Posts Tagged: longevità

…e la salute ?

La mia è la storia di una persona che non ha mai avuto fortuna con la salute. Adesso ho più di 60 anni, ma è da tanto tempo che combatto con le mie malattie, che non mi abbandonano mai. Non mi va di parlarne, dico solo che hanno a che fare con il diabete e con lo stomaco.
  Le malattie ci sono, non è vero che sono sparite. Continuo a leggere anche su questo blog che alla mia età sarebbe tutto rose e fiori, anche per gli anni futuri. Può darsi che le statistiche hanno ragione, che altri sono fortunati e io no. Però la realtà che vedo io è un po’ diversa.
E come me ce n è tanti. Due giorni fa stavo a fare uno dei soliti esami fastidiosi che periodicamente devo fare e insieme a me in sala d’aspetto c’era un sacco di 60enni e di 70enni. E’ normale no ? più sei vecchio più ti ammali, anche oggi che ci sono tante prevenzioni, esami, medicine, ecc.
Quindi non dimentichiamoci mai la salute quando si parla della nostra età. Siccome effettivamente succede che molte volte ti guariscono e ti curano, dobbiamo imparare a vivere anche con le malattie, gustando quel che avanza.

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Decalogo del buon invecchiamento

Anna Maria di Roma mi ha inviato questo DECALOGO DEL BUON INVECCHIAMENTO, che volentieri pubblico. “Me l’aveva fatto conoscere una mia studentessa – mi ha scritto Anna Maria – che preparava una tesi sulla qualità di vita degli ultrasessantacinquenni del suo paese di origine… lo ritengo una buon risposta a chi chiedeva consigli su come invecchiare bene”.

Decalogo:

Fin dall’infanzia interessa ed educa la tua mente a dei valori, alla conoscenza, alla curiosità, a mettere in dubbio ciò che ti viene dato per sicuro.

Dedicati, nei limiti in cui è possibile, a un lavoro creativo: l’invecchiamento è diverso a seconda del lavoro che si compie e del piacere che si ha facendolo.

Spostati progressivamente, man mano  che invecchi, da azioni fisiche ad azioni intellettuali.

Continua sempre l’azione che hai scelto di compiere, la rinuncia all’azione è causa di stress, di depressione e di invecchiamento.

Per vincere la solitudine non essere egocentrico, non interessarti di te ma degli altri.

Circondati di persone giovani, in particolare di bambini.  Nella vita che continua, nelle loro speranze, nei loro sogni troverai motivo di mantenerti vivo e attivo.

La vecchiaia non allontana dalla vita attiva. All’attività giovanile che si avvale del vigore fisico, se ne può sostituire un’altra nell’età matura, in cui prevalgano le forze dello spirito.

Pratica l’esercizio fisico  se ti stimola anche la mente. Questo vale per tutti gli stimoli fisici quali cibo, sesso, piaceri.

Cerca di compensare quello che declina o che tu perdi con il tempo: una donna bella può diventare interessante, un uomo forte può diventare paziente. Cerca di avere un “tuo” valore, via via che ne perdi altri.

L’ultima battuta di una commedia di Pirandello dice “crearsi per ritrovarsi”. La  tua vecchiaia sia il frutto della tua azione creativa.

Anche la foto è di Anna Maria: “…la mia nonna, morta all’età di 89 anni che fino all’ultimo giorno ha continuato a lavorare all’uncinetto senza occhiali;  la mia mamma, morta a 96 anni, che è stata capace di imparare il greco a 60 anni per seguirmi negli studi ( mi ha avuto a 49 anni);  mio fratello, avvocato, morto a 78 anni che ha coltivato fino all’ultimo l’hobby di radioamatore ( quando ha iniziato non esistevano i computer);  mia nipote ora sessantenne, che ha iniziato da qualche anno un’attività di sartoria che manda avanti con creatività.
E’ sicuramente un bell’esempio di longevi!”
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Agli over 50 serve una lobby ?

Ha senso che le persone che condividono la stessa età, ad esempio le persone over 50 o quelle over 60, facciano associazioni che operano come una lobby e diventino un gruppo di pressione che cerca di influenzare le decisioni di chi fa le leggi e di chi governa  ?

La risposta alla domanda negli Stati Uniti è stata già data ed è affermativa.

