Posts Tagged: lavoro

Se non mi appassiono non mi diverto

Scrive Cecilia: Io la pensione non la prenderò mai ma di sicuro non mi faccio fermare da questo, ho tutta l’intenzione di godermi comunque la mia prossima vita da sessantenne. Chi l’ha detto che non posso godermi i vantaggi dei sessant’anni anche continuando a lavorare ?
A 60 anni, se guardo indietro vedo una ragazza un po’ scapestrata che ha cambiato tre attività professionali, due mariti e che poi finalmente verso i quarant’anni ha trovato l’uomo giusto, è diventata mamma ed è riuscita a consolidare una professione nel mondo dell’arredamento.
Tutti anni belli e intensi, io non riesco a vivere se non mi appassiono a quello che faccio.
E ho l’intenzione di fare cose appassionanti anche in futuro.
Ora il ragazzo si è fatto grande e ha deciso di andare a tentar fortuna all’estero seguendo le orme di suo padre. Da quando è partito ho cominciato a frequentare di più le amiche riscoprendo rapporti che avevo trascurato e persino uscendo di più la sera o per qualche aperitivo. Le mie amiche sono delle grandi: ogni volta che le vedo mi propongono qualche spettacolo o qualche viaggio, non è che posso fare tutto, ma è bello avere qualcuno che ti stimola ! Il lavoro che faccio mi prende ancora tanto, è un lavoro in cui ogni giorno metto alla prova la mia creatività e fatico ad immaginare un’attività che mi darebbe più soddisfazione. Oltretutto quelli con cui lavoro mi riconoscono l’esperienza e mi chiedono sempre consiglio su cosa è meglio fare, e questo è un vantaggio dell’età. In passato non mi sono stati pagati i contributi previdenziali, per questo la pensione non la prenderò mai, ma che devo fare ? recriminare su un’ingiustizia passata ? no, meglio darci dentro, gustarsi tutte le soddisfazioni che si trovano e guardare avanti.

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La deprimente telenovela

Chi ha seguito nel corso del mese di novembre la vicenda esodati non ha potuto evitare di deprimersi.  Gli esodati, per i pochi che ancora non lo sanno, sono i lavoratori dipendenti, per lo più ultracinquantenni, che   hanno firmato un accordo per mettersi in mobilità prima della pensione e che dopo la riforma Fornero rischiano di rimanere senza lavoro e senza pensione a causa dell’allungamento dell’età pensionabile. La tutela di queste persone comporta un rilevante esborso di soldi pubblici (finora siamo tra i 9 e i 10 miliardi di euro), per questo adesso se ne parla in coincidenza con la legge di stabilità finanziaria.

Nel corso del mese di novembre, dai parlamentari che si occupavano del problema sono state annunciate a più riprese soluzioni, smentite il giorno successivo, che prevedevano un allargamento della tutela ad ulteriori 10.000 esodati, che si sarebbero aggiunti ai 120.000 per i quali si era già provveduto nei mesi scorsi.  Probabilmente, ora che la legge di stabilità è in via di approvazione, questa telenovela avrà un momento di intervallo, ma dato che pare non siano ancora stati coperti tutti coloro che si vengono a trovare nella condizione di cui sopra, fra poco dovremo sorbirci un’altra puntata.

Peraltro, fosse stato solo per le smentite quotidiane dell’annuncio fatto il giorno prima, o per la consapevolezza che il tormentone ci accompagnerà ancora per un po’, la pellaccia dura del cittadino italiano abituato a ben altro avrebbe resistito e questo da solo non sarebbe stato sufficiente a creare l’effetto deprimente.  La goccia che fa traboccare il vaso sono i discorsi che si sentono fare (e si leggono) ad opera di alcune imprese, di alcuni sindacati e  di alcuni politici (vedi ad esempio le idee che vengono dalle Banche), che ricominciano a parlare di prepensionamenti per i cinquantenni (anche per coloro che di accordi pre-Fornero non ne avevano sottoscritti), invece di mettersi di lena per riprogettare i sistemi di lavoro e di produzione in modo che il sessantenne possa essere attivo sul lavoro in modo coerente con la sua età.

Ma come, abbiamo sopportato e stiamo sopportando i sacrifici della riforma Fornero per l’unica vera ragione di non pesare troppo sui conti pubblici e non scaricare sui nostri figli solo debiti ed oneri, e dopo nemmeno un anno c’è già chi tenta di “cronicizzare” la figura dell’esodato, cioè di scaricare sulle casse pubbliche i costi pur di non cambiare le vecchie micidiali abitudini del prepensionamento e non rinunciare ai propri privati vantaggi ?

