Posts Tagged: invecchiamento attivo

Il lavoro per gli over55

I dati per classe di età forniti dall’Istat e relativi alla prima metà del 2012 fanno impressione: il tasso di disoccupazione complessivo in Italia è stato del 10,5%, quello dei 55-64enni è stato la metà del dato medio (il 5,4%) e quello dei 15-29enni cinque volte quello dei lavoratori over 55, cioè il 24,5%. L’emergenza disoccupazione riguarda quindi i giovani, non i senior. A questo dato va aggiunto che una gran parte dei senior di questa fascia di età oggi risulta già in pensione.

A conferma di questa capacità di “resistenza” dei lavoratori maturi, una recente indagine di Accenture che ha preso in considerazione lavoratori over 50 in posizioni sia di responsabilità sia operativi (vedi <http://economia.panorama.it/Manager-In-azienda-fate-largo-agli-over-50> e http://www.altraeta.it/editoriale/item/611-over50-e-mondo-del-lavoro,-ecco-i-dati-di-accenture), conclude che “oltre il 70 per cento del campione non si percepisce affatto vecchio per il lavoro che svolge, ma sente di potere fare molto di più” e che “i lavoratori nonostante l’attuale condizione economica e l’età avanzata non ritengono che il loro posto di lavoro sia in pericolo”.

Quindi non esiste un problema lavoro per gli over 50 ? Al contrario.

Di problemi ne esistono tanti e diversi fra loro, anche se non raggiungono il livello macroscopico della disoccupazione giovanile.  Considerando i principali, il primo è di chi comunque rimane senza lavoro e ricerca, per necessità o propria motivazione, una nuova attività. Un secondo è di chi ha già smesso di lavorare da un po’ di tempo senza essere in pensione ma adesso si rende conto che ha necessità di trovare una fonte di reddito. Un terzo riguarda coloro che si domandano come potranno essere attivi per molti anni a venire mantenendo una dose sufficientemente elevata di motivazione e soddisfazione.

Qualche tempo fa Paola Pesatori, cinquantenne dirigente che aveva perso il lavoro, ha raccontato in un libro – “Ricomincia da te” – la sua esperienza e ne parla in questi termini:”… eccoci qui a cercare di ricollocarci con lo stesso ruolo, lo stesso stipendio, a tempo indeterminato, in un’azienda dello stesso settore, magari più vicina a casa. Non funziona? 
Certo che no. O quantomeno ci vuole tempo, e fortuna, un buon network, flessibilità, spirito positivo….
Ci sono delle regole da seguire per affrontare al meglio il cambiamento, e trasformare il dramma in opportunità: mantenere la propria autostima, crearsi o sviluppare un network, riflettere sulle proprie competenze, disseppellire i sogni nel cassetto, prendere coscienza dei cambiamenti del mondo del lavoro e valutare i percorsi da intraprendere, analizzare le proprie risorse economiche e ridare al lavoro il giusto peso… Il lavoro non è più a tempo pieno e indeterminato, e non dura più tutta la vita.
Per questo la filosofia del temporary management è perfetta per chi il lavoro lo ha perso, e si vuole rimettere in pista, ma bisogna aver superato la fase di depressione, vergogna, perdita di autostima, sensi di colpa, dobbiamo aver messo una pietra sopra la rabbia e il senso di ingiustizia.”

Il lavoro “a tempo” è considerato fondamentale da molti in questo periodo, non solo per chi viene da esperienze manageriali, ma per tutti.  Però è utilizzabile soprattutto da chi ha una professionalità spendibile altrove.  Bisogna stare attenti dunque a mitizzarlo come panacea del problema. Anche il proporsi con una propria nuova attività è una strada abbastanza seguita e da prendere in considerazione, ma anche in questo caso è importantissimo valutare bene le competenze e le risorse che si possono mettere in campo: Anna che ha aperto un negozio per fare gli orli ai pantaloni ha avuto un bel successo, Germano che si è proposto per dare servizi di informatica ha dovuto desistere dopo sei mesi per mancanza di clienti.

 

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Festival delle generazioni

Come evolverà il rapporto tra giovani e anziani da qui al 2020 ?

E’ da una ricerca intorno a questa domanda che prende spunto il “Festival delle generazioni”, che si terrà a Firenze il prossimo fine settimana, da venerdì 12 a domenica 14 ottobre.