La American Association of Retired Persons (AARP) è una associazione che raccoglie più di 37 milioni di iscritti negli USA.  Anche se non siete ancora “retired”, pensionati, ma semplicemente avete superato la boa dei 50 anni, pagando una abbordabile quota di iscrizione di 16 dollari l’anno, potete associarvi e godere di vari sconti, ad esempio quando andate a vedere uno spettacolo o per acquistare medicine. Iscrivendovi riceverete anche molte informazioni utili per chi ha questa età e vi potrete pure fare una assicurazione medica.  L’AARP dispone di una rivista, di un bollettino, di un sito, nonché di una televisione e di una radio nazionali. E’ evidente che si tratta di un’organizzazione potente.

Anche se si definisce un’organizzazione non profit, non partisan, dedicata unicamente a favorire l’indipendenza e le scelte virtuose degli over 50, è chiaro che se quest’organizzazione si muove verso il potere politico diventa una lobby potentissima. E così è stato negli ultimi anni, ad esempio nel dibattito, accesissimo in America, sui tagli o sulle estensioni della social security e del sistema Medicare, dove AARP si è battuta per evitare i tagli.  Capite che rappresentare 37 milioni di associati non può lasciare indifferente alcun politico !

In Italia non mi sembra che abbiamo qualcosa di analogo. Esistono sì associazioni nate con l’obiettivo di dedicarsi ai senior, così come riviste o giornali on line o siti o blog che hanno come loro missione l’occuparsi dei problemi delle persone over 50 e 60, ma niente di paragonabile ad una associazione – lobby come l’AARP.

E’ un bene o un male il fatto che in Italia non abbiamo niente di assimilabile all’AARP ? Difficile dare una risposta in assoluto. Dipende da come si caratterizzerebbe un’associazione del genere. Certo, in Italia la gerontocrazia è imperante e quindi manca più la voce influente delle generazioni giovani piuttosto che di quelle anziane. Però poi mi vengono in mente due casi che mi porterebbero a conclusioni opposte. Il primo caso riguarda la notizia – choc che nei patri tribunali ogni anno vi sono 30.000 (!!!) cause intentate da figli grandi (in media 29 anni, per il 70% studenti fuoricorso) nei confronti dei loro genitori (in media 59 anni) per continuare ad essere mantenuti, malgrado la volontà opposta dei loro genitori. In base ad una legge del 2006, i giudici danno quasi sempre ragione ai figli e quindi si sta diffondendo la prassi del trentenne che si fa mantenere a forza da genitori non consenzienti. In questo caso, una lobby di senior che premesse per buttare a mare quella legge e perché i giudici diano una interpretazione più restrittiva la vedrei assolutamente di buon’occhio.  Il secondo caso invece mi porta a vedere con timore  la nascita di una lobby di sessantenni: vi immaginate le barricate che una loby del genere avrebbe innalzato di fronte all’avanzare dell’età della pensione ?

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Hong Kong: il segreto della longevità

Dall’anno scorso gli abitanti di Hong Kong detengono la palma d’oro della longevità. Gli uomini possono fregiarsi di detenere questa posizione da più di un decennio, mentre le donne hanno appena detronizzato le Giapponesi, per la prima volta in un quarto di secolo.  Nel 2011 la speranza di vita di queste ultime è in effetti indietreggiata a 85,9 anni contro gli 86,3 del 2010 (a causa anche della tripletta terremoto / tsunami / catastrofe di Fukushima), mentre le abitanti di Hong Kong hanno vissuto l’anno scorso in media fino a 86,7 anni, contro gli 86 tondi del 2010. Per fare un confronto, la speranza di vita delle Italiane, anche loro tra le più longeve al mondo, oggi si colloca sugli 84-85 anni.

  La statistica appare clamorosa per l’ex città-Stato cinese dominata da grattacieli di vetro e acciaio e nella quale impazza un traffico ininterrotto di auto, bus e camion. Hong Kong è nota per il suo inquinamento e il suo ritmo vorticoso più che per la qualità della vita.  Come si spiega allora la longevità dei suoi abitanti ?

Secondo gli specialisti, entrano in gioco più fattori, come le cure mediche di alta qualità, la pratica regolare di attività fisica e mentale anche al passar degli anni, la cucina tradizionale e persino… il mahjong, tradizionale gioco di società cinese.   Questa specie di domino consente di stimolare zone del cervello che controllano la memoria e il calcolo e in generale favoriscono l’esercizio delle facoltà intellettive.

