invecchiamento e differenze di genere

Pubblico volentieri questo contributo sulle differenze di genere scritto da Licia Riva, etnografa dei processi di invecchiamento.

Di frequente capita di incontrare persone di una “certa” età, diciamo tra i cinquanta e gli ottant’anni, che svolgono attività di vario genere: da quelle turistiche e culturali a quelle ludiche e sportive. Sempre più individui, uomini e donne fanno esperienza di longevità, una vita prolungata e in buone condizioni di prestanza fisica e mentale.   L’invecchiamento non è più quello di una volta!

Verso la fine del diciannovesimo secolo si è creato un movimento di donne che lottavano per avere uguali diritti rispetto agli uomini: ricorderete le “suffragette” che chiedevano il diritto di voto, di suffragio, appunto. A metà del ventesimo secolo, dopo aver ottenuto, almeno a livello giuridico, la parità le donne hanno cominciato a rivendicare “la liberazione” ovvero il diritto ad essere se stesse, a non dover imitare gli uomini. Di conseguenza hanno cominciato a riflettere sulle proprie peculiarità, sulle differenze di genere, definibili come una condizione esistenziale originata dall’appartenenza sessuale, oltre che dal contesto culturale di appartenenza.    E’ quindi stupefacente che oggi, quando si parla molto di invecchiamento e di nuovi modi di viverlo, non emergano studi e riflessioni che analizzino la differenza di genere in questa fase di vita.

Le riflessioni sull’invecchiamento al femminile, se si esclude la letteratura medica, si fermano all’esordio del fenomeno cui ho accennato poche righe sopra. Primo libro pubblicato su questo tema: La terza età, di Simone de Beauvoir, edito a Parigi nel 1970, quando aveva 62 anni  (era nata nel 1908); quello più recente: L’età da inventare, di Betty Friedan, uscito a New York nel 1993,  quando aveva 72 anni (era nata Bettye Naomi Goldstein nel 1921).    Non mancano diari e racconti autobiografici, testimonianze dell’esperienza soggettiva del divenire anziani, se pensiamo alle donne si possono segnalare i contributi recenti di Marina Piazza, Loredana Lipperini, Lidia Ravera; ma è assente un riflessione sistematica e teoricamente fondata.

Vista la pluralità, sia delle forme di invecchiamento sia delle modalità esistenziali di appartenenza al genere sessuale, sarebbe utile ed interessante promuovere ricerche e confronti sul tema.   Segnalo di seguito solo alcuni dei possibili spunti da cui partire per verificare se esistano differenze di genere nel come vengono affrontati alcuni passaggi tipici del processo di invecchiamento quali: la solitudine; l’uscita di casa dei figli; la cessazione del lavoro; l’evoluzione dell’aspetto fisico e di salute.

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Futuro misterioso e progetti di vita

“Si ha un bel dire: ricomincia !, reinventati !, inizia una nuova vita ! Facile a dirsi, meno facile a realizzarsi. Soprattutto chi ha percorso trenta o quarant’anni lungo dei binari dritti, senza aver bisogno di prodursi in molte giravolte, con lo stesso lavoro, gli stessi interessi, frequentando più o meno sempre le stesse persone, fa una fatica del diavolo a dare un nuovo senso alla propria vita quando cambiano tutte le coordinate e intorno non ritrovi più lo stesso panorama”. Questa è la riflessione che mi sono sentito fare recentemente da un conoscente, anni 64, che aveva interrotto dopo molti lustri l’attività professionale. Ragioni dell’interruzione: un calo improvviso del lavoro con i clienti che sembravano spariti nel nulla e in sovrappiù un intervento chirurgico – niente di grave ma quasi due mesi fuori gioco – che non gli avevano permesso di reagire come avrebbe voluto. Da lì la decisione, tanto drastica quanto obbligata: chiusura dello studio e inizio di una nuova esistenza. Nuova, ma mai immaginata, mai progettata fino a quel momento e proprio per questo misteriosa e un po’ paurosa.  Al di là delle circostanze specifiche, non è una situazione così isolata quella in cui mi sono imbattuto e che vi sto raccontando. E’ esperienza di molti che il disorientamento la può fare da padrone quando ci si trova a modificare i riferimenti della propria vita senza un minimo di preparazione.