E’ il primo evento del genere in Italia, in cui momenti di   riflessione si intrecceranno con momenti di svago, tra Palazzo Vecchio, Piazza Santa Croce, Le Murate e i caffè storici di Firenze.

La manifestazione, organizzata da S3.Studio e promossa da FNP CISL,  è articolata in due convegni, quattro rassegne stampa, tre concerti, una grande mostra fotografica, sei incontri con scrittori, sei incontri con esperti, un mercato delle idee, oltre a cinema, videoclip ed eventi speciali. Moltissimi i nomi noti al grande pubblico.

In un incontro si parlerà anche de “I ragazzi di sessant’anni”: domenica mattina alle 10.30 a Palazzo Vecchio, Enrico Oggioni e Franco Moschini (Presidente di Poltrona Frau), intervistati da Manuela Rafaiani, converseranno di lavoro e fasi della vita.

Per vedere l’intero programma del Festival e per prenotarsi ai vari incontri il link è http://www.festivaldellegenerazioni.it/

 

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Decalogo del buon invecchiamento

Anna Maria di Roma mi ha inviato questo DECALOGO DEL BUON INVECCHIAMENTO, che volentieri pubblico. “Me l’aveva fatto conoscere una mia studentessa – mi ha scritto Anna Maria – che preparava una tesi sulla qualità di vita degli ultrasessantacinquenni del suo paese di origine… lo ritengo una buon risposta a chi chiedeva consigli su come invecchiare bene”.

Decalogo:

Fin dall’infanzia interessa ed educa la tua mente a dei valori, alla conoscenza, alla curiosità, a mettere in dubbio ciò che ti viene dato per sicuro.

Dedicati, nei limiti in cui è possibile, a un lavoro creativo: l’invecchiamento è diverso a seconda del lavoro che si compie e del piacere che si ha facendolo.

Spostati progressivamente, man mano  che invecchi, da azioni fisiche ad azioni intellettuali.

Continua sempre l’azione che hai scelto di compiere, la rinuncia all’azione è causa di stress, di depressione e di invecchiamento.

Per vincere la solitudine non essere egocentrico, non interessarti di te ma degli altri.

Circondati di persone giovani, in particolare di bambini.  Nella vita che continua, nelle loro speranze, nei loro sogni troverai motivo di mantenerti vivo e attivo.

La vecchiaia non allontana dalla vita attiva. All’attività giovanile che si avvale del vigore fisico, se ne può sostituire un’altra nell’età matura, in cui prevalgano le forze dello spirito.

Pratica l’esercizio fisico  se ti stimola anche la mente. Questo vale per tutti gli stimoli fisici quali cibo, sesso, piaceri.

Cerca di compensare quello che declina o che tu perdi con il tempo: una donna bella può diventare interessante, un uomo forte può diventare paziente. Cerca di avere un “tuo” valore, via via che ne perdi altri.

L’ultima battuta di una commedia di Pirandello dice “crearsi per ritrovarsi”. La  tua vecchiaia sia il frutto della tua azione creativa.

Anche la foto è di Anna Maria: “…la mia nonna, morta all’età di 89 anni che fino all’ultimo giorno ha continuato a lavorare all’uncinetto senza occhiali;  la mia mamma, morta a 96 anni, che è stata capace di imparare il greco a 60 anni per seguirmi negli studi ( mi ha avuto a 49 anni);  mio fratello, avvocato, morto a 78 anni che ha coltivato fino all’ultimo l’hobby di radioamatore ( quando ha iniziato non esistevano i computer);  mia nipote ora sessantenne, che ha iniziato da qualche anno un’attività di sartoria che manda avanti con creatività.
E’ sicuramente un bell’esempio di longevi!”
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I ragazzi di sessant’anni fanno notizia

Nelle ultime due settimane sono state numerose le occasioni nelle quali mi è capitato di parlare in pubblico dei ragazzi di sessant’anni, segno di un interesse crescente verso il tema dell’ageing della società e della sorpresa diffusa nel trovarsi a che fare con milioni di cinquantenni, sessantenni e settantenni che, lungi dal considerarsi ai margini della vita attiva, occupano la scena con le loro iniziative, i loro problemi e le loro presenze.