Un altro elemento proposto dagli esperti per spiegare questa longevità è il lavoro.  Ad Hong Kong non c’è un’età legale  di pensionamento ed è frequente vedere settuagenari e ottuagenari lavorare nei mercati o nei ristoranti, di fianco ai giovani. Un modo, non si sa quanto scelto e quanto obbligato per necessità, di rimanere attivi ed impegnati.

(liberamente ispirato ad un articolo di Le Monde, settembre 2012)

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Quando l’età passa all’incasso

Oggi Antonio Calabrò su Il Mondo, settimanale economico di RCS Corriere della Sera, alla rubrica Letture e sotto il titolo “Quando l’età passa all’incasso”, suggerisce quattro libri “per capire come nella società moderna il trascorrere del tempo impatta sulla vita di uomini e donne”: “Una lama di luce” di Andrea Camilleri, edito da Sellerio, “La custode dei libri” di Sophie Divry, edito da Einaudi, “Il cambiamento demografico” a cura della CEI, edito da Laterza e il mio “I ragazzi di sessant’anni”, edito da Mondadori.

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Quattro generazioni e il sandwich

Una volta era un’esperienza rara. Oggi invece capita spesso che nella stessa famiglia convivano quattro generazioni: i bisnonni, i nonni, i genitori e i figli più o meno piccoli.

“Generazione sandwich” è la definizione che è stata utilizzata, in questo contesto, per raccontare il rischio che corrono i sessantenni oggi. Ad un convegno promosso dalla Caritas Ambrosiana <http://web.vita.it/news/view/121033> si è sostenuto che a questa età “si è sottoposti ad una duplice pressione: da un lato prolungare la permanenza sui posti di lavoro; dall’altro, arrivati all’età pensionabile, si è chiamati al “lavoro di cura” verso nipoti e grandi anziani non autosufficienti”.  Concludendo in tono allarmato che “l’innalzamento dell’età pensionabile e i tagli al sistema del welfare stanno trasformando i sessantenni in <giovani anziani appena usciti dal mercato del lavoro>, una generazione schiacciata da spinte contrapposte che si va sempre più assottigliando…”

Condivido l’immagine del sandwich, ma non mi ritrovo nella visione allarmata e nell’implicito che il sandwich porti necessariamente rischi per i senior.  Credo che possa portare con sé anche molte sensazioni ed esperienze positive.

I percorsi di vita di ciascuno, soprattutto ora che non esiste ancora un modello di riferimento a cui i senior possono rifarsi, sono troppo diversi per generalizzare.

Prendiamo la storia di Gloria, 63 anni portati bene, che avrebbe continuato a lavorare perché il lavoro le piaceva. Dato che l’azienda, arrivata la pensione, non le ha tenuto il posto, trascorre molte ore al giorno lavorando in un’associazione svolgendo un’ attività simile alla precedente come volontaria. Perché ? Perché le piace. Poi quasi ogni giorno fa una visita al padre ultraottantenne: sono visite intense e struggenti perché il padre sta perdendo la memoria, ma Gloria per nulla al mondo rinuncerebbe a quelle visite e si considera fortunata ad avere il padre ancora in vita. Sua madre, che ha passato gli ottanta da un pezzo, è ancora in gamba ed attiva, sicuramente dà più aiuto di quanto ne chieda. Recentemente è nato un nipotino e il tempo restante Gloria lo dedica a lui e a dare una mano alla figlia evitandole di spendere in baby sitter. Chiedete a Gloria e vi dirà che quattro generazioni sono una gran bella cosa malgrado le ristrettezze del welfare e che potersi permettere di fare il companatico del panino, da sessantenne, è quanto di meglio avrebbe mai desiderato.

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Al Caffé della Versiliana

Ieri pomeriggio al Caffè della Versiliana Claudio Sottili ha condotto un incontro con Mauro Mario Mariani (professore di nutrizione biologica), Stefania Bambini (biologa nutrizionista) ed Enrico Oggioni (autore de “I ragazzi di sessant’anni”), in cui si è dibattuto, tra l’altro,  di quali sono i princìpi di alimentazione che favoriscono un buon invecchiamento in salute e di come le scelte di alimentazione, per le generazioni dei baby boomers, rispondano innanzitutto ad un’esigenza di benessere e di mantenimento della buona forma fisica e mentale.  Con l’occasione M.M. Mariani ha presentato il suo metodo 3EMME ed Enrico Oggioni il suo libro “I ragazzi di sessant’anni”.

