Posts Tagged: identità

Sentimenti contrastanti

Da parte di Ludovica: Settimana scorsa mio figlio ha annunciato che si sposa e che andrà a vivere in Germania, dove abita la sua futura moglie. Una notizia improvvisa, non me l’aspettavo e in questi ultimi giorni non riesco a pensare ad altro, oscillo tra stati d’animo opposti, di felicità e di spavento, di realizzazione e di vuoto. Io ho 59 anni, mio marito anche e abbiamo due figli. L’altra figlia è più piccola, il primogenito, quello che sta per spiccare il volo, ha 26 anni, si è laureato in informatica e ha iniziato a lavorare, per sua fortuna senza troppi problemi nel trovare un’occupazione dove può applicare quel che ha studiato. Anch’io lavoro e credo di avere trasmesso ai miei figli l’importanza sia di studiare, sia del lavoro. Adesso però la vera notizia è che se ne va, si sposa e va ad abitare lontano. Quando era piccolo, ma anche dopo quando cresceva, ho sempre cercato di renderlo autonomo e sono sempre stata fermamente convinta che da ventenni si sta meglio se si diventa autonomi, con una propria famiglia e con il proprio lavoro. E’ proprio quel che mio figlio sta facendo, quindi dovrei essere solo contenta. Da un certo punto di vista effettivamente lo sono, è come se vedessi portata a compimento la mia missione di genitore, ma dall’altra parte mi ritrovo anche un po’ “mammona” italiana, con mille preoccupazioni che mi assalgono: e chi sarà questa tedesca ? il disgraziato non me l’ha mai presentata e così mi faccio solo delle fantasie. E come sarà d’ora in avanti il rapporto con lui, che sarà completamente assorbito dalla sua nuova vita e che giustamente non avrà un minuto per pensare a casa sua, figuriamoci se gli passerà per la testa di prendere l’aereo e tornare qui? Succede che si avvera quel che volevo per lui (un ragazzo realizzato, autonomo e felice) e malgrado ciò sono percorsa da un filo di infelicità. Mah…

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Siamo diventati di moda

Fino a un paio di anni fa, quando dicevo che mi occupavo dei senior e della loro nuova vita, vita non più da piena maturità ma non ancora da veri vecchi, metà di quelli che mi ascoltavano non capivano subito di cosa stessi parlando e distoglievano l’attenzione, l’altra metà mi considerava un po’ eccentrico ad occuparmi di un argomento così di nicchia e ascoltava con sufficienza.  Poi, mese dopo mese, l’attenzione è cresciuta, noi senior siamo diventati d’attualità e ormai, negli ultimissimi mesi, si può ben dire che ci hanno trasformato in oggetto di moda.

Certo, era un po’ difficile mantenere l’indifferenza di fronte alla moltitudine che rappresentiamo nelle società di oggi: solo in Italia 14 milioni di persone tra i 55 e i 75 anni, destinati a rapidissima crescita. Un enorme mix di nuovo petrolio da valorizzare per l’economia e di spesa spaventevole per il futuro welfare che non poteva passare inosservato. E infatti…  Dipartimenti universitari che vi si dedicano, saggi e romanzi che aprono un nuovo filone dedicato a questa età, film che hanno per protagonisti attori senior e che sviluppano trame intorno ai sessantenni, spot pubblicitari che dopo aver sempre evitato di mostrare facce e fisici agés adesso cominciano a popolarsi di figure in là con gli anni, convegni di aziende di beni di consumo in cui ci si interroga su come approcciare questo mercato, istituti finanziari che capiscono che le esigenze dei senior sono specifiche e propongono prodotti ad hoc, società di consulenza che danno consigli su come gestire cinquantenni e sessantenni in azienda, associazioni di volontariato specializzate nell’aiuto da senior a senior, politici che elaborano disegni di legge specifici per questa fase di vita, Unione Europea che celebra l’anno dell’invecchiamento attivo, moltiplicarsi delle iniziative di Comuni grandi e piccoli a sostegno degli over60, esplosione delle Università della terza età, ecc.  Ecco, le UTE sono proprio un buon esempio per capire come si stia espandendo il fenomeno: avendo l’avventura di ricevere degli alert quando compaiono delle notizie sugli over 55, posso testimoniare che le notizie riguardanti iniziative delle UTE non sono mai, ogni giorno, meno di una decina, distribuite in tutta Italia.

