Posts Tagged: invecchiamento attivo

Invecchiamento e differenze di genere

Pubblico volentieri questo contributo sulle differenze di genere scritto da Licia Riva, etnografa dei processi di invecchiamento.

Di frequente capita di incontrare persone di una “certa” età, diciamo tra i cinquanta e gli ottant’anni, che svolgono attività di vario genere: da quelle turistiche e culturali a quelle ludiche e sportive. Sempre più individui, uomini e donne fanno esperienza di longevità, una vita prolungata e in buone condizioni di prestanza fisica e mentale.   L’invecchiamento non è più quello di una volta!

Verso la fine del diciannovesimo secolo si è creato un movimento di donne che lottavano per avere uguali diritti rispetto agli uomini: ricorderete le “suffragette” che chiedevano il diritto di voto, di suffragio, appunto. A metà del ventesimo secolo, dopo aver ottenuto, almeno a livello giuridico, la parità le donne hanno cominciato a rivendicare “la liberazione” ovvero il diritto ad essere se stesse, a non dover imitare gli uomini. Di conseguenza hanno cominciato a riflettere sulle proprie peculiarità, sulle differenze di genere, definibili come una condizione esistenziale originata dall’appartenenza sessuale, oltre che dal contesto culturale di appartenenza.    E’ quindi stupefacente che oggi, quando si parla molto di invecchiamento e di nuovi modi di viverlo, non emergano studi e riflessioni che analizzino la differenza di genere in questa fase di vita.

Le riflessioni sull’invecchiamento al femminile, se si esclude la letteratura medica, si fermano all’esordio del fenomeno cui ho accennato poche righe sopra. Primo libro pubblicato su questo tema: La terza età, di Simone de Beauvoir, edito a Parigi nel 1970, quando aveva 62 anni  (era nata nel 1908); quello più recente: L’età da inventare, di Betty Friedan, uscito a New York nel 1993,  quando aveva 72 anni (era nata Bettye Naomi Goldstein nel 1921).    Non mancano diari e racconti autobiografici, testimonianze dell’esperienza soggettiva del divenire anziani, se pensiamo alle donne si possono segnalare i contributi recenti di Marina Piazza, Loredana Lipperini, Lidia Ravera; ma è assente un riflessione sistematica e teoricamente fondata.

Vista la pluralità, sia delle forme di invecchiamento sia delle modalità esistenziali di appartenenza al genere sessuale, sarebbe utile ed interessante promuovere ricerche e confronti sul tema.   Segnalo di seguito solo alcuni dei possibili spunti da cui partire per verificare se esistano differenze di genere nel come vengono affrontati alcuni passaggi tipici del processo di invecchiamento quali: la solitudine; l’uscita di casa dei figli; la cessazione del lavoro; l’evoluzione dell’aspetto fisico e di salute.

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Basta poco !

Scrive Fabio: Non so se devo considerarmi fortunato o sfortunato. Probabilmente più la prima che la seconda, però ho avuto anch’io le mie sventure. Tre anni fa mi hanno trovato un polipo all’intestino, mi hanno operato e da allora mi devo controllare sempre su tutto quello che mangio. Ma soprattutto ho perso mia moglie, ormai dieci anni fa, che ha sofferto a lungo prima di andarsene e che mi ha lasciato un grande vuoto dentro. Per rimettermi in piedi ce n’è voluto, però la vita va avanti, mi sono fatto forza e adesso mi posso definire un sereno pensionato che sa apprezzare qual che ha. Ad esempio, sono in pensione da qualche anno e ogni mese ricevo dallo Stato 1800 euro, che non è una grande cifra ma quando faccio i confronti con le cifre delle pensioni medie che leggo sui giornali o con le incertezze dei più giovani, mi sembra di essere dalla parte dei fortunati e comunque per il mio tenore di vita sono sufficienti. E anche la salute, a parte l’inconveniente che raccontavo prima, non mi ha abbandonato e mi consente di fare ancora una vita quasi normale. Mi rendo conto ogni mattina che la vita vale la pena di godersela veramente quando faccio le due cose che mi danno più soddisfazione. Da quando sono in pensione sono venuto a vivere in una cittadina di mare e di buon mattino faccio una corsetta sulla spiaggia, ad andatura leggera ma non meno di mezz’ora, se riesco a convincere qualcun altro vado in compagnia, se no da solo. Poi torno a casa, faccio colazione abbondante e la seconda cosa che mi godo ogni giorno è la passeggiata che faccio con il mio cane, un bastardino a cui sono molto affezionato e con cui m’intendo a meraviglia. Poi il pomeriggio leggo, navigo in internet o mi vedo con degli amici. Troppo poco? No, secondo me basta per essere contenti. In foto: signore con cane

