Posts Tagged: invecchiamento attivo

Valorizzare le competenze dei senior

Mi sono imbattuto di recente nella notizia che sta per partire “Outplacement per il sociale”, una iniziativa per i senior che non hanno ancora raggiunto i 70 anni, già pensionati o nella fase di uscita definitiva dall’azienda, che desiderano mettere a disposizione il proprio capitale di esperienze e competenze al servizio della comunità.  L’iniziativa, articolata in incontri formativi e di outplacement, colloqui di counselling, progetti individuali e stage come volontari presso associazioni, è organizzata da Aldai (l’associazione lombarda dei dirigenti di aziende industriali), dalla no profit Associazione Nestore e dal Centro di servizi di volontariato della Provincia di Milano, con fondi del Governo messi a disposizione nel 2012 in occasione dell’anno europeo per l’invecchiamento attivo.

In luglio era apparsa un’altra notizia dallo stesso sapore, questa volta non in terre lombarde, ma liguri: è stato approvato e finanziato dall’Unione Europea il progetto Senior Capital, portato avanti dalla Regione Liguria in collaborazione con Auser, che sperimenta un servizio di accompagnamento e formazione alla progettualità personale dopo che si è concluso il periodo lavorativo, valorizzando in particolare una serie di azioni dei senior nei confronti dei più giovani.

Sono due buone notizie, che segnalano sia l’esistenza di un’istanza forte tra i senior, sia la possibilità di dare risposte positive a questa istanza. Il tema è che molto spesso le persone che hanno o stanno mettendosi alle spalle un lavoro che ha permesso loro di acquisire un significativo capitale di conoscenze e abilità, hanno voglia di riprogettarsi, di rimettersi in gioco, di sentirsi utili per gli altri anche se in modo diverso da prima. Sono moltissime le testimonianze raccolte che vanno in questa direzione e sono facilmente spiegabili con il fatto che chi sta abbandonando il lavoro o lo ha interrotto da poco ha a disposizione del tempo liberato e molto spesso unisce a questo la voglia di essere ancora parte attiva della società.

Un’istanza di questo genere si sposa molto bene con un’esigenza collettiva di riutilizzo di professionalità e competenze a favore del sociale (associazioni di volontariato, organizzazioni no profit, nuove generazioni). Purtroppo però, molto spesso il matrimonio tra questa istanza individuale dei senior e l’interesse pubblico non riesce perché manca la capacità di trasformare le proprie vaghe motivazioni individuali in progetti oppure per la non conoscenza dei luoghi dove si potrebbe prestare la propria opera in modo utile. Ben vengano dunque iniziative come quelle che ho citato se saranno capaci di dare uno sbocco alle istanze individuali e contemporaneamente di valorizzare un capitale di professionalità a favore della collettività. E ben vengano vostre segnalazioni di iniziative con le medesime finalità  In foto: due volontari.

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Il piacere di avere impegni

Scrive Gabriella: Care ragazze e cari ragazzi di sessant’anni, buongiorno a tutti. Una settimana fa sono rientrata in città, vivo a Milano, dopo un lungo periodo in campagna dove ho trascorso l’estate. So che sono fortunata perché posso permettermi vacanze così lunghe, d’altra parte sono in pensione da qualche anno e la casa dove passo l’estate l’avevo messa in piedi insieme a mio marito, che adesso purtroppo non c’è più, quando eravamo ancora giovani. Lì ho moltissimi ricordi e mi piace tantissimo curare il giardino e l’orto, è un posto dove le giornate mi passano veloci e dove mi sento a contatto con la natura. Ci sto bene, però faccio un po’ l’orso e questa invece non è una buona cosa. Anche perché non è completamente nella mia natura starmene da sola, diciamo che mi adatto alle situazioni, se ci sono le condizioni per la solitudine me ne sto da sola, se la compagnia è buona, viva la compagnia ! Adesso che sono rientrata in città, nel giro di pochi giorni mi sono immersa di nuovo nel clima e nel ritmo cittadino, ho ripreso i contatti con l’associazione dove faccio volontariato e mi hanno già coinvolta in due riunioni, mi sono iscritta a un corso di spagnolo, ho organizzato una cena con due vecchie amiche e sto prendendo un impegno con un piccolo editore amico per revisionare dei volumi che vorrebbe ripubblicare (è il mio vecchio lavoro) . Il piacere che ho provato nel ritrovarmi di nuovo attiva ed impegnata, dopo la lunga estate, è stato una bellissima sorpresa. Non che in campagna non fossi attiva (il giardino e l’orto, appunto), ma questi impegni cittadini mi danno una carica e una soddisfazione che non mi aspettavo. Forse sono anche rassicurata dal vedere che posso ancora fare delle cose utili e interessanti malgrado gli anni che passano. Ciao a tutti. Gabriella.  In foto: donna sorridente

