Posts Tagged: invecchiamento attivo

Il festival di Trento

Il Festival dell’Economia di Trento 2012, in programma da domani 31 maggio al 3 giugno, è dedicato al tema “Cicli di vita e rapporti tra generazioni”.     Tra i tanti incontri segnalo:

“Età della vita, età delle cose” – Remo Bodei

“L’età del bis” – Federico Rampini

“Reinventare l’età della pensione in tempi di grandi sfide” – Olivia S. Mitchell

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Che soluzioni per i ragazzi di 50-60 anni ?

Negli ultimi giorni, in occasione dell’uscita del libro “I ragazzi di sessant’anni”, sono stato intervistato da alcuni giornalisti.  La domanda più gettonata è: “quali soluzioni adottano i ragazzi di sessant’anni per vivere al meglio la loro età ?”.

La risposta che mi sembra più veritiera è che le soluzioni adottate sono molto variegate: non esistendo più un modello consolidato e buono per tutti, ciascuno va alla ricerca della propria strada.  Le storie che ho raccolto e che continuo a raccogliere raccontano, ad esempio, di persone che hanno fatto della continuità della vita lavorativa di sempre la loro scelta: come se gli anni non passassero mai, queste persone continuano con lo stesso assetto di vita di quando avevano quarant’anni, finché le forze e le condizioni esterne lo permettono.  Di fianco ai “continuisti” si trovano coloro che mantengono un focus alto su un’attività lavorativa, ma diversa rispetto a quella di sempre: è il caso, per fare degli esempi, di chi – uscito anzitempo dall’azienda dove lavorava come impiegato o operaio – si reimpiega in settori che tirano di più, come quelli dell’ assistenza alla persona o dell’impiego amministrativo; o di chi si cimenta in nuovi lavori che lasciano più tempo libero di prima o che possono essere svolti da casa. Poi ci sono coloro che danno la priorità ad attività non remunerate: sono ad esempio numerosi quelli che danno senso alla loro esistenza coltivando passioni che smuovono energia e motivazione. Qui gli esempi sono infiniti: si va da chi ha vocazioni artistiche (come teatro, musica, canto, pittura, fotografia, danza), a chi predilige usar le mani (ad esempio: attività di bricolage, cura dell’orto e del giardino, giocare coi motori, lavorar di ceramica), fino ai campi più disparati: creare un blog di critica politica, studiare  e approfondire una materia che ha sempre appassionato,  collezionare libri antichi, eccetera.

Infina, una percentuale significativa dei cinquanta- sessantenni che reinventano la propria quotidianità si dedica a servizi utili agli altri e non remunerati. In questo gruppo rientrano fondamentalmente due categorie: coloro che fanno attività di volontariato in una delle tante associazioni no profit in circolazione e coloro che si dedicano alla famiglia (i nonni che si prendono cura dei nipoti o i figli sessantenni che si prendono cura dei genitori non più autosufficienti), unendo così al servizio utile una forte dimensione affettiva.

Siamo generazioni – apripista, senza modelli consolidati da copiare. E in questo contesto ognuno sceglie la strada che gli è più congeniale e che meglio risponde alle proprie condizioni.

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Progetti di vita a 50-60 anni

Ha senso fare dei progetti di vita per un cinquantacinquenne, un sessantacinquenne, un settantacinquenne ?

Le ricerche sugli atteggiamenti verso il futuro delle persone di queste età indicano un forte cambiamento di prospettiva nel corso degli anni.  Una volta, la persona che stava abbandonando l’età matura sapeva che stava entrando filata nella fase della vecchiaia e che in questa fase il modello sociale di riferimento era quello del pensionato che tirava i remi in barca e si godeva il meritato riposo.  Oggi il senior sa che dopo la maturità ha ancora davanti ha sé altri quindici- venti anni di vita potenzialmente attiva prima di diventare davvero vecchio.

Avrebbe quindi senso per il senior, all’approssimarsi di questa fase, costruirsi dei film che prevedano un futuro soddisfacente e predisporre dei progetti conseguenti, anche di lunga durata.  A parte coloro che in tutta la loro vita hanno sempre preferito vivere alla giornata e decidere momento per momento il da farsi, per tutti gli altri invece, quelli che si sono sempre posti delle méte e si sono organizzati per raggiungerle, sarebbe naturale pensare al resto dell’esistenza attraverso dei progetti di medio-lungo termine.