Alle nostre generazioni, che nella vita si sono trovate a fare da apripista in mille occasioni, non fa molto effetto essere di nuovo sotto i riflettori. E quindi anche questa volta riusciremo a vivere l’attenzione ricevuta senza scomporci più di tanto. Però dovremo allenarci a capire quando si tira la corda.  Sulla pagina facebook collegata a questo blog ho appena riportato (ironicamente, spero che si capisse) un annuncio che pubblicizza “corsi di autodifesa per la terza età”: ma chi sente davvero il bisogno di un corso di questo genere ? Nel marketing non c’è niente di male, ma come reagiremo quando ci inviteranno a frequentare “supermercati dedicati ai senior” o a “bere in tazzine di caffè disegnate appositamente per gli over 65” ?

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Single

Chi l’ha detto che non si può invecchiare bene da soli ? Che senza un partner fisso si è destinati  ad anni tristi e solitari ?   Roberta single lo è sempre stata, quindi adesso che ha 61 anni non si pone neppure il problema: continua ad andare tutte le mattine nel negozio di arredamenti dove lavora da vent’anni, abita da sola in un bell’appartamento dove ogni tanto organizza delle cene, un paio di sere la settimana esce con gli amici per andare al cinema o al ristorante e l’ultima relazione di un qualche peso l’ha terminata un paio di anni fa più con un senso di liberazione che di sofferenza. Cosimo invece da solo si è ritrovato d’improvviso all’età di 59 anni, quando la moglie ha scelto di separarsi: sicuramente ha sofferto ed è rimasto disorientato per molti mesi, poi però ha trovato la forza per riprendersi, ha mantenuto una relazione molto forte con i due figli ormai grandi, ha approfittato del momento traumatico anche per intraprendere una svolta sul lavoro e ora, pur vedendosi ogni tanto con una donna con cui c’è sintonia, non ci pensa proprio a condividere casa e vita. Beatrice una nuova relazione non saprebbe neppure immaginarsela, dopo la morte di suo marito avvenuta ormai tre anni fa: ha raggiunto un nuovo equilibrio, fatto di vita sociale in un’associazione di volontariato, di recupero dei rapporti con la famiglia di origine, di buone letture e di allegria con amici vecchi e nuovi: ma quando le parlano di innamorarsi o di sesso replica convinta che a 60 anni ci sono almeno altre dieci cose che danno più soddisfazione.  Con Beatrice si può non essere d’accordo, e anzi sono moltissimi gli over 60 che si reinventano una vita sentimentale e sessuale, ma quel che conta è che serenità e soddisfazione possono essere raggiunte anche con un equilibrio diverso.   Perché questa è la novità di rilievo: il vivere da soli può pure essere associato all’immagine dominante dell’anziano abbandonato, isolato, non autonomo e bisognoso di assistenza, ma questo (che è un problema reale) è più vero per una parte delle persone che si trovano nella stagione della “vecchiaia vera”; per i senior cinquanta-settantenni che invece vivono la “vita nuova”, l’essere single può anche essere un’opzione, una scelta di cui si è felici. In foto: donna senior

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Neo papà oltre i sessant’anni

Ad esempio, per stare alla cronaca rosa di questi giorni, Steve Martin che a 67 diventa padre per la prima volta o Enzo Paolo Turchi che, sessantatreenne, ha una figlia dalla over50 Carmen Russo. http://societa.panorama.it/gossip/Steve-Martin-e-Enzo-Paolo-Turchi-neo-papa-over-60

Ma non stiamo parlando di qualcosa che riguarda solo il mondo delle persone sotto i riflettori, la paternità in età avanzata, fenomeno che è sempre esistito sia pur in misura limitata, negli ultimi tempi si va sempre più diffondendo in tutta la società, soprattutto fra le neo coppie.

E’ un segno di vitalità, non c’è dubbio. Cosa più di un figlio avuto da senior ti fa guardare in avanti e ti fa pensare ai successivi lustri in termini vitali ? Però avere un bebé da sessantenne ti carica anche di responsabilità nuove che non ti abbandoneranno per almeno altri vent’anni: al netto della carica affettiva che riuscirà a trasmettere, ce la farà il padre attempato ad assolvere adeguatamente le sue funzioni educative e di guida ?

Sono i quesiti posti dalle paternità in età avanzata.  Devo dire che i neo papà sessantenni che conosco sono felici della loro condizione e hanno una marcia in più nel tenersi attivi e impegnati. Anche se le loro preoccupazioni sono maggiori di quelle dei loro coetanei: “Riuscirò a tenermi in salute per poter continuare a lavorare e a mantenerlo ?”, oppure “Quando sarà adolescente, io vicino agli ottanta avrò abbastanza energia per capirlo, fronteggiarlo e sostenerlo ?”. Sì, perché nel tempo essere padri è diventato un lavoro sempre più impegnativo e di responsabilità, e nessuno ti sconta nulla solo per l’età.    In foto: Steve Martin

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Ce la si fa a ricominciare ?