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Il Giappone è vicino

Lunedì scorso in Giappone era giornata di festa nazionale. Si festeggiava, come ogni anno dal 1996, il Keiro no Hi, la giornata dedicata al Rispetto per la Terza Età. In occasione di questa festività i mass media propongono interviste agli anziani del Paese, Borse e banche sono chiuse e il giorno precedente di prassi il Governo rilascia i dati ufficiali sulla terza età in Giappone.

Dati che quest’anno hanno battuto tutti i record dal 1950, cioè da quando si fa questo tipo di censimento.  In Italia, si sa, viviamo a lungo, più degli altri Paesi occidentali, ma nel mondo la classifica della longevità la vince il Giappone. Al 15 settembre del 2013 i giapponesi di età uguale o superiore ai 65 anni hanno raggiunto quota 31,86 milioni, 1,12 milioni in più rispetto allo scorso anno. Rispetto alla popolazione totale, gli over 65 sono il 25%, mentre gli ultrasettantenni sono 23,17 milioni e rappresentano il 18,2% dei giapponesi. Cinquantaquattromilatrecentonovantasette è l’incredibile numero di ultracentenari, capeggiati dalla signora Misao Okawa di Osaka, che è nata alla fine dell’800 e che oggi ha 115 anni.  Il rispetto orientale per gli anziani è proverbiale e la festa del terzo lunedì di settembre  lo conferma, ma attenzione che questo si sposa con dei dati altrettanto impressionanti, soprattutto per noi italiani, sul fronte della partecipazione al lavoro. I giapponesi over65 che risultano ancora occupati sono 5,95 milioni e il numero è in crescita (240.000 persone in più rispetto all’anno precedente). Insomma, il 27,9% delle persone sopra i 65 ancora lavora e quasi la metà (il 46,9%) degli uomini tra i 65 e i 69 anni continua ad avere un’occupazione lavorativa.  

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10 minuti per un’interessante indagine

Hai già compiuto 65 anni e vuoi contribuire a far capire le esigenze delle persone di questa età ? Allora prenditi 10 minuti, vai al link qui sotto e rispondi al questionario.

https://docs.google.com/forms/d/1s-m1X-RTvCmoYfK_rHVQRxOFhG5ceQRVQGw31a_aB9Y/viewform 

Il questionario è stato predisposto da ricercatori dell’Università Cattolica di Milano ed è lo strumento per realizzare una ricerca sulle esigenze degli over 65 voluta dall’Osservatorio 65Plus, osservatorio condotto da Giada Nolasco, la quale tra l’altro collabora saltuariamente con articoli intorno al tema “soldi” su queste nostre pagine.

Lo scopo della ricerca è appunto quello di comprendere le esigenze delle persone dai 65 anni in su e raccogliere le loro richieste ed i loro giudizi nei diversi contesti di vita.

La raccolta delle informazioni è assolutamente anonima, al fine di lasciare a ciascuno la massima libertà di espressione (nessun dato personale, come ad esempio l’indirizzo e-mail, sarà rintracciabile in seguito alla compilazione). I responsabili della ricerca garantiscono che i dati inseriti non potranno essere utilizzati a fini commerciali. Al termine della compilazione, cliccare sul tasto “Invio”.

I dati raccolti saranno analizzati per fasce di età ed i risultati saranno pubblicati, consentendo a ciascuno di confrontare i propri giudizi con quelli dei propri coetanei.

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58: tanti o pochi ?