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Ci provo

Ho letto da qualche parte che a 57 anni si è al massimo delle proprie capacità professionali, io ne ho 58 quindi non dovrei essere molto lontano dal top, invece per l’azienda per la quale lavoro da tanti anni sono una scarpa vecchia che non serve più.
Ho una laurea in ingegneria, fino a due anni fa lavoravo in produzione e al controllo qualità, poi in azienda è cambiato tutto e sono finito tra quelli a cui non sapevano cosa far fare. Mi hanno chiesto di occuparmi di attività commerciali, ho accettato ma è risultato evidente subito che non ero molto portato per un mestiere che non era il mio.  Adesso stiamo trattando per la mia uscita, che non posso prendere alla leggera. Ho tre figli, nessuno dei tre è autonomo economicamente e vivono ancora con me e mia moglie. Non penso che sia difficile immaginarsi le mie preoccupazioni per i soldi che devo portare a casa.
Che faccio ? mi sono chiesto. Proverò a farmi liquidare bene, questo è poco ma sicuro. Però a parte questo, non voglio pensare che la mia vita professionale sia finita, non voglio per la mia dignità e per non sentirmi morto prima del tempo. Così ho preso una decisione, un vecchio conoscente ha avviato da un anno una nuova piccolissima azienda nel settore dell’illuminazione intelligente, mi ha chiesto se gli do una mano per curare alcune attività di progettazione e gli ho detto di sì. L’azienda praticamente è ancora in fase di avvio e il settore io non lo conosco, quindi i rischi sono tantissimi ed è come andare per mare aperto senza essere un provetto navigatore, però questo è un treno che passa e se non lo prendi al volo poi non è detto che ne passa un altro più bello. Forzando la mia naturale prudenza ho deciso di provarci, l’animo è pesante ma magari questa sfida mi serve anche per rasserenarmi. Almeno lo spero.

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Invecchiare lavorando

Studi dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) hanno evidenziato che un astronauta in orbita in soli sei mesi “invecchia” l’equivalente di dieci anni a terra.  Il fisiologico invecchiamento deve cioè fare i conti con le condizioni di contesto. In altre parole, se un sessantenne oggi dimostra vent’anni meno di una volta, in condizioni difficili può in breve tempo dimostrarne ottanta.

Che “invecchiare lavorando” sia una faccenda un po’ diversa dall’ “invecchiare tout court” ?  L’interrogativo in Italia se lo stanno ponendo in molti. In particolare i neo-sessantenni e le imprese che si domandano quali effetti produrrà l’allungamento dell’età lavorativa verso i 67 anni sullo stato psico-fisico delle persone e sul modo di organizzare il lavoro.

  A questo proposito, una triplice distinzione è d’obbligo: un conto è la parte alta della piramide sociale (imprenditori, liberi professionisti, manager), per cui il lavoro è soprattutto intellettuale e le attività lavorative sono più facilmente compatibili con un fisico da sessanta-settantenne. Diverso è il caso di uomini e donne che svolgono compiti impiegatizi, in cui il problema è spesso di tenuta motivazionale dopo tanti anni di lavoro più che di tenuta fisica. Un terzo caso ancora è quello di chi svolge lavori che richiedono molta energia fisica e molto movimento, come ad esempio gli operai in una fabbrica o in un cantiere, i venditori che guidano per decine di migliaia di chilometri l’anno, quelli che stanno tutto il giorno ad uno sportello affollato, gli autisti di un autobus, eccetera. E’ in questo terzo caso che servono le maggiori cure per conciliare salute psico-fisica delle persone e prestazioni lavorative.

A sentire lo studioso finlandese Ilmarinen (e i finlandesi sull’argomento vanno ascoltati perché sono abituati da tempo a lavorare fino a tarda età), “promuovere l’invecchiamento attivo sul lavoro” si può fare attraverso la riduzione del carico di lavoro, l’introduzione di brevi pause tra una fase di lavoro e un’altra, turni non troppo ravvicinati e dando la possibilità di “trasferire” il bagaglio delle proprie conoscenze e competenze professionali acquisito con gli anni alle nuove generazioni.

Scalpore hanno fatto anche alcune esperienze tedesche. Scriveva Il Sole24ore qualche mese fa parlando di lavoratori anziani: “Le scarpe di un dipendente sono per molte aziende l’ultimo dei problemi. Non per la società tedesca BorgWarner. Il produttore di turbocompressori propone ai propri lavoratori, in fabbrica o in ufficio, otto diversi tipi di calzature. «Il nostro obiettivo – spiega Tanja Romboy, responsabile della sicurezza sul posto di lavoro – è di far sì che i nostri impiegati stiano comodi e non si stanchino troppo»”. Soprattutto, che con l’età non cresca l’assenteismo per malattie legate a problemi muscolari o della colonna vertebrale.  Poi hanno introdotto sulle catene di montaggio sollevatori, tapis-roulant e dispositivi che, inclinando i contenitori, evitano che l’operaio si debba piegare per prendere i pezzi necessari alle varie lavorazioni.   Citatissima è anche l’innovazione BMW, che ha “invecchiato” artificialmente un intero reparto con una quota elevata di ultracinquantenni e lì ha sperimentato nuove soluzioni ergonomiche, di rotazione delle mansioni e di gestione delle pause.    Le soluzioni insomma ci sono, si tratta di capire se si ha voglia di adottarle.