  Il libro “I ragazzi di sessant’anni” è stato l’occasione, ad esempio, per parlare a Rai1Mattina di casi di genitori senior che mantengono loro figli ormai grandi, o per rispondere, durante la trasmissione Benfatto di Radio1, alla domanda su come il rinnovarsi a quest’età può aiutare il cervello a tenersi in forma.  Delle problematiche dei senior si è parlato durante l’affollata presentazione del libro a Roma, ad esempio cercando di mettere a fuoco le differenze tra esperienze maschili e femminili a quest’età. O ancora, focalizzandoci sui temi del lavoro,  di cinquantenni e sessantenni ne abbiamo discusso su La7, nella trasmissione L’aria che tira, insieme al Presidente dell’Inps, al prof Ichino e a un nutrito gruppo di esodati e di senior in cerca di lavoro.

Ancora, è di questi giorni una puntata dedicata a “I ragazzi di sessant’anni” della trasmissione radiofonica “Un libro per l’Europa”, di iniziativa della Commissione Europea, in cui la prospettiva con cui si guarda a queste generazioni è non solo psicologica, ma soprattutto di impatto sociale e politico (per ascoltare l’intera puntata il link è http://ec.europa.eu/italia/studio_europa/un_libro_it.htm#1 , oppure http://ec.europa.eu/italia/audio/libropereuropa20120928.mp3).

Insomma, l’interesse per l’argomento è vivo e crescente. Tutti si stanno rendendo conto della novità di una fase di “vita nuova”, per la quale mancano ancora modelli di riferimento e soluzioni consolidate, ma che pure è ricca di opportunità.

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Due proteste di segno opposto

Quando arriva l’autunno i temi del lavoro assumono un’importanza ancora maggiore di quella che già ricevono durante tutto l’anno. Le persone che cercano occupazione si danno da fare più che in altri momenti, i confronti sindacali si infittiscono e i media accendono i riflettori sull’argomento più del solito. Quest’anno poi, che la disoccupazione è in crescita, l’argomento è giustamente all’ordine del giorno in quasi tutti i dibattiti.

Una novità è che sempre più frequentemente i problemi del lavoro sono discussi con riferimento alle generazioni e alle classi di età. E su questo fronte i senior sono sempre più nell’occhio del ciclone.  E’ giusto o no che lavorino fino a tarda età ? Come possono favorire, o per lo meno non ostacolare, l’occupazione giovanile ? Che possibilità hanno, se vengono espulsi anzitempo e vogliono / debbono continuare a lavorare, di ricominciare una nuova attività lavorativa ?

Benché tutte le ricerche psicologiche concordino che dai cinquanta in avanti inizia un periodo di ricrescita della felicità e malgrado il fatto che le opportunità avute dai senior di oggi nel corso della loro vita siano state tra le più ricche e fortunate nella storia dell’umanità, sono ben presenti, anche se non riguardano la maggioranza dei senior, due tipi di protesta e di disagio, paradossalmente fra loro opposti.

  Da una parte vi sono coloro che sono stati espulsi presto, più presto di quanto non volessero, dall’organizzazione dove lavoravano: è il caso tipicamente di quelli, spesso cinquantenni, che fino a pochi mesi fa venivano mandati in prepensionamento, o degli autonomi che non reggono il calo del loro mercato, fino agli esodati che hanno concordato un’uscita ma che ora temono un periodo senza reddito prima di raggiungere l’età pensionabile. Più in generale, si tratta di chi, per necessità o motivazione, vorrebbe un’0ccupazione e non la trova. L’affermazione in buona sostanza di questo gruppo di persone è: vogliamo lavorare ancora ma il lavoro non ce l’abbiamo più e siamo troppo vecchi per trovare dell’altro. Secondo l’Istat, il tasso di disoccupazione nella fascia di età 55-64 anni nei primi sei mesi del 2012 è stato del 5,4%. Quindi il dato non è allarmante in assoluto, soprattutto se confrontato con il 24 e passa percento della fascia 18-29 anni, anche se le singole vicende possono essere di forte disagio, soprattutto quando il senior rimasto senza lavoro e senza entrate è ancora il sostentamento della famiglia.

Dall’altra parte, ci sono coloro che pensavano di andare in pensione quest’anno o nel prossimo futuro, al compimento del sessantesimo anno o raggiunto un certo numero di anni di anzianità, e invece, in base alle nuove regole pensionistiche, continueranno a lavorare per un po’ di anni ancora. Qui l’affermazione è di segno opposto a quella precedente e in buona sostanza diventa: vorremmo smettere di lavorare o lavorare meno, ma siccome la pensione è ritardata siamo costretti a continuare. Su questo, è utile ricordare che il dato sul tasso di inattività per la fascia di età 55-64 anni nel corso dell’ultimo anno è sceso dal 61 al 58%, ma che rimane sempre altissimo se paragonato con quello dei Paesi europei più virtuosi.