Scrive Valerio: Cinquantotto anni, i miei anni, sono tanti e sono pochi. Mi sembrano tanti, tantissimi, se mi metto a pensare a tutto quello che ho fatto nella vita finora. Non sono di quelli che scrivono la propria autobiografia, ma mi piacerebbe avere qualcuno (un nipote ?) a cui poter raccontare tutto: la mia infanzia in campagna, gli studi scoprendo la città e nuovi amici, le passioni politiche e quelle sportive, il lavoro che mi sono costruito da solo e che mi ha dato tante soddisfazioni ma anche un sacco di grane, come ho conosciuto e mi sono innamorato di mia moglie, i figli piccoli e lo stravolgimento della vita, le delusioni e le preoccupazioni man mano che andavo avanti, il senso di responsabilità e la fatica di fare l’uomo maturo, fino ad un po’ di pace quando ho cominciato a prendere le distanze dalle cose che avevo già visto tante volte e che ho capito che sono transitorie. Che senso di vertigine ! E’ proprio vero che a quest’età hai la sensazione di aver già provato tutto e che in un certo senso ti sembra di aver completato il tuo ciclo.
Ma cinquantotto anni sono invece pochi se guardo avanti. Per fortuna, la salute tiene e sarebbe un delitto non vivere pienamente gli anni che ancora potrò camminare, pensare, lavorare, amare, stare con gli altri. Temo l’aridità che può invadermi se non farò una vita piena. Magari scoprirò che non è vero che ho già sperimentato tutto, che la vita ti porta sempre delle sorprese e che il futuro può essere persino più bello del passato.
Un saluto a tutti i ragazzi di sessant’anni.

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E perchè no ?

Scrive Gioindel: Se i tempi cambiano e la storia ce lo insegna perchè non debbono cambiare le regole?
Ho sessantadue anni, da 2 in pensione dopo aver prestato servizio nella polizia municipale per oltre 39 anni.  Potrei pensare a me stesso ma non mi viene possibile perchè la realtà che mi circonda affettuosamente non me lo consente …e allora…..siccome la salute fino ad oggi invece me lo consente, io dico che le regole vanno cambiate.
Dovremmo rientrare in logiche diverse, cambiare cultura sul lavoro e sulla società in genere, pensare che tutto quello che prima era normale non lo è più. Io sono cresciuto in una famiglia di 14 persone (11 figli, genitori e nonna), ho conosciuto la crisi nella mia infanzia e non mi fa paura, ma ritengo che affrontarla nella maniera giusta sia la cosa più corretta, dalle famiglie al governo che sostiene questo Paese.
E’ qui che divento pazzo, sentire ogni giorno parlare tante persone che ricoprono cariche istrituzionale e parlare un linguaggio diverso dalle persone che ci rappresentano.QUESTO MI FA PAURA.
Bisogna essere ottimisti, ma ci deve essere consentito.

Caro Gioindel, il tuo messaggio mi lascia aperte delle curiosità. La tua voglia, da 62enne, di non curarti solo di te stesso e di pensare a cambiamenti per la società mi sembra ammirevole. E anche il sentimento di paura che provi di fronte ad autorità che parlano un linguaggio troppo distante lo trovo comprensibile. Ma mi rimane forte la curiosità di capire in cosa consisterebbero i cambiamenti di regole che auspichi. Cordialità. Enrico

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Voglio scendere

Lo sfogo di Marco: Consigli cercasi ! Io non ne posso più di essere un sessantenne attivo, impegnato, responsabile, eccetera eccetera. Ho fatto la mia parte, adesso voglio scendere dalla giostra e sparire in qualche posto sperduto fuori dal mondo. Un posto dove non devo più preoccuparmi di portare a casa i soldi per la mia famiglia. Dove non mi rompono i cosiddetti ogni momento con le tasse da pagare, dato che non sono mai stato un dipendente. In un posto dove quelli di 30 anni si fanno carico della loro vita e non mi vengono a raccontare ogni giorno che sono io e quelli della mia età che devono occuparsi di loro. Dove non arrivano giornali, internet e le notizie maleodoranti sull’Italia. Dove posso tirare un sospiro di sollievo.
Lo so che un posto così non esiste, ma allora cosa posso fare? Io non mi sono mai tirato indietro: ho sempre lavorato, ho messo su famiglia e voluto dei figli, mi sono indebitato per vent’anni per avere una casa e non ho mai sgarrato una rata, quando c’è stato bisogno di impegnarsi per le esigenze del quartiere dove abito l’ho fatto, non mi sono tirato indietro di fronte ad amici che avevano bisogno…ma ci sarà un momento che uno può dire: adesso basta, il ciuco è stanco, non ce la fa più !   In foto: uomo stanco e con preoccupazioni.