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Tra part time e pre-pensionamenti

Lo spaesamento dato dalla lettura dei quotidiani e dalle dichiarazioni dei politici quando parlano del lavoro e del pensionamento dei cinquanta-sessantenni è notevole. I giorni pari si leggono convinte adesioni alla formula della “staffetta generazionale” e all’opportunità di tenere attive al lavoro le persone con soluzioni part time favorendo in contemporanea l’assunzione di giovani; così come dichiarazioni favorevoli al mantenimento dei 67 anni come termine per l’età pensionabile di uomini e donne e alla sua eventuale deroga solo in caso di scelta volontaria del diretto interessato e a fronte di penalizzazioni pensionistiche (se in pensione ci si va prima) o premi (se si sceglie di prolungare il lavoro e il versamento di contributi).

I giorni dispari invece tutto cambia e si levano le voci di chi sostiene l’impraticabilità della suddetta “staffetta” e del lavoro part time per una supposta non motivazione dei diretti interessati a queste formule e per il costo pubblico insostenibile se lo Stato dovesse pagare la pensione piena anche per gli anni in cui i contributi previdenziali sarebbero versati in ragione di un orario parziale. Queste ultime voci ritengono la flessibilità volontaria del pensionamento un’utopia (nel migliore dei casi) o una ricetta proprio sbagliata (secondo altri) sia perché troppo costosa per le finanze pubbliche sia perché ritengono che un posto di lavoro occupato da un cinquantenne non dovrebbe essere automaticamente mantenuto a favore di un ragazzo. Alcuni di loro si orientano invece verso un ritorno alla mai dimenticata soluzione del “pre-pensionamento”; questa volta, parrebbe di capire, scalando anni dai 67 d’arrivo: ma, di nuovo, chi metterebbe i soldi per coprire gli anni mancanti ?

Insomma si oscilla in continuo tra soluzioni diverse, quale sarà il punto d’arrivo non è per nulla scontato (tanto per cambiare!) e il dibattito sembra imperniato tutto sul versante economico e delle risorse pubbliche disponibili.  Per carità, è corretto dare priorità a questa prospettiva, ma forse sarebbe utile non andare alla ricerca di un nuovo modello uguale per tutti e invece adottare soluzioni flessibili che tengano in considerazione anche le tante variegatissime esigenze  e motivazioni dei senior. Sicuri che di fianco al sessantenne che non accetterebbe mai il part time perché non può rinunciare neppure ad 1 euro di retribuzione e di pensione futura non ci sia anche il sessantenne che sarebbe ben lieto di potersi dedicare ad altro dal lavoro anche accettando una pensione più bassa o quello che non vorrebbe smettere di lavorare neppure a 70 anni ?

 

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Terza età a tempo pieno

Scusate se mi intrometto. Sono maggiorenne con 79 anni e 4 mesi. Pensionato a fine 1994, dopo una carriera da tecnico, mi sono reiventato. Separato, riempio il mio tempo con le arti a livelli che, fino ad oggi, nei concorsi, mi hanno dato oltre 140 premi nella poesia, narrativa, bassorilievi, acquerello, musica, canto e recitazione. Ho studiato di tutto e di più conquistando innumerevoli amicizie in tutta Italia. Nel 2010, confrontandomi per 3 giorni con artisti stranieri, mi son aggiudicato la medaglia d’oro (vero) nel “Pentathlon internazionale della cultura” e, a fine maggio, nel concorso internazionale di Abano Terme avrò il “Premio alla carriera per le arti “a 360°. Nel 2012 è uscito il mio “Terza età a tempo pieno”, presentato dall’UPTER, con testimonianze di vita, poesia, 32 quadri e un CD di un recital (su 33) che ha avuto successo. Sul mio sito web, FB e google si può vedere come sia stato possibile tutto questo e trovare consigli a chi, pensionato, si annoia in solitudine. Sono felice di vivere per altri 18 anni da pensionato. Saluti e auguri a tutti.       Il nostro “Acquerello” ci ha inviato anche un suo autoritratto. Bello ! Per chi vuole saperne di più http://www.albertocanfora.it/

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Iniziative locali – news

Le iniziative a favore dei senior o che li vedono protagonisti sono numerosissime e si svolgono in tutta Italia. Manifestazioni, convegni, fiere, corsi, spettacoli, scambi, viaggi, iniziative pubbliche e private sono lì a testimoniare che i senior oggi sono diventati una realtà importante e che raccoglie molta attenzione. Quel che stupisce particolarmente è quanto queste iniziative siano diffuse e capillari in tutti gli angoli della penisola.