Insomma, da un lato la protesta da disoccupazione, dall’altro la protesta di chi il lavoro lo vorrebbe lasciare. All’origine di entrambe le proteste naturalmente ci sono le nuove regole che impediscono di continuare a scaricare sui conti pubblici tutti i costi del welfare per i senior cinquanta-sessantenni. Siccome il dato di realtà è che queste spese pubbliche non potranno essere sostenute neppure in futuro, ecco che per i senior, e per le organizzazioni che li fanno lavorare, diventa fondamentale trovare nuovi modi di pensarsi attivi lavorativamente in questa fase della vita.

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Anziano non mi sta bene

Scrive Lucio:  Buongiorno Enrico. Non so se la mia è una storia, più che altro è uno sfogo.
Qualche giorno fa ero alla filiale di una banca, ho chiesto un’informazione a una giovane impiegata, questa si è allontanata e si è rivolta ad un suo collega (ma io l’ho sentita) dicendo: “quel signore anziano vorrebbe sapere eccetera eccetera…” Ci sono rimasto male che mi dava dell’anziano. Io ho 63 anni, a casa sono ancora quello che porta i soldi in attesa che mio figlio finisca di studiare, mi faccio ancora in quattro tutti i giorni lavorando, ho qualche capello grigio ma non dimostro più dei miei anni. E allora perché mi chiamano anziano, che di solito è come si chiamano quelli che devono essere assistiti ? Dopo l’episodio dell’impiegata ci ho fatto caso: un sacco di volte le persone come me vengono chiamate così. Ma è giusto che quando parlano di me e dei miei coetanei ci chiamano anziani o, se vogliono essere spiritosi, “vecchietti” ?

Caro Lucio, situazioni nuove, parole vecchie… e chi ci rimette è la nostra identità.

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Presentazione del libro a Roma

 

Cari amici di Roma e dintorni,  lunedì prossimo alle 18.00 alla Libreria Feltrinelli di via V.E. Orlando 78 presenterò il libro “I ragazzi di sessant’anni”.

Insieme a me interverranno i giornalisti Federico Fazzuoli e Arturo Zampaglione.

Vi aspetto.

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Sfruttati dai giovani???

Capita a tutti una prima volta in uno studio televisivo. A me è capitato oggi partecipando al programma “Storie vere” di Rai1Mattina. Esperienza molto interessante ma non sto qui ad annoiarvi sulle mie sensazioni da neofita della tv.  Vorrei invece riflettere sulle storie che sono state raccontate e sui temi del dibattito: a cominciare dal titolo che all’ultimo momento la redazione ha scelto, e cioè “I giovani sfruttano gli anziani?”   Caspita, no di sicuro ! è stata la mia reazione quando ho letto l’interrogativo del titolo. Non credo che sia vero neppure il contrario, e cioè che gli anziani sfruttano i giovani, ma insomma anche solo ipotizzare che in Italia l’alta disoccupazione giovanile sia spiegabile con il poco impegno dei giovani a trovar lavoro e con la “fannullaggine” consentita da genitori e nonni babbei che poveretti continuano a faticare, mi sembra davvero una forzatura della realtà ! E se esistono situazioni vere, come sono state raccontate nella trasmissione di oggi, di settantenni e sessantenni che lavorano per mantenere ancora la famiglia o per dare una mano ai figli nell’avvio di un’attività, non per questo si può certo parlare di sfruttamento di questi ultimi verso i genitori.  Ogni caso fa a sé. C’è chi continua a lavorare anche in là con gli anni per necessità economica (propria o dei figli), chi lo fa perché non smette di essere gratificato dall’attività lavorativa e chi (ricordiamoci che è la larga maggioranza) tra i 55 e i 65 anni ha smesso di lavorare e fa altro.

Per vedere la puntata del 18 settembre di “Storie Vere”, clicca qui.

 

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Il senior piace all’imprenditore

A Carlo, 65 anni, è stato chiesto di recente di continuare a lavorare nella piccola impresa dove ha speso quasi tutta la sua vita, benché già pensionato.  L’azienda ha valutato che la sua professionalità è ancora preziosa e al momento difficilmente sostituibile. E’ un caso non frequente in Italia, ma un segnale importante.

