Posts Tagged: longevità

Che paura il calo di memoria!

Quando si parla del possibile decadimento delle capacità cognitive (calo di memoria, di concentrazione, di creatività, di capacità d’apprendimento, eccetera) di solito non lo si fa con disinvoltura, ma anzi spesso con un po’ di ritegno e, come per tutte le paure, il meno possibile. E però è uno dei fantasmi che più agitano le menti dei senior, anche se viene dichiarato a fatica.  Vuoi perché si fa strada la consapevolezza che più in là negli anni, soprattutto dopo gli ottanta, le demenze senili (così le chiamano odiosamente i medici) stanno diventando le malattie più diffuse, vuoi perché è esperienza quotidiana del senior il far più fatica a ricordarsi subito tutti i nomi e i numeri che servono, fatto sta che il timore del decadimento cognitivo è ben presente tra i cinquantenni, i sessantenni e i settantenni.

E allora ben vengano tutte le iniziative che fanno chiarezza su quali sono i veri rischi, di cosa invece è bene non aver paura e soprattutto di come si fa a tenere in forma la mente, non solo il corpo.  Iniziative come, ad esempio, l’incontro che organizza Lifely.it questo mese con Giuseppe Iannoccari dal titolo “Fitness per la mente: se non la usi la perdi!” sono le benvenute.

Anche Ottavia Albanese, professore ordinario di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’Università Bicocca di Milano, nonché coautrice del bel volume “Crescere e invecchiare”, nel suo intervento alla presentazione del libro “I ragazzi di sessant’anni” ha fatto chiarezza su alcuni punti. Intanto che non tutti i tipi di memoria vengono meno: la memoria semantica, quella che affonda le radici nella nostra storia personale, di solito non viene scalfita. E la working memory, la memoria recente di lavoro, anche se cala può essere compensata con tecniche mentali per arrivare a ricordare ciò che serve. Inoltre, non ci sono affatto riprove che nei senior debba calare per forza la brillantezza del ragionamento, la capacità creativa o l’abilità nell’imparare cose nuove. Anzi, la mente può essere ancora incredibilmente prodiga di piacevoli sorprese, ma a due condizioni: bisogna tenerla in allenamento e l’allenamento non deve cominciare tardi. Per questo l’invecchiamento mentale è diverso da persona a persona, perché sono diverse le esperienze e l’educazione individuali. Dice la Albanese nell’intervista riportata nel libro “I ragazzi di sessant’anni”: “Il perseguire la creatività anche nelle parti finali della vita è un’idea che oggi si sta affermando. Però non è che si diventi creativi solo perché si ha più tempo: o uno si è educato alla creatività durante la sua vita… oppure è difficile che questa emerga.”

Read more

Eurobarometro: a che età ti vedono vecchio ?

Ieri, nel corso della presentazione del libro “I ragazzi di sessant’anni” a Milano (Mondadori, piazza Duomo) sono stati presentati gli interessanti risultati di un’indagine Commissione Europea – Eurobarometro su come la pensano italiani ed europei quando pensano all’invecchiamento.

Ad esempio, l’indagine dice qual è la  percezione diffusa dell’età a cui si comincia ad esser visti vecchi. Alla domanda precisa: A quale età si comincia ad essere considerati “vecchi”?, la risposta media di tutta l’Europa a 27 è di 64 anni. In Italia si è considerati vecchi più tardi, a 68 anni.     E a quale età non si è considerati più “giovani”? Nella UE a 27 la maggioranza relativa (il 29%) dice dai 31 ai 40 anni. Da noi in Italia la maggioranza relativa (il 32%) smette di considerare “giovani” le persone tra i 41 e i 50 anni.

Un altro aspetto indagato dall’Eurobarometro riguarda il ruolo sociale degli over 55. “Che contributo alla società danno le persone oltre i 55 anni?”. La risposta: soprattutto il sostegno economico alla famiglia (siamo il “salvadanaio” di casa) e la cura dei nipoti.