Invece, quel che emerge dalle ricerche, e così è stato anche l’esito della mia indagine sulla “vita nuova” dei senior “privilegiati”, è un po’ diverso.

Il futuro sembra più affrontato “a progetti” che non con un progetto di vita.

Molto spesso le persone descrivono il film del loro futuro attraverso racconti di progetti: di lavoro, familiari, basati su divertimento, passioni o aiuto agli altri. Ma questo viene manifestato contemporaneamente alla constatazione che non si è in grado – o non si vuole -  mettersi in una prospettiva di lungo termine.

“Vediamo cosa succede a fine anno” è un’affermazione frequente. “Costruisco il mio futuro con un progetto di vita” è al contrario un atteggiamento quasi del tutto assente.  Progetti e impegni fino a due-tre anni sono accettati e ricercati, visioni di lungo termine molto meno, malgrado un’elevata aspettativa di vita residua attiva e in salute.

Come mai ? La spiegazione che mi sembra più convincente è che queste sono età in cui il desiderio di rimanere attivi con impegni e progetti si deve combinare con un crescente bisogno di respirare il “profumo della leggerezza” e quindi si va alla ricerca di formule più libere, flessibili e leggere, senza troppe ipoteche sul futuro.

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Reinventarsi un’altra attività

Il prossimo 24 maggio pomeriggio, a Roma, presso lo Spazio Europa, in via IV Novembre 149, piano terra,  si terrà una conferenza organizzata da Aiace Italia (Association Internationale des Anciens des Communautés Européennes), dal titolo: “Rimanere attivi per sconfiggere l’età e abbattere le barriere tra generazioni”.  Testimonieranno alcuni soci di Aiace che, dopo il pensionamento, si sono reinventati un’altra attività, fanno volontariato, svolgono attività culturali impegnative o attività artistiche e creative.  Maggiori informazioni e programma sul sito della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia http://ec.europa.eu/italia/attualita/eventi/roma_24maggio2012_it.htm

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Il trabocchetto dell’età pensionabile

Le scelte di vita dei senior non sono necessariamente collegate all’età pensionabile.

Un sondaggio Gallup fatto negli Stati Uniti e riportato dal sito senior.com rivela che oggi gli Americani si aspettano di andare in pensione, in un sistema del tutto diverso dal nostro, a 67 anni. Dalle nostre parti, un sondaggio pubblicato sul sito dell’Unione Europea, alla pagina dedicata all’invecchiamento attivo, indica che la maggioranza è a favore del poter continuare a lavorare anche oltre l’età pensionabile stabilita nei diversi paesi, che ormai nella maggior parte degli Stati membri viaggia oltre i 65 anni.

Sono aspettative e atteggiamenti che fanno comprendere due cose: primo, come oggi si stia diffondendo l’informazione e la consapevolezza su quali sono  i cambiamenti necessari nel sistema di welfare pensionistico a seguito dei fenomeni demografici e per via delle ristrettezze di bilancio degli Stati; secondo, che il termine dell’età pensionabile sta perdendo il significato storico di spartiacque che tocca tutti gli aspetti e i cambiamenti di questa fase di vita.

Sarebbe cieco e riduttivo il pensare che, avendo spostato per legge l’età pensionabile dai 60 ai 66-67 anni, allora la vita è leggibile semplicemente traslando in avanti di qualche anno i termini, così come sarebbe insensato il pensare che fino a 66 anni sei adulto e fai la vita da adulto come quando ne avevi  45, e poi con l’arrivo dell’assegno pensionistico diventi un anziano.

Non è più così ! Se una volta il momento dell’andata in pensione era un passaggio “totalizzante”, che segnava un cambiamento su tutti i fronti (lavorativo, di ruolo familiare, di ruolo sociale, di identità), oggi  i cambiamenti sono molto più sfumati, flessibili, graduati nel tempo e, soprattutto, legati alle condizioni e alle scelte individuali.

