Posts Tagged: invecchiamento attivo

Unitre: fervono i lavori

Fervono i lavori nelle Università della Terza Età !

Sono tante, tantissime, e in questo periodo danno fuoco alle polveri.  Ho l’avventura di venire informato quando compare una notizia riguardante un’ Università della Terza Età. E riuscire a tener dietro ai messaggi in entrata non è impresa da poco.  Perchè – giustamente – tutte, grandi e piccole, metropolitane e di provincia, pubblicizzano le loro iniziative.  Sì, anche piccole e di provincia, non solo le blasonate e storiche di Torino, Roma o Milano.

Un po’ di esempi, raccolti in questi giorni:

Inaugurato il 24 novembre l’Anno accademico dell’ Università della Terza Età di Frosinone.

A Trieste: L’Università della Terza età festeggia i suoi primi 30 anni.   Domenica alla sala Tripcovich lo spettacolo di cabaret con danza, musica e canti. E i laboratori artistici realizzeranno dei souvenir per celebrare il compleanno.

Castelvetrano (Trapani) – Sabato scorso un nutrito gruppo di persone, in particolare docenti ed ex docenti, ha costituito anche in città una sezione dell’Università Unitre della terza età.

Dal Comune di Arco (Trento): Accanto alle lezioni, come tradizione l’Università della terza età e del tempo disponibile propone anche durante l’anno accademico 2012/2013 una serie di conferenze sugli argomenti più vari.

Comune di Arbus – Provincia del Medio Campidano:  Università Terza Età – Incontro Istitutivo Gruppo Promotore – Venerdì 16 Novembre 2012, Ore 16.45 – Sala Comunale.

Soverato (Catanzaro) – Nell’ambito degli “Incontri culturali del venerdì” organizzati dell’Università della Terza Età e del Tempo Libero “Magno Aurelio Cassiodoro” di Soverato, il 30 novembre alle ore 18 verrà presentato il libro di Antonio Fiorita “Furono e non furono…S’inda ‘nventaru così…ma tanti si scordaru”.

Milazzo, 27 novembre 2012 – Nell’ambito delle iniziative programmate dalla Libera Università della Terza Età di Milazzo gli incontri del venerdì denominati “I Venerdì della LUTE” stanno riscuotendo particolare successo e partecipazione di pubblico . Venerdì prossimo 30 Novembre il tema della conferenza sarà incentrato sulla figura di Stefano Cartesio, già per lunghi anni sindaco della Città e scomparso nel 2011.

L’ Università della Terza Età continua a caratterizzarsi come uno dei più importanti punti di riferimento della Provincia di Foggia. Al via l’anno accademico.

I puristi lamenterebbero che non tutte sono propriamente attività da università. A me sembra che il fermento sia comunque un gran bel segno di come si può dare risposta a bisogni di acculturamento, di socialità e di aggiornamento.

 

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Tributo a Peter Laslett

Due riflessioni di Peter Laslett, pioniere degli studi sull’invecchiamento attivo e sulle differenze tra terza e quarta età, che nel 1989 scrisse: “Una nuova mappa della vita – L’emergere della terza età”

  Realizzazione personale.  …Credo che il punto culminante della realizzazione personale sia nella terza età.  Chi obietta dice che è un periodo segnato dal declino delle capacità fisiche e intellettuali rispetto all’acme raggiunto nell’età matura. La mia risposta a questa obiezione è che uno degli errori di fondo  nello studio dell’invecchiamento è quello di esagerare la severità di questo declino lungo il corso della vita. D’altra parte si può dimostrare che la nostra esistenza attuale è caratterizzata dal differimento dell’autorealizzazione proprio a questo periodo di graduale – di solito molto graduale – declino personale….

Educazione.  …Nella fanciullezza e nell’adolescenza gli individui ricevono un’educazione in vista della maturità, ma nella visione ancora oggi prevalente del corso di vita e delle sue fasi l’educazione non ha nessuna ulteriore funzione o importanza. Un elemento cardinale della teoria della terza età è invece che l’educazione dovrebbe essere oggi …educazione lungo l’intero corso di vita, un interscambio continuo dalla culla alla tomba. La veneranda  e profondamente radicata tendenza ad associare l’educazione solo alla socializzazione (ndr del giovane nel mondo adulto) deve essere abbandonata….