E’ altrettanto vero che sono moltissimi coloro che trovano subito mille interessi e impegni che riempiono l’esistenza, così come sono numerosi anche coloro che si godono con il massimo piacere il dolce far niente, ma questo non elimina le difficoltà di chi è abituato ad una giornata cadenzata da orari, attività, relazioni  ben definite ed improvvisamente percepisce intorno a sé il vuoto. Scoprire per tempo le proprie passioni, i propri interessi e le proprie motivazioni, al di là del tran tran consolidato, è certamente una buona mossa per evitare di cadere nella trappola della “vita senza senso”, ma riuscirci non è da tutti.

Il punto poi è che le esperienze raccontate da tantissimi senior testimoniano dell’insufficienza di una attività di riprogettazione e di reinvenzione una volta per tutte. Al contrario pare – da molte testimonianze – che i nuovi progetti e interessi ai quali ci si dedica una volta raggiunti i cinquanta – sessant’anni abbiano delle caratteristiche di “transitorietà”. Sono pochi cioè i “progetti di vita” che riescono a durare per i due o tre decenni successivi, mentre è molto più probabile che i nuovi progetti, interessi e attività a cui ci si dedica abbiano una durata relativamente limitata, vuoi per motivi di salute, vuoi perché oggi tutto ciò che riguarda le nostre vite ha minore stabilità nel tempo. Ecco quindi che siamo chiamati a mettere in campo una capacità di rinnovamento continuo, a dimostrare – paradossalmente proprio quando l’età avanza – una disponibilità a rimetterci in gioco ogni poco, disponibilità che magari nel corso della precedente vita adulta non ci era stata richiesta.

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Senior beauty

Quanto tempo passate ogni giorno davanti allo specchio per farvi belli e di fronte al guardaroba per scegliere cosa indossare ? E’ lo stesso tempo che dedicavate vent’anni fa o oggi per “mettervi in ordine” ve la prendete più comoda ? O al contrario prestate sempre meno attenzione alla vostra estetica ?

C’è un indicatore, il consumo dei prodotti di bellezza, che fa pensare che la cura del proprio aspetto fisico sia sempre più importante andando avanti con l’età e che quindi probabilmente il tempo che vi si dedica è in aumento: infatti, negli ultimi anni vi è stata una forte crescita dei consumi di creme per la pelle e dei prodotti di bellezza venduti ai senior. Non solo delle creme dedicate al pubblico femminile, ma anche dei prodotti acquistati per uso maschile.

Una volta, invecchiando era normale accettare di avere sul proprio corpo i segni del tempo che passa: i capelli meno forti e grigiastri, la pelle un po’ rugosa, qualche macchia sulle mani, i denti che tirano al giallognolo, gli occhi strizzati quando si legge, un abbigliamento un po’ démodé.  Oggi invece la normalità è che si vuole essere sempre “a posto” e si fa di tutto per coprire i segni del tempo e per risultare sempre piacenti.

Si può liquidare l’argomento dicendo che è soltanto uno spazio in più conquistato dal consumismo, ma forse vale invece la pena di esplorare le ragioni di questo fenomeno.

Probabilmente è il normale corollario del miglior invecchiamento in salute: come mente e corpo si preservano più a lungo, così anche l’aspetto estetico vuole la sua parte. Ma c’è chiaramente qualcosa di più anche sul piano psicologico.

E’ un segno della voglia di continuare a piacere a se stessi ?

E’ l’effetto del voler mantenere una vita sociale attiva in cui si può ancora piacere agli altri e ci si vuole far trovare gradevoli agli occhi degli altri ?

O invece è la manifestazione evidente della rimozione dell’invecchiamento e la predisposizione ad accettare qualunque patto col diavolo pur di sembrare più giovani ?

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Come ci vedono i giovani

Non mi sono lasciato scappare l’occasione. Ieri avevo di fronte un gruppo di 25 giovani interessati a sapere qualcosa da me sull’universo dei baby boomers e ne ho approfittato per farmi dire da loro come ci vedono. Ora vi riferisco.