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Le mani sporche di terra

Da parte di Giulia: Scrivo stando attenta a non sporcare la tastiera del computer perché ho le mani sporche di terra. Ho sempre le mani sporche perché curare la terra è diventata ormai la mia occupazione (sotto: una foto dal blog di Donatella Cinelli Colombini, che produce Brunello, Chianti e altri vini nel senese).
Prosegue Giulia: Ho sessantaquattro anni compiuti e mi sono trasferita in questo pezzo di Toscana dove mio papà tanti anni fa ha lasciato a noi figli una casa e un pezzo di terra coltivato ad ulivi. Per tantissimi anni la mia vita è stata in città, con mio marito, i miei bambini che mi davano tanto da fare e un lavoro che facevo da casa. Poi ad un certo punto c’è stato uno “svuotamento”: i ragazzi hanno preso il volo, il lavoro non c’era più e la città mi aveva stancata. Il marito no, lui c’è ancora, ma è ancora preso dal suo lavoro e preferisce stare in città. L’uliveto era in condizioni pietose, nessuno lo seguiva da anni, così ho deciso di trasferirmi qui e di dedicarmici. Naturalmente qualcosa faccio io, mentre per i lavori più pesanti ho bisogno dell’aiuto di persone più giovani e i giovani del posto hanno la sapienza tramandata dai padri su come si curano gli ulivi. Mi sveglio la mattina presto e sono subito nei campi, ho scoperto che seguire giorno dopo giorno la natura è affascinante. Da un punto di vista economico per il momento le spese sono superiori ai ricavi dall’olio ma adesso sto ragionando con altri coltivatori della zona perché probabilmente consorziandoci riusciremo a vendere meglio.  E’ una passione, la mia, ma voglio che diventi anche un’attività almeno in pareggio.

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Méta Sud America

Ho 58 anni, mi chiamo Patrizia e abito a Milano. Faccio l’assistente part time in una agenzia di pubblicità, ormai da dieci anni. All’inizio facevo lo stesso lavoro ma full time, poi sono arrivate le mie due bambine e per molto tempo sono rimasta a casa ad occuparmi di loro. Quando sono cresciute e ho rimesso il naso sul mercato ho avuto la fortuna di trovare questo lavoro per quattro ore al giorno.   Andrò avanti a lavorare chissà per quanto tempo ancora, penso che a questa età si può dare ancora molto, ma da sempre ho un desiderio che adesso sto per realizzare: un viaggio di quelli seri in Sud America. Starò via due mesi insieme al mio nuovo compagno, che è già in pensione, e visiteremo il Brasile in lungo e in largo, da sud a nord, Porto Alegre, Rio, Brasilia, Salvador de Bahia, Fortaleza. Solo a scrivere il nome di queste città mi emoziono perché le ho sempre associate ad un mondo affascinante che finora ho conosciuto solo sui libri e in qualche documentario. Praticamente faccio fuori tutti i miei risparmi, ma se non ora quando ? Ai miei capi ho cominciato a dire questa cosa tre anni fa, all’inizio mi hanno risposto che non se ne parlava, ma poi si sono convinti e adesso mi hanno concesso di star via questi due mesi. Vado a fare la valigia, contenta come una ragazzina…

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Lavoro e ballo

Da parte di Cosimo: Due giorni fa ho compiuto sessant’anni e un’amica mi ha detto di andare a vedere questo sito. Ho guardato, adesso faccio parte anch’io della famiglia e così mi aspetto gli auguri anche da voi… Però dico la verità: io non ci penso proprio ai miei sessant’anni, sono così preso da cose da fare che non mi pongo proprio il problema dell’età o di cambiare qualcosa. Lavorare, continuo a lavorare, ho una piccola attività nel ramo trasporti che di solito mi occupa tutta la giornata, e anche quando non lavoro la testa è lì perché le preoccupazioni non sono poche. Però devo essere onesto, nel lavoro ci sono anche le soddisfazioni. Nel poco tempo libero mi è sempre piaciuto andare a ballare, mia moglie è ancora più sfegatata di me per il ballo e non molliamo di sicuro la presa adesso. Chiaro, non riusciamo più a stare in pista tre ore di fila come una volta e qualche doloretto si fa sentire, però facciamo ancora la nostra figura. Dormire, dormo ancora come un ghiro, mi dicono che con l’età viene l’insonnia, io invece mi faccio ancora le mie belle otto ore senza svegliarmi. Forse dipende dal fatto che sono uno regolare, alimentazione sana senza strafare e a letto presto (quando non si balla). Non lo so, comunque i miei propositi sono di ritrovarmi alla 61esima candelina ancora come sono adesso. Ciao, Cosimo

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Malgrado tutto sono ottimista!