Per quasi tutti è diventato un valore positivo il rimanere attivi anche oltre i cinquanta-sessant’anni, magari fino oltre gli ottanta, sfruttando le migliori possibilità fisiche e mentali. Ma il modo in cui si realizza questa aspirazione e i tempi che ci si dà per i cambiamenti sono sempre più tagliati sui percorsi di vita individuali, e sempre meno sulle regole massificanti.

C’è chi vuole continuare a lavorare e ad utilizzare le proprie competenze ben oltre l’età pensionabile e considera un delitto obbligarlo a smettere. E c’è chi a cinquantacinque anni sceglierebbe molto volentieri di ridurre il proprio impegno lavorativo, anche accettando condizioni economicamente meno vantaggiose, per dedicarsi ad altro.  Il padre o la madre di famiglia può essere un ruolo che può capitare di smettere a qualunque età tra i cinquanta e gli ottanta: è un passaggio, questo familiare, certamente non legato a quando per legge o regola organizzativa è prevista la pensione.  E se ciascuno di noi provasse ad elencare i ruoli sociali che gli capita di giocare nel corso della vita quotidiana, scoprirebbe subito che oggi, nella società delle multi-identità, essi sono ben più numerosi dell’essere semplicemente “pensionato” o no.

Insomma, non confondiamo più un termine legale e burocratico, l’età pensionabile, con le fasi della vita di ciascuna persona.

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Vogliamo rimanere attivi

Roberto a 73 anni rimane attivissimo dedicando il suo tempo ad impegni di rilevanza sociale e politica.  Clara, 62enne, da quando ha smesso di lavorare è la colonna portante di tre famiglie: la sua, dove suo marito e il figlio grande si affidano a lei, quella della figlia sposata dove c’è da dare una mano nell’accudire un bebé e quella del padre anziano e non autosufficiente, dove è richiesto di pilotare la badante.

Adele a 80 anni trascorre più tempo in giro per il mondo che a casa sua.  Luigi, 69 enne, passa da un incarico lavorativo ad un altro e il tempo libero lo spende tenendosi aggiornato sulle evoluzioni della sua professione. Giuseppe, che ha 65 anni e che è in pensione da quando ne aveva 55, passa le giornate coltivando l’orto, accudendo qualche animale e facendo in nero lavoretti di riparazione ai vicini di casa.

Qualche sera fa un amico cinquantenne mi ha invitato ad un concerto della sua band: sala piena di senior e serata travolgente tra una canzone dei Pooh e un richiamo ai Beatles. A parte il cantante e il batterista, più giovani, tutta gente cinquantenne e sessantenne, che di giorno lavora e che la sera per nulla al mondo rinuncerebbe alla propria passione musicale.

Le età che un tempo erano dedicate al “meritato riposo”, alla panchina del parco, al tirare i remi in barca, stanno diventando sempre più, ogni giorno che passa, età in cui si rimane attivi.

I modi cui si è attivi sono molteplici: ad esempio, si è attivi continuando a lavorare,  dedicandosi ad iniziative di volontariato, prendendosi cura dei familiari che ne hanno bisogno, coltivando passioni, facendo sport e attività fisica, partecipando ad associazioni, viaggiando, andando al cinema, leggendo e anche imparando cose nuove, come ad esempio un uso disinvolto di internet.

Le differenze da persona e persona su quali sono le attività predominanti sono significative, ma quel che più conta è che tutti siamo impegnati e attivi, alla ricerca di un senso da dare ai quindici – vent’anni di vita in più che ci ritroviamo.

Il 2012 è, per l’Unione Europea, l’anno dell’ active ageing, dell’invecchiamento attivo. Direi che non è solo un auspicio, ci siamo già immersi fino al collo !

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The big shift in Europe

Il 10 maggio a Berlino conferenza dal titolo “The big shift in Europe – preretirement counselling – a shortcut to active ageing”. E’ la conclusione del progetto europeo Grundtwig, che ha esplorato come avviene l’invecchiamento attivo in cinque Paesi: Danimarca, Germania, Grecia, Polonia e Italia.  Per la parte italiana, il progetto è stato seguito dall’ Associazione Nestore e un’anteprima è stata presentata lo scorso marzo presso la sede della Commissione Europea a Milano: i principali relatori sono stati Francesco Marcaletti dell’Università Cattolica e Paul Tindback, capofila danese del progetto.

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