A parlare delle generazioni dei baby boomers mi ha chiamato una grande azienda multinazionale del settore delle bevande alcooliche, che ha raccolto intorno al tavolo tutti i suoi specialisti di marketing, la gran parte ragazzi italiani istruiti tra i 25 e i 35 anni, con una minoranza tra i 35 e i 45. Una platea di giovani, dunque.  Ad un certo punto ho chiesto a ciascuno di loro di esprimere una risposta a queste due domande, con una modalità che impedisse, nel rispondere, di influenzarsi a vicenda:  1) come definiresti le persone tra i 55 e i 75 anni ? e 2) a cosa le associ ?

Era solo un piccolissimo campione, ma quel che hanno detto lo trovo comunque interessante. Ecco dunque come questi giovani ci definiscono: ben 9 di loro ci chiamano “maturi” o “neo-maturi”: questa è stata la definizione di gran lunga più gettonata. A seguire tanti altri modi per indicarci: “senior” (3 risposte), “esperti” (1), “signori” (1),  “baby boomers” (1), “ragazzoni” (1), “i ragazzi di oggi” (1), “non più giovani” (1), “inseguitori” (del tempo che passa) (1), “runners” (1), “cariatidi” (1), “croste” (1).  Risposte che hanno poco a che spartire con le definizioni più tradizionali (“terza età”, “anziani”, “pensionati”, “vecchi”), con quelle dei demografi (“giovani anziani”) o con quelle create dai media (tipo “grey panthers”, “diversamente giovani”, “golden age” e altre).

Ma ancora più interessanti sono le risposte ricevute alla domanda: “a cosa associ le persone di 55-75 anni ?”.  Ebbene, qui le associazioni che evocano aspetti positivi o neutri sono state leggermente superiori a quelle negative, che però non sono mancate. Tra le prime: “tempo libero” e “tempo rilassato” (4 risposte), ma anche “persone soddisfatte” (2) e “persone realizzate” (2), seguite da “spensieratezza” (1), “calma” (1), “achievement” (1), “voglia di rimanere attivi” (1), “esperienza” (1) e “buona educazione” (1).  Contemporaneamente a queste associazioni tutto sommato positive ecco quelle meno lusinghiere: “Italia e politica” (3 risposte, da intendersi come critica alle nostre generazioni per le condizioni attuali italiane), “potere” (1), “status” (1), “corruzione” (1). Su un piano diverso: “rughe” (1), “finti teen-agers” (1), “confusi” (1), “in crisi” (1), “in perdita di autorità” (1).

Era solo un piccolissimo campione, ma queste risposte a loro volta qualche domanda la sollecitano. Ad esempio, percezioni come quelle che ho riportato sono una  premessa per la solidarietà o per l’antagonismo intergenerazionale ?      In foto: tre generazioni.

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Le opzioni di vita

Parlare di opportunità e di opzioni di vita per i senior può sembrare una provocazione in questo periodo dominato dal pessimismo, dalle preoccupazioni e dalle ansie per il futuro. La sofferenza dei numerosi over50 e over60 che non trovano lavoro avendone bisogno o che, al contrario, si sentono obbligati a lavorare quando invece speravano di poter ricevere l’assegno pensionistico, è una realtà.  Ma è una faccia della medaglia. L’altra faccia include altrettanto numerose persone (magari anche tra le fila degli stessi sofferenti) che sentono di avere ancora sotto controllo questa fase di vita e che ritengono di poterla affrontare cercando di cogliere al massimo le opportunità, in una prospettiva di elaborazione delle proprie opzioni di vita.

