Posts Tagged: lavoro

Una donna …semplice

Scrive Nonnarita: Mi presento? Ho 62 anni, sono qui davanti al pc e ho raccolto l’invito a raccontare la mia storia. Non è facile in 20 righe, ma ci proverò.
Sono nata a Perugia,una splendida città di provincia dove sono cresciuta e dove ho vissuto la mia gioventù. Vita semplice, studentessa responsabile, ma non secchiona, belle amicizie e vita spensierata. Poi è arrivato il primo vero innamoramento, mi sono perduta, mi sono poi sposata con lui e abbiamo creato una bella famiglia con tre figli sani e belli, bella professione, sono un medico. Avevo tutto e pensavo che la felicità mi era quasi dovuta e che non potesse mai finire. Poi il terremoto, un problema serio di un figlio, mio marito è scappato dalle responsabilità, se ne è andato con un’altra. Dopo 25 anni di matrimonio, il mondo non aveva più colore, ma ho resistito, ho lottato, cresciuto i miei figli, da sola. Il dolore era urente, si era spezzato il mio sogno e credevo che ormai la vita senza di lui non avesse più un senso.Poi, piano piano, la mia vita è cambiata, mi sono sentita sempre più forte e sicura, buone amicizie e sono andata avanti, cominciando ad apprezzare la mia indipendenza e la mia libertà. Ho lavorato molto, ma con soddisfazione. Poi la perdita di mio padre adorato, ma è stato un dolore dolce, perchè gli sono stata vicina sempre e ora so che lui mi guarda. Vita ora tranquilla: amici, casa, nipotini, burraco. A questa età all’improvviso mi sono innamorata perdutamente di una persona, e ho capito che così non avevo mai amato, con gioia e freschezza. Mi sono sentita ridicola e mi dicevo: “ma alla tua età”. Ma continua e lo voglio vivere senza paura.E’ una storia semplice, di una donna semplice, con una vita un po’ complicata.  In foto: una nonna con nipote.

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Routine e speranze

Ciao. Mi chiamo Barbara, vivo a Milano con mia madre (quindi non sono single anche se non mi sono mai sposata) e vedo all’orizzonte i 60. Lavoro come impiegata da circa 40 anni, ho iniziato da diplomata, poi frequentando e studiando la sera mi sono laureata. Oggi, oltre a continuare ad andare in ufficio tutti i giorni, dedico un po’ del mio tempo ad assistere mia madre. La mia routine quotidiana è prevedibile, abbastanza grigia direi. Prevede anche qualche altro interesse, ma niente di sconvolgente. Ogni tanto vado in piscina per qualche nuotata e faccio lunghe camminate che mi rilassano. Leggo costantemente libri e giornali e mi sono abituata di recente a navigare in internet, ormai è la mia principale occupazione serale. I divertimenti sono limitati, qualche film e sempre meno televisione. D’estate, di solito torno nelle Marche, la terra da dove provengo e dove ho due fratelli con cui vado molto d’accordo.
Non mi chiedo se questa routine mi rende felice, mi domando invece ogni tanto cosa posso sperare per i prossimi anni e sono arrivata alla conclusione che i miei desideri sono così limitati che tutto sommato potrebbero avverarsi. Spero di continuare a stare in buona salute, di arrivare ad una pensione decorosa per fare alcuni viaggi, di poter riprendere il perfezionamento dell’inglese e di stare un po’ più di tempo con i miei fratelli. E’ troppo poco ? Non lo so, forse è il trucco per non rimanere delusi.  In foto: la mimosa, che smorza il grigiore dell’inverno per portare la speranza della primavera.

