Posts Tagged: lavoro

Casalinga manager

Da parte di Mercedes: Ho tre figli grandi ormai indipendenti e due nipoti, ho 65 anni. Da quando, marito in pensione, ho cominciato a rendermi conto che bisognava sempre di più rinunciare a qualcosa per arrivare a fine mese, ho pensato di guardarmi intorno.
Io so fare bene due cose: creare gioielli con perle e swaroski e cucinare.
Ho iniziato a tenere dei corsi per la realizzazione dei miei bijoux e la cosa ha avuto successo, sono dotata di molta fantasia, ed i miei corsi sono molto frequentati.
Poi ho iniziato ad organizzare cene a casa mia per un’organizzazione, e anche in ciò ho avuto fortuna.
Ora posso contribuire e non ho più bisogno di chiedere i soldi a mio marito per le mie esigenze, e con tutto il daffare che ho non ho tempo per invecchiare, ciao a tutti!!!

Proprio oggi in un precedente articolo parlavo di chi si inventa o si reinventa la vita lavorativa, anche da cinquantenne o da sessantenne.  Bellissimo esempio il tuo, cara Mercedes.  Tanti auguri perchè le tue due attività possano continuare ad aver successo.

Read more

Chi continua a lavorare

In Italia il tasso di inattività (concetto usato dagli economisti e dagli statistici) per la fascia di età 55-64 anni è intorno al 60%. Stiamo parlando di circa quattro milioni e mezzo di persone  che o sono già in pensione (la maggioranza), o secondo le statistiche non lavorano (ad esempio le casalinghe), o hanno problemi di salute, o sono stati espulsi anzitempo dal sistema lavorativo. Salendo con gli anni la percentuale è superiore al 95%.

Poi c’è una minoranza che, sempre secondo le statistiche, lavora anche oltre i cinquantacinque anni.  E uno sparuto gruppetto di persone che prosegue a far parte degli “attivi lavorativi” anche oltre i sessantacinque anni.

La minoranza che continua a lavorare si può fondamentalmente dividere in due categorie: coloro che proseguono nell’attività lavorativa di sempre (li chiamerò “i continuisti”) e quelli che danno inizio ad una “seconda carriera” lavorativa facendo cambiamenti più o meno netti rispetto al passato.

Tra questi ultimi, che ad oggi non sono così numerosi ma di cui prevedo la crescita, si trovano persone che hanno abbandonato il lavoro di prima (per espulsione o per scelta) e che si reinventano una nuova attività remunerata. E’ il caso, per fare degli esempi che conosco, dell’impiegata che apre un negozio di fiori, del dirigente che mette a frutto le sue competenze per dar vita ad una piccola impresa, dell’agente immobiliare che si trasforma in restauratore di mobili, dell’operaio che rimasto a casa si dedica in modo profittevole al proprio pezzo di terra e alla cura degli animali, del suo collega che fa lavoretti di riparazione a tutto il vicinato, e così via.

E veniamo ai “continuisti”: qui troviamo sia i “forzati del lavoro”, sia i “duri e puri” che non mollerebbero mai.   Quelli che avevano previsto di smettere di lavorare a breve e sono stati presi in contropiede dalle riforme pensionistiche, così come quelli che scelgono di proseguire la propria attività lavorativa, spesso di natura professionale, senza porsi limiti.

E’ evidente che l’aspetto economico della faccenda (in mancanza di pensione, il reddito che deriva dal mio lavoro mi è indispensabile per vivere ?) è fondamentale per capire cosa fanno i “continuisti”. Ma c’è anche un aspetto psicologico che non va trascurato. Con quale atteggiamento mi sto ponendo verso i prossimi anni lavorativi ? Ho fatto una riflessione sulle mie vere esigenze di oggi e sono sicuro che non sto proseguendo solo per inerzia ?

Read more

La neve si scioglie

Sono un architetto. Non un archistar, ma un semplice architetto, che con un po’ di fatica e un po’ di fortuna per più di trenta anni ha tenuto in piedi uno studio, circondandosi di collaboratori, poi associati: insieme facciamo una squadra affiatata.
Nonostante il passare del tempo (i prossimi sono 64) il pensiero della pensione non mi ha mai sfiorato e non mi sono neppure venute tentazioni di fronte al progressivo ritiro dal lavoro dei miei amici più cari, che vedo rilassati, tutt’altro che annoiati, ben contenti di potersi alzare tardi, far la spesa il martedì e andare in vacanza a maggio.
Se non che, la valanga della crisi mi sta sciogliendo il lavoro come neve fra le mani.
Cooperative per le quali abbiamo progettato case sempre vendute sulla carta (e con la lista di attesa di acquirenti pronti a subentrare ad un rinuncia) si trovano al tetto con solo il 30% di venduto: chiedono di presentare il progetto per un secondo lotto, per avere un altro mutuo con cui coprire i buchi del primo (pessimo segnale).
La primaria ditta di supermercati, centellina i nuovi interventi, da dieci all’anno sono diventati un paio, e non sono il primo della lista per avere un nuovo incarico.
I Comuni strozzati dal patto si stabilità e dagli zero oneri incassati non ti chiamano più perché non sanno come pagarti (oppure ti chiamano per una consulenza “al salto” o se devono proprio fare una gara la vinci solo superando il 50% di ribasso).
Caro Enrico, ecco una nuova tipologia dei ragazzi di sessant’anni: quelli che prima o poi in pensione ci andranno, non per scelta, ma perché la neve si è sciolta tutta.

Attenzione!, non sono tutti pronti a smettere di lavorare appena possibile. Al nostro architetto sessantaquattrenne il pensiero della pensione finora non l’aveva mai sfiorato e continuare a lavorare è sempre piaciuto. Il Censis, poco più di un anno fa, ricordava che oltre il 10% dei laureati che già ricevono l’assegno pensionistico, ancora lavorano, e molti di loro sono soddisfatti della loro scelta. Il fatto è, caro PF, che questa tua propensione a non puntare alla pensione e a trarre invece ancora soddisfazione dalla attività professionale si scontra, come ben racconti, con una situazione economica generale depressa, che non si accanisce particolarmente con quelli delle nostre generazioni, ma che fa morti e feriti a tutte le età. Pensa al lato positivo della situazione: tu hai davanti a te almeno due alternative (stringere i denti e resistere, oppure prepararti ad una vita diversa non più baricentrata sul lavoro), per altri, soprattutto di generazioni più giovani, il futuro è con meno possibilità.

Read more