Nell’ultima storia che ho pubblicato Anna è ad un nuovo passaggio della sua vita: nel suo caso, figlia e nipote tornano ad abitare con lei. In precedenza, tante altre storie su questo blog hanno raccontato di eventi che segnano un ulteriore passaggio dell’ esistenza quando ormai, da senior, si pensava che la vita non dovesse più riservare troppi cambiamenti. A volte sono eventi inaspettati e dolorosi (mariti o mogli che se ne vanno, un lavoro che improvvisamente non c’è più, una malattia che cambia tutto…), altre volte sono previsti e magari desiderati (l’inizio della pensione, i figli che diventano autonomi e lasciano più tempo libero…); in certi casi sono frutto di scelte  di cambiamento (“vado a vivere in un bel posto lontano”), in altri casi lasciano a bocca aperta (“mi sono innamorato a sessant’anni, è mai possibile?).    Quasi sempre si scopre che i binari su cui ci si era assestati nel corso della vita matura non vanno più dritti e qualche curva ancora, prima di arrivare all’età in cui si sperimenta la vera vecchiaia del calo d’autonomia, va affrontata.

Ricominciare diventa così la parola d’ordine. Per qualcuno è un ripartire su piccole cose, per altri è un rimettersi in discussione sugli assi fondamentali della propria esistenza.

Ricominciare: facile a dirsi per chi ha progettato dei cambiamenti da tempo ed ora li realizza. Molto più difficile invece per i tanti che prima di mettersi in una prospettiva di immaginazione del proprio futuro da sessantenni e settantenni devono superare lo shock dei nuovi eventi per i quali si sono trovati impreparati.  Per chi fa questa esperienza, le situazioni sono da affrontare sul piano psicologico prima ancora che sul piano pratico.  Il rischio di sentirsi vuoti, di deprimersi, di non riconoscere più la propria identità, di mettere in discussione la propria autostima, di percepirsi soli nell’affrontare la fase nuova, di non trovare più senso in quel che si fa, sono tutti rischi molto alti. E allora non c’è dubbio che le risorse di sempre che ciascuno possiede (le proprie capacità personali, le amicizie, la propria solidità psicologica, le proprie risorse economiche, eccetera) sono utilissime. Ma possono poco se non sono accompagnate da un atteggiamento aperto: l’attegggiamento di chi va all’ ”ascolto” delle nuove opportunità che potrebbero rivelarsi nei campi più disparati perché non si rifiuta di pensare che per un sessantenne le opportunità continuano ad esistere.

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Sognavo un’altra vita

Da parte di Anna: Sono una donna che ha avuto una vita senza troppi scossoni, che per anni ha rasentato la monotonia, con figli da crescere e tutto quanto programmato. Dopo gli studi ho lavorato come sarta per poco tempo, perché poi mi sono sposata giovanissima. Ho aiutato mio marito in un’attività di commercio, che è stata però interrotta dalla nascita delle mie due figlie, fino a quando sono cresciute. Quindi nella mia vita sono stata principalmente mamma e casalinga.

  Sono una tipa tranquilla, non chiedo nulla e tutti decidono per me, e avendo un marito molto forte e vulcanico è stato naturale che lui prendesse tutte le decisioni, anche se poteva sembrare che a decidere fossimo in due. Con l’arrivo della seconda giovinezza, dato che i figli erano già grandi, avrei potuto coltivare di più le mie passioni, come scrivere racconti e dedicarmi alla pittura, visto che sono piuttosto brava, essendomi sempre rifugiata in queste solitarie attività, a causa della mia vita poco brillante. Invece mio marito senza neanche interpellarmi apre un ristorante su prenotazione, e in cucina chi ci mette? La sottoscritta! Ho dovuto imparare tutto, non solo a cucinare ma anche a gestire e tenere i ritmi, cosa non facile non essendo del mestiere. E che dire poi del lavorare col proprio marito?

Quello che avrei dovuto fare da giovane l’ho fatto da vecchia, ho invertito i tempi, ma non certo per piacere, ancora una volta hanno deciso per me. Volevo e sognavo un’altra vita.