L’incontro, registrato, viene trasmesso in questi giorni sulle seguenti televisioni: RTV38, TV Parma, Canale50, UmbriaTV, ToscanaTV, Reteversilia, NoiTV.

Il programma degli Incontri al Caffè del Festival La Versiliana lo si può leggere al seguente link http://www.laversilianafestival.it/Caffe/Programma.asp

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I nostri vecchi

Il cinquanta-sessantenne con genitori over 80 sa di avere davanti a sè un nuovo impegno.  Non sarà come in Cina (“Cinesi obbligati a far visita ai genitori anziani”, titolava qualche giorno fa il Secolo XIX di Genova), ma anche dalle nostre parti il tema del prendersi cura dei genitori anziani è molto sentito.

Se è vero, come dicono gli studi in proposito, che a partire dagli ottant’anni si alza bruscamente il rischio di non autosufficienza, chi ha la fortuna di avere ancora i genitori vivi a quell’età ha contemporaneamente anche la preoccupazione di doverli accudire o comunque di doversi organizzare per accompagnarli negli ultimi anni della vita.  Beninteso, ci sono anche tanti casi di anziani ottantenni e novantenni che se la cavano benissimo da soli e che rimangono lucidissimi, ma non c’è dubbio che l’esperienza dei più, nella nostra società longeva, è di una crescita di fragilità e di un netto peggioramento della salute dopo gli 80 anni.

Il fenomeno è importante dal punto di vista sociale e politico, basti pensare ai soldi necessari per garantire il welfare.  Ed è molto importante anche dal punto di vista individuale, per le implicazioni psicologiche, affettive, organizzative ed economiche che ha nei confronti di ciascuna persona coinvolta.

Una simpatica sessantenne con padre affetto da demenza senile mi ha raccontato della fatica psicologica che sperimenta tutti i giorni quando si reca a trovare il genitore per un’oretta: “Casa sua è vicino a casa mia, ma ogni volta è come fare un viaggio di 1000 chilometri, entro in una dimensione fuori dallo spazio e dal tempo e i ricordi degli anni belli si intrecciano con lo struggimento che ti viene dal vederlo così com’è oggi. Ogni giorno è una sofferenza, poi me ne vado lasciandolo alla badante e mi sento in colpa per questo”.

Già, la badante, questa nuova istituzione fondamentale della società italiana. Badante sì o badante no ? E poi chi se la può permettere ? Qualche giorno fa stavo parlando con un cinquantottenne ancora pienamente coinvolto nell’attività lavorativa quando ad un certo punto arriva una telefonata: è sua madre, rimasta vedova da anni, che abita lontano in un’altra città e che non ce la fa più a muoversi da casa: “Ormai mi telefona cinque volte al giorno, ha bisogno di condividere con qualcuno la sua giornata, per la spesa si fa aiutare dalle vicine, ma penso che sia indispensabile una badante. Il problema è che lei non la vuole assolutamente. Se ne vede entrare in casa una, ha detto, mi toglie il saluto. Non so più cosa fare…”

Comunque molto spesso la cura dei genitori anziani è affidata alle donne di casa e la cinquanta-sessantenne è la prima candidata a questo ruolo. “E’ strano questo passaggio” mi racconta una sessantaduenne in pensione da poco tempo e che si prende cura di madre e suocera anziane, la prima che vive nella stessa casa a due piani di distanza e la seconda nelle vicinanze. “Da un parte sono molto più libera dagli orari a cui ero obbligata quando lavoravo, dall’altra molto più prigioniera perché non posso andar via nemmeno una giornata senza aver organizzato con fatica la mia sostituzione con mia sorella”.

“Ma vi sentireste meglio se non doveste occuparvi più dei genitori anziani ?” domando a tutti alla fine. “Non è pensabile” – è la risposta – “il legame è troppo forte, e poi dopo tutto quello che hanno fatto per noi cosa fai, li scarichi ?”