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Essere attivi da casa

Quando gli telefono, il mio amico Aldo coglie l’occasione per lamentarsi un po’: “Ma tu quando sei a casa riesci a concentrarti su quel che hai da fare ? Per me è difficilissimo, io sono sempre stato abituato ad avere un ufficio, non importa se nella stessa stanza c’erano altri che lavoravano, era il posto dove ci si poteva concentrare, tenere le proprie carte, c’erano tutti gli strumenti che ti servivano, i colleghi con cui scambiare le idee. Qui in casa lavoro ad una piccola scrivania che però non è isolata, c’è il passaggio continuo di mia moglie che tra l’altro fa una gran fatica a sopportare la mia presenza e io finisco con il distrarmi ogni minuto…”. Aldo in passato ha lavorato in università e poi in azienda, adesso ha 70 anni, è in pensione e quando dice “lavoro” intende l’attività di studio che non ha mai interrotto, oltre a quella che svolge per l’associazione di cui fa parte: in pratica legge dei documenti, scrive, fa delle telefonate. Appena può corre alla sede dell’associazione che però ha un’unica stanza dove si affollano decine di persone e così sconsolato se ne torna a casa.

Cristina invece da quando può svolgere parte del lavoro da casa, lei lo chiama teleworking, ha fatto bingo. Cinquantottenne, si occupa di assistenza alla clientela per l’azienda per cui lavora e la sua attività consiste in molte telefonate, molte email, scrivere dei rapporti, qualche visita diretta ai clienti e qualche riunione interna. Ha ottenuto dal suo capo e dalla sua azienda di non dover stare fisicamente sempre in ufficio per svolgere le sue incombenze. Di fatto si concede di stare a casa tre o quattro mezze giornate a settimana, durante le quali sbriga il lavoro al telefono, per email e al computer, avendo cura invece di essere in ufficio quando sono fissate delle riunioni e senza perdere appuntamenti presso i clienti. “Aria di libertà! – mi dice – Lei non ha idea di come ci si sente più liberi a far le cose da casa: niente divisa da lavoro e niente trucco, ritmi che decido io, e poi impiego la metà del tempo a fare le stesse cose perché in ufficio c’è sempre un milione di interruzioni inutili, mentre in casa di giorno sono da sola. Contenta io e contenta l’azienda !”

Anche Simone vede i lati positivi dello svolgere la sua attività da casa. La sua è una storia diversa da quella di Cristina, perché lui ad un certo punto, quando aveva 57 anni, il lavoro l’aveva perso e aveva necessità di trovarne un altro. Si è reinventato, nel senso che mentre prima lavorava nel mondo delle costruzioni, quando è rimasto a spasso ha pensato di mettere a frutto il suo interesse per il mondo della finanza e, dopo un periodo formativo, una società ha accettato di fargli fare il promotore finanziario telefonico: “Contatto dei possibili clienti, cerco di capire le loro esigenze e propongo dei prodotti finanziari. Se sono interessati un collega li incontra. Le soddisfazioni non sono molte, ma meglio che niente”. E’ un’attività che viene svolta tutta da casa, con una totale libertà di orario, cosa che a Simone fa molto comodo: “Pur avendo 61 anni, ho un figlio ancora dodicenne che va seguito. Mia moglie è molto più giovane di me ed è fuori tutto il giorno per il suo lavoro, sono io che me ne occupo e stando a casa è più facile”.

La propria casa eletta a luogo dove si svolgono le proprie attività è una realtà per molti senior, sia per coloro che hanno terminato l’attività lavorativa retribuita e sono in pensione, sia per coloro che ancora lavorano. Ovviamente lo è sempre stata anche per le tante casalinghe che della propria abitazione hanno fatto per decenni il loro centro di gravità. Anzi, fino a non molto tempo fa era vincente lo stereotipo tradizionale: quello della moglie casalinga, regina della casa, che ad un certo punto, quando il marito andava in pensione, se lo ritrovava tra i piedi a tutte le ore e sperava che continuasse a trovare qualcosa da fare altrove. E lui, disorientato dalla perdita dei ritmi e dei luoghi lavorativi, si sentiva come un pesce fuor d’acqua, senza saper bene neppure dove sedersi a casa propria. Forse è un affresco troppo caricaturale, però è anche una realtà tuttora diffusa. A cui si sta accostando l’idea che, sia prima sia dopo la pensione, tra le mura domestiche si può continuare ad essere attivi.