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Nuova vita a 60

Scrive Sergio: I cani da guardia del mercato del lavoro hanno un nemico giurato: il cinquantenne. Appena ne fiutano uno procedono alla sua eliminazione. Stavo precipitando in questa scomoda posizione quando una coppia di amici decise di investire denaro, energie, speranze e attitudini professionali in una nuova start-up, un sito internet per prenotazioni di visite mediche online: Idoctors. Gli inizi furono terribili ma poi il vento cominciò a girare. Fu così che una mattina bussarono alla mia porta: con la cautela e il tatto che solo il sentimento dell’amicizia sa cavar fuori dalle parole e dai gesti di chi ti vuole aiutare, cominciarono a parlare di sviluppo, nuovi orizzonti, contatti con i media, filmati, gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa. Nella mia condizione di uomo invisibile e inservibile non li feci neanche finire. Dissi sì. Oggi mi trovo a far parte di un progetto in pieno sviluppo, coi conti a posto e prospettive rosee. Lavoro (per la maggior parte del tempo dal pc di casa), dando il mio contributo e sperando di aiutare a crescere l’impresa sempre più velocemente. La maggior parte dei colleghi sono più giovani e più bravi di me col pc, ma le mie idee e i miei progetti vengono discussi e vagliati come quelli di tutti gli altri e, sembrerà strano ai solerti cani da guardia, talvolta anche accettati e realizzati. Peccato sia solo la storia di un vecchio sessantenne, altrimenti varrebbe quasi la pena di raccontarla… In foto: un senior che ha trovato un nuovo lavoro

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Nipoti professionali

Nel mondo delle aziende sta finalmente iniziando – lentamente – il dibattito su quali soluzioni sono possibili per valorizzare sul lavoro gli over 55 e gli over 60.  Qualche manager più illuminato degli altri, qualche direzione del personale non votata solo alla riduzione degli organici, qualche società di consulenza che organizza convegni sul tema, cercano di uscire dal riflesso condizionato degli ultimi vent’anni, secondo il quale il prepensionamento del cinquantacinquenne è il rimedio “normale” se l’organizzazione ha necessità di ridurre costi e personale.

Allungamento della vita, stato di salute medio non comparabile con quello di vent’anni fa, attivismo dei ragazzi di sessant’anni, età pensionabile spostata in là nel tempo, sono tutti fattori che portano anche le imprese a confrontarsi con l’argomento.

I sessantenni sono una ricchezza, si comincia a dire; una ricchezza di competenza e di esperienza e non sfigurano nemmeno quando si parla di produttività.  Ancora non sono state messe a fuoco bene le esigenze di questa nuova figura, il sessantenne al lavoro (ad esempio il maggior bisogno di “leggerezza” pur rimanendo attivi o le necessità ergonomiche di questa età), ma almeno si inizia a parlarne.

Tra le prime soluzioni che si sperimentano, una che accoglie un discreto favore sia da parte degli individui sia da parte delle aziende, consiste nel riservare al senior un ruolo da tutor, da coach, da mentore, nei confronti di quelli più giovani, non necessariamente giovanissimi.

Nella versione più classica, al senior, portatore di esperienze e competenze che l’azienda avrebbe un danno se andassero disperse, viene affidato un ruolo di accompagnamento del giovane, che a sua volta apporta idee nuove, studi recenti, creatività e che contemporaneamente beneficia dei suggerimenti sui “trucchi del mestiere” offerti dal senior, con il quale può anche confrontarsi e sviluppare insieme nuovi modi di affrontare il lavoro.

Ma ci sono anche testimonianze di aziende, attente al rapporto con la comunità del territorio dove operano, che cercano di costruire delle accoppiate senior – giovani coinvolgendo pure le persone già in pensione. E’, ad esempio, il caso della Loccioni, azienda leader nelle macchine per i sistemi di misura, con il suo progetto “silverzone”: dopo la pensione, i manager di maggior successo si mettono a disposizione dei più giovani per condividere competenze e formarli nel lavoro.