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Ricordi e progetti

Capita a tutti di aprire un cassetto chiuso da tanto tempo e veder saltar fuori un oggetto che ci riporta immediatamente indietro di parecchi anni, rinnovando con nostalgia un bel ricordo o con pena un episodio doloroso. Di cassetti rimasti chiusi per molto tempo, che quando li riapriamo ci riservano sorprese, ce n’è davvero tanti. Magari succede nel momento in cui smetti di lavorare, vuoi buttare le vecchie carte e invece di fare il terminator delle scartoffie ti ritrovi con tua stessa sorpresa a trascorrere delle ore a sfogliare vecchi documenti e appunti sgualciti, a ripassare mentalmente delle vicende che nemmeno ricordavi più di aver vissuto. Oppure se ne va il figlio da casa e non trovi di meglio da fare che aprire l’album delle fotografie di quando lo portavi in spalla e avevi trent’anni di meno. Per non parlare del momento doloroso di quando ad andarsene è un genitore e allora i cassetti che apri sono i suoi e ripercorri in una prospettiva inaspettata la sua esistenza e la tua infanzia.  Naturalmente i ricordi affiorano alla mente anche come momenti allegri e sereni, magari rivissuti insieme a vecchi amici o a fratelli e sorelle. Talvolta i ricordi si colorano di rimpianto o di rimorso, altre volte ci portano a credere che “allora” eravamo davvero bravi, belli e coraggiosi.  Ricordi…ricordi normali…in fin dei conti, la nostra identità sono anche i nostri ricordi.

La faccenda comincia però a farsi delicata se la vita si va riempiendo soprattutto di memoria del passato e quasi per niente di presente e di futuro. Se ci si anima solo quando si volge lo sguardo all’indietro e invece non c’è niente di quel che si sta facendo oggi che accende lo spirito. Se ogni accadimento è letto in termini di confronto con i nostri ricordi del tempo che fu e non si trova piacere nel leggere quel che succede adesso con degli occhiali contemporanei. Se ci si rifugia nei ricordi perché solo lì si trova un se stesso soddisfacente e non si pensa invece che si ha ancora da giocare delle belle partite. Allora, in tutti questi casi, si è sì davvero vecchi, perché la memoria diventa un veleno silenzioso e ad effetto lento che ci seppellisce prima del tempo.

L’antidoto è tanto semplice, quanto difficile da trovare per chi si è avvelenato: è il godere del presente e il pensarsi nel futuro. Dopo decenni vissuti intensamente, qualche altro lustro di pari intensità ma di qualità diversa ci è consentito: senza scomodare le ricerche che testimoniano di una ritrovata felicità a partire da quando si attraversano i cinquanta, vivere con gusto il presente da senior lo si può fare abbinando a una vita attiva una nuova serenità. E guardare in avanti con dei progetti ci dà il segno di una vita possibile ancor densa di senso.

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Non è una questione (solo) anagrafica

Uno studio dell’Università dell’Oregon ha dimostrato che tanto più si mantiene l’attitudine a fare acquisti per se stessi e a prendersi cura della propria persona e delle proprie faccende domestiche, tanto meno si verrà percepiti come persone vecchie nonostante l’età.

Il 58enne che scende disinvolto lungo una pista di sci o che fa senza sforzo particolare quattro vasche olimpioniche di fila, non verrà visto come anziano, al contrario del suo coetaneo che ha eletto a suo sport preferito lo strasene stravaccato sul divano davanti alla tv.

La 64enne che ha la giornata piena di impegni, di attività e di rapporti sociali non si sente affatto nella fase del tirare i remi in barca e non capisce bene perché continuino a parlarle di vecchiaia e di terza età; la sua coetanea che invece si è isolata e lascia scorrere le giornate trascinandosi dal letto al frigorifero è lei per prima che si sente in totale declino.

E i nonni 70enni che alternano la gioia dello stare coi nipotini con viaggi, spettacoli, palestra e camminate si domandano se davvero parlano di loro quando sono citati gli anziani.

L’età anagrafica non spiega tutto.  Che c’entrino anche l’età biologica, lo stato fisico e quello di salute lo sappiamo da sempre: c’è chi ha malanni seri e chi no, chi la natura l’ha dotato di un fisico resistente e giovanile e chi invece già a quarant’anni sembrava vecchio, chi si tiene in forma fisica con del movimento e dello sport e chi si lascia andare.

Ma c’entra anche l’età che ci viene riconosciuta socialmente: e questa dipende appunto da quel che facciamo, da come ci mostriamo agli altri, dai ruoli più o meno attivi che giochiamo, dal livello di partecipazione o di isolamento rispetto alla vita sociale che scegliamo. Mentre l’età biologico-fisica è solo parzialmente condizionabile da noi, quella sociale lo è quasi totalmente.