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Invecchiare lavorando

Studi dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) hanno evidenziato che un astronauta in orbita in soli sei mesi “invecchia” l’equivalente di dieci anni a terra.  Il fisiologico invecchiamento deve cioè fare i conti con le condizioni di contesto. In altre parole, se un sessantenne oggi dimostra vent’anni meno di una volta, in condizioni difficili può in breve tempo dimostrarne ottanta.

Che “invecchiare lavorando” sia una faccenda un po’ diversa dall’ “invecchiare tout court” ?  L’interrogativo in Italia se lo stanno ponendo in molti. In particolare i neo-sessantenni e le imprese che si domandano quali effetti produrrà l’allungamento dell’età lavorativa verso i 67 anni sullo stato psico-fisico delle persone e sul modo di organizzare il lavoro.

  A questo proposito, una triplice distinzione è d’obbligo: un conto è la parte alta della piramide sociale (imprenditori, liberi professionisti, manager), per cui il lavoro è soprattutto intellettuale e le attività lavorative sono più facilmente compatibili con un fisico da sessanta-settantenne. Diverso è il caso di uomini e donne che svolgono compiti impiegatizi, in cui il problema è spesso di tenuta motivazionale dopo tanti anni di lavoro più che di tenuta fisica. Un terzo caso ancora è quello di chi svolge lavori che richiedono molta energia fisica e molto movimento, come ad esempio gli operai in una fabbrica o in un cantiere, i venditori che guidano per decine di migliaia di chilometri l’anno, quelli che stanno tutto il giorno ad uno sportello affollato, gli autisti di un autobus, eccetera. E’ in questo terzo caso che servono le maggiori cure per conciliare salute psico-fisica delle persone e prestazioni lavorative.

A sentire lo studioso finlandese Ilmarinen (e i finlandesi sull’argomento vanno ascoltati perché sono abituati da tempo a lavorare fino a tarda età), “promuovere l’invecchiamento attivo sul lavoro” si può fare attraverso la riduzione del carico di lavoro, l’introduzione di brevi pause tra una fase di lavoro e un’altra, turni non troppo ravvicinati e dando la possibilità di “trasferire” il bagaglio delle proprie conoscenze e competenze professionali acquisito con gli anni alle nuove generazioni.

Scalpore hanno fatto anche alcune esperienze tedesche. Scriveva Il Sole24ore qualche mese fa parlando di lavoratori anziani: “Le scarpe di un dipendente sono per molte aziende l’ultimo dei problemi. Non per la società tedesca BorgWarner. Il produttore di turbocompressori propone ai propri lavoratori, in fabbrica o in ufficio, otto diversi tipi di calzature. «Il nostro obiettivo – spiega Tanja Romboy, responsabile della sicurezza sul posto di lavoro – è di far sì che i nostri impiegati stiano comodi e non si stanchino troppo»”. Soprattutto, che con l’età non cresca l’assenteismo per malattie legate a problemi muscolari o della colonna vertebrale.  Poi hanno introdotto sulle catene di montaggio sollevatori, tapis-roulant e dispositivi che, inclinando i contenitori, evitano che l’operaio si debba piegare per prendere i pezzi necessari alle varie lavorazioni.   Citatissima è anche l’innovazione BMW, che ha “invecchiato” artificialmente un intero reparto con una quota elevata di ultracinquantenni e lì ha sperimentato nuove soluzioni ergonomiche, di rotazione delle mansioni e di gestione delle pause.    Le soluzioni insomma ci sono, si tratta di capire se si ha voglia di adottarle.

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Senior e volontario

Uno spaccato del volontariato italiano è stato protagonista la scorsa settimana del convegno “Invecchiamento attivo: una sfida e una risorsa per la comunità”, organizzato a Milano da Auser Lombardia, che conta 80.000 soci e 15.000 volontari distribuiti su 430 associazioni locali regionali.

La fotografia offerta dall’associazione è di una popolazione in larghissima misura di 55-75enni che dedicano tempo ed energie a fornire servizi ad altre persone più anziane e bisognose, senza trascurare anche l’attenzione alle famiglie in genere.

  Compagnia a domicilio o presso le case di cura agli anziani soli, accompagnamento delle persone disabili, eventi culturali, corsi per le persone della terza età, ma anche organizzazione di incontri per l’integrazione interculturale e presenza nelle scuole in qualità di nonni che tramandano oralmente la storia ai piccoli: sono solo alcune delle iniziative attivate dai volontari Auser, fino ad arrivare alla telefonia sociale (il noto “Filo d’argento”dedicato agli anziani che vivono in situazioni di solitudine e di particolare fragilità), fiore all’occhiello e motivo d’orgoglio dell’Associazione, occasione anche di una fruttuosa collaborazione con la Regione.