 

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I tenaci

I tenaci sono una legione piuttosto numerosa ed agguerrita. Li riconosci perché ti guardano male se gli fai notare che invecchiare capita a tutti e scantonano quando, ad un certo punto della conversazione, tra coetanei ci si confronta sulle abbondanti sfumature di grigio che ornano le capigliature.

Fanno una certa fatica ad accettare l’idea che il tempo passa e che è saggio prepararsi ad affrontare i cambiamenti dell’età, comunque ci pensano il meno possibile e i loro sforzi sono concentrati soprattutto sul riuscire a mantenere in tutti i campi le stesse performance degli anni precedenti. Un mix di volontà e desiderio posti al servizio del perpetuare il presente.

Sul lavoro, il tenace dice con orgoglio che morirà con la testa che gli cascherà sulla scrivania. Nel frattempo tiene duro, nei momenti in cui deve dare prova di sé è concentratissimo e dosa con precisione da farmacista le sue energie e la sua esperienza. Effettivamente gli si scalda ancora il cuore quando risolve un problema lavorativo o dà una buona prestazione e considera impensabile che qualcuno più giovane possa pareggiarlo in bravura. Se poi pensa che qualcuno gli minacci la posizione, il senior tenace diventa spietato.  I segni del suo successo sono tutti ben in evidenza e l’idea di rinunciarvi anche in parte gli toglie il sonno.

Il tenace tiene molto anche alla propria forma fisica e al proprio aspetto. Beh, tutti ci teniamo, ma il tenace ne fa un punto d’orgoglio. Lo sport e il movimento che decide di praticare non sono solo attività che gli piacciono e che evitano ossa scricchiolanti e grasso di troppo, ma anche un modo per dimostrare a se stesso e agli altri che si sta vincendo la sfida con il tempo. Nella sessione di jogging tiene il ritmo di quelli di vent’anni più giovani, nello spogliatoio dopo la partita a tennis è gratificato quando gli amici commentano che il suo scatto è sempre vincente e la biciclettata gli si trasforma subito in una scommessa su quanti chilometri riuscirà a percorrere.

Il tenace fa anche una certa fatica ad andare dal medico, visto un po’ come termometro della propria sfida con gli anni che passano. Ricorrervi frequentemente è sconveniente e quindi il tenace è riottoso agli inviti fatti da chi gli vuol bene ad andare a farsi visitare. Solo quando i segnali diventano incontrovertibili, prende l’appuntamento col medico.

Vita dura, quella del senior che non molla. Gli amici lo aiuterebbero se gli facessero capire che ogni fase della vita porta con sé piaceri diversi.

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Esodata

Da parte di Margherita: ”Comincia un nuovo capitolo: una nuova vita. Spero che sia migliore, anche se ne dubito. Mi manca il lavoro, mi mancano i colleghi, mi manca il rapporto con gli altri; mi sento sola fra la gente, non ho scopi, non ho voglia di fare niente. Passerà, mi devo solo abituare a questa nuova situazione, so che sara’ difficile devo solo riprendere la mia vita in mano e decidere cosa farne. Ho tante cose nella testa ma in questo momento non ho la minima idea di cosa voglio fare.”

Queste parole le dicevo un anno fa , quando ho accettato di stare a casa senza stipendio e senza pensione grazie a ‘Monti ‘, ebbene ragazzi la mia vita e’ cambiata ora faccio quello che voglio e quando ne ho voglia: scrivo, leggo, passeggio nei miei silenzi cerco in tutti i modi di tenermi occupata sia nel fisico che nella mente, penso sia l’unica soluzione al problema: solitudine, noia, e per non dire depressione.  In foto: donna che legge un libro

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Le start up dei senior

Chissà se ha trovato lavoro il mio coetaneo esodato che faceva da testimone in settembre nella trasmissione su La7 alla quale partecipavo anch’io per parlare de I ragazzi di  sessant’anni. Sembrava averle provate tutte, ma non era riuscito a trovare un vero lavoro e la giornalista mi incalzava chiedendomi che suggerimenti avevo da dargli.