Da parte di Angela: Ho 63 anni, pensione minima, continuo a lavorare anche se non conviene tra tasse e inps che richiede indietro soldi non dovuti, provo rabbia quando vedo i compensi di manager pensionati e con cariche prestigiose e milionarie, ma non ho alternative.

Rabbia perchè, dopo divorzio e una vita non facile, non posso godermi questi anni in santa pace facendo le cose che veramente mi interessano e sono tante!

Ho un carattere allegro e mi incuriosisce conoscere e imparare cose nuove, dall’inglese al teatro ai corsi dell’UNI 3 ecc.ecc , godermi i nipotini, viaggiare e così via.Non è detto che non ci riesca, malgrado tutto sono ottimista e poi riciclarsi mantiene giovani vero!!!!!!!!!!!

  Biancospino: speranza e buona fortuna !

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Qui ci sarà lavoro per gli over 55

Cose d’oltre Oceano: il Wall Street Journal suggerisce dove troveranno lavoro gli over 55.

In un bell’articolo pubblicato ieri a firma di Andrea Coombes,  il Wall Street Journal segnala i settori più promettenti negli USA per un over 55 che cerca lavoro.

Cose solo d’oltre Oceano ? Certamente almeno una delle due condizioni da cui prende le mosse la giornalista americana, la demografia, ha una forte similitudine anche con la nostra realtà.  Infatti, tanto negli USA che in Europa, il grosso dell’incremento demografico viene dalla crescita di numero di quelli che sono ormai nella seconda parte della vita. La combinata: maggiore longevità + baby boomers arrivati a cinquanta- sessant’anni, sta producendo i suoi effetti su entrambe le sponde dell’Oceano.    La seconda condizione segnalata dal WSJ, e cioè un atteggiamento più favorevole degli imprenditori nei confronti dei lavoratori anziani, è invece tutta da verificare dalle nostre parti: probabilmente da noi il pregiudizio legato all’età non è tra i più forti al mondo, e sono molti coloro che apprezzano l’esperienza e le competenze accumulate dai senior, ma la sensazione di fondo è che, dopo la riforma Fornero, le imprese siano state colte di sorpresa e non sappiano bene cosa fare di fronte alla necessità di impiegare gli ultra-sessantenni.  Senza contare che da noi, quando si parla di lavoro per le persone della fascia di età 55-64 anni, si trovano almeno quattro gruppi ben distinti di persone: 1) la maggioranza (poco meno del 60%) che sono già pensionati o che non cercano lavoro (ad esempio le casalinghe); 2) quelli che continuano a lavorare volentieri; 3) quelli che si sentono obbligati a continuare a lavorare fino all’età pensionabile spostata recentemente in avanti e infine 4) quelli che vorrebbero lavorare, ma non trovano (a fine giugno il tasso di disoccupazione per questa età era il 5,4%).

Ciò detto, quali sarebbero i settori nei quali negli USA i senior in cerca di lavoro lo troveranno ? Il WSJ ne elenca alcuni: la scuola, le banche, le assicurazioni, il mondo della sanità e della cura alle persone, i servizi professionali e in generale i lavori fortemente professionalizzati.

Difficile immaginare che in Italia la scuola, le banche e le assicurazioni, mondi dove si apprestano a riduzioni generalizzate, siano approdi futuri per i senior in cerca di lavoro. Più realistico pensare che lo possano diventare il mondo della sanità, i servizi di cura alla persona, i servizi professionali e alcune nicchie dove si possono spendere competenze tecniche molto specifiche.

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I giovedì di Nestore

Giovedì 18 ottobre h. 16.00, a Milano presso la Società Umanitaria di via San Barnaba 48, l’Associazione Nestore organizza un incontro dedicato al libro “I ragazzi di sessant’anni”.

L’Associazione, ormai attiva da molti anni con ricerche, incontri, corsi e dibattiti sul tema della transizione dal lavoro al pensionamento, organizza mensilmente i “Giovedì di Nestore”: incontri dedicati a libri e ad argomenti di attualità e di rilevanza sociale e soprattutto interessanti ed affini alla natura e agli obiettivi dell’Associazione.

A presentare “I ragazzi di sessant’anni” e a discutere delle tesi in esso contenute, oltre a me saranno presenti Dante Bellamio, docente universitario, e Mauro Vaiani, formatore. L’incontro sarà moderato da Pier Paolo Bollani, giornalista ed opinionista. Seguirà dibattito con il pubblico.

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