Ad esempio, la propria abitazione può diventare il luogo dove dedicarsi alle proprie passioni artistiche o il laboratorio dove sperimentare le proprie abilità artigianali, ma soprattutto da casa tutti possono svolgere, grazie alle tecnologie attuali, molte attività, soprattutto quelle web-based, siano esse di natura lavorativa o no.

Anche se in Italia il lavorare da casa è un fenomeno ancora marginale (una quota, nel 2012, compresa fra il 2,3% secondo i dati Dasytec il 5% secondo i dati Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano), è immaginabile che questa formula incontrerà sempre di più il favore delle imprese e dei lavoratori più avanti negli anni, oltre che delle lavoratrici mamme. Su questi terreni è sempre bene guardare a quel che succede oltreoceano, perché spesso là questi tipi di fenomeni sono anticipati: ebbene, il Bureau of Labor Statistics sostiene che un quarto degli impiegati americani lavora da casa qualche ora ogni settimana e, secondo il Family and Work Institute, nel 2012 il 63% dei datori di lavoro ha dato la possibilità ai propri dipendenti di lavorare da casa. E in molti casi sono i senior a sfruttare questa opportunità.

Avere a casa propria uno spazio riservato dove poter stare connessi ad internet in tutta tranquillità sembra dunque essere una nuova esigenza da soddisfare.   Rimanere attivi anche da senior e stare a casa propria non sono più necessariamente condizioni tra loro incompatibili. Tutti vogliamo rimanere attivi: oggi si può farlo anche da casa.

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La voglia d’imparare che non finisce mai

La saggezza popolare l’ha sempre sostenuto: “rimani curioso se non vuoi diventare vecchio !” Quante volte l’abbiamo sentito dire e naturalmente anche questa, come tutte le massime popolari, contiene una parte importante di verità.  Se diamo per scontato di conoscere tutto quello che c’è d’importante da sapere per vivere e se non proviamo nessuna attrazione per ciò che ci è sconosciuto abbiamo sicuramente alte probabilità di atrofizzarci nel nostro bozzolo, il che è forse rassicurante, ma sicuramente è una resa che ci impedisce di cogliere tutte le opportunità della vita.  D’altra parte, l’implicito della raccomandazione “rimani curioso se non vuoi diventare vecchio !” è che la propensione naturale degli esseri umani sarebbe, con il procedere degli anni, proprio verso una diminuzione di curiosità, di desiderio di conoscere, di interesse ad esplorare.  La realtà che oggi abbiamo sotto gli occhi mi sembra che ribalti invece questo implicito. La maggior parte dei senior che conosco non è per niente paga di ciò che sa e che conosce, ma cerca al contrario tutte le occasioni possibili per ampliare ulteriormente il proprio raggio di esperienze  e di conoscenze. Che l’occasione sia un libro, un viaggio, una mostra, un convegno, uno spettacolo, una conversazione con altre persone, o persino un interessante documentario televisivo, la voglia di apprendere non manca di certo neppure passati i 50 e i 60 anni.  E se si sta al boom delle Università della Terza Età diffusesi in tutta Italia e agli innumerevoli corsi su tutte le materie che queste Università propongono, si ha la riprova di quanto sia diventato importante, anche per i più maturi, continuare ad apprendere, spaziando anche su territori che non sono stati oggetto del proprio lavoro o dei propri studi d’origine.  Che dire di Roberto, dentista 58enne, che si appassiona durante i weekend allo studio della storia medievale ? O di Paola, 64enne in pensione, che si è iscritta ad un corso di tecniche di restauro dopo aver fatto l’insegnante per tutta la vita ? O di Claudia e Maurizio, coppia 65enne che prepara i propri viaggi studiando a fondo i paesi che andranno a visitare e organizzando a casa loro degli incontri con viaggiatori che hanno già visitato quei paesi e quando gli riesce persino con persone native dei luoghi che intendono visitare ? Per non parlare dell’aggiornamento a cui, un po’ per dovere professionale, un po’ per inesausta curiosità, si attengono tutti coloro che da senior continuano a lavorare.