Probabilmente pressati da domande dello stesso genere, dalla Commissione Europea stanno arrivando varie risposte, tra le quali una delle più importanti è quella che in inglese viene chiamata “senior entrepreneurship”, vale a dire la promozione delle iniziative imprenditoriali attivate dai senior.  Insieme all’OECD (l’Organizzazione internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), la Commissione, in uno studio che s’intitola appunto “Policy Brief on Senior Entrepreneurship”, raccomanda una serie di politiche per favorire le iniziative imprenditoriali dei senior, non solo di quelli esodati che è una particolarità tutta italiana, ma in generale di tutti coloro che possono permettersi ancora una vita attiva. Ad esempio, si raccomanda di assistere il 50-60enne che avvia una start up, aiutandolo nel trovare la rete di rapporti che gli servono o fornendogli la formazione di cui è carente sulle competenze necessarie alla nuova impresa. Oppure, di favorirgli il prestito finanziario per l’avvio della nuova attività o per l’acquisizione di una piccola attività imprenditoriale esistente. Suggerisce anche, questo studio, di incoraggiare i senior a creare imprese insieme a giovani, lavorando fianco a fianco oppure assumendo ruoli da business angels piuttosto che da mentori di giovani imprenditori.

Insomma, mancando opportunità di ricollocarsi in ruoli credibili come lavoratori dipendenti, le risorse che si possono mettere in campo sono le proprie idee, le proprie competenze e la propria iniziativa. Che poi il risultato sia positivo è tutto da vedere, perché il rischio di bruciare qualche risparmio messo da parte c’è. Non è una novità, se c’è impresa c’è rischio.

Con lo stesso spirito delle raccomandazioni della Commissione Europea, l’AARP (la più grande associazione americana degli over 50) propone a chi cerca di lavorare in proprio una lista ragionata dei costi da sostenere per avviare l’attività e sintetizza con una cifra media che si aggira intorno ai 25.000 euro la spesa per partire. Poi naturalmente le differenze sono grandissime da settore a settore e per i piccoli business, come ad esempio le attività da freelance, quelle svolte on line o quelle svolte da casa propria, l’impegno finanziario di partenza è molto più ridotto.

L’Italia è tradizionalmente ricchissima di piccole iniziative imprenditoriali e immaginare che da noi la “senior entrepreneurship”, soprattutto se di piccola taglia, possa attecchire è plausibile. Naturalmente contesto permettendo: in questo periodo in cui la morìa di piccole imprese è all’ordine del giorno per difficoltà di mercato e di credito, il progetto da cui si parte deve essere davvero convincente.

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Sognavo un’altra vita

Da parte di Anna: Sono una donna che ha avuto una vita senza troppi scossoni, che per anni ha rasentato la monotonia, con figli da crescere e tutto quanto programmato. Dopo gli studi ho lavorato come sarta per poco tempo, perché poi mi sono sposata giovanissima. Ho aiutato mio marito in un’attività di commercio, che è stata però interrotta dalla nascita delle mie due figlie, fino a quando sono cresciute. Quindi nella mia vita sono stata principalmente mamma e casalinga.

  Sono una tipa tranquilla, non chiedo nulla e tutti decidono per me, e avendo un marito molto forte e vulcanico è stato naturale che lui prendesse tutte le decisioni, anche se poteva sembrare che a decidere fossimo in due. Con l’arrivo della seconda giovinezza, dato che i figli erano già grandi, avrei potuto coltivare di più le mie passioni, come scrivere racconti e dedicarmi alla pittura, visto che sono piuttosto brava, essendomi sempre rifugiata in queste solitarie attività, a causa della mia vita poco brillante. Invece mio marito senza neanche interpellarmi apre un ristorante su prenotazione, e in cucina chi ci mette? La sottoscritta! Ho dovuto imparare tutto, non solo a cucinare ma anche a gestire e tenere i ritmi, cosa non facile non essendo del mestiere. E che dire poi del lavorare col proprio marito?