Chi, come il sottoscritto, cerca di tenersi informato su cosa succede intorno al mondo dei senior, non può non notare la crescita esponenziale di notizie riguardanti eventi che mettono al centro dell’attenzione i senior e che provengono sia dalle grandi città sia dalla provincia, sia dal Nord e dal Centro che dal Sud.  D’accordo, non avranno una rilevanza nazionale eventi come il salone “pescaraseniorcity” che si terrà appunto a Pescara, o il gemellaggio coristico delle Università della Terza Età di Frosinone e di Perugia, piuttosto che l’iniziativa dei Comuni irpini per ridurre il digital divide che penalizza chi è più avanti nell’età, ma sicuramente iniziative come queste sono la testimonianza di come si sta trasformando nei fatti la vita dei senior.

A partire da oggi “I ragazzi di sessant’anni” segnaleranno, sulla pagina facebook collegata al blog, anche le notizie locali di questo tipo con il titolo “Iniziative locali – news”

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Il nuovo Governo e l’età pensionabile

Il nuovo Presidente del Consiglio nel discorso programmatico di qualche giorno fa ha speso una lancia a favore di una maggiore flessibilità dell’età di pensionamento, soluzione che anche su questo blog è stata più volte indicata come coerente alla varietà dei percorsi e delle scelte di vita di cui oggi i senior sono protagonisti. “Si pensava – commenta Enrico Marro sul Corriere della Sera del 30 aprile -che la riforma delle pensioni Fornero sarebbe stata l’ultima e definitiva correzione del sistema, quella che ha messo in sicurezza i conti una volte per tutte, al prezzo di un forte e improvviso innalzamento dell’età pensionabile. E invece no. La riforma sarà corretta. E nemmeno in modo marginale…”

Cosa intende fare il nuovo Governo su questo punto, su cui la sensibilità di molti cinquantenni e neosessantenni è altissima ? I provvedimenti specifici naturalmente a questo stadio non sono ancora stati definiti, ma la direzione che si intende prendere, stando alle parole di Letta, si riesce a intravedere. A parte la ricerca di “una soluzione strutturale” del problema degli esodati, due appaiono i criteri di fondo: il primo è una maggiore flessibilità per determinare quando si può accedere alla pensione, il secondo è la “staffetta generazionale”.

Sul primo punto, il Presidente del Consiglio ha aperto alla possibilità di “forme circoscritte di gradualizzazione del pensionamento, come l’accesso con 3-4 anni di anticipo al pensionamento con una penalizzazione proporzionale”. Oggi la riforma Fornero prevede questa possibilità solo in un numero molto limitato di casi. Che diventi invece un criterio generale, parallelo alla possibilità di lavorare più a lungo, per chi lo vuole, con relativi premi ?

Sul secondo punto, la “staffetta generazionale”, si pensa sostanzialmente ad un sistema in cui i lavoratori tardo-cinquantenni e sessantenni sono incentivati a passare al part time con la parallela assunzione di giovani. Su questo il consenso parlamentare pare che sia ampio, forse perché ancora non è stato chiarito il punto dolente di questa soluzione, e cioè: chi paga i contributi previdenziali pieni per il periodo in cui si lavora part time ?

Resta il fatto che questi due temi sono stati messi sul tavolo del Governo e che sono due delle soluzioni più importanti per affrontare la questione del lavoro dei senior e del rapporto tra generazioni.