C’è una disciplina – si chiama educazione degli adulti – che si occupa proprio dell’apprendimento quando non si è più giovani studenti. E’ una disciplina che tendenzialmente si è sempre preoccupata delle persone nel pieno della maturità più che dei senior, ma mi sembra che alcuni princìpi su cui si basa valgano perfettamente anche per chi è più in là con gli anni. Dice ad esempio questa disciplina che l’adulto impara molto più dalla rielaborazione dell’esperienza che non dal mero assorbimento di informazioni e teorie: a queste ci si arriva ma sono molto più accettate e digerite se si parte da un confronto con ciò che si è sperimentato nella vita. Beh, se c’è qualcosa che il sessantenne può mettere in campo è esattamente l’esperienza ! Per stare all’esempio di prima, le informazioni sul paese che andrò a conoscere rimarranno sicuramente più salde nella memoria se farò un costante confronto con esperienze di viaggio precedenti. Altri due prìncipi mi sembrano completamente utilizzabili anche per l’apprendimento dei senior: “si impara dallo scambio” è il primo e “le passioni sono la benzina dell’apprendimento” è il secondo.  Lo scambio è quello che si manifesta non solo tra chi insegna e chi impara, ma anche tra persone, tutte in apprendimento, che hanno alle spalle esperienze, idee, convinzioni e cognizioni da mestieri diversi e che si confrontano tra loro per metterle in comune e per assorbire meglio le novità che vengono loro proposte. Quanto poi alle passioni come benzina dell’apprendimento, qui siamo proprio al cuore dell’argomento, cioè alle motivazioni che spingono un sessantenne a gettare lo sguardo fuori dalla finestra e dai confini conosciuti. Le passioni fanno il paio con la curiosità: non accontentarsi di quel si sa e si sa fare neppure dopo un’ intera vita si sposa certamente in modo virtuoso con la possibilità di coltivare le proprie passioni. Perché mai il mio conoscente Piero, 70enne, dovrebbe dedicare ore ed ore a compulsare libri di giardinaggio e addirittura a “stare in affiancamento”, se così posso dire, ad un vivaista compiacente se non fosse forte in lui la passione per i fiori ?  E come mai migliaia di coristi non professionisti over50 dovrebbero dedicare molte delle loro serate a studiare e studiare spartiti se insieme al desiderio di imparare cose nuove non ci fosse anche una passione forte per il canto ?

Ma c’è un aspetto ulteriore su cui si può giocare l’apprendimento dei senior ed è la possibilità di scambiarsi nei ruoli di docente e di discente: “tu insegni a me una cosa che sai e io ne insegno a te una che so io”. E’ un modo ulteriore di fare scambio, basato sul fatto che spesso da senior si è portatori non solo di esperienza ma anche di competenze molto consolidate. E la motivazione che si scopre quando viene messo in pratica anche questo tipo di scambio non è da meno di quella che viene abbinata alla possibilità di coltivare le proprie passioni.

La voglia di imparare che non finisce mai è dunque una grandissima risorsa che abbiamo a disposizione e che nei senior viene valorizzata soprattutto quando si coniuga con il confronto con l’esperienza, con lo scambio con altri senior, con le proprie passioni e con la possibilità di variare tra il ruolo di chi impara e quello di chi insegna.

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Inventarsi il lavoro da senior

I 55-75enni che vogliono continuare ad essere attivi (attivi in senso generale) sono la quasi totalità e quelli che con invecchiamento attivo intendono anche il proseguire un’attività di natura lavorativa sono una nutrita schiera, anche se probabilmente non la maggioranza, soprattutto tra gli over60.  Essere attivi e lavorare sono comunque due dimensioni ben presenti nella realtà dei sessantenni, anche per via delle nuove norme pensionistiche. Però all’interno di queste fasce di età vi sono delle differenze significative per cui il tema che propongo a molti risulterà estraneo, per altri invece di attualità.

Ad esempio, tra i sessantenni e i settantenni di voi che hanno già interrotto il lavoro da tempo e che percepiscono la pensione sarà probabilmente difficile capire perché propongo questo argomento, dell’inventarsi un nuovo lavoro; allo stesso modo, il tema è poco d’attualità per coloro che proseguono con successo l’attività artigianale, commerciale o professionale di sempre o per coloro che in attesa della pensione proseguono nello stesso posto di lavoro.  D’altra parte, vi è un numero crescente di cinquantenni e sessantenni che devono o vogliono avviare una nuova attività o trovare un nuovo lavoro. Eccone qualche esempio.