“Non perdere il desiderio di progettare nuove esperienze di vita attiva” e “coltivare speranze, interessi, propositi e progetti” è, nelle parole che ha usato il vice Presidente lombardo Rino Campioni, il modo con cui si dovrebbe concepire l’invecchiamento. Il che naturalmente, ci sembra, può valere sia per i senior volontari che per gli anziani assistiti.

Associazionismo, volontariato, impresa sociale, cooperazione sono le forme con cui il terzo settore dà il suo contributo al welfare.  Un contributo che oggi è diventato decisamente rilevante. Una domanda su tutte: non è che ormai il terzo settore fa supplenza del sistema pubblico, sempre più in affanno di risorse ? Ci ha pensato il prof. Fiorentini, docente di management dell’impresa sociale non profit presso l’Università Bocconi, a sollevare il problema, reclamando che venga quantificato economicamente l’apporto dato dai volontari e ricordando, a titolo di esempio, che uno studio ha quantificato in circa 150 milioni di ore il lavoro dei volontari nell’arco di quattro settimane.  In una prospettiva futura di “welfare universalistico a protezione variabile”, in cui non c’è più la possibilità di “dare tutto a tutti dalla culla alla tomba”, ci si può immaginare – lo prospetta Fiorentini – che le associazioni di volontariato diventino srl senza distribuzione di utili, che vendano i servizi ai cittadini e che trasformino in dipendenti gli attuali volontari. Una ipotesi hard, quest’ultima, che sembra lontana da una cultura del volontariato tutta basata sulle motivazioni valoriali e che, ad oggi, non si preoccupa più di tanto di coniugare sociale con economico.

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Un futuro di over 65enni

“Nel 2030 gli ultra 65enni nella Penisola saranno il 40% della popolazione e nel 2060 non saranno distanti dal 60%, il doppio rispetto ad oggi. In Giappone gli over 65 sfioreranno il 70% tra cinquant’anni e in Germania saranno il 60%.”  E questa sarà la ragione principale, secondo l’Ocse, della bassissima crescita economica (lo riporta Corriere Economia http://www.corriere.it/economia/12_novembre_09/studio-ocse-pil-italia_ba3f2b52-2a5c-11e2-9b66-000110c153a4.shtml).

Chi ha 60 anni oggi ha discrete possibilità di vedere come si sarà trasformato il mondo nel 2030. Per vederlo nel 2060 bisognerebbe arrivare intorno ai 110 anni e questo, per quanto ottimisti, rimane piuttosto difficile.  Sarà un’esperienza che vivranno soprattutto i nostri figli.

Il mondo sarà tutto diverso da come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi; la rivoluzione dell’invecchiamento della società non avrà conseguenze solo economiche, ma in tutte le sfere della vita: il paesaggio sarà di capelli grigi, la prevenzione e la cura delle malattie diventerà una delle occupazioni principali, la pacatezza e i ritmi lenti saranno dominanti rispetto agli entusiasmi e all’irruenza giovanile, il lavoro sarà necessariamente prolungato fino a tardissimo, e così via. Vivere più a lungo è sicuramente una conquista dell’umanità, ma chissà se vivere in una società così invecchiata sarà meglio o peggio per il nostro benessere.

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Gli older people visti dai media

Domani 8 novembre a Londra verranno premiati, nel corso della manifestazione “The Roses – Older People in the Media Awards 2012”, i media che negli ultimi tempi hanno meglio rappresentato anziani e senior.

Nalla shortlist dei possibili premiati si va dall’articolo giornalistico di Stylist sul perché si è impauriti dall’invecchiamento, al programma radiofonico di BBC Radio4: “You and Yours, positive ageing”, al programma televisivo della BBC1 “The town that never retired” che racconta dell’esperimento di tenere al lavoro le persone in età da pensione di un’intera città.

Ma non mancano i programmi informativi e di consigli, né le migliori interpretazioni cinematografiche come quella di Judi Dench nella parte di Evelyn in “The Best Exotic Marigold Hotel” o quella di Michael Caine  nella parte di Alfred in “The dark knight rises”.