L’età legale (ecco un’altra accezione ancora dell’età, che ha a che fare con il riconoscimento legale del nostro stato), quella viene dopo: la legge e le regole è difficile che anticipino i fenomeni, è più probabile che si adeguino a come si è trasformata la realtà sociale e demografica. Per non fare il solito esempio delle pensioni, fino a poco tempo fa per avere lo “sconto anziani” sui mezzi pubblici e al cinema bastavano 60 anni, adesso stanno diventando quasi dappertutto 65. Per queste regole anziano adesso sei a 65 anni, ma non vuol dire molto, perchè le regole di solito seguono la trasformazione reale, non è quasi mai il contrario.

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Presente vitale e desiderio di futuro

Ricevo e volentieri pubblico questa riflessione di Rita Farneti:

“Salve. Ho per caso avuto occasione di visitare il sito..Il motivo del ” per caso ”  si lega alla ricerca sulle problematiche dell’anziano, un settore di cui mi occupo (da psicologa) ormai da 30 anni. Scherzando..ma neanche troppo …oggi, novella sessantenne, dico che mi occupo dell’invecchiare d’altri che include la partecipazione attiva al mio scorrere del tempo… Mi sembra di percepire  un desiderio (forte ed amichevole) di incontro e di visibilità , come se  le cose fatte, gli obiettivi raggiunti, costituissero un tempo “altro” nel quale diventa complesso essere “ancora” perchè ¨si è stati già”. Urge dunque, mi si passi la frase, farsi vitali di presente.

C’è anche molto desiderio di futuro (riconquistando le proprietà  della vita), di un tempo buono da spendere bene, attraverso il quale poter guadagnare il ruolo di chi è ¨per quello che è ora”, non solo per quello che ha fatto.   Buon lavoro dunque…e buon tempo.
Rita Farneti”

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Maschi e femmine

Girava qualche tempo fa in televisione uno spot pubblicitario in cui si vedeva un distinto signore coi capelli grigi ma ancora prestante che attraversava un bosco; all’inizio era vestito di tutto punto con tanto di cravatta, poi pian piano si toglieva di dosso gli abiti per rimanere alla fine nudo e gettarsi in una cascata con un’espressione in viso di persona finalmente libera dai vincoli.  L’immagine trasmessa era quella del novello tarzan pronto per un nuovo tuffo nella vita.

Un altro spot televisivo ripropostoci più volte aveva invece come protagoniste due signore di una certa età: entrano nella cabina dell’ascensore sorridenti e sicure di sé, contente di non emanare cattivi odori per la «naturale» perdita di urine, e ammiccano tra loro, sbirciando un signore in abito grigio dietro di loro, mentre una delle due confida all’altra che il marito, quando la avvicina, finalmente non avverte più l’odore di pipì grazie al famoso pannolino superassorbente, che trattiene naturalmente urina, odori e forse anche altro…

Perché uomini e donne sono presentati in modo così diverso anche da  senior? Sono solo due spot, ma si sa che anche la pubblicità oggi contribuisce a formare le convinzioni e le identità.

 

Quando intervisto un senior maschio sul suo percorso di vita, in nove casi su dieci mi racconta del proprio percorso lavorativo e l’ingresso nella fase di vita nuova da senior lo descrive come un passaggio secco e un po’ sorprendente in cui si passa da uno stile di vita lineare e stabilizzato da decenni ad un assetto di vita totalmente diverso.

Quando una donna senior racconta del proprio percorso di vita, di solito racconta di una pluralità e contemporaneità di esperienze passate, di una maggiore abitudine a cambiamenti di assetti di vita e anche la transizione alla nuova fase da senior è più sfumata e più fluida.

E’ anche questa una differenza di genere ?

 

Il tempo è sessuato, mi ricordava qualche giorno fa la professoressa Barbara Mapelli quando abbiamo insieme discusso de I ragazzi di sessant’anni all’Università Bicocca di Milano. Le donne, ben più degli uomini, sono abituate da tutta la vita a far convivere molti impegni, a svolgere contemporaneamente varie attività e a far diventare la giornata di ventisette ore tanti sono gli impegni che si prendono. Da senior il rapporto con il tempo diventa un po’ più rilassato per tutti, maschi e femmine, ma il multitasking  rimane identificabile come virtù che differenzia uomini da donne anche a sessant’anni ?

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