Quello che avrei dovuto fare da giovane l’ho fatto da vecchia, ho invertito i tempi, ma non certo per piacere, ancora una volta hanno deciso per me. Volevo e sognavo un’altra vita.

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Prendere il bello e il brutto che viene

Da parte di Fernando: Mi chiamo Fernando, vado per i 57 anni e la mia professione è di macchinista ferroviere, una attività che naturalmente mi porta lontano da casa.
Nell’ambito del lavoro tutto procede come prima, a parte i miglioramenti tecnologici e i corsi da frequentare e seguire con sempre più fatica, data l’età.
Sono fortunato perché ho sempre lavorato, ho una bella famiglia che amo (ho tre figli, 29, 23 e 20 anni), ma il destino è sempre in agguato. Un paio di anni fa uno dei miei figli ha avuto un brutto incidente: tuffandosi in mare è rimasto paralizzato e attualmente è costretto sulla sedia a rotelle. Perciò, anche se continuo a lavorare e a viaggiare, anche per poter vivere e far vivere il ragazzo serenamente e normalmente, al primo posto c’è lui, accompagnarlo fuori e altro.
Si fanno tanti progetti per la seconda giovinezza, a volte riescono a volte no, basta organizzarsi e cercare di andare avanti. È un lusso piangerci addosso, nonostante tutto continuiamo a fare progetti serenamente, perché la vita va avanti.
Anche per questo mi sono avvicinato all’associazione “Oftal”, per seguire questi ragazzi che hanno la sfortuna di avere questi problemi.
Non è cosi che sognavo la mia vita da adulto, ma bisogna prendere il bello e il brutto che ci viene, ringraziando anche Dio che mio figlio sia qui.
In foto: un macchinista ferroviere ai comandi del treno

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Cerco lavoro, offro lavoro

“Giovane pensionata Italiana, 60 anni, molto dinamica, allegra e amante dei bambini, cerca lavoro per baby-sitter anche con piccoli lavori domestici per metà giornata (part time). Referenziata. Zona Esquilino e Centro. No Auto munita”

E’ la richiesta pubblica che Sonia ha messo sugli annunci di ebay, corredandola di una sua foto.  Mi ci sono imbattuto ieri e mi ha stupito. Non tanto per l’offerta in sé: sono tantissime le donne che si propongono per lavori di baby-sitteraggio e domestici. Mi ha colpito l’età di Sonia, unita a quel suo viso sorridente e giovanile, e più ancora il mezzo (ebay) che ha scelto per proporsi.

Sonia non è certo l’unica a cercare lavoro a sessant’anni, negli stessi annunci di ebay alla voce “giovani pensionati” si trovano parecchie inserzioni di “cerco lavoro” e di “offro lavoro” (per lo più sono richieste di agenti di vendita), e pure in passato questi lavori sono stati svolti da sessantenni, però mi sembra comunque un segno dei tempi il fatto che a questa età ci sia un mercato del lavoro abbastanza vivace. Bisogno economico e pensione insufficiente o spostata nel tempo? Desiderio di rimanere attivi con qualcosa che piace giocando sul dinamismo che ancora non è venuto meno? Probabilmente entrambe le ragioni hanno una parte importante nello spiegare l’incipiente mercato del lavoro dei sessantenni.

In questi mesi molte volte mi sono sentito chiedere qual è secondo me il canale giusto per un senior per trovare una nuova occupazione. Non credo che ci sia “un” canale giusto, ma più canali che possono essere tutti sperimentati (la cerchia di relazioni, i centri pubblici per l’impiego, le agenzie di lavoro interinale, le inserzioni sui giornali). Sonia si è lanciata sulle inserzioni on line. Brava!  Speriamo che questo mio commento le porti fortuna nella ricerca del lavoro che le piace !

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