Per conoscere tutti i risultati dell’indagine, vai a questo link  http://ec.europa.eu/public_opinion/archives/ebs/ebs_378_fact_it_it.pdf

 

Read more

Fare figli a 50-60 anni ?

Complici la scienza e le nuove prospettive di vita, sono sempre più numerosi i casi di donne che fanno figli da cinquantenni e di neo-padri sessantenni.

Probabilmente quasi tutti noi conosciamo qualche persona che sta facendo questa esperienza e ogni tanto qualche caso viene portato alla ribalta dai media.

Ad esempio, le cronache da settembre non smettono di occuparsi della vicenda di Mirabello (Alessandria): a Luigi Deambrosis, 71 anni, e a sua moglie Gabriella Carsano, 59 anni, per disposizione del Tribunale è stata tolta la figlia che adesso ha due anni e ora sono a giudizio accusati di abbandono di minore, accusa respinta dagli interessati. In attesa della perizia disposta per capire se siano «capaci di essere buoni genitori», tutti, legali in testa, si chiedono se l’età avanzata dei genitori sia la causa dei provvedimenti nei loro confronti.

Naturalmente ogni caso giudiziario va visto nella sua specificità e anche su questo sarebbe sciocco fare delle generalizzazioni. Però l’attenzione che la vicenda cattura è un segnale evidente che stiamo toccando un punto sensibile del nostro modo di sentire comune.

E’ giusto o non è giusto fare figli in età così avanzata ? E chi mai dovrebbe stabilire se è giusto o no ? Perché viene in mente di fare figli a 50-60 anni ?

Sono domande che non hanno facili risposte.

“Ma sei matto ? – si racconta un’amica – Proprio adesso che finalmente mi godo un po’ di libertà con meno impegni di lavoro e familiari mi metto a fare un altro figlio ?”

“Per me un figlio da crescere, anche a questa età, è la massima soddisfazione che posso avere” dice un’altra cinquantenne.

“Sono contento di avere fatto un figlio adesso – spiega un neo-padre sessantenne – mi terrà vivo per i prossimi vent’anni”

“Puro egoismo il non pensare ai problemi del figlio che avrà dei genitori anziani a cui badare” replica un coetaneo.

“Non riesco proprio ad immaginare di fare la mamma di un bebé adesso, con le energie fisiche che pian piano diminuiscono”

“Ma no, la vita è più forte di qualunque altra cosa, non mettiamoci a fare la contabilità degli anni”.

Insomma, il dibattito è aperto. Io non mi auguro che il fare figli a 50-60 anni diventi il  modello sociale dominante, però ho rispetto per le scelte e i percorsi di vita individuali e quindi spero che nessuno assurga a ruolo di giudice nei confronti di chi fa una scelta di questo genere.

Read more

Il paradosso

Il sorpasso è già avvenuto.  La fascia 16-30 anni contava quasi 13 milioni e mezzo di persone nel 1991. In quello stesso anno il gruppo dei 60-74enni era sensibilmente meno consistente, arrivando a poco più di 8 milioni di individui. Oggi il rapporto di forze si è rovesciato. La fascia 16-30 è scesa a 9,7 milioni, quella tra i 60 e i 74 anni è invece salita a quasi 10 milioni. Anche considerando i cinquantenni, che spesso hanno figli ventenni, il rapporto, calcolato al 1° gennaio 2011, è a favore dei primi: 7.870.000 persone tra i 50 e i 59 anni, verso 6.600.000 giovani, tra i 20 e i 29 anni.

Cinquantenni, sessantenni e giovani settantenni che stanno sperimentando un’inedita esperienza di vita, cioè quella di chi non è più nel pieno della maturità ma non può dirsi ancora vecchio o anziano, stanno esplorando piste sconosciute per capire come trascorrere questa fase di “vita nuova”, dandole senso.