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A casa a far niente non mi ci vedo

Ciao. Mi chiamo Stella. Ho 61 anni e mi sto preparando ad un cambiamento importante. In pratica fra un anno dovrei andare in pensione, quindi smetterò di lavorare nell’azienda di gestione delle mense dove faccio l’impiegata. Non riesco proprio a vedermi a casa a fare niente, o peggio a fare commissioni e cose inutili senza uno scopo. Per questo ho cercato di capire come potrò impiegare bene il tempo che avrò a disposizione. Una collega mi ha parlato di un piccolo gruppo di persone che aiuta i ragazzini con problemi di studio e di famiglia a fare i compiti nel pomeriggio e a insegnargli delle cose pratiche, tipo falegnameria, un po’ di idraulica, curare l’orto e via dicendo. Io, anche se ho studiato solo fino al diploma, credo di poter aiutare questi ragazzi nei compiti e infatti ho già cominciato a frequentare questo gruppo per qualche ora per capire come funziona. Mi piace, mi sembra che sia una cosa utile e alla mia altezza e quindi ho deciso che questo sarà un programma a cui mi dedicherò quando smetterò di lavorare.

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L’Italia e l’invecchiamento attivo

In che Paesi europei si dovrebbe vivere per essere sicuri di sperimentare un invecchiamento attivo ? Innanzitutto in Svezia, ma anche in Danimarca, nel Regno Unito, in Irlanda e in Olanda. L’ Italia è a metà classifica. E’ quanto emerge dalla prima misurazione fatta dall’Unione Europea sulla base dell’ AAI (Active Ageing Index), l’indicatore sintetico che misura quanto sono effettivamente realizzate le politiche e le prassi per l’invecchiamento attivo nei diversi Paesi dell’Unione.

Qualche giorno fa descrivevo su questo blog quali sono i fattori da cui è composto questo indice sintetico, che si riferisce alla popolazione tra i 55 e i 74 anni. In sintesi, le quattro macro aree di cui è composto sono: il “livello di occupazione”, il “grado di partecipazione nella società”, il “quanto si vive questa fase di vita in salute e in modo indipendente e sicuro”, infine la “capacità di invecchiare attivamente”. (Rimando al precedente articolo per capire meglio quali sono i fattori considerati all’interno di ciascuna macro area.)

La nostra posizione di metà classifica (l’Italia è al 15° posto su 27 Paesi) non è omogenea nelle quattro macro aree: difatti, siamo messi maluccio rispetto all’ “indipendent, healthy and secure living” (19° posto, al primo c’è la Danimarca) e ancora peggio riguardo al “livello di occupazione” (22° posto, qui il primo posto se lo aggiudica la Svezia), mentre possiamo andar fieri di un brillante 2° posto per quanto riguarda il “grado di partecipazione sociale” (davanti a noi c’è solo l’Irlanda).

Da cosa dipende questo risultato così divaricato nelle diverse macro aree ? Lo si capisce prendendo la lente d’ingrandimento e guardando ai singoli fattori.

Ad esempio, il 2° posto che ci guadagniamo nel “livello di partecipazione sociale” è tutto da attribuire al fattore “prendersi cura dei figli e dei nipoti”. E’ un’attività che nell’indagine viene presa in considerazione se svolta almeno una volta alla settimana e su questo non ci batte nessuno: siamo al primo posto e l’indicatore che la misura ci attribuisce un vantaggio di più di venti punti rispetto alla media di tutti i Paesi (53,7 vs 32,4). Siamo sopra la media anche nel “prendersi cura degli anziani e dei parenti non più autosufficienti”, ma in questo caso risultiamo solo secondi (dopo la Finlandia) e non di molto sopra la media (16,9 vs. 12,8). Nello svolgimento di attività di volontariato, un altro fattore che compone il “livello di partecipazione sociale”, siamo invece perfettamente in media (14,9), ma dopo Paesi come l’Austria o l’Olanda che raggiungono livelli sopra il 30.

Dove invece risultiamo in grande ritardo rispetto all’invecchiamento attivo ? Sempre la lente d’ingrandimento ci dice che dovremmo preoccuparci di tre aspetti: l’esercizio fisico, la dimestichezza con le tecnologie informatiche e il life long learning.  Anche se in Italia sta crescendo tantissimo in questi ultimi anni l’attenzione dei senior per queste attività, abbiamo ancora molto da fare se vogliamo raggiungere gli standard europei. Il divario è eclatante se si guarda all’ esercizio fisico, dove otteniamo un misero 1,6 (penultimi seguiti solo dai bulgari) rispetto ad una media di 11,0 e a Paesi come la Svezia o l’Irlanda che sono oltre il 20. D’altra parte, quanti di noi supererebbero l’asticella utilizzata, che è fare esercizio fisico o sport almeno 5 volte la settimana ?  Anche nel life long learning (misurato dal criterio: percentuale di 55-74enni che nelle ultime quattro settimane hanno ricevuto training, formazione, partecipato a corsi, ecc) siamo ampiamente sotto media (1,8 vs 4,7), così come nell’ uso di internet almeno una volta la settimana (22,0 vs 38,3).