Serena ha 58 anni e abita a Parma. Per vent’anni ha portato avanti con soddisfazione un negozio di abbigliamento: clientela abbastanza danarosa e fedele, un’immagine di negozio che non rifila merce scadente, unita a un discreto savoir faire anche con le clienti più difficili. Poi ad un certo punto i conti del negozio non sono più tornati. Per un paio d’anni Serena ha stretto la cinghia, ma al terzo ha dovuto alzare bandiera bianca e accettare l’idea della chiusura. Era un anno fa, Serena da 57enne senza figli e senza essersi mai sposata aveva ben chiaro che avrebbe dovuto mantenersi da sola per il resto della vita. Che m’invento ? si è chiesta. Un amico l’ha introdotta presso una compagnia assicurativa che organizzava corsi per chi volesse prepararsi a fare una sorta di consulenza e vendita telefonica sui prodotti assicurativi. Serena ci ha messo dei soldi suoi e dopo sei mesi ha iniziato a svolgere questo nuovo lavoro. Lo fa da casa, ad orari meno duri di quelli richiesti da un negozio, con più libertà ma ancora non ha capito quanto guadagnerà perché le prime entrate stanno arrivando solo ora.  Ad ogni modo Serena è uscita da un insuccesso e si è reinventata. Secondo lei sono stati fondamentali non solo la sua intraprendenza ma anche l’aver avuto da parte qualche risparmio che le è servito per il periodo di traghettamento e per il piccolo investimento che ha dovuto fare.

La storia di Carlo è diversa, ma anche nel suo caso si è trattato di un grosso cambiamento lavorativo. Carlo, 60 anni tondi, ha sempre lavorato per un’azienda privata di prodotti elettromeccanici come venditore e grazie alle sue competenze tecniche e al giro di conoscenze sviluppato in tanti anni ha sempre ottenuto buoni risultati e stipendi più che decenti, sufficienti a far vivere con agio la sua famiglia. Negli ultimi anni però ha sofferto sempre di più la vita aziendale: differenze di vedute e di carattere con il suo capo, unite ad un clima aziendale che si faceva sempre più pesante con l’arrivo di una nuova direzione, l’hanno portato ad accarezzare l’idea di mettersi in proprio sfruttando la sua rete di relazioni . Detto, fatto. Si è dato qualche mese per preparare il terreno con i clienti e con le aziende che gli avrebbero fornito i prodotti, ha trovato un piccolo ufficio in uno stabile a poche decine di metri da casa sua e con un collega un po’ più giovane diventato suo socio ha iniziato a fare l’agente nello stesso settore dove ha sempre lavorato. Dopo circa un anno, l’impresa resiste e anche se Carlo dice che ad un certo punto si è trovato in difficoltà perché lui e il suo socio non avevano predisposto un piano finanziario, la sua soddisfazione per l’autonomia conquistata è palpabile e testimoniata dall’entusiasmo con cui si dedica per dieci ore al giorno alla nuova impresa.

Infine Umberto, ex quadro 63enne con una lunga esperienza in diverse aziende dell’immobiliare e della gestione dei servizi per le imprese. Ad un certo punto Umberto viene lasciato a casa. Con nessuna intenzione di rimanere inoperoso e con la prospettiva di una pensione comunque allontanatasi nel tempo, decide di mettere a frutto la sua esperienza di gestione amministrativa di stabili, studia per diventare amministratore di condomini e si appoggia ad uno studio per l’appunto di amministrazione stabili, dove gli danno da lavorare per quattro ore al giorno. Mi dice che è una strada che avrebbe dovuto intraprendere prima e, malgrado non sia di primo pelo, accarezza l’idea di avviare uno studio proprio. L’unico vero problema è un fastidioso disturbo di salute che periodicamente gli toglie le forze e con cui i suoi sogni devono fare i conti.

Inventarsi un lavoro da senior dunque è difficile ma ci si può riuscire. Con tutta  probabilità chi ci prova non ritrova situazioni di impiego fisso stabile, ma si possono avviare piccole attività o trovare impieghi di breve durata. E’ necessario mettere in campo tutta la propria intraprendenza, le relazioni che si sono sviluppate negli anni e una forte disponibilità ad apprendere competenze nuove. E non bisogna dimenticare di valutare attentamente se il nuovo che si sta iniziando è alla portata dei propri risparmi e delle proprie condizioni di salute. Da senior si può ancora re-iniziare, ma è necessario che mente, corpo, spirito e risorse vadano nella stessa direzione.

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