Tra tutti, il nostro favore alle fotografie per come le persone avanti negli anni vedono se stesse  http://www.theenglishgroup.co.uk/blog/2012/04/13/reflections-elderly-people-as-they-see-themselves/         In foto un esempio.

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Malgrado tutto sono ottimista!

Da parte di Angela: Ho 63 anni, pensione minima, continuo a lavorare anche se non conviene tra tasse e inps che richiede indietro soldi non dovuti, provo rabbia quando vedo i compensi di manager pensionati e con cariche prestigiose e milionarie, ma non ho alternative.

Rabbia perchè, dopo divorzio e una vita non facile, non posso godermi questi anni in santa pace facendo le cose che veramente mi interessano e sono tante!

Ho un carattere allegro e mi incuriosisce conoscere e imparare cose nuove, dall’inglese al teatro ai corsi dell’UNI 3 ecc.ecc , godermi i nipotini, viaggiare e così via.Non è detto che non ci riesca, malgrado tutto sono ottimista e poi riciclarsi mantiene giovani vero!!!!!!!!!!!

  Biancospino: speranza e buona fortuna !

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Cosa leggono (e scrivono) i senior ?

Paolo Polettini, 60 anni, è membro del comitato organizzatore del Festival Internazionale della Letteratura di Mantova, tra i più affermati del genere. Il Festival (vedi foto qui sotto) si svolge dal 1997 ogni anno per cinque giorni all’inizio di settembre e mira ad instaurare un rapporto diretto tra scrittori e pubblico esplorando nuove modalità di confronto.    Il punto di osservazione privilegiato di Paolo Polettini mi porta ad intervistarlo su lettura e scrittura dei senior.

 Cosa leggono i 55-75enni ? Quali sono le loro letture preferite ?

Quel che si vede al Festival è che il pubblico di questa età si appassiona soprattutto ai temi forti, strutturali, quelli che sollecitano la passione civile.  La saggistica prende perché c’è ancora molta voglia di capire.

Poi c’è un fenomeno che vale per tutti, e cioè che ciascuno cresce con i propri scrittori: intendo dire che le proprie preferenze, anche quelle rivolte a chi scrive romanzi, si formano durante l’adolescenza e la gioventù, quindi la tendenza è a preferire gli scrittori che si sono amati da giovani. I nuovi scrittori fanno più fatica ad inserirsi tra le letture delle persone di questa fascia di età, mentre sono meglio recepiti dai giovani lettori.

Inoltre, non vanno dimenticate le letture che nascono dalla curiosità e che spesso richiamano passioni antiche: penso ad esempio al verde, alla cucina, alla musica.

 

Chi sono i lettori di questa fascia di età ?

Sicuramente le donne leggono di più degli uomini, anche tra i senior.

Il ciclo di lettura prevede un picco durante l’adolescenza, poi un avvallamento durante l’età professionale e poi un ritorno quando viene liberato del tempo dagli impegni di lavoro e familiari.   Comunque le donne non abbandonano mai del tutto la lettura

 

  E’ vero che molti senior, oltre a leggere più che nella fase di vita precedente, si cimentano anche nella scrittura ?

Sì, i cassetti sono pieni di scritti: poesie, saggi, romanzi, autobiografie…

L’occasione del tempo liberato dagli impegni spesso fa tirar fuori la voglia di mettersi al computer a scrivere e con l’età ci si approccia di più al racconto.  Sono numerosi i casi di persone di questa età che propongono agli editori i loro scritti, fino ad arrivare a proporsi di fare il corrispondente per il giornale locale, o a pagarsi la stampa di quel che si è scritto.

Probabilmente gioca anche la motivazione di “lasciare qualcosa” dopo di sé e non mancano autori che si sono affermati in tarda età, però bisogna stare attenti a non farsi prendere dalla presunzione di aver qualcosa di interessante da raccontare solo perché si è vissuto molto.

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Qui ci sarà lavoro per gli over 55

Cose d’oltre Oceano: il Wall Street Journal suggerisce dove troveranno lavoro gli over 55.

In un bell’articolo pubblicato ieri a firma di Andrea Coombes,  il Wall Street Journal segnala i settori più promettenti negli USA per un over 55 che cerca lavoro.