Per finire, ma questo è un fenomeno arcinoto, il livello di occupazione italiano (dati 2010) risulta di una decina di punti più basso della media nella classe di età 55-64 anni e addirittura con differenze fino a 40 punti rispetto ai Paesi in cima alla classifica per la classe di età 60-64 anni.

Insomma, se l’obiettivo è l’invecchiamento attivo i punti forti e quelli di recupero sono chiari.

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Chi invecchia meglio in Europa?

Si è sbagliato chi pensava che finito il 2012, l’anno dedicato all’invecchiamento attivo, l’Unione Europea si considerasse appagata.  In tutti i Paesi dell’Unione l’anno scorso sono stati numerosissimi gli incontri, le manifestazioni, gli articoli e gli eventi mediatici tesi a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di pensare all’invecchiamento in modo diverso dal passato. Ma questa campagna, giustamente, non poteva essere che l’inizio di un percorso. E infatti, dopo avere sintetizzato a fine 2012 le principali conclusioni delle tantissime idee circolate sull’argomento, a distanza di qualche mese dalla chiusura dell’anno la UE ha presentato un nuovo strumento che serve per misurare e monitorare il grado di invecchiamento attivo nei vari Paesi membri.

Lo strumento si chiama Active Aging Index (AAI), è un indice statistico ed è ad opera non solo della Ue, ma anche della Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite. Questo strumento sarà un po’ il modo attraverso il quale verrà monitorata l’applicazione delle politiche di invecchiamento attivo e verranno date le pagelle ai vari paesi europei in questo campo.

I primi dati sono già disponibili, ma prima ancora che guardare ai dati (ne parlerò in un prossimo articolo) mi sembra interessante capire come è stato costruito questo indice, cioè quali sono gli aspetti presi in considerazione per dire se l’invecchiamento sta avvenendo in modo sufficientemente attivo e con un buon livello di qualità.

L’indice generale è composto di quattro capitoli: 1. il tasso di occupazione tra i 55 e i 75 anni, 2. il grado di partecipazione nella società, 3. quanto si vive questa fase di vita in salute e in modo indipendente e sicuro, 4. la capacità di invecchiare attivamente.

A loro volta, ognuno dei quattro capitoli contiene una serie di voci più specifiche:

1. Il “tasso di occupazione” è il parametro più chiaro ed è a sua volta distinto per quattro fasce di età: dai 55 ai 59 anni, dai 60 ai 64, dai 65 ai 69, dai 70 ai 74.

2. A partire dal secondo capitolo, la misurazione diventa più difficile. Infatti, il “grado di partecipazione” comprende aspetti fra loro diversi, e precisamente: le attività di volontariato (la percentuale di popolazione over 55 che lavora in modo volontario e non retribuito in associazioni e organizzazioni), il prendersi cura di figli e nipoti (è misurata la frequenza, ed è curioso leggere che curare i nipoti meno di una volta la settimana vale come zero), il prendersi cura dei grandi anziani (stesso criterio di frequenza del parametro precedente) e infine la partecipazione politica o sindacale (misurata in base alla partecipazione ad iniziative di questa natura nel corso dell’ultimo anno).

3. Il terzo capitolo, in inglese definito “indipendent, healthy and secure living” mette sotto osservazione questi altri aspetti: l’esercizio fisico (percentuale di over55 che fanno dell’esercizio fisico almeno 5 volte a settimana), l’accessibilità alle cure sanitarie e dentistiche (domanda: quante volte ne hai necessità e non sei in grado di ricevere le cure che ti servono?), la possibilità di vivere in modo indipendente a casa propria da single o in coppia, l’adeguatezza del reddito disponibile per gli ultra65enni e la percentuale di over65 che sono a rischio povertà o che sono costretti a deprivazioni materiali.

4. L’ultimo capitolo, la “capacità di invecchiare attivamente” è il più eterogeneo e comprende: l’aspettativa di vita residua a 55 anni, l’aspettativa di vita residua in salute a 55 anni, il benessere mentale (misurato anche attraverso l’autopercezione dei diretti interessati riguardo a propri sentimenti e stati d’animo), l’uso delle tecnologie informatiche (percentuale di senior 55-75enni che usano internet almeno una volta alla settimana), il grado di socialità (inteso come percentuale di over55 che “scelgono” di incontrare altre persone – amici, parenti, colleghi – più volte la settimana), il livello di istruzione raggiunto oltre la scuola dell’obbligo.