In questa operazione da apripista, noi senior di oggi ci imbattiamo in molti punti di domanda (relativi al lavorare e al come essere attivi, al ruolo familiare, all’attività fisica, alla sessualità, all’identità sociale) e uno di questi nodi ha a che fare con il rapporto con le giovani generazioni. Anzi, a guardare gli articoli e i commenti che appaiono nei forum della stampa, dei siti e dei blog che si rivolgono ai senior, il tema del rapporto tra generazioni è probabilmente il più sentito.

Noi senior siamo molto numerosi e sappiamo che abbiamo davanti uno o due decenni di vita prima di entrare nel rischio della non autosufficienza. Anche se molti di noi ricevono già l’assegno pensionistico, sono altrettanto numerosi quelli che mantengono responsabilità nelle organizzazioni, in politica, in famiglia o che smuovono energie nelle associazioni. Siamo consapevoli che i nostri figli hanno davanti a sé un futuro che darà, mediamente, meno sicurezze economiche di quelle godute da noi e dalle generazioni dei nostri genitori: sappiamo che, in Italia per la prima volta da tanto tempo, le future generazioni vivranno meno bene delle precedenti. Sappiamo anche che nel nostro paese il prolungamento dell’adolescenza ha raggiunto livelli non più sostenibili.

In questa situazione, qual è la risposta più diffusa dei senior ?  Qui incontriamo il paradosso: sul piano “privato” mettiamo in campo un tasso di generosità tra i più elevati al mondo, sul piano “pubblico”, al contrario, tra i più bassi in circolazione.

Siamo uno dei popoli che dà più valore ai legami familiari e che è meno indifferente al destino dei propri eredi. La maggior parte dei genitori italiani è disposta a farsi in quattro per il benessere dei propri figli, per non far mancare loro nulla e per fare in modo che abbiano davanti a sé delle opportunità. L’amore generoso di ciascuno verso i propri figli è fuori discussione. Quel che va in direzione opposta è il comportamento civico e pubblico di noi senior che, non appena si ipotizzano regole collettive che riducano benefici e privilegi della loro nostra generazione a favore di quelle successive, utilizziamo tutto il potere di interdizione che possediamo perché questo non avvenga.

Forse niente di nuovo sotto il sole: a livello di comportamenti individuali e privati in Italia diamo il meglio, a livello di comportamento pubblico il peggio.

Read more

Una nuova opportunità

I 50-70enni di oggi sono i primi a godere consapevolmente di un’opportunità che le generazioni precedenti non avevano: 15-20 anni di vita attiva in più rispetto al passato.  Le persone di queste generazioni hanno una speranza di vita più lunga, possono essere più a lungo attive e in buona salute e sono consapevoli di questa opportunità.

I cinquanta- sessant’anni non sono più la premessa della “vecchiaia vera”, ma la premessa di una fase di “vita nuova” – una finestra diversa da persona a persona, che può iniziare tra i 55/65 anni e terminare verso i 75/80 anni -  tutta da inventare, sia a livello di modello sociale sia a livello di progetto individuale.

La nuova fase di vita può essere affrontata facendo un salto di qualità positivo, soprattutto se siamo consapevoli di quali sono le sfide che incontreremo, sul fronte lavorativo, economico, della nostra motivazione, della nostra identità, dell’uso del tempo, delle soluzioni abitative, dei rapporti di coppia maturi, del rapporto con i figli ormai grandi, e così via.

Ti interessa capire come le persone stanno approcciando questa fase di “vita nuova”, diversa sia da quella adulta classica sia dalla “vecchiaia vera”, e come la stanno reinventando ? Come stanno superando i problemi o godendo delle opportunità che ai nuovi cinquanta-settantenni sono proposte ? In questo blog cercheremo risposte a queste domande. Potrai anche confrontare la tua situazione personale e i tuoi problemi con le storie e le vicende dei tuoi coetanei.

Read more