Il concetto di opzione di vita non riguarda solo l’ambito lavorativo e prevede che non vi sia un’unica scelta obbligata, ma al contrario che vi siano più alternative tra cui scegliere il proprio assetto di vita. Questo approccio presuppone che le persone, ad ogni età, non si sentano vittime di un ineluttabile destino o di qualche legge matrigna che impedisce scelte personali, ma che tutti possano al contrario individuare e valutare dei modi alternativi di vivere partendo dalle opportunità che ciascuno può scorgere e incontrare lungo il proprio cammino. Ciò che conta, in questa prospettiva, è sviluppare la capacità di “ascolto” delle occasioni.    E’ un concetto forse estremo, ma non meno estremo di quello secondo il quale oggi – pur essendo nella società occidentale del XXI secolo! - tutto quello che si fa (o non si fa) sarebbe responsabilità (colpa) della società o dello Stato.

Coloro che adottano la prospettiva delle opzioni di vita sanno che le opportunità in qualche caso possono capitare dall’esterno: un vecchio amico che ti coinvolge in un’associazione, un’occasione di lavoro che non ti aspettavi più, un parente che ti propone un’iniziativa insieme, un gruppo di persone con le tue stesse passioni conosciute casualmente che ti coinvolgono nelle loro attività, e così via. In altri casi sono opportunità che si incontrano lungo la strada, grazie a un atteggiamento di curiosità personale per ciò che sta intorno, unito ad una propria produzione di idee.

Naturalmente il numero delle opportunità realisticamente perseguibili dipende dal punto di partenza di ciascuno e segnano una diseguaglianza sociale: chi dispone di più competenze, rete di relazioni, disponibilità economiche, curiosità e capacità di affrontare il nuovo, ha anche più possibilità di accorgersi delle opportunità, di valutarle e di perseguirle.

Ma tutti, anche chi ha sviluppato meno queste aspetti nel corso della vita, al di là delle sicurezze che ci si può attendere dalle protezioni pubbliche, può trarre da questa prospettiva delle opzioni di vita un beneficio e una speranza in più.

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L’età dell’assaporare

Maria ha raccontato la sua storia con grande sincerità. Ho concordato con la protagonista della storia di non usare il suo nome vero, ma un nome di fantasia, Maria appunto.

“In pensione da qualche anno, ho svolto un lavoro di responsabilità, complesso e delicato, che mi ha portato ad impegnare tutta la mia intelligenza e caparbietà e a raggiungere significative realizzazioni personali all’interno di una carriera pesante per una donna, ma gratificante.
In gioventù sono stata una giovane signora graziosa e appetibile, non gratificata da un marito che non accettava le mie capacità, non era attratto e palesemente rifiutante; secondo lui, le mie qualità avrebbero dovuto rimanere su un piano ideal-teorico, ma non essere impegnate nella realtà. Negli anni queste divergenze sostanziali hanno portato a crescite personali separate e poi al divorzio.
Sono stata tormentata da una sessualità esuberante e non appagata, che mi ha indotto talora a cercare altrove conferme, commettendo sciocchezze e innamorandomi anche di uomini regolarmente sposati, che mi davano piuttosto l’impressione di usarmi per tenere in piedi i loro fragili matrimoni.
Da senior, divorziata da molto tempo, mi sono ritrovata, improvvisamente libera dalla mia libido, che mi condizionava a competere, a piacere, a cercare di sedurre e conquistare, anche se non era certamente la via per raggiungere l’affetto nella forma che desideravo.
Per me, l’arrivo della piena maturità, che mi ha regalato tra l’altro la cessazione delle poussée ormonali, è giunto come una liberazione da impulsi e conflittualità che mi facevano assumere comportamenti, che poi mi ritornavano in negativo, che mi complicavano la vita e soprattutto mi davano molta sofferenza, con ricaduta sull’autostima e sull’insicurezza.
Trovo che la terza età, che segue l’epoca del fare e dell’avere per soddisfare, rappresenti la stagione dell’assaporare. Ora assaporo una vita meno faticosa, con meno lavoro, meno responsabilità, meno competizione. Ora posso godere le amicizie vere e scelte e non, come spesso accade, quelle imposte dal lavoro o da altre convenienze contingenti. Mi è sempre piaciuto cucinare, invitare, ma, col mio lavoro impegnativo, facevo la spesa alle sette di sera e cucinavo di notte per la sera successiva, con l’ansia incalzante della prestazione, come in qualunque campo, e con la preoccupazione del giudizio. Ora, posso dedicare tempo a cucinare in serenità, a invitare gli amici, a fare la spesa, senza sottrarre, per questo, tempo al mio sonno. Mi è sempre piaciuto leggere, ora continuo a leggere di notte per scelta come momento di personale raccoglimento.
Quando ormai non me lo aspettavo più, la vita mi ha regalato l’incontro con un uomo maturo che riesce a valorizzarmi, sa sorvolare i miei lati meno positivi e ora è il mio compagno. Durante una recente malattia ho potuto apprezzare la sua capacità di accettare le modificazioni della mia persona, nell’aspetto, nella efficienza, la diminuzione delle energie, ed anche dell’appetito sessuale: scoprire che i limiti, non chiamiamoli difetti, vengono accettati e visti come quello che si è e non un’altra immaginata, è un bel regalo della vita.
Ho fatto una scelta egoistica, in linea con altre scelte importanti della mia vita, in cui ho chiari i miei bisogni ed i miei limiti, di non vivere insieme, ma di continuare a stare in città diverse, di stare insieme a periodi, quando possiamo condividere l’amore per l’Arte, la musica, i viaggi, e i tempi per coltivarli insieme. E assaporo tutto questo…..la terza età è una stagione della vita veramente a sorpresa, interessante, con meno tensioni e molto più spazio per sé, compresi i propri difetti.”