Per ogni fattore considerato, e per ognuno dei quattro capitoli, avviene una misurazione ed è dunque disponibile un numero che consente sia di controllare l’andamento nel tempo, sia di confrontare ciascun Paese con tutti gli altri.  A questo scopo non mancano neppure le classifiche comprendenti tutti i 27 Paesi dell’Unione.

Lo strumento Active Aging Index è sicuramente complesso, ma è una vera miniera di informazioni utili per chi è convinto che l’invecchiamento attivo sia una rivoluzione sociale e che nel prossimo futuro sarà uno dei principali fenomeni con cui tutti saremo chiamati a confrontarci.

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Sessantenni produttivi

Sono pronto a scommettere che la cassiera del supermercato dove vado ogni tanto a fare la spesa è mia coetanea. La osservo nei suoi comportamenti, se non altro per deformazione mentale visto che ormai i senior sono al centro della mia attenzione. Un po’ come tutte le altre sue colleghe più giovani dei banchi vicini ha i gesti automatici uniti all’espressione assente. Però il ritmo che tengono io lo riuscirei a reggere per non più di un quarto d’ora e lei, anche se ha vent’anni più delle altre, tiene con disinvoltura lo stesso passo. Quando poi il lettore automatico si inceppa e non legge il codice a barre sulla confezione (irritazione immediata di tutti, clienti e personale!) lei si spazientisce meno degli altri, sa perfettamente come affrontare la situazione e risolve velocemente il problema. Insomma, la mia coetanea non mi sembra affatto meno produttiva delle altre cassiere più giovani. Mi immagino che la sera sarà più stanca delle sue colleghe e che malgrado questo magari la sua giornata lavorativa proseguirà con le faccende domestiche, ma dal punto di vista della prestazione lavorativa l’azienda che la impiega può tranquillamente contare su di lei.

Cambiamo mondo e genere: l’aggiustatore di sedie thonet che da sempre ha la bottega con una luce che dà sui Navigli a Milano, sta chiudendo. Più vicino ai settanta che ai sessanta, mi ha dato la ferale notizia (adesso a chi porto le sedie da aggiustare e impagliare ?) spiegandomi che chiude perché non ha trovato nessun giovane che sia contemporaneamente interessato a rilevare l’attività e capace di fare quel mestiere, o per lo meno disposto ad impararlo. Alla sua età ha voglia di riposarsi un po’, e chi può dargli torto ? Però non riesco a farmene una ragione: il lavoro non mancherebbe, la bottega è sempre stracolma di sedie in riparazione e quando lo vedo all’opera ancora per l’ultima volta la sapienza di mestiere è sempre tutta lì da ammirare. Come succede per tante professioni artigianali, il ricambio manca e il rischio di disperdere le competenze è alto, ma anche da settantenne il nostro potrebbe, se ne avesse ancora la motivazione, continuare a svolgere il suo mestiere in modo eccellente e produttivo.

Infine, volo Delta tra l’Italia e gli Stati Uniti: aereo stracolmo ed equipaggio di bordo prevalentemente americano. Con mia sorpresa, parecchie delle hostess sono coi capelli grigi, non solo la capo equipaggio ma anche quelle che fanno il servizio ordinario durante il volo. Un po’ in contrasto con l’immagine della sosia di Angelina Jolie che la compagnia utilizza nel video con le spiegazioni di sicurezza, le hostess senior sono però perfettamente a loro agio nel ruolo. Professionali e rassicuranti insieme, spesso parlano più lingue e prestano un’attenzione alle richieste dei viaggiatori meno impersonale delle colleghe e dei colleghi più giovani. Che questa dominanza di grigio sia la conseguenza di un blocco delle assunzioni o che dipenda dalla convinzione della compagnia aerea che l’esperienza soprattutto sulle tratte lunghe è vincente, comunque anche queste hostess sono la dimostrazione vivente che i senior quando lavorano possono non solo essere produttivi come i colleghi più giovani, ma anche giocare brillantemente la carta dell’esperienza: un’esperienza che viene alla luce sia nell’abilità di mestiere sia nella qualità del rapporto umano.

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