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Come tenere in forma la memoria

(liberamente tratto e tradotto da  http://www.senior.com/living/maximize-your-memory-secrets-of-success-from-the-usa-memory-champion/ )

Cominci a preoccuparti se ti sei dimenticato dove hai parcheggiato l’auto o non ricordi più i nomi di tutti quelli che conosci ?

Qui di seguito i suggerimenti del due volte Campione USA di Memoria, Nelson Dellis:

1. Tieni in esercizio l’ippocampo (la parte del cervello che supporta la memoria a breve) leggendo, dedicandoti ad attività creative artistiche, facendo le parole crociate,  imparando una nuova lingua o imparando a suonare un nuovo strumento

                

 

 

 

 

2. Concentrati su quel che vuoi ricordare e rendilo interessante: ad esempio, associa il nome di una persona ad un’immagine; quanto più l’immagine è interessante e oltraggiosa, tanto più facilmente ricorderai il nome

3. Segui una dieta per un cervello in salute: ad esempio, i cibi ricchi di DHA omega 3 (come il pesce) aiutano la salute del cervello e la memoria

4. Tieni il fisico in allenamento: mezz’ora al giorno di attività fisica aiuta il formarsi di nuove cellule.

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Pensione con flessibilità

Trovare un sistema buono per tutti è impossibile. Non solo perché le risorse sono limitate, la longevità è in crescita e noi senior siamo ormai più numerosi dei giovani, ma anche perché le esigenze dei circa 14 milioni di persone tra i 55 e i 75 anni oggi sono assai variegate.

C’è chi può e ha voglia di lavorare fino a che le forze e la testa lo reggono, magari anche oltre gli 80 anni. C’è chi ha iniziato a lavorare molto presto, magari in occupazioni faticose, e svoltati i 50 si domanda come farà a reggere ancora.  C’è chi ha tenuto ritmi di lavoro serratissimi per più di trent’anni e quando si avvicinano i 60 vorrebbe non smettere, ma prendersela un po’ più comoda. C’è chi non ha mai avuto una vera occupazione lavorativa e vive la pensione di vecchiaia come un’integrazione economica e non come un salto di vita. C’è chi si ritrova senza lavoro e stipendio dall’oggi al domani e fatica a trovare un’occupazione sia pur temporanea. C’è chi senza reddito da lavoro e senza pensione non campa, ma c’è anche chi è riuscito a risparmiare negli anni precedenti o ha un secondo lavoro non dichiarato. Insomma, c’è di tutto.  E gli italiani, come in qualunque altro campo, amerebbero delle soluzioni personalizzate. Al contrario, le norme che regolano il pensionamento sono rigide.

“La nuova cultura del lavoro deve liberarsi dall’idea che superati i 50 anni ci si avvicini verso il declino delle capacità lavorative e che sia impossibile per un sessantenne trovare un lavoro anche solo part-time”. Non è farina del mio sacco, è una citazione tratta dalla dichiarazione al Senato di ieri 19 giugno del Ministro del Lavoro Elsa Fornero. La quale, fedele al suo pensiero, già nel 2007 in un articolo sul pensionamento flessibile scritto su www.newwelfare.org insieme a Chiara Monticone, diceva: “In tutti i paesi europei i sistemi pensionistici consentono qualche margine di manovra a coloro che vogliono anticipare o ritardare l’uscita dal mondo del lavoro e collocare il momento del pensionamento diversamente rispetto all’età di riferimento stabilita dall’età di pensionamento “legale”.  E poi aggiungeva: “…la flessibilità nel pensionamento consiste nel lasciare al singolo lavoratore la possibilità di scegliere sia quando cominciare a ricevere la pensione sia quanto riceverne in proporzione al beneficio pensionistico pieno che gli spetta e, infine, come riceverlo…”

Credo che effettivamente tra le non molte soluzioni percorribili tese a conciliare esigenze pubbliche ed esigenze di ogni persona, quella del pensionamento flessibile sia una delle poche che potrebbero rivelarsi efficaci.  Non è un caso che in questo senso vi siano già diverse esperienze in altri Paesi e alcune interessanti proposte anche in Italia, alcune già presentate in Parlamento, ad esempio nella direzione di incentivare il part time nell’accompagnamento alla pensione e di consentire flessibilità nell’età di accesso alla pensione con connessi vantaggi o penalizzazioni economici.

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