  In un periodo in cui sta diventando d’attualità parlare di valorizzazione dei senior e in cui le imprese italiane stano faticosamente cercando di gestire gli effetti della riforma Fornero, il tema della vita lavorativa dei 55-70enni comincia giustamente ad essere al centro dell’attenzione.   Senza scomodare come al solito le esperienze dei Paesi nordici come la Danimarca che ormai possono vantare pratiche di successo sull’argomento, arrivano più di recente notizie da alcuni distretti della Germania, di imprese che richiamano al lavoro ultrasessantenni già ritiratisi perché detentori di competenze che non si è riusciti a trasferire ai più giovani.

A questo proposito, sono interessanti i risultati di una recente indagine indipendente commissionata dalla nordamericana BMO Retirement Services, un istituto leader nei piani di pensionamento che fa parte di un importante e omonimo gruppo finanziario.

Su 412 imprenditori intervistati, quasi la metà dichiara di aspettarsi dei benefici dai baby boomers loro dipendenti che prolungano la carriera lavorativa anche oltre i 65 anni.  Più precisamente, solo il 4% degli imprenditori crede che i dipendenti che ritardano il pensionamento saranno un elemento negativo per l’azienda, mentre il 45% ritiene che le carriere protratte nel tempo condurranno ad un risultato positivo per l’impresa. Dichiara Todd Perala, un dirigente di BMO: “Molti imprenditori sono felici di trattenere in azienda i migliori. C’è un riconoscimento generale, nelle azienda americane, che i sessantenni possiedono un’ esperienza di gran valore.” Mentre una volta la persona di questa età veniva diffusamente considerata un peso sia per i suoi costi sia perche limitata nell’uso delle nuove tecnologie, oggi questi due punti deboli vengono superati, nella percezione collettiva, dalla constatazione che l’esperienza apporta comunque maggior valore.     Sempre secondo l’indagine BMO, la previsione degli imprenditori è che la percentuale di lavoratori che protrarranno il pensionamento si collocherà tra il 30% e il 50%.

Certo, gli americani sono abituati ai piani di pensionamento privati e questo condiziona il loro atteggiamento verso l’argomento. Fatto sta che nel mondo, di fianco ai vincoli di spesa pubblica che “obbligano” ad allungare l’età pensionabile, vi sono ragioni positive che fanno prevedere un’adesione crescente, sia di imprese sia di lavoratori, alle carriere lavorative prolungate.

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Hong Kong: il segreto della longevità

Dall’anno scorso gli abitanti di Hong Kong detengono la palma d’oro della longevità. Gli uomini possono fregiarsi di detenere questa posizione da più di un decennio, mentre le donne hanno appena detronizzato le Giapponesi, per la prima volta in un quarto di secolo.  Nel 2011 la speranza di vita di queste ultime è in effetti indietreggiata a 85,9 anni contro gli 86,3 del 2010 (a causa anche della tripletta terremoto / tsunami / catastrofe di Fukushima), mentre le abitanti di Hong Kong hanno vissuto l’anno scorso in media fino a 86,7 anni, contro gli 86 tondi del 2010. Per fare un confronto, la speranza di vita delle Italiane, anche loro tra le più longeve al mondo, oggi si colloca sugli 84-85 anni.

  La statistica appare clamorosa per l’ex città-Stato cinese dominata da grattacieli di vetro e acciaio e nella quale impazza un traffico ininterrotto di auto, bus e camion. Hong Kong è nota per il suo inquinamento e il suo ritmo vorticoso più che per la qualità della vita.  Come si spiega allora la longevità dei suoi abitanti ?

Secondo gli specialisti, entrano in gioco più fattori, come le cure mediche di alta qualità, la pratica regolare di attività fisica e mentale anche al passar degli anni, la cucina tradizionale e persino… il mahjong, tradizionale gioco di società cinese.   Questa specie di domino consente di stimolare zone del cervello che controllano la memoria e il calcolo e in generale favoriscono l’esercizio delle facoltà intellettive.

Un altro elemento proposto dagli esperti per spiegare questa longevità è il lavoro.  Ad Hong Kong non c’è un’età legale  di pensionamento ed è frequente vedere settuagenari e ottuagenari lavorare nei mercati o nei ristoranti, di fianco ai giovani. Un modo, non si sa quanto scelto e quanto obbligato per necessità, di rimanere attivi ed impegnati.

(liberamente ispirato ad un articolo di Le Monde, settembre 2012)

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