Cose solo d’oltre Oceano ? Certamente almeno una delle due condizioni da cui prende le mosse la giornalista americana, la demografia, ha una forte similitudine anche con la nostra realtà.  Infatti, tanto negli USA che in Europa, il grosso dell’incremento demografico viene dalla crescita di numero di quelli che sono ormai nella seconda parte della vita. La combinata: maggiore longevità + baby boomers arrivati a cinquanta- sessant’anni, sta producendo i suoi effetti su entrambe le sponde dell’Oceano.    La seconda condizione segnalata dal WSJ, e cioè un atteggiamento più favorevole degli imprenditori nei confronti dei lavoratori anziani, è invece tutta da verificare dalle nostre parti: probabilmente da noi il pregiudizio legato all’età non è tra i più forti al mondo, e sono molti coloro che apprezzano l’esperienza e le competenze accumulate dai senior, ma la sensazione di fondo è che, dopo la riforma Fornero, le imprese siano state colte di sorpresa e non sappiano bene cosa fare di fronte alla necessità di impiegare gli ultra-sessantenni.  Senza contare che da noi, quando si parla di lavoro per le persone della fascia di età 55-64 anni, si trovano almeno quattro gruppi ben distinti di persone: 1) la maggioranza (poco meno del 60%) che sono già pensionati o che non cercano lavoro (ad esempio le casalinghe); 2) quelli che continuano a lavorare volentieri; 3) quelli che si sentono obbligati a continuare a lavorare fino all’età pensionabile spostata recentemente in avanti e infine 4) quelli che vorrebbero lavorare, ma non trovano (a fine giugno il tasso di disoccupazione per questa età era il 5,4%).

Ciò detto, quali sarebbero i settori nei quali negli USA i senior in cerca di lavoro lo troveranno ? Il WSJ ne elenca alcuni: la scuola, le banche, le assicurazioni, il mondo della sanità e della cura alle persone, i servizi professionali e in generale i lavori fortemente professionalizzati.

Difficile immaginare che in Italia la scuola, le banche e le assicurazioni, mondi dove si apprestano a riduzioni generalizzate, siano approdi futuri per i senior in cerca di lavoro. Più realistico pensare che lo possano diventare il mondo della sanità, i servizi di cura alla persona, i servizi professionali e alcune nicchie dove si possono spendere competenze tecniche molto specifiche.

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In palestra

Ieri sono riuscito ad andare in palestra. Mi sono ripromesso di fare un po’ di esercizio almeno due volte alla settimana, ma quando sono bravo riesco ad andarci una volta, perché c’è sempre qualcos’altro all’ultimo minuto che mi fa rinviare. Ieri ho tenuto duro e alle 11 mi sono presentato davanti a cyclette, spin bike, tapis roulants con cardiometro, tensionatori e a un vasto assortimento di pesi e macchine: per gli addominali, per i bicibiti, per l’interno coscia, per i glutei, e chi più ne ha più ne metta. Una volta uno faceva ginnastica tirando su e giù a ritmo le braccia, adesso è una scienza e se sgarri un movimento il personal trainer è subito lì a correggerti. Pare che sia uno dei pochi settori che tira (Tecnogym docet), dato che adesso tutti ci siamo convinti che è un disonore il non essere in forma.

Dicevo che mi sono presentato alle 11: non è la mia ora abituale, di solito ci vado a cavallo dell’ora di pranzo perché combina meglio con i miei impegni. Mi aspettavo di trovare la palestra semivuota e invece ecco la sorpresa: non uno, ma addirittura due trainer; non la solita decina di ginnasti ma più di venti signore e signori desiderosi di fitness. Per non parlare del fatto che la sala di fronte alla palestra, di solito inutilizzata, era anche lei invece popolata di un certo numero di volenterose amanti dell’aerobica.

Non serviva un occhio sociologico per farsi un’idea del come mai questo boom di presenze: era l’ora dei senior ! bastava guardare il colore dei capelli: tutte le sfumature del grigio e del tinto, dal quasi bianco al color nebbia, dalle striature bionde su radici candide al nero pece che la natura ancora non l’ha inventato.  Pancette poche, a dir la verità. E per forza, con tutto quel saltellare da cardiofitness, vorrei anche vedere che ci venisse la pancetta !

“Le donne sono più serie – mi ha detto il trainer – quando iniziano un percorso lo seguono. Gli uomini di quest’età invece vogliono a far da sé e sbagliano”. Vero, quando entro in palestra cerco un angolo dove posso fare ginnastica a piacer mio e se il trainer si avvicina abbasso lo sguardo. Che sarà ? Resistenza maschile ad avere un trainer a questa età?

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