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Futuro

Da parte di Nicola: La scorsa notte non ho dormito, avevo troppi pensieri per la testa, un misto di preoccupazioni e di idee sul mio futuro che sono rimaste lì a mezz’aria, senza riuscire a farle precipitare in qualcosa di concreto. Il problema è che poi è diventato giorno e il cervello non mi si è snebbiato, tutto è rimasto in sospeso e mi sento come sull’orlo di un precipizio senza sapere ancora che direzione prendere. Mi spiego: ho 58 anni, da moltissimi anni lavoro in una media casa editrice e mi occupo della vendita dei libri. E’ un settore che mi piace. Mi piace il prodotto oggetto del mio lavoro, mi piace parlare con i librai e ho fatto una discreta carriera stimato da capi, colleghi e clienti. Però, se c’è un settore che soffre la crisi è proprio quello dell’editoria, sembra che nessuno voglia comprare più libri, le librerie chiudono e sono già due anni che ogni tanto gira la voce che anche noi non ce la faremo. Finora è rimasto tutto a livello di paura, ma negli ultimi giorni la situazione è precipitata e ho capito che devo prepararmi a non avere più un lavoro. Non so esattamente cosa succederà, se chiuderemo o se ci sarà una riduzione di personale, ma in entrambi i casi io ne sarò coinvolto e questa partita sarà chiusa. Ho 58 anni e come leggo anche su questo sito la vita davanti a me è ancora lunga (si spera…)
E allora che fare? Non è solo una questione di pensione lontana (a occhio, credo che mi manchino ancora nove anni), c’è anche la preoccupazione economica ma non è solo questo. Il punto è cosa sarà il Nicola prossimo venturo.
Adesso ruota tutto intorno al mio lavoro, alla professionalità che ho costruito per tanti anni, ma poi? Ho degli hobby, degli interessi (modestamente, sono un buon “pollice verde” e suono bene la chitarra, sono capace di stare ore in giardino a curare le piante e passo intere serate con la chitarra in mano), ma chiaramente non posso immaginare la mia vita futura fatta solo di queste cose. Posso trasformare questi miei interessi in lavoro? Non so, mi sembra molto difficile, anche se non scarto l’ipotesi. Posso trovare un nuovo lavoro usando la mia professionalità nell’editoria? Vista la crisi di settore mi sembra ancora più difficile. Posso evitare di cercare un nuovo lavoro usando i risparmi messi da parte? Anche riducendo il tenore di vita, penso che mi potranno bastare per qualche anno, non per la vecchiaia, e se poi mi succede qualcosa di grave? La mia indole è ottimista e quindi sono portato a pensare che scoprirò strada facendo delle occasioni su cui costruirmi un nuovo futuro, però per ora la nebbia è fitta.

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